Ottobre 17th, 2016 Riccardo Fucile
GLI EX VENDOLIANI STEFANO E URAS LANCIANO LA PROVOCAZIONE, RIVOLGENDOSI ALLA SINISTRA INCERTA
E nasce anche il “libero comitato del So”.
Dario Stefà no e Luciano Uras, senatori eletti nelle file vendoliane di Sel (ma ora nel gruppo mistro), hanno lanciato la provocazione in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre: “Sulla costituzione dei comitati del Sì e del No di ispirazione partitica ci siamo espressi senza riserve, convinti come siamo che non aiuteranno la discussione con e tra i cittadini, all’interno delle nostre comunità territoriali. Siamo favorevoli invece — permettete il gioco di parole — ai liberi comitati del So, perchè lo spazio pubblico di questo appuntamento elettorale non deve e non può essere esclusivo appannaggio dei partiti e dei movimenti politici o dei loro rispettivi rappresentanti”.
Una provocazione accompagnata però da un documento, che sarà inviato alla sinistra ancora incerta.
A quelli che ormai sono chiamati l’armata del “forse”, soprattutto del “forse Sì” e che vede arruolati Fabrizio Barca, ex ministro della Coesione, e il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda.
Anche Giuliano Pisapia, leader della Sinistra ed ex sindaco di Milano, ha anticipato che “non sta dalla parte del No”.
La variabile “cambiamento dell’Italicum”, la legge elettorale, fa la differenza.
Però si è capito che eventuali modifiche dell’Italicum non ci saranno concretamente se non dopo il referendum.
La sinistra dem di Speranza, Cuperlo e Bersani sta trattando sulla legge elettorale per evitare un No al referendum già annunciato: tra oggi e domani ci sarà la riunione della commissione Guerini — quella insediata dopo la direzione del Pd del 10 ottobre — dove si confrontano i capigruppo Ettore Rosato e Luigi Zanda, il presidente del partito Matteo Orfini e Gianni Cuperlo.
Scetticismo su un patto politico che scongiuri la frattura nel Pd.
Il fronte politico del “forse”, a 48 giorni dal referendum, non si è assottigliato.
Stefà no è convinto che si va al contrario ingrossando e che a sinistra molti sono tentati dal Sì. Scrive nella lettera aperta: “Noi ci iscriviamo allo stesso partito di Giuliano Pisapia, quello che non accetta che il confronto sulla revisione costituzionale, si trasformi in uno scontro mortale tra le diverse anime del campo democratico e progressista, a danno della prospettiva di un governo avanzato del paese, nel più ampio interesse popolare”.
Barca in un blog di qualche settimana fa, non più aggiornato, usa la metafora dell’Elefante e del Cavaliere per parlare del conflitto tra sentimento e ragione.
Il Cavaliere “sa guardare lungo e intravede rischi e opportunità “. Nel caso specifico, della riforma costituzionale, esaminati uno a uno i pro e i contro, il saldo è pari, “”giudizio di invarianza””.
Conclusione: andate a votare, anche forse.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 16th, 2016 Riccardo Fucile
INTERVISTATO DA LUCIA ANNUNZIATA: “BANCHE, PSE, MERKEL E USA SI FACCIANO GLI AFFARI LORO”
“Una finanziaria abbastanza elettorale che dà tantissimo agli industriali schierati per il Sì”. “Le modifiche all’Italicum? Gli impegni che assume Renzi hanno una credibilità limitata”. “Il parere favorevole alla riforma della Costituzione di Confindustria, Jp Morgan, Pse e Merkel? Si facciano gli affari loro”.
Massimo D’Alema si conferma il protagonista della lotta contro l’esecutivo in vista del referendum del 4 dicembre prossimo.
Intervistato da Lucia Annunziata su Rai3 ha ribadito di non sentirsi particolarmente coinvolto dalle dinamiche interne al Pd, ma di volersi battere contro una “legge pasticciata e confusa”.
