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NOTTI DA PREFETTO: LUI SI DEDICA ALLE FESTE DELLA MILANO DA BERE

Febbraio 2nd, 2011 Riccardo Fucile

IL PREFETTO LOMBARDI, AMICO DI MARONI E DEL PREMIER, SI E’ PRODIGATO PER IL PASSAPORTO ALLA POLANCO….TEMPO FA SOSTENNE CHE IN LOMBARDIA LA MAFIA NON ESISTE…LA PASSIONE PER LE SERATE E LE PUBBLICHE RELAZIONI CON LA MILANO CHE CONTA

È molto amico di Roberto Maroni e ha un ottimo rapporto con Berlusconi, tanto che due anni fa preparò il trasloco per raggiungere Roma come segretario generale della Presidenza del Consiglio.
Poi l’incarico sfumò perchè tra campi nomadi da radere al suolo e l’Expo 2015 da pianificare, la sua presenza era più utile a Milano.
E il prefetto Gian Valerio Lombardi, 66enne di origini napoletane, da quando è stato nominato (23 novembre 2005) ha assecondato le richieste governative senza mai battere ciglio.
Non senza conseguenze.
A dicembre ha dovuto digerire la sentenza del tribunale lombardo che ha accolto il ricorso presentato da alcuni rom del campo milanese di via Triboniano, sgomberato su richiesta della sindachessa Letizia Moratti e dell’amico ministro dell’Interni.
Il tribunale ha intimato prefetto e primo cittadino ad assegnare 25 case popolari alle famiglie rom, bloccate per motivi “di carattere discriminatorio del comportamento tenuto dalle amministrazioni”.
Oggi Lombardi si ritrova, suo malgrado, nelle carte dell’inchiesta del Rubygate per essersi prodigato per il passaporto di Marysthell Garcia Polanco, la reginetta della “casa delle bambole” di via Olgettina 65, compagna del narcotrafficante Ramirez (condannato a otto anni), preferita tra le preferite del premier nelle notti di Arcore.
Con la 30enne dominicana Lombardi si da del tu.
La invita a entrare con la macchina nella corte interna della prefettura e riesce a fissarle un appuntamento in appena un minuto: lei lo chiama a nome di Berlusconi il 6 dicembre alle 10.53, la segretaria di Lombardi ritelefona a Marysthell sempre alle 10.53 proponendole diversi orari.
L’agenda del prefetto, in quei giorni, era vuota.
La disponibilità  colpisce positivamente la stessa Polanco che avvisa subito la madre. “Giovedì ho un appuntamento in cui ci daranno il passaporto italiano, in due settimane ce li daranno. (…) Ho chiamato il prefetto, quello che rilascia i passaporti — prosegue Marysthell euforica — senza di lui… sai non c’è più forte di lui… mi ha dato il suo numero… tu già  sai chi”.
L’entusiasmo sfuma perchè Lombardi, dopo averla incontrata una prima volta, avvia degli accertamenti sulla donna.
E il 10 gennaio 2011 la chiama: “Nei documenti non c’è questa continuità  (dieci anni, ndr), hai capito?? C’è stata una interruzione, importante purtroppo”, dice il prefetto.
La pratica comunque va avanti, tanto che il 18 gennaio Polanco torna da Lombardi.
Con una mano firma gli sgomberi di famiglie in diritto di avere una casa, mentre con l’altra concede una corsia preferenziale a una persona perchè raccomandata dal capo del governo.
Il Pd ne ha chiesto le dimissioni. Lombardi è già  finito al centro di numerose polemiche per alcune dichiarazioni.
Alla commissione parlamentare Antimafia in trasferta nel capoluogo lombardo, assicurò: “A Milano la mafia non esiste”.
Ferdinando Pomarici, capo uscente della Dda (direzione distrettuale antimafia), rispose dati alla mano: “Le inchieste in un anno sono triplicate, passate da dieci a 31”.
Expo 2015, con appalti ancora tutti da assegnare, è nel mirino della criminalità  organizzata.
Fu poi la volta delle irregolarità  denunciate dai Radicali nella presentazione delle firme per il listino di Roberto Formigoni.
“Sta montando un gran clamore, ma a detta di molti l’esclusione è infondata”, dice all’amico Alfonso Marra, all’epoca presidente della corte d’Appello di Milano, poi costretto ad andare in pensione anticipata per lo scandalo della P3: il Csm per lui aveva pronto un trasferimento d’ufficio per incompatibilità  ambientale.
Tra gli amici del prefetto c’è anche Saverio Moschillo, l’ex rappresentante inventatosi imprenditore con il marchio Richmond e finito nelle carte dell’inchiesta emiliana per evasione fiscale che ha portato all’arresto, tra gli altri, di quattro ufficiali delle fiamme gialle tra cui Massimiliano Parpiglia cui Moschillo, secondo gli inquirenti, regalò un Rolex da 17 mila euro.
In casa Lombardi la passione per le pubbliche relazioni, in realtà , appartiene più al figlio Stefano, brillante e giovane avvocato ben inserito nella Milano che conta.
Amico, fra gli altri, di Geronimo La Russa, Eleonora e Barbara Berlusconi, Martina Mondadori, Ginevra e Giulia Ligresti, Chiara Dell’Utri e Roberta Armani.
È Stefano che trascina il padre agli eventi mondani meneghini, sempre che il prefetto riesca a ritagliarsi del tempo libero.

