Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
TRAGICO SONDAGGIO EUROSTAT IN 109 CITTA’ EUROPEE: APPENA IL 9% DEI ROMANI E’ SODDISFATTO
Roma ultima in classifica tra le capitali Ue per l’indice di soddisfazione sulla pulizia nelle città .
A dirlo è Eurostat che ha condotto un sondaggio nel 2015 ponendo una domanda agli abitanti di 109 città europee: ‘In generale sei molto soddisfatto, piuttosto soddisfatto, piuttosto insoddisfatto o per nulla soddisfatto della pulizia della tua città ?’.
Secondo la rilevazione nella Città Eterna solo il 9% può dirsi soddisfatto della pulizia. Al top della classifica tra le capitali Ue c’è Lussemburgo con il 95% degli abitanti che promuove la capitale del Granducato per pulizia, seguita a sua volta da Vienna (90%), Lubiana (88%), Riga (81%) e Helsinki (80%).
Poco meno della metà della popolazione si dice soddisfatto a Parigi (49%). Seguono Bruxelles (45%), Atene (41%) e Madrid dove solo il 38% può dirsi soddisfatto per la pulizia.
Il presidente del Codacons Carlo Rienzi va all’attacco: “Eurostat certifica in modo ufficiale ciò che è sotto gli occhi di tutti e che il Codacons denuncia da anni: a Roma la raccolta rifiuti non funziona e i cittadini sono costretti a subire la sporcizia imperante di strade e marciapiedi, specie nelle periferie sempre più abbandonate”. “Ciò avviene — aggiunge Rienzi — nonostante i cittadini della Capitale siano soggetti ad una tariffa rifiuti più elevata delle altre città italiane: per tale motivo invitiamo gli utenti a ribellarsi, chiedendo la riduzione della bolletta Tari”.
Nello specifico il Codacons ricorda ai cittadini romani che sul sito dell’associazione è pubblicato il modulo attraverso il quale è possibile chiedere al Comune di Roma e all’Ama uno sconto dell’80% sulla tariffa rifiuti in presenza di disservizi nella raccolta della spazzatura, come previsto dalla normativa vigente. “Invitiamo gli utenti a documentare attraverso foto e video la mancata raccolta dei rifiuti nel proprio quartiere, e ad attivarsi per far valere i propri diritti scaricando dal nostro sito il modulo per la riduzione della Tari”, conclude Rienzi.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 16th, 2018 Riccardo Fucile
TRA BUCHE, TOPI, ALBERI CHE CADONO E BUS IN FIAMME LA SINDACA RIVENDICA CHE “TRA SETTE MESI” FORSE ARRIVANO 78 BICI ELETTRICHE
Luca Bottura su Repubblica oggi ironizza nella sua rubrica “Marziani” a proposito del Grande Annuncio di Virginia Raggi ieri su Facebook: le 78 diconsi 78 siòre et siòri biciclette elettriche che dal prossimo anno arriveranno in città grazie a 700mila euro di fondi europei, attraverso il programma Horizon 2020, vinti con il progetto ELVITEN promosso dal Municipio IX.
Il Capitano, il Caporale e i loro funambolismi sul limitar del burrone, rischiano di mettere ingiustamente in secondo piano le mirabolanti avventure di Virginia Raggi e della Giunta più pazza del mondo.
Ieri la sindaca © ha festeggiato con un tweet il nuovo servizio di bici elettriche del Comune, che immaginerete parta domani. Sbagliato: parte nel 2019. E penserete sarà molto diffuso. Sbagliato: saranno 78.
Turisti esclusi, stiamo parlando di 0,000017906336088 bici pro capite. Esibite con una certa qual sicumera. Sette mesi prima di installarle.
Mentre si è appena insediata in città la pattuglia acrobatica dei topi di New York e il solo modo di sfuggire agli alberi che crollano è rifugiarsi in una buca nell’asfalto. Capirete perciò come il «Se ce la facciamo sarà una bomba» pronunciato ieri da Luigi Di Maio su Facebook faccia parte di un divertito distacco dalla realtà che non può essere casuale.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 10th, 2018 Riccardo Fucile
SOLO DUE GIORNI FA UN ALTRO MEZZO SI ERA INCENDIATO IN VIA DEL TRITONE… LA MANUTENZIONI DELL’ATAC E’ FERMA DA TEMPO PERCHE’ LA RAGGI NON HA RINNOVATO IL CONTRATTO
Ancora un bus a fuoco in centro a Roma.
