Destra di Popolo.net

I FANS DELLA RAGGI CON LA SINDROME DI CENERENTOLA: PRINCIPESSA DELLA GGGENTE PER UNA SERA

Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile

TUTTI PAZZI PER VIRGINIA DOPO LA PRIMA AL TEATRO DELL’OPERA CON L’ABITO FIRMATO

Ieri sera la sindaca di Roma Virginia Raggi ha fatto il suo ingresso trionfale alla prima dell’Opera di Roma dove è andata in scena La damnation de Faust di Hector Berlioz.
La sindaca   ha attirato l’attenzione su di sè, apparendo in un abito impeccabilmente elegante e romantico, quasi da eroina della lirica ottocentesca disegnato da Guillermo Mariotto, direttore creativo della maison Gattinoni.
A completare la mise una cappa in velluto nero foderata in satin avorio, appartenuta ad Anna Magnani e proveniente dagli archivi Gattinoni.
Con un abito del genere Raggi ha centrato l’obiettivo attirando l’attenzione di fotografi e ammiratori. C’è chi l’ha paragonata ad Anna Valle, chi alla Magnani oppure a Maria Callas.
In realtà  anche lo scorso anno era riuscita a far parlare di sè, ma in un altro modo.
Alla prima del 2016 infatti la sindaca si era presentata in tailleur con la fascia tricolore sul tappeto rosso e se ne era andata prima dell’inizio della rappresentazione “per motivi di lavoro”. Quest’anno la Raggi ha deciso di cambiare registro (e musica) onorando la prima della stagione del Teatro dell’Opera di Roma con la sua presenza e un abito sfarzoso.
Siamo molto distanti dal francescanesimo del MoVimento predicato dal monaco Beppe Grillo. Ma non c’è nulla di male: gli obblighi istituzionali e la necessità  politica impongono un abbigliamento consono.
Questo ragionamento vale per la Raggi così come per le varie Boschi, Agnese Landini o Bebe Vio. A parti invertite però i fan della sindaca e del M5S hanno spesso stigmatizzato e duramente criticato l’abbigliamento delle donne dei partiti politici avversari.
Da ieri invece i sostenitori della sindaca di Roma sono andati in estasi. Non è una novità  perchè la naturale eleganza (ovvero non artefatta) e la bellezza della Raggi hanno da sempre molti estimatori.
Secondo molti pentastellati Virginia Raggi è, certamente non da ieri, la sesta stella del MoVimento 5 Stelle. La più brillante. E perchè no, anche una “meravigliosa femmina” o “una gran sorca” come scrive qualcuno sul profilo Instagram.
C’è chi azzarda addirittura sondaggi sull’indice di gradimento della sindaca basandosi sui like alla foto su Facebook.
Se la situazione a Roma non fosse drammatica ci sarebbe quasi da ridere. Ma il vento sta cambiando, signori
Bella perchè onesta, onesta perchè bella
Nella narrazione pentastellata l’onestà  non è solo una qualità  morale ma anche estetica. Va da sè quindi che la sindaca dell’onestà , che ha “tolto la mangiatoia” a tutti quelli che facevano affari rubando soldi ai romani non sia solo bella dentro e pulita fuori ma anche bellissima proprio in virtù della sua onestà .
Tutta Italia invidia a Roma la sua sindaca, non solo per la sua competenza e la sua trasparenza. E allora forza con “questo trend sexychic” vogliamo vedere la sindaca in abito lungo anche quando inaugura asili nido che poi lasciano gli alunni al gelo.
Insomma la scelta della Raggi di fare come fa la tanto odiata Ka$ta e di prendere parte a eventi d’alta classe e a party esclusivi sembra riscuotere il consenso dell’elettorato o almeno dei suoi sostenitori.
A dimostrazione che la bellezza della Raggi è la prova lampante delle sue capacità  politiche c’è chi si avventura a immaginare che cosa sarebbe successo se ci fossero stati Brunetta o Giachetti. Servono altre dimostrazioni che se una politica è bella allora è anche brava?
Del resto è proprio quello che ci ha cercato di spiegare Silvio Berlusconi per vent’anni. Ne consegue che se Giachetti o Brunetta fossero belli allora di sicuro sarebbero anche onesti.
Pensate cosa avrebbero rischiato i romani se avessero eletto Giachetti o la Meloni, scrive qualcuno. Il giudizio estetico diventa anche un giudizio politico.
I bravi ragazzi dalla faccia pulita (Di Maio, Di Battista) rappresentano il volto nuovo della politica e del cambiamento.
La Raggi — Virginia turrita come la definisce qualcuno — diventa invece la Marianna (non Madia à§a va sans dire) della nuova repubblica romana dell’onestà .

