Maggio 9th, 2011 Riccardo Fucile
DURA NOTA DELL’AZIENDA COMUNALE DI RIMOZIONE DELLA SPAZZATURA: “UTILIZZO STRUMENTALE DEI SOLDATI A BENEFICIO DELLE TELECAMERE”….”SIAMO SOMMERSI DA 3.800 TONNELLATE DI RIFIUTI, I MEZZI DELL’ESERCITO POSSONO PRELEVARE POCHISSIMA IMMONDIZIA E IN DISCARICA HANNO LA PRECEDENZA SUI NOSTRI MEZZI CHE VENGONO COSI’ BLOCCATI”
Arriva il contingente (incolpevole) di 160 militari. 
Divisi in quattro turni potranno affrontare ogni giorno solo 60 tonnellate di rifiuti.
E tuttavia va in onda il marketing della rimozione.
Ed esplode la guerra sull’uso elettorale della crisi. La scintilla si accende dinanzi all’impianto di Giugliano.
È bastato che, a dispetto di una immobile colonna di 52 camion dell’Asìa, carichi di 1500 tonnellate e in attesa di scaricare da 19 ore, avessero la precedenza a entrare 8 automezzi dell’Esercito che portavano soltanto 19 tonnellate: ma scortati da polizia e telecamere Rai
Esplode così la rabbia dei dipendenti di Asìa, e a sera arriva una durissima nota del Consiglio di amministrazione.
Asìa usa toni durissimi: «A Napoli è disastro».
Condanna le «scelte offensive per i napoletani». Annuncia «azioni clamorose», come un prossimo Cda a Giugliano.
Ciò che «non è più digeribile», come spiegano i vertici addirittura al prefetto prima di inviare la nota alle agenzie, è che, «mentre i nostri dipendenti restano in attesa 19 ore per mancanza di sversatoi, il Tg1 manda alle 20 le immagini dei soldatieroi che salvano Napoli dai napoletani incapaci e fannulloni. E intanto Napoli è a quota 3700 tonnellate abbandonate in strada. Ora basta».
Era scontato che una Napoli devastata dai rifiuti, come nei tempi più bui, desse uno stanco saluto ai militari che tornano per l’ennesima volta, su disposizione del governo, ad occuparsi della crisi.
Nessuno prevedeva, invece, la triste scena della “precedenza” all’ingresso di un impianto già intasato da giorni.
Centosessanta militari provenienti dal Genio Guastatori di Caserta.
Dotati di piccoli mezzi adatti al movimento terra più che ai rifiuti, i soldati arrivati ieri possono raccogliere solo fino a 60 tonnellate al giorno: a dispetto delle 3.750 che sfigurano la città , delle mille che soffocano Quarto, delle altre 2 mila stipate nei camion e delle 2mila distribuite nel resto della provincia.
Motivati e zelanti, come sempre, sono soldati a cui tocca stavolta il danno e la beffa.
Non solo lavoreranno, per la prima volta da quando sono coinvolti nell’emergenza, senza poteri straordinari e senza alcuna struttura di raccordo nè con la vecchia Unità operativa, nè con la Protezione civile; ma con addosso il malumore per i mancati impegni economici assunti con loro, in questi anni, da parte del presidente del Consiglio.
Sono i 160 che dovranno compiere il nuovo miracolo?
Un dubbio che aleggia, pur sotto una coltre di riserbo ufficiale, nei loro stessi ambienti.
In più, ecco la durissima nota di Asìa che, fatto salvo l’impegno del contingente, condanna l’uso mediatico della scelta.
«Nel pomeriggio, 8 automezzi dell’esercito hanno avuto precedenza assoluta nello Stir di Giugliano trasportando circa 19 tonnellate da Quarto, accompagnati dalle truppe della Rai. Questo accadeva mentre decine di autisti da oltre 19 ore aspettavano il loro turno per scaricare e tornare a raccogliere i rifiuti a Napoli. L’indignazione dei nostri lavoratori sorpassati per esigenze televisive e magari accusati di non lavorare quando gioca la squadra del Napoli, è l’indignazione di tutta l’Azienda», puntano il dito i vertici dell’azienda, nella nota ufficiale.
Che prosegue: «Non è l’unica beffa della giornata poichè la società provinciale Sapna ci ha comunicato la possibilità di conferire 500 tonnellate allo Stir di Tufino, ormai riparato (…). In realtà di domenica lo Stir di Tufino resterà chiuso per riposo e le 500 tonnellate le esauriremo in poche ore. Il Cda di Asìa si riserva di assumere ogni iniziativa, anche la più clamorosa».
Anche l’assessore comunale all’Igiene urbana Paolo Giacomelli è sul piede di guerra.
Lancia un sos al prefetto. «Tutto questo non ha senso, non si accettano corsie preferenziali per i camion. Oltretutto il personale in attesa di sversare è tutto in servizio straordinario. Il prefetto intervenga».
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Maggio 7th, 2011 Riccardo Fucile
DURANTE UNA CENA ELETTORALE PER LA MORATTI, L’EX COLONNELLO DI AN, DEGRADATO ORMAI A CAPORALE DI GIORNATA E A MACCHIETTA DI PALAZZO GRAZIOLI, OFFENDE TUTTE LE DONNE… DIFFICILE PER LUI COMPRENDERE CHE CONTI IL CERVELLO NELLA VITA, NON SOLO LE CHIAPPE (SULLA POLTRONA)… CHE PROPRIO LUI POI PARLI DI ESTETICA E’ QUANTOMENO UMORISTICO
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, durante una cena elettorale del Pdl a Milano a sostegno della ricandidatura di Letizia Moratti ha ironizzato su l’aspetto estetico delle parlamentari di centrosinistra, rimarcando come nessuna eletta nel centrodestra è tanto brutta quanto quelle dello schieramento avversario
“Dicono che Berlusconi fa eleggere solo le donne belle – ha affermato La Russa, prendendo la parola dal palco dell’hotel Quark al termine della cena – Non è vero, ci sono alcune elette non belle anche da noi, ma certo non raggiungono l’apice della sinistra, di donne di cui non faccio il nome”.
