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POLITICI A STATUTO SPECIALE: SPRECANO MEGLIO E ALLA FINE CHI PAGA E’ SEMPRE IL CITTADINO

Febbraio 3rd, 2012 Riccardo Fucile

CINQUE REGIONI A TRATTAMENTO DI FAVORE: CENTINAIA DI MILIONI DI EURO A DISPOSIZIONE, GESTITI SENZA ALCUN VINCOLO, DA NORD A SUD

Sicilia: il Consiglio più affollato e ricco d’Italia, venti milioni di euro solo per le pensioni dei consiglieri

Dalla prossima legislatura i deputati dell’Ars, l’assemblea regionale siciliana, saranno 70, 20 in meno rispetto agli attuali 90.
Si tratta del primo segnale di austerity da parte del consiglio regionale più affollato e ricco d’Italia.
Per mantenere la casta di Palazzo dei Normanni ogni siciliano spende cinque volte più dei lombardi, 33 euro l’anno, per una spesa complessiva di 167,5 milioni.
Anche vitalizi e retribuzioni del personale sono in testa alla classifica degli sperperi: l’Ars ha stanziato per le pensioni dei consiglieri — in Sicilia “deputati” — 20,5 milioni di euro, tre volte tanto in confronto alla Lombardia che, pur avendo più dipendenti (296 contro 248) spende per i suoi funzionari la metà  dei 40,4 milioni di euro che sborsa l’Ars.
Questo perchè i salari del personale della regione a statuto speciale sono parametrati a quelli del Senato.
Anche altre voci di bilancio fanno impallidire: nell’anno appena iniziato solo la buvette dell’Ars costerà  oltre 925 mila euro, 77 mila euro al mese, mentre le spese di rappresentanza ammontano a 342 mila euro, dieci volte in più della Puglia e trenta volte in più dell’Emilia Romagna.
Solamente per le divise dei 120 commessi la Regione paga 360 mila euro, mentre per il noleggio e la gestione delle 13 auto blu in dotazione 425 mila euro.
Entrare a lavorare all’Ars rappresenta il sogno di ogni siciliano. Palazzo dei Normanni, infatti, garantisce stipendi e pensioni impensabili per qualsiasi altro dipendente pubblico.
Un segretario generale, con 24 anni di anzianità , ha uno stipendio netto pari a 13.145 euro al mese in 16 mensilità .
Un suo pari del Consiglio regionale della Lombardia guadagna 6.590 euro netti in sole 13 mensilità .
Con 35 anni di anzianità , sempre un segretario generale ha garantita una pensione di 12.263 euro netti al mese, mentre un consigliere parlamentare con incarico di direttore con 24 anni d’anzianità  guadagna 9.257 euro netti al mese (3.790 in Lombardia).
I 120 commessi, con 24 anni di lavoro alle spalle, arrivano a guadagnare 3.736 euro netti al mese e possono contare su una rendita pensionistica di 3.439 euro.
I soldi dei cittadini siciliani vengono sprecati anche in Europa.
La regione ha rescisso il contratto d’affitto per la vecchia sede di rappresentanza e ne ha acquistata per 3,1 milioni di euro una nuova a Bruxelles dove lavorano appena tre persone, tra cui un giornalista che costa 16 mila euro al mese per gestire una newsletter.
La ristrutturazione dell’ufficio regionale oltralpe è costato 400 mila euro, mentre altri 80 mila se ne vanno ogni anno per spese condominiali e bollette.
Questa XV legislatura detiene un altro triste record: 27 parlamentari su 90 hanno guai con la giustizia. Concorso in associazione mafiosa, falso in bilancio, truffa, voto di scambio, concussione, peculato, abuso d’ufficio, bancarotta, associazione a delinquere e altri reati minori.

Trentino Alto Adige: la carica dei 333 sindaci e le comunità  di valle, presidenti di provincia più pagati di Obama

Lorenzo Dellai guadagna 21.000 e il suo omologo Luis Durnwalder arriva a 25.620. Siamo nelle ricche province di Trento e Bolzano dove il 90% delle tasse riscosse sul territorio resta nelle casse provinciali.
Dove grazie allo statuto di autonomia si legifera su sanità , scuola, università  e trasporti e dove anche i presidenti di Provincia, che sono a tutti gli effetti equiparati a quelli delle regioni, sono i più ricchi d’Italia.
Oltre ai due organi provinciali composti da 35 consiglieri per il Trentino e altri 35 per l’Alto Adige, esiste anche la Regione, il cui consiglio è costituito dagli stessi rappresentanti delle province mentre la presidenza spetta a rotazione una volta a Trento e l’altra a Bolzano.
In questo sistema ci vive appena un milione di persone.
Certo anche il reddito pro capite è tra i più alti d’Italia, con una media di 32 mila euro (dati del 2009) ma i costi della politica del Trentino Alto Adige non possono lasciare indifferenti.
Se il presidente degli Stati Uniti si ferma a 23 mila euro lordi al mese e la cancelliera Angela Merkel non supera i 20 mila, il vice di Durnwalder, Hans Berger di euro ne prende 24 mila, mentre il presidente del Consiglio sfiora i 20.
Ma a difendere a spada tratta l’autonomia dell’Alto Adige è lo stesso Durnwalder: “Noi prendiamo l’indennità  in base alle leggi esistenti. In questa legislatura abbiamo ridotto spontaneamente gli stipendi del 20%. I nostri politici pensano al bene della propria terra. Se di Obama avessi i cuochi e i sarti, due aerei privati e 4 miliardi per la propaganda elettorale, allora potrei abbassare lo stipendio, perchè non mi servirebbero più i soldi. In altre regioni hanno meno competenze e stipendi più alti. Noi abbiamo tante competenze e per questo ci servono più dipendenti pubblici”.
Già  le competenze altra nota dolente.
Fermo restando che i tagli ai costi della politica non hanno superato i 290 euro mensili non bisogna dimenticare che anche i sindaci dei 217 comuni della provincia di Trento e quelli dei 116 della provincia di Bolzano non se la passano male.
Il primo cittadino di Proveis in provincia di Bolzano, 270 anime, guadagna 2.041 euro, quello di Massimeno (Trento) invece, che conta 124 abitanti, arriva a 1.140 euro di indennità , importi che resteranno invariati fino al 2015.
Insomma il mondo dell’assurdo se si pensa che su di un territorio così piccolo ci sono in tutto 333 comuni che costano ogni anno milioni di euro.
A questo bisogna aggiungere che, nella provincia di Trento esistono anche le cosiddette Comunità  di valle, in tutto sono 16, e sono una sorta di entità  territoriale a livello intermedio tra i comuni e la Provincia, danno da lavorare a 564 persone con una spesa di un milione e 600 mila euro all’anno.
Una novità  introdotta nel 2006 e che ha iniziato ad operare nel 2010 suscitando dure critiche da parte della Lega nord che le vuole abolite (sono state raccolte le firme per un referendum).
Anche l’Italia dei valori ha proposto di abolirle, ma non solo, anche di accorpare 30 i comuni, come spiega il consigliere Bruno Firmani: “Così si risparmierebbero in un anno almeno 20 milioni di euro.
Quando ho presentato questa proposta in Consiglio però tutti hanno votato contro, anche il centrosinistra”.

