Marzo 18th, 2011 Riccardo Fucile
IL PIANO DEL GOVERNO PREVEDE 52 AREE PER OSPITARE LE SCORIE, IN GRAN PARTE NEL CENTROSUD…COSTI DI COSTRUZIONE, MANTENIMENTO, GESTIONE E DISMISSIONE PER UNA CENTRALE CHE DURA AL MASSIMO 40 ANNI….L’ITALIA IMPORTA L’8% DELL’ENERGIA CHE CONSUMA E SI VORREBBE SOSTITUIRE QUESTA PARTE CON UN 50% DI ENERGIA PROVENIENTE DAL NUCLEARE E UN ALTRO 50% DALLE RINNOVABILI…ALLA FINE SI SPENDERA’ DI PIU’ CHE A IMPORTARE ENERGIA DALL’ESTERO
A pochi giorni dal disastro ambientale seguito alla tragedia che ha colpito il
Giappone, il mondo s’interroga sulla validità della tesi nucleare.
In Italia il Governo si dice fermamente convinto nell’andare avanti, rifiutando di sospendere i l programma di riarmo delle centrali nucleari.
La Sogin, società controllata dal Tesoro, attraverso organi di informazione ufficiali, ha prospettato la soluzione al problema scorie: 52 aree, site per lo più nel Centro Sud, in grado di ospitare le scorie radioattive.
Malgrado non sia stata fornita alcuna specifica in merito alla classe, la notizia è stata accolta con favore dal Presidente del Consiglio, nonchè dal Ministro dell’Ambiente.
Dal Corriere della Sera: “la scelta del deposito nazionale per le scorie non sarà imposta e avverrà d’accordo con le Regioni, con una sorta di asta: la comunità che accetterà i depositi radioattivi sarà infatti compensata con forti incentivi economici”.
Per l’avvio del provvedimento mancano le VIA e il parere dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare a cui manca ancora un presidente.
Il Ministro dell’Ambiente dichiara che “le centrali pensate per l’Italia sono modernissime e prevedono sistemi di sicurezza molto superiori a quelli giapponesi”.
Personalmente nutro perplessità in merito alla tecnologia italiana riferita alle Centrali Nucleari, visto che i primi passi dovrebbero muoversi solo nel prossimo futuro.
Se importassimo la tecnologia dai Paesi in cui il nucleare è attivo, mi chiedo quanto denaro dovrebbe essere investito…considerando che già la costruzione di per sè richiede un costo molto elevato e sicuramente eccessivo per il Paese.
E i costi di mantenimento e gestione?
E i costi di bonifica delle centrali?
Purtroppo molti ignorano che la vita media di un impianto nucleare è stimata in 30-40 anni.
Dopo tale periodo dovrebbe essere sostenuto un costo per la sua dismissione, elevatissimo.
Dunque contestualmente dovrebbe essere sostenuta una spesa per dismettere un impianto e una per costruirne uno nuovo…
Per quanto concerne la sicurezza, sicure che possano essere, non lo saranno mai totalmente.
Le caratteristiche geomorfologiche dell’Italia contemplano una possibile sismicità . E Fukushima ci ha insegnato che basta un incidente per cagionare un disastro ambientale.
L’Italia attualmente importa circa l’8% dell’energia che consuma, mentre produce l’83% da idrocarburi e il restante da rinnovabili.
L’obiettivo del Governo è di ridurre del 33% la produzione da idrocarburi, conseguendo il restante 50% dal nucleare e dalle fonti rinnovabili in egual misura.
La produzione di energia dalla fissione nucleare non libererà l’Italia dai costi d’acquisto di quell’8%, bensì rappresenterà di per sè un costo di gran lunga superiore.
I rifiuti nucleari hanno la caratteristica di essere sempre altamente tossici.
Gli effetti da irradiazione sono ormai noti a tutti e vanno dalla comparsa di tumori alle malformazioni neonatali.
Le patologie possono manifestarsi anche dopo molti anni.
Il costo per la conservazione delle scorie è ingente, considerando che si tratta di materiale che rimarrà attivo e pericoloso per migliaia di anni.
La messa in sicurezza deve contemplare un involucro in grado di restare tal quale e garantire l’impermeabilità per tutto il tempo necessario.
Mycle Schneider, uno dei massimi esperti in materia, scrive: “il fattore tempo introduce una differenza fondamentale tra le scorie radioattive e gli altri rifiuti. Si parla, per i diversi radioisotopi, di “mezza vita”, il tempo necessario perchè la radioattività in essi contenuta diminuisca fino a dimezzarsi in modo naturale. La mezza vita di molti isotopi emittenti contenuti nelle scorie nucleari supera spesso l’immaginazione: più di 24.000 anni per il plutonio 239, circa 214.000 anni per il tecnezio 99, quasi 16 milioni di anni per lo iodio 129 e addirittura 4,5 miliardi di anni per l’uranio 238.