(da “NextQuotidiano“)

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PRIORITA’ DELLA GIUNTA RAGGI PER ROMA: RIABILITARE OVIDIO

Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile

VUOLE REVOCARE LA RELEGATIO IMPOSTA AL POETA DA AUGUSTO… PER CALIGOLA E NERONE CI STIAMO ATTREZZANDO

E non si dica che la Giunta Raggi non sta operando per rimediare ai disastri delle amministrazioni precedenti.
Ieri il MoVimento 5 Stelle in Assemblea Capitolina ha presentato e approvato una mozione per revocare ‘l’esilio’ per Ovidio, riconoscendo a distanza di oltre duemila anni la riabilitazione dello storico poeta, autore delle Metamorfosi, bandito da Roma da Augusto.
La mozione, che dimostra la clamorosa volontà  di saper gestire le priorità  dei problemi della città  da parte del M5S, “impegna la sindaca, la sua giunta e l’assessore competente a promuovere ogni utile iniziativa affinchè si proceda all’adozione dei necessari provvedimenti per recepire la sentenza di assoluzione e revocare la ‘relegatio’ a Publio Ovidio Nasone riconoscendo la riabilitazione del poeta e restituendo allo stesso la libertà , la dignità  civica e l’arte universale — si legge nel documento che dovrebbe essere votato in Aula in settimana -, nonchè al coinvolgimento delle nuove generazioni alla conoscenza del percorso di vita del poeta al fine di favorirne la partecipazione attiva alla cerimonia di assoluzione”.
Nel testo si ricorda che “la città  natale di Ovidio, Sulmona, per rendere giustizia al suo figlio più illustre si è fatta promotrice di due processi, il primo in primo grado celebrato davanti a una corte di insigni latinisti il 10 dicembre 1967 ed il secondo, in appello, celebrato il 9 dicembre 2011 davanti a una corte di giuristi. In entrambi i giudizi
Ovidio è stato assolto dai capi di imputazione a lui contestati. L’ultima sentenza di assoluzione è stata recepita all’unanimità  dal Consiglio Comunale di Sulmona che nel 2012 l’ha trasmessa all’Assemblea Capitolina di Roma affinchè venisse recepita e ne fosse data attuazione”.
La mozione è copiata
Certo, i più criticoni tra di voi penseranno che sia uno scandalo convocare l’Assemblea Capitolina per Ovidio viste le condizioni in cui è ridotta la città  (criticate anche da attivisti grillini nominati dal M5S).
Forse però bisognerebbe anche pensare che visti risultati dei bandi approvati (come quello per Roma Multiservizi) è meglio che l’amministrazione e l’assemblea non si occupino di cose troppo complicate.
Piuttosto, Lorenzo De Cicco sul Messaggero si è accorto che la mozione sembra frutto di un elaborato“taglia e incolla” da due siti internet: Biografieonline.it e il portale web della Treccani.
Potrebbe anche essere una clamorosa coincidenza, ma tutta la prima parte della mozione M5S ricalca anche nella successione dei concetti, l’esposizione presente sul primo sito. Alcuni periodi sono uguali-uguali. L’opera Amores? «Il poeta si strugge d’amore per la donna che lo tradisce continuamente», si legge sia nella mozione che in Biografieonline.it.
”L’Ars amatoria”? Ovidio «consiglia di non innamorarsi e di vivere l’amore come un gioco», c’è scritto in entrambi i testi. A volte, nel documento del M5S, qualche parola è stata cambiata oppure il verbo dal presente cambia al passato remoto. In altri casi il passaggio copiato è identico.
Per esempio dalla Treccani: «Nell’8 d.C. (Ovidio,ndr) fu colpito da un durissimo decreto di Augusto, che gli imponeva di lasciare Roma e lo relegava a Tomi».
Ma queste sono sciocchezzuole di poca importanza.
Più importante è che l’Assemblea stia riparando ai danni dell’amministrazione di Augusto. Per Caligola e Nerone si stanno attrezzando.

