Febbraio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
FORSE, ARISTOTELE, VA “CORRETTO”… NON ARRENDIAMOCI ALLA DECANTAZIONE DEL NULLA
Ragionare sui macro-sistemi è sempre complicato. Le analisi comparative non sempre aiutano ed
anche quelle strettamente analitiche possono risultare fallaci.
Forse, è molto più agevole farlo rispetto al singolo individuo, all’uomo medio, a realtà più circoscritte.
Dal “particolare” all’”universale”, insomma, e sempre “a patto” che il metodo sia corretto, che sia l’unico seriamente praticabile e che non ci si chiuda a riccio cedendo alla lusinga delle tesi preconcette…
Nelle ultime settimane abbiamo celebrato il ricordo di uomini che in nome della razionalità , della ragione e dello sviluppo del metodo scientifico, hanno sacrificato la propria vita, anche finendo sul rogo.
Leggi i giornali. Leggi vari ragionamenti. Leggi dei post sparsi qua e la nella “piazza social” e ti chiedi se quei sacrifici abbiano avuto davvero senso.
Ti chiedi cosa sia realmente rimasto alla nostra umanità di quell’appassionato, verace e prorompente impegno… Forse poco. Pochissimo. Forse, soltanto dei frammenti. Forse, addirittura, quasi niente…
Forse bisognerebbe “rivedere” anche Aristotele. Il “moto circolare”, il susseguirsi delle forme”, non riguarda soltanto le forme di Stato o di Governo. Forse riguardano la stessa umanità .
Quasi come se essa, “girando su stessa”, fosse assurdamente capace di ritornare finanche “al punto di partenza”.
Cose bizzarre avvengono in questi giorni.
“Il vecchio dalla chioma bionda”, dall’altra parte del mondo, prova ad asfaltare anni di crescita civile. Si avvenura finanche nei sentieri “dell’edilizia di concetto”. Immagina mura. Mura alte e spesse. Le vorrebbe ovunque. E’ confuso. Gira e rigira su se stesso. Cede alla rabbia ed (anche) alla pura. Ma il popolo l’ha votato. Quel popolo è sovrano. Povero popolo…
In “casa nostra”, invece, qualche gigolò, prima si arricchisce vendendosi a vari preti, poi, non si sa perchè, sente il dovere “etico” e “morale” di dover scrivere addirittura un libro (che promoziona in ogni dove) pur di “illuminare” il mondo con la narrazione dei fatti. E, poi, festini “strani”. Festini “alternativi”…
Alternativi quasi quanto quelli di una parte della sinistra che anzichè ragionare seriamente sui problemi del paese, involge a sofisticatissime conquiste (“interne”) del potere.
La verità — o almeno una sua possibile “variabile” — è che libertà non è messa a repentaglio soltanto dalla follia degli estremisti armati, ma anche (e soprattutto) dagli attacchi subdoli. Dai dogmi indimostrabili. Dall’irrazionalità rabbiosa di chi ha costruito – e costruisce, a tutti i livelli, ed in tutti i contesti possibili ed immaginabili – il proprio potere soltanto sulle frottole, sulle cose non dimostrate, sul “sentito dire”.
Sono un uomo di “fede”, ma la mia “fede” non mi farà mai chiudere gli occhi di fronte alla realtà .
Non mi renderà mai supino alla presunta regola del “così è: punto e basta”! Dirò sempre no. Dirò sempre che non è ancora abbastanza. Disobbedirò…
Perchè una cosa è arrendersi al cuore, “a quelle ragioni che la ragione stessa non capirà mai”; ben altra cosa è accettare – senza “colpo ferire” – la decantazione del nulla.
Qua e la si vedono frammenti di redivivo medioevo. Freddo. Sterile. Puerile… Processi “alle streghe” e finanche agli “stregoni”, come se l’umanità stesse perdendo il senno. Anche per buona parte della politica è così, purtroppo: il futuro è molto nebuloso…
Pensavo a “il nome della Rosa”. Un vecchio libro. Ne fecero finanche un libro. Sembra essere stato scritto oggi, però. Drammaticamente attuale.
