Novembre 25th, 2017 Riccardo Fucile
IL CENSIMENTO SULLE CASE POPOLARI ERA STATO AVVIATO DUE ANNI FA DALLA GIUNTA PRECEDENTE
«Guadagnare 700mila euro l’anno e pagare d’affitto per una casa di proprietà del
Comune, a due passi dal Colosseo, solo 174 euro al mese. È una delle ultime scoperte che abbiamo fatto. Storie che non devono essere più raccontate perchè vogliamo finalmente mettere fine alla #scroccopoli a Roma»: così scriveva ieri Virginia Raggi giustamente indignata per segnalare i furbetti dell’affitto che vivono in appartamenti del Campidoglio a poco prezzo.
Peccato che questa non sia “una delle ultime scoperte” della Giunta Raggi, ma frutto di un censimento che da anni è in Comune.
Lo racconta oggi Repubblica Roma in un articolo di Luca Monaco:
Peccato che il censimento dal quale emerge il caso al quale si riferisce la prima cittadina era stato avviato due anni fa dalla ex Giunta Marino: l’ex assessora alle politiche sociali, Francesca Danese, aveva approntato una task force dei vigili per il ripristino della legalità .
Il pallino passò poi nelle mani dell’ex commissario straordinario, Francesco Paolo Tronca, che diede impulso al riordino della gestione del patrimonio, affidando il dossier nella mani di Carla Raineri, allora a capo della segreteria tecnica composta da un pool di avvocati e di esperti militari provenienti da tutte le forze armate.
Arrivarono i primi sgomberi e le denunce in procura. Finchè, con l’avvicendamento ai vertici del Campidoglio e il successivo addio di Raineri, l’operazione si è arenata.
Adesso queste stesse liste risultano utili all’amministrazione per denunciare una serie di storture in realtà note da tempo. Paradossi come la vicenda del locatario in via Sapi 15, con un reddito che sfiora i 78mila euro l’anno e che paga appena 272 euro di affitto al mese.
Dal 2011 ha accumulato un debito di 6539 euro. Il secondo paperone nella speciale graduatoria organizzata in funzione dello stato patrimoniale degli inquilini: solo gli ultimi 58 risultano senza reddito.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 25th, 2017 Riccardo Fucile
IL CONTRIBUTO DEL COMUNE E’ ZERO, LA SINDACA E’ ASSENTE
Il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, impegnato da qualche tempo in un tavolo per Roma con Virginia Raggi, accusa oggi la sindaca in un’intervista al Messaggero di essere uno spettatore assente nella vicenda: «Questo lavoro è stato fatto in gran parte dal Mise con la Regione, che ha avuto un atteggiamento di grandissima apertura sui progetti, con i sindacati e le associazioni. Il Comune di Roma, invece, a questo tavolo sembra uno spettatore assente».
In che senso,scusi?
«Noi, dopo un’analisi approfondita dei dati della città , abbiamo presentato le iniziative e abbiamo identificato le risorse insieme alla Regione. E questo ci sta pure, non è un problema».
Qual è il problema allora?
«Quello che non funziona è che nelle attività che vanno fatte perchè i progetti vedano la luce, il contributo del comune di Roma è zero».
La sindaca Virginia Raggi ieri uscendo dall’incontro è stata abbastanza fredda. Qualcosina, ha detto, c’è nei progetti, ma fondi nuovi non se ne vedono.
«Mettiamola così, su un miliardo e duecentocinquantasei milioni, il contributo del Comune è di 153 milioni. Come ho detto non è un problema. Sono soldi pubblici che vanno spesi per i cittadini è irrilevante da dove vengono. Quello di cui mi sono stancato è di aver messo a lavorare venti persone del mio staff, con una sindaca che viene alle riunioni come se fosse una turista per caso».
La sindaca Raggi una turista per caso?
«Sì. Guarda le cose e dice questo sì, questo forse, questo vediamo e comunque dateci più soldi. È inaccettabile. Le faccio un esempio concreto?».
Che ci dice?
