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COTA RESTA IN MUTANDE: SALTA LA SUA CANDIDATURA ALLE EUROPEE, RISCHIA ANCHE BORGHEZIO

Aprile 12th, 2014 Riccardo Fucile

REGIONE PIEMONTE: CENTRODESTRA ALLA DISPERATA RICERCA DI RICUCIRE GLI STRAPPI… TRATTATIVE TRA FORZA ITALIA E FRATELLI D’ITALIA

Centrodestra senza pace, tra ristagni, qualche passo in avanti e diversi passi indietro. Tra questi ultimi, la rinuncia della candidatura di Roberto Cota alle europee: più o meno spontanea, a seconda delle voci che si rincorrono in queste ore.
Ma tant’è. Ieri, al termine del Consiglio federale, Matteo Salvini, capolista in tutte e cinque le circoscrizioni, è andato dritto al punto: «Roberto ha detto “no, grazie” e per questo ha il mio apprezzamento, perchè in Piemonte è stato vittima di un linciaggio». «Come avevo già  detto, la candidatura alle europee non è nei miei programmi – ha chiosato l’interessato -. Sono il segretario nazionale della Lega Nord Piemont, non ho bisogno di candidature di ripiego. Nei prossimi mesi mi dedicherò al territorio».
In lista nella circoscrizione Nord Ovest ci sarà  Claudio Borghi, l’economista che sta curando il «Basta euro tour»: ovvero la richiesta di uscita dalla moneta unica tema della campagna elettorale, il cavallo di battaglia che cavalca la Lega formato-Salvini. Nella Lega si dibatte anche sulla ricandidatura di Mario Borghezio.
Tra le opzioni, prende piede quella di Gianluca Buonanno.
Il caso Sacchetto  
Confermata, salvo ripensamenti, la decisione di non ricandidare i consiglieri regionali uscenti.
Compreso il cuneese Claudio Sacchetto, assessore all’Agricoltura nella giunta-Cota e, non ultimo, mai sfiorato da «Rimborsopoli», l’inchiesta della Procura di Torino sulle spese indebite dei consiglieri.
Va da sè che Sacchetto non l’ha presa bene, per usare un eufemismo.
E Forza Italia, allettata dalla sua dote di voti, ci ha già  fatto un pensierino.
L’ipotesi non sarebbe quella di candidare Sacchetto nella lista del partito del Cavaliere, come si vociferava ieri, ma di fargli guidare la lista civica di appoggio a sostegno di Gilberto Pichetto.
Per intenderci, quella alla quale ha lavorato Claudia Porchietto, dall’Ncd, prima di traslocare sotto la bandiera di Forza Italia.
L’occasione, tra l’altro, per fare un buon bottino di consensi nella Provincia granda a discapito di Enrico Costa; Ncd, e Guido Crosetto, FdI.
Stando ai «rumors», Sacchetto sarebbe tentato. Con buona pace di dell’assessore provinciale Roberto Russo, già  in campagna elettorale, e della stessa Gianna Gancia: la presidente della Provincia di Cuneo, che correrà  in ticket con Pichetto alle regionali, non avrebbe apprezzato l’intraprendenza dell’alleato berlusconiano.
C’è persino chi ha motivato l’improvviso annullamento della conferenza stampa convocata ieri da Pichetto e da Gancia con il brusco abbassamento della temperatura nei rapporti tra i due partiti.
FI tratta con i «Fratelli»  
Situazione in «stand by», almeno per ora, sugli altri fronti. Pare che Forza Italia, sulla base di sondaggi promettenti, le stia provando tutte, a livello nazionale e territoriale, per riportare all’ovile Fratelli d’Italia-An e giocarsi la partita delle regionali.
L’Ncd sonda Ghigo
Tra oggi e domani potrebbe sciogliersi anche il rebus della candidatura per l’asse Ncd-Udc. Continua il «pressing» su Costa, il coordinatore regionale, per una candidatura di servizio.
Restano in pista i nomi di Roberto Rosso e Giampiero Leo. Contatti informali anche con Enzo Ghigo, che però avrebbe declinato l’offerta.
Ne vedremo ancora delle belle.

(da “La Stampa“)

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REGIONALI PIEMONTE, CENTRODESTRA IN ORDINE SPARSO: BERLUSCONI INCORONA PICHETTO