E agli attacchi del sottosegretario Luca Lotti che lo ha accusato di essere “accecato dall’odio per non aver avuto la poltroncina di consolazione” ha ribattuto: “Io non ho insultato nessuno, ma sono oggetto di insulti. Il presidente del Consiglio è circondato da un certo numero di uomini di mano. Del resto, ognuno ha i suoi bravi“
La prima critica di D’Alema è stata per la manovra approvata dall’esecutivo nelle scorse ore: “Lascia molto perplessi”, ha detto.
“E’ basata su previsioni di crescita che il governo ha fatto ma che sono incerte. Prevede tagli che non si capisce bene come e dove saranno fatti e prevede la distribuzioni di bonus. In alcuni casi sono giusti. Qualcosina va ai pensionati e tantissimo agli industriali. Del resto Confindustria si è già schierata per il Sì e quindi è pure giusto che avesse i suoi ritorni. Mi sembra una finanziaria abbastanza elettorale“.
E ha aggiunto: “Per la crescita più che bonus servono investimenti”.
L’ex presidente del Consiglio è in prima fila per il No insieme a un fronte variegato che va dal berlusconiano Renato Brunetta a Pippo Civati.
Una varietà che non scandalizza D’Alema: “Io non metto insieme nessuno. Penso che, come naturale, il No sia traversale. Ce ne saranno tanti anche con diverse motivazioni. Mi sembra più grave che si governi con chi ti è sempre stato contrario e muove da principi diversi dai tuoi”.
Tra chi la pensa come lui, ha detto, c’è anche la fascia più giovane della pololazione: “La maggior parte dei giovani voteranno per il No, quindi quando Renzi parla dei giovani non c’è riscontro statistico”.
Quindi al di là dei volti, D’Alema ha voluto porre l’attenzione sulle sue contestazioni alla legge Boschi: “Quello che voglio mettere in luce è che io mi oppongo a questa riforma perchè la ritengo sbagliata. Non si supera il Senato, non si supera il bicameralismo che rimane su molti temi fondamentali un bicameralismo perfetto. E’ una legge pasticciata e confusa che non renderà più snelle le nostre istituzioni. Inoltre c’è una vena accentratrice molto profonda approfondendo un divario irragionevole tra le regioni a statuto speciale e quelle a statuto ordinario”.
D’Alema ha anche detto di “non far parte di nessun fronte del No”, ma di condividere semplicemente la battaglia contro la legge Boschi con altre personalità : “Io ho preso l’iniziativa”, ha spiegato, “di promuovere e di chiamare a raccolta quei cittadini che si riuniscono nei valori del centrosinistra e per questo si oppongono a questa riforma”. Quindi a lei non importa cosa sta succedendo dentro il Pd?
“Non è il mio interesse principale. Io faccio i migliori auguri alla commissione per la riforma dell’Italicum“.
Su questo ha aggiunto: “Nessuno potrà cambiare prima del referendum la legge elettorale. Si tratta di capire quale credibilità hanno gli impegni assunti dal presidente del Consiglio. Secondo me la sua credibilità è limitata“.
L’ex presidente del Consiglio ha poi commentato l’endorsement di Pse, Jp Morgan e Merkel in favore della riforma: “Il Pse si è schierato per il Sì al referendum costituzionale, buon ultimo dopo l’ambasciatore americano, Jp Morgan, Confindustria e la signora Merkel. Tutti questi signori, compreso il Pse, dovrebbero farsi i fatti loro e rispettare il popolo italiano”.
Ha detto anche di “non sentirsi solo” nella sua battaglia. “Da una parte sono schierati molti poteri forti dall’altra molti cittadini. Negli ultimi mesi il Pd ha perso elettori. Chi sta consegnando l’Italia a Grillo è Renzi. Gli ha appena consegnato Roma. Il nostro sindaco Marino è stato cacciato come fosse un ladro di polli. E ci sono moltissimi militanti della sinistra che sono d’accordo con me. Il mio lavoro è rimettere insieme un popolo che è disperso”.