La battuta di La Russa sulle donne del centrosinistra arriva a tre giorni dagli apprezzamenti del coordinatore lombardo del Pdl, Mario Mantovani che sempre in una cena elettorale di partito aveva ironizzato su Rosi Bindi e Paola Concia, scatenando le polemiche dell’opposizione.
Non sappiamo se l’ex colonnello di An, degradato sul campo della destra italiana a povero caporale di giornata e a macchietta di palazzo Grazioli, pronunciando queste offensive parole verso il sesso femminile in genere, avesse vicino uno specchio in cui verificare le proprie fattezze o se fosse in preda a un’overdose alcolica.
Ma riteniamo che un ministro della Difesa di qualsiasi Stato occidentale, dopo aver pronunciato tali parole, sarebbe stato accompagnato a calci nel culo alla porta di qualsiasi governo di centrodestra che si rispetti.
Per molto meno tale è il trattamento che Sarkò, la Merkel e Cameron hanno riservato a esponenti del loro schieramento.
A dimostrazione che in Italia non esiste una moderna destra, ma un becero governo affaristico-razzista, dove hanno cittadinanza non tanto i “belli” quanto i “bulli” del quartierino.
Abituati a non valutare il cervello femminile, ma solo le chiappe.
Come quelle che loro tengono attaccate con il bostik alla poltrona.
Saluti al caporale Nosferatu.
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Aprile 30th, 2011 Riccardo Fucile
UN PIANO DELLA PREFETTURA PER GARANTIRE L’ORDINE PUBBLICO, TIMORI PER INCIDENTI…SI APPRONTA UNA TASK FORCE, MENTRE GLI ENTI SI SCAMBIANO ACCUSE E 17.000 COMMERCIANTI SONO SUL PIEDE DI GUERRA
L’emergenza rifiuti diventa emergenza per l’ordine pubblico.
Vertice in Prefettura e costituzione di una task-force.
Intanto a terra ci sono ancora 2000 tonnellate e continuano le rivolte.
Ieri mattina alle 9 sacchetti sparpagliati in strada e stop alla circolazione in via dei Pellegrini, a Montecalvario.
Alle 10 disordini in via Toledo, all’altezza di piazza Dante.
I vigili intervengono e istituiscono un senso unico, perchè la strada è invasa dai rifiuti gettati dai cittadini esasperati.
Alle 13.30 in via Toledo arrivano i bobcat dell’Asia: ma cartoni, plastica e rifiuti sono sparsi per tutta la strada, fino a piazza Carità .
Alle 18, insorge via Salvator Rosa e sempre i vigili per far passare le auto raccolgono a mano i sacchetti lanciati sulla carreggiata.
«Siamo preoccupati. Stiamo giocando con l’immagine di una città e con la vita di intere famiglie», commenta il presidente del centro commerciale Toledo di Confcommercio, Rosario Ferrara.
Protestano i 12 mila commercianti Ascom e i 5.500 di Confesercenti: «Se continua così andiamo a Roma, chiederemo aiuto a Napolitano».
I “Bus rossi” dei turisti si organizzano con una macchina staffetta che precede i tour per evitare ai turisti i luoghi più sporchi o a rischio.
E la Prefettura crea una task force composta dalle forze dell’ordine, dalla polizia municipale e provinciale per vigilare nelle aree più critiche per prevenire manifestazioni di protesta e blocchi alla circolazione.
Il prefetto, Andrea De Martino, lo ha deciso dopo la riunione del Comitato per l’ordine pubblico a cui hanno partecipato il presidente della Provincia, Luigi Cesaro, gli assessori all’Ambiente della Regione, della Provincia e del Comune, Romano, Caliendo e Giacomelli, i responsabili Sapna e Asia e i vertici di forze dell’ordine e vigili del fuoco.
Asia precisa inoltre di non aver causato problemi a centraline Enel nè ai cavi della linea elettrica. «I problemi legati alla fornitura di energia – si legge in una nota – non possono essere imputati alle attività operative di Asia, ci risulta che Enel stia procedendo a interventi di manutenzione che hanno causato una temporanea interruzione del servizio».
Sul presunto caso Tarsu intanto Cesaro precisa: «Girano cifre prive di fondamento. Ad oggi nessuna decisione è stata presa. Per la determinazione della Tarsu la Provincia interviene solo per il 27 per cento, mentre il 73 per cento è competenza dei comuni».
E mentre i cittadini di Napoli Est organizzano un corteo al Centro Direzionale contro l’inceneritore e i siti di trasferenza, situazioni difficili anche a Portici (1600 tonnellate non raccolte) e Quarto (1200).
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Aprile 24th, 2011 Riccardo Fucile
“BISOGNA CAMBIARE IL PIANO DI SMALTIMENTO E PUNTARE SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA”… UNA RICERCA HA RILEVATO UN AUMENTO DEL 20% DELLE MALATTIE TUMORALI
In una telefonata intercettata nel 2007 Gianfranco Mascazzini, l’ex direttore
generale del ministero dell’Ambiente, li definiva con disprezzo «abitanti del Quarto mondo» e invitava i suoi sottoposti a sversare nella discarica a pochi passi dalle loro case «i rifiuti più puzzolenti».