La durata della vita, quindi, non dice nulla sul livello di radiotossicità . Alcuni isotopi sono molto pericolosi nel breve periodo, ma diventano innocui nel giro di qualche ora o di qualche giorno, mentre altri isotopi uniscono un alto grado di radiotossicità ad una lunga durata di vita. Ad esempio, il plutonio non ha soltanto una vita estremamente lunga, ma è anche altamente radiotossico: basta l’inalazione di poche decine di millesimi di grammo per provocare un cancro letale ai polmoni.”
I rifiuti nucleari si distinguono in relazione alla loro attività in tre categorie
1° grado. Bassa attività : materiali contaminati provenienti dallo smantellamento dei siti nucleari (macerie, calcestruzzo, infissi, ecc.). Poco attivi ma spesso di lunga durata, questi rifiuti hanno dimensioni gigantesche.
2° grado. Media attività : principalmente rifiuti tecnologici rimasti contaminati durante il loro utilizzo (guanti, vestiario, utensili, ecc.). Radioattività media di circa 300 anni. Le agenzia atomiche ritengono che potrebbe essere sufficiente stoccarli in depositi in “superficie”.
3° grado. Alta attività : principalmente rifiuti provenienti dal cuore del reattore ov’è concentrata una quantità enorme di radioattività . Rimangono pericolosi per milioni di anni.
Esistono poi altri rifiuti nucleari, non classificati dalle varie legislazioni nazionali come pericolosi, che vengono riutilizzati per la fabbricazione di beni di largo consumo come la lana di vetro, l’acciaio o la ceramica.
Il costo dello smantellamento degli impianti britannici e della gestione delle relative scorie è stimato a più di 100 miliardi di euro — con la tendenza ad aumentare.
Le stime per il solo stoccaggio geologico delle scorie a media ed alta radioattività in Francia variano da 13,5 a 58 miliardi di euro.
Analogamente, il costo di smantellamento di un piccolo reattore in Francia (Brennilis, 70 MW) è stimato a 480 milioni di euro circa.
Silvia Girotti
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Marzo 16th, 2011 Riccardo Fucile
IL CONSAP PROTESTA DAVANTI AL VIMINALE CONTRO CHI PENALIZZA LE FORZE DI POLIZIA MA REGALA SCORTE AI POLITICI…SCILIPOTI SOSTIENE CHE VIVE TRA LE MINACCE, MENTRE RAZZI COMINCIA A PENSARE DI USCIRE DAI “RESPONSABILI”: MI SONO QUASI PENTITO DI AVER DATO LA FIDUCIA A QUESTO GOVERNO”
Il Viminale ha assegnato la scorta ai deputati Responsabili Antonio Razzi e Domenico Scilipoti.
E la decisione ha spinto il Consap, il sindacato di Polizia, a protestare davanti al ministero.
“Stiamo manifestando in tutta Italia contro i tagli della finanziaria che decurta i fondi destinati alle forze dell’ordine”, dice Giorgio Innocenti, segretario del Consap, e il governo “ha preso l’impegno di reintregrare i fondi ma per il momento non è stato fatto nulla” se non dare la scorta a Razzi e Scilipoti.
Per il senatore dell’Italia dei Valori, Stefano Pedica, “c’è una doppia indignazione, perchè scegliendo di non accorpare i referendum con amministrative si perdono 300 milioni che potevano essere destinati alle forze dell’ordine e per la scelta di dare la scorta, come premio, a persone come Razzi e Scilipoti che hanno tradito l’Idv per appoggiare la maggioranza. Maroni dovrebbe dimettersi, nei prossimi giorni darò vita ad azioni di protesta eclatanti contro questa decisione che è una vera vergogna”, concludono Innocenti e Pedica.
“Con 350 milioni di euro, infatti si potevano tutelare le forze di polizia ed i vigili del fuoco, vi sono, dei concorsi già espletati con vincitori idonei, che non riescono a prestare servizio proprio per la mancanza di fondi. Oltretutto, la polizia di stato più volte ha denunciato la mancanza di un ‘adeguato trattamento a livello economico nei pagamenti degli straordinari e strategico, per insufficienza di mezzi”.
Sia Razzi sia Scilipoti sostengono di non aver mai chiesto la scorta, nonostante le minacce ricevute.
Scilipoti, dalle pagine del Corriere della Sera, risponde all’ex compagno di partito Donadi. “Ma vi sembra un premio questo? È una condanna. Non l’ho chiesta io la scorta. Mia figlia di nove anni, l’altro giorno voleva uscire per andare a vedere i carri di Carnevale, ma io non potevo, e si è messa a piangere. Vi sembra un premio?”.