D’Alema ha poi illustrato la sua proposta di legge per la riforma della Costituzione: “Noi facciamo una proposta piccola che si può approvare in sei mesi con l’aiuto di tutto il Parlamento”.
Cosa succede se vince il Sì secondo D’Alema?
“Verdini ha detto che in quel caso entra al governo, quindi non solo avremo una cattiva Costituzione, ma anche si consoliderà quel processo politico che si chiama Partito della nazione e delinea il netto spostamento verso il centro del Pd e una separazione ancora più profonda rispetto alla tradizione e ai valori della sinistra italiana”.
Mentre, sempre secondo l’ex presidente del Consiglio se vince il No: “Non si potrà andare ad elezioni anticipate, Renzi dovrà rifare la legge elettorale anche perchè la Corte ha deciso che si esprimerà dopo il referendum. Io non sono in lotta contro l’attuale governo, io mi batto contro una pessima riforma costituzionale e contro una pessima legge elettorale che ritengo dannose e riduttive dello spazio di partecipazione dei cittadini”.
E se Renzi si dimettesse?
“Questa domanda va fatta al presidente del Consiglio. Io all’indomani del referendum io continuerò al mio lavoro. Io non ho più l’età per avere cariche, ma mantengo una certa carica”.
Alla fine dell’intervista, D’Alema ha commentato la dichiarazione del sottosegretario Luca Lotti che ha detto che lui “è accecato da rabbia e odio per non aver avuto la poltroncina di consolazione”.
“Lei ha citato una persona che mi ha insultato”, ha detto. “Potrei citarne diverse altre che mi hanno insultato. Io non ho insultato nessuno, sono oggetto di insulti. Il presidente del Consiglio è circondato da un certo numero di uomini di mano. Del resto, ognuno ha i suoi bravi“.
E ha concluso: “Io vengo insultato e calunniato ma non mi fa male perchè ritengo di essere nel giusto. La Costituzione diceva Palmiro Togliatti è l’arca dell’alleanza e quelli dettero una grande lezione: erano divisi aspramente e scrissero la Costituzione insieme. Oggi noi abbiamo una Costituzione di governo, il che dal punto di vista di un Partito che si definisce democratico è un errore gravissimo“.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 14th, 2016 Riccardo Fucile
SONDAGGIO IXE’, RENZI AGGUANTA IL PARI: ENTRAMBI AL 37%… ANCORA QUALCHE APPARIZIONE DI SALVINI, BRUNETTA E DIBBA E MATTEO MANGIA IL PANETTONE
È testa a testa tra Sì e No al referendum costituzionale, a poco meno di due mesi dal voto del 4 dicembre.
I due fronti, infatti, sono appaiati al 37%, con gli elettori Pd compatti per confermare la riforma costituzionale (70%) e quelli del M5S decisamente contrari (65%).
Lo dice un sondaggio dell’Istituto Ixè, illustrato ad Agorà su Raitre.
Se si votasse oggi, inoltre, l’affluenza sarebbe del 51%, mentre andrebbe alle urne il 76% degli elettori Pd, il 62% del M5S, il 70% della Lega Nord e il 49% di Forza Italia.
Queto ultimo dato fa riflettere.
Mentre il Pd riesce a mobilitare 3 propri elettori su 4, M5S e Lega ne convincono solo 2 su 3 e Forza Italia 1 su 2.
Non solo, in base ad altri sondaggi il 40% degli elettori di Forza Italia sarebbe intenzionato a votare Sì, cosi come il 20%-25% di quelli di Lega e M5S.
Compensati solo in parte da un 20% di elettori Pd indirizzati verso il No.
Non a caso il 37% del No rappresenta un 25% in meno rispetto alla somma M5S-Centrodestra-Sinistra Italiana che sono schierati per il rifiuto della riforma.
(da agenzie)
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Ottobre 13th, 2016 Riccardo Fucile
E NEL CENTRODESTRA MOLTI SONO INTERESSATI ALLA RIFORMA ALTERNATIVA
Lui, il leader Maximo riesce persino nell’impresa di riunire Gasparri e Fini: “Non ho provato disagio per la presenza di Fini — dice il vicepresidente del Senato — perchè per fortuna c’era D’Alema”.
