Gennaio 22nd, 2010 Riccardo Fucile
SE IL PDL E’ CONVINTO DI PRENDERE VOTI PER QUELLO CHE HA FATTO, PERCHE’ IL PREMIER CERCA CANDIDATURE “DI GRANDE IMPATTO MEDIATICO” E NON POLITICI?…..PRIMA LE VELINE, ORA I MEZZOBUSTI TV, MA UN POLITICO ONESTO E CON UN CERVELLO NON LO TROVANO MAI?…E PERCHE’ QUANDO LO CANDIDANO GLI FANNO LA GUERRA?
Assistiamo da giorni a una indecente bagarre in vista delle candidature alle presidenze regionali, a destra come a sinistra: l’individuazione delle personalità più idonee a ricoprire la carica di governatore invece che essere ispirata a criteri di capacità , competenza e onestà , si è trasformata in un mercato delle vacche, tra chi gioca al rialzo e chi si offre a prezzi scontati.
A parte poche eccezioni in cui i candidati erano stati designati da tempo, maturando almeno un approfondimento del programma da sottoporre all’elettorato, nella maggioranza dei casi i candidati futuri governatori pare nascano da alleanze, selezioni correntizie, accordi trasversali, ricatti politici, imposizioni dall’alto.
Dove aver obbligato l’elettore a non scegliersi neanche chi inviare in parlamento, imponendogli solo di confermare una lista calata dall’alto, senza poter esprimere una preferenza, i partiti della presunta “seconda repubblica” continuano di fatto gli intrallazzi della prima.
Passi al limite la controversia che può nascere tra candidati con diverse impostazioni politiche (vedi caso Vendola in Puglia), ma suscita in noi grande preoccupazione la tesi di voler “cedere” candidature locali per scelte romane, laddove l’uscente godeva di ampi consensi (vedi caso Galan nel Veneto, svenduto alla Lega) o di ricercare e rincorrere solo una immagine e non una sostanza.
I due maggiori partiti che rivendicano il bipolarismo alla fine si sono impantanati nella palude dei rapporti con il centro, da cui alla fine dipendono, a dimostrazione della loro incoerenza.
L’importante è solo vincere e conquistare potere, lasciamo perdere la palla dei programmi, cui non crede più neanche la massaia di Voghera.
Che senso ha prendersela con l’Udc, quando Casini da mesi aveva annunciato quale sarebbe stata la sua legittima strategia?
Ha rifiutato a suo tempo la strategia di annessione alle truppe di Arcore, ha rischiato di scomparire, ha resistito con il suo 6,5% e giustamente ora si diverte a dettare le regole.
Ha sbagliato piuttosto chi ha dato le chiavi di casa ai ricattatori che hanno il 9%, cacciando a suo tempo Casini e Storace che insieme garantivano gli stessi voti. Continua »
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Gennaio 20th, 2010 Riccardo Fucile
IL NOME DEL PREMIER “FA PERDERE VOTI”: MA NON ERANO I LEGHISTI “GLI ALLEATI FEDELI”?…. LITE SUL SIMBOLO UNITARIO DA AFFIANCARE AL NOME DI ZAIA…METTETECI L’IMMAGINE DELLA PISCINA DELLA VILLA DI ZAIA, POTREBBE ESSERE UNA SOLUZIONE UNITARIA
La notizia è che la Lega non vuole la parola “Berlusconi” nel simbolo della coalizione, sia in
Veneto che in Piemonte, dove sono candidati presidenti i leghisti Zaia e Cota.
Dopo mesi di incontri intimi ad Arcore per i lunedì da “lingua in bocca” tra Silvio e Umberto, dopo i giuramenti di fedeltà alla causa del centrodestra, ecco che, come la Lega è riuscita a estorcere coi ricatti due candidature pesanti, comincia a giocare solo per se stessa.
Ritenendo dannosa la presenza del nome del premier nel simbolo della coalizione che appoggia i loro candidati, in quanto potrebbe sottrarre voti alla Lega.