Aprile 5th, 2014 Riccardo Fucile

SARA’ CANDIDATO DI FORZA ITALIA E LEGA… NCD DICE NO E VA DA SOLO… FRATELLI D’ITALIA PUNTANO SU CROSETTO

Il dado è tratto e visto che a tirarlo è stato Silvio Berlusconi è la certificazione ufficiale che alle regionali del Piemonte il centrodestra si presenterà  diviso.
Il leader di Forza Italia sceglie l’avvio della campagna elettorale per le Europee per annunciare che poche ore fa è stato raggiunto un accordo politico con la Lega Nord: Gilberto Pichetto sarà  il candidato alla presidenza del Piemonte di una coalizione verde-azzurra.
In sala ad ascoltarlo c’è lo stesso Pichetto che commenta soddisfatto: «E’ il primo passo per arrivare ad una grande coalizione di centrodestra, faccio appello a tutti i partiti che hanno sostenuto Roberto Cota a restare uniti per evitare di lasciare in Piemonte in mano alla sinistra o ai Cinquestelle».
Invito che però sembra cadere nel vuoto.
Enrico Costa, leader del Ndc commenta: «Si tratta di una scelta naturale visto che vogliono rappresentare la continuità  con la giunta Cota. Noi vogliamo rappresentare quel centrodestra che ritiene di apportare elementi di discontinuità ».
È propabile così che alle regionali ci sia un candidato del polo moderato nato dall’alleanza Ndc, Udc e popolari per le Europee.
Anche Fratelli d’Italia che ha chiesto invano le primarie di coalizione potrebbe decidere di correre da sola con Guido Crosetto

Maurizio Tropeano
(da “La Stampa”)

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VENETO, IL DRAMMA E LA COMMEDIA

Aprile 3rd, 2014 Riccardo Fucile

UNA REGIONE DOVE HANNO CHIUSO 20.000 IMPRESE NEGLI ULTIMI 5 ANNI

Per raccontare davvero cosa sta accadendo in Veneto non servono le trascrizioni delle intercettazioni, la contabilità  degli arresti o i dati, verosimilmente gonfiati, sull’affluenza al referendum on line per l’indipendenza della regione.
Se si vuole essere seri e non fermarsi alle foto del “Tanko” o alle prevedibili discussioni sui colloqui telefonici degli arrestati, spesso sospesi tra le rodomontate fantozziane e l’eversione vera e propria (“Bisogna far saltare le banche… ci sarà  una piccola parte dei Carabinieri che starà  dalla parte degli insorti), è meglio invece salire in auto e percorrere la Pontebbana a Treviso o la Strada del Santo a Padova.
Lì la lunga teoria di capannoni sfitti o in vendita, fotografa meglio di ogni statistica un territorio che nel giro di sette anni ha perso 10,5 punti di Pil ed è tornato sotto i livelli del 2000.
In Veneto più di 20 mila imprese hanno chiuso nell’ultimo lustro, i disoccupati sono ormai 195 mila e il reddito medio nel 2013 è sceso di 600 euro.
Il tutto mentre la regione ha continuato a versare 70 miliardi di tasse all’anno allo Stato, ricevendone indietro meno di 50.
Per questo è facile immaginare che, al di là  di ogni evidenza (progettare la secessione armata è un reato grave), i 24 arrestati saranno visti da molti corregionali come dei martiri.
Col rischio che presto altri indipendentisti ci riprovino.
L’anarchico russo Michail Bakunin, che di insurrezioni se ne intendeva, spiegava: “La rivoluzione è più un istinto che un pensiero: come istinto agisce e si propaga, e come istinto darà  le sue prime battaglie”.
E in Veneto, ma non solo, l’istinto di rivolta c’è. Non per nulla l’istituto di sondaggi Demos, molto più credibilmente dei referendum on line, il 24 marzo ha scoperto che il 55% dei veneti è favorevole all’idea dell’indipendenza, anche se molti si accontenterebbero di “parlamentari migliori” (30%) e di un “federalismo vero” (20%). I cittadini, dopo essere stati ingannati dalla Lega, non chiedono solo più lavoro e meno tasse.
Pretendono pure politici onesti legati al territorio.
A Roma, dove si riforma la legge elettorale per garantire ai partiti un altro Parlamento di nominati, è forse il caso che qualcuno se ne accorga. Prima che sia troppo tardi.

Peter Gomez
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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OSTRICHE, ARAGOSTE E REGGISENI: GLI SPERPERI PAZZI DELLE REGIONI