Proprio come i versi di una canzone… Molto spesso, “l’evoluzione, inciampa…”
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Febbraio 16th, 2017 Riccardo Fucile
ANCHE IL FIGLIO LAUREATO CHE AVEVA SUBITO L’AMPUTAZIONE DI UNA GAMBA COLLABORA AL PROGETTO… QUESTI SONO GRANDI ITALIANI
Dopo aver rischiato di perdere suo figlio, Pietro Venezia, medico del Policlinico di Bari, ha deciso di
sdebitarsi con l’umanità , partendo per il Kenya, dove è diventato direttore amministrativo del cattolico Trinity Mission Hospital. “”Qui avrei pagato il mio debito nei confronti dell’umanità sofferente e del Padreterno”, ha raccontato in un colloquio con il Corriere della Sera.
Nel giugno del 2010, il figlio Paolo era stato coinvolto in un tremendo incidente stradale, in cui un’auto pirata tranciò di netto la sua gamba, mentre percorreva la strada con la moto.
Il padre, dopo aver assistito a 10 ore di operazione in cui i suoi colleghi avevano cercato di riattaccare l’arto al corpo del ragazzo, decise di amputarlo e salvare la vita al figlio.
Paolo oggi si è laureato, ha messo su un’associazione per amputati post traumatici e sta studiando la sicurezza sui luoghi di lavoro in Kenya, per aiutare il padre che ormai dal maggio 2016 divide la sua attività di medico tra l’Italia e l’Africa.
Quando suor Jane Ataku, laureata in scienze infermieristiche a Roma, gli scrisse una email: «Qui abbiamo realizzato l’ospedale, lei che fa? È dei nostri?». «Sono pronto» rispose Pietro, che in realtà quella suora l’aveva conosciuta per caso a maggio del 2013 all’aeroporto di Addis Abeba.
«Avevo visto un gruppetto di suore e mi ero avvicinato per chiacchierare – ricorda -. Mi parlarono del progetto di un ospedale e io dissi: fatemi sapere, magari vengo a darvi una mano». Così quando è stato il momento suor Jane si è ricordata.
“Qui avrei pagato il mio debito nei confronti dell’umanità sofferente e del Padreterno”, ha raccontato il medico di Bari. “Io sono cattolico ed essere qui per me vuol dire anche essere grati al cielo per avermi concesso di veder vivere e crescere Paolo dopo l’incidente”
Da maggio ad oggi 26 interventi chirurgici e 250 pazienti visitati (sia adulti sia bambini), compresi alcuni che vivono in villaggi remoti.
E poi corsi di medicina organizzati e tenuti da lui stesso, strumentazione arrivata dall’Italia «dove ho smantellato il mio studio polispecialistico», consulti continui con colleghi conosciuti in Germania, Stati Uniti, Cina, Giappone, Francia..
E non solo, perchè ormai l’ospedale è diventata una questione di famiglia.
Paolo, appunto, che studia gli aspetti della sicurezza sul lavoro.
Ma anche l’altro suo figlio laureato in medicina, che presto andrà a dargli una mano, e il suo fratello cardiologo: «Mi ha regalato un elettrocardiografo, io gli mando l’immagine via whatsupp, lui legge gli elettrocardiogrammi e suggerisce i trattamenti».
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 11th, 2017 Riccardo Fucile
LE LORO FAMIGLIE VENGONO DA CINA, AFRICA E RUSSIA: “COSI’ REALIZZIAMO IL SOGNO DI INDOSSARE LA DIVISA”
L’Italia non sta cambiando, è già cambiata.
È musulmano, “anche se non praticante “, stava nella provincia di Enna. Figlio d’immigrati magrebini, padre fruttivendolo e venditore di tappeti, faceva il perito elettronico e il volontario della Misericordia, adesso Yassine Jouirra è carabiniere a Melzo, alle porte di Milano: “Dove c’è da lavorare, vado, e un domani mi piacerebbe entrare nell’investigativa”.
Miriam Moubakir è una donna carabiniere che non ti aspetti per il mix, otto anni nei paracadutisti della Folgore e laurea con 110 e lode in Storia dell’arte a Firenze.
Meno di trent’anni, figlia di un’italiana e un marocchino, sta in una stazione nel centro di Bologna, e se ogni tanto per le traduzioni collabora con l’Anticrimine, il suo sogno è, dice con accento toscano, “entrare nel nucleo di tutela del patrimonio artistico e museale, sono innamorata delle opere d’arte che abbiamo”, e si capisce che potrebbe parlarne incantata per ore.