(da “NextQuotidiano”)

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IL SOTTOPASSO AL PORTUENSE, L’ULTIMA “GRANDE VITTORIA” DELLA RAGGI: APPENA 18 MESI PER UNA SEMPLICE ASFALTATURA

Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile

COME FESTEGGIARE L’APERTURA DI UN SOTTOPASSO DECISA DALLA GIUNTA MARINO: LA RAGGI ANCHE QUESTA VOLTA SI PRENDE I MERITI ALTRUI

Ieri Virginia Raggi ha dato su Facebook l’annuncio di un’altra grande vittoria (la numero 8732 da quando è sindaca) contro la burocrazia.
Una piccola grande vittoria con un grande significato: “la riapertura di questo sottoposatto (testuale)” spiega la Sindaca, consentirà  di “snellire il traffico e accorciare i tempi di attesa lungo una strada percorsa ogni giorno da migliaia di aumobili e mezzi pubblici che a volte sono costretti a tragitti alternativi“.
Insomma non sarà  un’opera faraonica ma è in ogni caso il segno tangibile del buon lavoro dell’Amministrazione comunale.
Come ci fa sapere la sindaca infatti erano ormai 30 anni che gli abitanti del Municipio attendevano il completamento dei lavori.
Il problema è che l’apertura del sottopasso non è una vittoria del Presidente del Municipio Mario Torelli e nemmeno del M5S.
Si tratta invece, come è naturale nella pubblica amministrazione (o meglio come dovrebbe) di un lavoro di cooperazione. La giunta a 5 Stelle ha portato a termine un lavoro che era stato iniziato durante la precedente consiliatura.
Al contrario di quanto annunciato da Luca Mellina (vicepresidente del Municipio) che su Facebook ha scritto “noi facciamo i fatti” le cose stanno diversamente.
Scrive infatti Maurizio Veloccia (Presidente del Municipio dal 2013 al 2015) che i lavori del sottopasso sono stati ripresi nel 2014 dopo che dal 2010 al 2013 la giunta Alemanno aveva bloccato i fondi.
Durante il mandato di Ignazio Marino (poi finito come tutti sappiamo) venne sbloccato il finanziamento ed i lavori ripresero ad inizio 2014 con gli scavi archeologici. «Sotto la nostra consiliatura — scrive Veloccia — si chiusero gli scavi dopo “ampie discussioni” con la soprintendenza grazie all’intervento diretto del Soprintendente Prosperetti che superò tutte le capziosità  che avevano rallentato i lavori». Gli impedimenti burocratici erano quindi già  stati superati prima dell’avvento dei 5 Stelle.
Cosa restava da fare? Stendere l’asfalto.
Un’operazione per la quale al nuovo Municipio è servito un anno e mezzo.
Ed anche la nuova linea degli autobus era stata già  definita: mancherebbe solo la realizzazione di tre piattaforme per le fermate e l’indicazione della giunta.
Cose che però l’Amministrazione comunale non ha ancora provveduto a fare. Perchè se è vero che chi ha perso le elezioni ha poco da recriminare (anche in virtù delle modalità  con cui si è deciso di porre fine all’esperienza di Marino) è anche vero che la Raggi — così come tutti i politici — è sempre pronta a scaricare le responsabilità  sulle precedenti amministrazioni e a non riconoscerne i meriti.
Per Marco Miccoli (PD) «la Sindaca Raggi si conferma una bugiarda seriale: continua a rivendere ai romani come propri i risultati delle precedenti Giunte».

(da “NextQuotidiano”)

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ROBERTA LOMBARDI VUOLE L’ASSESSORE CHE LASCIO’ LA GIUNTA RAGGI?