E le minacce, assicura Scilipoti, continuano ad arrivare. “Le dico le ultime mail di ieri: ‘Ti aspetta il plotone di esecuzione’.
E poi: ‘Farai la fine dei samurai, ti taglieremo la testa’.
L’altro giorno sono entrato in un bar e il cameriere si è messo a dire ‘ndranghetisti, mafiosi’.
Si rivolgeva verso di me (e verso chi, se no? n.d.r.). Questo è il risultato di tutto il fango che mi è stato buttato addosso”.
Razzi, dal canto suo, annuncia di poter uscire dal gruppo dei Responsabili, nato per sostenere la maggioranza, dicendosi quasi pentito di aver dato la fiducia il 14 dicembre scorso per tenere in piedi il governo.
Non parla della scorta.
Ma attacca i compagni di gruppo.
I Responsabili, dice, si comportano come fossero “all’asilo” e sostiene di essersi aspettato un altro trattamento dal premier, magari la nomina di un posto da segretario di presidenza a Montecitorio.
Intanto ha due uomini di scorta.
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Marzo 15th, 2011 Riccardo Fucile
FAVOREVOLE SOLO IL 20,3%, NON HANNO ANCORA UN’IDEA PRECISA L’11,3% …TRA TRE MESI, IL 12 GIUGNO, GLI ITALIANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE AL REFERENDUM ABROGATIVO DEL PIANO DEL GOVERNO PER IL RITORNO AL NUCLEARE….DOPO LA TRAGEDIA IN GIAPPONE IL QUORUM POTREBBE ANCHE ESSERE RAGGIUNTO
Sette italiani su dieci sono contrari alla costruzione di centrali nucleari.
Lo rivela un sondaggio realizzato da Fullresearch nei giorni dell’emergenza degli impianti in Giappone dove c’è il rischio di una nuova Chernobyl a seguito dei danni provocati dal terremoto.
Il 68,4% dei mille intervistati si è detto contrario alla costruzione in Italia di centrali nucleari, mentre il 20,3% è favorevole.
Il restante 11,3% non ha ancora sviluppato un’opinione al riguardo o preferisce non rispondere.
Il dato è indicativo se si considera che tra tre mesi, il 12 giugno, gli italiani saranno chiamati a votare il referendum abrogativo sul piano del governo per il ritorno al nucleare.
Il quesito era stato presentato dall’Idv per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”.
Si tratta di una parte del decreto legge recante “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività , la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno.
Nel quesito referendario ai cittadini è chiesto: “Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività , la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”.
Lo scorso dicembre la Corte di Cassazione aveva accolto l’iniziativa, dopo che la Corte Costituzionale a giugno aveva respinto i ricorsi presentati da 10 regioni (Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Lazio, Liguria, Marche, Puglia, Basilicata, Molise e Calabria) contro la legge delega del 2009 che disciplina la localizzazione e l’autorizzazione agli impianti nucleari nel nostro paese.
L’ondata emotiva della tragedia giapponese potrebbe non solo far crescere i no al nucleare, ma anche far raggiungere il quorum ai referendum, trascinando anche quelli sull’acqua pubblica e sul legittimo impedimento.
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Marzo 15th, 2011 Riccardo Fucile
DI FRONTE ALL’ENNESIMA PROTESTA DAVANTI ALLA SUA VILLA, IL PREMIER STAVOLTA ESCE PER INCONTRARE I SINDACATI DI POLIZIA CHE CHIEDONO UN MINIMO AUMENTO PROMESSO DA DUE ANNI… “STANZIEREMO LE RISORSE, MA PRIMA DOBBIAMO CERCARE I QUATTRINI”: NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE
Arcore, sindacati di polizia protestano. Berlusconi: “Vi prometto gli aumenti”
Alla fine il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è uscito dalla sua villa ad Arcore per incontrare i sindacati di Polizia che protestavano davanti alla sua residenza contro i tagli del governo al comparto sicurezza.
Berlusconi si è impegnato con i rappresentanti dei poliziotti per stanziare le risorse richieste nel prossimo Consiglio dei ministri in programma il 23 marzo.
“Vi prometto gli aumenti”, queste le parole del premier.
“Avete il mio impegno, questa cosa la faccio — ha dichiarato il Cav — ma la voglio fare non in modo traumatico, ma con il consenso e quindi al prossimo Consiglio dei ministri presenterò questo progetto che sia io, sia il ministro Maroni, sia il ministro La Russa, siamo assolutamente intenzionati a far passare”.
Il governo ha ora il problema di andare a trovare i fondi necessari per gli aumenti nel comparto sicurezza. “Speriamo di avere in settimana un incontro definitivo con il ministro Tremonti — afferma Berlusconi — stiamo cercando i soldi da qualche parte nel bilancio”.