Sardegna: il cardiologo dell’Udc nominato alla Sanità  e i sistemi informatici da 85 milioni di euro

Nei mesi scorsi ha ridotto la sua indennità  di presidente della Regione a un euro.
Ma il governatore Ugo Cappellacci è pur sempre stato eletto consigliere regionale. E in Sardegna non è un lavoro mal retribuito, anche per chi non ha incarichi extra.
Ecco cosa compariva in una busta paga del 2011: indennità  consigliare 9362,91 euro e diaria consiglieri 4003,11 euro per un totale lordo di 13.366,02.
A questo compenso vanno sottratte le ritenute così da portarlo a 7.796 euro netti.
Per il presidente del consiglio regionale invece bisogna aggiungere l’indennità  di carica di 4.038,67 (2.302,04 netti).
All’indennità  però vanno aggiunte poi le spese di segreteria e rappresentanza (3.352 euro) e quelle di documentazione, aggiornamento, stampa e strumentazioni tecnologiche (9.026 euro l’anno) e ancora gli eventuali emolumenti relativi agli altri ruoli ricoperti in Consiglio.
Se un consigliere, ad esempio, viene nominato segretario o presidente di commissione avrà  1.926,51 euro lordi in più al mese.
Qualche passo verso il risparmio la Regione Sardegna lo ha fatto.
Ad esempio ha abolito il vitalizio, ha ridotto il numero dei consiglieri da 80 a 60, le indennità  e i finanziamenti ai gruppi risparmiando, dice il presidente del consiglio Claudia Lombardo, oltre 1 milione e 300 mila euro.
Dalla prossima legislatura, si intende.
Ma alla Regione ci sono ben altre spese più consistenti.
Come ad esempio quelle per la gestione dei sistemi informatici regionali.
Acronimi e sigle dietro cui si celano spese per milioni di euro: il SI-BAR dell’Amministrazione Regionale, il SISAR della sanità , il SIRA dell’ambiente e il SIL del lavoro.
Secondo il consigliere Sel, Luciano Uras, nei prossimi tre anni si spenderanno almeno 85 milioni di euro.
Per il sito della Regione e per il sistema informatico per la pianificazione territoriale si spendono circa 2 milioni di euro l’anno e 5 milioni e 700 mila per quello sanitario.
Il SIBAR costa 2 milioni di euro, stesso dicasi per il sito del lavoro.
Uno smacco per il popolo sardo afflitto da sempre dalla piaga della disoccupazione che attende da sei anni un nuovo piano occupazionale.
Finora si sono spese per l’informatizzazione della Regione centinaia di milioni di euro. Solo SIBAR e SISAR sono già  costati alle casse della Regione quasi 100 milioni di euro.
E sul fronte sanitario, che è poi quello che grava maggiormente sul bilancio, ora compare anche uno stipendio d’oro. È quello di un medico cardiologo di 70 anni, ex proprietario di una casa di cura privata e candidato Udc alle regionali 2009.
Per dirigere per tre anni l’Agenzia Regionale della Sanità  (l’organismo tecnico-scientifico della Regione che supporta l’Assessorato Igiene e sanità  e l’assistenza sociale) riceverà  un compenso di 130 mila euro.

Valle D’Aosta: il regno incontrastato dell’Unione Valdotaine, 1300 dipendenti su 128.000 abitanti

La casta in Valle d’Aosta è una cosa seria, la politica è ovunque: un potentissimo Consiglio regionale di 35 membri, 74 consigli comunali, 8 Comunità  montane, 10 Aziende pubbliche di promozione turistica, un consorzio Bim (bacini imbriferi montani), una Cva (Compagnia valdostana acque), un Consiglio permanente degli Enti locali (con tanto di Consorzio Enti locali come “braccio operativo”) che riunisce i 74 sindaci (quasi tutti dell’Union Valdotaine) deputato a “favorire l’integrazione dei comuni con la politica della Regione (ovviamente a guida Unione Valdotaine) più uno svariato arcipelago di partecipate.
Conti alla mano, fanno circa 1.300 persone (senza contare l’indotto di portaborse e collaboratori) che vivono di politica.
Non male per una Regione di appena 128 mila abitanti.
Senza considerare i costi esorbitanti: tra diaria e indennità , un consigliere regionale “base” sfiora i 10 mila euro al mese.
A cui si aggiungono i vari aumenti in relazione alle “funzioni”: il presidente del Consiglio regionale prende 5.771,40 in più (come il presidente della Regione), l’assessore somma 4.040,54 euro all’indennità  di consigliere.
E se non è tra gli eletti, attenzione, in Val d’Aosta hanno introdotto l’indennità  da assessore “tecnico”: ovvero chi è chiamato da fuori a gestire un settore della politica valdostana prende il 75% dell’indennità  da consigliere, la “paga” da assessore, due terzi della diaria, più un rimborso forfettario delle spese di viaggio. In totale fanno quasi 12 mila euro ogni 30 giorni.
Ma non è facile che qualcuno si indigni per gli scandali: le mani dell’Union Valdotaine (tolta la redazione locale de La Stampa) si allungano fino all’informazione . La sede aostana dell’Ansa (totalmente indipendente da quella piemontese) riceve finanziamenti dalla giunta regionale e dall’assessorato al turismo.
Quanto alla sede Rai (ovviamente un monocolore rossonero), riceve ogni anno 2 milioni di euro circa grazie a una convenzione con la Presidenza del Consiglio per la produzione di 110 ore di programmi televisivi e 78 ore di trasmissioni radio all’anno in lingua francese.
Una Convenzione fondata sulla legge 103 del 1975 a tutela del bilinguismo; peccato che in Valle d’Aosta il francese lo parli lo 0,9% della popolazione.

Friuli Venezia Giulia: l’emendamento per sfuggire ai tagli “romani”, 3.000 euro al mese per raggiungere Trieste da Pordenone

“Un consigliere regionale in fondo prende 5.500 euro al mese”.
Per il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo, che di euro al mese netti se ne porta a casa 7.327 (secondo i dati forniti dal sito parlamentiregionali.it  ), si tratta in fondo di soldi sudati e guadagnati.
Per ora, anche in questa regione a statuto speciale, di riduzioni, reali, ai costi della politica non se ne sono viste.
Nel frattempo i politici regionali, oltre alle indennità , si portano a casa anche un rimborso vitto di 735 euro per 21 giorni di lavoro, più quello per l’uso della macchina che, a seconda della provincia di residenza, varia dai 533 euro per i triestini – sempre per tre settimane ma le settimane di presenza in Consiglio sono quasi sempre due — ai 3.210 per chi arriva da Pordenone e deve farsi 117 chilometri.
Gli stessi che intasca l’ex presidente del Consiglio regionale, il leghista Eduard Ballaman, dopo aver scorrazzato, a spese dei contribuenti per quasi due anni (dal 2008 al 2010), con l’auto blu per viaggi di piacere con la propria compagna.
E poi ancora altri 1.300 euro di indennità  di funzione. Tutti ovviamente esentasse.
Mentre in attesa di una risposta da Roma, resta sulla carta, e forse entrerà  in vigore dalla prossima legislatura, cioè dal 2013, la proposta di tagliare i consiglieri portandoli dagli attuali 59 a 49.
Finora, quello che è riuscito a partorire il Consiglio regionale è solo il passaggio del vitalizio dal sistema retributivo a quello contributivo a partire però sempre dalla prossima legislatura.
Ma ci sarebbe una buona notizia: visto che le indennità  dei consiglieri sono agganciate a quelle dei parlamentari e per la precisione corrispondono al 70% di quanto guadagna un deputato, per forza di cose — considerati i tagli in vista — anche la loro busta paga sarà , per così dire, più magra.
E invece no, perchè grazie ad una mossa astuta, un emendamento inserito nella legge finanziaria 2012 e votato a novembre trasversalmente da tutti, con esclusione dell’Italia dei Valori, le indennità  dei consiglieri sono state “blindate” e fissate a quanto loro stessi percepivano a gennaio dello scorso anno.
Insomma, come ha denunciato il consigliere dell’Idv Alessandro Corazza, si è trattato di “una “messa in sicurezza” da nuovi tagli nazionali dell’indennità ”, ma non solo anche dei soldi a disposizione dei gruppi Consiliari.
Ma c’è di più: “L’aver slegato l’indennità  dei consiglieri da quella dei parlamentari e averla definita all’importo in vigore al 1 gennaio 2011, ha un effetto diretto anche sui vitalizi di chi è già  in pensione e di chi ancora deve andarci, evitando che anche questi siano adeguati ai tagli romani”.
E ad essere a rischio è anche il referendum proposto dal Comitato guidato da Giovanni Ortis e ora al vaglio del Tribunale, che chiede di abolire i vitalizi e la cosiddetta indennità  di fine mandato, come ha indicato il consigliere Corazza: “Andando a modificare la legge sull’assegno vitalizio si fa decadere definitivamente il referendum abrogativo. In questo modo i Consiglieri regionali hanno eliminato quello che per loro rappresentava un problema non indifferente”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA GIUNGLA DEI PRIVILEGI: IN SICILIA E SARDEGNA VOLANO STIPENDI RECORD

