Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile
UN ARGINE ALLA GENEROSITA’ INTERESSATA DEI CLAN… IL PROGETTO “NESSUNO ESCLUSO” DELLA ONG IN CINQUE CITTA’
Franco ha 50 anni, prima che scoppiasse la pandemia era pronto a iniziare una nuova vita: aveva
preso in gestione un ristorante a Catanzaro, aveva avviato i lavori di ristrutturazione quando il primo lockdown ha mandato tutto in frantumi.
“A parte Emergency, non ho avuto alcun tipo di aiuto. Sono una partita Iva e per me non c’è stato alcun ristoro: pur avendo già speso molto per il locale, non ho mai incassato un centesimo. Sono separato e non so più come pagare gli assegni di mantenimento ai miei figli… Sono dovuto ricorrere a piccoli prestiti, mi sono fatto aiutare da mia sorella. Per la prima volta nella mia vita, sono finito completamente cappottato. Sono grato a Emergency perchè in quel pacco, in quelle telefonate, trovo il calore umano che mi spinge ad andare avanti”
La Ong è impegnata nella risposta a Covid-19 su vari fronti, a cominciare da quello sanitario.
A inizio dicembre lo staff medico di Emergency è entrato nel reparto Covid-2 dell’ospedale San Giovanni di Dio a Crotone, e il personale della Ong ha collaborato in varie parti d’Italia con la Protezione Civile e le amministrazioni locali mettendo a disposizione le proprie competenze di gestione dei malati in caso di epidemie.
Il progetto “Nessuno escluso” vuole rispondere all’altra emergenza, quella socio-economica che rende le persone in difficoltà più esposte al rischio di scivolare nella zona grigia dell’illegalità .
Il caso di Palermo — dove Giuseppe Cusimano, boss del quartiere Zen arrestato nell’operazione Cupola 2.0, distribuiva pacchi alimentari tra i più poveri — è solo l’ultima dimostrazione di un fenomeno che gli inquirenti denunciano dall’inizio della pandemia: la criminalità organizzata è particolarmente brava ad accreditarsi come referente tra le fasce più marginali allo scopo di rafforzare il proprio consenso e riconoscimento sul territorio.
Il progetto è attivo da poche settimane a Catanzaro, ma ha già portato sollievo a quasi 150 famiglie in Calabria. Si tratta soprattutto di padri e madri separati, nuclei familiari con più figli, persone che per vari motivi non rientrano nei programmi istituzionali di aiuto. A queste persone Emergency offre un pacco alimentare a settimana e un pacco al mese con prodotti per l’igiene della casa e della persona, comprensivo di mascherine e gel igienizzante.
“Purtroppo molte persone stanno facendo una grande fame. In condizioni disperate si è disposti ad accettare l’aiuto di chiunque, anche correndo il rischio di contrarre debiti o instaurando dinamiche di riconoscenza più o meno opache”, spiega ad HuffPost Tiziana De Simone, coordinatrice regionale del progetto Nessuno Escluso. “Qualcuno mi ha detto: o mi aiutavi tu o andavo a rubare. Quando hai a casa una persona malata o un bambino piccolo e non riesci a curarlo, a dargli da mangiare, sei disposto a fare qualsiasi cosa”.
A Catanzaro i volontari hanno fatto di tutto per iniziare le consegne durante le feste natalizie.
“Ci siamo resi conto — prosegue De Simone – che nessun simulacro di cenone sarebbe comparso su quelle tavole. Parliamo di famiglie che fanno fatica a fare la spesa e devono fare scelte impossibili: pago l’affitto della casa o la bolletta di internet per far studiare mia figlia in Dad? A quale diritto fondamentale rinuncio per primo: la salute? la casa? l’istruzione? Sono persone — continua De Simone – che prima della pandemia lavoravano, anche se in condizioni precarie, e che da un momento all’altro hanno perso tutto, senza alcun paracadute o ammortizzatore sociale a sostenerle. Parliamo di giardinieri, badanti, muratori.. persone che lavoravano a giornata e che da un giorno all’altro non hanno lavorato più”.