D’altronde due note personalità come Zaia e Cota non hanno certo bisogno del traino del premier: il primo è noto ormai per le marchette fatte ai produttori di parmigiano reggiano e al mondo dell’ippica, il secondo, oltre che per essere stato trombato come candidato sindaco a Novara a suo tempo, per fare brutte figure in Tv quando dimostra tutta la sua pochezza nei dibattiti.
Ma veniamo al motivo del contrasto di queste ore, che dimostra che i “casini” veri nel Pdl non li crea in fondo Pier Ferdinando, ma altri arroganti soggetti. Nella scheda elettorale per le Regionali i cittadini troveranno a sinistra i simboli dei vari partiti di una coalizione e a destra il nome del candidato presidente scelto in comune.
Accanto al nome di tale candidato vi sarà il simbolo della coalizione che lo appoggia.
Nel caso specifico del Veneto e del Piemonte si pensava a un tondo diviso a metà : sopra il Pdl, sotto la Lega.
Il rischio quale sarebbe?
Intanto che l’elettore pensi sia sufficiente votare il candidato presidente e il simbolo della coalizione e non apponga poi la croce anche sulla sinistra, scegliendo tra i vari partiti. Continua »
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Gennaio 19th, 2010 Riccardo Fucile
A PADOVA UN CONTROLLORE VERIFICA I BIGLIETTI SOLO AI PASSEGGERI DI COLORE, IGNORANDO I LOCALI…. SCATTA LA PROTESTA E ALLA FINE E’ COSTRETTO A CHIEDERLO A TUTTI.. CHI NE ERA SPROVVISTO ERANO TRE RAGAZZE VENETE
Mentre qualcuno nel Pdl comincia a capire quello che ripetiamo da due anni, ovvero che la
politica del governo si è appiattita sulle proposte reazionarie della Lega e il ministro Ronchi dichiara che “il Pdl non può essere la cinghia di trasmissione della Lega, ma deve trovare una strategia indipendente e un suo radicamento, altrimenti sarà sempre a rimorchio”, le nefaste conseguenze del razzismo leghista rischiano ormai di compromettere la stessa convivenza civile in tante comunità locali.
Perchè non c’è niente di peggio che dare dignità e legittimazione nella vita quotidiana a episodi, atteggiamenti e comportamenti dettati dalla intolleranza, dalla violenza e dalla discriminazione razziale.
Dipendesse da noi, tale mentalità la faremmo sparire in 48 ore, applicando senza pietà la legge Mancino sull’istigazione all’odio razziale, ma poichè Silvio ha interesse ad avere Bossi come compagno di Nutella per tutelarsi dai processi, non ci resta che registrare ogni giorno episodi di squallida discriminazione nei confronti di immigrati regolari.
L’ultimo ci giunge da Padova, dove il conducente della linea serale 12 che collega il centro città all’hinterland, addetto alla verifica dei titoli di viaggio, ha chiesto di esibire il biglietto solo ai passeggeri di colore (una decina), ignorando platealmente tutti gli altri, nonostante fosse salito a bordo un gruppetto di ragazzi e ragazze venete un po’ alticci.
Alle rimostranze dei pendolari africani che hanno invitato l’autista a controllare tutti, evidenziando che loro avevano un regolare biglietto, l’addetto al controllo ha risposto che “decide io, a mia discrezione, chi controllare”.
A questo punto è scoppiato il caos, gli immigrati hanno dato (giustamente) del razzista al conducente, con l’autobus bloccato per 15 minuti, mentre anche gli altri passeggeri sollecitavano un controllo uguale per tutti. Continua »
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Gennaio 14th, 2010 Riccardo Fucile
DURANTE IL MINI-CORTEO DI PROTESTA CONTRO L’IPOTESI DI COSTRUIRE UNA MOSCHEA A GENOVA, VOLANO INSULTI RAZZISTI ANCHE CONTRO TRE STUDENTESSE USA… LA LEGA HA MOBILITATO “BEN” 110 PERSONE: UNA SECCHIATA D’ACQUA DA UNA FINESTRA SUI MANIFESTANTI L’ATTO PIU’ INTELLIGENTE E RINFRESCANTE
Genova è notoriamente una città “conservatrice”, anche se vota da una vita a sinistra: la
mentalità delle grandi famiglie è caratterizzata dal “non lasciar fare agli altri quello che gli altri non lascerebbero fare a te”, da cui deriva un immobilismo decennale.