«Le sembra normale che io contatto con il mio staff, Unindustria e Camera di Commercio, le prime cento imprese romane per capire quali sono i problemi e quali le opportunità , le riunisco, e la sindaca non c’è?».
A onor del vero va anche segnalato che le stesse imprese hanno fatto notare che per quanto riguarda il tavolo per Roma servirebbero “meno app e più soldi”, come spiegato in un articolo del Messaggero qualche giorno fa.
E soprattutto: da secoli e secoli si indicono tavoli istituzionali su questo e su quell’argomento e i risultati, Raggi o non Raggi, sono solo gli occhi di tutti. Calenda ha parlato di situazione ridicola a proposito della scarsa collaborazione del Comune di Roma, ma a parte l’atteggiamento della Raggi, che da vera grillina penserà a questo tipo di occasioni come trappole, c’è poco da stare allegri per i risultati di questi “tavoli”.
Lo stesso Calenda elogia anche il primo municipio, non a caso a guida PD, per i tavolini selvaggi, e accusa ancora la sindaca di fare finta di niente.
Il punto rimane lo stesso: e i risultati?
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 22nd, 2017 Riccardo Fucile
L’ANNUNCIO UN ANNO FA, GRAZIE AI SOLDI STANZIATI DAL GOVERNO PER IL GIUBILEO… LA RAGGI PROVA A PRENDERSENE IL MERITO, MENTRE ATAC E’ AL CONCORDATO PREVENTIVO
15 autobus sulla cassa del morto e una cassa di rum.
«Floris, le do una notizia straordinaria: arrivano 15 autobus nuovi», ha annunciato trionfalmente Virginia Raggi ieri a DiMartedì dando il là a scene di giubilo da parte degli appena tre milioni di romani residenti nelle piazze della Capitale.
Ben quindici diconsi quindici autobus n-u-o-v-i, signore e signori, e mi voglio rovinare: addirittura funzioneranno.
Ma da dove spuntano i 15 autobus, tenendo presente che la sindaca e la giunta si sono ripetutamente vantati dell’acquisto di bus fatto in realtà dalla giunta Marino già qualche tempo fa?
Ebbene, basta cercare un po’ per scoprire da dove arrivano, quando sono stati annunciati, quando dovevano arrivare e quando arriveranno.
Il 30 dicembre 2016 infatti l’assessora all’immobilità romana Linda Meleo annunciava trionfalmente che erano in arrivo proprio 15 autobus.
“In arrivo” è ovviamente un concetto che i romani che aspettano l’autobus sanno essere piuttosto lasco.
Infatti i soldi arrivavano dalle risorse stanziate dal governo per il Giubileo, le offerte dovevano essere presentate entro il 10 febbraio scorso e la fornitura doveva essere completata nell’aprile 2017.
Ieri, 21 novembre, la Raggi ha annunciato che quegli autobus sono in arrivo, consentendoci quindi di brindare finalmente sulla cassa del morto ATAC in concordato preventivo.
Ah, anche la bottiglia di rum per conforto è in arrivo.
Come la metro.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 22nd, 2017 Riccardo Fucile
“DOVUTI A TRENI GUASTI E IN MANUTENZIONE”… IN PRATICA PER COLPA DEI PARABREZZA, DEI VETRI E DEI DEFLETTORI… SILENZIO DEL COMUNE
«La riduzione dei treni è dovuta alla mancanza di materiale, ovvero a treni guasti e in
manutenzione»: così in un tweet di risposta agli utenti inferociti ieri InfoATAC spiegava (si fa per dire) il caos dovuto ai ritardi per “ridotto numero di treni in circolazione” che ieri ha funestato la linea A e nei giorni scorsi ha colpito la B.
E come mai questi treni sono improvvisamente guasti?
E perchè i guasti ai treni dei giorni scorsi non sono stati riparati?
Ieri un volantino non firmato che circolava nelle stazioni recitava in modo scarno: “Informiamo i gentili passeggeri che non è in corso alcuno sciopero bianco”. Ovvero, non si sta cercando di sabotare. Eppure i treni al lavoro sulla linea A dovrebbero essere dai 28 ai 33 a seconda delle ore di punta e ieri erano dieci di meno.