Gennaio 27th, 2012 Riccardo Fucile

IL CONFRONTO TRA LE BUSTE PAGA DELLE GIUNTE LOCALI… OPERATI TAGLI DA VENDOLA E CHIODI, COTA INVECE PRENDE 1.779 EURO IN PIU’ DELLA BRESSO

Al governatore siciliano Raffaele Lombardo la sola definizione di gabbie salariali «fa schifo». La sua coerenza è da lodare.
Alla guida di una Regione con un numero di abitanti pressochè identico a quello del Veneto, ma un costo della vita inferiore del 9,4%, Lombardo porta a casa fra indennità  e rimborsi il 43% in più del suo collega Luca Zaia: 170.319 euro netti l’anno contro 118.703, secondo i dati contenuti nel sito ufficiale della conferenza dei governatori ( www.parlamentiregionali.it ).
Senza considerare, poi, la differenza abissale nella ricchezza di quei due territori. Il prodotto interno lordo del Veneto, dice l’Istat, è del 75% superiore a quello della Sicilia.
La verità  è che in Italia le uniche gabbie salariali esistenti (quel sistema in voga un tempo per cui gli stipendi erano più bassi dove il costo della vita era inferiore) ce le hanno i politici. Però al contrario.
Ha senso che un consigliere regionale molisano, dove la vita costa il 32,8% in meno, intaschi ogni mese fra indennità  e rimborsi vari 10.125 euro netti contro gli 8.639 del suo collega della Liguria?
E sorvoliamo sul fatto che il Molise ha un quinto degli abitanti della Liguria e una ricchezza procapite del 37% inferiore.
Ha senso che un consigliere regionale dell’Emilia Romagna abbia un appannaggio netto pari a metà  di quello del consigliere della Sardegna (5.666 euro contro 11.417)? O che la busta paga del governatore della Calabria, pure dopo essere stata tagliata di 27 mila euro, sia ancora di 43 mila euro l’anno superiore a quella del presidente della Toscana?
Conosciamo le argomentazioni di chi difende il proprio status quo: i dati vanno presi con le molle, anche quelli ufficiali.
Vero, ma anche con queste precauzioni certi numeri fanno sempre fare un salto sulla sedia.
Per quanto il presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder si dica profondamente convinto di meritarsi i 25.620 euro che fra stipendio e rimborsi gli toccano ogni mese, perchè lui lavora dall’alba a notte fonda, è stato rilevato che l’impegno del presidente degli Stati Uniti Barack Obama non è certamente inferiore al suo: per 2.600 euro di meno nella busta paga.
Così, se si deve accogliere con un applauso l’affermazione del governatore sardo Ugo Cappellacci, il quale ha fatto presente di aver rinunciato «già  da tempo all’indennità  di presidente e anche all’auto blu per dare un segnale personale in un momento difficile per tutti», è impossibile non ricordare come per mantenere il Consiglio regionale ogni cittadino della Sardegna sopporti una spesa almeno sei volte superiore rispetto a ciascun lombardo o a ogni residente in Emilia-Romagna.
Tanto che basterebbe semplicemente equiparare il costo dei 20 parlamentini regionali per far risparmiare ai contribuenti una somma tutt’altro che trascurabile: 606 milioni di euro l’anno.
Anche perchè se i Consigli regionali dell’Emilia-Romagna o della Lombardia funzionano bene con circa 8 euro per abitante, non si capisce perchè per l’Assemblea regionale siciliana ne debbano servire quasi 35 e per il Consiglio della Valle D’Aosta addirittura 124.
Il fatto è che troppo spesso, nelle Regioni Italiane, l’autonomia ha avuto risvolti insensati, dando vita a una giungla di privilegi e retribuzioni nella quale sarebbe opportuno mettere finalmente un po’ d’ordine.
L’occasione per uniformare voci come le indennità  e i rimborsi poteva essere offerta dalla necessità  di tagliare i costi della politica.
È accaduto invece esattamente il contrario, e quella giungla è diventata se possibile ancora più fitta.
Istruttivo è il confronto fra gli emolumenti massimi dei governatori e dei consiglieri di cinque anni fa e quelli di oggi, entrambi rilevati dalla stessa fonte: il sito www.parlamentiregionali.it .
La tabella in questa pagina paragona gli «stipendi massimi» mensili, pubblicati dalla conferenza dei presidenti regionali nell’estate del 2007, e riportati dal Corriere il 2 agosto di quell’anno, con quelli aggiornati al 23 gennaio scorso.
Dove per «stipendio massimo» si intende la somma della indennità  di carica e dei rimborsi (massimi) consentiti.
Fra i governatori, il taglio più consistente è quello subito dagli emolumenti di quello abruzzese.
Roberto Chiodi ha diritto oggi a una retribuzione, comprensiva dei rimborsi, pari a 8.450 euro netti al mese: 5.394 euro in meno rispetto a quella spettante nel 2007 al suo predecessore di centrosinistra Ottaviano Del Turco.
C’è poi la Puglia: al presidente della giunta regionale toccano 14.595 euro netti al mese.
Fra indennità  e rimborsi, Nichi Vendola ha ridimensionato il proprio assegno di 4.290 euro.
Al terzo posto il Veneto, il cui governatore leghista, Luca Zaia, ha una busta paga più leggera rispetto a Giancarlo Galan, che guidava la giunta nel 2007, di 2.724 euro al mese.
Una sforbiciata analoga a quella subita dagli emolumenti dei loro colleghi Vasco Errani (Emilia-Romagna, meno 2.238 euro) e Giuseppe Scopelliti (Calabria, meno 2.224).
Fin qui i tagli più evidenti, ai quali si devono aggiungere quelli ancora più considerevoli apportati agli assegni dei consiglieri semplici emiliano-romagnoli (-5.387), abruzzesi (-7.283) e piemontesi (-8.975).
In queste tre regioni le retribuzioni dei «peones» nei consigli regionali sono state ridotte di ben oltre la metà .
A giudicare però dai dati forniti dalla conferenza dei governatori non si ride nemmeno in Puglia, i cui consiglieri hanno dovuto rinunciare a 3.398 euro netti al mese.
E neppure nel Lazio, dove il giro di vite è stato di 2.747 euro mensili.
Anche se in questo caso c’è da dire che la tosata interessa oggi praticamente un solo consigliere: Antonio Cicchetti, l’unico senza un incarico che dia luogo a qualche indennità  supplementare.
Fin qui le sforbiciate più appariscenti.
Perchè ci sono anche Regioni che al massimo hanno tagliato le doppie punte.
Come la Sicilia: Raffaele Lombardo guadagna oggi 136 euro al mese in meno di Totò Cuffaro.
O la Basilicata, che ha ridotto la paga del governatore di 285 euro al mese, da 9.506 a 9.221 euro netti.
O ancora la Lombardia. Se Roberto Formigoni si è visto ridurre lo stipendio di 325 euro fra il 2007 e il 2012, un semplice consigliere regionale lombardo prende attualmente 12.523 euro al mese: 32 in meno nel confronto con cinque anni fa. Un caffè al giorno.
E la sua retribuzione, considerando anche i rimborsi che gli spettano, è quella record fra tutte le Regioni. Di più: Lombardia e Puglia hanno un sistema di calcolo della liquidazione ben 2,4 volte più favorevole rispetto a quello delle altre assemblee legislative regionali, dello stesso Parlamento, nonchè di tutti i comuni mortali. Lì, per ogni mandato di cinque anni, i consiglieri hanno infatti diritto a un anno di stipendio
Per non parlare di chi quelle paghe le ha fermate nel tempo, come la Sardegna. Mentre c’è chi è arrivato anche ad aumentarle.
Secondo il sito della conferenza dei presidenti regionali il governatore del Piemonte Roberto Cota ha diritto oggi, fra indennità  netta (5.506 euro) e rimborsi (7.543 euro) a emolumenti per un totale di 13.049 euro.
Cifra superiore di 1.779 euro a quella che lo stesso sito riportava cinque anni fa, quando la giunta piemontese era guidata da Mercedes Bresso.
Con un aumento di 501 euro al mese il presidente della giunta regionale dell’Umbria, ha quindi scavalcato il suo collega toscano che è scivolato così in fondo alla classifica delle retribuzioni.
Nelle Marche c’è stato invece un ritocchino di 184 euro al mese, mentre in Friuli-Venezia Giulia i consiglieri «semplici» hanno superato la barriera degli 8 mila euro netti al mese grazie a un incremento di 685 euro. Idem in Basilicata.
Ma qui l’aumento è stato di oltre mille euro.
E continua a far sorridere il fatto che pur con tutti questi tagli i presidenti delle nostre Regioni restano ancora, e in qualche caso di gran lunga, più pagati dei governatori americani.