I cittadini, per lo più anziani, si distinguono invece per il “mugugno”, ovvero l’abitudine a lamentarsi su tutto.
Chiunque proponga una novità , si trova di fronte a “veti incrociati” e a critiche trasversali.
Non a a caso è una città in decandenza economica e culturale.
Un piccolo esempio: il presidente di una delle due squadre di calcio cittadine da tre anni ha avanzato la proposta di costruire un nuovo stadio a sue spese, chiedendo al Comune la disponibilità di un’area adeguata.
In altre città avrebero fatto ponti d’oro, a Genova hanno trovato mille cavilli per ostacolare l’iniziativa che è ovviamente ferma.
Vuoi far passare un nuovo raccordo autostradale per collegare il porto agli svincoli? Trovi subito un quartiere che si mobilita e blocca il traffico per protestare contro il progetto.
Figuriamoci quindi quando anni fa è stata ventilata la possibilità che la comunità islamica potesse costruirsi, a sue spese, una moschea per pregare, diritto peraltro sancito dall nostra Costituzione.
Avevano acquistato un immobile a Coronata ma ecco puntuale l’insurrezione dei locali per problemi di viabilità .
Il Comune ora ha individuato un terreno nella zona del Lagaccio come idoneo e da un anno gli abitanti del quartiere manifestano contro l’ipotesi di trovarsi una moschea a qualche centinaio di metri dalle loro case.
In nome del fatto che il Comune aveva promesso di sistemare il terreno per la bocciofila locale e di destinare spazi a strutture per il quartiere.
Avendo vissuto per venti anni in zona, possiamo dire a ragion veduta che non esiste incompatiblità tra le varie esigenze.
Se è vero che l’amministrazione comunale per il quartiere ha fatto ben poco, non possiamo non rilevare che per anni nessuno degli abitanti si è mai messo a fare barricare o a bloccare la strada per esigere che il terreno da bocce fosse piallato.
Chissà come mai improvvisamente, di fronte all’ipotesi di una moschea, peraltro poco invasiva, si scoprono così tanti sportivi amanti delle bocce.
In verità chi fomenta la protesta è la Lega che vede l’occasione per prendere qualche voto in un quartiere popolare.
Non vogliamo entrare nel merito della questione, ma rimarchiamo un aspetto. La legge italiana e la costituzione vanno rispettati, così come la libertà religiosa. Non ci piacciono le strumentalizzazioni.
Genova è una città che già nel ‘600 aveva in darsena una moschea, proprio perchè città di interscambi economici sul Mediterraneo e nota per la sua accoglienza nei confronti di altre etnie.
E’ una città che in tal senso ha una forte storia alle spalle.
Si parla di problemi di sicurezza, perchè una moschea potrebbe diventare luogo di aggregazione di potenziali terroristi.
Semmai è il contrario: meglio tenere sotto controllo un luogo solo, che permettere che tanti si disperdano in mille rivoli. Continua »
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Gennaio 9th, 2010 Riccardo Fucile
NEL TREVIGIANO IN TRE COMUNI PERO’ LA LEGA GOVERNA COL PD….A MANTOVA IL CARROCCIO NON VUOLE ALLEARSI COL PDL, GRANE ANCHE A LECCO, COMO, GALLARATE… IN VENETO, DOPO IL TRADIMENTO DI GALAN, MOLTI ELETTORI DEL PDL STARANNO A CASA
Il Pdl si sta accorgendo di quello che sottoliniamo da tempo: la Lega usa gli alleati per estendere il proprio potere, per acchiappare poltrone e posti nei consigli di amministrazione di banche e fondazioni.