Cosa hanno quei dieci? Lo spiega Repubblica Roma:
Loro, ci tengono a sottolinearlo, non fanno partire i convogli per motivi di sicurezza. Ora il problema sono i parabrezza, i vetri e i deflettori. Da due anni tra i fornitori e l’azienda c’è un contenzioso sulla durata e l’affidabilità di questi materiali che risultano troppo in fretta deteriorabili.
«Sono ondulati e non assorbono i riflessi della luce – spiegano i macchinisti – creando oggettive situazioni di pericolo. Deformano la visuale e non permettono di vedere bene l’ingresso in carrozza dei passeggeri».
Perciò, quando i conducenti ravvisano questi difetti, dichiarano fuori servizio i treni e non li fanno partire.
E non ci sono ricambi per sanare la situazione e sostituire i pezzi rotti o difettosi. Adesso i macchinisti non sono più disposti ad “abbozzare”. Per loro è una questione di sicurezza e sono terrorizzati all’idea di risponderne civilmente e penalmente.
Insomma, sia chiaro a tutti che non è uno sciopero bianco. Semplicemente, treni che prima erano considerati utilizzabili non lo sono più, come quando si fa uno sciopero bianco.
In coincidenza, tanto per usare un linguaggio ferroviario, con le liti tra sindacato e ATAC perchè nel concordato l’azienda prevede un aumento di due ore di lavoro a settimana per autisti e conducenti.
E mentre in un dossier riservato di ATAC circolato qualche tempo fa si parlava di “un’azione mirata” di macchinisti e dipendenti per denunciare guasti dei mezzi in realtà inesistenti allo scopo di sabotare le metro.
Il documento ha portato all’apertura di 67 procedimenti disciplinari contro lo “sciopero bianco” di alcuni dipendenti.
Molti treni ieri sono rimasti fermi nelle officine a causa di problemi di manutenzione. A partire dai famigerati parabrezza delle motrici di testa, sostituiti dopo l’incidente in banchina dell’11 luglio scorso di Natalya Garkovich, con nuovi vetri ritenuti non idonei a garantire la sicurezza a causa di riflessi.
Le norme in questo parlano chiaro: quando un macchinista ritiene che un mezzo di trasporto viaggia con elementi a bordo che non garantiscono la sicurezza si deve fermare. Una procedura poco trasparente che si presta ad essere utilizzata anche a scopi di protesta non ufficiale. Ma non è uno sciopero bianco, tranquilli.
A proposito: avete per caso sentito dichiarazioni o spiegazioni dall’assessore Linda Meleo o dal presidente della Commissione Trasporti Enrico Stefà no? No, vero?
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 22nd, 2017 Riccardo Fucile
AVEVA DENUNCIATO PRESSIONI DEL M5S PER L’ALLONTANAMENTO DI MANAGER DELL’AZIENDA
«Non ne sentiremo la mancanza, i risultati della sua gestione sono sotto gli occhi di tutti»: il consigliere comunale del MoVimento 5 Stelle Pietro Calabrese saluta così Stefano Bina, il direttore generale di AMA che ieri ha mollato l’azienda dei rifiuti per misteriose “ragioni personali”.
Chissà se Calabrese si rende conto che la “sua” (di Bina) gestione è la gestione del M5S, visto che a nominarlo è stata la sindaca Virginia Raggi.
E chissà se si rende conto che imputare a Bina gli scarsi risultati nella gestione stride con gli annunci trionfalistici dell’assessora Pinuccia Montanari sulla clamorosa efficienza di AMA recuperata in questi mesi.
A questo punto è evidente che uno dei due mente. Ma le cronache ci permettono di ricordare facilmente quando Bina è diventato “unfit” a gestire AMA.