Che poi è l’interrogativo che è stato posto dai manifestanti. “So tutto. Lasciatemi qualche giorno di tempo e lo facciamo — e ha concluso — ormai ho un’età avanzata e non ho mai mancato ad una parola (verrebbe da sgignazzare solo a questa afferamazione n.d.r.). Non volete mica che manchi la parola con le forze dell’ordine che son o quelle che ci devono sostenere più di tutti e che devono collaborare di più con l’esecutivo in questo momento con tutti questi sbarchi”.
Non sono mancati fischi all’indirizzo del premier.
Il Coisp, invece, ha esposto uno striscione con la scritta “Berlusconi dimettiti”.
I sindacati delle sigle Silp ma anche quelli del Corpo Forestale dello Stato e dei Vigili del Fuoco si sono dati appuntamento davanti villa San Martino per protestare contro “il mancato impegno del Governo ad adottare provvedimenti di tutela della specificità del comparto sicurezza e del soccorso pubblico e per ricordare al Presidente del Consiglio che il nostro Paese ha bisogno di provvedimenti che rafforzino e non indeboliscano la Sicurezza e che gli operatori impegnati in questo delicato settore meritano rispetto per il loro difficile e rischioso compito”.
“Dall’approvazione della manovra finanziaria, nell’agosto del 2010 — spiegano gli organizzatori della manifestazione in una nota congiunta — il Governo ha assunto, in svariate occasioni e in modo ufficiale e ufficioso, l’impegno ad adottare provvedimenti di tutela della specificità del comparto sicurezza e del soccorso pubblico del nostro Paese, ma ognuno di questi impegni è stato puntualmente disatteso. Agli occhi di questi operatori, che ottengono risultati importanti in condizioni organizzative spesso proibitive, il Governo ha esaurito la sua credibilità . Lo scaricabarile tra i diversi ministeri sulle responsabilità di questo comportamento,e la recente promessa pubblica del Presidente del Consiglio di accogliere al 99,99 per cento le richieste degli operatori, immediatamente smentita al primo consiglio dei ministri, rendono la situazione, mutuando una nota citazione, grave ma non seria”.
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Marzo 13th, 2011 Riccardo Fucile
E’ QUANTO EMERGE NELLE 1.110 PAGINE DI DATI NELLA RELAZIONE ANNUALE DELLA DIA…LE REGIONE HA IL MASSIMO INDICE DI PENETRAZIONE NEL SISTEMA ECONOMICO LEGALE: TRAPIANTATI RITI E TRADIZIONI
La Lombardia si conferma la regione del nord Italia che registra «il maggiore indice di
penetrazione nel sistema economico legale dei sodalizi criminali della ‘ndrangheta, secondo il modello della “colonizzazione”».
È l’allarme lanciato dalla Relazione annuale della Direzione nazionale Antimafia, 1.110 pagine di dati e analisi sulla criminalità organizzata made in Italy. «In Lombardia», chiariscono gli analisti, «la ‘ndrangheta si è diffusa non attraverso un modello di imitazione, ma attraverso un vero e proprio fenomeno di “colonizzazione”, cioè di espansione su di un nuovo territorio, organizzandone il controllo e gestendone i traffici illeciti, conducendo alla formazione di uno stabile insediamento mafioso.
La ‘ndrangheta ha «messo radici», divenendo col tempo un’associazione dotata di un certo grado di indipendenza dalla «casa madre», «con la quale però comunque continua ad intrattenere rapporti molto stretti e dalla quale dipende per le più rilevanti scelte strategiche».
In altri termini, in Lombardia «si è riprodotta una struttura criminale che non consiste in una serie di soggetti che hanno semplicemente iniziato a commettere reati in territorio lombardo»; al contrario, gli indagati «operano secondo tradizioni di ‘ndrangheta: linguaggi, riti, doti, tipologia di reati sono tipici della criminalità della terra d’origine e sono stati trapiantati in Lombardia dove la ‘ndrangheta si è trasferita con il proprio bagaglio di violenza».
La ‘ndrangheta è presente anche in Piemonte, Liguria, Toscana, Lazio ed in particolare Roma, Abruzzo, ove sono emersi inquietanti interessi negli appalti per la ricostruzione dopo il sisma del 2009, Umbria ed Emilia Romagna.
Per quanto attiene ai rapporti sul territorio, insomma, la ‘ndrangheta «è oggi l’assoluta dominatrice della scena criminale, tanto da rendere sostanzialmente irrilevante, e comunque, in posizione subordinata, ogni altra presenza mafiosa di origine straniera».
Non solo: la ‘ndrangheta si è da tempo proiettata anche verso l’Europa, il Nord America, il Canada, l’Australia.
C’è inoltre l’allarme per le infiltrazioni nella pubblica amministrazione: «Emerge in modo costante e preoccupante, soprattutto nel Centro-Nord del Paese, la presenza sempre più gravemente pervasiva di soggetti collegati alle organizzazioni criminali, soprattutto di matrice ‘ndranghetistica».