A pochi metri di distanza ecco Pippo Civati, uno che qualche anno la nomenklatura comunista (o post) l’avrebbe rottamata o, anche lui, arsa col lanciafiamme: “Io sono d’accordo con la proposta che è stata fatta in questa sede, anche perchè coincide con la mia. Parliamoci chiaro: già vedo i siti che ironizzano sulle facce presenti qui. Ma non farei il gioco delle facce in questi termini visto che dall’altro lato ci sono Verdini e Alfano. Ragionerei della proposta politica”.
Ecco: la prima, vera, proposta che non sia solo un no alle riforme di Renzi, ma anche un sì a una riforma alternativa ha i baffi di Massimo D’Alema, pubblico nemico del renzismo.
Messa nero su bianco e presentata nel corso di un incontro organizzato dalla Fondazione ItalianiEuropei e Magna Carta di Gaetano Quagliariello, ex ministro per le riforme del governo Letta.
Un disegno di legge in tre punti: riduzione del numero dei parlamentari, elezione diretta dei senatori e istituzione di una Commissione di Conciliazione tra Camera e Senato, sul modello americano.
Più che di testimonianza, di mossa politica si tratta, perchè — spiegano fonti informate — entro una settimana “il ddl raccoglierà un centinaio di firme”.
Parterre trasversale in sala, perchè, dice Quaglieriello, “quando si parla di Costituzione, la normalità è che collabori chi la pensa diversamente”.
Parecchia Forza Italia applaude, da Paolo Romani a Maurizio Gasparri ad Altero Matteoli: “Certo che — dice Lucio Malan — la Bicamerale era la nona sinfonia di Beethoven rispetto alla musica di Renzi”.
Lui, dal palco, suona la musica ascoltata in un silenzio quasi religioso: “Chiariamo che non esiste uno schieramento politico del no, mentre esiste un blocco politico del sì, il partito della Nazione, che coincide con parte della maggioranza di governo, coeso, minaccioso, sostenuto anche da poteri forti, e da parte del sistema dell’informazione che lancia insulti che non dovrebbero appartenere al confronto cui siamo chiamati, alimentando un clima di paura e intimidazione da far sentire in colpa chi è per il No come se portasse il paese verso il baratro”.
Massimo Mucchetti, che non ha perso l’immediatezza del giornalista di razza, dà la chiave: “Significa che il 5 dicembre, nel caso vincesse il no, non sarebbe la fine del mondo, ma si apre un confronto in Parlamento su alcuni punti. Lo ha capito il Financial Times, lo capiranno gli italiani. Non finisce il mondo nè la legislatura”.
Prosegue infatti D’Alema, con tono quasi pedagogico: “Non credo che la vittoria del no possa avere effetti catastrofici, in termini di crisi politica, cosa che non si può dire in caso di vittoria del sì che potrebbe spingere a elezioni anticipate sulla scia del plebiscito. E, in caso di vittoria del no, sarebbe un obbligo la revisione della legge elettorale. Un obbligo, non la concessione di un sovrano, diciamo”.
Si intravede, neanche tanto nascosto, l’abbozzo — attorno ai tre punti “limitati”, “chirurgici”, “che si approvano in sei mesi” — se non il programma di un nuovo governo di scopo, quantomeno la trama di una maggioranza per il 2018.
Un disegno per disinnescare il plebiscito.
Orfini, allievo che ha rinnegato il maestro, da tempo lo ha spiegato a Renzi: “Per la prima volta da tempo, al netto del rancore, Massimo ha un disegno. Un governo che arrivi al 2018 e cambi la legge elettorale, nel frattempo si fa il congresso… è ovvio che il candidato loro è Letta”. Sia come sia, la notizia è che si appalesa un terzo punto di vista, tra il sì di Renzi e il no di stampo grillino, che in fondo al premier piace. Ed è un “no per le riforme”: “Nello statuto del mio partito — dice D’Alema c’è scritto: mettere fine alla stagione delle riforme fatte a maggioranza. Ecco, difendo i valori fondamentali del mio partito che chi dirige ha dimenticato”.