Da allora ne è passato di tempo, ma gli abitanti di Terzigno, il piccolo paese ai piedi del Vesuvio divenuto famoso per le dure proteste anti-discarica dello scorso ottobre, ancora non si rassegnano a un destino di «monnezza e malattie» e continuano la lotta con altri mezzi.
Abbandonata la violenza, hanno ideato un’iniziativa che, nei loro intenti, dovrebbe sconfiggere l’inefficienza delle strutture pubbliche.
Da qualche giorno una parte dei residenti della città assieme a quelli di Boscoreale, comune che confina con la discarica Sari, hanno organizzato un censimento porta a porta tra tutte le famiglie del territorio per documentare il numero delle persone che si sono ammalate di tumore negli ultimi anni.
Lo scopo è dimostrare che vi è un’effettiva connessione tra l’utilizzo della discarica e l’aumento delle malattie croniche tra i cittadini che vivono in questo territorio
Il censimento porta a porta è stato ideato dal movimento «Vesuvio in lotta» e nasce dalla consapevolezza che il registro dei tumori in Campania è stato istituito solo per 35 dei 92 comuni esistenti nella provincia di Napoli ed è fermo ai dati del 2007.
I comitati civici hanno creato un questionario ad hoc che, recita il sito del movimento, ha lo scopo di «rivelare e documentare la presenza di elementi capaci di alterare la qualità della vita» ed è «il giusto strumento per capire e rivendicare un futuro migliore per noi e i nostri figli».
Oggi i territori che circondano la discarica appaiono come luoghi pacifici e nonostante le periferie di Boscoreale e di Terzigno siano invase da cumuli di spazzatura, non hanno nulla a che vedere con il territorio in preda al fuoco e alle fiamme di qualche mese fa.
Un camion bruciato lungo la strada che porta alla discarica Sari è l’unico ricordo degli scontri passati, ma l’intera area è pattugliata da polizia e dai militari e dovrebbe essere inaccessibile.
Tuttavia da un luogo che ospita un maneggio è possibile avvicinarsi alla discarica e da qui si può osservare il suo stato: decine di gabbiani volano sul panettone di rifiuti coperto da enormi teloni e di tanto in tanto un liquido scuro, che ha tutta l’aria di essere percolato, fuoriesce dalla pancia della discarica .
Oggi, dopo l’accordo tra il premier Berlusconi e i sindaci dell’area vesuviana dell’ottobre 2010, cava Sari smaltisce la spazzatura di circa 300.000 persone che vivono nei 18 comuni limitrofi e ogni giorno sono portate qui circa 300 tonnellate di rifiuti.
Niente a che fare con le cifre da capogiro raggiunte nelle notti della crisi.
In un primo momento l’accordo stipulato a ottobre fu salutato come una vittoria dei movimenti civici: la richiesta più importante fu accettata dal governo che revocò l’apertura di Cava Vitiello, la discarica più grande d’Europa che doveva sorgere a pochi passi dalla Sari.
L’utilizzo di quest’ultima, che per oltre 20 anni era stata gestita illecitamente dal clan camorrista Fabbrocino di Palma Campania, fu confermata «fino all’esaurimento», nonostante il 5 ottobre del 2010 il Procuratore della Repubblica di Nola Paolo Mancuso, durante un’udienza della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, avesse descritto la discarica come la sede di «inadempienze anche abbastanza gravi e significative per quanto riguarda il pericolo di infiltrazione nel terreno di reflui, di percolati e così via».
Un mese dopo, il 18 novembre, il Procuratore tornò sui suoi passi e in un comunicato sentenziò: «La conclusione che il funzionamento della discarica produce contaminazione delle falde acquifere e pericolo per la pubblica salute è del tutto priva di riscontri documentali».
Nonostante la botta d’arresto nel corso degli ultimi mesi molti esponenti dei comitati civici e i cittadini hanno continuato a chiedere la bonifica e la chiusura della discarica di Terzigno, sottolineando lo stato drammatico dell’ecosistema ambientale.
L’ultima doccia fredda è arrivata lo scorso 15 marzo con la presentazione del “Piano Regionale per la gestione dei Rifiuti urbani della Regione Campania”.
Il documento non solo prevede la creazione di tre nuovi termovalorizzatori in Campania (oltre a quello già attivo di Acerra, nei prossimi tre anni ne sorgeranno uno a Napoli Est e altri due a Salerno e a Caserta), un’accelerazione sulla raccolta differenziata e una riduzione dei rifiuti da smaltire in discarica, ma riconferma il prosieguo dell’attività della Sari per i prossimi mesi e rivela che nella stessa si potranno smaltire ancora 130.000 tonnellate di rifiuti.
La decisione è stata fortemente contestata dai movimenti civici che nelle scorse settimane hanno organizzato manifestazioni e riunioni.
Come raccontano alcuni esponenti di “Vesuvio in Lotta” per l’ennesima volta i residenti si sentono traditi dagli amministratori regionali e provinciali: «In questa discarica continuano a buttare di tutto – afferma la dottoressa Anna Maria Sannino, titolare di un laboratorio di biochimica a Boscoreale -.
Nonostante le ricerche scientifiche di rinomati studiosi come Antonio Marfella, tossicologo dell’Istituto dei tumori Pascale di Napoli e Antonio Giordano, ordinario di Anatomia ed Istologia patologica all’università di Siena, dimostrino l’aumento del 20% dei tumori tra la popolazione campana nelle provincie di Napoli, Caserta e alcune zone dell’Avellinese, dovuto alla devastazione del territorio da parte delle ecomafie, i politici locali non tornano sui loro passi.
Oramai la nostra ultima speranza resta il censimento porta a porta delle malattie tumorali.
Solo così potremo provare che esiste una reale connessione tra tumori e inquinamento del nostro territorio».
