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LA POLIZIA SPARA A SALVE: PURE LE CARTUCCE SONO DIFETTOSE, NON SOLO IL MINISTRO DEGLI INTERNI

Febbraio 15th, 2011 Riccardo Fucile

LA POLIZIA E’ RIMASTA SENZA MUNIZIONI, IL VIMINALE ORDINA: STOP ALLE ESERCITAZIONI…. I SINDACATI DI POLIZIA: “L’ENNESIMO SCANDALO DOVUTO AI TAGLI SULLA SICUREZZA,   E POI PARLIAMO DI ALLARME TERRORISMO”… CHE BEL GOVERNO DI FINTA DESTRA

Le cartucce provenienti dalla Repubblica Ceca sono difettose.
E la Polizia italiana resta senza munizioni per le esercitazioni del personale. La notizia è contenuta in una circolare firmata da Vincenzo D’Agnano, direttore del Servizio Logistico del Ministero dell’Interno, che ha come oggetto “munizionamento calibro 9 Nato parabellum e da esercitazione: comunicazione indisponibilità “.
“Come è noto – scrive D’Agnano – a seguito di diversi inconvenienti verificatisi nel corso delle esercitazioni di tiro presso Uffici e Reparti del territori nazionale, è stata disposta cautelativamente la sospensione di 8 lotti di cartucce calibro 9 prodotte nel 2009 dalla ditta Sellier&Bellot, e 5 lotti dell’anno prima”.
Si tratta di svariati milioni di cartucce.
“La disponibilità  residua – spiega il direttore del Servizio Logistico – che costituisce scorta nazionale per eventuali situazioni emergenziali e per assicurare il regolare svolgimento dei corsi di formazione, è esigua”.
Pertanto, fino a quando non ci sarà  un nuovo acquisto (“dopo luglio”), “non potranno essere prese in considerazione e soddisfatte richieste di munizionamento”.
Spiega cosa sia successo Enzo Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia: “Durante le esercitazioni in più casi le cartucce ceche sono esplose. Il difetto è verosimilmente causato da una polvere da sparo troppo “vivace” (che costa anche la metà  di altra polvere di maggiore qualità ), che determina una sovrapressione all’interno del bossolo quando si fa fuoco”.
La vicenda ha scatenato la reazione bipartisan dei poliziotti i cui sindacati, domani, incontreranno il vicecapo della Polizia Paola Basilone per parlare di tagli ai bilanci.
Il sindacato di area centrodestra Ugl-Polizia chiederà , ha annunciato il segretario nazionale Filippo Girella, “l’immediata apertura di una indagine interna per verificare se l’uso di proiettili difettosi abbia arrecato rischi per la salute e la sicurezza dei poliziotti. Perchè è stato acquistato materiale straniero quando quello italiano è di primissima qualità ? Se si appurasse che per risparmiare qualche euro è stata messa a repentaglio la salute degli agenti, sarebbe davvero grave e qualcuno ne dovrà  rispondere”.
“In questi due anni – osserva Claudio Giardullo, della Silp Cgil – il numero delle scuole per agenti s’è dimezzato. Ora arriva questa riduzione dell’addestramento al tiro che, se non è costante, pregiudica l’efficacia e la sicurezza dell’intervento degli agenti”.
“Questo è l’ennesimo scandalo causato dal taglio dei fondi alla Sicurezza – tuona Franco Maccari, segretario del sindacato “indipendente” Coisp – bastano pochi lotti di proiettili difettosi per paralizzare l’attività  di tutta la polizia di Stato. Siamo allibiti di fronte a questi appalti al ribasso che hanno come unico scopo abbattere i costi, incuranti delle conseguenze. Invitiamo i poliziotti italiani a controllare il proprio munizionamento e, se risulterà  quello difettoso, chiederemo a tutti di riconsegnare le armi”.
“Se da una parte il ministro dell’Interno Maroni lancia l’allarme terrorismo – conclude Giuseppe Tiani, del Siap – e dall’altra siamo senza munizioni per le esercitazioni, immaginiamo come siamo messi con macchine e altri mezzi logistici. È impensabile che un Paese occidentale come il nostro sia ridotto a comunicare con una circolare di essere senza munizioni. Ma non potevano controllarle quando le hanno acquistate? E ora chi pagherà  i danni dei lotti difettosi?”.

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EMERGENZA SBARCHI, CI VOLEVA LA TUNISIA PER CHIAMARE L’IMBELLE MARONI PER NOME

Febbraio 14th, 2011 Riccardo Fucile

IL GOVERNO ITALIANO ACCUSA L’EUROPA DI NON COLLABORARE PER L’EMERGENZA PROFUGHI, MA LA UE RISPONDE: “NOI DISPONIBILI, MA MARONI NON CI HA DETTO COSA VUOLE”…LA TUNISIA DEFINISCE GIUSTAMENTE INACCETTABILE UN CONTINGENTE ITALIANO DI RESPINGIMENTO…MA PER 4.000 PROFUGHI E’ NECESSARIO ANDARE IN CRISI ISTERICA, QUANDO SIAMO ARRIVATI IN PASSATO A OSPITARNE 30.000?