Marzo 23rd, 2014 Riccardo Fucile

I RIMBORSI DEI GRUPPI HANNO VISTO I GIUSTIFICATIVI PIU’ ASSURDI

La ricevuta fiscale per il pranzo di nozze della figlia, la fattura per le cartucce da caccia, lo scontrino per il leccalecca, la cena con le ostriche e il pranzo con l’aragosta, i rimborsi chilometrici col trucco, le mutande verdi del governatore e il reggiseno push-up della consigliera, il collier della capogruppo e il tosaerba del consigliere, per non parlare del catalogo degli sprechi romani di Fiorito-Batman e delle feste in costume, tutto naturalmente, tacitamente e sistematicamente sul conto della Regione,dal Piemonte alla Sicilia.
Ma quanti sono, i rubinetti del denaro facile ai quali si sono attaccati in questi anni i politici senza scrupoli di tutta Italia?
Sono tanti, e tutti gonfi di soldi da spendere disinvoltamente. Con o senza ricevuta.
La Corte dei conti ha calcolato che nel solo 2012 i gruppi consiliari deipartiti hanno incassato e ovviamente speso 95 milioni 655 mila euro — in lire, per dare un’idea, sarebbero stati quasi duecento miliardi — con una spesa media che nel Lazio era di 188.929 euro a consigliere, cifra che si aggiunge alle generose indennità  (come vengono chiamati gli stipendi dei politici) e agli altri rimborsi, come le diarie e le spese di trasporto. Che sono pagati a parte.
Ma vediamo uno per uno quali sono i capitoli delle spese allegre delle nostre Regioni.
PENDOLARI D’ORO
Partiamo dalla fine, ovvero dall’ultimo caso che le cronache — a cavallo tra il comico e il grottesco — ci hanno consegnato, quello dei rimborsi chilometrici: poichè ci sono consiglieri che per raggiungere l’ufficio devono fare ogni giorno anche trecento chilometri, in busta paga viene aggiunto un “rimborso spese trasposto” parametrato alla distanza casa-Regione (in Lombardia si va da un minimo di 310,90 euro a un massimo di 3500).
È una cifra che non paga il gruppo, ma direttamente la Regione.
E se il principio è inattaccabile, il trucco è semplice: spostare la residenza nel luogo più lontano dal Consiglio per ottenere lacifra più alta, come ha fatto il leghista Davide Boni, ex vicepresidente del Consiglio regionale, che ha fatto valere la residenza anagrafica a Sabbioneta (a 143 chilometri dal capoluogo) tacendo il fatto che abitava da anni nel centro di Milano.
È stato così che con la busta paga di gennaio 2011, ottenendo anche gli arretrati, ha incassato 35 mila euro.
I MISSIONARI
Discorso a parte quello dei «rimborsi per missioni», ovvero per presenziare a convegni, mostre, dibattiti e riunioni sul territorio. È il sistema più utilizzato nelle Regioni dove basta l’autocertificazione: basta la parola, e si incassano i rimborsi per i viaggi, veri o finti.
Qui il recordman è il piemontese Roberto Boniperti, che in un solo anno è riuscito a farsi rimborsare 37 mila euro, muovendosi come una trottola anche ad agosto, a Regione chiusa («Andavo a tre sagre al giorno»,spiegò).
LE CASSEFORTI DEI GRUPPI
Poi ci sono le somme che vengono assegnate ai gruppi consiliari “per garantirne il funzionamento”.
Per pagare un paio di segretarie, le spese di cancelleria e l’abbonamento al telefono? Macchè. Sotto questa voce è finora passato un fiume di denaro, gestito disinvoltamente da capigruppo spregiudicati come il pidiellino Franco Fiorito o come il dipietrista Vincenzo Maruccio, che avevano spostato sui loro conti personali più di un milione di euro ciascuno.
Come è stato possibile? Semplice: ci sono Regioni che richiedono le pezze d’appoggio (scontrini o fatture), altre che si accontentano di un’autocertificazione.
E così, per esempio, a Fiorito bastava scrivere “chiedo e ricevo” per ottenere le somme che si autoassegnava, mentre a Milano il leghista Galli ha dovuto presentare la ricevuta fiscale, per farsi rimborsare il banchetto di nozze della figlia (fatto passare per “riunione conviviale del gruppo” e addirittura pagato dall’inconsapevole genero). Lui deve essere ancora processato, mentre l’ex capogruppo del Pdl in Sardegna, Mario Diana, e stato arrestato quattro mesi fa perchè tra i 217 mila euro di spese ingiustificate c’erano anche due Rolex, nove libriantichi e 69 penne Montblanc.