Dello stesso avviso Mauro Brancaccio che accusa la regione Campania di avere un’idea obsoleta dello smaltimento dei rifiuti e di non voler sfruttare le nuove tecnologie: «Esistono oggi gli impianti di trattamento meccanico biologico che grazie a innovativi macchinari riescono a separare i rifiuti e a riciclarli completamente. Più volte abbiamo presentato ai nostri amministratori l’esempio degli stabilimenti di Vedelago in Provincia di Treviso. Oggi riescono a riciclare circa il 99% dei rifiuti che arrivano negli stabilimenti sia con la raccolta differenziata porta a porta sia dalle industrie. I costi per la costruzione di un impianto simile sono molto inferiori a quelli necessari per la creazione di un termovalorizzatore e possono essere ammortizzati in pochi anni poichè i rifiuti riciclati producono energia e quindi denaro».
Più scettico appare Luigi Casciello che fa notare come nei giorni scorsi il Consiglio regionale abbia approvato una norma che prevede un patto di solidarietà tra le province campane.
Nei prossimi mesi se una delle province entrerà in crisi e non riuscirà a smaltire la propria spazzatura «per fondate e comprovate ragioni oggettive», le altre realtà territoriali, in cambio di denaro, saranno obbligate ad aiutarla: «E’ il modo attraverso il quale i nostri politici continueranno a perpetrare l’uso delle le discariche e a fare affari. Mentre cercano nuovi buchi da riempire di spazzatura, a noi ci condannano a morte».
Francesco Tortora
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 23rd, 2011 Riccardo Fucile
E’ SEMPRE EMERGENZA SPAZZATURA NELLA CITTA’ PARTENOPEA, ANCORA ROGHI DI IMMONDIZIA…IL CENTRO CITTA’ E’ SPORCO: PESSIMO BIGLIETTO DA VISITA PER I NUMEROSI TURISTI
Arrivano i turisti e rimane l’immondizia. 
Coincidenza nefasta per la peggiore cartolina della città .
Fallisce il piano straordinario per la “Pasqua pulita”. Napoli accoglie stranieri e italiani con le strade soffocate dai rifiuti (a terra 900 tonnellate), che cominciano a putrefarsi (visto il caldo e la raccolta che porta un ritardo di almeno tre giorni), sparpagliarsi, spappolarsi.
E aumentano anche i roghi della disperazione, tra cassonetti carbonizzati, emissioni di diossina e una città sempre più sporca, complici anche i manifesti elettorali che hanno cominciato a invadere muri, fioriere, cancelli.
«Ai candidati sindaci e ai partiti che li sostengono – commenta Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania – chiediamo un patto di senso civico per il rispetto della legalità nell’affissione di manifesti elettorali e dare istruzioni chiare a coloro che sono incaricati delle affissioni. Ai napoletani chiediamo di monitorare le mura della città e di ricordarsi di non votare i candidati e i partiti che deturpano la città con manifesti abusivi. Non possiamo e non dobbiamo essere loro complici».
La fotografia della città è e rimane drammatica.
La city è invasa dalla spazzatura (cumuli record in via Ferdinando del Carretto), così come le strade a ridosso di via Chiaia e via Toledo, “ziggurat” di spazzatura in periferia, con interventi straordinari di rimozione in via Cinthia, a Fuorigrotta e in via Montagna Spaccata, a Pianura.
Cresce anche il numero dei roghi dolosi, non solo di notte, su cui intervengono i vigili del fuoco: una trentina quelli registrati, alcuni persino nelle vicinanze delle Curia arcivescovile.
Sono state conferite poco più di 1.300 tonnellate, pari alla produzione quotidiana della città durante periodi festivi.
Il piano è fallito perchè gli stir non ce la fanno ad assorbire una raccolta extra. Caivano e Santa Maria Capua Vetere sono quasi saturi per la giacenza di frazione organica e accolgono solo 200 tonnellate a notte mentre la discarica cittadina di Chiaiano non può accogliere più di 100-150 tonnellate al giorno. Ad aggravare la situazione, Acerra, con una linea del termovalorizzatore ferma da giorni.
In questo scenario (in via Crispi la strada è invasa di documenti e carte gettate al lato di un cassonetto e i marciapiedi sono impraticabili; cassonetti incendiati vicino alle poste di piazza Matteotti; ai Quartieri Spagnoli i rifiuti sono alti quasi un piano; Fuorigrotta è in ginocchio) si avventurano i turisti.
Passeggiando per la città , in centro storico e davanti ai musei, se ne vedono tanti: tedeschi, francesi e giapponesi, oltre a italiani.
Anche le previsioni della Gesac sono buone: i passeggeri previsti in arrivo e partenza dall’aeroporto di Napoli sono 45 mila sulle rotte nazionali, 35 mila sui voli di linea internazionali e 10 mila sui voli charter.
Ma ai turisti la città che si presenta è una città sporca e invasa dai miasmi dell’immondizia non raccolta.
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Aprile 18th, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI DOVEVA RIPULIRE LA CITTA’ IN POCHI GIORNI, MA E’ LA SOLITA BALLA: NAPOLI E’ SOMMERSA DAI RIFIUTI…E DEI PROMESSI TERMOVALORIZZATORI NON C’E’ NEMMENO L’OMBRA
“Fare il gallo sulla monnezza”.
Una tipica espressione dialettale napoletana che indica, sostanzialmente, chi si pavoneggia accampando meriti e capacità che non ha.
Sono giorni che a Napoli la parte del gallo, almeno nelle chiacchiere dei bar, la fa Silvio Berlusconi. Già .
Il premier ha promesso tre anni fa di risolvere l’emergenza rifiuti, e ha fallito. Sulle montagne di sacchetti il Cavaliere ha costruito prima la sua campagna elettorale e poi quella mitologia del “governo del fare” che ha avuto il suo acme nel dopo terremoto dell’Aquila.