Maroni attacca, la Ue risponde.
E intanto scoppia lo scontro anche con Tunisi.
La nuova polemica tra il governo italiano e Bruxelles arriva sullo sfondo della crisi degli sbarchi a Lampedusa.
Così il ministro dell’Interno Roberto Maroni lancia il suo j’accuse:   “Siamo soli, l’Europa non sta facendo nulla”, dice intervistato dal compiacente TG5.
E annuncia che chiederà  alla Tunisia di ospitare sul suo territorio la polizia italiana per fermare il flusso dei disperati.
Intanto, l’esercito tunisino presidia da oggi il porto di Zarzis (nel sud della Tunisia) e impedisce alla gente di accedere di notte, sia a piedi sia in macchina
La prima ad arrivare, in ordine di tempo, è la risposta dell’Unione Europea. “Cecilia Malmstrom, commissaria agli affari interni, ha avuto ieri un colloquio telefonico con Maroni” assicura la portavoce della stessa Malmstrom, “nella quale si è detta pienamente cosciente della situazione eccezionale che si sta vivendo in Italia”.
Ma la Commissione può agire solo dietro mandato degli Stati dell’Unione e non autonomamente (nonostante da un anno chieda ai governi di vedersi attribuito qiesto potere).
Nel concreto la Ue può aiutare l’Italia attivando Frontex, l’Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne, una missione di pattugliamento pagata con soldi comunitari.
Bruxelles può dare una mano al nostro Paese inviando pattuglie per aiutare nella gestione della situazione a terra e pagando parte delle spese per le procedure d’asilo.
Quindi è inutile che Maroni accusi l’Europa di non fare nulla, sono due anni che suona il medesimo disco rotto per giustificare l’emergenza.
Salvo poi tentare di nasconderla, quando diventa evidente a tutti, tenendo chiuso il Centro di accoglienza di Lampedusa.
Ci sono voluti tre giorni e pressioni internazionali per fare un’operazione di buon senso:aprire il Centro che era perfettamente funzionante e dotato di personale, invece che costringere i profughi a dormire sul molo.
Tutto per una ignobile spepulazione politica: non si doveva far vedere che il Centro di Lampedusa era stracolmo, dopo essersi venduto in padagna la palla che il problema era risolto.
Quanto alla richiesta di pattugliare le coste tunisine con i nostri mezzi navali, secca e dura è giunta la risposta del paese africano.
Il portavoce del governo giudica “inaccettabile” l’ipotesi di dispiegare contingenti italiani.
Una proposta definita “prevedibile” dal portavoce, che l’ha attribuita al ministro italiano di “estrema destra razzista”.
Finalmente un esponente politico che ha chiamato per nome l’esponente leghista.
Uno dei problemi con la Tunisia è che, con le dimissioni oggi del ministro degli Esteri Ahmed Abderraouf Ounaies, le   nuove relazioni internazionali che il paese post-Ben Ali si apprestava a tessere, proprio alla vigilia di un’intensa giornata di contatti, resteranno monche per l’assenza proprio di un responsabile dei rapporti con le altre nazioni.
In realtà  Maroni strilla per fini elettorali.
I Centri di accoglienza, nei periodi di maggiori flussi migratori, erano arrivati ad ospitare anche 30.000 profughi l’anno, inutile fare tutto questo casino per 4.000.
Bastava prevedere ed organizzarsi: invece, dopo giorni, non si è neanche vista l’ombra della Protezione civile, altro che balle mediatiche.
La soluzione sta in un piano europeo che permetta di smistare i profughi anche in altri Paesi europei, dividendosi gli oneri. ma per fare una cosa del genere il governo italiano dovrebbe avere quella credibilità  internazionale che purtroppo non ha.
Inutile girarci intorno.