Figlia di una russa e di un bellunese, Marigianna Romor in questo preciso momento, a ventitrè anni, fa il piantone, per giunta sotto la neve in Val Badia: “Qui in regione stanno aumentando di anno in anno i turisti russi e quando i colleghi vengono a sapere che scrivo anche in cirillico mi ripetono che sono fortunata, ma non è solo fortuna”, infatti è andata alla scuola tedesca del Sacro Cuore e poi al liceo classico linguistico tedesco, parla russo, tedesco – leggeva Kant in originale – e ladino.
Il più famoso del gruppo, nel senso che è l’unico finito sui giornali, e soprattutto sui siti, compresi quelli cinesi, è Yue Cai.
Alto, magro, 27 anni, nato a Shanghai, ha fatto il liceo scientifico. Più che un carabiniere, sembra un fotomodello, o un d.j., gli rovina un po’ lo stile internazionale lo spiccato accento romano, degno di Er Piotta: eppure è stato lui, quando nell’estate dell’anno scorso c’è stata una sorta di rivolta dei cinesi a Sesto Fiorentino, ad impedire che la situazione degenerasse e a spiegare che i controlli dell’Azienda sanitaria li subiscono tutti, mica solo i cinesi.
Arbjon Vela è figlio di un tecnico di laboratorio dell’università di Tirana, immigrato a Fano quando lui aveva cinque anni e mezzo: adesso è iscritto a Scienze politiche a Bologna ed è tornato da poche ore da una faticosa trasferta con il Battaglione.
Era di turno anti sciacallaggio nella zona terremotata di Macerata e ha seguito il trasferimento di alcune opere d’arte dalle chiese: ci sono furti, trovato qualche ladro?, domandiamo. “No, meglio per loro “, è la risposta.
Sono giovani carabinieri, “con la faccia un po’ così”, e se sanno ripetere, esattamente come i colleghi più anziani, di “essere al servizio degli altri”, nello stesso tempo rivendicano di rappresentare una novità , di sentirsi a cavallo di due culture.
Come emerge dal sogno professionale di Yue Cai: “Eravamo immigrati a Roma in quattro, mia nonna, i miei e io. Sì, sono figlio unico, hanno risparmiato, mi hanno fatto studiare e un giorno, quando sarò pronto, mi piacerebbe – dice – andare in servizio all’ambasciata italiana e mostrare a Shanghai, e a Pechino, che in Italia c’è uno di noi che si è così integrato da diventare carabiniere ”
Nei racconti di Cai e degli altri emergono tanti piccoli normali dettagli della “scuola della strada” che, sotto la guida dei più anziani e “smagati” colleghi, hanno cominciato a praticare: “Anche per scrivere le denunce c’è una procedura, il maresciallo mi spiega quale sia la nostra e mi tratta come una sorella minore”, dice Moubakir, la parà laureata.
“Partecipo anche ai servizi di pattuglia e ordine pubblico, mi hanno detto che la prima cosa importante è imparare bene ogni aspetto del lavoro del carabiniere”, aggiunge la nordica Romor, tra il telefono che squilla e le persone che bussano alla porta.
Con Yassine Jouirra e il suo comandante andiamo di pattuglia nell’isola pedonale modaiola e alcolica di corso Como: “I miei parenti sono musulmani e sono fieri di quello che faccio, sono uscito al corso come numero 177 su 1658, in caserma ho capito ancora di più come la diversità non sia un motivo di pregiudizio, ma un valore. Un paio di volte ho preso delle denunce di persone che parlavano male l’italiano e scambiare delle parole in arabo ha modificato in senso favorevole per tutti la situazione. Tu sei magrebino e sei carabiniere? E com’è possibile?, mi chiedevano”, ricorda Yassine.
“Avevo chiesto come destinazione Bologna e Bologna, la città dell’università più antica, ho avuto, ne sono felice. Esagero? Macchè, ho realizzato un progetto di vita, adesso so che devo fare quello che fanno gli altri, e sta bene, poi si vedrà . Quanto all’uso dell’albanese – spiega Arbjon Vela – è stato forte in un bar vicino allo stadio: stavamo chiedendo delle informazioni, il barista voleva darcele, ma era un po’ in difficoltà con la lingua, quando mi sono fatto avanti è rimasto con la bocca aperta, sgomento”, dice, con un aggettivo preciso.
