Dicembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
“HA SBAGLIATO A PERSONALIZZARE, E’ STATO UN MEGALOMANE, COSI’ HA COALIZZATO TUTTE LE OPPOSIZIONI”
È netto e impietoso il giudizio di Massimo Cacciari sul successo del No al referendum .”La
responsabilità di questo risultato – dice in una intervista a a Repubblica – è al 99 per cento del presidente del consiglio Renzi e della sua scriteriata presunzione. Ha creduto che il referendum sulla riforma costituzionale fosse il terreno buono su cui porre la propria egemonia. Ha perso la scommessa, ma ha così condotto il paese in una situazione di grande difficoltà “.
Professor Cacciari, dimissioni inevitabili per Renzi
«Renzi non ha più in alcun modo l’autorevolezza per essere la guida del paese, ma nel senso che occorre approvare la legge di stabilità , quindi fare la legge elettorale e trovare il consenso presso le attuali opposizioni. E non credo che Grillo sia disposto a concedere un’unghia… ».
Quale è il suo stato d’animo?
«Sono preoccupato, preoccupatissimo, perciò dicevo di votare Sì al referendum. Ma con le “capre pazze” è impossibile ragionare. E la prima è il presidente del consiglio che ha condotto questa battaglia referendaria con istinti suicidi ».
Non doveva personalizzare?
«Personalizzando come ha fatto, ha coalizzato tutte le opposizioni trasformando il referendum sulla Carta in un referendum su di sè. Se l’avesse condotta pacatamente questa campagna, senza la propaganda faraonica su tutte le reti della tv di Stato, il risultato sarebbe stato diverso».
Quanto al futuro del presidente del Consiglio, Cacciari non reputa finita la sua carriera politica
“È un animale politico, non rinuncerà alla lotta politica. Si preparerà a sua volta per le prossime elezioni. Farà il partito di Renzi. In Italia c’è stata una legge sul divorzio e nel Pd lo capiranno: Renzi si farà il suo partito, gli altri il loro e potrebbe essere la soluzione ragionevole per rilanciare il centro sinistra: da un lato il patto di centro con Renzi e Ncd, all’altro la sinistra. La profezia è per una legge proporzionale con sbarramento del 3%, e debolissimo premio di coalizione. Un paese che s’impegna va a votare e dice che questo premier non va”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
FT: “PROBLEMA BANCHE, MPS IN PRIMIS”…LE FIGARO: “L’ITALIA RIPIOMBA IN UN PERIODO DI INCERTEZZA”
La notizia della sconfitta del Sì al referendum con le successive dimissioni di Matteo Renzi campeggia su tutte le principali prime pagine e homepage dei giornali di tutta Europa.
I leader dell’Ue non hanno dormito stanotte, si legge in una analisi della Bbc sulle preoccupazioni di Bruxelles dopo le dimissioni dell’ultimo premier di sinistra in Europa. Angela Merkel in Germania è troppo preoccupata a gestire la crisi, mentre la Francia è in balia degli euroscettici del Front National.
L’Italia invece “si sveglia stamani sotto le minacce di una crisi bancaria, disordini politici, e un gruppo di populisti anti-sistema pronto a bussare alle porte del governo. Eurozona e Ue sono avvertiti”.
Anche l’analisi del Guardian punta sui venti di populismo nel nostro Paese. Il quotidiano britannico evidenzia la reazione sui social del segretario della Lega Matteo Salvini, che scrive “Viva Trump, viva Putin, viva Le Pen e viva la Lega!”.
Il Guardian esprime preoccupazione, perchè le dimissioni di Renzi arrivano in un momento in cui il Paese “sta gestendo una serie di grandi questioni che non erano sulla scheda elettorale: la crisi migratoria in cui si sente abbandonata dall’Europa, una crisi bancaria non risolta, la disoccupazione, il debito al 132% del Pil, con nessuna soluzione in vista”.
“La più immediata e concreta preoccupazione – avverte Tony Barber sul Financial Times – riguarda il settore bancario. Il risultato del referendum mette in discussione la possibilità che Monte die Paschi, la terza e più fragile bbanca italiana, possa portare a termine l’aumento di capitale da 5 miliardi programmato per dopo il voto”
“Ora è tempo di Italexit”. Titola così il tabloid Daily Mail nell’apertura del suo sito dedicata al risultato del referendum costituzionale, che domina tutti i media britannici. I giornali, in particolare quelli popolari, fanno un parallelismo col voto sulla Brexit che ha sancito lo scorso giugno l’uscita del Regno Unito dall’Ue ipotizzando ora un addio dell’Italia all’euro.