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ALLA RICERCA DEL SINDACO LEGHISTA E ULTRA’ INDAGATO PER CONCORSO IN ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

Febbraio 12th, 2011 Riccardo Fucile

IL CASO DI ALBERTO MAFFI, SINDACO LEGHISTA DI GANDOSSO, INDAGATO INSIEME ALL’ASSESSORE REGIONALE LEGHISTA BELOTTI E A UN CENTINAIO DI ULTRAS DELL’ATALANTA….MARONI PENSA AL DASPO, IL SINDACO AD AVVISARE GLI ULTRA’ SUGLI SPOSTAMENTI DELLA POLIZIA

Alberto Maffi, sindaco di Gandosso, è indagato per concorso esterno in associazione a delinquere.
Suo l’sms “c’è puzza di blu” inviato a un capo della tifoseria dell’Atalanta durante gli scontri a margine di una partita con l’Inter.
Gandosso è un grazioso comune situato sulle alture della Val Calepio in provincia di Bergamo da cui si gode un ampio panorama che arriva fino al lago d’Iseo.
Il suo primo cittadino è Alberto Maffi, che con i suoi 27 anni è il sindaco più giovane di tutta la Lega Nord.
E’ indagato dalla procura di Bergamo per concorso esterno in associazione a delinquere assieme all’assessore lombardo al territorio Daniele Belotti e ad altre 103 persone, tra cui diversi ultrà  dell’Atalanta.
Maffi è accusato di essere stato la loro vedetta durante un incontro di calcio tra Inter e Atalanta a Bergamo nell’ottobre 2009.
Un sms con scritto “C’è puzza di blu” spedito a Claudio Galimberti detto il “Bocia” capo degli ultrà  già  raggiunto da una diffida a mettere piede in provincia di Bergamo, serviva secondo il sostituto procuratore Carmen Pugliese, ad avvertirlo del sopraggiungere della polizia intenta a sedare la guerriglia urbana innescata per le strade di Bergamo da decine di scalmanati dopo la partita.
Impossibile, per ora, raggiungere Alberto Maffi per chiedergli un parere sulla vicenda.
Al municipio di Gandosso dove veste la fascia tricolore, all’ospedale di Sarnico dove lavora, ma anche alla sua abitazione ripetono che non c’è.
A Gandosso la gente è sbigottita, sorpresa e anche un po’ incredula di fronte all’indagine che investe il loro giovane sindaco leghista.
Partito di cui fa parte il ministro dell’Interno Roberto Maroni, promotore del Daspo, la misura restrittiva della Questura che vieta agli ultrà  colpiti dal provvedimento di assistere alle partite di calcio in trasferta.
Non proprio una misura “ideale” per chi come l’assessore Belotti viene ritenuto l’ideologo degli ultrà  atalantini.
Il processo è alle porte.
Venerdì sono attesi per la deposizione in aula a Bergamo i primi tre indagati.
E magari, chissà , qualche dichiarazione di Alberto Maffi.

Daniele Martinelli
(da   “Il Fatto Quotidiano“)

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INCHIESTA SUGLI “ULTRAS” DELL’ ATALANTA: INDAGATO ASSESSORE REGIONALE LEGHISTA, CONSIDERATO L’IDEOLOGO

Febbraio 9th, 2011 Riccardo Fucile

A DANIELE BELOTTI CONTESTATO IL REATO DI CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE A DELINQUERE…SEQUESTRATI MAZZE, COLTELLI E ARMI…ERANO ANCHE ACCUSATI DELL’ASSALTO A UNA FESTA LEGHISTA IN CUI PARLAVA MARONI … CONNIVENZA MORALE CON LA SOCIETA’