Enza ha quattro figli ed è divorziata. Per anni è stata assistente giudiziaria in Tribunale, precaria; nel mentre arrotondava facendo le pulizie in casa. Ora ha perso tutto e si appoggia a Emergency per gli aiuti alimentari. “Le nostre condizioni economiche sono sempre state precarie, ma fare la spesa e pagare le bollette non è mai stato un problema. Ora tutto è più difficile: i miei figli faticano a trovare qualche lavoretto, io sono in attesa di concorso e le famiglie da cui lavoravo mi hanno chiuso la porta in faccia. Poter contare su un aiuto concreto dà sollievo alle mie preoccupazioni… soprattutto, mi fa sentire meno sola”.
Il progetto Nessuno Escluso è partito a Milano durante il primo lockdown. Marco Latrecchina, coordinatore nazionale del progetto, racconta ad HuffPost numeri e metodi. “Abbiamo ipotetiche aperture in tutta Italia, è in corso una valutazione per stabilire le priorità . Ad oggi, il programma è attivo a Milano (circa 1500 nuclei familiari, oltre 6.000 persone assistite), Roma (500 nuclei familiari, tra le 2.000 e le 2.500 persone assistite), Napoli (600 famiglie), Catanzaro (120-130 nuclei familiari) e Piacenza (oltre un centinaio)”.
Il programma — spiega Latrecchina – è stato pensato come intervento di supporto alimentare per tutta la fascia della nuova povertà che rischia di rimanere esclusa dalle varie forme di sostegno che ci sono sul territorio. Quello che ha funzionato in questo periodo — prosegue il coordinatore Emergency – è la microterritorialità : una persona che non ha mai chiesto aiuto all’inizio può sentirsi disorientata, non sapere bene a chi rivolgersi. Questo disorientamento può essere accompagnato dal timore dello stigma sociale, per cui si tentenna a chiedere aiuto finchè proprio non ce la si fa più”.
Nei centri più piccoli e fuori dalle grandi città esistono delle reti sociali dove è più difficile che una persona o una famiglia resti completamente senza sostegni. Nelle grandi città , invece, l’invisibilità è una condizione in cui è più facile scivolare e il rischio di esclusione è più alto. Nella maggior parte dei casi, le persone si rivolgono alle realtà territoriali di cui si fidano di più: piccole associazioni che facevano il doposcuola, gruppi di inquilini, squadre di calcio popolare, gruppi di scout: è da queste microrealtà che arrivano molte segnalazioni.
“A queste segnalazioni Emergency applica un metodo tipico del mondo sanitario, quello del triage”, racconta Latrecchina. “Abbiamo elaborato un questionario che ci consente di individuare, tra tutti i nuclei che ci vengono segnalati, quali sono i più vulnerabili, quelli più scollegati da qualsiasi rete sociale o i cui componenti hanno meno chance di trovare un lavoro. Questo screening di vulnerabilità ci consente di individuare le persone e le famiglie più fragili, quelle che più faticano a rimettersi in gioco e ad accedere agli aiuti”.
Il 75% delle persone che entrano nel programma non è mai ricorso ad altre forme di aiuto. Si tratta per lo più di nuclei monofamiliari (un genitore e più figli) che spesso vivono insieme perchè un nucleo ha dovuto lasciare la casa a causa dell’impossibilità di pagare l’affitto. Quasi tutti vengono da situazioni lavorative precarie e non protette: lavoro nero ma anche partite Iva, monoimprenditori, parasubordinati. Moltissimi lavoravano nei bar, nei ristoranti, nell’edilizia, nel settore turistico-attrattivo e in quello degli eventi. Molti altri lavoravano a domicilio come colf e badanti, tra le prime figure a essere ‘tagliate’ tra la paura del contagio e i nuovi ritmi di vita. Dal punto di vista della nazionalità , sono equamente distribuiti tra italiani e non; soprattutto nelle grandi città , la percentuale di italiani è spesso maggiore.