Interessante il parterre di Forza Italia, dopo che Confalonieri ha detto al Corriere, di fatto, che vota sì.
Arriva Maurizio Gasparri, per dirsi pronto al confronto. Poi, con Romani, si allontana proprio per parlare del Biscione, sdraiato sulle ragioni del governo.
Lui, dal palco, non rinuncia al gusto della sferzata: “Chi accusa il fronte del No al referendum di tirare la volata a M5s dovrebbe ricordare che è stato il Pd a consegnare la capitale del paese a Grillo con operazioni che resteranno scritte nei manuali della politica, per spiegare come non si fa la politica. Un minimo di riflessione autocritica, prima di rilanciare accuse”. Diciamo. Esce Cirino Pomicino: “Qua se vince il sì debbo andare in clandestinità ”.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 12th, 2016 Riccardo Fucile
DAL DOPPIO TURNO DI COLLEGIO AL NO PREFERENZE, FINO ALLA BATTAGLIA PER LE PREFERENZE
Tenetevi forte: saliamo sulle montagne russe. 
Dicembre 2005, nasce il Porcellum. È in fasce e fa già schifo a tutti, per capirlo basta il nome.
Negli anni sarà definito schifezza, indecenza, vergogna, verrà dichiarato incostituzionale, si invocheranno governi di scopo per cancellarlo.
Ma dura tre elezioni: una vinta a destra, l’altra a sinistra, la terza finita in pareggio.
Ma quando a fine 2011 era arrivato Mario Monti, i partiti non avevano altra incombenza che rifare la legge elettorale.
Un un terzetto di prescelti – Maurizio Migliavacca per il Pd, Denis Verdini per il Pdl, Nando Adornato per i centristi – si incontra e tratta. Il Pd vuole il sistema francese con doppio turno di collegio, il Pdl risponde ok, perfetto, allora dateci il semipresidenzialismo. Il semipresidenzialismo? Mai! Provocazione! Scandalo!
Insomma, salta tutto (se non riuscite a stare dietro a doppi turni, collegi eccetera non importa, la trama non ne risentirà ).
Allora il Pdl dice: teniamo il Porcellum e aggiungiamo le preferenze, così l’elettore si sceglie il parlamentare. Le preferenze? Mai! Provocazione! Scandalo!
Anna Finocchiaro: «Siamo contrari alle preferenze». Pierluigi Bersani: «Collegi, non preferenze, non possiamo metterci fra Tangentopoli e la Grecia». Vannino Chiti: «Niente ritorno alle preferenze».
Salta tutto. Si torna al voto col Porcellum, febbraio 2013.
Bersani non riesce a fare il governo. Lo fa Enrico Letta col centrodestra.
Si comincia a lavorare alla nuova legge elettorale. Si istituisce un apposito comitato di saggi.
Nel frattempo, nel Pd, Roberto Giachetti, che è in sciopero della fame per sollecitare la cancellazione del Porcellum, propone – per sicurezza, casomai i saggi fallissero, o si dovesse tornare alle urne – di ripristinare il Mattarellum, la legge degli anni Novanta. Bastano quindici giorni, dice.
Il Mattarellum, capito? Cioè: niente preferenze, ma collegi. Eppure nel Pd firmano soltanto in una cinquantina.
Ma a poco a poco arrivano altri, da Scelta civica, dal Pdl (Antonio Martino), da Sel, e quando si tratta di votare una mozione di indirizzo, una semplice dichiarazione d’intenti, il Pd con segretario Guglielmo Epifani riunisce il gruppo parlamentare e le firme vengono ritirate. Tutte.
Di colpo, niente collegi. Fate attenzione: quando il Pdl voleva le preferenze, il Pd voleva i collegi. Quando Giachetti voleva i collegi, il Pd non li voleva più: stava passando alle preferenze.