Dicembre 9th, 2017 Riccardo Fucile

APPREZZAMENTO PER MINENNA CHE LASCIO’ LA RAGGI, SBATTENDO LA PORTA

Roberta Lombardi, candidata governatrice della Regione Lazio con il MoVimento 5 Stelle, ha rilasciato oggi un’intervista molto interessante al Messaggero.
In primo luogo perchè la deputata a 5 Stelle ha risposto molto chiaramente alla stessa domanda fatta a Laura Castelli qualche giorno fa da Lilli Gruber su Europa ed euro:
Ma anche per Di Maio l’Europa non è più matrigna. Per lei ancora lo è
«Noi siamo critici ma vogliamo modificarla da dentro».
Rimanendo dentro l’euro?
«Sì».
La Lombardi quindi ha evitato di infilarsi nella stessa trappola in cui è caduta la Castelli, dando una risposta chiara a una domanda secca.
Dopo la non eccellente figura sulle mammografie, la più carismatica tra i grillini romani ha dimostrato di saper gestire meglio il rapporto con i media.
Ma nell’intervista la Lombardi dice anche un’altra cosa molto interessante.
Il Comune deve costituirsi parte civile contro la sindaca?
«Se è una decisione politica la aprenderà  lei, se è tecnica ci penserà  l’avvocatura».
È politica.
«Allora le ho già  risposto»
Smentisce che nella sua squadra di governo ci saranno Marcello Minenna al Bilancio e Daniela Morgante (già  con Marino-ndr) capo di gabinetto?
«Sono persone perbene di cui ho una grandissima stima».
Quindi conferma.
«È presto per parlare di nomi»
Esistono ancora i lombardiani?
«Esistevano quelli socialisti di Riccardo. A Roma c’è il M5S».
Nel M5S c’è una forte componente no-vax. Lei è contraria alle vaccinazioni obbligatorie?
«Non c’è alcuna componente. Credo nella scienza e nella raccomandazione non nell’obbligatorietà ».
I suoi figli sono vaccinati?
«Sì».
La Lombardi infatti cita Minenna, che se n’è andato dalla Giunta Raggi sbattendo la porta il 31 agosto 2016 in occasione della querelle con Carla Romana Raineri, e la Morgante, che era stata in predicato di rivestire lo stesso ruolo in Campidoglio.
Due nomi che probabilmente contribuirebbero a movimentare la vita di Regione e Comune. Sarà  contenta Virginia.

(da “NextQuotidiano”)

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“VIRGI, L’ANNO PROSSIMO FAMO ER PRESEPE”: COMMENTI IMPIETOSI DEI ROMANI CONTRO SPELACCHIO

Dicembre 9th, 2017 Riccardo Fucile

DILUVIO DI CRITICHE CONTRO L’ALBERO DI NATALE DELLA CAPITALE

“Virgì, l’anno prossimo famo er presepe…”. È solo uno dei tanti commenti ironici che si trovano sui social e che prendono di mira quello che è già  stato ribattezzato Spelacchio. Si tratta dell’albero di Natale che è apparso a Piazza Venezia, acceso dalla sindaca di Roma Virginia Raggi il giorno dell’Immacolata.
L’albero non è piaciuto a tanti per la sua eccessiva “semplicità ” e per questo le ironie si sono riversate subito sul “povero Spelacchio”: “Il milite ignoto ha chiesto di essere spostato”, commenta un utente.
Si è acceso l’Albero di Natale di piazza Venezia con 600 sfere e 3 chilometri di luci.
Un gioco di sfere e luci, che richiama anche l’illuminazione di via del Corso, centralissima via dello shopping di Roma.
Alla cerimonia di illuminazione dell’abete rosso, proveniente dal Trentino Alto Adige, ha partecipato la sindaca Virginia Raggi insieme alla sua famiglia e i bambini del coro del Teatro dell’Opera che si sono esibiti in piazza Venezia per l’occasione.
“Questo è il nostro omaggio per la città : un albero addobbato a festa, con eleganza e semplicità , per regalare a romani e turisti un’atmosfera unica, nel pieno rispetto della sobrietà “, ha rivendicato l’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari. Ma sul web da qualche tempo l’abete, complice l’aspetto non proprio rigoglioso delle fronde, ha un nomignolo impietoso: “Spelacchio”.
Del resto, lo scorso anno il predecessore fu battezzato dai romani, sarcastici e fulminei, “Povero tristo”, con tanto di account twitter che ne raccontava le vicissitudini neanche fosse un personaggio di un racconto natalizio di Dickens.
“Vogliamo che sia un Natale all’insegna della sostenibilità  – dice invece l’assessore Montanari della giunta a 5 Stelle -. Per questo tutte le decorazioni sono state scelte in piena sintonia con le politiche ambientali e anche l’abete è certificato.
Quindi oltre ad essere molto bello è anche conforme ai più rigorosi standard ambientali e addobbato con semplicità  e raffinatezza”. Insieme a lei e alla sindaca Raggi questa sera all’accensione ha partecipato anche il presidente di Acea Luca Lanzalone e una mini-delegazione della maggioranza capitolina.
“L’albero di piazza Venezia? Molto meglio di quello dell’anno scorso. Il problema è che è un pò esile…con le luci va meglio”, il commento di Flavio e Antonello due amici che hanno assistito alla cerimonia.
Il Campidoglio, intanto, ha fatto sapere di aver allestito un albero in ogni municipio, dal centro alla periferia. Insomma, piaccia o no, l’abete di piazza Venezia quest’anno sarà  in buona compagnia.