I vigili del fuoco sono intervenuti a piazza Venezia, dove un principio di incendio si è sviluppato a bordo di un bus dell’Atac, il 46.
Secondo Atac non ci sarebbero state conseguenze per i passeggeri.
Il principio di incendio è stato causato da un corto circuito. Il rogo è stato contenuto anche grazie al conducente che avrebbe usato l’estintore.
Solo due giorni fa un altro mezzo, della linea 63, si era incendiato in via del Tritone.
Ieri sera invece attimi di paura a bordo di un altro autobus di linea che percorreva via dei Fori Imperiali.
A causa di un’avaria al motore è scattato il sistema antincendio sul bus della linea 85 che si trovava all’altezza del Vittoriano.
Il conducente ha fermato il mezzo e ha fatto scendere i circa 100 passeggeri a bordo, tra cui molti turisti.
A transitare in quel momento una pattuglia dei carabinieri del comando piazza Venezia che si è fermata a prestare assistenza ai passeggeri e all’autista.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 8th, 2018 Riccardo Fucile
IL “METODO OSTIA” CHE HA CONSENTITO AI BALNEARI DEL LITORALE ROMANO DI PROSPERARE TRA ABUSIVISMO E MALAFFARE
Il X Municipio di Roma, quello di Ostia, detiene un curioso record: è l’unico municipio di una città italiana sciolto per mafia.
Ieri Report ha dedicato un approfondito servizio di inchiesta che spiega come mai Ostia è da qualche anno al centro delle cronache giudiziarie.
La ragione non è solo la sanguinosa lotta di potere di due famiglie mafiose — gli Spada e e i Fasciani — che si contendono il territorio per i loro traffici criminali.
C’è un altro motivo per cui si parla molto del lungomare di Ostia, la spiaggia della Capitale: la gestione delle concessioni agli stabilimenti balneari
Già nel 2014 vennero effettuati nove arresti nell’ambito dell’inchiesta sulla Cosa Nostra Beach, che portò alla scoperta di «un impianto corruttivo per manovrare appalti per servizi di pubblico interesse come le concessioni demaniali degli stabilimenti balneari».
Al centro della vicenda l’affidamento di uno stabilimento molto noto ad Ostia, l’Orsa Maggiore. Per molto tempo del Cral delle Poste e poi affidato in men che non si dica ad una azienda costituita ad arte.
Di mezzo c’erano gli Spada (all’epoca alleati con i Fasciani). Ma sarebbe un errore ridurre tutti i problemi di Ostia alle vicende di cronaca nera e alle guerre fra clan
L’inchiesta di Report non riguarda gli Spada e i Fasciani ma ruota intorno alle fortune delle 71 concessioni demaniali in cui sono suddivisi gli oltre 10 chilometri del litorale di Ostia.
Ciascuna di queste concessioni ha un valore che va dai 3 ai 10 milioni di euro. Costruzioni in cemento armato sul litorale che chiudono in maniera illegale l’accesso al mare, occupazioni del terreno demaniale (ovvero dello Stato, dei cittadini) che in molti casi vanno ben oltre i limiti delle concessioni.
Un sistema che genera soldi e dà lavoro a diverse migliaia di persone e che di conseguenza è in grado di spostare voti e condizionare la politica.
Motivo per cui negli ultimi vent’anni nessuna amministrazione comunale ha fatto nulla per ripristinare la legalità .
Con un’eccezione: quella di Ignazio Marino con il magistrato Alfonso Sabella in qualità di assessore alla legalità .
Ieri a Report Sabella ha spiegato che il problema degli stabilimenti balneari è sostanzialmente uno: l’abusivismo.
«Su spiagge e arenili non si può mettere uno spillo» perchè non sono comprese del piano regolatore, eppure è evidente che il litorale di Ostia è stato, nel corso degli anni soprattutto a partire dagli anni 2000, pesantemente edificato.