Davide Vecchi
(fa “Il Fatto Quotidiano“)

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CASO RUBY, IL QUESTORE, IL PREFETTO E LE PRESSIONI DEL PREMIER: LA FIDANZATA DEL NARCOS RICEVUTA DA LOMBARDI

Gennaio 30th, 2011 Riccardo Fucile

LA POLANCO TELEFONO’ IN PREFETTURA: “CHIAMO DA PARTE DEL PRESIDENTE BERLUSCONI”….IL PREFETTO ACCOGLIE LA SOUBRETTE CHE CHIEDEVA AIUTO PER LA CITTADINANZA E LA CONGEDA CON UN “MI SALUTI IL PRESIDENTE”…I SINDACATI DI POLIZIA: “SERVITORI DELLO STATO O SERVI DEL POTERE?”

Questa storia complessa e penalmente rilevante che va dal bunga bunga alla telefonata in questura per sottrarre alla polizia una minorenne frequentatrice di Arcore, sta creando, insieme con le ultime scoperte, un piccolo terremoto nel cuore degli apparati di sicurezza.
I sindacati per ora “stanno fermi”.
Hanno già  protestato tutti per difendere i colleghi accusati dal premier di perquisizioni “indegne di un paese democratico”.
Ma dietro le quinte sono ancora furibondi: “Sembriamo dei servi del potere, altro che servitori dello Stato e professionisti della sicurezza”, dicono.
Proviamo ad osservare dalla loro prospettiva il film berlusconiano.
Lo scandalo Ruby è esploso a fine ottobre 2009 e le indagini sono in corso. Varie cose sono accadute.
Per esempio, la consigliere regionale Nicole Minetti sa che il convivente della soubrette Marysthel Polanco è stato arrestato per droga.
E quando è stato acchiappato era sull’auto che lei aveva prestato all’amica dei bunga bunga di Arcore.
Questo narcos e Berlusconi hanno dunque condiviso la stessa donna, ognuno a casa sua. Questioni di cuore.
Qui importa altro.
Nonostante questa tempesta giudiziaria sia in corso, il 4 dicembre, alle 15, una telefonata di Palazzo Grazioli, abitazione romana di Berlusconi, arriva a Marysthel: “Buonasera, le dovrei dare il numero di telefono del prefetto Lombardi… come Lombardia senza a”.
Due giorni dopo Marysthel si fa viva: “Allora io la chiamo da parte del presidente Berlusconi, non lo so se era giusto dirlo a lei…”
È la parola magica. La segretaria del prefetto diventa più gentile: “Ovviamente io ho avuto questo input … mi può attendere solo un attimo?”.
È davvero un attimo: “Il prefetto mi diceva di verificare con lei l’orario per l’incontro”.
Ora il punto, al di là  delle raccomandazioni, per detective e sindacati è: ma questo Berlusconi non ha esitazioni nell’aiutare la donna di un narcos?
Salta le rigorose procedure che riguardano gli stranieri grazie a Berlusconi: “Daranno il passaporto italiano a me ed a Maitè… Sicuramente in due settimane…”, esulta la Polanco con la mamma.
In realtà , come le spiega direttamente il prefetto Lombardi, le verifiche, purtroppo non aiutano. Intanto la soubrette può andare in prefettura, ed entrarci in auto: “Non perda tempo a cercare parcheggio”.
Come il prefetto viene tirato in mezzo per quest’amica di Berlusconi, così è successo in questura per l’altra amica, la più famosa e famigerata Ruby Rubacuori, allora minorenne.
Come si sa, Berlusconi chiama da Parigi e parla con il capo di gabinetto della Questura di Milano, Pietro Ostuni. “Il Presidente del Consiglio disse che la ragazza gli era stata segnalata come la nipote di Mubarak e che il consigliere Minetti”, sempre lei, “era disposto a farsene carico. Io mi sono preoccupato – spiega nel verbale d’interrogatorio il questore Vincenzo Indolfi – che la gestione della minorenne fosse stata lineare da parte dell’ufficio (…) il fatto che la Presidenza del Consiglio avesse raccontato una balla per me era poco importante”.
Ma è davvero così semplice e poco importante questa “balla”?
Ruby viene rilasciata alle 2 e ieri, in una spericolata intervista al Giornale, Nicole Minetti aggiunge sulla liberazione di Ruby un suo “ricordo” piuttosto sdrucciolevole.
Dice: “I funzionari hanno contattato la famiglia in Sicilia ma ci sono dei problemi”.
Pessima parola, “problemi”, nel corso di un’inchiesta sulla concussione. “L’unica soluzione – aggiunge Minetti – è l’affido temporaneo. A me (…) Io insisto: “Ma deve dormire da me?”. “No”, mi spiegano, “l’importante è la vostra reperibilità , di lei e di Ruby, sul cellulare per 48 ore””.
Siamo sicuri che funzionino così le procedure d’identificazione e affido dei minori accusati di furto? Pare di no.
Ed è certo che il fax con la richiesta d’accertamento dell’identità  alla questura di Messina smentisce i poliziotti: parte dopo che Ruby è uscita, solo alle 2.20. E, di più, “la volante Taormina 1 riferisce che la pattuglia prese contatto solo alle ore 4 del 28 maggio 2010 con i genitori di El Mahroug Karima”, che “dichiarano di non avere i documenti della figlia e negano qualsivoglia parentela con Mubarak”.
Ora, s’indignano i poliziotti, se è vero che Karima era stata “segnalata” a
Berlusconi per la parentela con il presidente egiziano, come mai, quando i genitori negano “qualsivoglia parentela”, nessuno avvisa Berlusconi che può stare tranquillo?
E, anzi, può dirlo allo “zio”?
Perchè nessun documento riporta traccia della telefonata del premier?
Sono domande cruciali, i poliziotti lo sanno.
E dovrebbe saperlo anche il ministro leghista Roberto Maroni, che intorno alla questione ha rivendicato in Parlamento una correttezza che non è evidente, anzi.
Da allora tace.
Chissà  se sta leggendo anche lui gli inviti a comparire. Dove si sottolinea come Ruby alle 4.53 si collega a Internet dalla casa di Michelle Coinceicao: cioè in luogo espressamente vietato dal magistrato dei minori Anna Maria Fiorillo.
Servire lo Stato o servire Berlusconi: a questo è ridotto il dilemma di funzionari, di detective e pure dei leghisti?