“A settembre-ottobre un 20% delle persone usciva dal programma perchè aveva trovato un lavoro — aggiunge Latrecchina – Questo trend si è arrestato e poi invertito all’inizio di novembre, con le nuove chiusure e l’aggravarsi della crisi economica. C’è preoccupazione per lo sblocco dei licenziamenti e i ritardi nei pagamenti della cassa integrazione”.
Un aspetto positivo — raccontano i responsabili del progetto — è la mobilitazione di “un nuovo mondo di volontari che fino ad oggi non avevano mai svolto questo genere di attività . I volontari che stanno lavorando al progetto sono più di mille, tutti giovanissimi: molti sono a loro volta precari e in difficoltà ; alcuni sono figli delle famiglie a cui distribuiamo il pacco, che hanno sentito il desiderio di aiutare gli altri. È una consapevolezza nuova di quanto ognuno possa fare la propria parte per far sì che nessuno si senta escluso”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile
IL GIOVANE VENTENNE LAVORA PART-TIME, IL LEGITTIMO PROPRIETARIO E’ UN INGEGNERE ROMANO
I buoni gesti vengono ripagati, lo dimostra la storia di un giovane immigrato nigeriano residente in Italia che dopo aver restituito un portafogli trovato in strada al legittimo proprietario si è visto ringraziare da quest’ultimo con l’intera somma contenuta all’interno.
Scenario della storia a lieto fine per entrambi i protagonisti è Matera. Qui infatti lo scorso lunedì il giovane, un ragazzo di venti anni originario della Nigeria e lavoratore part time nel capoluogo di provincia lucano, si è imbattuto nel portafogli mentre camminava in strada.
Il ventenne non ci ha pensato su due volte e ha portato l’oggetto pieno di banconote in Questura dove grazie ai documenti contenuti all’interno sono riusciti a rintracciare il legittimo proprietario, un ingegnere romano con interessi lavorativi a Matera.
L’uomo, che credeva ormai di aver perso tutto compresi documenti importanti e diverse carte di credito, è stato così felice del ritrovamento che ha deciso di ringraziare il ventenne in maniera molto tangibile consegnandogli tutto il denaro contante che era nel portafogli , 155 euro in banconote.
Lo scambio è avvenuto nei locali del stessa Questura di Matera alla presenza del Questore che si è voluto personalmente complimentare con il giovane per l’alto senso civico del suo gesto. A raccontare la storia infatti è stata proprio la Questura lucana.
“Protagonista di un bel gesto compiuto a Matera è un giovane immigrato dalla Nigeria di 20 anni, che qui risiede e lavora per un ristorante del luogo effettuando consegne a domicilio. Lo scorso lunedì pomeriggio il giovane si è recato in Questura, ma non per consegnare alimenti bensì un portafogli che aveva appena rinvenuto in questa via Nazionale. All’interno c’erano 155 euro in contanti, 5 carte di credito e alcuni documenti personali” raccontato dalla Questura, aggiungendo: “Il Proprietario ha voluto rendere tangibile la sua gratitudine regalando al ragazzo l’intera somma contenuta nel portafogli. Spesso le buone azioni non fanno notizia mentre è importante dare anche a loro spazio per il valore di esempio che hanno”.
(da Fanpage)
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Gennaio 27th, 2021 Riccardo Fucile
SUA ZIA MORI’ NELLA STRAGE DI VIA D’AMELIO… “COSA NOSTRA SI SCONFIGGE CON L’EDUCAZIONE”
Lei si chiama Emanuela Loi, ha 28 anni, vive in Sardegna, a Monastir, e da oggi inizierà il corso per
allievi agenti della Polizia di Stato.
Lei è soprattutto la nipote di Emanuela Loi, la prima donna della Polizia di Stato a morire in servizio il 19 luglio 1992. Una giornata che è, in realtà , una ferita ancora aperta per il nostro Paese: in quel maledetto giorno, nella strage di via d’Amelio, persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque dei sei membri della scorta, tra cui appunto Emanuela Loi.
«Dovevano chiamarmi Azzurra, poi hanno scelto il nome di mia zia»
«Voglio continuare la sua missione, quella che lei non ha finito di svolgere perchè la mafia non gliel’ha permesso. Mia zia ha dato la vita per difendere lo Stato», ci ha detto Emanuela che, in realtà , non ha mai conosciuto la zia perchè morta quattro mesi prima della sua nascita.