Sergio Rizzo
(da “Il Corriere della Sera“)

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BOSSI: “BERLUSCONI E’ UNA MEZZA CALZETTA, HA PAURA DI FAR CADERE IL GOVERNO”

Gennaio 26th, 2012 Riccardo Fucile

LA REPLICA DEL CAVALIERE: “NON CI SFILIAMO”…BOSSI VUOLE OTTENERE LA PRESIDENZA DELLA LOMBARDIA PER TOGLIERSI DALLE SCATOLE MARONI E MINACCIA IL PDL

“Berlusconi in questo momento ha paura, è una mezza calzetta. C’è tutto il paese che vuole strozzare Monti e Berlusconi ha paura di mandarlo via”.
Continua il braccio di ferro tra il leader della Lega, Umberto Bossi e l’ex presidente del Consiglio. Il Capo del Carroccio ha ribadito, stamani in Transatlantico, quanto detto durante la manifestazione a Milano domenica scorsa: “Se Berlusconi non fa cadere il governo Monti è a rischio la giunta di Formigoni in Lombardia”.
Spero, ha aggiunto Bossi, che Monti “cada presto” perchè “c’è tutto il Paese che vuole strozzarlo”.
Ma Silvio Berlusconi non sembra preoccuparsi delle minacce dell’amico Bossi: “Io sono sereno. Penso che al momento opportuno il centrodestra sarà  compatto”, ha detto commentando a Montecitorio il rinnovato invito del Senatur a ritirare la fiducia al governo, come condizione essenziale per evitare la caduta della giunta regionale lombarda.
Il leader del Pdl sceglie la via della moderazione e sull’esecutivo Monti dice: “Sta operando con grande prudenza ed è difficile avanzare critiche fondate”.
In questo momento — prosegue Berlusconi — chi ha senso di responsabilità  e ha dato il sostegno al governo non può tirarsi indietro”.
E nello stesso momento in cui queste parole vengono pronunuciate, la Camera vota la fiducia al decreto Milleproroghe.
Nel dibattito si inserisce anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani che scambia due battute con il leader della Lega.
E’ Bersani a chiedere al Senatur: “Che fai, lo sostieni questo governo?” .
Pronta la replica del segretario federale: “ma vaf…”, è la risposta che Bossi dà  sorridendo.
Intanto oggi è stato eletto all’unanimità  il nuovo presidente del gruppo Lega Nord alla Camera: Gianpaolo Dozzo.
Marco Reguzzoni, ex capogruppo a Montecitorio che gli ha lasciato il posto commenta, intervistato dalla Stampa, il suo passo indietro: “Per un anno e mezzo ho avuto la fortuna e la sfortuna di svolgere un incarico complesso, diventando il parafulmine di molte tensioni (…) Credo che Bossi abbia scelto me per la difficoltà  del compito, il che mi fa onore. Poi ci sono state alcune difficoltà  che mi hanno esposto al fuoco di artiglieria, ma sono corazzato. Chi oggi mi critica aveva intrapreso una raccolta firme contro di me prima ancora che fossi nominato”.
Le divisioni ci sono, ammette Reguzzoni, “come in tutti i partiti. Ma fare critiche pubbliche al capogruppo è fuori dalle regole. Siamo forti solo se restiamo uniti”. Tuttavia, la manifestazione a piazza Duomo ha rivelato nuovi rapporti di forza.
“Se siamo in 80 mila contro il governo Monti, ma qualcuno porta 20 amici coi fischietti è ovvio che sui media passa quello”.
Qualcuno aveva organizzato il tifo a favore di Maroni? “No -replica l’ex capogruppo leghista- ma io i fischi della piazza li ho sentiti solo contro Berlusconi. Bossi mi ha citato tre volte, dicendo che sono stato un buon capogruppo, e nessuno ha fiatato”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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REGIONE SICILIA, C’ERA CHI TELEFONAVA GRATIS: SPUNTANO 80 SCHEDE FANTASMA

Gennaio 17th, 2012 Riccardo Fucile

SONO 700 I TELEFONINI DISTRIBUITI CON CREDITO ILLIMITATO AI 90 DEPUTATI REGIONALI SICILIANI NEL 2001… NESSUNO DI LORO LI HA MAI RESTITUITI A FINE MANDATO E MOLTI DEPUTATI AVEVANO PURE DATO INDIRIZZI FALSI PER EVITARE DI PAGARE LE BOLLETTE