Piero Colaprico
(da “La Repubblica“)

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SCORTE E FESTINI, L’IRA DEI POLIZIOTTI DOPO LE DICHIARAZIONI DI BARBARA GUERRA: “BASTA ABUSI, NON SIAMO PAGATI PER ACCOMPAGNARE ESCORT A CASA”

Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile

“UMILIATI NELL’ESSERE USATI DA TAXI-ESCORT: PERCHE’ MARONI TACE?”…”IL GOVERNO BLOCCA I NOSTRI STIPENDI, MA NON HA TAGLIATO NEANCHE UN’AUTO BLU”…”GLI APPARATI DI POLIZIA SONO CONSIDERATI DAL PREMIER COME UN SUO STAFF PERSONALE: BARBARA GUERRA POTEVA CHIAMARSI UN TAXI”

L’ammissione della soubrette Barbara Guerra, che al Tg3 ha rivelato di essere stata accompagnata a casa, da Arcore, grazie alla scorta del premier suscita l’indignazione dei poliziotti.
Che, «umiliati per essere usati da taxi-escort», chiedono l’intervento del ministro dell’Interno.
«Se non interverrà  Maroni attraverso il Dipartirnento – intima Felice Romano, segretario generale Siulp – lo faremo noi, denunciando le scorte inutili. Chiederemo conto al ministro del perchè abbia bloccato gli stipendi ai poliziotti, e a oggi non abbia tagliato neppure un’autoblu. Faremo una vera crociata contro le vergogne e gli sperperi delle scorte utilizzate dagli amici degli amici, e ora anche dalle “amiche”».
«È gravissima e inaccettabile – incalza Claudio Giardullo, segretario del Silp Cgil – questa concezione privatistica dello Stato secondo la quale gli apparati di polizia sono considerati dal premier come suo staff personale. Chiediamo che sia restituito al Paese il senso della cosa pubblica, e il rispetto delle istituzioni».
Filippo Girella, segretario dell’Ugl, il sindacato di area centrodestra, «è infastidito dal dover commentare che uomini della scorta siano distolti dai loro compiti istituzionali. È deprimente per un poliziotto di una scorta portare a casa amici o “amiche” delle personalità . È lesivo della sua professionalità . Non è giusto che gli agenti pagati coi soldi del contribuente siano impiegati in questo maniera. La signora Guerra avrebbe potuto raggiungere casa sua con un taxi».
Franco Maccari, del sindacato indipendente Coisp, vuole «un chiarimento con il capo della polizia per sapere se oltre ad accompagnare mogli a fare la spesa, mariti o figli a scuola, le scorte dovranno fare anche i tassisti alle escort. Noi diciamo basta all’uso strafottente dei mezzi dello Stato da parte degli scortati quando lo Stato non è in grado di garantire la sicurezza dei cittadini. Siamo indignati dal fatto che ci siano territori del Paese privi della copertura delle forze di polizia, e agenti nel contempo utilizzati per questi servizi infami».
«Siamo stufi – conclude Enzo Letizia, segretario dell’Anfp – di accompagnare donne di dubbia moralità  e di subire i tagli dei fondi. L’uso improprio dei poliziotti, pagati poco e umiliati, ha superato ogni limite».

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FABRIZIO CORONA: “ESISTONO FOTO E FILMATI DEI BUNGA BUNGA AD ARCORE: BERLUSCONI PAGA LE RAGAZZE PERCHE’ NON ESCANO”

Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile

“LO SO, I VIDEO CI SONO: QUELLO DOMANI RICOMINCIA CON I BUNGA BUNGA” ….L’IMPRESARIO DEI PAPARAZZI: “BERLUSCONI AIUTA SEMPRE I SUOI SERVI”…”QUELLO E’ FUORI DI TESTA, E’ MALATO DI SESSO”