«Dovevano chiamarmi Azzurra, alla fine hanno scelto di chiamarmi proprio come lei, Emanuela. Un onore per me che sono cresciuta andando a tutti gli anniversari, ai convegni sulla mafia. L’ho sempre sentita parte della mia vita e questo risultato è merito suo. I miei genitori mi hanno sempre detto che Emanuela era una ragazza solare, sempre sorridente. Grazie a lei, giorno dopo giorno, ho maturato un profondo senso di attaccamento allo Stato», ci ha spiegato.
«Combattere la mafia? Non mi tirerei indietro, vorrei lavorare nella Squadra Mobile»
«Se mi chiedessero di combattere sul campo la mafia? Non mi tirerei indietro, certo. Falcone e Borsellino per noi giovani sono un modello e noi poliziotti abbiamo un compito importante. Dobbiamo essere sempre in prima linea, stare accanto alla gente e aiutarla nei momenti di difficoltà », ha dichiarato. Emanuela Loi, dunque, ha le idee chiare: non vuole stare dietro a una scrivania.
È già pronta per la Squadra Mobile ma prima dovrà affrontare un corso di 6 mesi — che inizia appunto oggi — e che si divide in due fasi, una telematica e una fisica. Dovrà anche trasferirsi, per 2 mesi, ad Alessandria così da «apprendere le tecniche operative». Poi, dopo un tirocinio di 4 mesi, diventerà a tutti gli effetti una poliziotta. Proprio come la zia.
Per lei, però, la difficoltà è doppia: «Ho una bambina di 6 anni. Per una madre non è semplicissimo allontanarsi dalla propria figlia ma sono certa che i sacrifici saranno ripagati».
Sua madre, tra l’altro, è venuta a mancare 11 anni fa mentre suo padre, «orgoglioso e soddisfatto per la sua scelta», è anche lui un poliziotto. Un uomo di Stato. «La mafia si sconfigge con l’educazione, dobbiamo responsabilizzare i nostri ragazzi, per questo andiamo a parlare nelle scuole, l’educazione alla legalità è fondamentale», ci dice.
«Sono stata esclusa dal concorso di Polizia, una battaglia durata 4 anni»
Ma raggiungere questo risultato per Emanuela Loi non è stato affatto semplice. Ci sono voluti 4 anni per vedere realizzato il suo sogno. «Era il 2017 — ci racconta — quando partecipai al concorso per entrare nella Polizia di Stato. Avevo tutti i requisiti per farlo, compreso il limite di età fissato a 30 anni. Poi, all’improvviso, applicando in maniera retroattiva una legge che aveva abbassato il limite d’età per accedere ai concorsi in Polizia (l’allora ministro dell’Interno era Matteo Salvini, ndr), hanno deciso di escludere dal concorso tutti coloro che avevano più di 26 anni. Così, in corso d’opera. Un’ingiustizia. A quel punto, io e tanti altri (circa 455 candidati, ndr), abbiamo fatto ricorso al Tar, lo abbiamo vinto, e alla fine, in estate, con il decreto rilancio, il governo ha fatto un emendamento ad hoc che ha sanato questa situazione consentendo anche a noi, idonei con riserva, di accedere al corso per diventare agenti di Polizia».
Tra mille peripezie, dunque, alla fine Emanuela Loi ce l’ha fatta: «Dedico a mia zia questa vittoria, spero che lei sia orgogliosa di quello che sono diventata».
(da Open)
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Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile
IL CAMPIONE AZZURRO, SIMBOLO DELLA LOTTA AL RAZZISMO, NON E’ NUOVO A GRANDI GESTI DI SOLIDARIETA’
Sono le ore 13.30 circa ad Agnano (Napoli). Da una fuoriserie scende Kalidou Kolulibaly,
senegalese di nascita e passaporto ma napoletano d’adozione, fuoriclasse della difesa del Napoli da sette stagioni e, tra le altre cose, simbolo suo malgrado della lotta contro il razzismo.