Qualcuno ha comunicato un cognome falso alla Tim. Oppure, una strada che nemmeno esiste a Palermo.
Qualcuno ha saltato persino qualche cifra del suo conto bancario.
Così, 80 persone che hanno in tasca il telefonino con la superconvenzione agevolata dell’Assemblea regionale siciliana non pagano da anni la bolletta del telefono. Probabilmente, c’è anche qualche ex deputato fra i titolari dei cellulari fantasma sui cui adesso indaga la Procura della Repubblica, ipotizzando il reato di truffa, commessa nei confronti del gestore telefonico
Tre anni fa, come anticipato ieri da Repubblica, la Tim aveva chiesto conto e ragione di un buco di 316 mila euro all’assemblea regionale siciliana.
Ma i vertici dell’Ars si sono ben guardati dal pagare: “Non abbiamo sborsato un solo euro”, ha detto ieri il presidente Francesco Cascio, che nel 2008, davanti a quella maxi richiesta di risarcimento della Tim ha deciso che bisognava mettere ordine in un sistema in cui dal 2001 c’era stata sin troppa confusione: sulla carta, era una semplice convenzione, come quella di tante aziende, quella che consentiva ai deputati di avere un telefonino e una scheda a prezzi agevolati.
Restava inteso che il traffico telefonico l’avrebbero dovuto pagare gli utilizzatori della scheda, circa 700 persone.
Sì, perchè le schede telefoniche “privilegiate” dell’Ars, dal 2001 in poi, hanno permesso dialoghi low-cost non solo ai deputati dell’Assemblea, ma anche ai dipendenti e poi a uno stuolo di amici, segretarie, portaborse dei politici: il senatore Vladimiro Crisafulli, allora vicepresidente di Palazzo dei Normanni, ne aveva intestate 11.
Santi Formica, uno dei “big” di An del Messinese (oggi Pdl) poteva disporne di 9.
E l’ex carabiniere Antonio Borzacchelli, il parlamentare dell’Udc poi condannato a 8 anni per corruzione, ne possedeva sette.
Anche deputati nazionali e senatori erano titolari delle vantaggiose schede convenzionate dell’Ars: negli elenchi finiti in mano agli inquirenti ci sono i nomi del sindaco di Palermo Diego Cammarata, che dal 2001 al 2006 sedeva alla Camera, come di Mario Ferrara, che tuttora ha uno scranno a Palazzo Madama.
Il sindaco, attraverso il suo portavoce, ricorda: “È vero, avevo una scheda telefonica dell’Ars: non ricordo da chi mi fu fornita. Ma ho sempre pagato regolarmente la bolletta”, fa sapere il sindaco attraverso il suo portavoce.
Di certo le tariffe, almeno nel 2002, erano allettanti: un abbonamento gratis, lo sconto dell’82 per cento sul prezzo di noleggio del cellulare, e un costo del traffico da cinque centesimi al minuto verso altri telefonini Tim, 15 nel caso di chiamate verso altri operatori. Inizialmente, la Tim inviava periodicamente un’unica bolletta all’Assemblea regionale, che poi provvedeva a trattenere le somme dalle buste paga dei deputati.
Nel 2004, qualcuno si accorse che il numero delle schede era cresciuto a dismisura e che la contabilità  cominciava ad essere un po’ confusa.
Così, l’Ars chiese agli utilizzatori dei cellulari di intestarsi i contratti.
Da quel momento in poi, in una situazione di “disordine contabile e amministrativo” raccontata il 13 maggio scorso ai carabinieri e ai magistrati dal capo dell’ufficio informatico dell’Ars Gaetano Savona, la Tim ha cominciato ad accumulare un credito via via crescente.
Fino a una somma di 316 mila euro: fra i “morosi” gli attuali senatori Salvo Fleres e Sebastiano Burgaretta oltre all’ex governatore Totò Cuffaro.
Le fatture contestate si riferiscono per lo più a piccole somme, inferiori a cento euro, e riguardano non solo il traffico telefonico: dentro, ci sono pagamenti non effettuati per servizi wap e sms interattivi.
Accanto a disguidi e ritardi, la “furbata” di un’ottantina di persone divenute irreperibili che, secondo i magistrati, disporrebbero ancora delle vecchie sim e le utilizzerebbero senza pagare alcunchè.
Fra loro, potrebbe esserci qualche politico.
Un comportamento che configurerebbe il reato di truffa ma in un rapporto fra privati – gli utenti – e la Tim.
Visto che l’Ars, dopo avere presentato ampia documentazione, ha dimostrato che il debito della Tim è da attribuire ai singoli possessori delle schede: è quanto risulta dal verbale di una riunione tra Savona e due dirigenti dell’azienda telefonica, risalente al giugno del 2010.
“Abbiamo fatto presente all’azienda che si doveva rivalere sugli intestatari delle schede e non sull’amministrazione e la vicenda si è poi chiusa senza nessun esborso dell’Ars”, afferma ancora Savona.
Negli ultimi anni è cambiato il sistema di “copertura” delle spese telefoniche dei deputati dell’Assemblea: i parlamentari regionali dispongono oggi di una somma annua di 4.150 euro inclusi i servizi di connettività .
Ed entro quel budget devono muoversi, scegliendo da soli contratti e gestori. Intanto, le spese per i telefonini di servizio, concessi a dipendenti e dirigenti degli uffici, si sono ridotte, passando dagli 8.270 euro del 2010 ai 7.156 del 2011.
Ma sulla vecchia convenzione, e sui beneficiari-fantasma, rimangono accesi i riflettori della magistratura.

Emanuele Lauria e Salvo Palazzolo

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REGIONI A CONFRONTO: SE NEL RESTO D’ITALIA CI SI REGOLASSE COME IN LOMBARDIA LO STATO RISPARMIEREBBE 785 MILIONI SOLO DI ORGANICI

Novembre 29th, 2011 Riccardo Fucile

DOPPI INCARICHI E   ASSUNZIONI CLIENTELARI, NON SOLO AL SUD: IN PIEMONTE IL DOPPIO DI DIPENDENTI DELLA LOMBARDIA…STRUTTURE ELEFANTIACHE E INEFFICIENTI, AUTO E BLU E LIVELLAMENTO