C’è infatti il problema del piano “rifiuti zero” che avanza a rallentatore (raccolta differenziata aumentata solo dell’1,6% in un anno, impasse nella gestione dei materiali post-consumo), ma soprattutto le parole pronunciate mesi sa dal manager di Voghera davanti ai pm che indagavano sull’ex assessora ai risiuti Paola Muraro, ricordate oggi da Repubblica Roma:
In quell’occasione, Bina aveva raccontato le pressioni subite in questi mesi dalla sindaca in persona per tenere lontano dalla plancia di comando dell’Ama un pugno di manager invisi ai 5 Stelle (Lopes, Zotti, Casonato e D’Amico). Un “tradimento”, secondo Raggi, che ha deteriorato i rapporti anche con il nuovo presidente e amministratore delegato Bagnacani. «Avevano assunto una posizione ostile nei miei consronti», ha raccontato Bina in queste ore ai più stretti collaboratori.
Bina è quindi entrato a far parte di quella che oggi il Messaggero felicemente definisce la Spoon River dei 5 Stelle, ovvero il cimitero dei manager e degli assessori che per un motivo o per l’altro hanno lasciato la Giunta Raggi o le partecipate del Campidoglio per dissidi con i 5 Stelle.
Intendiamoci: anche le altre giunte, regionali e comunali, hanno un turn over di responsabili di grande livello. Ma il punto è proprio questo: i 5 Stelle dimostrano così di comportarsi esattamente come quelli che schifano e di cui asseriscono di essere diversi.
Il retroscena più gustoso su Bina è però quello che arriva oggi proprio dal Messaggero
Il caso esplode quando il Messaggero riporta che Bina, interrogato dal magistrato che sta indagando su Paola Muraro, dice di avere avuto segnalazioni dalla Raggi e da esponenti M5S, perchè andassero «epurate» alcune persone. Apriti cielo. Il caso deflagra e Bina decide di scrivere una lettera di dimissioni che devono diventare effettive dal primo gennaio.
Lui, per lealtà all’azienda nega l’esistenza di quella lettera e forse spera anche che gli chiedano di ritirarla. Sbaglia. E i segnali di una frattura insanabile non mancano: in una conferenza stampa a Ostia, proprio prima del ballottaggio per il X Municipio, Raggi, Montanari e Bagnacani presentano il nuovo sistema di differenziata che dovrebbe partire a febbraio. Bina non c’è. L’altra sera, in una trattativa sindacale, per ore Bina è quasi rimasto in silenzio. Gli è arrivata la lettera scritta da Bagnacani che lo allontana a partire da subito, anche se visto che ha un contratto dovrà essere pagato fino a gennaio.
Chissà se è vero che l’allontanamento di un manager dimissionario prevede il pagamento del suo stipendio fino a gennaio.
Di certo anche l’addio di Bina arriva dopo le elezioni di Ostia, come la pubblicazione dei risultati del bando di Piazza Navona.
A pensare male si fa peccato, diceva quello, ma raramente si sbaglia.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 21st, 2017 Riccardo Fucile
ERA STATO NOMINATO DALLA GIUNTA RAGGI … SEGUE IL DESTINO DELLA GIGLIO E DI SOLIDORO
Il direttore generale di Ama, Stefano Bina, ha rassegnato le sue dimissioni dalla carica nel corso della seduta del Cda dell’azienda romana di raccolta e smaltimento rifiuti. Il CDA ha accettato le sue dimissioni. Bina era in carica da agosto 2015. Proveniente dall’ASM di Voghera, Bina era stato nominato dalla Giunta Raggi e segue Antonella Giglio e Alessandro Solidoro nell’esodo di questi mesi dall’azienda dei rifiuti capitolina.
Solidoro aveva preso il posto di Daniele Fortini, amministratore delegato di Ama, che ebbe un duro scontro con l’allora assessore all’ambiente Paola Muraro, dimessasi anche lei per guai giudiziari. Nel maggio 2017 invece Antonella Giglio, amministratore unico che prese il posto di Solidoro fu licenziata ed estromessa dal cda.
Il direttore generale fa sapere di essersi dimesso “per motivi personali”.