Si avvicina a cinque o sei connazionali che sostano davanti ai semafori e tira fuori dalla portiere dei giacconi del proprio club e li distribusce ad ognuno di loro per proteggerli dal freddo.
Un gesto semplice, spontaneo, lontanissimo da microfoni e telecamere. E nessuno avrebbe mai saputo nulla se non fosse stato per un tifoso, Paolo Leccia, che, proprio in quel momento passava di lì e si è avvicinato al campione senegalese per salutarlo.
Quando l’uomo ha capito quello che Koulibaly stava facendo, ha tirato fuori lo smartphone e ha fotografato la scena, pubblicando sui social un gesto che, nel giro di poche ore, è diventato virale e che sarebbe rimasto nel più completo anonimato se non fosse stato per quella coincidenza casuale. La dimostrazione di come si possa essere campioni anche, e soprattutto, restando in silenzio.
KK, o K2, come è stato ribattezzato a Napoli per via delle sue iniziali, non è nuovo a gesti di solidarietà e a slanci di generosità .
Come quando, l’anno scorso, regalò 500 euro a un senzatetto in un centro commerciale, mentre non si contano le maglie donate in beneficenza e le donazioni spontanee verso chi è stato meno fortunato, con un occhio particolare ai tanti connazionali che vivono a Napoli. Due anni fa, nel dicembre del 2018, durante un Inter-Napoli, Koulibaly con un gesto eclatante e pieno di rabbia aveva abbandonato il campo in seguito ai vergognosi e continui fischi e ululati razzisti da parte dei cosiddetti “tifosi” nerazzurri, diventando un’icona mondiale della lotta al razzismo negli stadi.
A chi gli chiedeva se, dopo quell’episodio, se ne sarebbe andato dall’Italia, KK aveva risposto senza esitazioni: “Non ci penso neanche, se ne vadano i razzisti”.
(da NextQuotidiano”)
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Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile
LA MOBILITAZIONE DELLA COMUNITA’: CI SONO ANCORA TANTI ITALIANI PER BENE… LE LACRIME DI RICONOSCENZA DEL RAGAZZO
Grande sorpresa per John, un nigeriano, da anni a Ciampino, che tiene pulite le strade vivendo delle offerte dei cittadini. Il gestore del Geff Caffè Cristian De Filippis, che conosce la sua storia e lo ha preso particolarmente a cuore, ha organizzato una raccolta fondi, per permettergli di tornare nel suo Paese d’origine, dopo la morte della madre, per poterla piangere.
In breve tempo il salvadanaio esposto sul bancone dell’esercizio commerciale si è riempito di monete e banconote, che i clienti, conoscendolo, gli hanno affettuosamente donato. Soldi che sono arrivati dalla città , ma anche da fuori.
Poi è arrivato il giorno tanto atteso, quello della consegna, il gestore del bar ha fatto entrare John all’interno del locale con una scusa, per poi consegnargli il salvadanaio, alla presenza di poche persone, che hanno assistito alla scena commovente, riprendendola e condividendola sui social network, per mostrarla ai tanti cittadini che, a causa del Covid, e alle restrizioni imposte dalla norme anti contagio, non hanno potuto esserci.
“Questo salvadanaio è per te John, da parte di tutta Ciampino” ha detto il gestore del bar, consegnandogli il prezioso regalo. Un gesto inaspettato, che lo ha fatto commuovere.
Alla vista del salvadanaio, John si è portato le mani alla testa, è scoppiato in lacrime e lo ha rotto, tra gli applausi dei presenti.
Al suo interno c’erano centinaia di euro, donati dai cittadini per consentirgli di prenotarsi un viaggio in aereo andata e ritorno, per andare a trovare sua madre deceduta in piena pandemia a causa del Covid, che non ha potuto raggiungere nè starle accanto perchè non aveva abbastanza denaro per lasciare l’Italia.
Tantissimi i messaggi di affetto e commenti al video da parte dei cittadini: “Soldi meritati, è un gesto che abbiamo fatto con il cuore”.