Nonostante gli sforzi, Napoli e provincia sono di nuovo invase dalla spazzatura e dai miasmi.
Domenica scorsa Cavani mandava in delirio il San Paolo, ma attorno allo stadio 2 mila tonnellate di schifezze rimaste a terra ingolfavano vicoli e strade.
Per i tifosi tornare a casa non è stato una passeggiata: Poggioreale e la zona orientale sono il solito schifo, 400 tonnellate appestano Pianura e Secondigliano, altrettante il centro storico e il Vomero.
Nulla è cambiato, nella città che fa della coazione a ripetere (l’errore) la sua vera e unica fede.
Eppure il 27 marzo 2008, prima di diventare presidente del Consiglio, Berlusconi non aveva usato mezze misure. “Se non riuscirò a portare Napoli e la Campania alla loro bellezza entro due mesi, quell’immondizia lì sarà colpa mia”.
Il 4 aprile spiegò che in caso di elezioni avrebbe avuto due priorità : accrescere il potere d’acquisto delle famiglie italiane e ripulire le strade di Napoli e della Campania.
“Accelereremo al massimo la realizzazione dei termovalorizzatori”, disse quel giorno.
Il Cavaliere, grazie anche a quelle promesse, fece il pieno di voti.
Il giorno dopo le elezioni, su un cumulo di via Foria, spuntò un cartello: “Berlusco’, mo so cazzi tuoi!!!”.
Berlusconi apre nuove discariche, disegna un piano con Bertolaso, firma ordinanze per velocizzare le operazioni, mette in campo l’esercito e inizia a pulire. I risultati si vedono subito.
Peccato che siano un pannicello caldo.
I buchi aperti ieri oggi sono infatti già pieni: c’è una capacità residua di poco superiore al milione di tonnellate, pari a otto mesi di autonomia.
Poi sarà ancora disastro.
Lo sversatoio di Chiaiano chiuderà a metà del prossimo mese, quello di Sant’Arcangelo Trimonte è sotto sequestro perchè le pareti continuano a franare. A San Tammaro c’è ancora spazio ma i lavori di ampliamento non sono ancora terminati.
La Campania rischia di non avere più discariche funzionanti, tanto che si prepara ad allestire nuove e costose carovane di rifiuti verso altre destinazioni.
Qualche giorno fa un carico da 25 mila tonnellate di Giugliano è stato spedito persino in Sicilia.
Un paradosso, visto che anche Palermo è al collasso.
E i termovalorizzatori? Tranne Acerra, non pervenuti.
La raccolta differenziata? Ai minimi termini.
Eppure le promesse elargite dal Cavaliere sono da leggenda: a maggio 2008 dice che in Campania “ci saranno quattro termovalorizzatori sicuri”.
Il 4 luglio: “Entro il 20 luglio non ci saranno più giacenze in strada con l’assoluto impegno di non farle più”.
Il 9 luglio 2008 rettifica: “Napoli sarà una città pulita entro il 23 di questo mese. Presto inizieranno i lavori dell’inceneritore di Salerno”.
Il 18 luglio: “Commissarieremo i Comuni che non adempiranno nei tempi previsti alla raccolta differenziata. Per risolvere il problema definitivo occorrono tre anni”. Il primo settembre Berlusconi continua a giurare e a garantire. “L’emergenza rifiuti non si verificherà più. Il sistema di smaltimento è stato organizzato. A giorni ci sarà l’appalto per il termovalorizzatore di Napoli, c’è un incremento della differenziata”.
Non contento, dopo un mese annuncia “un quinto impianto. Gli altri quattro? Saranno attivati in pochi mesi”.
Come no: a parte quello di Acerra, l’inceneritore di Salerno è l’unico per il quale è stata indetta la gara d’appalto, e non sarà in esercizio prima del 2015.
Per quello previsto a Napoli Est l’unico atto ufficiale è la designazione di un “responsabile”.
Per gli altri, zero carbonella.
Per quanto riguarda la raccolta differenziata Napoli non arriva al 20 per cento.
L’emergenza è una follia che non si ripeterà più”, ha spiegato il Cavaliere del fare in media una volta al mese negli ultimi 36 mesi.
Il 10 dicembre 2008: “Le strade di Napoli saranno pulite come quelle di Tokyo”.
Il 26 marzo 2009, all’inaugurazione dell’impianto di Acerra: “E’ una data storica, si esce definitivamente dall’emergenza”.
Il 4 giugno una promessa dedicata a Palermo, dove spuntavano le prime collinette di spazzatura: “In nove giorni la città tornerà pulita”.
Berlusconi ama dare numeri precisi e scadenze che, matematicamente, non vengono rispettate.
“I rifiuti? Un problema risolto al 95 per cento”, ha detto il 6 ottobre 2010 mentre infuriava la battaglia di Terzigno e la monnezza risaliva verso i primi piani delle case.
Il 22 ottobre: “La situazione tornerà alla normalità entro 10 giorni. Sulle cave sorgeranno boschi e parchi”.
Il 28 ottobre: “Fra tre giorni a Napoli non ci saranno più rifiuti”.
Il 2 novembre è ancora caos, e il premier inizia a dare la colpa alla Iervolino: “Il governo ha risolto, le colpe sono della giunta di sinistra”.
Dimenticando che lui stesso ha dato pieni poteri alla provincia, guidata dall’amico Luigi Cesaro.
Il 27 novembre: “Ieri ho detto che in due settimane il problema sarà risolto”.
Il 3 dicembre: “Domani sarò a Napoli per la questione dei rifiuti”.