L’assessore al Territorio della Regione Lombardia Daniele Belotti è indagato dalla procura di Bergamo nell’ambito di un’inchiesta sul tifo atalantino organizzato: al politico leghista è contestato il concorso esterno in associazione a delinquere per presunti legami con la frangia più violenta della curva nerazzurra.
Secondo gli investigatori sarebbe nientemeno che l’ideologo della tifoseria. Una posizione imbarazzante, visto che il gruppo di ultras finito nel mirino è accusato anche di aver organizzato l’assalto al ministro dell’Interno (e compagno di partito) Roberto Maroni nell’agosto scorso, per protestare contro la tessera del tifoso.
Un episodio da cui, per la verità , lo stesso Belotti s’era immediatamente dissociato.
“Il mio ruolo di mediatore tra le istituzioni e la tifoseria è noto da almeno vent’anni — ha spiegato Belotti -. Di certo non possono attribuirmi atti violenti, ai quali non ho mai partecipato. La mia è sempre stata un’opera di mediazione, in cui ho sempre messo la faccia”.
E’ una vera bufera quella che si è abbattuta stamattina su Bergamo: 35 perquisizioni effettuate, 104 indagati in totale.
Sei di questi, tutti noti ultrà , hanno un’imputazione pesantissima, mai contestata prima ai violenti del pallone: associazione a delinquere.
Secondo i magistrati il gruppo pianificava gli scontri allo stadio, coordinandosi con telefonate intercettate dagli investigatori. “Se domani va male sarà  violenza”, è una delle frasi captate.
L’attività  di ascolto avrebbe permesso di scongiurare un assalto prima di Atalanta-Napoli del 6 gennaio 2010.
In alcune di queste conversazioni sarebbe incappato anche il Belotti.
Per questi sei personaggi la pm Carmen Pugliese aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, ma il gip ha detto no.
Il leader della tifoseria, Claudio Galimberti, 37 anni, se l’è così cavata con un divieto di dimora a Bergamo, altri due ultras di spicco, di 25 e 26 anni, si dovranno sottoporre all’obbligo di firma in caserma.
Per tutti gli altri, i reati vanno dalla rissa all’adunata sediziosa, dai danneggiamenti alle lesioni personali.
Il blitz, dopo due anni di indagini, è scattato stanotte alle tre: ottanta agenti hanno perquisito le case dei tifosi, trovando mazze, bastoni, lanciarazzi e passamontagna.
Un arsenale che serviva a ingaggiare battaglia con le forze dell’ordine e le fazioni avversarie.
Episodi iniziati prima di Atalanta-Catania di due anni fa, e proseguiti con gli scontri in occasione di una sfida con l’Inter.
Ma nella lista c’è anche un sit in minaccioso nel gennaio 2010 davanti alla Questura, poi una dura contestazione davanti al centro sportivo atalantino a Zingonia.
A tirare le fila sempre gli stessi personaggi, spesso consolati e giustificati dagli stessi giocatori e dirigenti atalantini.
Dopo Atalanta-Catania, in base alle intercettazioni, quattro calciatori si sarebbero recati a far visita a due ultras agli arresti domiciliari, portando in dono anche maglie da gioco.
“Abbiamo aperto una finestra su un panorama inquietante — ha spiegato la pm Pugliese — . Una situazione che era sotto gli occhi di tutti ma che non si voleva evidentemente vedere. Il gip non ha condiviso l’accusa di associazione a delinquere, ma noi la porteremo avanti. Vedremo al processo”.
Pesante il giudizio morale su calciatori e dirigenti, anche se su di loro non pende nessuna accusa: “Abbiamo riscontrato un asservimento di alcuni protagonisti del calcio verso questi signori — ha infierito la pm — Anzichè stigmatizzare le violenze chiedevano scusa per la sconfitta”.

Paolo Grasso
(da “il Fatto Quotidiano“)

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COMUNI SCIOLTI PER MAFIA: SONO 201 IN VENTI ANNI, MA LA NORMA NON FUNZIONA

Febbraio 7th, 2011 Riccardo Fucile

LA CAMPANIA GUIDA LA CLASSIFICA, MA ORMAI SONO DIVERSI ANCHE AL NORD, ULTIMO CASO DESIO IN BRIANZA… MA SPESSO CHI VIENE RIMOSSO RITORNA IN CARICA