(da Fanpage)
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Gennaio 20th, 2021 Riccardo Fucile
EUGENE GOODMAN IL 6 GENNAIO AFFRONTO’ I MANIFESTANTI ALLONTANANDOLI DAL LATO DOVE SI TROVAVANO I SENATORI, SALVANDO LORO LA VITA
E’ stato anche il giorno di Eugene Goodman, l”eroe di Capitol Hill”, l’agente afroamericano di
polizia che durante l’assedio al Campidoglio del 6 gennaio ha affrontato i manifestanti, attirandoli dalla parte opposta al corridoio dove si trovavano i senatori, privi di sicurezza.
Indossando un cappotto cammello e una sciarpa azzurra, il poliziotto ha scortato sul palco la vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris.
E’ apparso dietro Jill Biden, al fianco del primo Second Gentleman della storia americana, Doug Emhoff. Quando è stato pronunciato il suo nome dallo speaker, è partito un lungo applauso. E’ stata la chiusura del cerchio perchè a pochi metri dalla piattaforma, due settimane prima, la vita di Goodman è diventata pubblica, grazie alle foto e ai video girati all’interno di Capitol Hill dai reporter, tra cui Igor Bobic.
Nelle immagini si vede il poliziotto affrontare da solo i manifestanti, che stavano salendo le scale che davano accesso agli uffici del Senato. Il poliziotto li fa salire, poi li spinge verso un lato del corridoio, quello opposto al lato degli uffici.
Il video è stato girato alle 2,14. Secondo la ricostruzione fatta dal Washington Post, gli accessi agli uffici dei senatori sono stati chiusi soltanto alle 2,15, cioè circa un minuto dopo il momento in cui sono arrivati i manifestanti.
Uno scarto di pochi secondi che poteva segnare una tragedia. La lucidità di Goodman, che nel video si rende conto del corridoio scoperto, di guidare i sostenitori trumpiani verso il lato opposto, è stato decisivo.
Il vicepresidente Mike Pence, che era al Senato durante l’assalto e tra i bersagli dei manifestanti, aveva voluto incontrare il poliziotto per ringraziarlo.
Un gruppo bipartisan di rappresentanti del Congresso ha proposto una risoluzione per assegnare il riconoscimento della Medaglia d’oro del Congresso a Goodman, per il suo coraggio.
“In mezzo a un attacco antipatriottico – hanno scritto – l’eroismo dell’agente Goodman viene riconosciuto non solo dai membri del Congresso e dal loro staff ma anche dal popolo americano che essi rappresentano”.
L’onore di scortare Harris è stato tenuto segreto, come piccolo colpo di scena dentro l’evento. Nei giorni scorsi, invece, si sono dimessi i vertici che avrebbero dovuto respingere l’assalto, il capo della polizia di Capitol Hill e i responsabili della sicurezza di Camera e Senato.
(da agenzie)
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Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile
“I PROUD BOYS DI OGGI SONO I NAZISTI DI IERI, A CHI PENSA DI ROVESCIARE LA DEMOCRAZIA IN AMERICA DICO: “NON VINCERETE MAI”
“Da immigrato in questo Paese, vorrei dire due parole ai miei concittadini americani e a tutto il mondo su quello che è successo in questi giorni”.
Si apre così il videomessaggio di Arnold Schwarzenegger, diffuso sui suoi canali social, con cui accusa Donald Trump di “aver cercato un colpo di Stato ingannando le persone con le sue bugie”.
Per l’ex governatore della California, l’attacco a Capitol Hill ha minato i principi su cui si fonda la democrazia degli Stati Uniti e ha paragonato il movimento di estrema destra dei Proud Boys ai nazisti.
“So che c’è una paura diffusa in questo Paese. E dobbiamo stare attenti alle conseguenze dell’egoismo e del cinismo — ha detto — perchè tutto inizia con bugie e intolleranza”.
Poi il riferimento al presidente uscente: “È un fallito, verrà ricordato come il peggiore della storia. La cosa positiva è che presto sarà irrilevante come un vecchio tweet”.