Arrivato al Comune di Roma Sabella avviò un’indagine per vedere quanti stabilimenti erano in regola.
Risultato: nessuno era perfettamente in regola, anche se c’erano abusi più gravi che avrebbero comportato anche la decadenza della concessione ed altri meno importanti e sanabili.
Cio’ nonostante le concessioni sono state rinnovate — durante il mandato di Walter Veltroni — anche quando i concessionari avevano palesemente alterato l’aspetto originario, costruendo ad esempio grandi piscine o strutture in muratura laddove era previsto venissero posizionate solo strutture “facilmente rimovibili” a fine stagione. Altre concessioni poi furono rinnovate, senza colpo ferire, quando sindaco era Gianni Alemanno.
Ma, spiega Giorgio Mottola di Report, le danze furono aperte durante l’era di Francesco Rutelli quando Gianfilippo Biazzo, direttore del Demanio Marittimo del comune di Roma (nominato da Rutelli e confermato da Veltroni) firmò tra il 2003 e il 2005 le concessioni da venticinque anni ai balneari di Ostia senza gara e senza bando. Il tutto basandosi su planimetrie autocertificate dagli stessi concessionari che hanno così potuto inglobare ampie porzioni di spiaggia.
Il problema — spiega Sabella — è che le planimetrie originali, quelle del Comune, sono scomparse. Bruciate misteriosamente durante un’incendio nel 2014.
Secondo Fabrizio Fumagalli — Presidente del Sindacato italiano balneari Lazio — le cose stanno diversamente e ad oggi «gli stabilimenti di Ostia sono tutti in regola». Peccato che le foto satellitari dicano tutt’altro.
Un caso “da manuale” è quello del lido Le Dune, di proprietà di Renato Papagni il Presidente del sindacato Federbalneari nonchè fratello di Paolo Papagni, rinviato a giudizio per aver minacciato insieme al boss Armando Spada, la giornalista di Repubblica Federica Angeli.
Nel novembre del 2015 gli uomini del X gruppo del Corpo di polizia Roma Capitale hanno posto sotto sequestro alcuni manufatti nello stabilimento balneare di Papagni. In particolare il ristorante, autorizzato per sessanta metri quadrati è risultato essere stato ampliato fino ad oltre 400.
Abuso per il quale Papagni è stato rinviato a giudizio assieme a Franco Nocera, l’ex responsabile dell’ufficio tecnico dell’edilizia privata del X municipio arrestato nel dicembre 2017 con l’accusa di corruzione.
Secondo un’informativa della Capitaneria di Porto resa pubblica ieri da Report Papagni avrebbe svolto il ruolo di intermediario in favore del boss di Ostia, Carmine Fasciani, rispetto alle vicende del Faber Beach, lo stabilimento sequestrato nel giugno del 2016.
C’è stato un momento in cui ad Ostia si è provato a portare la legalità . Anzi, i momenti sono stati due.
Da una parte ci sono state le indagini condotte da Sabella, che avrebbero dovuto portare al decadimento di alcune concessioni e all’abbattimento dei manufatti abusivi. Con la caduta di Marino però tutto si è bloccato e i commissari prefettizi che hanno governato il Comune vengono accusati da più parti di aver di fatto bloccato la battaglia per la legalità .
Una vicenda ancora più brutta è quella della spiaggia gestita da Libera, l’associazione antimafia fondata da Don Ciotti.
Libera fu oggetto di un vero e proprio dossieraggio da parte del MoVimento 5 Stelle che — curiosamente — aveva organizzato l’evento di chiusura della campagna elettorale di Virginia Raggi proprio in quello stabilimento quando però il Lido Amanusa era gestito da Roberto Bocchini che molti definiscono amico di Paolo Ferrara, capogruppo M5S al Campidoglio e plenipotenziario del M5S per Ostia.
La vicenda culminò con la falsa relazione antimafia desecretata e della conferenza stampa in cui tutto il gotha romano di M5S, da De Vito a Barillari, da Ferrara a Ruocco e Di Pillo, con tanto di Raggi e Frongia e insieme alla special guest Giarrusso, presentò un dossier di 42 pagine sulla mafia nel litorale romano (per il quale oggi un consigliere regionale minaccia querele) che si rivelò poi un cumulo di bufale e false accuse.