“Esatto, molte persone d’origine straniera ci guardano come se fosse incredibile poter incontrare qualcuno che conosce la loro lingua, che somiglia, ma è carabiniere e a me – aggiunge Moubakir – è successo di sentirmi particolarmente utile quando, su richiesta del capitano, ho contribuito a raccogliere la testimonianza di una donna straniera, maltrattata in casa”.
Per il momento nessuno dei neocarabinieri, tutti vincitori di una selezione per le forze armate e poi, nel 2014, del concorso per entrare nell’Arma, ha cominciato, per usare il burocratese, ad “interagire stabilmente ” con le comunità d’origine.
Nessuno viene mandato in prima linea nelle operazioni antiterrorismo o antigang; o usato, addirittura, come infiltrato. Per ora. Perchè, indubbiamente, sia loro, sia i comandanti sono consci che questa sia una possibilità d’impiego.
Come lo sanno altri colleghi: da quando abbiamo incontrato i primi, ci stanno arrivando telefonate informali da parte di altri militari di origine ucraina, egiziana, romena. Per rivendicare, in quest’Italia che sta crescendo senza alzare muri, un inatteso e vagamente orgoglioso “signor giornalista, guardi che ci sarei anch’io”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
RACCOLTI DUEMILA EURO IN POCHE ORE PER PERMETTERE AL COLLEGA CHE FA IL FACCHINO DI TORNARE IN SENEGAL PER LE ESEQUIE…. LUI COMMOSSO RINGRAZIA: “SENZA DI VOI NON CE L’AVREI FATTA”
Abdoul è sempre sorridente, ride, scherza tutti i giorni. Però l’altro giorno la sua espressione cambia,
è triste.
Gli operai della Lamborghini, l’azienda dove lavora da anni come facchino per una ditta esterna, lo notano e arrivano a scoprire la ragione: in Senegal, da dove è arrivato anni fa, sua figlia di 23 anni (una dei suoi sette figli) è morta improvvisamente ma lui non ha i soldi per tornare nel suo Paese.
Allora fanno partire una colletta e mettono assieme la cifra necessaria. Abdoul, in Italia dal 1997, da nove anni in Lamborghini, può così partire.
Il volo è martedì, andrà in Senegal a più di due anni dall’ultima visita. E commosso dice: “Tutti i lavoratori della Lamborghini sono bravi, scriverò una lettera per ringraziarli. Il viaggio per tornare a casa è molto costoso, senza di loro non ce l’avrei fatta”.
La vicenda, raccontata ieri da Radio Città del Capo, ha immediatamente fatto il giro dei social.
Sono in tanti su Facebook a esprimere tristezza per quello che è accaduto ma anche gioia per la solidarietà immediata dimostrata dai dipendenti Lamborghini, che in poche ore hanno messo assieme quasi 2mila euro che consentiranno ad Abdoul non solo di tornare a casa ma di restarci per un po’.
“Lavora con noi un ragazzo senegalese — ha scritto giovedì un operaio sulla propria pagina — ogni mattina dà il buongiorno, durante la giornata ride, scherza ed è sempre gioioso con tutti, una di quelle persone alla quale è impossibile non voler bene! Questa mattina è passato a salutarci come sempre, ma si notava un’espressione sul suo viso diversa dal solito”.
Parlandoci, una delle addette al reparto selleria, Nunzia, scopre perchè Abdoul quella mattina è triste. E il tam tam parte immediatamente.
“L’abbiamo saputo attorno alle 13, la voce si è sparsa subito tra le linee di produzione e nel giro di due ore abbiamo messo assieme i soldi — racconta Alberto Cocchi, delegato sindacale — Tutti gli operai hanno contribuito”.
Sempre sui social, l’annuncio. “Informo tutti che oggi ho effettuato la prenotazione del volo da Bologna al Senegal per Abdoul”, scrive un altro lavoratore, Matteo.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 1st, 2017 Riccardo Fucile
MUORE DI INFARTO A 39 ANNI ANDREA PIETROLUNGO, SOCCORRITORE DELL’HOTEL RIGOPIANO….UNA VITA DEDICATA AD AIUTARE GLI ALTRI
Un altro angelo del soccorso ci ha lasciati. Il Corpo nazionale di Soccorso alpino e speleologico Abruzzo
è in lutto.