MOGLI & FIGLI
Ma con i fondi dei gruppi si possono fare — e infatti sono state fatte — molte altre cose. Aiutare mogli, figli, cognati e parenti vari, per esempio.
Un capogruppo piemontese, Maurizio Lupi, ha fatto un contratto di consulenza da 75 mila euro alla figlia (sorvolando sul fatto che la ragazza in quel periodo fosse a Parigi per uno stage). Un politico siciliano, Giovanni Greco, ha fatto pagare 3993 euro alla moglie per «statistiche delle elezioni politiche del maggio 2012» (elezioni che, detto per inciso, non ci sono mai state). Mentre il lombardo Stefano Galli (sempre quello del pranzo nuziale), è riuscito ad assegnare un contratto da 189 mila euro al genero (quello che pagò il conto) con il compito fondamentale di «fare volantinaggio in favore della Lega», quando finiva in fabbrica il suo lavoro come imbottigliatore di acque minerali. Bisognava spenderli, quei soldi, e nessuno faceva mai domande indiscrete.
BASTA LO SCONTRINO
I gruppi però non tengono per sè tutta la cifra. La distribuiscono, in buona parte, ai singoli consiglieri, «per garantire il rapporto tra elettore ed eletto». Decine di migliaia di euro a testa ogni anno.
E anche qui ci sono Regioni come la Sicilia e la Sardegna, che fino a ieri si accontentavano di una autocertificazione («Sono andato lì, dovevo fare questo, ho speso tanto») e a fine legislatura di-struggono persino i registri con i conti — non si sa mai — mentre altre chiedono almeno uno scontrino fiscale.
Ed è grazie agli scontrini che abbiamo saputo dei videogame di Renzo Bossi e della sabbia in boccetta di Nicole Minetti (27 euro), ma anche appreso cosa sono riusciti a farsi rimborsare il lombardo Pierluigi Toscani (752 euro di cartucce da caccia), il piemontese Andrea Stara (tosaerba e sega circolare), il napoletano Massimo Iannicciello (63 mila euro per una “consulenza di comunicazione” affidata a una società  di commercio all’ingrosso di rottami) o il campano-piemontese Angiolino Mastrullo (13mila 300 euro per una trasferta con bus al congresso del Pdl del 2011: alla partenza non si presentò nessuno ma la fattura venne pagata lo stesso).
Va detto che dopo gli scandali c’è stata una sforbiciata, su queste spese: nel Lazio, il governatore Zingaretti ha drasticamente ridotto i fondi ai gruppi, portandoli da 14 milionia 500 mila.
OSTRICHE E TARTUFI
L’ultimo capitolo dei rimborsi facili è un classico: le «spese di rappresentanza».
Uno statussymbol, ormai, più che un benefit. Ne hanno diritto non solo i governatori e gli assessori, ma anche i presidenti dei Consigli regionali, e non vengono pagate con i fondi dei gruppi ma direttamente dalla Regione. Basta presentare una nota spese con gli scontrini e le ricevute: da lì vengono le mutande verdi di Roberto Cota, per dire.
Prima che cominciasse la stagione dell’austerità  forzata, la sola giunta Formigoni ha destinato a questa voce 433 mila 605 euro, nei suoi ultimi cinque anni.
Soldi che sono stati spesi per pranzi da 3320 euro a base di champagne e tartufi (al confronto il pranzo con tagliata di aragosta del vicegovernatore dell’Abruzzo Alfredo Castiglione, 202 euro, sembra uno spuntino frugale) ma anche per pagare all’ex assessore MassimoBuscemi la sua cena di Natale del 2009 (380 euro) e anche il cenone di fine anno (695 euro).
Naturalmente, pure il Consiglio regionale aveva un suo budget, ed è lì che nel Natale del 2010 ha attinto l’ex presidente Davide Boni per comprare nella sua trasferta napoletana 75 cravatte di seta e tre sciarpe di cashmere. «Nient’altro?» chiese il commesso.
«Metta anche sette foulard di seta».
Ma sì, tanto pagava la Regione.