Ieri a Report Ferrara ha negato di essere amico di Bocchini e addirittura ha detto che non era nemmeno stato suo compagno di scuola.
Rimangono agli atti però due commenti su Facebook. Il primo è quello dello stesso Ferrara pubblicato nel settembre 2015 dove definisce Bocchini “un conoscente amico e compagno di scuola”.
Il secondo è quello di Roberto Bocchini stesso che accusò Ferrara di essere “un codardo che fa anche finta di non conoscermi”.
Ieri a Report Ferrara ha fatto fatica ad ammettere che Bocchini è al massimo “un suo conoscente” e ha continuato a negare che sulla spiaggia di Libera (che nel frattempo si è ritirata dalla concessione) il M5S si fosse accanito proprio per difendere Bocchini, l’ex proprietario che si preparava a subentrare.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 8th, 2018 Riccardo Fucile
E’ ESPLOSO ANCHE UNO PNEUMATICO E UN FUMO DENSO HA AVVOLTO LA ZONA DI VIA DEL TRITONE
Un autobus di linea dell’Atac è andato in fiamme questa mattina a Roma, in via del Tritone, mentre era in servizio di trasporto. Un forte boato ha subito fatto scattare i livelli di sicurezza nella zona nevralgica.
Un denso fumo nero si è diffuso nella zona circostante, visibile da lunga distanza. I Vigili del Fuoco sono già in azione per spegnere l’incendio. La strada è stata bloccata, sul posto Polizia e Carabinieri.
Non appena resosi conto delle prime fiamme, l’autista ha fatto scendere i passeggeri che erano a bordo e poco dopo c’e’ stata l’esplosione.
Al momento non si segnalano conseguenze per i passeggeri nè per le persone che si trovavano in strada in quel momento.
A provocare attimi di panico è stata, fra l’altro, l’esplosione di uno pneumatico del mezzo, udita anche a distanza dalla strada in cui è avvenuto l’incendio, a pochissima distanza dalle principali sedi istituzionali.
(da agenzie)
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Maggio 4th, 2018 Riccardo Fucile
NEL 2013 LA RAGGI VOLEVA FERMARLA A SAN GIOVANNI, OGGI ANNUNCIA CHE PROSEGUIRA’ FINO A PIAZZALE CLODIO
L’onesta e la trasparenza devono ancora diventare di moda. Nel frattempo i 5 Stelle si aggrappano
ad un’altra virtù teologale della politica: la coerenza.
Sono questi i giorni in cui Luigi Di Maio scopre che Salvini “non è coerente” perchè sei anni fa aveva promesso che non si sarebbe mai più alleato con Berlusconi. Incidentalmente sono gli stessi in cui il MoVimento 5 Stelle di Roma, nell’annunciare l’imminente e attesissima apertura della stazione della Metro C a San Giovanni smentisce la linea tenuta dal M5S sul prolungamento della terza linea della metropolitana della Capitale.
Ieri in conferenza stampa la sindaca Virginia Raggi ha detto che dopo l’inaugurazione della stazione San Giovanni «l’opera continuerà , andrà avanti e non si fermerà ».
Il presidente della commissione Mobilità di Roma Capitale Enrico Stefà no è stato ancora più preciso: «L’obiettivo è proseguire oltre il Colosseo e i Fori Imperiali, con una stazione a piazza Venezia, con una fermata su corso Vittorio Emanuele, tra piazza Navona e Campo de’ Fiori, poi a San Pietro-Ottaviano, a piazzale Clodio e fino, perchè no, a Farnesina, con una grossa area di scambio».
Secondo Stefà no «Non devono passare altri trenta anni per completare quest’opera». Lo studio preliminare elaborato da Roma Metropolitane, spiega una nota del Campidoglio, indica due possibili modelli: un primo con quattro stazioni (San Pietro, Chiesa Nuova, Argentina e piazza Venezia) e un secondo con tre stazioni (San Pietro, Navona e Venezia).