Corona: “Lo so, i video ci sono, quello ricomincia domani con i bunga bunga”, assicura Fabrizio Corona, l’impresario dei paparazzi condannato nei processi dello scandalo Vallettopoli che di ricatti e segreti se ne intende.
Corona, perchè dice in giro che ci sono foto dei festini di Arcore?
Perchè ci sono eccome! E pure i video.
Ma lei li ha visti?
No, ma so che ci sono filmini e immagini dei bunga bunga, anche quelle più intime . È normale no? Sono così stupidi che non controllano.
Di chi parla scusi?
Della sicurezza di Berlusconi! Vi sembra logico che facciano entrare gente così con telefonini, registratori e telecamere?
A parte le registrazioni della D’Addario, però, non è emerso mai nulla.
Questo perchè, da tanti anni, le ragazze ci guadagnano molto di più a tenersi tutto per sè…
Ruby ha chiesto 5 milioni al Cavaliere per tacere. Pensa che lui paghi il silenzio di tutte?
Intanto molte hanno velleità  artistiche, e se si mettono contro di lui avranno tutte le porte chiuse in faccia.
Lasci stare le cose ovvie.
E poi tutte loro, quando vogliono, vanno da Papi e gli chiedono contanti. In cambio tengono i telefonini nei cassetti.
Quindi lo ricattano
Ma no, perchè? Lui è generoso, è felice di farlo perchè ha proprio tantissimi soldi, neanche ci si immagina quanti.
A proposito, si dice che lo ricatti pure lei.
Io? Non l’ho neanche mai incontrato.
Quindi non c’è nessuna foto compromettente del premier nei suoi archivi?
Naaaaa… E poi i pm lo sanno che ho delle cosucce da parte, eppure i miei archivi segreti non li toccano.
Ogni volta che va ospite nei programmi Mediaset, come Matrix, viene pagato moltissimo.
Sì, 25 mila euro a botta.
Non è che la tengono buono così, o dandole una particina nelle fiction?
Ma lo sa lei quanto share faccio io? Ogni volta che vado in tv è un evento storico.
Addirittura
Sì, e poi quando ho bisogno di soldi mi faccio fare due foto con Belèn e le vendo: ci pago le vacanze e curo la mia immagine.
Ha visto che persino Emilio Fede fa la cresta a Berlusconi?
È la cosa più incredibile che è uscita nelle intercettazioni. Che uno a 79 anni si metta a spillare 400 mila euro al suo capo…
Che fa, il moralista?
Bè, lo trovo ridicolo. Berlusconi, da uno prostrato come Fede, non se l’aspettava di sicuro.
Pare siano in tanti a usarlo come presidente-bancomat.
Eh già ! I soldi a Mora però sono un’altra cosa: glieli ha dati perchè è lui che gli trova sempre le fighe. E Berlusconi aiuta sempre i suoi servi: Mora, Fede, Nicole Minetti.
Pensa che assista pure Noemi Letizia così, magari, non parla delle serate a Villa Certosa quando ancora era minorenne ?
Noemi ormai è finita, dimenticata. Sicuramente, però, Berlusconi le manda soldi ogni volta che glieli chiede.
Come trova l’annuncio della fidanzata?
Meraviglioooso. Strategia ge-nia-le.
Esiste davvero?
No.
Chi sarà  la prescelta?
Una ragazza perbene, almeno apparentemente. Ci sta lavorando Alfonso Signorini, ma il nome non lo so.
Adesso, almeno per un po’, il Cavaliere dovrà  smetterla con i festini.
Scherza? Quello è fuori di testa, è malato di sesso, ricomincia domani stesso a fare il bunga bunga. Ormai sa che è alla fine, vecchio, quasi morto: perchè dovrebbe smettere? Finchè può, si gode la vita.
Un po’ come lei, che rischia il carcere.
Eh già . Con la differenza che io probabilmente in galera ci finisco, Berlusconi, invece, si fa le leggi apposta e dietro le sbarre non lo vedrete mai.

Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SEMINFERMITA’ MENTALE

Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile

UNO SCIAME DI CAVALLETTE ASSATANATE E DI SANGUISUGHE PARASSITE TUTTE ADDOSSO AL POVER’UOMO CHE SI ILLUDE DEL “PIACERE DELLA CONQUISTA”…UN CLASSICO CASO DI CIRCONVENZIONE DI INCAPACE DI MASSA…SI PRESENTI IN TRIBUNALE CON UNA INFERMIERA STILE BUNGA BUNGA: PASSARE PER PAZZO PER LUI SARA’   FIN TROPPO FACILE