(da “Huffingtonpost”)

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“TRISTE E SPELACCHIATO, UNO SCOVOLINO”: A ROMA ANCHE QUEST’ANNO L’ABETE IN PIAZZA VENEZIA SCATENA LE POLEMICHE

Dicembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

PRIMA ANCORA DELL’ACCENSIONE DELLE LUCI, I ROMANI BOCCIANO L’ALBERO POCO FOLTO

Quelli di Trafalgar Square a Londra e della Grand Place di Bruxelles, patrimonio Unesco, sono sostenibili e certificati, così come quello di piazza San Pietro, in Vaticano.
Quello di Parigi, davanti a Notre Dame, è foltissimo e ricco di addobbi, mentre nella berlinese Alexanderplatz è impreziosito da un mercatino, giostre e addirittura una ruota panoramica.
A Milano c’è quello gigante davanti al Duomo, ma le piazze si contendono il titolo dell’abete più bello, mentre a Salerno è composto da 280mila luci a led.
L’albero di Natale di piazza Venezia, a Roma, invece, è così poco folto che, dando le spalle a via del Corso, si riesce a vedere perfettamente l’Altare della Patria attraverso i suoi rami.
“È triste e spelacchiato”, secondo la rete che in queste ore lo sta continuando a criticare, sperando che con l’accensione delle luci il suo aspetto possa migliorare.
Ma c’è chi ci crede poco: l’albero, d’altronde, già  lo scorso anno era finito nella bufera e tra critiche e sberleffi era stato definito triste, storto e poco illuminato.
Tanto che ad Acea toccò chiamare un allestitore da Napoli per “conciare per le feste” l’esemplare di venti metri donato dal Comune di Pinzolo-Madonna di Campidoglio in collaborazione con la comunità  delle Giudicarie.
Niente da fare, insomma, per chi sperava in un colpo di scena quest’anno.
Almeno su carta, l’abete proveniente dalla Val di Fiemme ce li aveva tutti i requisiti per stupire romani e turisti: addobbato con 800 palline tra i 20 e i 40 centimetri, quattromila metri di illuminazione a led, una stazza più imponente dello scorso anno.
E invece è ancora polemica: ai cittadini, che si sfogano sui social, non piace proprio. Su Facebook, per esempio, Luisella Agostini scrive: “Lo chiamano ‘spelacchio’ e ‘scopino del water’. Mi piacerebbe sapere quanto è costato”.
Le vanno dietro Girolamo Cannatà , che lo definisce “Uno scovolino”, e Alessandro Sabelli: “Addobbato di botte”, per quanto appare malconcio.
“C’è una sola spiegazione – ironizza una ragazza su una story di Instagram – alla Raggi non piace il Natale”. E in molti usano ironicamente l’hashtag #jesuisspelacchio, per difenderlo dalle critiche.

(da agenzie)

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PERCHE’ ROMA E’ DI NUOVO SOMMERSA DAI RIFIUTI?