Lo studio, elaborato da Roma metropolitane, per la tratta T2 (Fori Imperiali-Clodio Mazzini) individuerà nuove soluzioni progettuali attraverso l’elaborazione di un progetto di fattibilità .
Dal momento dell’affidamento delle attività , i tempi stimati per la stesura e approvazione sono di circa 24 mesi. I costi stimati per le attività preliminari di progettazione e di indagine archeologica ammontano a circa 1,6 milioni.
L’adozione di scelte progettuali definitive non potrà prescindere dall’esecuzione di indagini archeologiche, che interesseranno i luoghi dove saranno costruite le stazioni e le gallerie della tratta.
Un’ulteriore ipotesi di lavoro è quella di estendere il tracciato del prolungamento per portare il capolinea definitivo a ridosso dell’Ospedale Sant’Andrea.
Il MoVimento 5 Stelle di Roma però non l’ha pensata sempre così.
C’è stato un tempo, durante il mandato di Ignazio Marino, in cui i consiglieri pentastellati erano addirittura contrari al prolungamento della Metro C.
Nel settembre del 2013 i consiglieri pentastellati Raggi, Frongia, De Vito e Stefà no presentarono una mozione — poi bocciata dal Consiglio Comunale — per chiedere di interrompere la tratta della Metro C alla stazione di San Giovanni.
Stefà no, che oggi parla di direzione futuro ha sottoscritto una mozione dove chiedeva di «interrompere i lavori della tratta San Giovanni-Colosseo e Colosseo-Piazza Venezia».
Il M5S proponeva anche un’alternativa alla metropolitana, il tram. Nella mozione infatti si parlava di «valutare alternative sostenibili, efficienti, ed economicamente accettabili […] quali ad esempio il prolungamento della linea 8».
La musica ha iniziato a cambiare nel 2016, con l’arrivo della Raggi a Palazzo Senatorio. Non senza qualche difficoltà .
Se la sindaca e Stefà no si erano detti fin da subito possibilisti sul prolungamento — anche perchè gli appalti erano stati già conferiti e i soldi già stanziati — della linea oltre San Giovanni (la Raggi disse «Il Comune intende continuare la realizzazione della linea C fino alla stazione Colosseo-Fori Imperiali») l’allora assessore all’Urbanistica Paolo Berdini era di tutt’altro avviso.
Nel giugno del 2016 Berdini propose di non far proseguire la linea fino al Colosseo. A Novembre del 2016 invece ebbe l’idea di deviare il tracciato della Metro C da San Giovanni a Piramide fino a Corviale e saltare la fermata Colosseo, chiudendo il tutto in 4 anni.
Una volta defenestrato Berdini le cose divennero più chiare al punto che nel marzo dell’anno scorso Stefà no poteva sbilanciarsi dicendo «Il futuro della metro C dopo San Giovanni? Io personalmente mi sono fatto la mia idea, ma non sono solo io a decidere. Credo che bisognerà fare sforzi per farla proseguire oltre Colosseo nel tracciato originario».
Ovvero esattamente il contrario di quello che aveva sostenuto nella mozione del 2013. Con buona pace della Sindaca che ieri in conferenza stampa ha detto trionfante: «Roma inizia a dimostrare che le cose si possono fare. Stiamo sbloccando questa città ». In fondo c’è voluto davvero poco: è bastato passare dall’opposizione al governo per capire che quello che volevano fare le precedenti amministrazioni non era poi così male.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
LA NOMINA DI CARLO CAFAROTTI AL POSTO DI MELONI
Il 9 maggio sarà l’ultimo giorno di Adriano Meloni come assessore allo Sviluppo Economico della giunta Raggi.
Dal 10 continuerà ad occuparsi di Turismo ma cederà il posto in giunta a Carlo Cafarotti, neo assessore al Lavoro e al Commercio.
L’avvicendamento è stato ufficializzato oggi nel corso di una conferenza stampa con la sindaca Virginia Raggi a cui hanno partecipato sia Meloni, sia Cafarotti.