Per spiegare Tangentopoli, il pm più spiritoso di Mani Pulite ripete spesso: “In ogni economia il numero dei ladri non può mai superare il numero dei derubati. Quando i ladri arrivano al 51% cominciano a derubarsi fra loro e il sistema implode”.
Ora ci risiamo. Umilio Fede che fa la cresta sui “prestiti” del Caimano a Lele Mora è l’emblema di una corte famelica e predona, dove tutti derubano tutti e alla fine chi paga il conto è sempre Lui, il povero Berlusconi.
Una certa Faggioli ha fretta, “mi restano solo mille euro, devo fare cassa per forza”, e aspetta speranzosa un nuovo Bunga bunga.
Ma corre voce che Lui “voglia ridurre le cene” e soprattutto i dopocena, così una tale Iris medita: “È ora che iniziamo a rubare qualcosa in casa”.
Un’altra ipotizza la soluzione finale: “Che palle ‘sto vecchio, fra un po’ ci manda affanculo tutte quante… quella è la volta buona che lo uccido… vado io a tirargli la statua in faccia”.
Cioè: lui s’illude di averle fulminate col suo charme, “volete mettere il piacere della conquista?”.
E quelle, subornate dal partito dell’odio, lo chiamano “la nostra fonte di lucro”, “che schifo quell’uomo”, “l’ho visto out, ingrassato, imbruttito, più di là  che di qua, è diventato pure brutto (prima invece era un figo pazzesco, ndr): deve solo sganciare. Spero sia più generoso, io non gli regalo un cazzo…”.
Uno sciame di cavallette assatanate e sanguisughe parassite, tutte addosso a quel pover’ometto, fra l’altro anziano e gravemente malato, a succhiargli il sangue (anche).
A lui che ha già  dovuto pagare Craxi, finanzieri, giudici, Mills, un migliaio di parlamentari (i “responsabili” due volte, comprati e ricomprati), servi, giornalisti, giornalisti servi, papponi, ruffiani, mezzane, mignotte (due volte, per i Bunga bunga e poi per il silenzio), e ora deve pure comprarsi una fidanzata.
E cos’è, un bancomat?
Un caso di circonvenzione di incapace, ma di massa.
E dire che lui, a modo suo, tentava di comunicare la sua infermità : quando ne faceva travestire qualcuna da infermiera è perchè aveva bisogno di cure, altro che giochini erotici.
Solo che quelle non capivano, e nemmeno Lele Mora, che così erudiva una pupa: “Visto che sarai l’infermiera ufficiale, devi fargli uno scherzo… devi prenderti su… quello che misura la pressione finto e poi un camicione”. Roberta: “Quello da dottoressa… con sotto niente ovviamente…”. Lele: “Lo devi comprare oggi… poi ti metti lo stetoscopio sulla camicina da infermiera e sotto le autoreggenti bianche…”. Roberta: “Guarda Lele lo faccio, ti giuro… non mi manca il coraggio”.     Lele: “Gli dici: ‘Sorpresa! Sono l’infermiera, la devo visitare…’”. Roberta: “Una visita privata per accertarmi il suo stato di salute…”. Lele: “Esatto… sai quanto si diverte lui… da ridere da morire”. Roberta: “Infatti per quel poco che l’ho conosciuto sta allo scherzo”. Lele: “Sì, sì, fa il finto malato”. Roberta: “Sì, l’ha già  fatto proprio ieri sera”. Lele: “Comunque impressione ottima, meravigliosa. Si prevede un grande futuro per te, amore”.
Gente insensibile: quello sta male davvero e pensano che finga.
Ora il povero infermo rischia grosso, anzi può dirsi fortunato: chiunque altro, al posto suo, sarebbe già  in galera.
Le richieste a Ruby “racconta cazzate, cerca di passare per pazza” in cambio di soldi sono un caso da manuale di inquinamento probatorio.
Per molto meno c’è l’arresto in flagrante. Ma lui, volpino, ha l’asso nella manica.
Dalla lettura delle carte già  s’intravede l’arma segreta: basta coltivarla e tutto andrà  per il meglio.
Dia retta a noi, Cavaliere, che le vogliamo bene. Lasci perdere i cattivi consigliori che le rubano parcelle da favola e la mandano a sbattere con le solite leggi ad personam o le solite ricusazioni che non funzionano mai.
Adotti la difesa di Michele Misseri modello Arcore.
Si presenti in tribunale con un’infermiera armata di stetoscopio e pompetta per la pressione.
Passare per pazzo, per lei, è più facile che per Ruby e per lo zio di Sarah: basta qualche cazzata di repertorio e il gioco è fatto.
La seminfermità  mentale non gliela leva nessuno.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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POLIZIOTTI INDIGNATI PER IL BUNGA BUNGA: “LA DIVISA E’ UN SIMBOLO, NON VA OFFESA”

Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile

I SINDACATI DI POLIZIA CHIEDONO CHE I PM FACCIANO CHIAREZZA SULLE SERATE AD ARCORE IN CUI L’UNIFORME SAREBBE STATA USATA IN GIOCHI EROTICI… “AGIRE NEI CONFRONTI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COME SI AGIREBBE VERSO UN QUALSIASI CITTADINO”