Ovviamente in nome di valori ideali del federalismo da sbandierare ai pirla. Come Veneto e Piemonte sono stati regalati alla Lega, in cambio della fedeltà salva-processi, ecco scatenarsi una serie di contrasti locali tra classe dirigente leghista e pidiellina da restare nella storia.
Diamo un’occhiata al Veneto dove la Lega è il secondo partito dietro al Pdl. Due giorni fa, Zaia ha snocciolato un programma suo personale: precedenza ai veneti, dialetto nelle scuole e autonomia.
A parte che verrebbe da ridere pensando che, con questo programma, si possano risolvere i problemi della regione ( non era meglio meno tasse e più infrastrutture?), il Pdl ha già storto il naso, sia perchè Zaia parla senza aver concordato nulla con gli alleati, sia perchè il Pdl ritiene vi siano ben altre priorità che le carnevalate leghiste.
D’altronde ve lo siete voluto, ora ve lo tenete.
I mal di pancia aumentano a dismisura proprio in Veneto, dove il leader pidiellino locale, Giorgetti, sottolinea che “senza paletti e convergenze di posizioni si rischia una competizione troppo accesa”.
I ben informati sostengono che sarà guerra, anche perchè, dopo il tradimento di Galan che ha rinunciato a presentarsi in alternativa a Zaia, saranno molti i pidiellini che staranno a casa, piuttosto che votare l’ex animatore di feste paesane.
Sempre in Veneto si tornerà a votare a Portogruaro, causa impasse tra sindaco di centrosinistra e maggioranza consiliare al centrodestra.
La Lega tuona che è colpa del Pdl che ha praticato il voto disgiunto, tesi assai originale perchè presupporrebbe un potere di controllo che il Pdl non ha di certo. Continua »
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Gennaio 5th, 2010 Riccardo Fucile
ACQUISTATE 48 MILIONI DI DOSI PER USARNE 840.000: ERA NECESSARIO COMPRARNE COSI’ TANTE O QUALCUNO HA CONDIZIONATO L’INFORMAZIONE, SPARGENDO ALLARMISMO?….LE MANOVRE SPECULATIVE DELE SPREGIUDICATE MULTINAZIONALI ORA VENGONO PAGATE DAI CITTADINI
L’Italia era pronta a scattare per la vaccinazione di massa, con una scorta di milioni di dosi
contro il virus A: l’obiettivo era immunizzare almeno il 40% della popolazione, circa 24 miloni di italiani.
Ma già all’inizio qualcosa era andato storto: si diffondeva lo scetticismo degli stessi sanitari, si esprimevano dubbi su un vaccino confezionato in tutta fretta.
Alla fine la punturina non se l’è fatta quasi nessuno, i dati parlano di appena 840.000 cittadini.
Il nostro Paese in ogni caso dovrà pagare 48 milioni di dosi, anche se sono rimaste nei magazzini, uno spreco che sta sollevando polemiche in tutta Europa.
Era necessario, si chiedono in molti, un acquisto così massiccio di vaccini, un favore così grande per le case farmaceutiche e un così evidente danno per le casse dello Stato?
Come non si fa a non pensare a manovre speculative di tante multinazionali che hanno saputo condizionare un’informazione che, con il suo allarmismo, aveva diffuso il panico?
Come ai tempi dell’aviaria, si sono comprate quantità ingenti di vaccini poi non utilizzati e la sanità si è coperta di altri debiti.
Chi ci ha guadagnato si sa, sul fatto che costoro non restituiranno un euro è altrettanto certo.
Ma mentre in altri Paesi europei, si cerca di vendere l’eccedenza, in Italia non se ne parla.
E’ solo stabilito, fin dall’inizio della campagna di vaccinazione, che il 10% delle dosi sarà girato ai Paesi più poveri, ma questa è una norma Ue, in Italia non si parla di recuperare qualche euro.
In altri Paesi, invece, si cerca di tamponare questo enorme spreco di denaro pubblico.