Si è spento ieri mattina poco dopo le 6, all’età di 39 anni, Andrea Pietrolungo, tecnico speleo e direttore della scuola regionale Speleo di cui era istruttore da anni, volontario del Cnsas e capostazione delle Forre Abruzzo.
Pietrolungo da ieri aveva avvertito dei dolori ossei e pensava a un’influenza. Dall’inizio del mese era stato impegnato per il coordinamento degli elicotteri nelle emergenze maltempo nel Teramano: giorni e giorni trascorsi in mezzo alla neve a soccorrere le persone isolate dalla neve.
Aveva partecipato anche ai funerali a L’Aquila dei soccorritori del 118 morti nello schianto con l’elicottero a Campo Felice.
Lo stress, la stanchezza, il continuo correre in soccorso al freddo…
Andrea era sano come un pesce e chiunque avrebbe pensato a un’influenza. Invece il suo grande cuore ha ceduto.
L’esperienza di Andrea Pietrolungo come tecnico speleo era rinomata in tutta Italia: pioniere dell’ultima grotta scoperta a Roccamorice, quella della Lupa, il giovane aveva partecipato in due spedizioni in Georgia, dove ha aperto numerose nuove forre. Questa mattina il malore: l’ambulanza del 118 non ha fatto in tempo neanche a prenderlo in consegna.
L’infarto era talmente evidente che anche i medici hanno ritenuto superflua la ricognizione autoptica, lasciando la salma ai familiari. La notizia della morte del giovane speleologo ha gettato nel dolore l’intera comunità pianellese e listato a lutto il Corpo del Soccorso alpino e speleologico abruzzese, che si stringe commosso alla famiglia. I funerali si terranno oggi, mercoledì 1 febbraio, alle ore 15, nella chiesa madre di Pianella
(da “il Centro”)
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Gennaio 31st, 2017 Riccardo Fucile
UNA COPPIA DI SIRIANI CON TRE BIMBI SARANNO MANTENUTI CON 15 EURO AL MESE DEVOLUTI DA CENTO CITTADINI DI CORIANO
Non c’è solo l’Italia delle barricate. C’è anche un’Italia di persone che si autotassano per ospitare una famiglia di profughi.
Succede a Coriano, un comune di poco più di 10mila anime in provincia di Rimini, dove cento famiglie hanno deciso di versare quindici euro al mese, per un anno, per ospitare una coppia di siriani con tre bambini.
Sono atterrati ieri a Fiumicino, facevano parte dei quaranta profughi arrivati con il corridoio umanitario, e ieri sera sono arrivati a Coriano.
La loro nuova casa è in fase di preparazione, questione di qualche giorno. L’accoglienza che hanno ricevuto è quella riservata agli ospiti più desiderati.
Hanno potuto trascorrere forse la prima notte serena dopo tre anni di incubi.
L’uomo ha passato un anno in un carcere del regime siriano, dove è stato torturato e seviziato, dopo che gli sono state uccise la moglie e la sorella. E’ riuscito a liberarsi pagando una cauzione da tremila euro e a raggiungere quindi il campo profughi al confine con il Libano, dove ha conosciuto la nuova compagna.
Qui sono stati avviati i primi contatti con la Comunità Papa Giovanni XXIII che si è impegnata per portarli fuori da quell’inferno.
In particolare a farsi avanti è stata una coppia, Massimiliano Zannoni e Gilda Pratelli, dopo il ritorno dal campo profughi libanese.
Hanno raccontato quanto visto ai concittadini convincendoli quindi in questa insolita gara di solidarietà . Partendo da sindaco e parroco. Servivano almeno 18mila euro per garantire il viaggio e il nuovo alloggio: quindici euro a famiglia.
«All’inizio non è stato per nulla facile, non ci seguiva praticamente nessuno», racconta Massimiliano Zannoni. «Più le persone si rendevano conto dell’importanza dell’obiettivo e della concretezza di questo sostegno più si facevano avanti. Siamo quindi riusciti a mettere insieme un centinaio di famiglie praticamente contattandole una a una. E’ stata un’operazione fatta da cittadini con i cittadini».