Una situazione che viene definita«particolarmente temibile».
Infatti, spiega la Dna, «c’è il rischio che si crei una schiera di “invisibili” che, germinata dalle cellule silenti delle mafie al Centro-Nord, penetri in modo silente ma insidioso il tessuto politico, istituzionale ed economico delle regioni oggetto dell’espansione mafiosa».
E non si ritiene sia una caso se, come si ricorda, «l’Unione Europea e la comunità internazionale convergono verso l’attribuzione di un medesimo coefficiente d’allarme per i delitti di corruzione e quelli di criminalità organizzata, a riprova di un coacervo illecito che andrebbe congiuntamente esplorato, con i medesimi mezzi probatori e le stesse tecniche investigative». come «le intercettazioni telefoniche e ambientali».
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Marzo 2nd, 2011 Riccardo Fucile
IL PADRE DI BARBARA GUERRA PROPOSE AL PREMIER, TRAMITE LA FIGLIA, DI METTERE UNA CIMICE NELLA SEDE DI FUTURO E LIBERTA’ A MILANO… “MI HA DETTO CHE FORSE E’ MEGLIO DI NO, HA PAURA CHE SE POI ESCE QUALCOSA…MA MI HA CHIESTO DOVE E’ LA SEDE”
C’è anche la proposta fatta a Silvio Berlusconi di mettere una microspia nelle sede milanese di Futuro e Libertà nelle intercettazioni depositate dai pm di Milano.
E’ l’idea, che non ha avuto seguito in quanto il capo del Governo ha ritenuto “meglio non farlo”, di Innocenzo Guerra, padre della show girl Barbara, una delle ragazze ospiti delle serate ad Arcore.
L’uomo, impegnato nei lavori di risistemazione dei locali della sede di Fli in via Terraggio (inaugurati ufficialmente lo scorso 24 gennaio), e che definisce “tana dei cospiratori”, l’11 gennaio, parlando all’ora di cena al telefono con la figlia le dice: “Io gli volevo proporre se vuole mettere una microspia (ride)…” . Poco più avanti: “io..c’ho le chiavi io dell’ufficio (…) ieri è venuto anche il senatore Valditara”.
La figlia: “e si può fare?”. Il padre le ripete: “io c’ho le chiavi”.
La show girl: ‘allora glielo dico sub… cacchiarola. Non e’ qui sennò cazzo andavamo a casa sua subito”.
Innocenzo Guerra: “annuisce. Perchè già ieri parlava di La Russa questo qui, io son stato dentro 10 minuti…”.
E ancora: “eran dentro in sei che parlavano: ‘allora ti devi occupare dei palazzinari perche’ dobbiamo tirare fuori i 200.000 appartamenti della gente che gli manca la casà (…) Sto senatore parlava così adesso La Russa non ho capito cosa diceva di La Russa”.
Barbara Guerra riferisce, poi, al padre di aver cercato di contattare il premier: “ho detto di chiamarmi subito, m’ha richiamato poi alle quattro, ho chiamato alle due alle quattro m’ha richiamato…”.
Il padre: “E tu digli cheee… (…) che mio papà non è abituato a queste cose qui, perchè, ma però, gli devi dire, per l’amore e il rispetto che (…) che ho nei suoi confronti, se gli interessa si può fare”.
Barbara: (con tono di voce bassa) “eee glielo dico, adesso appena mi richiama (…) ee sì. Dai, facciamo così, adesso lo presso per un’ora intera gli dico, ma si libera perchè domani c’è una cosa da fare gli dico”.
Il padre: “eee, almeno sente le puttanate che dicono e di quello che fanno”.
L’uomo spiega alla figlia che “dopodomani arriva il camion con i mobili” e che il locale “domani è ancora vuoto, se lui ha una persona che può farlo (…) io c’ho le chiavi”.
Barbara: “e mo lo chiamo di nuovo, tanto che ore sono finirà sta cazzo di riunione”. Il padre: “eee, digli, è proprio la tana del…”.
Barbara: “del lupo”. Padre: “dei cospiratori”.
Poco dopo, in un’altra telefonata intercettata, Barbara dice al padre di aver “appena parlato” con Berlusconi che le ha detto ”’cheeee..mm. per … forse è meglio non farlo, però vuole sapere dove è la sede….”.
Il padre quasi al termine della conversazione: “mmm e perchè non è da fare?”, Barbara: “ee boh… Forse ha paura che se esce qualcosa”.
Durissima la presa di posizione del Fli dopo aver appreso della proposta fatta al premier di mettere microspie nella sede del partito: ” veramente impensabile che lo scontro politico possa raggiungere livelli così bassi al punto tale da ipotizzare pedinamenti e istallazioni di cimici all’interno delle sedi di partito”.dice il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino.