Ironico è invece il Sun di Rupert Murdoch, che esordisce con un secco “Ciao Matteo”, rivolto al dimissionario presidente del Consiglio Matteo Renzi. Tutte le testate puntano sulle conseguenze a livello europeo della crisi di governo innescata in Italia e l’avanzata, che pare ormai difficilmente arrestabile, dei movimenti populisti.
I giornali francesci: spettacolare rottamazione di Renzi.
“Spettacolare rottamazione per il presidente del Consiglio italiano sulla riforma costituzionale”. Così il sito di Liberation commenta la sconfitta di Matteo Renzi al referendum costituzionale sottolineando che “l’Italia ripiomba in un periodo di incertezza”.
Per Le Monde, “Renzi aveva fatto del referendum sulla riforma costituzionale un fatto personale. E’ stato costretto a riconoscere la propria sconfitta dopo la bocciatura massiccia del suo progetto da parte degli elettori italiani”.
“Matteo Renzi si dimette dopo la bocciatura della sua riforma costituzionale”, scrive Le Figaro sul suo sito. “Le dimissioni aprono un periodo di incertezza sia politica sia economica in Italia – sottolinea il quotidiano francese – Dopo lo shock della Brexit e la crescita dei movimenti populisti, una nuova fase di instabilità nella terza economia della zona euro è possibile. Un governo tecnico, come l’Italia ha conosciuto diverse volte, dovrebbe essere rapidamente nominato. Diversi nomi già circolano per assumere la guida di questo governo, fra questi quello del ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan, allo scopo di rassicurare i mercati”.
Media tedeschi
Italia nuovo stress test per la Ue. È soprattutto sulle edizioni online dei quotidiani che si sviluppa in Germania il dibattito sull’esito del referendum in Italia, dati gli orari di chiusura tradizionalmente anticipati delle edizioni cartacee rispetto al resto d’Europa. “Renzi regala all’Europa il prossimo stress test” è il titolo della Frankfurter Allgemeine Zeitung online, che nota come “il fallimento del tentativo del premier e le sue dimissioni possono dare spinta ai populisti anti-Ue”.
“Con il voto non è solo fallita in maniera spettacolare la riforma della Costituzione ma l’intero progetto politico di Renzi”, scrive la Zeit online, sottolineando come le annunciate dimissioni del premier ne siano l’inevitabile conseguenza.
Di “nuovo, grave shock per la statica dell’Europa” parla anche Die Welt che teme l’ascesa dei 5 Stelle e il loro desiderio di voler proporre “un referendum sull’uscita dell’Italia dall’euro”. Ma il giornale conservatore critica anche l’Europa:
“Matteo Renzi era un motore di cui il continente aveva più che mai bisogno dopo la Brexit, ma l’Europa lo ha lasciato appeso”, scrive la Welt.
Anche la Bild online si chiede se “l’Europa può sopportare lo shock italiano” o se per il continente si apre “una nuova prova”, ma il tabloid osserva come per il momento “non ci sia stato alcun terremoto sui mercati finanziari”.
Per lo Spiegel online “l’Italia e l’Ue sono di fronte a tempi tempestosi”, e osserva che “il risultato del referendum e l’alta partecipazione al voto dimostrano che gli italiani sono estremamente insoddisfatti del loro Stato e delle loro èlite”, mentre “la lunga crisi ha divorato il ceto medio”.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
TRAVAGLIO: “RIVINCE LA REPUBBLICA”, CALABRESI: “RISCHIO SALTO NEL VUOTO”, SORGI: “CRISI SENZA PRECEDENTI”, FRANCO: “ORA SERVE RESPONSABILITA'”
Il referendum costituzionale registra la netta affermazione del ‘No’ con il 59,1% dei voti. I dati
definitivi (63.169 Sezioni) danno di conseguenza il Sì al 40,9 per cento. L’affluenza alle urne è stata del 68,48 per cento.
Sui quotidiani italiani si fa il bilancio della sconfitta di Matteo Renzi, con toni che passano dall’euforia del Fatto Quotidiano alla preoccupazione sul futuro della Repubblica e della Stampa, fino al richiamo alla responsabilità di tutti del Corriere della Sera.
Il Corriere della Sera.