Il Presidente e Amministratore Delegato Lorenzo Bagnacani ringrazia, anche a nome del Consiglio di Amministrazione, l’ingegner Bina per il lavoro svolto ed assume, a partire da oggi, le responsabilità ad interim della direzione generale, fa sapere AMA in una nota.
Nei mesi scorsi si erano rincorse voci su dissidi con le altre figure che si erano alternate alla guida dell’azienda ma erano state smentite dall’interessato e da AMA. Oggi arriva l’addio.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 20th, 2017 Riccardo Fucile
22 POSTAZIONI SU 48, COI PARENTI ANCHE DI PIU’… GRAZIE AL REGOLAMENTO DEL M5S, A ROMA NON CAMBIA MAI NULLA
La Festa della Befana, per quest’anno e per i successivi nove, assegna direttamente alla
famiglia Tredicine 22 postazioni tra le 48 per le attività commerciali e artigianali, più 3 per le attività varie.
Ma non solo, perchè se si calcolano anche i parenti con un cognome diverso, i posteggi assegnati a nomi già noti sono molti di più.
Del resto, la graduatoria del bando emanato dal Campidoglio, pubblicata oggi, a parità di tutti i requisiti, assegnava all’anzianità il compito di fare la differenza, così come stabilito per la categoria delle Fiere, di cui, nonostante i tentativi di cambiamento, la Festa della Befana fa parte.
In tutto, le postazioni messe a bando per piazza Navona erano 28 per la vendita di prodotti natalizi, 20 per la vendita di prodotti artigianali e 8 per attività varie, tra cui la vendita di palloncini.
Nelle 28 postazioni dedicate al commercio su area pubblica, a farla da padrone sono Donatella, Mario, Dino, Elio, Alfiero, Stefano e Mario Tredicine.
Se si considerano i banchi per la vendita di alberi di Natale, addobbi natalizi e presepi, due banchi saranno gestiti da Donatella Tredicine e uno da Mario.
Sei i banchi Tredicine che venderanno giocattoli, mentre 13 sono quelle assegnate loro nella categoria dolciumi.
Tre, infine, quelle andate ai Tredicine per la vendita dei palloncini. Per quanto riguarda le attività artigianali, ne sono state assegnate soltanto nove sulle venti messe a bando.
Saltata per tre anni di seguito, la Festa della Befana è stata al centro di una querelle molto animata tra il I Municipio, che fino allo scorso anno aveva il compito di pubblicare il bando, e il Campidoglio targato Cinque stelle.
Poco dopo l’insediamento della Giunta pentastellata, la presidente della City, Sabrina Alfonsi, aveva scritto alla sindaca Raggi per chiedere che la Festa fosse tolta dalla categoria delle Fiere, in modo da aprire il bando anche agli altri operatori.
In più, il Municipio chiedeva al Campidoglio di farsi carico del bando, visto il carattere cittadino della manifestazione.
Tant’è, dopo mesi di sedute dedicate all’argomento, e sempre con tutti gli operatori presenti, la commissione Commercio non era riuscita a emanare l’avviso per il 2016. Poi, la delibera Coia ha stabilito definitivamente il carattere di Fiera della Festa, chiudendo dunque agli altri operatori e dando al criterio dell’anzianità un ruolo di primo piano.
La graduatoria di quest’anno, poi, sarà valida per 9 anni, così come stabilito dal bando: “La concessione dei posteggi- si legge- avrà la durata di anni 9 a decorrere dall’edizione della Festa della Befana 2017/2018”.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 19th, 2017 Riccardo Fucile
IL REPORT MENSILE DELL’AZIENDA: 12 MILIONI DI CHILOMETRI PERSI RISPETTO A QUELLI PROGRAMMATI
12 milioni di chilometri persi rispetto a quelli programmati: un milione e 160mila corse
Atac saltate, in buona parte per guasto alle vetture. Intere linee bloccate per bus e tram fermi nei depositi perchè rotti oppure costretti a fermarsi per incidenti di percorso.