Sebastiano Messina

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LE INCHIESTE SERVONO: IN REGIONE PIEMONTE LE SPESE DEI GRUPPI SONO CALATE DELL’80%

Marzo 22nd, 2014 Riccardo Fucile

NEL 2013 RIMBORSI PER 450.000 EURO CONTRO I 2,3 MILIONI DEL 2012…
ORA FORZA ITALIA, FRATELLI D’ITALIA E NCD SPENDONO UN DECIMO DEL VECCHIO PDL

La cura, drastica, sembra funzionare.
I consiglieri piemontesi devono aver offerto meno pranzi in costosi ristoranti, pagando di tasca propria alcuni acquisti superflui.
Nel 2013, dopo lo scandalo dei rimborsi al Consiglio regionale in Piemonte, i gruppi politici hanno chiesto meno soldi per le loro spese. I dati emergono dai rendiconti pubblicati sul sito istituzionale.
Da questi documenti, semplici tabelle con le voci di spesa, emergono per la prima volta pure i costi per lo staff dei partiti: quasi quattro milioni di euro in totale.
Malgrado le riduzioni nei giorni scorsi la sezione di controllo della Corte dei conti ha chiesto al presidente dell’assemblea regionale Valerio Cattaneo di chiarire come siano stati spesi 200mila euro da alcuni gruppi.
Secondo i calcoli, i rimborsi ottenuti dalle 18 forze politiche sono passati dai circa 2,3 milioni di euro del 2012 ai 450 mila dello scorso anno.
Sono calate le spese per il funzionamento, cioè quelle per consulenze, missioni, materiale di cancelleria, telefoni, abbonamenti, convegni e altro, spese in cui prima rientravano pure i pasti nei ristoranti, i caffè consumati tra una riunione e l’altra, ma anche i tosaerba, i biglietti della Juventus, le consolle dei videogiochi o le mutande verdi di Roberto Cota. Tra i gruppi più numerosi, il Pd passa dai circa 243mila euro del 2012 ai 98mila circa nel 2013; il Pdl (ora scisso in tre gruppi: Forza Italia, Fratelli d’Italia e Nuovo Centro Destra) passa da 596mila a quasi 35mila e la Lega da 380mila circa a meno di 30mila euro.
C’è anche chi ha ridotto all’osso questi costi, come Maurizio Lupi dei “Verdi verdi — L’ambientalista per Cota”, tra i primi indagati della “Rimborsopoli” piemontese: dopo l’avviso di garanzia ha speso poco meno di mille euro.
Alcuni hanno fatto ancora meglio.
Luigi Cursio, fuoriuscito dall’Idv nel gennaio 2013, si è fatto rimborsare solo 127 euro. Diverso il caso di Andrea Stara, politico del Pd e consigliere della lista “Insieme per Bresso” per il quale mercoledì la pm Enrica Gabetta ha chiesto il rinvio a giudizio per peculato (tra le sue spese c’era un tosaerba).
Nel 2013 ha speso 53mila euro per il funzionamento del gruppo di cui è l’unico componente: in questa cifra rientrano 24mila euro per sale riunioni o altre spese logistiche e quasi 17mila euro per “consulenze, studi o incarichi”.
Sono invece 84mila gli euro spesi per questo ambito dal consigliere dei “Moderati” Michele Dell’Utri, indagato per peculato (i pm gli contestano 190mila euro di sondaggi telefonici fatti dalla società  del suo compagno di partito Gabriele Moretti).
Per la prima volta però il consiglio regionale rende pubblici anche i costi per il mantenimento del personale dei gruppi politici.
Il Pd, che ha trenta dipendenti, ha speso 984mila euro. Lo staff di Forza Italia e Ncd nel 2013 è costato quasi 615mila euro.
Progett’azione (un gruppo di fuorisciti dal Pdl ora confluiti in Forza Italia) ne ha usati quasi la metà , la Lega Nord poco più di 443mila euro.
I gruppi con un solo consigliere hanno costi di personale di circa 120mila euro ciascuno. Alcuni sono riusciti a spendere molto meno per lo staff, arrivando sui 60mila euro. Nonostante gli sforzi dei consiglieri i magistrati contabili hanno chiesto approfondimenti perchè “l’esame condotto sui rendiconti ha evidenziato per alcuni gruppi consiliari l’esistenza di irregolarità ”.
In certi casi alcune cifre non corrispondono ai documenti forniti e alcune spese non sarebbero state necessarie perchè la Regione ha a disposizione i servizi e gli strumenti pagati. Intanto il 4 aprile Cota e 40 consiglieri si troveranno davanti al gup che dovrà  decidere sul loro rinvio a giudizio.

Andrea Giambartolomei

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REGIONE ABRUZZO: QUANDO L’AMANTE DEL PRESIDENTE CHIODI CHIESE 1,5 MILIONI PER UN PROGETTO