Sono “scoraggiati” e “indignati” per lo scandalo che ha investito, ancora una volta, il presidente del Consiglio.
Parlano a nome degli agenti, uomini e donne, che indossano la divisa della polizia di Stato, la stessa che, stando ai racconti di una testimone, sarebbe stata usata nel corso dei giochi erotici organizzati nella sala sotterranea del bunga bunga, nella villa di Arcore.
I sindacati di polizia chiedono che la magistratura vada avanti con il suo lavoro, e pretendono che venga fatta chiarezza su una pagina che li mette in imbarazzo.
Alcuni preferiscono non parlare. “Aspettiamo notizie certe” dicono, anche se poi, gli stessi, ammettono: “Se sarà  tutto confermato, è una vergogna”.
Tra quelli che commentano le ultime rivelazioni dell’inchiesta sui festini di villa San Martino, c’è Sebastiano Di Luciano, segretario generale della Uilps (Unione italiana lavoratori polizia di Stato): “Sinceramente non riesco a crederci. Non voglio fare un discorso di tipo politico, perchè come sindacato noi siamo soltanto per la legalità . In un Paese democratico, con organi democratici   –   dalla magistratura alle forze di polizia   –   si deve agire nei confronti del presidente del Consiglio come si agirebbe verso un qualsiasi cittadino. Non ci sono legittimi impedimenti che tengano”.
“Provo sdegno e riprovazione rispetto a questo vicende   –   dice il sindacalista, che parla a nome dei suoi cinquemila iscritti   –   a maggior ragione perchè coinvolgono un premier che può contare su un servizio di polizia di prim’ordine”.
Sull’utilizzo di una uniforme della polizia durante le ‘cerimonie’ erotiche che vedevano protagoniste le ragazze invitate dal premier, Di Luciano attacca: “E’ un’offesa allo Stato e alla polizia”.
Punto condiviso da Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap: “Se venisse tutto confermato, saremmo di fronte ad un’offesa gravissima e gratuita agli uomini e alle donne che indossano, ogni giorno, la divisa. Una divisa che rappresenta l’unità  dello Stato: è un simbolo e, se certe cose sono veramente accadute, sarebbe tutto molto degradante. La divisa non può essere usata come strumento di offesa per le donne. Ma sarebbe anche un’offesa anche nei confronti della Repubblica”.
E solleva un’altra questione: “Se è vero che nei festini sono state usate delle uniformi da poliziotte, bisogna chiarire se fossero vere o meno: nella prima ipotesi, infatti, saremmo di fronte alla violazione di una legge”.
Duro anche il giudizio della Consap, che “si schiera a tutela della professionalità  delle donne in polizia, vilipesa dai verbali delle intercettazioni che corredano la chiamata a giudizio del presidente del Consiglio”.
“Qualora queste indiscrezioni di stampa rivelassero un fondamento   –   sostiene il segretario generale, Giorgio Innocenzi   –   sarebbe un fatto gravissimo che colpisce l’alta professionalità  garantita dalle donne in polizia. Sarebbe altresì evidente il profondo disagio dell’intera categoria, nell’indossare una divisa che sarebbe stata ridicolizzata di fronte all’opinione pubblica nazionale ed internazionale. In tema di scelte di Governo sulla sicurezza, quelle che più ci stanno a cuore, i fatti che stanno emergendo appalesano nel nostro presidente del Consiglio, una personalità  sempre meno attenta all’agenda di governo, che si era evidenziata anche nell’assenza in occasione dei provvedimenti che hanno riguardato la sicurezza e la specificità  delle forze di polizia, che mai come in questo periodo si sono sempre chiuse con inaccettabili penalizzazioni economiche ed operative”.
Franco Maccari, segretario del Coisp (circa settemila iscritti, area centro-destra), si dice “scoraggiato”:
“Penso a vicende come quelle dei voli di Stato che hanno trasportato Mariano Apicella. Vicende che sono state archiviate. E’ scoraggiante vedere che le denunce, a volte, sono inutili”.
Sul caso di Villa San Martino, il rappresentante degli agenti punta il dito contro le carenze di uomini e mezzi, cui la polizia deve far quotidianamente fronte: “A fronte dell’uso improprio di uomini e macchine per servizi di scorte e tutela, penso al 113 che spesso non ha auto da inviare ai cittadini. Sono in polizia da 27 anni, e una situazione del genere non l’ho mai vista. E’ chiaro che intorno al premier ci devono essere degli agenti a garantire la sua sicurezza. Mi chiedo però cosa facciano. Il problema non è solo della scorta del premier: oggi, in Italia, più di due terzi dei poliziotti usati nelle scorte non servono, e si configurano come uno status symbol”.
Nel caso specifico del presidente del consiglio, Maccari lancia un appello ai poliziotti: “Rinunciate a qualche privilegio, come gli straordinari, e ribellatevi a questi servizi. E’ impensabile fare da scorta a personcine che non dovrebbero avere nulla a che vedere con queste attività  di vigilanza. Non si sa chi si porta, chi sono queste persone”.
“La magistratura faccia un lavoro a tutto tondo   –   conclude il sindacalista   –   Non voglio sapere con quante persone va a letto Berlusconi, ma voglio solo avere la garanzia che la legge si uguale per tutti”.
Enzo Marco Letizia, che guida l’Associazione nazionale funzionari di polizia, si dice certo che “gli agenti abbiano rispettato la legge”, ma si chiede al tempo stesso quale sia il dispositivo di sicurezza intorno alla villa di Arcore: “Mi auguro che ci sia un sistema di metal detector, fissi o portatili, per verificare se chi entra, può avere con se oggetti atti ad offendere”.
Più netto il giudizio sull’utilizzo di una divisa durante da parte delle giovani amiche del premier: “Se venisse confermato, sarebbe una cosa penosa. Non si scherza con i simboli istituzionali”.
In passato, lo stesso sindacato sollevò forti perplessità  in merito ad una posa sexy di Claudia Koll, fotografata in divisa da poliziotta: “Oggi, come allora, il nostro giudizio non può che essere critico”.

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NADIA MACRÃŒ RACCONTA: “A VILLA CERTOSA, NOI A TURNO A LETTO CON IL PRESIDENTE”

Gennaio 16th, 2011 Riccardo Fucile

“LE SUE FESTE TRA RAGAZZINE E DROGA”… LA TESTIMONIANZA DI POCHI MESI FA RESA DA NADIA MACRI’ GIA’ ANTICIPAVA QUANTO STA EMERGENDO NELL’INDAGINE SU RUBY