Infine, le parole rivolte a Joe Biden: “Presidente Biden, se lei avrà successo, tutto il Paese lo avrà . Siamo con lei, oggi, domani, sempre, dalla parte di chi difende la nostra Costituzione da chi la minaccia”.
“Il peggior presidente di sempre”.
Arnold Schwarzenegger, attore ed ex governatore repubblicano della California, non usa mezzi termini con Donald Trump e paragona i fatti di Capitol Hill alla Notte dei cristalli del 1938, in epoca nazista.
Nel video pubblicato su Twitter, che ha raccolto milioni di visualizzazioni e ricondivisioni in poche ore, Schwarzenegger ha raccontato della propria infanzia in Austria, dove è nato nel 1947 e cresciuto con il duro ricordo di quella notte, durante la quale furono commesse violenze contro gli ebrei da parte dei nazisti, “gli equivalenti dei Proud Boys” di oggi.
“Mercoledì”, ha detto, ”è stata la notte dei cristalli degli Stati Uniti e la folla non solo ha frantumato le finistre del Campidoglio, ma ha infranto le idee che davamo per scontate” andando a calpestare “i principi stessi su cui era fondato il nostro Paese”.
L’attore si è rivolto agli americani avvertendoli che devono fare attenzione “alle conseguenze del cinismo e dell’egoismo”.
“Dobbiamo cercare di guarire insieme dal dramma che si è svolto qualche giorno fa”, conclude nel suo videomessaggio, “e dobbiamo mettere la democrazia al primo posto. Non come repubblicani o democratici ma come americani”. Dopo l’augurio a Joe Biden per “un grande successo”, Schwarzenegger lancia un monito a chi ” pensava di poter ribaltare la costituzione: non vincerete mai”.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile
IL SINDACO DEL COMUNE VESUVIANO: “ATTO DI GRANDE GENEROSITA’ E SENSIBILITA’ CHE MI RENDE ORGOGLIOSO”
Sembra avviarsi verso un lieto fine la storia di Gianni, il rider napoletano picchiato e rapinato del
suo motorino mentre faceva le consegne.
Una macelleria e braciera di Ottaviano, nella provincia di Napoli, si è detta pronta ad assumerlo. Ne ha dato notizia il sindaco stesso del comune vesuviano, Luca Capasso, che ha spiegato di aver parlato con l’azienda che si occupa di macelleria e braceria di proprietà dell’imprenditore Luciano Bifulco.
“Quello di Bifulco è un marchio rinomato, noto per la professionalità e la serietà “, ha spiegato il sindaco Capasso, “e sono disponibili a dare un lavoro a Gianni, il rider vittima della rapina, che ha espresso il desiderio di tornare a fare il macellaio. Ci troviamo di fronte”, ha aggiunto ancora Capasso, “ad un atto di grande generosità e sensibilità , che da sindaco mi rende orgoglioso. Appena ho telefonato a Luciano ho trovato subito porte aperte”.
Disponibilità ribadita anche dallo stesso Bifulco: “Siamo pronti ad assumere Gianni e anche altri: cerchiamo professionisti del settore della macelleria e della gastronomia. Saremmo contenti di poter esaudire il suo desiderio, di dargli un’opportunità di lavoro dopo il brutto periodo che ha trascorso”.
La vicenda aveva scosso i più: le immagini della brutale aggressione del rider, riprese da un residente con un telefonino, avevano immortalato l’intera scena. I sei che lo accerchiano, lo picchiano a calci e pugni, quindi lo trascinano per terra e gli rubano il motorino prima di dileguarsi.
Stamattina, la prima buona notizia con il fermo di alcuni sospetti (tutti tra i 15 e i 20 anni) ed il recupero del motorino. Quindi, nel pomeriggio, l’offerta di lavoro da Ottaviano, che potrebbe essere il lieto fine definitivo per una vicenda che ha scosso tutti.
«Vorrei fare il mio mestiere, quello che ho fatto per 27 anni», aveva detto Gianni, il rider picchiato a Napoli. E così Luciano Bifulco ha pensato di offrigli un lavoro, già da domani, proprio come macellaio
«Siamo nel Medioevo? Quelle immagini fanno male. Per un motorino non si può fare tutto questo, è un fatto gravissimo. E mi dispiace che un mio collega, un macellaio, non abbia trovato lavoro in questi anni. Così ho pensato di offrirgli io un’occupazione».