“L’assessore Meloni ci lascerà parzialmente per stare più vicino alla famiglia ed ai suoi interessi — ha detto Raggi -. Con Carlo Cafarotti, che subentrerà al Commercio, da un po’ di tempo lavorano già fianco a fianco. Il lavoro e il commercio devono favorire lo sviluppo della città . Stiamo facendo un lavoro di cesello e Cafarotti lo porterà avanti ma Meloni è un valore aggiunto di questa amministrazione e continuerà a lavorare con noi. la squadra non perde un pezzo ma semplicemente si arricchisce”.
Cafarotti quindi, come previsto, arriva nel posto di Meloni e lascia quello di delegato della prima cittadina al municipio VIII.
Allo stesso tempo, funzionario della Banca d’Italia ed ex capogruppo cinquestelle alla Garbatella, è la figura più politica che tecnica richiesta a gran voce dai 5S capitolini. Cafarotti è di sicuro un 5 Stelle di grande personalità .
Nella lettera in cui annunciava le sue dimissioni infatti i romani del M5S: «il Movimento nasce come il collettore verso le istituzioni, il soggetto più aperto e disponibile all’ascolto dell’intera Repubblica, lo strumento della vera partecipazione dal basso. Invece spesso è stato una Arena, un luogo di conflitto, di scontri tra fazioni difficilmente prevedibili a priori, con gioia immensa dei nostri avversari, e anche con un po’ di delusione di chi ci ha votati. Non è così che deve andare».
Poi Cafarotti sosteneva che dopo che c’è chi è stato «cacciato dopo una pesante attività di denigrazione» i carnefici di oggi diventeranno vittime domani. E poi profetizzava:
Sicuramente siamo diversi dagli altri: le capacità dei nostri portavoce, la nostra buona fede, il tutto rafforzato dalla nostra fedina penale intonsa, ci rende dei marziani al confronto del Pd+-L con il loro Mose, L’Expo, MafiaCapitale, etc. — insomma una Manipulite perpetua -; ma la mancata indulgenza, le forme di intransigenza interna, il fondamentalismo più ottuso ci rendono a volte più simili all’ISIS che non allo strumento di democrazia che sognamo. Non è così che deve andare. Dobbiamo ripensare il nostro rapporto con gli altri, e ripensarci come organizzazione interna.
Abbiamo anche confuso la centralità della rete, sacrosanto dogma da noi sposato, con la centralità del sito www.beppegrillo.it. Questo è un errore tattico che diventa persino strategico: abbiamo demandato ad un sito soltanto, quel che fino a poco prima delle elezioni facevano centinaia di siti e meetup, diminuendo la nostra potenza di fuoco. Ci siamo legati le braccia da soli, e per chi sta sul territorio come sono stato io, per chi lavora in cambusa, per dirlo alla marinara, è un pò come legarsi le mani: con cosa le peli le patate? Non è così che deve andare. Anche gli strumenti, non ultimo quelli di sondaggio su realtà locali, devono essere molto più diffusi e capillari, anche fluidi, come fluida è la rete stessa, come fluidi ci siamo pensati sin dall’inizio.”
Cafarotti aveva già presentato le dimissioni davanti all’assemblea degli attivisti dopo aver invitato a parlare in assemblea due componenti di Occupypalco all’indomani dell’espulsione comminata dal blog di Beppe Grillo.
Le dimissioni erano state respinte quasi all’unanimità
(da “NexQuotidiano”)
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Maggio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
AUMENTANO LE DENUNCE E LE SEGNALAZIONI DI DEGRADO NELLA CAPITALE
In questi giorni nei gruppi e nelle pagine che descrivono il degrado dei servizi nella Città Eterna si moltiplicano le segnalazioni di cassonetti che strabordano e dei monumenti pieni di monnezza e cartacce
Come ogni anno, l’immondizia a Roma aumenta esponenzialmente durante i ponti del 25 aprile e del primo maggio.