Nadia Macrì ha cambiato vita e lavoro: “Quando ero ospite di Silvio Berlusconi facevo l’escort, e lui sapeva. Ora sono una ballerina con un alloggio temporaneo. Ha letto i giornali? Il mio fidanzato mi ha cacciato di casa”.
Nadia Macrì è una ragazza di 28 anni, magra, bionda, emiliana.
Una fra tante.
Una ragazza che addolciva le serate del presidente del Consiglio: “Due volte nella villa di Arcore, l’ultima a fine marzo dell’anno scorso. Una a villa Certosa in Sardegna, nell’aprile 2009”.
Il racconto di Nadia è una sceneggiatura grezza per una pellicola a luci rosse.
Si aprono i cancelli di una residenza da favola.
Entro in taxi con Emilio Fede.
Lele Mora ci segue in autoblu con giovani e belle ragazze. Mora l’avevo incontrato grazie a un mio amico.
Nessun controllo, non ci chiedono neanche i documenti.
Iniziamo la cena, scherziamo. Berlusconi parla di politica, ci fa ridere, ci mette a nostro agio.
Il dolce, e via.
E poi passiamo in una stanza buia, senza finestre, tende chiuse al piano inferiore del salone di Arcore.
Sembrava il privè di una discoteca: luci basse, un palo per la lap dance.
Noi balliamo, ci spogliamo, ci baciamo. Molte ragazze erano in maschera, si toglievano i vestiti e restavano nude.
Quanti uomini dentro?
Solo il presidente, Mora e Fede guardavano e ci salutavano per tornare a casa.
E voi, a dormire?
No, allora inizia la seconda parte della festa. In otto, massimo dieci, un gruppo scelto, andavamo con Berlusconi nel centro benessere della villa con piscina di acqua termale e facevamo il bagno nude, e ci baciavamo.
Berlusconi faceva il bagno con voi?
Ci osservava. Ci diceva: “Girati, vieni tu, tocca a te”. Si ritirava in una stanza per i massaggi e una alla volta entravamo per un rapporto sessuale, cinque minuti ciascuna, le più adulte e anche le minorenni.
Minorenni?
Certo, ho conosciuto ragazze di 17 o quasi 18 anni come Ruby all’epoca. Molte straniere: marocchine, russe, soprattutto brasiliane. Non a villa Certosa, ma ad Arcore, tutte portate da Mora.
C’era Ruby?
C’era una ragazza marocchina, troppo giovane, troppo piccola per me, rimase a seno nudo dopo un balletto, girava ubriaca per le stanze di Arcore. Credo sia Ruby. Non era facile conoscersi, eravamo sempre una ventina.
Non parlavate tra di voi?
Sì, ma solo dei soldi e del trucco. A noi interessava essere pagate, anche le minorenni venivano pagate. A fine serata, nel suo ufficio, Berlusconi consegnava buste sigillate con contanti e il nome già  scritto. Io ho ricevuto 10 mila euro per due prestazioni sessuali, zero per la prima presentazione ad Arcore. Una minorenne si lamentò con me perchè aveva ricevuto solo 2 mila euro.
C’era droga?
Io ho fumato dell’erba. L’ho trovata lì, a villa Certosa. C’erano ragazze che fanno le ballerine in televisione e la fumavano in camera
Cocaina?
Non l’ho vista.
E Berlusconi fumava?
No, però all’inizio della cena faceva discorsi seri, poi con noi mi sembrava fuori di testa. Non ragionava più.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CASO RUBY, CHI SONO LE 14 RAGAZZE A MILANO DUE: “AFFITTO E REGALI IN CAMBIO DI SESSO”

Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile

PERQUISITE LE ABITAZIONI CHE BERLUSCONI HA CEDUTO IN COMODATO GRATUITO A 14 BELLISSIME RAGAZZE CHE VIVONO NELLO STESSO PALAZZO E RICOMPENSATE CON MOLTI SOLDI E ABITAZIONI DI LUSSO…TROVATE PROVE DEI VERSAMENTI E PERSINO GADGET DEL MILAN NEL QUARTIER GENERALE DELLE GIOVANI RECLUTATE PER LE SERATE AD ARCORE