Febbraio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

LO STANZIAMENTO DEL GOVERNO BERLUSCONI FU POI BOCCIATO DALLA CORTE DEI CONTI

La commistione fra sfera pubblica e privata, il potenziale conflitto d’interessi che il governatore Gianni Chiodi ha coltivato e tenuto nascosto per anni, si riassume nelle poche righe di un atto ufficiale.“La dottoressa Letizia Marinelli, consigliera di Parità  della Regione Abruzzo, trasmette al Commissario delegato per la Ricostruzione un progetto di massima per la realizzazione di quanto previsto…”. Firmato — il 14 agosto 2012 — dal commissario delegato per la ricostruzione e presidente della Regione Abruzzo: Gianni Chiodi.
Il punto è che Chiodi e Letizia Marinelli — per loro stessa ammissione, dopo i documenti emersi dalle indagini sui rimborsi — sono stati amanti.
Di certo hanno dormito insieme, la notte del 15 marzo 2011, nella stanza 114 dell’hotel Del Sole di Roma, zona Pantheon, a spese dei contribuenti, stando alle accuse della procura e ai controlli dei carabinieri.
E quindi: l’amante consigliera Letizia Marinelli — o ex amante, poichè non abbiamo contezza delle evoluzioni del rapporto — avrebbe dovuto presentare, all’amato governatore Chiodi, un “progetto di massima”.
Il suo valore: 1,5 milioni di euro. Soldi stanziati dal governo Berlusconi per l’emergenza post sisma.
Progetto destinato alla realizzazione di un “centro poliedrico per le donne”.
Il 18 febbraio Letizia Marinelli spedisce in Regione Abruzzo la sua lettera raccomandata: aspira —con altre 22 candidate—a essere nominata consigliera di parità .
Il 9 marzo la Regione costituisce il “gruppo di lavoro” che valuterà  le istanze.
Il 15 marzo — appena sei giorni dopo l’istituzione del gruppo di lavoro regionale — la Marinelli trascorre una notte con Chiodi nell’hotel con vista Pantheon.
Il 16 maggio la giunta designa Letizia Marinelli per il ruolo di consigliera di parità .
Parliamo di un ruolo “unico”: c’è soltanto lei (accompagnata da una consigliera supplente).
Il 22 luglio, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, “ratifica” la nomina di Marinelli.
“È un incarico da appena 200 euro al mese” commentano entrambi. Ma avrebbe dovuto gestire almeno 1,5 milioni. Non è poco.
“Non mi ha mai chiesto niente, nè un aiuto, nè una protezione”, come vedremo, però, l’amante Letizia Marinelli, in qualità  di consigliera di parità , avrebbe dovuto chiedere all’amante Gianni Chiodi, in qualità  di presidente e commissario delegato per l’emergenza, di pronunciarsi su un progetto da 1,5 milioni di euro.
Un progetto che nasce appena sei mesi dopo la nomina.
Leggiamo l’articolo 10 del decreto firmato — si badi: d’intesa con la Regione — dalla Presidenza del Consiglio: “Il commissario delegato (Chiodi, ndr) provvede a realizzare un centro poliedrico per le donne… avvalendosi della consigliera di parità  dell’Abruzzo come soggetto attuatore… nel limite massimo di 1,5 milioni di euro”.
E il soggetto attuatore è responsabile della spesa. Firmato, l’8 novembre 2011, da Silvio Berlusconi.
A nove mesi da quella notte da amanti, i due si ritrovano a gestire, insieme, 1,5 milioni di euro. Non è un reato. Ma c’è una questione d’opportunità .
Il 14 agosto 2012 Chiodi verga il decreto 134: “Realizzazione dei centri antiviolenza e aggregazione per le donne”.
Deve attuare il decreto firmato Berlusconi. E scrive: “La dottoressa Marinelli… entro trenta giorni … trasmette al commissario (cioè Chiodi, ndr) un progetto di massima per quanto previsto”.
C’è un punto però: bisogna aspettare il vaglio della Corte dei Conti.
E la Corte dei Conti, il 17 settembre, boccia il progetto. Che resta però nel dossier, datato 15 settembre, che viene consegnato al ministero della Coesione, quando termina la gestione del commissario Chiodi.
A pagina 28 si legge: “Centro poliedrico per le donne, 1,5 milioni, soggetto attuatore: consigliera regionale di Parità ”.
Nonostante la bocciatura della Corte, insomma, l’impegno di spesa finisce comunque nei cassetti del ministero.
Finchè, pochi mesi fa, la senatrice Pd Stefania Pezzopane non ribalta la situazione con un emendamento, approvato, alla legge di stabilità : “Le risorse vengono assegnate alla Provincia dell’Aquila per provvedere, d’intesa con il Comune, alla realizzazione di un Centro poliedrico”.

Antonio Massari
(da “il Fatto Quotidiano“)

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REGIONE PIEMONTE VERSO IL VOTO: RENZI LANCIA CHIAMPARINO, COTA FUGGE IN EUROPA, FORZA ITALIA PENSA A PICHETTO