L’ultimo caso non riguarda il sud, bensì il ricco nord.
Si tratta di Desio, travolto dall’ultima inchiesta sulla ‘ndrangheta in Lombardia. Spesso, poi, i sindaci delle giunte commissariate si ricandidano con altri partiti
I comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, ad oggi, sono stati 201.
Numero calcolato a partire dal 1991, anno di introduzione della legge.
A questa cifra vanno aggiunte le quattro aziende sanitarie commissariate perchè condizionate dal crimine organizzato.
Gli ultimi azzeramenti , fine dicembre, parlano calabrese: l’azienda sanitaria di Vibo Valentia e San Procopio, comune in provincia di Reggio Calabria. Parla calabrese anche la norma.
La legge, che ha carattere preventivo, è figlia della stagione delle emergenze. A Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, nel 1991 c’era la guerra di ‘ndrangheta, sangue e morti ammazzati.
Per fermare la scia di sangue e collusioni, il parlamento varò la norma che in questi anni ha azzerato giunte comunali di ogni colore.
Per Taurianova, ad esempio, non c’è pace. Nel 2009 nuovo scioglimento, ora è guidata da una triade di commissari in attesa di tornare alla normalità .
Gli interessi nei comuni sono innumerevoli: gli appalti con il controllo del ciclo edilizio e dei rifiuti.
All’inizio, primi anni novanta, fu boom di scioglimenti, poi il sangue e le stragi lasciarono il posto alla pax mafiosa e il pugno duro si trasformò in accondiscendenza.
In molti casi, ultimo in ordine di tempo Fondi, il ministro dell’Interno Bobo Maroni ha preferito non azzerare per mafia, obbedendo al volere dei padrini politici.
La legge sugli scioglimenti è stata modificata nel luglio 2009, ma non convince.
“L’istituto dello scioglimento, malgrado tutti i limiti — spiega il magistrato napoletano Raffaele Cantone — rappresenta un valido strumento nella lotta alle mafie e nel contrasto alle infiltrazioni malavitose. La legge 94 si sta dimostrando peggiorativa rispetto al passato. La norma ha introdotto presupposti per lo scioglimento molto più rigidi e stringenti così si rischia di confinarla solo ad episodi eclatanti, perdendo in questo modo la natura preventiva della legge, la funzione di utile controllo per la quale era nata”. Individuando presupposti più stringenti, aumentano i ricorsi amministrativi accolti dai Tar regionali.
I dati dei comuni sciolti, mai comunicati dal ministero dell’Interno nonostante le ripetute richieste, vedono la Campania al primo posto, 76 comuni azzerati. L’atto di scioglimento che ha natura amministrativa è un decreto del presidente della repubblica, non è una condanna penale, ma una macchia politica.
I ritorni in sella degli amministratori sono, però, una costante.
Ultimo in ordine di tempo il caso di Carlo Esposito, Pd, sindaco di Crispano, in provincia di Napoli.
Il comune viene sciolto nel 2005 per infiltrazioni mafiose. Nel 2010 il sindaco ci riprova e viene nuovamente eletto.
Stesso dicasi per il sindaco di San Giuseppe Vesuviano, comune in provincia di Napoli, Antonio Agostino Ambrosio, sindaco dimissionario quando il comune fu sciolto per infiltrazioni mafiose nel 1993.
Ambrosio è tornato in sella, nuova elezione nel 2002, riconfermato nel 2007. Nel 2009 puntuale il nuovo scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Un politico che ha attraversato tutti i partiti, agli inizi a sinistra, fino alla militanza in Forza Italia, Mpa, Udc, oggi Pid, il micro partito di Calogero Mannino e Totò Cuffaro.
La nuova norma prevede anche la non candidabilità  degli amministratori coinvolti, ma resta, al momento, sulla carta.
“Oggi, a quanto mi risulta, non è stata mai applicato questo strumento — continua Cantone — e sarà  molto difficile farlo perchè presuppone un iter complesso. Rappresenta, al momento, più un intervento immagine che un intervento reale. Oggi la lotta alla mafia sembra puntare più all’ala militare che a quella dei colletti bianchi”.
Non solo centro-sud. Il primo comune sciolto al nord è Bardonecchia, in provincia di Torino nel 1995.
A rischiare lo scioglimento, oggi, c’è Bordighera, in provincia di Imperia.
Il tratto in comune è la presenza di mamma ‘ndrangheta.
Stesso discorso anche a Desio, in provincia di Monza e Brianza. In questo caso il consiglio comunale si è autosciolto per evitare la scure dell’azzeramento per mafia.
La politica locale era stata scossa dall’operazione Infinito, scattata nel luglio scorso. Il locale di ‘ndrangheta di Desio, da tempo attivo in zona, è retto dal famiglia Moscato.
C’è il rischio che il caso Fondi faccia scuola.
“Nel caso di Fondi — conclude Cantone — il ministro degli interni ha autorevolmente affermato che lo scioglimento volontario del consiglio comunale evita lo scioglimento per mafia.
Un’affermazione che non trova nessun riscontro nella norma, ma è un indirizzo applicativo ulteriormente peggiorativo della legge”.

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RUBATO L’ARCHIVIO FOTOGRAFICO DI CORONA: “CERCAVANO LE FOTO DEL PREMIER NUDO”: MA CHI E’ IL MANDANTE?

Febbraio 6th, 2011 Riccardo Fucile

IL FURTO E’ AVVENUTO NELLA SEDE DELLA NUOVA AGENZIA DI CORONA A MILANO: “I LADRI HANNO AGITO SU COMMISSIONE, MAI NOI NON ABBIAMO QUEL MATERIALE COMPROMETTENTE”…LASCIATI GLI ASSEGNI E I SOLDI, RUBATO SOLO L’ARCHIVIO FOTOGRAFICO: UNA STRANA MANO STA CERCANDO DI ELIMINARE LE FOTO?….IL MERCATO DELLE FOTO E UN AVVOCATO CHE TRATTA PER CONTO DI UNA RAGAZZA CHE HA FOTO “ELOQUENTI”