Il giorno dopo il premier resta a Roma, ma promette che “nel giro di qualche giorno la città tornerà ad essere pulita”.
Il 14 dicembre, monnezza ovunque: “Pensiamo che nei prossimi due giorni Napoli sarà pulita”.
L’ultima battuta è del 29 dicembre 2010, operazione Capodanno pulito: “Scenderò in campo io personalmente per risolvere il problema in pochi mesi”. Ora, di fronte alla nuova emergenza, Berlusconi è in silenzio.
Al suo posto parla Stefano Caldoro, che il 2 aprile ha detto che si uscirà “definitivamente dalla crisi fra tre anni”.
Nei bar si ricorda cosa disse Totò all’onorevole Trombetta: “Ma mi faccia il piacere!”.
Emiliano Fittipaldi e Claudio Pappaianni
(da “L’Espresso“)
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Marzo 31st, 2011 Riccardo Fucile
“NON VOGLIAMO TORNARE IN TUNISIA”: SCOPPIA LA PROTESTA PACIFICA DI 4.000 TUNISINI A LAMPEDUSA… GRIDANO “SICILIA, SICILIA” MA TUTTO E’ LASCIATO IN MANO A UN FUNZIONARIO DI POLIZIA CHE PROMETTE: “NON TORNERETE IN TUNISIA, VI DO’ LA MIA PAROLA”… GLI IMMIGRATI: “BERLUSCONI CI HA PROMESSO IERI CHE PROVVEDERA’ A NOI”… BASTA SPECULARE SULLA PELLE DEI POVERI, IL GOVERNO DICA LORO LA VERITA’
I migranti di Lampedusa chiedono di lasciare l’isola, subito, e non vogliono
tornare in Tunisia.
E’ venuto il momento della loro protesta, anche se per ora totalmente pacifica. E’ scoppiata nel pomeriggio.
Un migliaio di migranti hanno organizzato un corteo nella centrale via Roma di Lampedusa.
Gridano «Sicilia, Sicilia», e chiedono di essere subito trasferiti da Lampedusa. La situazione è molto difficile e rischia di degenerare.
La sta tenendo a bada un funzionario di polizia, Corrado Empoli, che tramite un traduttore sta parlando con i migranti e sta provando a convincerli che devono attendere fino a venerdì.
«Le navi sono già partite oggi cariche di altre persone. Siete tanti, dovete capire che è difficile gestire questa situazione».
Urla dalla folla, il traduttore fatica a farsi sentire.
Uno dei migranti prende la parole e in inglese spiega la drammaticità della situazione che stanno sopportanto a Lampedusa da 10 giorni.
Il traduttore spiega che la paura di molti migranti è quella di essere traditi di nuovo.
Parlano in tanti, le voci si sovrappongono e il rischio che la situazione degeneri resta alto.
Empoli ribatte: «Io vi chiedo di aver fiducia in me. Dovete avere ancor un po’ di pazienza. Non tornerete in Tunisia. Un giorno o due di più in più di fronte alla possibilità di cambiare la propria vita non è nulla».
Dalla folla si alza un grido, scandito più volte: «We trust you». Noi crediamo in te. E poi grazie, grazie.
«Dormiamo in posti che non sarebbero adatti neanche ai cani» dice Jahshen, tunisino, uno dei manifestanti. «Siamo troppi. Io aspetto da 11 giorni e da 5 dormo su quella che voi chiamate la ‘collina della vergognà », dice Haithem, 23 anni, arrivato da Djerba.
«Tutti abbiamo paura – aggiunge – di essere portati in Tunisia e dopo tre giorni di mare io non posso tornare nel Paese da cui sono fuggito. Ieri Berlusconi è venuto qui, ha detto che provvederà per noi, ma le sue sono solo parole e se stasera pioverà , come promette il tempo, noi non abbiamo come ripararci».
Sono 3.731 gli immigrati presenti attualmente a Lampedusa.
E’ inconcepibile far vivere degli esseri umani in queste condizioni, una vergogna per il nostro Paese.
Ed è vergognoso prenderli per il culo.
Berlusconi deve avere il coraggio di decidere il loro destino e assumersene la responsabilità , altro che raccontare palle.
Quei poveretti vivono sulla collina della vergogna, ma noi italiani non vogliamo un governo che vive sulla collina dei conigli.
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
FERMO L’IMPIANTO DI CHIAIANO, SIAMO PUNTO E A CAPO: PRESTO SARA’ CHIUSO DEFINITIVAMENTE, MA LE ALTERNATIVE ANCORA NON ESISTONO….ALTRI SITI NEL MIRINO DELLA CAMORRA, MENTRE NESSUNO DECIDE NULLA.. E A MAGGIO SI RISCHIA UNA RIVOLTA
L’odore malato della discarica arriva fino a piazza Rosa dei Venti.
Una decina di anziani chiacchierano sotto alla tenda del presidio.
Alcuni indicano lo striscione appeso sulla cancellata delle case popolari. «Avevamo ragione noi» c’è scritto.
Non si muove nulla. Non passano camion carichi di monnezza. Tutto fermo.
Anche il grande buco da settecentomila tonnellate, che dovrebbe prendersi il grosso della spazzatura di Napoli.
Lavori in corso, c’è da collaudare gli argini, a rischio smottamento.
Per dieci giorni, rivolgersi altrove. Già , ma dove?
Sembra di essere tornati al maggio 2008.
Il rondò tra Chiaiano e Marano, dominato da una struttura in metallo che rappresenta una nave affondata, era diventato famoso in tutta Italia come piazza Titanic.
La soluzione al dramma dei rifiuti napoletani passava per quest’incrocio che conduceva alla futura discarica.
Scontri, cariche, barricate, politica in ebollizione. La fecero.