Dicembre 7th, 2017 Riccardo Fucile

LA RACCOLTA NORMALE NON FUNZIONA, IL PORTA A PORTA VA A SINGHIOZZO… I PROBLEMI: IMPIANTI NON ADEGUATI E TROPPI MEZZI DELL’AMA ROTTI

Il ponte dell’Immacolata è alle porte ma Roma è tutt’altro che pulita. Mentre Virginia Raggi su Facebook parla del nuovo stadio della Roma e di una città  che “sa dire sì a progetti belli, moderni, innovativi, che rispettano l’ambiente e danno impulso a nuovi posti di lavoro” i romani fanno lo slalom tra i rifiuti.
La raccolta procede a rilento da giorni, con il risultato che davanti ai cassonetti l’immondizia si accumula. A complicare le cose poi c’è la situazione abbastanza disastrosa della raccolta porta a porta. Ma in quel caso per l’assessora all’ambiente Montanari è colpa di Marino e dei romani.
Il problema del porta a porta che non funziona
A creare i maggiori problemi in alcune zone della città  e il porta a porta. Il Comune vorrebbe estendere entro il 2019 a tutta la città  la sperimentazione che al momento coinvolge un milione di cittadini.
L’obiettivo è quello di arrivare entro il 2012 al 54% di raccolta differenziata con il porta a porta. Uno dei quartieri dove i disagi sono maggiori è San Lorenzo, nel II Municipio (uno dei due governati dal PD).
Qualche tempo fa l’assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari ha risposto al Presidente del Municipio dicendo che se il porta a porta non funziona la colpa “è di Marino” che ha avviato “un modello sostanzialmente aberrante di porta a porta”. Un modello al quale però l’attuale Amministrazione non sembra aver messo mano pur essendo a conoscenza delle criticità .
La sperimentazione del nuovo modello à  la 5 Stelle è iniziato nel Ghetto.
La Montanari però non ha una soluzione per le altre zone della città  dove il porta a porta non funziona. Non c’è solo il II Municipio a criticare il sistema. C’è anche chi non lo vuole.
Accade nel XV Municipio, guidato dal pentastellato Stefano Simonelli.
«Oggi mi dicono: quando mettete il porta a porta? Ma che sei matto! Io lo toglierei il porta a porta perchè non lo riusciamo a fare. Non si riesce a fare. È inutile farlo».
Successivamente Simonelli si è giustificato dicendo che la sua era solo una provocazione, perchè al momento la raccolta dei rifiuti porta a porta non è sostenibile dal punto di vista aziendale.
Ed in effetti i mezzi scarseggiano: oltre la metà  degli 850 camioncini usati per raccogliere i rifiuti differenziati è fuori servizio o in manutenzione.
Riparazioni che AMA non riesce ad effettuare e così i rifiuti che dovrebbero essere conferiti in giorni stabiliti non vengono ritirati. La carenza di mezzi è una delle questioni prioritarie anche per Natale di Cola, segretario Fp Cgil Roma e Lazio.
I rifiuti in strada in tutta la città  e il “giallo” di quelli destinati in Toscana
Nel resto della città , dove la raccolta porta a porta non c’è, le cose non vanno meglio. Saranno anche “materiali post consumo” come li chiama la Montanari ma ai romani sembrano proprio rifiuti. E il problema è che rimangono in strada per giorni, accumulandosi fuori dai cassonetti.
La situazione riguarda molti quartieri della città  ed è dovuta principalmente al fatto che gli impianti di trattamento dei rifiuti della municipalizzata sono saturi e non riescono a ricevere i carichi dei camion dell’AMA che sono costretti a lunghe file in attesa di poter essere svuotati. Non va meglio nemmeno a Malagrotta. La discarica di Manlio Cerroni ha “ricevuto” poco meno della metà  delle 1.200 tonnellate al giorno che il Comune di Roma può conferire giornalmente nell’impianto del CoLaRi.
Ieri Regione Lazio aveva annunciato il raggiungimento di un accordo con Regione Toscana per il conferimento di 20mila tonnellate di rifiuti indifferenziati in impianti di trattamento toscani.
La Regione Toscana però, per bocca dell’assessora regionale all’Ambiente Federica Fratoni, ha fatto sapere che quell’accordo non c’è ancora: «Nessuna delibera. Sono al momento in corso tutti gli approfondimenti del caso sulla richiesta avanzata».
Per la Regione Lazio però è cosa fatta e mancherebbe solo la firma dei rispettivi funzionari regionali. Nel frattempo però Roma deve affrontare il ponte dell’Immacolata. AMA deve fare i conti con le festività  e la carenza di operatori. Se ne giorni feriali ne sono in servizio circa 5mila l’otto dicembre la municipalizzata dei rifiuti riuscirà  a metterne in campo meno della metà , 2.200. Riusciranno i nostri eroi a impedire che Roma venga sommersa dai rifiuti per l’ennesima volta?