A chi li critica perchè “con quei soldi si poteva aiutare una famiglia italiana”, Zannoni risponde deciso: «Io aiuto chi mi trovo davanti, a prescindere da chi sia, che religione segua o a quale nazione appartenga. Inoltre chiedo a queste persone che si lamentano che cosa fanno loro per i bisognosi, italiani o stranieri che siano?».
Accogliere ieri quella famiglia è stata già una enorme ricompensa a tutti gli sforzi fatti. «Non trovo le parole per descrivere quel momento. Per loro è cominciata una nuova vita che non speravano più di poter vivere. Ed è anche per noi è stata una forte emozione».
«E’ nato tutto dai racconti di alcuni ragazzi che, nell’ambito dell’operazione Colomba, avevano visitato negli anni scorsi alcuni campi profughi in Libano», spiegano dalla Comunità Papa Giovanni.
«Massimiliano e Gilda hanno voluto fare la propria parte in modo diretto per aiutare queste persone che sono tra l’altro quelle più povere perchè non possono permettersi nemmeno quei viaggi della speranza che spesso conducono alla morte in mare. Ovviamente questa famiglia non sarà solo ospitata ma lavoreremo per una sua piena integrazione nella città ».
(da “L’Espresso”)
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Gennaio 30th, 2017 Riccardo Fucile
WORLD OF FIREFIGHTERS: ORGOGLIO ITALIANO NELLA CERIMONIA IN GERMANIA… L’ITALIA DEL CORAGGIO, DELLA SOLIDARIETA’ E DELL’ALTRUISMO ESEMPIO PER TUTTI… MA RESTANO I MENO PAGATI
I Vigili del fuoco italiani si sono classificati al primo posto del World of Firefighters – Conrad Dietrich
Magirus Award 2016.
Il concorso premia ogni anno a livello mondiale le squadre dei Vvf che si sono contraddistinte nel loro lavoro per efficienza e coraggio.
Il team italiano è stato scelto per l’attività svolta a seguito del sisma che ha colpito l’Italia centrale il 24 agosto 2016.
In rappresentanza di tutto il Corpo, a ritirare il premio durante la cerimonia tenuta a Ulm, in Germania, quattro membri dei Vigili del fuoco: Raimondo Montana Lampo, Antonio Di Malta, Oronzo Passabi e Giovanni Salzano .
E’ motivo di orgoglio che i nostri “eroi” del terremoto e della slavina di Rigopiano abbiano avuto un riconoscimento a livello mondiale. In un’epoca dove viene propagandato l’egoismo, l’indifferenza verso i più deboli e l’odio verso i diversi, è importante che chi si dedica con passione e coraggio a salvare vite umane non si senta solo nella sua opera umanitaria.
E’ anche l’occasione per ricordare che i nostri vigili del fuoco saranno sicuramente i più bravi, ma certamente i meno pagati, in confronto a tanti colleghi europei.
Facile, per i vari governi di destra e di sinistra che si sono succeduti, congratularsi per i risultati, ma quando si è trattato di adeguarne gli stipendi ai livelli europei, se ne sono fregati tutti.
Non ultima la polemica sugli 80 euro in meno nella busta paga di gennaio, una vergogna planetaria.
E’ ora di porvi rimedio, senza se e senza ma.
(da agenzie)
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Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
SFILA A ROMA CHI VUOLE VENDERE L’ITALIA A EVASORI FISCALI, PETROLIERI, FINANZIERI, OLIGARCHI ED EX AGENTI DEL KGB… FINO A IERI “PADANIA IS NOT ITALY” ED “EUROPA NAZIONE”, OGGI ACCATTONI E MARCHETTARI ALLA CORTE DI USA E RUSSIA
“Vogliamo vincere” è l’unico concetto che sanno esprimere i tre esponenti della Trilateral della Patacca andata in onda in piazza San Silvestro a Roma.
Dopo il flop di piazza del Popolo i “sovranisti del sabato” stavolta ripiegano su una piazza molto più piccola coi soliti trucchetti: palco gigante spostato in avanti per ridurre il terreno calpestabile e garantire l’effetto pienone uso media.
Ma, nonostante le truppe cammellate, anche stavolta non si superano le 10.000 unità in una città dove la Meloni aveva preso 269.760 voti alle comunali, tanto per dare l’idea.