La Francia ha già attivato la sua rete diplomatica per smistare le dosi in eccedenza. Continua »
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Gennaio 4th, 2010 Riccardo Fucile
FELTRI NON VOTERA’ MAI UNA SINDACALISTA COME RENATA? MOLTI ITALIANI DI DESTRA MAI I RAZZISTI SUOI COMPAGNI DI MERENDE…. AL DIRETTORE DE “IL GIORNALE” NON PIACE IL SUDORE OPERAIO, A NOI IL FETORE LEGHISTA…IL KILLERAGGIO DEL PARTITO DELL’AMORE CONTINUA
Mentre ad Arcore si studia sentimento e si regala amore a piene mani, anche perchè la trovata può rendere qualche decimale in più nei sondaggi elettorali, dalla sede de “il Giornale” prosegue il killeraggio di Feltri su qualsiasi soggetto animato che si muova nell’aria finiana.
Ora tocca alla candidata del Pdl alla presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini, segretaria generale dell’Ugl dal 2006, finire sotto il fuoco “amico” del quotidiano controllato dal premier.
E questo la dice lunga sugli “intenti amorosi” che si agitano all’interno del Pdl, figuriamoci su quelli esterni.
Feltri ha sostenuto che se fosse un cittadino del Lazio mai voterebbe la Polverini alle prossime regionali, definendola “un Guglielmo Epifani in gonnella”.
Fondamentalmente a Feltri l’idea che le sue giacche inglesi da snob aristocratico possano incautamente essere macchiate da uno schizzo di macchinario di fabbrica o da una goccia di vernice di un lurido imbianchino fa talmente senso che piuttosto resta a casa a ricevere Calderoli, esperto in suini (ed altro).
La Polverini ha il torto di “essere troppo trasversale”, di aver ricevuto ( e rifiutato) a suo tempo un’offerta di candidatura da parte di Veltroni, di essere “gramsciana”, di “stare troppo in TV” (senti chi parla).
Altro reato grave: “di aver ricevuto complimenti da tutti”, da Epifani (“Renata è una tosta”) a Giorgia Meloni, da Fini a Bertinotti ( “quando parla di salari, io mi sento rappresentato dalla Polverini”), da Veltroni a Gianni Letta.
Il fatto di essersi diplomata in ragioneria e aver rinunciato a iscriversi all’Isef (le sarebbe piaciuto) per mettersi subito a lavorare e dare una mano in famiglia, fare tutta la gavetta nel sindacato, fino a essere l’unica donna mai eletta in Italia a segretaria generale di una organizzazione sindacale, per Feltri è un vizio imperdonabile.
Abituato al profumo delle stalle e allo sterco dei maiali, gli fa specie che il premier, che pur di stalle e stallieri è esperto, abbia accettato il consiglio di Fini e candidato la Renata alla presidenza del Lazio.
Come si può, dopo un uomo probo come Marrazzo, candidare una che divide il suo tempo tra fabbriche, tutela dei lavoratori e sermoni sindacali in Tv?
Ma dov’è finito il Pdl dei quartieri bene, dell’aristocrazia del nord, dei salotti buoni, delle tribune d’onore degli ippodromi? Continua »
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Dicembre 18th, 2009 Riccardo Fucile
CENTINAIA DI MESSAGGI INCITANO GALAN A PRESENTARE UNA LISTA CIVICA E GRIDANO AL TRADIMENTO…SILVIO HA RINNEGATO LA PROMESSA: CHI AVREBBE PRESO PIU’ VOTI ALLE EUROPEE AVREBBE AVUTO IL CANDIDATO…”ROMA LADRONA HA DECISO CHE IL VENETO VADA ALLA LEGA, MA NOI NON GLIELA DAREMO MAI” SCRIVONO GLI ELETTORI
Gli elettori e i dirigenti del Pdl veneto lo considerano un tradimento ed un errore: la svendita
della candidatura a presidente della Regione Veneto, da parte del premier, ai compagni di merende leghisti sta creando una vera e propria ribellione sul web, a distanza di poche ore dalla sua ufficializzazione. Berlusconi si è rimangiato la promessa fatta a “Porta a Porta” prima delle ultime europee: sarebbe stato candidato un uomo del partito che avesse preso più voti.