Adesso siamo ai resti, come dicono da queste parti.
È arrivata al limite massimo, colma di monnezza dopo due anni di vita accidentata, tra frane, smottamenti dell’invaso e allarmi sul percolato che sgocciolava nella selva che la circonda.
Il sistema rifiuti è costruito per stare in un equilibrio precario, su un filo che rischia di spezzarsi da un momento all’altro.
Così i dieci giorni di manutenzione a Chiaiano sono il battito d’ali che genera nuovi cumuli a fare da spartitraffico lungo via Toledo, sommerge i quartieri periferici di Ponticelli, riporta l’orologio indietro allo scorso Natale, ultima tappa di una emergenza eterna. In strade come via Tasso e corso Vittorio Emanuele ci sono auto incastrate tra i sacchetti neri, e mezzi pubblici che slalomeggiano a fatica su carreggiate intasate di immondizia.
Oggi sono milleduecento le tonnellate a terra, nel fine settimana gli impianti lavorano a scartamento ridotto, entro lunedì mattina si arriverà a duemila.
I rifiuti stanno tornando. In silenzio, senza destare scandalo.
Anche la peggiore delle vergogne può creare assuefazione.
La corsa contro il tempo è ripartita.
Chiaiano è ormai piena, ancora non c’è traccia del buco che rimpiazzerà quello che sta per chiudere.
L’accordo firmato lo scorso 4 gennaio a Palazzo Chigi prevedeva la «rapida» individuazione di un sito per realizzare «immediatamente» una nuova discarica nel Napoletano.
Quattro mesi dopo non è dato sapere dove, se e quando si farà .
La Provincia sta trattando con i sindaci dell’area vesuviana, ma a Terzigno non era finita propriamente in un trionfo, con la rivolta della popolazione e la conseguente marcia indietro. C’è da pensare al futuro prossimo, ma il presente è segnato dai cumuli.
La nuova crisi, si spera passeggera in attesa della seguente, è dovuta al blocco di Chiaiano, unico invaso napoletano, e all’impianto di tritovagliatura di Caivano, da due mesi completamente fermo a causa della frazione umida che ha invaso ogni pertugio disponibile. Era la parte di monnezza che doveva andare in Spagna per nave, così era stato annunciato durante l’emergenza natalizia.
L’accordo invece non è stato fatto, il «molle» è rimasto qui, dove nessuno sa come fare a smaltirlo.
Caivano riaprirà solo tra 50-60 giorni. Un’eternità .
In questi tre mesi i camion dell’Asia, l’azienda cittadina incaricata della raccolta, hanno scorrazzato per tutta la Regione, portando i rifiuti ad Avellino e Caserta.
Ma dal 7 marzo la discarica di Pianodardine viaggia a metà carico, per problemi tecnici all’invaso, e ha rimandato indietro le cento tonnellate quotidiane in arrivo da Napoli. Il 17 marzo la Procura di Benevento ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo di Trimonte, uno dei siti aperti per tamponare la grande crisi dell’inverno 2008, che raccoglie tutti i rifiuti della sua provincia e quelli di Napoli quando c’è urgenza, cioè sempre.
«Inquinamento causato dall’illecito smaltimento del percolato prodotto all’interno della discarica, nonchè pericolo di frana e di disastro ambientale».
E così, seguendo l’allarme per l’ambiente, si torna alla casella di partenza di questo maleodorante gioco dell’oca.
Agli anziani del presidio di Chiaiano, al loro striscione e all’odore mefitico che si respira quando gira il vento.
Nei giorni scorsi un’inchiesta della Procura antimafia di Napoli ha portato alla perquisizione dell’impianto e degli uffici delle società incaricate di gestirlo.
L’ipotesi di reato è la frode in pubbliche forniture.
Per la copertura dei rifiuti sversati sarebbe stata utilizzata semplice argilla, di scarsa qualità , e terreni di risulta.
I comitati e gli abitanti della zona hanno passato due anni a lamentarsi dei miasmi.
Avevano invocato più volte controlli e analisi per la sicurezza del sito, ricevendo in cambio un’alzata di spalle.
Adesso che vedono confermati i loro timori, sono tornati ad affollare il presidio, pronti a bloccare i camion quando la discarica verrà riaperta.
Tanto dura poco, dicono tutti.
Sulla carta, Chiaiano dovrebbe chiudere all’inizio dell’estate.
Ma l’esaurimento tecnico dell’invaso è previsto per il 16 maggio.
Il giorno dopo l’elezione del prossimo sindaco di Napoli.
Marco Imarisio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 18th, 2011 Riccardo Fucile
IL PIANO DEL GOVERNO PREVEDE 52 AREE PER OSPITARE LE SCORIE, IN GRAN PARTE NEL CENTROSUD…COSTI DI COSTRUZIONE, MANTENIMENTO, GESTIONE E DISMISSIONE PER UNA CENTRALE CHE DURA AL MASSIMO 40 ANNI….L’ITALIA IMPORTA L’8% DELL’ENERGIA CHE CONSUMA E SI VORREBBE SOSTITUIRE QUESTA PARTE CON UN 50% DI ENERGIA PROVENIENTE DAL NUCLEARE E UN ALTRO 50% DALLE RINNOVABILI…ALLA FINE SI SPENDERA’ DI PIU’ CHE A IMPORTARE ENERGIA DALL’ESTERO
A pochi giorni dal disastro ambientale seguito alla tragedia che ha colpito il
Giappone, il mondo s’interroga sulla validità della tesi nucleare.
In Italia il Governo si dice fermamente convinto nell’andare avanti, rifiutando di sospendere i l programma di riarmo delle centrali nucleari.