(da “NextQuotidiano”)

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ATAC REINTEGRA IL MACCHINISTA DELLA DONNA TRASCINATA DALLA METRO

Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile

FACEVA LO SPUNTINO IN SERVIZIO E NON SI ERA ACCORTO DELLA PASSEGGERA

Sarà  revocato il provvedimento di sospensione del macchinista che a bordo della metro B, nel mese di luglio, aveva chiuso le porte e trascinato una 43enne bielorussa per diversi metri.
La donna stava tentando di salire all’ultimo momento sull’ultimo vagone della metro ma le porte si erano chiuse trattenendo all’interno le buste della spesa che la passeggera aveva infilate sul braccio.
Rimasta bloccata è poi stata trascinata dal treno e ha subito diverse fratture.
Atac fa sapere oggi che “il dipendente non sarà  impiegato nel servizio passeggeri, ma nella manovra dei treni in deposito. A seguito dell’incidente, infatti, al macchinista è stato sospeso il certificato di abilitazione alla condotta e non può quindi condurre treni nel servizio di linea fino ad eventuale nuovo accertamento d’idoneità ”, si spiega.
“La decisione del reintegro è stata adottata da ATAC a valle degli esiti dell’indagine interna. Gli accertamenti hanno evidenziato alcune responsabilità  a carico del dipendente, senza però far emergere elementi soggettivi di responsabilità  tali da prefigurare l’interruzione del rapporto di lavoro. ATAC valuterà  eventuali ulteriori provvedimenti in funzione delle conclusioni dell’inchiesta aperta dalla magistratura”, conclude la nota. L’azienda aveva fatto trapelare nei giorni scorsi che l’uomo aveva anche un altro lavoro, anche se il macchinista era stato poi difeso dai colleghi.

(da agenzie)

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L’ASSESSORE MELONI CONFERMA TUTTO SU COIA (MA ANCHE NO)

Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile

UN’ALTRA SURREALE INTERVISTA DELL’ASSESSORE AL COMMERCIO DELLA GIUNTA RAGGI CHE SPERA DI FARSI CACCIARE IL PRIMA POSSIBILE

Adriano Meloni forse sta seguendo una raffinatissima strategia politica i cui effetti sono probabilmente sconosciuti in questo momento ai più. Oppure no.
Di certo è piuttosto strano che in un’altra intervista rilasciata al Messaggero, stavolta firmata da Simone Canettieri, conferma le frasi che venerdì aveva smentito riguardo Coia e i Tredicine.
Meloni parte dalle dichiarazioni di Coia, che ieri aveva cominciato a preconizzare l’addio di Meloni ricordando che non è del M5S ma “un tecnico che collabora con la Casaleggio”:
Andrea Coia, per lei «Coidicine» in quanto vicino ai Tredicine, dice che lei è un tecnico e che può essere sostituito.
«E’ verissimo. Peccato che io non risponda a Coia, bensì alla sindaca Raggi: è lei la boss».
I consiglieri M5S non la vogliono più, lo sa?
«Io non sono un grillino e non rispondo al M5S».
È vero che lascia dopo la Befana?
«Non confermo e non smentisco. Anzi, no: rimango».
Poi Meloni conferma — così dice — le frasi dell’intervista che l’hanno messo nei guai, con una frase che scatenerà  probabilmente un’altra grossa reazione tra i consiglieri, schierati compatti finora in difesa di Coia
Prima della giunta, la sindaca l’ha strigliata. Ultimatum?
«Ci siamo parlati, è vero. Poi siamo andati in giunta e abbiamo approvato due delibere importanti. Qui si lavora!».
Lei ha detto a questo giornale che teme un’intesa tra il M5S e i Tredicine e in più si è inventato il neologismo Coidicine. Frasi gravi. Ridirebbe tutto?
«Confermo quelle frasi, poi certo, sono state un po’ ingigantite. Con Coia di tanto in tanto litighiamo. Ma nessuno pensa che io pensi quelle cose».

(da “NextQuotidiano”)

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