Nonostante la mobilitazione leghista, il Pdl alle europee in Veneto prese più consensi della Lega e ora qualcuno ha tradito la parola data.
Non solo: il premier ha svenduto il Veneto neanche su un nome preciso, giustificandolo con la capacità di un personaggio, ma a scatola chiusa, demandando a Bossi il compito di scegliere il candidato.
Nella più completa indifferenza verso la sensibilità della base del partito, senza chiedere le primarie, senza ascoltare gli appelli di 150 amministratori locali che volevano ancora Galan presidente.
Ora la base piediellina dovrebbe votare il damerino Zaia, esperto in marchette a favore del parmigiano reggiano e del mondo dell’ippica (preferito a Tosi, sindaco di Verona, condannato recentemente per istigazione all’odio razziale, tanto per gradire).
Una scelta imposta dall’alto, non certo voluta dai veneti, ma frutto del mercimonio di quella Roma ladrona contro cui in passato proprio la Lega tuonava.
Adesso invece gli va bene che le scelte siano fatte nel Palazzo e non attraverso la base elettorale del centrodestra.
E la ribellione è esplosa sul web a poche ore dalla notizia: è nato su Facebook il gruppo “A Roma hanno deciso: il Veneto alla Lega, ma noi non glielo daremo” che si propone di riunire “tutti coloro che non vogliono accettare questa imposizione” e fioccano a centinaia i commenti anche sui siti del Pdl veneto.
“No alla Lega, è secessionista”, “ci avete venduto alla Lega, vergognatevi”, “il Venete non vuole essere verde, uniamoci con tutti i moderati”. Continua »
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Dicembre 17th, 2009 Riccardo Fucile
IN TUTTO IL VENETO SONO 150 I GIOVANI CONSIGLIERI COMUNALI DEL PDL CHE HANNO PROPOSTO DI ABOLIRE LE INTITOLAZIONI DI VIE A PALMIRO TOGLIATTI…. SI FA ANCORA POLITICA COME SE FOSSIMO NEL DOPOGUERRA DELLA GUERRA FREDDA…. MA PERCHE’ NON VANNO A FARE VOLONTARIATO E AD ASSISTERE GLI ANZIANI E I POVERI?
Due giorni fa avevamo sottolineato che nella scelta dei candidati per la presidenza delle Regioni, elezioni che si terranno a marzo, il Pdl non pare tenere in gran conto la propria classe dirigente, visto che la scelta ricade quasi sempre su esterni.
Ultima moda i candidati giudici in Puglia, Campania e Marche.
Non desta quindi stupore che anche la classe dirigente giovanile pidiellina non abbia molto le idee chiare sul come “fare politica”, visto la notizia un po’ retrò che ci viene dal Veneto.
I ragazzi del Pdl infatti pare abbiano dichiarato guerra alle tante “vie Togliatti” sparse nel Paese.
L’iniziativa è partita da Padova e si è già estesa a tutto il Veneto, dove circa 150 giovani consiglieri comunali promettono battaglia per sostituire tutte le intitolazioni di piazze, vie ed edifici pubblici a Palmiro Togliatti con quelle delle vittime del comunismo.
L’iniziativa potrebbe estendersi ad altre regioni, anche se una critica per fortuna è arrivata dall’eurodeputato del Pdl Carlo Fidanza: “Pensare di cancellare pezzi di memoria, per quanto discutibili, è sbagliato. Se “sinistra” per anni ha significato rimozione, “destra” deve significare pacificazione e costruzione di una memoria condivisa che restituisca dignità a quella parte d’Italia che ha subito per troppi anni la rimozione dei comunisti”.
Ci sembrano parole chiare e sagge, in controtendenza verso iniziative che sembrano riportare la politica indietro nel tempo.
Che queste idee “vecchie” siano poi le uniche in grado di essere indicate come “via maestra” dai giovani pidiellini è ancora più grave. Continua »
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