“Una ‘proposta’ che condanniamo con forza e che ci conferma la bassezza del livello della contrapposizione politica che dovrebbe fermarsi al confronto sui programmi”, conclude Bocchino.
Ha aggiunto il sen. Valditara: “Si sono intrufolati mentre parlavamo dell’inchiesta sull’affittopoli milanese che stavamo preparando e che ha proseguito Barbara Ciabò. Ci hanno sentito mentre parlavamo di appartamenti concessi a prezzo di favore e lo riferiscono. E’ impensabile che un capo d governo neanche si indigni, oggi vado in Procura a fare denuncia”
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Febbraio 27th, 2011 Riccardo Fucile
NELLE INTERCETTAZIONI DELLA PROCURA, LE PAPI-GIRL TERRORIZZATE DI AVER CONTRATTO L’AIDS: “QUANDO UNO VA A LETTO CON 80 DONNE, DI SICURO NON C’E NULLA”…”OLTRE CHE PER LE PALLE BISOGNA PRENDERLO PER IL C…”… ECCO LE SERATE ELEGANTI DI ARCORE
Altro che feste “ innocenti”. Altro che serate a base di “ karaoke e Sanbitter”. Per telefono due
delle tante ragazze di Arcore parlano della paura di prendere malattie virali perchè il presidente del Consiglio ha rapporti promiscui.
Si evince dalle intercettazioni allegate dalla procura di Milano nelle 782 pagine di richiesta di giudizio immediato per Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile.
Le papi-girls l’8 gennaio scorso, parlano con gran sollievo dei risultati del test Hiv. Non scriveremo i nomi per rispetto del diritto alla salute.
Le chiameremo Maria e Giovanna. “Amore”, “Piccola”.
“Hai fatto? Tutto a posto?”, chiede Maria.
E Giovanna: “A posto, sì. Globuli bianchi a posto, non abbiamo nessun Aids”. La paura è passata, ma è stata tanta: Maria: “Amò, avevi dubbi avevi?”. Giovanna: “Mah, sai, quando uno va a letto con 80 donne, non si sa mai nella vita”.
Poi ci sono Aris e Iris che il 12 ottobre 2010 descrivono come un bordello le abitazioni di via Olgettina dove alcune delle giovani donne abitano in appartamenti pagati da Berlusconi: “Ah che zoccolame questa casa, questo condominio diventa sempre più un puttanaio”.
E poi ci sono altre intercettazioni, oltre quelle già note e allegate nell’avviso a comparire per Berlusconi del 14 gennaio scorso, che parlano di regali, di soldi, di bonifici.
Si lamenta Barbara Guerra: “C’ho le palle girate perchè ieri è arrivata quella con la Mini Cooper che gli ha regalato a luglio, e a me m’ha regalato la Smart a giugno … adesso giuro che gliela chiedo un’altra macchina cioè, vaffanculo! Cioè”.
Le ragazze temono anche di non prendere più soldi o regali preziosi: “Secondo me non becchiamo”, dice Nicole Minetti a Barbara Faggioli il 25 ottobre 2010.
La Faggioli concorda: “Anche secondo me”.
Minetti: “Stamattina Miriam ed Eleonora sono venute e hanno preso”.
Faggioli si infuria: “ Sti cazzi”.
Il giorno dopo, il 26 ottobre 2010, è la diciottenne Iris Berardi (che chiama Il Corriere della Sera, il giornale della sera) a scrivere con un sms di soldi e del suo disagio per il tipo di vita che sta conducendo: “Sto andando alla festa tesorino, mamma mia è incredibile lo schiffo ke fa il denaro, in questo momento mi sto faccendo schiffo da sola!”.
Ma i soldi sono il chiodo fisso di queste giovani donne.
E pensano continuamente a come ottenere il massimo dal presidente del Consiglio.
Questi gli sms che si scambiano il 25 dicembre 2010 Nicole Minetti e Barbara Guerra: “Oltre che per le palle bisogna prenderlo per il caz… Domani se è aperto vado in un sexy shop e prendo un po’ di cose per me e te: più troie.siamo più bene ci vorrà ….Tro…Tro…tanto ormai abbiamo la confidenza per fare qualsiasi cosa….”.
Conversazioni, messaggi che fanno a pugni con le dichiarazioni di Silvio Berlusconi che continua a dire: mai pagato una donna per fare sesso.
Ad Arcore solo cene conviviali.
A contraddire le affermazioni pubbliche di Berlusconi c’è anche una nota della polizia giudiziaria di Milano che analizza l’Iphone di Barbara Guerra.
Sono state trovate nove foto scattate all’alba del 24 ottobre 2010, a Villa San Martino. Guerra ritrae una camera da letto del Cavaliere.