Gennaio 10th, 2014 Riccardo Fucile

LA SENTENZA DEL TAR CHE ANNULLA LE ELEZIONI IN REGIONE POTREBBE PORTARE A VOTARE INSIEME ALLE EUROPEE

L’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino è pronto a scendere in campo. “Se nei prossimi mesi si andrà  al voto anticipato per la Regione Piemonte – ha detto – vi sarà  la mia disponibilità  a una eventuale candidatura alla Presidenza della medesima che, naturalmente, non dipenderà  solo da me”.
“A meno che non scenda in campo Leo Messi, il Pd ha un solo candidato, alle elezioni regionali del Piemonte e questo candidato si chiama Sergio Chiamparino”.
Parlano cosi’, all’Huffington post, gli uomini dello staff di Davide Gariglio, oggi consigliere regionale, domani in corsa per diventare segretario regionale democrat (il Pd sceglierà , con il metodo delle primarie, i suoi nuovi segretari regionali il 16 marzo) e, soprattutto, renziano doc e punto di riferimento del nuovo leader del pd in Regione dalle primarie in poi insieme al sindaco del comune di Nichelino, Giuseppe Catizone, fratello della ex esponente democrat calabrese Eva Catizone.
Del resto, proprio nei giorni scorsi, davanti alle continue nubi che si addensavano da mesi sulla regione Piemonte (scandali delle ‘mutande d’oro’, stanchezza ed evidente voglia di ‘mollare’ del governatore Cota, ricorso pendente al Consiglio di Stato, mobilitazione popolare contro la stessa giunta Cota che avrebbe dovuto riempire le piazze in questi giorni, etc) due importanti plenipotenziari di Renzi, il coordinatore della segreteria, Lorenzo Guerini, e il responsabile organizzazione, Luca Lotti, si erano recati ‘in missione per conto di Dio’ a Torino proprio per convincere Chiamparino a sciogliere i suoi ultimi dubbi e lanciarsi nella corsa a nuovo Governatore.
E sempre da ambienti della segreteria del Pd si apprende che anche se si tenessero delle primarie, magari di coalizione con Sel e Scelta Civica (per rispettare l’input renziano di farle sempre per le cariche elettive) in ogni caso il candidato sarebbe Chiamparino.
E’ evidente, dunque, che se il Consiglio di Stato accoglierà , entro 45 giorni di tempo, come da legge, la sentenza pronunciata oggi dal Tar del Piemonte che annulla le elezioni regionali del 2010 che videro l’attuale Governatore, il leghista Cota, vincere di misura sulla candidata del Pd, Mercedes Bresso, e se – come è altrettanto altamente probabile – le elezioni piemontesi dovessero tenersi nell’election day del 25 maggio, quando andranno a votare oltre 4 mila comuni italiani e la regione Abruzzo (in Sardegna, invece, si voterà  il 16 febbraio), sarà  l’attuale presidente della Compagnia dell’istituto bancario San Paolo ed ex sindaco (per due mandati) del capoluogo Torino, oggi amministrato dall’ex segretario Ds Piero Fassino, a contendere al centrodestra la carica di nuovo governatore del Piemonte.
Il Tar del Piemonte ha, infatti, accolto il ricorso dell’ex presidente Bresso contro la lista “Pensionati per Cota” di Michele Giovine. Ora la parola passa al Consiglio di Stato, a cui la regione potrebbe ricorrere per ribaltare la decisione del Tar, che sancisce un ritorno anticipato alle urne dei piemontesi.
È durata quasi quattro anni la ‘battaglia’ ingaggiata dall’ex presidente della R egione Bresso: lo scorso 14 novembre la Cassazione aveva condannato in via definitiva Michele Giovine a due anni e 8 mesi per avere raccolto firme false sulla sua lista.
I problemi, però, stanno tutti e proprio nel campo del centrodestra: dato quasi per certo che Cota non si ripresenterà  come rappresentante di tutta la coalizione (leggenda certificata vuole che, quando vinse le regionali, nel 2010, le vinse inaspettatamente, si chiuse nel suo studio a piangere non per la gioia ma per la disperazione di dover lasciare il suo scranno di capogruppo leghista in quel di ‘Roma ladrona’…) e che potrebbe optare per un seggio alle europee, non saranno indifferenti le mosse di Forza Italia di Berlusconi e del Nuovo Centro Destra di Alfano che ha conquistato la totalità  degli ex assessori regionali del Pdl alla propria causa e che, in Piemonte, è guidato dal giovane e iper-attivo capogruppo alla Camera, Enrico Costa.
La competition interna al centrodestra, però, vede per ora solo due nomi come possibili candidati alla guida del Piemonte: il nuovo coordinatore regionale di Fi, Gilberto Pichetto, e l’assessore regionale al lavoro Claudia Porchetto (NCD).
Due nomi che ‘il Chiampa’, che ancora gode di vasta e sicura popolarità  non solo tra i torinesi ma tra i piemontesi, potrebbe sconfiggere facilmente.

(da “Huffingtonpost“)

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SCANDALO RIMBORSI SARDEGNA: PERQUISITE LE CASE DI 19 CONSIGLIERI REGIONALI