La mozione viene votata dai grillini: se il Pd ci fosse stato, oggi ci sarebbe il Mattarellum. Se ne va Letta, tocca a Matteo Renzi e si incardina l’Italicum, che non prevede preferenze, ma brevi liste bloccate.
E – magia! – la minoranza del Pd, che era maggioranza fino all’arrivo di Renzi, si invaghisce delle preferenze.
Bersani: «I cittadini debbono poter scegliere i loro deputati. Su questo non intendo desistere: va bene la ditta e la fedeltà ma quando si arriva a temi di democrazia…».
Gianni Cuperlo sarebbe ancora per i collegi ma «vanno bene anche le preferenze».
Miguel Gotor raccoglie le firme attorno a una proposta: 25 per cento di nominati, 75 per cento con le preferenze.
Si rifà l’Italicum. Come chiede la minoranza Pd, si cambiano le soglie per entrare in Parlamento e per ottenere il premio di maggioranza, soprattutto si inseriscono le preferenze nelle percentuale del settantacinque.
Tutto a posto? No.
Adesso la minoranza Pd ci ha pensato bene, vuole il Mattarellum che non voleva quando a volerlo era Giachetti.
La minoranza Pd riraccoglie le firme per «riequilibrare governabilità e rappresentanza e dare diritto di tribuna ai partiti più piccoli». Cuperlo: «Si riparte insieme dal Mattarellum!».
Ripartiamo: che verbo preciso.
Mattia Feltri
(da “La Stampa”)
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Ottobre 12th, 2016 Riccardo Fucile
UN NO TRASVERSALE ALLA PRESENTAZIONE DELLA PROPOSTA ALTERNATIVA DI D’ALEMA E QUAGLIARELLO: DA RODOTA’ A FINI, DA GASPARRI A CIVATI, DA FEDRIGA A ZOGGIA, DA INGROIA A DINI
“Non esiste uno schieramento politico del No, questa è la differenza fondamentale in questa campagna. Esiste invece un blocco governativo del Sì, il cosiddetto partito della Nazione, che coincide con la maggioranza di governo ed è sostenuto dai poteri forti di questo Paese”.
Lo dice Massimo D’Alema ad un’iniziativa a Roma sul referendum.
“Uno schieramento — aggiunge — minaccioso che lancia insulti che non dovrebbero appartenere al confronto cui siamo chiamati e così minaccioso che ha avviato campagna minacciando la fine del mondo se dovesse vincere il no, alimentando un clima di paura e intimidazione da far sentire in colpa chi è per il No come se portasse il Paese verso il baratro”.
D’Alema ha presentato insieme a Gaetano Quagliariello una controproposta di riforma costituzionale.
Rivolgo un appello ai parlamentari — continua l’ex leader dei Ds — visto che quella è una delle varie poltrone a cui ho rinunciato senza cercarne altre, perchè all’indomani del referendum portino avanti la nostra proposta perchè il cammino delle riforme non si ferma se vince il No”.
La proposta prevede tra l’altro la riduzione del numero dei parlamentari: taglia i deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200. .
“Si toglie così -spiega sul punto- anche quel l’unico argomento vero della campagna governativa: ‘cacciamo i politici’, dicono, che come slogan del capo dei politici… Il populismo è un problema del nostro tempo ma il populismo dall’alto è molto più pericoloso di quello del cittadino comune”.
Tra le altre cose l’ex presidente del Consiglio ha aggiunto che “nel mio partito si usa dire che il No aprirebbe la strada a Grillo. Ma chi dirige il mio partito ha già aperto la strada a Grillo consegnandogli la Capitale del Paese…”.
E lo si è fatto, aggiunge, “con operazioni che saranno sui manuali di politica come esempio di come non si fa politica”.
D’Alema ha attaccato tra gli altri anche Confindustria: “Dottoreggia — dice — su come la politica deve tagliare i suoi costi, forse sarebbe meglio si occupasse dei conti del Sole 24 Ore“.