Non è vero che tutti i giudici sono schiacciati dagli arretrati.
Nicola Durante, ad esempio, al Tar di Salerno deve avere un mucchio di tempo libero. Infatti fa anche il dirigente alla Regione Calabria.
Due lavori, due stipendi, benefit deluxe. A partire dall’auto blu.
Prova provata che nelle Regioni, se Mario Monti userà  le forbici, c’è da tagliare, tagliare, tagliare.
Si pensi che la Campania ha più dipendenti che Lombardia, Piemonte e Liguria insieme. E che organici «alla lombarda» permetterebbero risparmi per oltre 785 milioni.
Dice un rapporto della Corte dei Conti che quelle Regioni varate nel 1970 per alleggerire lo Stato, si sono via via gonfiate come un panettone impazzito.
Al punto che oggi quelle 15 che sono a statuto ordinario hanno 40.384 dipendenti.
Vale a dire 78,8 ogni 100 mila abitanti.
Tanti, ma vale più che mai la regola del pollo di Trilussa.
C’è infatti chi non arriva a 34, come appunto l’ente guidato da Roberto Formigoni, e chi sfonda la barriera del suono clientelare come il Molise.
Dove Michele Iorio, dello stesso partito del collega milanese (a dimostrazione che anche in questo caso le differenze di colore non sono poi così importanti) governa su un piccolo regno che ogni centomila abitanti di regionali ne ha 291: 8 volte e mezzo di più.
«Polentoni» e «terroni»? Fino a un certo punto.
Tanto è vero che, sempre rispetto all’unità  di misura citata, la «destrorsa» regione Piemonte di dipendenti ne ha 70,5 e cioè più del doppio dei cugini lombardi.
E non ha neppure peso, come dicevamo, la tintura rossa o blu.
Prova ne sia che l’Umbria, da sempre amministrata dalla sinistra, ha proporzionalmente il doppio dei «regionali» (159 contro 74,5 ogni centomila residenti) della vicina Toscana. Quanto alla tanto maledetta «Roma ladrona», il Lazio si ritrova a essere con l’indice 62,8 non solo nettamente al di sotto della media ma addirittura di regioni comunemente più virtuose quali l’Emilia-Romagna (68) o la Liguria (68,6).
Una giungla inestricabile.
Che dimostra come il principio di autonomia costituzionale abbia avuto giorno dopo giorno un’interpretazione assai singolare: ogni Regione va per conto proprio.
Con sprechi e diseconomie in molti casi allucinanti.
Basti dire che, se si utilizzasse come criterio generale il parametro della Lombardia (quei 34 «regionali» scarsi ogni centomila residenti) quelle quindici regioni ordinarie, che hanno esattamente le stesse competenze, potrebbero tagliare addirittura 23.015 unità .
E svolgere gli stessi compiti quotidiani con appena 17.369 persone.
Con un risparmio, per le casse pubbliche, di 785 milioni e 350 mila euro l’anno.
È la somma che avrebbe permesso lo scorso anno di compensare largamente il costo (645 milioni) degli interventi d’emergenza per i disastri ambientali.
Oppure permetterebbe di coprire in nove anni il costo del piano straordinario di infrastrutture per il Sud.
Per non parlare dei risparmi impliciti nel dimagrimento di strutture spesso elefantiache e inefficienti: ogni ufficio in più, ogni dirigente in più, ogni funzionario in più vuole mettere becco in questa o quella pratica.
Non sono una ricchezza: sono un lacciuolo supplementare.
Ci sono numeri davanti ai quali è impossibile non fare un salto sulla sedia.
Quei 17.369 dipendenti che utilizzando il «parametro lombardo» basterebbero a far funzionare le 15 Regioni ordinarie, sono infatti meno di quanti sono oggi in carico alla Campania (che negli ultimi quattro anni ha ancora gonfiato gli organici di circa il 10%), alla Puglia, alla Calabria, alla Basilicata.
I quali sono 17.607.
E non parliamo della Sicilia. Dove, secondo i giornalisti Enrico Del Mercato ed Emanuele Lauria, autori del libro «La zavorra» (un atto d’accusa della classe dirigente locale micidiale proprio perchè scagliato da siciliani) i dipendenti complessivi del ciclopico carrozzone guidato da Raffaele Lombardo, compresi forestali e precari e dipendenti delle Asl, sono 144.147.
Ma ne riparleremo.
Per adeguarsi al parametro virtuoso, il governatore della Campania Stefano Caldoro sarebbe costretto ad affrontare moti di piazza: dovrebbe perdere 6.007 dipendenti, con un risparmio pazzesco, pari a oltre il 68% della spesa per gli stipendi.
Parliamo di una cifra che nel 2009 avrebbe coperto un terzo del disavanzo sanitario regionale.
Ma ancora più dura sarebbe la cura per una Regione “rossa” per eccellenza come l’Umbria. Il suo personale dovrebbe dimagrire di quasi il 79%, passando da 1.432 a 305 unità .
E anche le Marche potrebbero avere bruttissime sorprese, dovendo scendere da 1.487 a 529 dipendenti. Mentre il personale di una terza Regione storicamente amministrata dal centrosinistra, la Basilicata, sarebbe ridotto di cinque volte: da 1.052 a 200.
C’è chi dirà : certo, Stato, Regioni ed Enti locali sono da sempre un ammortizzatore, soprattutto al Sud.
Vogliamo licenziare tutti quelli in soprannumero? Buttare nella disperazione, di questi tempi, decine di migliaia di famiglie? No, certo.
Ma è fuori discussione che numeri come quelli devono dare risultati diversi.
Garantire un’efficienza diversa. Da recuperare anche attraverso una maggiore elasticità . E una rottura con vecchi meccanismi inaccettabili a maggior ragione dall’Europa, chiamata oggi a intervenire per arginare problemi dovuti proprio alla scarsa credibilità .
Quale credibilità  può avere, ad esempio, una regione come quella campana governata fino all’anno scorso da Antonio Bassolino dove le promozioni sono state distribuite per anni nel modo indecente denunciato da un rapporto degli ispettori della ragioneria generale dello Stato?
C’è scritto, in quel dossier, che pressochè tutti i dipendenti hanno goduto, nel periodo compreso fra il 2002 e il 2008, di «progressioni orizzontali».
Cioè, in gergo tecnico, aumenti di stipendio concessi nel pubblico impiego a parità  di mansione.
Fatta eccezione per 21 persone che proprio non potevano essere salvate a causa di gravi provvedimenti disciplinari, solo fra il 2004 e il 2005 ne hanno goduto in 7.254 sui 7.275 allora in servizio.
Vale a dire il 99,7%.
Dov’è, il «merito»? Perchè mai un inglese, un francese, un danese dovrebbero tirar fuori soldi per un Paese come il nostro se prima non spazza via scelte clientelari e indecenti come queste?
Come la spieghiamo, agli europei, la sproporzione insultante nella distribuzione dei dirigenti?
Il record assoluto lo detiene il Molise.
Con 320 mila abitanti, non solo ha quei 934 dipendenti regionali di cui dicevamo. Ma la bellezza di 87 dirigenti: undici volte di più, in proporzione, di quelli che avrebbe allineandosi alla Lombardia: 8.
Ma sono tante le regioni che perderebbero grappoli di dirigenti: scenderebbe da 221 a 128 del Veneto, da 114 a 35 l’Abruzzo, da 93 a 23 l’Umbria, da 167 a 52 la Calabria, da 71 a 15 la Basilicata…
Una strage di colletti bianchi. Immaginatevi dunque la preoccupazione, nel caso il nuovo governo decidesse di mettere ordine, di quel «colletto» di cui dicevamo, il calabrese Nicola Durante. Un uomo dalla doppia vita.
Nella prima guadagna una busta paga come giudice del Tar di Salerno, dove dicono di vederlo quando c’è udienza e dove mesi fa ha annullato il sequestro di una casa abusiva perchè il decreto di abbattimento non era stato notificato al titolare dell’abuso ma consegnato a mano a suo fratello.
Nella seconda fa il Capo dell’Ufficio Legislativo della regione Calabria, dove è stato preso dal governatore Giuseppe Scopelliti con un contratto da 176.426 euro e 57 centesimi l’anno. Più una «retribuzione annua di risultato».
Più i rimborsi spese «a pie’ di lista».
Più il «trattamento di missione nella misura massima prevista per la dirigenza regionale». Più, a spese dei cittadini, si capisce una speciale «copertura assicurativa della responsabilità  civile e amministrativa per i danni eventualmente arrecati a terzi o alla Regione nell’esercizio dell’attività  istituzionale, ivi comprese le eventuali spese di giudizio sostenute».
«E l’auto blu?», direte voi ansiosi. Tranquilli: ce l’ha, ce l’ha…

Sergio Rizzo e Guan Antonio Stella
(da “Il Corriere della Sera”)

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ALLUVIONE DI GENOVA, DICIAMO QUALCHE VERITA’ SU CAUSE E RESPONSABILITA’

Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile

DITTE CHE NON POTREBBERO LAVORARE SONO INVECE AL SERVIZIO DI ENTI PUBBLICI, COLLAUDI MAI FATTI, UN’EMERGENZA CHE CREA BUSINESS…E UN GOVERNATORE CHE DIVENTA ANCHE COMMISSARIO DI SE STESSO