L’archivio fotografico della Fenice, la nuova agenzia di Fabrizio Corona, è stato rubato la notte scorsa a Milano.
Lo ha detto Luca Arnau, direttore della stessa agenzia, spiegando che “probabilmente è stato un furto su commissione: cercavano le foto del premier nudo di cui si parla così tanto in questi giorni”.
Queste foto comunque, garantisce Arnau, “non erano nell’archivio, visto che non sono in nostro possesso, e non c’era null’altro di compromettente”.
Corona è stato ancora più deciso: “Quello che ho subito non è un furto, chi è entrato nella mia agenzia cercava foto di Berlusconi nudo.
“Mi sono davvero rotto, sono quattro giorni che mi chiamano tutti i giornalisti – ha continuato – E tutti mi chiedono la stessa cosa: se ho quelle foto. Non è un caso che chi è entrato nella mia agenzia abbia lasciato soldi e assegni e si sia portato via l’archivio segreto e gli hard disk”.
Ma le famose foto erano custodite nell’archivio segreto?
“Va be’! Ciao”, dice il paparazzo prima di interrompere di colpo la conversazione.
Corona avrebbe già  sporto denuncia per il furto in via De Cristoforis, dove si sarebbe recata per i rilievi anche la polizia scientifica.
Ma il mercato continua.
Ci sono diverse trattative in corso.
Tra queste, quella gestita da un avvocato, per conto di una ragazza che ha
partecipato a feste in Sardegna, a Villa Certosa.
La giovane racconta di esserci stata quando era presente anche Noemi,
minorenne.
Avrebbe realizzato foto e riprese con il telefonino.
La qualità  non è “eccelsa”, dice l’avvocato, ma il materiale sarebbe “eloquente”.
Il legale sta trattando con diversi giornali che vorrebbero l’esclusiva,
ma naturalmente solo dopo aver visionato e valutato il materiale.
Queste settimane sono evidentemente considerate il momento più propizio per monetizzare scatti e riprese dei festini: molte delle ragazze che negli anni hanno avuto accesso alle residenze del
presidente del Consiglio estraggono infatti dai cassetti, o dalle memorie elettroniche, le immagini delle feste e cercano di piazzarle
Spesso chiedendo cifre enormi per materiale   irrilevante o impubblicabile.

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GHEDINI SOTTO IL LETTO

Febbraio 6th, 2011 Riccardo Fucile

L’AVVOCATO DEL PREMIER NEGA CHE LE FOTO ESISTANO E, SE CI FOSSERO, SOSTIENE CHE NON SAREBBERO VERE: AVEVA SOSTENUTO ANCHE CHE LA D’ADDARIO NON ERA MAI ENTRATA A PALAZZO GRAZIOLI E CHE LA REGISTRAZIONE CHE AVEVA PRODOTTO ERA FALSA… PRENDENDO UNA FACCIATA DA SCOMPARIRE DAI TRIBUNALI.. IL COMMENTO DI MARCO TRAVAGLIO: SE STA SOTTO IL LETTONE, ALMENO NON SI ADDORMENTI

Dicono che Berlusconi sia un grande comunicatore.
Balle: è solo il padrone dei mezzi di comunicazione.
Basta vedere come gestisce gli scandali sessuali che lo inseguono da tre anni, da quando il trapianto di pompetta gli restituì almeno l’illusione del ritorno agli anni verdi.
Avrebbe potuto dire, escludendo reati e sfidando i pm a dimostrarli: “La sera, dopo una giornata trascorsa con Bondi, Cicchitto, Capezzone e Bonaiuti, roba che non auguro al mio peggior nemico, mi piace allungare le mani sulle mie amiche consenzienti con un gruppo di vecchi sporcaccioni, poi alcune me le porto a letto e, se fanno le prostitute, le pago”.
Il Vaticano avrebbe protestato un paio di minuti, poi sarebbe tornato a cuccia in cambio di qualche milione in più alle scuole private.
Mons. Fisichella avrebbe invitato a “contestualizzare il bungabunga”, come del resto le bestemmie.
E lui si sarebbe liberato di tutti i ricatti di quell’orda di velociraptor siliconate che ora vanno in giro per le redazioni a offrire foto e video col Papi desnudo.
Invece, giurando a reti unificate “mai pagato una donna in vita mia” e “mai frequentato minorenni”, ha trasformato in notizie d’interesse pubblico qualsiasi particolare della sua vita privata.
Comprese le foto.
Perchè si tratta di stabilire se il capo del governo dice la verità  o mente.
Se avesse ammesso di essere un “vecchio porco”, come ha scritto l’amico Belpietro, avrebbe trasformato in violazione della privacy (dunque reato) la pubblicazione di qualunque foto o video di bungabunga & affini (salvo quelle che dimostrassero il reato di sesso a pagamento con minorenni).
Non l’ha fatto e così ha reso quelle foto pubblicabili in nome del diritto, anzi dovere di cronaca, visto che sembrano sbugiardarlo.
Queste cose dovrebbe saperle molto meglio di noi il Garante della Privacy: organismo solitamente sonnacchioso, riprende improvvisamente vita non appena sente le parole “foto” e “Berlusconi”.
Infatti ieri ci ha inviato un fax dal titolo: “Diffusione di dati personali relativi all’on. Silvio Berlusconi”.
Svolgimento: “Si trasmette l’allegata segnalazione inviata dagli avv. Ghedini e Longo, in nome e per conto dell’on. Berlusconi, al fine di acquisire ogni elemento ritenuto utile alla valutazione del caso segnalato, con particolare riguardo all’articolo ‘Un’asta per le foto’. Si prega di dare riscontro…”.
In pratica il Garante fa il postino degli avvocati del premier, che in una letterina di due pagine ci avvertono che B. “ha conferito incarico a questi difensori di procedere in ogni sede a sua tutela per i fatti di cui in premessa”, cioè la notizia delle foto all’asta, perchè — tenetevi forte — “foto del Presidente svestito in atteggiamenti intimi con ragazze, laddove effettivamente esistenti, devono ritenersi sicuramente false, frutto di fotomontaggi e/o di manipolazioni”.
Se     ne deduce che Berlusconi, quando si spoglia per fare le sue cose, tiene sempre Ghedini e Longo sotto il letto o nel guardaroba a controllare.
Il guaio è che poi i due, sul più bello, si abbioccano.
Ghedini giurò che la D’Addario non era mai entrata a Palazzo Grazioli e che le registrazioni della sua notte con Berlusconi erano false, poi si scoprì che era tutto vero, ma lui s’era assopito.
Gli On. Avv. avvertono poi che “chi rivela o diffonde notizie o immagini indebitamente procurate che attengono alla vita privata e si svolgono nei luoghi di abitazione” commette reato.
Non sanno forse, nè il Garante-postino li informa, che la privacy vien meno davanti al dovere di cronaca sui personaggi pubblici.
In ogni caso esprimiamo agli avvocati da spogliatoio la più sentita solidarietà . Così come al Garante, che dovrà  presto occuparsi di un’altra drammatica denuncia: quella del membro leghista del Csm Matteo Brigandì, sottoposto a “perquisizione corporale” e financo “spogliato” dalla polizia.
Una pratica davvero umiliante e disumana.
Passi rischiare la pelle per 1.500 euro al mese, ma vedere Brigandì nudo no: questo, per un poliziotto, è davvero troppo.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IMMIGRATI: SETTE ITALIANI SU DIECI RITENGONO I LAVORATORI STRANIERI INDISPENSABILI PER LA NOSTRA ECONOMIA