In Italia “la democrazia è viva” scrive Massimo Franco nel suo fondo sul quotidiano milanese, guardando ai dati sull’affluenza. “Il risultato è la bocciatura imprevista di un’intera fase politica, che l’annuncio di dimissioni del premier sigilla”. Secondo l’editorialista, “il rottamatore è stato colpito da quello che pensava fosse il suo popolo. Ma dire che è una vittoria del populismo contro l’establishment suona riduttivo”. Sul voto ha influito una miscela di fattori, dall’ostilità contro Renzi alla voglia di difendere la Costituzione, fino al rifiuto di forzature parlamentari. Secondo Franco dal voto “è arrivato un messaggio di protesto, ma anche di grande responsabilità “, responsabilità che ora si richiede a tutte le parti in causa, in primo luogo al Governo, per cui “toccherà in primo luogo al capo dello Stato, Sergio Mattarella, fare in modo che il governo e Renzi interpretino al meglio il responso popolare, senza tentare improbabili rivincite”.
La Repubblica.
Il direttore Mario Calabresi segnala “l’affluenza straordinaria” al voto, rammenta l’errore di Renzi con “la malaugurata idea di trasformare il referendum costituzionale in un plebiscito su se stesso, in una sorta di nuova incoronazione” e guarda con preoccupazione al futuro. “Ora la realtà è il rischio di un ritorno alla palude e all’instabilità . Uno scenario di cui l’Italia non ha proprio bisogno. Questa mattina cominceremo subito a fare i conti con l’instabilità , quanto siamo vulnerabili ce lo diranno i soliti indici (spread e Borse) e dobbiamo sperare in un governo provvisorio che in tempi brevissimi abbia la forza di rassicurare e di mettere in sicurezza le banche. Se ciò non accadrà il prezzo non lo pagherà la finanza ma ogni risparmiatore italiano, ogni possessore di case con un mutuo e ognuno di noi. Non si vede all’orizzonte nessuna idea forte per rispondere alla crisi del Paese”.
Il Fatto Quotidiano.
Il referendum del 2016 ricorda quello sul divorzio del 1974. A scriverlo è Antonio Padellaro, ricordando una frase di Pietro Nenni: hanno voluto contarsi, hanno perso. Secondo Padellaro, Renzi “poteva accontentarsi di governare il Paese fino alla scadenza della legislatura del 2018. Ma una perniciosa bulimia di potere gli ha suggerito l’idea di accaparrarsi l’intero piatto”. Ma il premier “è stato sommerso da un plebiscito”, “la più pesante delegittimazione” possibile, “ha voluto la conta e ha perso tutto”. Per Marco Travaglio “nel nuovo referendum Monarchia-Repubblica, 70 anni dopo quello del 1946, ha rivinto la Repubblica. E con un distacco abissale, plebiscitario”. Impegnato in prima linea per il No, il direttore segnala che il Fatto Quotidiano si è ritrovato “solo a difendere la Costituzione, per il tradimento di buona parte del mondo intellettuale, culturale e artistico”, ma è riuscito a farcela. “La Costituzione, grazie a una provvidenza laica che si serve anche di alleati insospettabili e persino impresentabili, si è salvata un’altra volta. E ha salvato tutti noi – conclude – Anche chi voleva rottamarla”.
La Stampa.
Il direttore Maurizio Molinari scrive di un “popolo della rivolta” che manda a casa il premier con una “spallata”. A votare No sono le famiglie del ceto medio impoverito, i giovani senza lavoro, gli operai: per questo “servono in fretta risposte chiare alle crisi all’origine della risposta del ceto medio”. Secondo Marcello Sorgi si apre “una crisi senza precedenti” molto difficile da gestire per Sergio Mattarella, che si trova davanti a poche ipotesi. Per l’editorialista del quotidiano torinese è Piero Grasso l’uomo con più chance di superare l’impasse politica e traghettare il Paese in questa fase.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
AGLI PSICOTICI NOSTRANI CHE NON SANNO A COSA PENSARE, SUGGERIAMO LA PISTA DA SEGUIRE CON I CANI MOLECOLARI
Puntuale come ad ogni voto sentito torna il complotto della matita copiativa cancellabile, alias l’eterno ritorno della psicosi di massa.
L’emergenza democratica di oggi è il complotto delle matite copiative cancellabili. Nel pomeriggio ha cominciato a diffondersi, su Whatsapp e Facebook, un messaggio che “denunciava” la cancellabilità delle matite copiative e invitava a portarsi una gomma e a provare a cancellare il voto sulla scheda elettorale per provare che le matite non erano indelebili, e così fare la segnalazione alle autorità competenti. .