Meno dei 10.749 voti raccolti dal Partito liberale di cui nessuno ricorda persino l’esistenza, meno dei 10.371 voti raccolti dal neo Partito comunista, altro residuato bellico.
La Questura, mossa a pietà , evita persino di rendere ufficiale i dati del flop mentre
i giornalisti sono più attenti al cappottino rosso della Santanchè e al suo nuovo fidanzato Dimitri che alla solita minestra riscaldata distribuita da chi è abituato a scondinzolare per garantirsi una ciotola.
Chi fino a ieri usava il tricolore come carta igienica e rivendicava la secessione della Padagna oggi si scopre difensore dei “sacri confini”, chi manifestava con megafono in mano per L’Europa nazione oggi inneggia all’ex agente del Kgb e all’evasore fiscale a stelle e striscie, lo stipendiato che leggeva al Tg4 le veline di Silvio ora si sente premier del tarocco, tutti starnazzano contro i poteri forti e le banche, salvo trovarsi accanto petrolieri, finanzieri, azionisti della Exson e della Gazprom, corruttori e razzisti.
Diamo atto a Salvini di aver espresso involontariamente la migliore battuta del tragico pomeriggio: dopo aver invitato i magistrati a non interessarsi delle olgettine, ha proposto di legalizzare la prostituzione.
Per una volta siamo d’accordo con lui: è ora che certi trans-formisti paghino l’imposta del loro status di mestieranti della politica.
Cambiano i protettori, ma loro sono sempre ad adescare i passanti.
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Gennaio 24th, 2017 Riccardo Fucile
IMPEDITA A UNA FAMIGLIA EGIZIANA LEGITTIMA ASSEGNATARIA DI PRENDERE POSSESSO DI UN ALLOGGIO POPOLARE, CI DEVONO STARE GLI ABUSIVI ITALIANI: E LA POLIZIA STA A GUARDARE
Da una parte c’è una coppia di giovanissimi romani, lei 17 anni, incinta al sesto mese, lui ventenne precario.
Dall’altra una famiglia di origine nordafricana, padre, madre e 5 figli.
I primi sono occupanti abusivi di una casa dell’Ater in via Montecucco, al Trullo. I secondi, legittimi assegnatari proprio di quell’appartamento.
Poveri da una parte e poveri dall’altra, il buon senso avrebbe indotto a trovare da tempo un alloggio ad entrambi.
In mezzo, la sedicente destra sovranista romana a soffiare sul fuoco in un quartiere di periferia e a scandire lo slogan «Prima gli italiani».
Dopo lo sgombero in mattinata della coppia di romani da parte dei vigili urbani (in esecuzione di un’ordinanza della magistratura), un picchetto di poche decine di persone ha bloccato l’ingresso al condominio ai legittimi assegnatari e facendo intanto rientrare nella casa i due giovani italiani.
Così, poco più di un mese dopo le barricate dei residenti di San Basilio contro l’arrivo di una famiglia di origine marocchina che avrebbe dovuto prendere possesso di una casa popolare, il Trullo diventa il teatro di una nuova guerra tra poveri.
Perchè così come a San Basilio, anche ieri in via Montecucco la famiglia di egiziani ha rinunciato all’assegnazione di quella casa visto il clima che si era creato. Ora, insieme al dipartimento del Comune proveranno a trovare una nuova soluzione
Sul posto la polizia ha preso atto della situazione senza intervenire.
Ma Minniti non era il ministro muscolare che aveva promesso legalità ?
Che imput ha avuto il questore di Roma per consentire un palese compimento di reato?
Non esiste più il reato di omissione di atti di ufficio con il nuovo ministro degli Interni?
E se Minniti non era al corrente, che provvedimenti intende prendere nei confronti del Questore di Roma?
La destra è legalità .
Ha diritto a una casa popolare chi ne ha bisogno vitale e chi ne ha titolo, perchè tutti gli esseri umani hanno diritto a una vita dignitosa: questo differenzia la destra sociale da quella razzista.
E finiamola di deformare i richiami al passato: Mussolini avrebbe fatto caricare il picchetto “asociale” in 30 secondi: lui le case popolari le ha costruite per tutti, non ci ha speculato discriminando i poveri.
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