Vediamo di porre in luce alcune questioni:
1) con l’emergenza arrivano più soldi da gestire e chi li gestisce lo può fare in deroga a molte norme, come ben sappiamo per le ormai note vicende della Protezione Civile tra Bertolaso & Balducci;
2) Burlando era il Commissario per l’emergenza prima e lo è di nuovo per quella nuova;
3) le opere che lui dichiara effettuate per la “messa in sicurezza” del Fereggiano (quelle della ditta del Furfaro Antonio già  citato negli atti dell’Antimafia e che, al quotidiano Il Secolo XIX qualche mese fa, dichiarava che lui fa offerte con ribassi altissimi perchè non partecipa per guadagnare ma per “cambiare i soldi”), ovvero copertura e parcheggio sul torrente, NON SONO STATE ANCORA COLLAUDATE, visto che la stessa Regione Liguria dice che il collaudo è ancora in corso!
Chiaro?
Se non arrivano i soldi per le emergenze, i soldi in cassa sono pochi e certi appalti e incarichi proprio non si possono dare.
Con le emergenze i soldi da distribuire sono di più… molti di più e, con gli incarichi di somma urgenza e le procedure “semplificate”, tutto si svolge in modo sempre più lontano dal possibile controllo da parte dei cittadini.
La notizia che il collaudo delle opere sul Fereggiano non sia stato ancora concluso è stata scritta e data ieri, nero su bianco, dalla Regione durante la Conferenza Stampa di Burlando, ma pare che questo “dettaglio” non abbia attirato molta attenzione.
Ora vediamo quanto ci vuole anche per far emergere la questione della ditta incarica per i lavori annunciati e lodati dallo stesso Burlando, Commissario Delegato della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Protezione Civile, ovvero quella del Furfaro… oltre al fatto che la Eco-Ge dei Mamone, per cui il Prefetto di Genova, nel luglio 2010, ha trasmesso agli Enti Appaltanti un’informativa antimafia atipica, finalizzata ad evitare che a questa società  venissero dati e confermati incarichi pubblici, continua a lavorare alla grande con incarichi diretti da parte delle Società  pubbliche, con subappalti di lavori delle Società  pubbliche e con incarichi di somma urgenza per l’emergenza alluvione di questi giorni.
A Genova le misure interdittive, tipiche o atipiche che siano, sono sistematicamente ignorate… un dato inquietante che pare non interessi ai più!
Deve esserci una allergia inguaribile rispetto al termine ed alla pratica della “prevenzione”… ma così qualcuno, alla fine, può gestire più soldi e seguire meno vincoli, mentre altri possono incassare ben di più di quanto le povere casse degli Enti locali possono offrire in assenza dei disastri che, con distruzione e drammi, portano anche stanziamenti straordinari!
Prima creo il danno e poi riparo il danno, spendo soldi pubblici prima e ne se spendo di più dopo… che bel modo di Amministrare!

Ufficio di Presidenza
Casa della Legalità 

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IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA BURLANDO SI CONTINUA A BURLARE DEI CITTADINI GENOVESI: HA RIDOTTO DA 10 A 3 METRI IL LIMITE PER POTER EDIFICARE LUNGO I CORSI D’ACQUA

Novembre 10th, 2011 Riccardo Fucile

E’ IL SIMBOLO MASSIMO DEL PARTITO TRASVERSALE DEL CEMENTO… CHI HA TOMBINATO IL FEREGGIANO PER FARCI DEI PARCHEGGI? CHI HA VOLUTO EMRGINARE A SUO TEMPO IL SINDACO SANSA PERCHE’ SI OPPONEVA ALLA COLATA DI CEMENTO SULLA CITTA’? … E RISPUNTA IL NOME DI MAMONE TRA I FINANZIATORI

Burlando un gran pasticcere.
Il Presidente della Regione Liguria che ha ridotto a tre metri la distanza dalle sponde dei corsi d’acqua per poter edificare, “giustifica” il provvedimento con la solfa: ma tanto lo facevano già  con le deroghe.
Pensare di “bloccare” le deroghe no?
No… ed altro non ci si poteva aspettare da chi è il simbolo supremo del “Partito trasversale del Cemento”.
Già  aveva dato un assaggio con il Piano Casa che, dopo il parziale stop a seguito delle contestazioni della società  civile, è stato riapprovato nel suo devastante via libera a nuove colate di cemento, sotto la firma di Marylin Fusco, dell’Italia dei Valori nominata vice-presidente della Giunta Burlando.
Potremmo parlare dei lunghi via libera dati alla colata di cemento in Liguria dal Burlando presidente della Regione… ma la lista è lunga ed è già  stata stilata da Marco Preve e Ferruccio Sansa nel libro-inchiesta “Il Partito del Cemento”.
Ci limitiamo ad indicare il progetto della Marinella, quello nato con un promoter d’eccezione, l’avvocato Giorgio Giorgi (avvocato a Genova con moglie che svolge il ruolo di Gip a Genova), già  tesoriere della campagna elettorale di Burlando per le elezioni regionali del 2005.
Questo progetto è la cementificazione della foce del Magra… quella pesantemente colpita dal disastro che ha messo in ginocchio lo spezzino e la Lunigiana.
Consiste nella realizzazione di un nuovo imponente insediamento residenziale, commerciale e nautico, lesivo dell’eccezionale valore naturalistico e paesistico dell’area di Marinella, immediatamente retrostante e latistante la foce del fiume Magra, nei Comuni di Ameglia e Sarzana.
Nato sotto il marchio iniziale del Monte dei Paschi di Siena e poi allargato alla CCC (Consorzio Cooperative Costruzioni) ed Unieco (cooperative che già  abbiamo conosciuto per la loro assegnazione a società  di mafia di subappalti, sia in territorio emiliano sia in quello ligure) a cui si aggiungono la Società  Italiana per le Condotte d’Acqua (già  coinvolta nell’inchiesta ARCA della DDA di Reggio Calabria) e la Condotte Immobiliare.
Ma Burlando non è solo questo, non è solo l’ex sindaco la cui amministrazione fu travolta dalla prima Tangentopoli, quella dei primi anni Novanta che andò anche a colpire in riferimento a quel progetto per lo “scolmatore del Fereggiano” viziato da mazzette.
Non è solo il potente dalemiano che nel 1997 orchestrò la cacciata del sindaco di Genova, Adriano Sansa, colpevole di aver varato una variante di salvaguardia che bloccava le cementificazione sulle colline e poi varò, con il coordinamento del geologo Sandro Nosengo, un Piano Regolatore che fermava il cemento, prevedeva diradamenti delle costruzioni nelle zone di rischio e programmava interventi radicali per la messa in sicurezza dei torrenti e dei rivi, compresi quelli “tombinati”.
Allora Burlando voleva un uomo che riaprisse, come poi è stato, la stagione delle colate di cemento… e così portò sulla poltrona di Sindaco l’ex consulente di Alberto Teardo, l’avv. Giuseppe Pericu… che, tra i primi atti, stravolse il PRG approvato durante l’amministrazione Sansa, riaprendo con il suo nuovo PUC le strade alle betoniere roventi.
Il tutto con il consenso ed assenso dell’allora amministrazione della Provincia di Genova, guidata da Marta Vincenzi.
Burlando è anche altro… era anche il Commissario Delegato dalla Presidenza del Consiglio – Protezione Civile per l’emergenza del Fereggiano!
E cosa ha fatto con i fondi e con il potere assegnatogli?
Nomina come esecutore il suo uomo di fiducia Gian Poggi.
Prima alla guida dell’Urbanistica del Comune di Genova con Pericu e poi chiamato a prestare il servizio in Regione Liguria di Burlando.
Già  fedele tra i fedeli dell’associazione “Maestrale” quella che prendeva anche i contributi della ECO-GE dei Mamone, Gian Poggi è stato anche nominato nel Consiglio di Amministrazione, insieme agli altri burlandiani doc, della società  “Infrastrutture Liguria srl”, creata da Burlando perchè gestisse le costruzioni (ad esempio, a partire dall’Ospedale di La Spezia) visto che, stando alla legge, gli si era fatto notare che la “Sviluppo Genova spa” non poteva operare al di fuori dell’ambito genovese.
E nella nuova società  vennero quindi chiamati ad operare i protagonisti della gestione appalti della “Sviluppo Genova” al centro dell’indagine sul “cartello” dei Mamone per il controllo di appalti e subappalti (vedi qui).
Con il suo fedele Gian Poggi, Burlando che ha fatto per mettere in sicurezza il Fereggiano?
Semplice lo ha tombinato (con l’appalto alla ditta del Furfaro Antonio che abbiamo già  descritto) per realizzarvi i parcheggi.
Lo ha fatto con il consenso della Provincia che poteva impedirlo.
Lo ha fatto con il silenzio del Comune.
Repetto e Vincenzi non hanno disturbato.
In tanti, nella zona di massimo consenso di Burlando, volevano i parcheggi; perchè “scontentare” gli elettori?
E così il Fereggiano, nel tratto seguente alla grande copertura, è esploso nella sua massima violenza.
Nel ’70 non lo fece, tanto per dare un parametro di comparazione
Certo ha abbattuto una palazzina, ma le altre?
Le altre che soffocano il torrente sono state lasciate lì, una accanto all’altra… quelle nel greto e quelle che salgono in alto, perchè sono palazzi, sono sempre lì.
Spesi 10 milioni di euro della Protezione Civile così… e cosa succede ora dopo il disastro?
Il Governo Berlusconi, tanto per dimostrare la trasversalità  del “partito del cemento”, chi ha   nominato come nuovo Commissario Delegato per l’alluvione?
Proprio Claudio Burlando!
Ufficio di Presidenza
Casa della Legalità 