Febbraio 4th, 2011 Riccardo Fucile

UN SONDAGGIO RIVELA CHE SONO SEMPRE PIU’ ACCETTATI: IL 52% DEGLI ITALIANI E’ FAVOREVOLE A CONCEDERGLI IL DIRITTO DI VOTO…IN ITALIA SI CREDE CHE SIANO IL 25% DELLA POPOLAZIONE, INVECE RAGGIUNGONO SOLO IL 7%

Un Paese senza immigrati?
Impossibile: oltre sette italiani su dieci ritengono i lavoratori stranieri indispensabili alla nostra economia.
Non solo.
Il 52% è favorevole a concedergli il diritto di voto amministrativo.
E i reati?
Oltre la metà  degli italiani crede che anche l’immigrazione legale aumenti il numero di crimini commessi nel Paese.
A misurare gli orientamenti dell’opinione pubblica italiana è il terzo rapporto “Transatlantic Trends: Immigration” curato, tra gli altri, dal German Marshall Fund of the United States e dalla Compagnia di San Paolo.
La lunga indagine fotografa le opinioni dei cittadini di Stati Uniti, Canada e di alcuni Paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Spagna, Olanda) sulla questione immigrazione.
Cosa emerge?
Rispetto al 2009, cala in tutti i Paesi (con la sola eccezione del Canada) il numero delle persone che considera l’immigrazione più un problema che un’opportunità : il 52% negli Stati Uniti (nel 2009 era il 54%) e il 45% in Italia (l’anno prima era il 49%).
La percentuale sale tra chi si dichiara politicamente di destra.
E ancora: in tutti gli Stati monitorati, i cittadini sovrastimano il numero dei migranti residenti (gli italiani credono che siano il 25% della popolazione, ben lontani dal 7% del dato reale).
Per quanto riguarda il nostro Paese, anche quest’anno il rapporto mette in evidenza le molte contraddizioni del caso-Italia.
Il 56% degli italiani ritiene infatti che anche gli immigrati in regola contribuiscano a far crescere la criminalità  (l’anno precedente tale percentuale si fermava a quota 34%).
Ciò detto, stupisce che ben il 52% degli intervistati (uno dei dati più alti tra i Paesi monitorati) è a favore del diritto di voto amministrativo agli immigrati regolari e il 69% (il dato record in Europa) non crede che i lavoratori stranieri tolgano lavoro agli italiani.
Di più: ben il 76% ritiene che gli immigrati coprano i posti con carenza cronica di manodopera.
Non è tutto. In base al sondaggio, il 37% degli italiani crede che i musulmani siano ben integrati.
E il 47% ritiene che l’immigrazione sia una questione da gestire a livello europeo e non più solo nazionale.