Dicembre 16th, 2013 Riccardo Fucile

BLITZ ALLA RICERCA DI DOCUMENTI SULLA DISTRAZIONE DI FONDI… TRA I NUOVI INDAGATI ANCHE ALCUNI ASSESSORI

L’inchiesta è sempre la stessa, ma continua a riservare clamorosi sviluppi.
Sul caso dei rimborsi ai gruppi, la politica sarda trema ancora.
E stamattina diciannove consiglieri regionali, qualcuno ex e qualcuno promosso assessore, si sono ritrovati i carabinieri e i finanzieri in casa e in ufficio.
La polizia giudiziaria cerca documenti e altri indizi che supportino ulteriormente l’accusa mossa dal sostituto procuratore Marco Cocco: i fondi che dovevano servire per l’attività  politica sono stati invece utilizzati per affari personali.
Da qualche giorno sul registro degli indagati ci sono nuovi nomi e le perquisizioni fatte scattare all’alba di oggi confermano che l’attività  della procura di Cagliari non è ancora conclusa. Gli arresti ordinati qualche settimana fa non erano l’ultimo capitolo.   Tra i nomi nuovi compaiono quelli di tre esponenti del Partito sardo d’azione, l’unico che fino a questo momento era rimasto fuori dall’indagine.
Poi c’è Giorgio Oppi, uno degli esponenti politici più influenti dell’Udc della Sardegna, più volte assessore regionale e consigliere regionale per almeno cinque legislature.
A Sassari la polizia giudiziaria si è presentata a casa di Sergio Milia, avvocato e attuale assessore regionale alla Cultura e alla Pubblica istruzione.
Milia, comunque, non è l’unico tra gli esponenti della Giunta a finire sotto inchiesta: oggi è stata perquisita la casa dell’assessore all’Ambiente, Andrea Biancareddu, mentre è già  a un livello avanzato il procedimento contro l’assessore all’Agricoltura, Oscar Cherchi.
Tra gli altri indagati, per il momento, si conoscono i nomi di Chicco Porcu, Antonio Biancu, Mario Bruno e Giuseppe Cuccu del Pd e Tore Amadu del Pdl, ex assessore regionale ai Trasporti.
Per gli altri si attendono ancora le conferme, visto che il lavoro di finanzieri e carabinieri potrebbe andare avanti ancora per diverse ore.
Con questo nuovo filone, la Procura della Repubblica di Cagliari ha praticamente decapitato tutta la politica sarda.
Gli indagati complessivamente sono un’ottantina, più o meno di tutti i partiti, e tra loro c’è anche la vincitrice della primarie del centrosinistra (che aspira a strappare la poltrona a Ugo Cappellacci) Francesca Barracciu.
Ancora in carcere l’ex capogruppo del Pdl Mario Diana, mentre solo due giorni fa era stato scarcerato il suo compagno di partito Carlo Sanjust.
Secondo gli accertamenti dei magistrati i fondi per l’attività  politica, nel corso delle ultime legislatura, sarebbero stati sfruttati per acquistare orologi, penne e libri di grande valore, ma anche per organizzare un matrimonio e finti convegni su temi di ogni genere.

Nicola Pinna

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SPESE PAZZE LIGURIA, SI DIMETTE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE MONTELEONE

Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile

IL POLITICO UDC E’ INDAGATO PER PECULATO: AVREBBE PRELEVATO 189.000 IN CONTANTI DALLA CASSA DEL GRUPPO, GIUSTIFICANDONE SOLO LA META’

«Sono stato pugnalato alle spalle»: travolto dall’inchiesta sulle “spese pazze” , il presidente del Consiglio Regionale, Rosario Monteleone (Udc), ha annunciato poco prima delle 12 l’intenzione di dimettersi. «Sono consapevole di non avere fatto nulla di male, l’inchiesta è stata enfatizzata», ha detto seduto in aula, confermando di essere pronto a consegnare la lettera di dimissioni «nella mani del vicepresidente Boffa.
Monteleone, accusato di avere presentato richieste di rimborsi senza i relativi giustificativi, ha aggiunto di essere «amareggiato e deluso» perchè, appunto, «qualcuno mi ha pugnalato alle spalle immaginando di fare una furbata», ma «il tempo è signore».
Monteleone, protagonista insieme con il governatore Claudio Burlando dell’alleanza politica che sostiene in Regione Liguria la maggioranza di centrosinistra, era presidente del consiglio Regionale dal 2010.
Monteleone è indagato per peculato dalla procura di Genova nell’ambito dell’inchiesta sulle “spese pazze” dei gruppi regionali: secondo quanto riportato dal Secolo XIX, l’esponente Udc avrebbe prelevato 189mila euro in contanti dai depositi del suo gruppo consiliare dell’Unione di centro, tra 2010 e 2011, giustificandone soltanto la metà .
Nella tarda mattinata del 28 ottobre, lo stesso governatore della Liguria aveva incontrato Monteleone per chiedergli di fare un passo indietro.
Nominato Cavaliere della Repubblica da Giorgio Napolitano nel 2011, Monteleone figurava tra i grandi elettori che hanno votato il secondo mandato dell’attuale Capo dello Stato.
La scelta del Consiglio regionale di mandare il suo presidente a Roma aveva suscitato non poche polemiche, legate ai suoi rapporti poco chiari con esponenti della ‘ndrangheta locale. L’inchiesta “spese pazze”, infatti, è solo l’ultima di una serie di vicende giudiziare che vedono coinvolto l’ormai ex presidente del Consiglio regionale ligure.
Il nome di Rosario Monteleone compare infatti in tre fascicoli, anche se non risulta mai indagato nè viene accertata alcuna sua responsabilità  penale.
Nelle carte dell’inchiesta Crimine (2010), secondo la ricostruzione dei magistrati, nel 2005 Monteleone figura come beneficiario dei voti delle ‘ndrine.
Nel fascicolo Maglio 3, si parla di contatti con il boss locale Mimmo Gangemi: i capiclan, riferendosi a lui come “lardo”, lo accusano di “non avere mantenuto le promesse”.
In un’intercettazione disposta nell’ambito dell’inchiesta Pandora, Monteleone chiede a Gino Mamone, un imprenditore in odor di mafia, un appoggio elettorale in favore di un ex assessore della giunta di Marta Vincenzi.

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