Il primo a parlare, come è normale visto che non ne sa nulla, è Matteo Salvini che su Facebook denuncia: “Pazzesco! Cominciano ad arrivare segnalazioni di matite elettorali che si possono cancellare con una semplice gomma”.
In realtà , come si spiega ormai ogni volta dal 2013, la differenza tra i due tipi di matite è questa: «la matita normale ha la mina di sola grafite, mentre quella copiativa contiene anche coloranti derivati dall’anilina e dei pigmenti, solubili in acqua. La matita copiativa può essere cancellata solo per abrasione. Diversamente dalle matite di sola grafite, il tratto di matita copiativa svela ogni tentativo di cancellazione tramite solvente, lasciando evidenti macchie sulla carta, essendo quindi immune da una manomissione altrimenti difficile da smascherare. Cancellando con una gomma per cancellare il tratto di una matita copiativa, viene rimossa solo la sua componente in grafite, lasciando visibili i pigmenti».
Perche’ ci sono state segnalazioni di matite cancellabili?
Perche’ la gente comune non sa come funziona una matita copiativa, che non e’ INDELEBILE, ma PARZIALMENTE CANCELLABILE, a differenza dell’inchiostro di china che puo’ essere cancellato con solventi.
E quindi qualcosa che si cancella al 90% fa scattare il panico, ignorando che quel 10% residuo e’ piu’ che sufficiente a impedire imbrogli.
Lo scopo della matita copiativa non e’ quello di lasciare una traccia che sia RESISTENTE A TUTTO, ma di lasciare una traccia che solo una gomma abrasiva possa cancellare TOTALMENTE, salvo poi lasciare una traccia di carta consumata che conferma la manomissione di quel tratto.
Purtroppo, però, questa storia delle matite copiative continua a ripresentarsi come una psicosi collettiva, soprattutto nei voti più sentiti come evidentemente è questo del referendum.
“Le matite cosiddette “copiative” sono indelebili cosi’ come, tra l’altro, aveva dichiarato il produttore, Faber-Castell, al Corriere della Sera, nel 2013 e sono destinate esclusivamente al voto sulla scheda elettorale”.
Lo ha precisato in una nota il Viminale, a seguito delle numerose denunce di elettori che hanno dichiarato essere riusciti a cancellare con la gomma segni fatti con matite in dotazione ai seggi elettorali.
“Il ministero dell’Interno, in media ogni anno, ne acquista un certo numero, basandosi sul fabbisogno storico, per rifornire i depositi ed essere in grado di rifornire le Prefetture man mano che manifestano il loro fabbisogno. Nello specifico, quest’anno, — ha reso noto il ministero dell’Interno- il Viminale ha acquistato 130 mila matite dalla ditta Luca srl — aggiudicataria del relativo appalto sul mercato elettronico che, a sua volta, si rifornisce dalla Faber-Castell, direttamente in Germania.
Di queste 130 mila, per esempio, quest’anno ne sono state distribuite circa 80 mila per il referendum costituzionale, mentre altre richieste, da parte delle Prefetture, sono state soddisfatte per il referendum sulle trivelle e in occasione delle elezioni amministrative. Le Prefetture, è bene precisare, possono utilizzare anche le matite che sono rimaste in deposito dagli anni precedenti. Si utilizzano matite prodotte dal Faber-Castell almeno da cinque anni”.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
RENZI PARLERA’ DA PALAZZO CHIGI ALLE 24… ALMENO UN 10% IN PIU’ DEI VOTANTI PREVISTI
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlerà intorno a mezzanotte da Palazzo Chigi. Lo fanno
sapere fonti vicine al governo.
Intanto si conferma il boom dell’affluenza alle urne per il referendum costituzionale. Alle 19, fa sapere il Viminale, è andato alle urne il 57,2 per cento degli elettori.
Una percentuale enorme se raffrontata al 43% alla stessa ora per Europee di due anni (che chiudero con un’affluenza del 57%), dato da che fa prevedere un risultato finale oltre il 65%.
Si è messa in fila la “maggioranza silenziosa” degli italiani, quela che probabilmente ha deciso negli ultimi giorni di andare a votare, sfuggendo a tutti i sondaggi.
È Vicenza il capoluogo dove è stata più alta la partecipazione: secondo dati del Viminale, nella città veneta ha votato il 67,86% degli elettori. Crotone in Calabria l’ultima nella classifica della partecipazione, con il 39,25% dei votanti.