A parlare è Luciano Bifulco, 36 anni, proprietario dell’omonima macelleria e braceria di Ottaviano (Napoli), che ha deciso di offrire un posto di lavoro come macellaio a Gianni, il rider di 52 anni, sposato e con due figli a carico, che la scorsa notte è stato picchiato da sei ragazzi che volevano rubargli lo scooter.
«Gianni, ti siamo vicini. Sei un professionista e già da domani mattina puoi venire da noi», ha detto Luciano Bifulco a spiegando che, nonostante la crisi, la sua azienda sta riuscendo ad andare avanti, seppur tra mille difficoltà . Oltre alla macelleria, il 36enne ha anche una braceria e una gastronomia: a causa del Covid si è dovuto reinventare «con uno shop online e con le consegne a domicilio».
Adesso cerca macellai con esperienza e, chiaramente, avere Gianni tra loro — sostiene — sarebbe «un onore».
Quel video, in cui si vede il pestaggio contro Gianni, «danneggia Napoli che fa una brutta figura anche a livello nazionale»
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile
AL LARGO TRASBORDO SU NAVE QUARANTENA E RELATIVI TAMPONI… CHI PREERIVA MORISSERO AFFOGATI CI RIMARRA’ MALE
Ieri sera è stato assegnato un porto alla nave della ong spagnola Open Arms, con a bordo 265
migranti salvati a Capodanno in due diversi interventi di soccorso nel Mediterraneo centrale. L’imbarcazione umanitaria ha fatto rotta verso Porto Empedocle (Ag), dove arriverà in mattinata. In una prima operazione sono state tratte in salvo 169 persone e in una seconda altre 96. La nave si trova adesso al largo delle coste siciliane.
“Una notte complicata per le 265 persone a bordo Open Arms e per l’equipaggio. Abbiamo distribuito coperte d’emergenza per ripararle da freddo e pioggia. Continuiamo a navigare verso Porto Empedocle, dove attenderemo istruzioni”, spiegano dalla ong.
Il primo gruppo di migranti è stato salvato la sera del 31 dicembre: si trattava di 157 uomini e 12 donne, oltre a 40 minori tra cui 6 bambini. La maggior parte di loro sono eritrei. Ma ci sono anche migranti provenienti anche da Bangladesh, Etiopia, Sudan e Libia. Il primo soccorso è avvenuto nel pomeriggio del 31, a circa 80 miglia da Lampedusa.
“Sarà una notte difficile in coperta, il tempo è peggiorato, piove e fa freddo. Dopo il rifiuto di Malta, l’Italia assegna Porto Empedocle come porto di sbarco — avevano scritto dalla Open Arms sui social dando l’annuncio dell’assegnazione del porto per lo sbarco -. Siamo felici per le persone a bordo, un pensiero va a chi questa notte affronterà il temporale su una barca alla deriva”.
Stando a quanto si apprende il pattugliatore, quando giungerà a Porto Empedocle, non entrerà in porto. I migranti, prima dell’eventuale sbarco, dovranno infatti essere sottoposti a tampone anti-Covid. Quindi dovranno trascorrere un periodo di quarantena a bordo della nave Rhapsody, che si trova in rada a Porto Emepdocle.
La nave verrà raggiunta, con le motovedette, dai medici dell’Usmaf, che effettueranno i test. Ad esito ottenuto i circa 50 minorenni presenti verranno trasbordati sulle motovedette e giungeranno alla banchina di Porto Empedocle. Ad attenderli ci sono le pattuglie della polizia e due autobus. I minorenni, che risulteranno negativi al Covid-19, verranno trasferiti nel centro d’accoglienza Villa Sikania di Siculiana (Ag) dove dovranno effettuare la sorveglianza sanitaria anti-coronavirus. Tutti gli altri migranti, circa 215 adulti, verranno invece trasbordati, sempre con le motovedette, sulla nave quarantena.
(da agenzie)
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