E così in questi giorni nei gruppi e nelle pagine che descrivono il degrado dei servizi nella Città Eterna si moltiplicano le segnalazioni di cassonetti che strabordano e dei monumenti pieni di monnezza e cartacce. Queste sono le condizioni della fontana di piazza della Madonna dei Monti:
La pagina Riprendiamoci Roma mostra invece le condizioni dei cassonetti in alcune zone strategiche della città , in particolar modo dell’Ostiense
Sul gruppo Facebook Roma Pulita un utente racconta le condizioni dei cassonetti nel IX Municipi
In via Gregorio VII, a due passi da San Pietro, la situazione non è migliore
In particolare tra Valle Aurelia e la Valle dell’Inferno ci sono segnalazioni di cassonetti strabordanti, immondizia per terra e mezzi AMA ancora non visti.
Su Facebook l’assessore capitolino ai rifiuti, Pinuccia Montanari, ha fatto sapere nei giorni scorsi che l’AMA sta pulendo gli spazi nei dintorni delle fermate della Metropolitana:
Ma non sembra che siano molto d’accordo anche in centro.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 25th, 2018 Riccardo Fucile
BANDI SBAGLIATI O BLOCCATI, GARE MAI PARTITE, FONDI CONGELATI E INTERVENTI MANCATI SU STRADE, SCUOLE, VERDE E TRASPORTI
Il Comune di Roma ha in cassa più di mezzo miliardo di euro che non ha speso.
Ma non perchè ha risparmiato. Semplicemente perchè a causa degli intoppi più variegati la macchina comunale non è stata in grado di spendere quei soldi tra bandi sbagliati oppure bloccati, gare mai partite oppure ferme nei tribunali.
Tecnicamente, spiega oggi Il Messaggero in un articolo di Simone Canettieri, si chiama overshooting.
In poche parole, la giunta Raggi l’anno scorso aveva predisposto tutti questi fondi, tra spese correnti e conto capitale ovvero manutenzione ordinaria e investimenti, con relativi progetti ma non è riuscita a realizzarne nemmeno uno.
Si tratta di 331 milioni di spese correnti, 206 milioni di spese in conto capitale, 6 milioni di spese per l’incremento delle attività finanziarie e 20 milioni di rimborso di prestiti mai avvenuto.
Nel dettaglio le voci principali delle economie — si dice così quando i fondi rimangono nella pancia del Comune ammontano a 331 milioni e 578 mila euro circa dalla voce «spese correnti» e 206 milioni e 401 mila euro circa dalla voce «spese in conto capitale».
Si tratta di fondi, spiegano dalla Ragioneria capitolina, «che vanno in economia perchè non è scattata l’obbligazione passiva che è legata all’aggiudicazione delle gare — ha sottolineato Paola Pantani, Direttore della IV Direzione Rendicontazione e Monitoraggio -. Tutti sappiamo le difficoltà che ci sono nello svolgere le gare, per impostarle e aggiudicarle. Una volta accantonati i fondi, se la gara non si svolge entro l’anno, i soldi non spesi vanno in economia. Se sono vincolati devono essere rimodulati nel settore di appartenenza, se non lo sono vanno rimodulati tra gli altri fondi»
Tra gli interventi previsti e saltati c’erano gli interventi di rifacimento di alcune piazze della Capitale, la sistemazione di vie da anni dissestate come la Salaria e l’ammodernamento del parco mezzi di ATAC e AMA.
Spiega ancora il Messaggero che le colpe vanno ricercate nei dipartimenti che hanno maggior potere di spesa: mobilità e ambiente. Poi ci sono i lavori pubblici e i servizi sociali. Segue l’urbanistica.
Nello specifico, se si prende in esame la spesa corrente si scopre che su 331 milioni di euro bloccati ben 228 derivano dall’acquisto di beni e servizi. Una serie di interventi che l’amministrazione non ha fatto: dalla benzina per i mezzi pubblici, al materiale per le scuole,passando per le mense. A queste voci vanno aggiunti i fondi per la manutenzione ordinaria.
Poi ci sono i 206 milioni di investimenti, che nel 2017 l’amministrazione di Raggi non è stata in grado di far fruttare. Anche qui ci sono le strade e le buche. Basti pensare che il tanto sbandierato «piano Marshall» dell’assessore Gatta (quella che vuole tapparei crateri delle strade con la naturopatia) prevede uno stanziamento di 17 milioni di euro.
(da “NextQuotidiano”)
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