Quanto al merito della riforma, “nell’atto fondativo del Pd ce l’impegno contro riforme costituzionali fatte a maggioranza. Sono principi del partito a cui io sono iscritto e a cui mi attengo a differenza di chi dirige il Pd”. ”
Tra il pubblico, ad ascoltarlo, un pubblico a dir poco trasversale: dal giurista Stefano Rodotà agli esponenti del centrodestra Maurizio Gasparri, Paolo Romani, Lucio Malan e Massimiliano Fedriga, da Pippo Civati all’esponente della sinistra Pd Davide Zoggia.
E poi una serie di esponenti della vecchia guardia: Gianfranco Fini, Lamberto Dini, Paolo Cirino Pomicino.
“Non è strano — dice Gaetano Quagliariello — che esponenti di schieramenti diversi si ritrovino sulle stesse posizioni a proposito della Costituzione. E strano semmai che chi propone un cambio radicale della nostra Carta”, ovvero Matteo Renzi, ” sia così solo”.
(da agenzie)
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Ottobre 12th, 2016 Riccardo Fucile
STANCO DEL DIBATTITO, UN UOMO DI 37 ANNI FA INTERROMPERE LA RIUNIONE AL CIRCOLO ARCI DI PISTOIA
Un “rimedio” estremo alla noia del dibattito sul referendum. 
A Pistoia, un uomo di 37 anni ha allertato la polizia denunciando la presenza di una bomba nella sede di un circolo Arci della città toscana dove era in corso un dibattito sul referendum costituzionale in programma il 4 dicembre.
Infastidito, forse annoiato, l’uomo, presente nel circolo Arci-Bonelle, in via Bonellina, ha composto il 113 e ha annunciato la presenza dell’ordigno esplosivo, chiudendo subito la comunicazione.
I carabinieri del Norm sono subito intervenuti e hanno individuato l’autore della bravata, che ha poco dopo confessato-
Ai militari l’uomo ha poi detto di avere agito così perchè ‘seccato’ dal prolungarsi della riunione.
Compiuti i necessari accertamenti sulla provenienza della chiamata, i carabinieri lo hanno condotto negli uffici di viale Italia e denunciato per procurato allarme presso le autorità .
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 12th, 2016 Riccardo Fucile
IL COMITATO PD USA BERLUSCONI PER PROMUOVERE IL SI’ ED ESPLODE LA POLEMICA… MA LE ANALOGIE CI SONO ANCHE CON LE PROPOSTE DEL M5S
Il titolo dell’articolo sul sito “bastaunsi.it” non lascia spazio a molte fantasie: “I punti in comune tra riforma costituzionale e programma del Pdl 2013”.
L’intento della campagna della maggioranza del Pd è chiaro — come spiegato in altri ambiti anche da Matteo Renzi, cioè conquistare voti a destra — ma, una titolazione così netta e con il simbolo del vecchio partito di Silvio Berlusconi che campeggia, rischia di trasformarsi in uno spot alla rovescia.
Soprattutto alla luce del marasma interno al partito, con la sinistra interna di Pierluigi Bersani che ha annunciato di votare No.
I punti di contatto tra quanto prospettato dal Popolo della Libertà tre anni fa e dal governo adesso, secondo il comitato per il Sì del Pd, sono diversi.
La riforma risponderebbe al capitolo del programma del centrodestra “Istituzioni adeguate e moderne favoriscono lo sviluppo del Paese”.
Nello specifico, il Pdl proponeva “riforma del bicameralismo, Senato federale, dimezzamento del numero dei parlamentari e delle altre rappresentanze elettive”; “Revisione dei regolamenti parlamentari e snellimento delle procedure legislative, con tempi certi per l’approvazione delle Leggi”; “Abolizione delle Province tramite modifica costituzionale”.
Nell’articolo si aggiunge che è “interessante notare come nel programma di partiti di ogni colore siano presenti gli stessi punti portati avanti da questa riforma costituzionale”.
Infatti giorni fa il sito pubblicò un articolo simile ma con le analogie tra la modifica costituzionale varata dalla maggioranza e quella dei M5S.