Il report mensile dell’azienda sul confronto tra servizio programmato e servizio reso di cui parla oggi Il Messaggero dice che nel 2017-da gennaio a tutto ottobre — bus, tram e filobus hanno macinato il 14,3% di chilometri in meno di quelli previsti: 71,5 milioni invece di 83,5.
I mesi peggiori sono stati luglio e agosto il periodo in cui si iniziava a ragionare sull’ipotesi di avviare il concordato preventivo — quando i mezzi di superficie hanno “bruciato” rispettivamente 1,5 e 1,7 milioni di chilometri.
Il raffronto i primi dieci mesi del 2017 con quelli dello scorso anno è poco lusinghiero: 3,2 milioni di chilometri coperti in meno.
In tutto il 2016 erano saltati 10,5 milioni di chilometri di percorsi, paria — come da relazione della Ragioneria generale del Campidoglio- a 1.023.497 di corse soppresse.
Fino a tutto ottobre i chilometri persi erano stati 8,4 milioni, ossia circa 815mila corse mai effettuate.
Nel periodo gennaio-ottobre 2017, invece, i chilometri di servizio perso sono già quasi 12 milioni, le corse saltate un milione 159mila e rotti: circa 340mila in più dell’anno scorso. Freddi numeri che, tradotti, raccontano di infinite (se non inutili) attese alle fermate, linee che restano inservibili anche per intere giornate.
(da “NextQuotidiano“)
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Novembre 18th, 2017 Riccardo Fucile
A BREVE SI DECIDERA’ SUL RINVIO A GIUDIZIO… L’IMBARAZZO DEL CAMPIDOGLIO
Una decisione difficile. Da una settimana la procura di Roma ha inviato al Comune di
Roma l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare per la decisione sul rinvio a giudizio chiesto da piazzale Clodio per Virginia Raggi.
Il Comune quindi dovrà decidere se costituirsi o meno parte civile contro la sindaca in vista dell’udienza preliminare fissata per il 9 gennaio, anche per poterle chiedere un risarcimento in caso di condanna.
La storia ovviamente imbarazza il Capidoglio e la racconta oggi Simone Canettieri sul Messaggero:
Un corto circuito politico-amministrativo che rappresenta un unicum nella storia di Palazzo Senatorio. L’ultimo precedente famoso riguarda Silvio Berlusconi e la decisione dello scorso maggio dell’Avvocatura dello Stato di costituirsi parte civile nel processo Ruby-Ter. Questo caso però è diverso: la grillina, accusata di falso per le nomine, è attualmente in carica.
E quindi la decisione sta mettendo in imbarazzo la giunta pentastellata che è pronta a parlarne in una riunione straordinaria ad hoc.
Il fascicolo, dal punto di vista tecnico, è nelle mani di Carlo Sportelli, il capo dei legali capitolini. Il problema al momento è semplice: come muoversi? Il Comune di Roma è davvero pronto a chiedere un eventuale risarcimento alla sindaca, cioè all’autorità che lo rappresenta?
La situazione è abbastanza paradossale
Raggi, per una questione di opportunità , potrebbe solo delegare al vicesindaco Luca Bergamo la firma dell’atto.
Come d’altronde è già avvenuto per la vicenda Marra-Scarpellini, che non la riguardava direttamente. Al massimo la lambiva.
In questa fattispecie però il problema è ancora più complesso e delicato. Raggi deve scegliere se far costituire subito l’amministrazione contro lei stessa oppure se aspettare il rinvio a giudizio e l’inizio del processo: in quel caso c’è tempo fino a un eventuale prima udienza del dibattimento.
Di solito, l’avvocatura comunale quando è parte offesa scende subito in campo per rafforzare così la richiesta dei pubblici ministeri davanti al gup.
Sarà così anche questa volta? Ma non finisce qui.
L’atto in questione ha bisogno, secondo la delibera 182 del 2001, anche di una determina dirigenziale. Si tratta del regolamento che mette ordine nelle liti attive «dell’amministrazione».
Il parere burocratico, secondo una certa consuetudine, deve arrivare dall’ufficio o dipartimento dove si sarebbe consumato il reato.
(da “NextQuotidiano”)
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