Tra le prime città si segnala la Firenze del premier Matteo Renzi, con il 67,45%. A Roma la percentuale dei votanti è del 56,86%.
Tra le regioni la partecipazione più alta si è registrata in Emilia Romagna e in Veneto: in entrambi i casi il dato è stato pari al 65,91%. In Calabria la partecipazione più bassa, con il 44,34% di votanti alla stessa ora. Alle 12 di oggi si era recato alle urne il 20,14 per cento degli aventi diritto.
Trattandosi di una consultazione costituzionale non è necessario il quorum di affluenza minima previsto invece per i referendum abrogativi. Si può votare fino alle ore 23. Le operazioni di scrutinio avranno inizio subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento dei votanti.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
IL NORD TRAINA IL SUD: BOLOGNA 26,7%, MILANO 22,8%, ROMA 18,9%, NAPOLI 14,9%
Alle 12 di oggi si è recato alle urne per il referendum costituzionale il 20,14% degli aventi diritto. Il dato è definitivo.
Lo si legge sul sito del ministero dell’Interno. Trattandosi di una consultazione costituzionale non è necessario il quorum di affluenza minima previsto invece per i referendum abrogativi.
Come capire se il dato dell’affluenza è alto, basso, in linea con le precedenti consultazioni elettorali? E se favorisce uno schieramento o l’altro?
Secondo diversi osservatori a determinare il successo di uno dei due fronti contrapposti sarà il grado di affluenza al voto: alcuni analisti hanno sottolineato come una maggiore partecipazione (indicata come il 60%, dato mai raggiunto prima nei due più recenti referendum costituzionali) potrebbe favorire il successo del Sì.
Il paragone valido che si può fare, tra quelli più vicini in ordine temporale, è la votazione per le elezioni europee.
In quel caso andò alle urne il 57% degli aventi diritto. Si votò ad aprile del 2014 in un solo giorno, la domenica.
Alla prima rilevazione sulla partecipazione, l’affluenza è stata del 16% alle 12, mentre alla seconda si attestò al 43% alle 19.
L’unica differenza che si può sottolineare tra le elezioni europee e il voto di oggi è la stagione: in questo caso, con le temperature quasi invernali, è lecito ipotizzare che dopo le 19 ci sarà una minore propensione a recarsi alle urne, con una flessione nell’affluenza.
(da agenzie)
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Dicembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
DI FRONTE A UNA CLAMOROSA GAFFE, LA GIUNTA FA RETROMARCIA E NE ORDINA LO SPEGNIMENTO
Il Pirellone si schiera nella battaglia sul referendum: sulle finestre del palazzo sede del Consiglio regionale è apparsa la scritta ‘No’.
A quanto si apprende si tratta di un’iniziativa di cui ora nessuno si assume la responsabilità , in una farsa senza fine, come se una scritta possa apparire da sola.
La facciata del grattacielo che ospita il parlamentino lombardo è stato più volte utilizzato per grandi scritte, spesso slogan a fini benefici come lo “Stop Aids” dei giorni scorsi.
A ribadire l’estraneità del Consiglio regionale, lo stesso presidente Raffaele Cattaneo. “Condanno fermamente questa iniziativa – afferma Cattaneo in una nota – le istituzioni sono di tutti e non possono essere utilizzate per la campagna elettorale di una parte. Ho disposto che venissero immediatamente spente le luci e che venga avviata una indagine interna per verificare le responsabilità “.
Polemico il ministro pd Maurizio Martina: “L’arroganza di Lega e Forza Italia che usano il Pirellone casa di tutti per la propaganda di parte verrà respinta dai lombardi che voteranno liberi per il Sì senza dare retta a queste iniziative disperate totalmente fuori dalle regole”.
Speriamo che sia l’ultima forzatura .
(da agenzie)
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Dicembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
VISTO CHE ORMAI NEL MERITO NON SI PARLA, POTREBBE ESSERE L’OCCASIONE PER GLI ITALIANI DI LIBERARSI DI QUALCUNO
Tanto vale stare al gioco per una volta e affrontare un aspetto che è andato via via sempre più
emergendo in questa ordalia referenderia dove non si parla più del merito del quesito da tempo, ma solo di “cacciare” qualcuno per sottrargli la poltrona.
Poltrona che poi rende peraltro l’equivalente di quanto guadagna il deputato d’opposizione che lo contesta.