“La riforma promuove alcuni punti che sembrano ispirati al programma presentato alle elezioni politiche del 2013 proprio dal movimento di Grillo”, c’era scritto.
Solo che l’accostamento con il vecchio Pdl fa molto più rumore.
Polemica su Twitter l’eurodeputata di Possibile Elly Schlein, fuoriuscita del Pd: “Siamo di fronte al tipico fail di chi vuole rivolgersi a tutti, dimenticando che dovrebbe rappresentare qualcuno…”
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 12th, 2016 Riccardo Fucile
I SI’ CHE NON TI ASPETTI DEGLI EX “MILITANTI DELLA RIVOLUZIONE” DIVENUTI BUONI BORGHESI
A meno di due mesi dal fatidico 4 dicembre e all’indomani di una disastrosa direzione del Pd, Matteo Renzi incassa un sì inaspettato: quello di 68 ex militanti, dirigenti o semplici attivisti del movimento del 1968. Addirittura.
In sostanza, un pezzo di vecchia guardia, quella dalla quale il premier-segretario si è sempre smarcato, quella che ha voluto in tutti i modi superare: troppo ideologizzata. Ebbene, tra i sessantottini c’è chi non si sente attaccato o messo da parte da Renzi. Anzi. Ed è così che nasce l’idea di un appello per il sì, firmato da chi viene da Avanguardia operaia, la stessa organizzazione in cui militò Pier Luigi Bersani, per dire.
E ci sono i sì di chi ha un passato in Lotta Continua, Movimento studentesco, Movimento Lavoratori per il Socialismo, organizzazioni che tra l’altro all’epoca facevano fatica a esprimere istanze unitarie, molta fatica.
Eccoli qui, dunque, uniti a dire sì alle riforme di Renzi.
Ed ecco il testo in anteprima per Huffington Post.
“Lungo gli anni di un mai cessato impegno pubblico, abbiamo appreso che la democrazia — recita l’appello – non è un tram che si prende e dal quale si scende alla fermata improbabile di qualsiasi tipo di rivoluzione; non significa solo gridare nelle piazze, nelle assemblee, sui social-media le proprie ragioni; non è soltanto rappresentanza, ma anche governo; non è solo popolo, ma anche istituzioni. La Costituzione è bella, ma anche perfettibile. Il tempo presente richiede decisioni tempestive, apparati leggeri, eliminazione di doppioni inutili e costosi e l’allineamento istituzionale con le democrazie più avanzate. Ecco perchè noi voteremo Sì e invitiamo a votare Sì nel referendum costituzionale del 4 Dicembre 2016”.
Tra i promotori dell’appello, Renzo Canciani, Sergio Vicario, Giovanni Cominelli, Agnese Santucci, Aldo Tropea, Mario Martucci, Franco Origoni, tutti esponenti del Movimento Studentesco e oggi professionisti nel campo della comunicazione, dell’educazione scolastica, della consulenza aziendale e della grafica.
Ancora: Giovanni Lanzone ed Emilio Genovesi, ex dirigenti di Avanguardia Operaia; Carlo Panella e Giuseppina Pieragostini, scrittori e al tempo militanti di Lotta Continua a Roma; Piero Pagnotta, attivo nei collettivi studenteschi della Capitale e oggi dirigente d’azienda in pensione e collaboratore di Mondoperaio.
Con loro Gabriele Nissim, scrittore e promotore dei Giardini dei Giusti nel mondo, Maurizio Carrara, presidente del Pio Albergo Trivulzio, Erminio Quartiani, già deputato del Pd, Ennio Rota, già Presidente di Legambiente Milano e i giornalisti Lorenzo Fuccaro, Nino Bertoloni, Cesare Paroli, Luigi Quaranta e Danilo Taino, corrispondente da Berlino del Corriere della Sera.
Ma non c’è solo l’appello. C’è anche l’idea di organizzare un’iniziativa pubblica a novembre a Milano. E sono sì preziosi per il premier.
(da “Huffingtonpost”)
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