Quelle immagini, che si incrociano con intercettazioni telefoniche di altre arcorine, confermano la natura delle feste e la mancanza di sicurezza nella residenza del presidente del Consiglio.
Leggiamo dal fascicolo inviato dalla procura di Milano al gip Cristina Di Censo per la richiesta (poi accolta) del giudizio immediato, e consegnato alle parti: “Esame dei dati contenuti nel cellulare iPhone 3GS in uso a Barbara Guerra: …..in data 21 gennaio 2011…..sono state rinvenute 9 fotografie ……raffiguranti gli interni di una camera da letto, con altresì una libreria nella quale si notano due ritratti di Silvio Berlusconi (le foto sono allegate, ndr)”.
La polizia giudiziaria fissa data e ora in cui sono state scattate le foto: “24 ottobre 2010 a partire dalle 4.51 sino alle 4.56”.
Gli investigatori poi fanno un collegamento significativo rispetto al momento in cui Barbara Guerra scatta le foto nella villa di Berlusconi: “Da una verifica circoscritta a tale data e orario emerge altresì dai tabulati telefonici che l’utenza…in uso alla Guerra il giorno 24-10-2010 alle ore 4.44 impegna la cella….ubicata in Arcore in via Buonarroti”.
Lo stesso giorno alle ore 16.25, scrive sempre la polizia giudiziaria, Eleonora De Vivo contatta Iris Berardi e le racconta che la sera precedente (cioè il 23, ndr) c’è stata una cena “a cui ha partecipato anche Barbara Guerra”.
Da questa nota della polizia giudiziaria e dalle immagini sequestrate emerge che che Barbara Guerra arrivata ad Arcore per banchetto del 23 ottobre 2010 si è trattenuta anche per il dopo cena, tanto da riprendere all’alba (ormai è scattato il 24 ottobre) una delle camere da letto di Berlusconi.
Proprio la Guerra, come abbiamo letto, è una delle beneficiarie delle macchine comprate dal premier per le ragazze che frequenta.
Gli inquirenti finora hanno riscontrato che il Cavaliere ha regalato “Mini” e altre automobili per un totale di 280 mila euro, mentre ha speso in collane almeno 240 mila euro.
Poi ci sono le buste di soldi in contanti consegnate a diverse ragazze dopo la cena, spesso insieme a cd di Mariano Apicella.
Inoltre bisogna aggiungere i bonifici.
Quelli già noti ad Alessandra Sorcinelli (160 mila euro dal 2009 al gennaio 2011.
L’ultimo bonifico 3 giorni dopo le perquisizioni) o alla mamma di Noemi Letizia, Anna Palumbo (20 mila euro).
E quelli a favore di ragazze il cui nome non era ancora venuto fuori. I versamenti più cospicui sono stati per Adelina Escalona Maria Alonso ( 50 mila euro) e Valentina Costanzo (40 mila euro).
Ci sono anche soldi per Lele Mora ed Emilio Fede, accusati insieme a Nicole Minetti di favoreggiamento della prostituzione e concorso in prostituzione minorile.
Tra agosto e ottobre 2010 la Guardia di finanza rintraccia tre versamenti di 100 mila euro ciascuno che dai conti di Berlusconi (banca popolare di Sondrio e Monte dei Paschi di Siena) finiscono a Lele Mora.
Le operazioni sono eseguite dal “cssiere” del premier, il ragionier Giuseppe Spinelli, detto “ Spin” dalla ragazze
Dopo che Mora riceve quei 300 mila euro, fa partire due assegni circolari da 50 mila euro ciascuno per Emilio Fede.
Tra le intercettazioni depositate anche quelle in cui viene fuori la paura delle ragazze quando Il Fatto quotidiano, il 26 ottobre scorso, scrive per primo la notizia (qui) sull’indagine a Milano che ruota attorno a una minorenne di nome Ruby e al presidente del Consiglio.
Si preoccupano Barbara Faggioli e Ioana Visan, detta Annina.
Temono gli sviluppi della vicenda, fanno capire che conoscono la diciassettenne marocchina.
È Barbara a chiedere all’amica: “Ma senti un po’ è uscito qualcosa? Di quella roba lì? Perchè a me Lele ha detto che è uscito”. E Annina: “Eh, leggi Il Fatto Quotidiano”. Barbara:” “Il? Che quotidiano?” Annina: “Il Fatto Quotidiano. Il Fatto”. Barbara: “Si però non è…non esiste che non avvisa, anche lui! ….Beh, ma ci sono i nomi?”. Annina: “No! No no no”.
La settimana prossima la procura dovrebbe chiudere l’inchiesta principale e inviare agli avvocati di Minetti, Mora e Fede l’avviso di conclusione delle indagini (anticamera della richiesta di rinvio a giudizio).