La Sogin, società controllata dal Tesoro, attraverso organi di informazione ufficiali, ha prospettato la soluzione al problema scorie: 52 aree, site per lo più nel Centro Sud, in grado di ospitare le scorie radioattive.
Malgrado non sia stata fornita alcuna specifica in merito alla classe, la notizia è stata accolta con favore dal Presidente del Consiglio, nonchè dal Ministro dell’Ambiente.
Dal Corriere della Sera: “la scelta del deposito nazionale per le scorie non sarà imposta e avverrà d’accordo con le Regioni, con una sorta di asta: la comunità che accetterà i depositi radioattivi sarà infatti compensata con forti incentivi economici”.
Per l’avvio del provvedimento mancano le VIA e il parere dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare a cui manca ancora un presidente.
Il Ministro dell’Ambiente dichiara che “le centrali pensate per l’Italia sono modernissime e prevedono sistemi di sicurezza molto superiori a quelli giapponesi”.
Personalmente nutro perplessità in merito alla tecnologia italiana riferita alle Centrali Nucleari, visto che i primi passi dovrebbero muoversi solo nel prossimo futuro.
Se importassimo la tecnologia dai Paesi in cui il nucleare è attivo, mi chiedo quanto denaro dovrebbe essere investito…considerando che già la costruzione di per sè richiede un costo molto elevato e sicuramente eccessivo per il Paese.
E i costi di mantenimento e gestione?
E i costi di bonifica delle centrali?
Purtroppo molti ignorano che la vita media di un impianto nucleare è stimata in 30-40 anni.
Dopo tale periodo dovrebbe essere sostenuto un costo per la sua dismissione, elevatissimo.
Dunque contestualmente dovrebbe essere sostenuta una spesa per dismettere un impianto e una per costruirne uno nuovo…
Per quanto concerne la sicurezza, sicure che possano essere, non lo saranno mai totalmente.
Le caratteristiche geomorfologiche dell’Italia contemplano una possibile sismicità . E Fukushima ci ha insegnato che basta un incidente per cagionare un disastro ambientale.
L’Italia attualmente importa circa l’8% dell’energia che consuma, mentre produce l’83% da idrocarburi e il restante da rinnovabili.
L’obiettivo del Governo è di ridurre del 33% la produzione da idrocarburi, conseguendo il restante 50% dal nucleare e dalle fonti rinnovabili in egual misura.
La produzione di energia dalla fissione nucleare non libererà l’Italia dai costi d’acquisto di quell’8%, bensì rappresenterà di per sè un costo di gran lunga superiore.
I rifiuti nucleari hanno la caratteristica di essere sempre altamente tossici.
Gli effetti da irradiazione sono ormai noti a tutti e vanno dalla comparsa di tumori alle malformazioni neonatali.
Le patologie possono manifestarsi anche dopo molti anni.
Il costo per la conservazione delle scorie è ingente, considerando che si tratta di materiale che rimarrà attivo e pericoloso per migliaia di anni.
La messa in sicurezza deve contemplare un involucro in grado di restare tal quale e garantire l’impermeabilità per tutto il tempo necessario.
Mycle Schneider, uno dei massimi esperti in materia, scrive: “il fattore tempo introduce una differenza fondamentale tra le scorie radioattive e gli altri rifiuti. Si parla, per i diversi radioisotopi, di “mezza vita”, il tempo necessario perchè la radioattività in essi contenuta diminuisca fino a dimezzarsi in modo naturale. La mezza vita di molti isotopi emittenti contenuti nelle scorie nucleari supera spesso l’immaginazione: più di 24.000 anni per il plutonio 239, circa 214.000 anni per il tecnezio 99, quasi 16 milioni di anni per lo iodio 129 e addirittura 4,5 miliardi di anni per l’uranio 238.
La durata della vita, quindi, non dice nulla sul livello di radiotossicità . Alcuni isotopi sono molto pericolosi nel breve periodo, ma diventano innocui nel giro di qualche ora o di qualche giorno, mentre altri isotopi uniscono un alto grado di radiotossicità ad una lunga durata di vita. Ad esempio, il plutonio non ha soltanto una vita estremamente lunga, ma è anche altamente radiotossico: basta l’inalazione di poche decine di millesimi di grammo per provocare un cancro letale ai polmoni.”
I rifiuti nucleari si distinguono in relazione alla loro attività in tre categorie
1° grado. Bassa attività : materiali contaminati provenienti dallo smantellamento dei siti nucleari (macerie, calcestruzzo, infissi, ecc.). Poco attivi ma spesso di lunga durata, questi rifiuti hanno dimensioni gigantesche.
2° grado. Media attività : principalmente rifiuti tecnologici rimasti contaminati durante il loro utilizzo (guanti, vestiario, utensili, ecc.). Radioattività media di circa 300 anni. Le agenzia atomiche ritengono che potrebbe essere sufficiente stoccarli in depositi in “superficie”.
3° grado. Alta attività : principalmente rifiuti provenienti dal cuore del reattore ov’è concentrata una quantità enorme di radioattività . Rimangono pericolosi per milioni di anni.
Esistono poi altri rifiuti nucleari, non classificati dalle varie legislazioni nazionali come pericolosi, che vengono riutilizzati per la fabbricazione di beni di largo consumo come la lana di vetro, l’acciaio o la ceramica.
Il costo dello smantellamento degli impianti britannici e della gestione delle relative scorie è stimato a più di 100 miliardi di euro — con la tendenza ad aumentare.
Le stime per il solo stoccaggio geologico delle scorie a media ed alta radioattività in Francia variano da 13,5 a 58 miliardi di euro.
Analogamente, il costo di smantellamento di un piccolo reattore in Francia (Brennilis, 70 MW) è stimato a 480 milioni di euro circa.
Silvia Girotti
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