Da una parte c’è Renzi con il suo 30% di partenza, dall’altra un “arco costituzionale” (concetto freudiano) con il 70% che va dal M5S a Forza Italia, dalla Lega a Pratoianni, dalla Meloni a Bersani e D’Alema.
Ognuno coi suoi professoroni, esperti, sondaggisti, economisti, catastrofisti e casalinghe di Voghera al seguito.
Ma dato che nessuno pensa seriamente che finisca come dovrebbe finire, ovvero 70% a 30%, vuol dire che qualcosa non quadra nelle truppe assemblate del No.
Ovvero che una parte dell’elettorato di riferimento del Centrodestra è intenzionato a votare Si, nonostante gli appelli a “mandare a casa” Renzi.
Quale può essere il motivo?
Proviamo a indicarne tre (poi ciascun lettore è libero di ipotizzarne altri).
1) Che nel merito la riforma proposta da Renzi (e a suo tempo avallata da Berlusconi) corrisponde in fondo alla visione dell’elettorato di centrodestra.
2) Che, pur con tutte le riserve del caso, Renzi fa una politica di destra moderata e usa un piglio decisionista che tocca corde sensibili.
3) Che questo elettorato è di fronte al dilemma “e se invece di cacciare Renzi, non cogliamo l’occasione per mandare a lavorare noti fancazzisti come Salvini, Meloni, Di Maio, Di Battista, Speranza e compagnia cantando”?
Anche perchè si tratta di elettori di destra delusi da tempo e svincolati da “logiche di partito” e quindi liberi di orientarsi secondo l’estro del momento.
La possibilità di resettare con un colpo solo coloro che ritengono i boiardi della destra italiana è nelle loro menti da tempo.
E in effetti non esiste occasione più ghiotta di vedere i responsabili dello sfascio della destra italiana servire hot dog in una paninoteca di Trump nel Wisconsis, kebab in un negozio del Cairo del loro amico Al Sisi o caldarroste nella Piazza Rossa di Mosca avvolti in una coperta firmata Vladimir.
In fondo, pensano costoro, Renzi si può cacciare tra un anno, ma di questi quando riusciremo a liberarcene?
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Dicembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
SALVINI PARLA DI VOTI COMPRATI E INSULTA GLI ITALIANI ALL’ESTERO: TRANQUILLO, LA MAGISTRATURA FA FINTA DI NULLA, MA GLI ITALIANI NON DIMENTICANO
L’ultimo giorno della campagna per il referendum sulla riforma costituzionale parte dal dato sul
voto degli italiani all’estero. Caldissimo.
Seggi chiusi con il 40% dell’affluenza, una stima di un milione e 600mila schede in arrivo che potrebbero davvero essere decisive, come paventa chi minaccia il ricorso in caso di vittoria del Sì in ragione della presunta ingerenza di Matteo Renzi proprio nella formazione dell’opinione dei nostri connazionali oltre confine.
Renzi che, tra l’altro, sperava di portare alle urne un 30%. E’ andata dunque, oltre ogni rosea previsione del premier.
In Svizzera, secondo i primi dati che circolavano ieri sera a Palazzo Chigi, ha votato il 42,2% degli italiani registrati, in Gran Bretagna l’affluenza è stata invece del 37%.
Matteo Salvini non trova di meglio che parlare di Sì inventati e comprati da Renzi in giro per il mondo”.
Il premier, prevedendo il copione, aveva intanto già detto la sua a Rtl 102.5: “E’ un film che ogni volta si ripropone. Il voto all’estero è stato proposto dall’allora ministro del centrodestra Tremaglia e votato a sinistra. Non capisco, perchè dire che lì si fanno i brogli? Perchè continuare ad alimentare tensioni e polemiche?”.
Resta un dato certo: chi parla di “voti comprati” o lo prova o è un calunniatore, questo dice il Codice penale.
La magistratura dovrebbe convocare il clandestino padano e chiedergli di fornire le prove della sua affermazione: in mancanza scatta la denuncia per calunnia e diffusione di notizie atte a turbare l’ordine pubblico.
Da un punto di vista politico poi accusare qualcuno di aver comprato i voti degli italiani all’estero è un insulto ai nostri connazionali, perchè presuppone che si siano fatti comprare.
Non ci stupisce se lo dice uno che fino a qualche tempo fa girava con la maglietta “Padania is not Italy” e cantava che i “meridionali puzzano”.
Tranquillo, se la magistratura dorme, ci sono italiani che non dimenticano .
(da agenzie)
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