Nel fascicolo che spedirà ci saranno tutte queste carte ma anche nuove intercettazioni.
Antonella Mascali
(“da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
LA TESTIMONIANZA DI UN TECNICO PETROLIFERO: “ANDRO’ PER CONTO MIO ALL’AEROPORTO, SFIDANDO CECCHINI E MERCENARI”…”DEVO TORNARE IN PATRIA, MI HANNO DETTO DI ARRANGIARMI”
«L’unità di crisi della Farnesina è impossibile da contattare, l’ambasciata italiana a
Tripoli non sa cosa fare, lamenta mancanza di personale e sostanzialmente ci dice di arrangiarci».
Giuseppe Ascani è direttore di un’azienda italiana che lavora in ambito petrolifero, da due anni vive a Tripoli e vorrebbe provare a rientrare in Italia. Ha un volo prenotato per mercoledì mattina, ma il suo problema è capire se all’aeroporto riuscirà ad arrivare indenne.
«La situazione va sempre più peggiorando – racconta al Corriere.it via Skype -, molte zone della città sono in mano ai mercenari assoldati dal regime e non sono affatto sicure. Abbiamo visto immagini di persone con i corpi dilaniati, senza gambe e senza braccia. Tripoli è letteralmente in fiamme. Non c’è modo di sapere se il tragitto verso l’aeroporto possa essere percorso con tranquillità . Sentendo certe dichiarazioni secondo cui tutto è a posto e tutto organizzato mi sono sentito ribollire il sangue».
Il volo di Ascani partirà all’alba. «Ma all’aeroporto – spiega il tecnico – ci dovrò però andare nel pomeriggio di oggi e vi trascorrerò in qualche modo la notte. Il personale della mia azienda, che mi sta supportando in tutto, si è offerto di accompagnarmi, mettendo a rischio anche la propria vita. Viaggiare nelle ore di luce sarà comunque pericoloso visto che le strade sono insicure e la situazione cambia di ora in ora, tra l’altro ho avuto notizia di altri raid aerei a Tripoli e Bengasi, ma non lo sarà mai come mettersi in strada di notte a bordo di un automezzo privato».
Ascani ha saputo che altre ambasciate hanno invece organizzato diversi punti di raccolta nella città per poi promuovere dei convogli fino all’aeroporto.
«A me invece è stato detto che avrei dovuto cavarmela da solo».
Il tecnico non è riuscito a mettersi in contatto con altri italiani di che vivono nella capitale: «I telefoni cellulari non funzionano, è possibile utilizzare solo Skype, ma in situazioni normali non è una piattaforma che viene molto utilizzata e non ho dunque indirizzi di contatto. Non so se ci sono altri connazionali nella mia stessa situazione e non ho idea di come si siano eventualmente organizzati».
Ora Ascani spera che la sua testimonianza possa servire come stimolo affinchè l’ambasciata non lasci da soli altri italiani.
«E voglio che sia anche una denuncia: se mi sarà successo qualcosa durante il trasferimento dalla mia abitazione all’aeroporto, sarà ben chiaro di chi sarà stata la responsabilità ».
(da “Il Corriere della Sera“)
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Febbraio 16th, 2011 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DEL RINVIO A GIUDIZIO DEL PREMIER DA PARTE DEL GIP DI MILANO ACCOLTA CON SODDISFAZIONE IN QUESTURA… ORA SONO “PARTI OFFESE”: “ABBIAMO RESISTITO ALLE PRESSIONI DI CHI VOLEVA RUBY FUORI SUBITO, NON E’ STATO BELLO VEDERE CERTE SCENE”
“Lo sapevo che avevamo ragione noi, meno male: ma non per noi, per la professionalità delle Volanti di Milano, per tutti i colleghi”.
C’è soddisfazione in Questura, a Milano, tra i poliziotti che lavorano all’Ufficio prevenzione generale (quelli delle Volanti in turno la notte in cui è scoppiato il Ruby-gate) alla notizia del provvedimento di rinvio a giudizio emesso dal gip di Milano Cristina Di Censo in cui i vertici della Questura coinvolti nel rilascio di Karima El Mahroug sono citati come “parti offese” nell’ipotesi di reato relativa alla concussione che viene contestata al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
“Abbiamo resistito alle pressioni che la volevano fuori subito, commentano alcuni agenti del turno, che si scambiano sorrisi e strette di mano, e abbiamo fatto bene. Anche se non è stato bello, ammettono, vedere certe scene… ”. “Anche perchè, aggiunge uno, di tutti quei minorenni che per mancanza di posti nei centri vengono rimessi in strada il mattino dopo, e sia chiaro, con il consenso dei magistrati, o di quelli che vengono riaffidati ai parenti maggiorenni con i quali erano stati sorpresi a commettere reati, di quelli non importa niente a nessuno”
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