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I FIDANZATI PERICOLOSI DELLE “OSPITI” DEL PREMIER: DALLA POLANCO ALLA MONTEREALE SCORRE UN ROMANZO CRIMINALE

Febbraio 3rd, 2011 Riccardo Fucile

LA RUBY, CON PRECEDENTI PER FURTO, E’ IN FONDO UNA PRINCIPIANTE…LA POLANCO CONVIVEVA CON UN TRAFFICANTE DI COCAINA, LA DE VIVO CON UN FIDANZATO AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER CAMORRA, LA MONREALE CON UN ESPONENTE DELLA MAFIA BARESE, LA SAVINO E’ INDAGATA PER RICICLAGGIO CON I BOSS DELLA FAMIGLIA PARISI, SABINA BEGAN ERA LEGATA A UN TRAFFICANTE DI DROGA KOSSOVARO, LELE MORA SUBI’ UN ARRESTO PER DROGA A VERONA

Non c’è solo il bunga-bunga.
Ad Arcore e nelle altre residenze di Silvio Berlusconi entrano, senza controlli, decine di persone che vivono sul crinale tra legalità  e illegalità , a volte in rapporti stretti con narcotrafficanti e camorristi.
Karima El Marhoug, la Ruby che ha scatenato l’ultima indagine giudiziaria sul presidente del Consiglio, è denunciata per furto e frequenta, a Milano e a Genova, personaggi non proprio specchiati.
Ma è alle prime armi, se confrontata con altre ragazze che hanno partecipato alle feste di Arcore, di Palazzo Grazioli, di Villa Certosa.
Marysthell Garcia Polanco conviveva, nel residence di via Olgettina, con un trafficante di cocaina arrestato il 4 agosto 2010 e condannato il 26 gennaio 2011 a otto anni di carcere.
Eleonora De Vivo, una delle gemelline portafortuna di Silvio, vive a Napoli assieme al fidanzato, Massimo Grasso, che è agli arresti domiciliari per camorra.
Barbara Montereale, la ragazza entrata a Palazzo Grazioli nel 2008 insieme a Patrizia D’Addario, era la fidanzata di Radames Parisi, rampollo di una potente famiglia della mafia barese.
Elvira Savino, la deputata Pdl che Dagospia ha ribattezzato “la Topolona” , è finita indagata per riciclaggio, insieme a esponenti della famiglia Parisi. Sabina Began, l’Ape Regina che ha tatuato sulla caviglia “S.B. l’incontro che ha cambiato la mia vita”, frequentava Bashkim Neziri, trafficante di droga kosovaro.
E Lele Mora, accusato di essere uno dei fornitori di prostitute di Berlusconi, non ha forse iniziato la sua carriera a Verona, con un arresto per droga?
L’ultima storia è ancora aperta: gli investigatori del gruppo antidroga (Goa) della Guardia di finanza, coordinati dal pm Marcello Musso, stanno indagando sul gruppo di Carlos Manuel Ramirez De La Rosa, 27 anni, domenicano, beccato in flagrante il 3 agosto mentre vendeva 108 grammi di coca.
L’hanno arrestato a casa della Polanco, in via Olgettina 65, dove viene trovata una cassetta di sicurezza con dentro 54.550 euro in banconote, una macchinetta contasoldi e documenti falsi.
Nella cantina di Marysthell, 25 tavolette di cocaina (2,7 chili). Altre 88 tavolette (10 chili) vengono trovate in un box affittato da Ramirez, in via Portaluppi.
Ma quel giorno vengono fermati altri uomini del gruppo e i chili di droga sequestrati sono alla fine più di 18.
Anche Nicole Minetti viene sfiorata dall’indagine sulla droga: perchè Ramirez utilizza la Mini Cooper verde di proprietà  di Nicole Minetti.
Eppure l’auto non viene nè sequestrata nè perquisita.
I rapporti del Goa fanno intendere che la ex igienista dentale di Berlusconi e attuale consigliera regionale del Pdl era all’oscuro dell’uso che veniva fatto della sua auto.
E la sua amica Marysthell ?
“Allo stato”, si legge nel verbale del Goa, “non vi sono elementi probatori che confermino un coinvolgimento della Garcia Polanco nei fatti riconducibili alla detenzione di cocaina”. Ma le indagini continuano.
Di droga ad Arcore si parlò già  nel 1995, quando fu arrestato il giardiniere della villa, Massimo Spada, con 30 grammi di cocaina.
La polizia perquisì il suo luogo di lavoro e nella dependence di villa San Martino dove sono sistemati gli spogliatoi del personale trovò una busta con circa mezzo etto di cocaina.
Del resto, nella villa viveva, nei primi anni Settanta, quell’eroico Vittorio Mangano che fu poi condannato per traffico di ben altre quantità  di droga. Vecchie storie?

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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