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REGIONALI MOLISE, 300 DENUNCIATI PER FALSO: IORIO TREMA, DOPO 18 GIORNI MANCA ANCORA IL VINCITORE

Novembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile

FINITE LE OPERAZIONI DI CONTROLLO A CAMPOBASSO E ISERNIA: TUTTA LA DOCUMENTAZIONE TRASFERITA IN CORTE D’APPELLO… LA VERIFICA SU APPENA 40 SEGGI AVEVA PORTATO AL RECUPERO DI 500 VOTI DA PARTE DI FRATTURA CHE RIDUCEVA A SOLI 1000 VOTI LA DISTANZA DA IORIO

Trecento cittadini molisani saranno denunciati per falso dalla procura della repubblica di Campobasso.
E’ la conseguenza di un atto dovuto, stando a quanto si apprende in ambienti giudiziari, da parte delle commissioni elettorali che hanno avuto il compito di controllare la documentazione che i partiti hanno dovuto allegare per la presentazione delle candidature alle recenti elezioni regionali.
Si tratta in sostanza di cittadini che hanno sottoscritto liste di diversi partiti contravvenendo così alla legge elettorale che prevede che l’elettore può firmare per la presentazione di una sola lista.
Alcuni lo avrebbero fatto ignari del reato che stavano commettendo, altri invece avrebbero agito pur sapendo di correre questo rischio.
Con il lavoro delle commissioni però le doppie firme sono venute a galla, i funzionari delegati infatti si sono trovati di fronte a nomi di cittadini che comparivano a corredo di più di una lista.
E così diciotto giorni dopo le elezioni regionali in Molise non è ancora stato proclamato ufficialmente il vincitore delle regionali tra il candidato del centrodestra e presidente uscente, Michele Iorio, e quello del centrosinistra, Paolo Di Laura Frattura, battuto per 1.505 voti.
Le operazioni di controllo e verifica nelle commissioni elettorali provinciali di Campobasso e Isernia sono terminate ieri sera e ora tutta la documentazione è negli uffici della Corte d’Appello.
Quest’ultima, però, potrebbe anche disporre ulteriori accertamenti prima di proclamare ufficialmente eletto il nuovo presidente.
La verifica di una quarantina di seggi aveva portato al “recupero” di circa 500 voti da parte di Frattura.
Resta per ora il fatto che neanche stamane la proclamazione ha avuto luogo e non è chiaro quanto bisognerà  aspettare ancora.

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ELEZIONI MOLISE: IORIO (PDL) VINCE PER SOLI 1.500 VOTI, MA PRENDE IL 12% DI VOTI IN MENO DELLA COALIZIONE CHE LO APPOGGIAVA

Ottobre 18th, 2011 Riccardo Fucile

IL PD: “GRAZIE A GRILLO VINCONO GLI INQUISITI”… FINISCE 46,94% CONTRO IL 46,15% DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA FRATTURA.. DETERMINANTE IL 5,6% RACCOLTO DAL CANDIDATO DEI GRILLINI

Michele Iorio si conferma per la terza volta consecutiva presidente del Molise.
Il candidato del centrodestra (e anche dall’Udc di Casini) ha ottenuto il 46,94% dei voti contro il 46,15% di Paolo Di Laura Frattura, sostenuto da tutto il centrosinistra.
Il testa a testa è durato per circa undici ore e si è dovuto attendere la fine dello spoglio per avere il quadro esatto della situazione.
Determinante, come già  accaduto in Piemonte, il consenso ottenuto dal Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, che ha sottratto preferenze soprattutto al centrosinistra.
“Per un pugno di voti in Molise vince il candidato di destra, inquisito, grazie ai voti di Grillo, tolti al centrosinistra” dice Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera
L’affermazione di Iorio è arrivata solo alle cinque di mattina, quando nelle sedi dei partiti sono affluiti i dati definitivi delle ultime sezioni.
Circa 1500 voti di scarto su Frattura hanno consentito al presidente uscente di restare alla guida della regione Molise per il terzo mandato consecutivo.
A rendere incerta la rielezione che sembrava quasi scontata è stato certamente il voto disgiunto: il 12 per cento circa di chi ha votato i partiti del centrodestra non ha poi dato la preferenza a Iorio.
Mentre Frattura ha raccolto quasi 15 mila voti in più delle liste che lo appoggiavano.
La ripartizione provvisoria del consiglio prevede, per la maggioranza, cinque seggi al Pdl,due a Progetto Molise, due a Udc, due a Adc, due a Grande Sud, uno a Molise Civile, uno a Udeur più due candidati del listino e Iorio.
Il centrosinistra, oltre a Frattura, porta in consiglio regionale tre consiglieri del Pd, tre dell’Idv, uno di Sel, uno di Alternativa, uno della Federazione della sinistra, uno del Psi ed uno di Partecipazione democratica.
La lista 5 Stelle di Beppe Grillo non dovrebbe riuscire ad entrare in consiglio regionale a causa della bassa percentuale di consensi nel proporzionale (circa il 5,60%), nonostante l’ottima affermazione al maggioritario con più di 10.000 voti. Stendiamo un velo pietoso su Fli che avrebbe potuto essere determinante e che non ha neanche presentato il simbolo dopo liti infinite: con un partito a Roma che ha dato indicazione di appoggiare Frattura e una parte della dirigenza regionale che invece ha appoggiato l’inquisito Iorio.

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