Vivono tutte in un palazzo di «Milano Due», trasformato in una sorta di quartier generale.
Ragazze bellissime ricompensate con molti soldi e con abitazioni di lusso in uno degli stabili di via Olgettina 65, a due passi dall’ospedale San Raffaele, nel quartiere che lui stesso ha creato negli anni 70.
Appartamenti che Silvio Berlusconi ha ceduto in comodato d’uso alle ragazze che poi ospitava alle serate organizzate nella sua residenza di Arcore.
È stata Ruby a raccontarlo nel suo interrogatorio del 3 agosto e le verifiche effettuate dalla polizia hanno confermato che ad occuparsi di tutte loro era la consigliera regionale del Pdl in Lombardia Nicole Minetti mentre alle spese provvedeva Giuseppe Spinelli, il ragioniere che secondo i magistrati era «il fiduciario del presidente e risulta ricoprire vari ruoli in diverse società  della holding».
Alcune sono diventate famose partecipando a programmi e reality show di Mediaset.
Altre attendono la giusta occasione e intanto accettano con entusiasmo gli inviti del capo del governo. In tutto sono quattordici, ma la lista potrebbe anche allungarsi.
Ieri, quando i poliziotti hanno perquisito le loro case hanno trovato – oltre a numerosi giochini erotici – gioielli, foulard di seta, borse e vestiti griffati, gadget del Milan dedicati allo stesso Berlusconi, in particolare un orologio rossonero con la dedica «al presidente Silvio campione del mondo».
C’era una busta con i biglietti per la partita Milan-Real Madrid indirizzata a Emilio Fede ma regalati a una di loro.
Ma sono altre le buste ad aver destato l’interesse degli investigatori: contengono infatti la prova dei versamenti in contanti che oscillano tra i mille e cinquemila euro, oltre a numerose banconote di grosso taglio, anche cinquecento euro.
È il decreto di perquisizione firmato dai magistrati di Milano a rivelare quale fosse la contropartita offerte alle giovani donne.
Ma soprattutto il ruolo chiave avuto nell’inchiesta dalla stessa Ruby in quattro interrogatori che si sono svolti tra luglio e agosto: «I contenuti delle dichiarazioni testimoniali rese da Kharima El Mahroug il 2, il 6, il 22 luglio e il 3 agosto 2010 e il complesso degli atti di indagine compiuti – scrivono i pubblici ministeri – fanno ritenere che Nicole Minetti, in concorso con Emilio Fede e Lele Mora nonchè in concorso con ulteriori soggetti, abbia continuativamente svolto un’attività  di induzione e favoreggiamento della prostituzione di soggetti maggiorenni e della minore Karima, individuando, selezionando, accompagnando un rilevante numero di giovani donne, che si sono prostituite con Silvio Berlusconi presso le sue residenze dietro pagamento di corrispettivo in denaro da parte di quest’ultimo, nonchè gestendo e intermediando il sistema di retribuzione delle suddette ragazze a fronte dell’attività  di prostituzione svolta. La stessa minore il 3 agosto ha dichiarato che alcune delle giovani donne che partecipano ai suddetti eventi ricevono in corrispettivo da Silvio Berlusconi la disponibilità  gratuita di appartamenti ubicati a Milano Due».
Un racconto che è stato poi verificato con accertamenti svolti nello stabile e con controlli sull’attività  di Spinelli.
«Su questo punto – sottolinea l’accusa – si rilevano ampi riscontri investigativi che mettono in rilievo il ruolo svolto da Giuseppe Spinelli che era in costante contatto con Nicole Minetti. Sono state individuate le persone che dispongono di appartamenti a Milano Due e risultano essere beneficiarie di ulteriori erogazioni di denaro intermediate dalla Minetti e disposte da Silvio Berlusconi per il tramite di Spinelli e che comunque hanno partecipato agli eventi descritti svolgendovi attività  di prostituzione. Allo stato le risultanze non lasciano ipotizzare che Spinelli sia consapevole della natura retributiva dell’attività  di prostituzione. Hanno invece consentito di verificare come la minore Karima abbia frequentato la residenza di Silvio Berlusconi ad Arcore dal febbraio 2010 al maggio 2010».
La scelta di perquisire lo studio di Spinelli è dunque spiegata nello stesso decreto quando si afferma che «vi è fondato motivo di ritenere che presso gli uffici ubicati a Segrate-Residenza Parco 802, dove lavora Spinelli, possano rinvenirsi documenti, anche riversati su supporto informatico sulle abitazioni concesse in comodato d’uso alle ragazze e sussistono particolari ragioni di urgenza derivanti dalla possibilità  che i documenti possano essere distrutti o occultati».
In cima alla lista c’è Iris Berardi, diciottenne forlivese di origine brasiliana che nel 2009 partecipa a Miss Italia e diventa miss Rocchetta Bellezza.
Ha come vicine di casa Eleonora e Imma De Vivo, le gemelle napoletane diventate note perchè Silvio Berlusconi le definiva «un amuleto» e le invitava a tutti i Consigli dei ministri organizzati nel capoluogo campano durante l’emergenza rifiuti.
Dopo qualche mese hanno partecipato a L’Isola dei Famosi e non si ricordano ulteriori performance degne di nota nello spettacolo, ma evidentemente la frequentazione con il premier non si è mai interrotta tanto da decidere di trasferirsi a Milano.
Un appartamento è stato assegnato a una giovane che si chiama Elisa Toti, un altro ad Aris Espinoza.
Berlusconi è stato generoso pure con Barbara Guerra e Ioana Visan, alle quali ha ceduto l’uso di due abitazioni. I loro nomi erano già  emersi nell’inchiesta barese sulle ragazze reclutate dall’imprenditore Giampaolo Tarantini.
E fu proprio Giampy a raccontare: «Barbara Guerra l’ho conosciuta a Milano presentatami da un mio amico, Peter Faraone, mentre Ioana Visan detta Ana l’ho conosciuta tramite lo stesso Peter o Massimo Verdoscia. Sapevo che Barbara Guerra era una donna dello spettacolo, mentre sapevo che Ioana era una escort. L’8 ottobre 2008 ricordo di aver invitato le stesse a Roma unitamente a Vanessa Di Meglio, limitandomi per quest’ultima a pagare il biglietto aereo ed il soggiorno in hotel, quanto alle altre due, che venivano da Milano corrispondendo alle stesse anche una somma di denaro per l’eventualità  che potessero avere un rapporto sessuale con il presidente Berlusconi. Ricordo che sia Ioana Visan che Barbara Guerra si fermarono a casa del presidente. Per il 9 ottobre devo escludere di aver corrisposto altre somme di denaro alla Guerra ed alla Visan mentre confermo di non aver corrisposto alcunchè a Carolina Marconi».
Appartamento anche per Marysthelle Garcia Polanco, soubrette a Colorado Cafè su Italia1, la stessa trasmissione che ha fatto la fortuna della Minetti.
La dominicana ha sempre negato, ma la sera in cui Ruby fu portata in questura molti giurano di averla vista in compagnia della consigliera regionale mentre insieme attendevano il rilascio della giovane marocchina.
L’ufficio di Spinelli non è stato perquisito perchè è di proprietà  di Berlusconi e dunque è necessaria l’autorizzazione a procedere del Parlamento, ma l’obiettivo dei pubblici ministeri è ben evidenziato nel provvedimento: «Ottenere gli atti e i documenti relativi alla titolarità  delle abitazioni, ai soggetti che ne sostengono i costi compreso il pagamento delle utenze, ai soggetti che ne hanno la effettiva disponibilità , al ruolo di intermediazione svolto da Nicole Minetti o da terzi nella gestione dei rapporti concernenti le abitazioni».
Non solo. I magistrati hanno chiesto anche la documentazione che riguarda le ragazze che abitano negli appartamenti di via Olgettina e quelli delle altre donne che risulta abbiano partecipato ai festini.
In particolare Barbara Faggioli, nota per essere una delle vallette dello Show dei record su Canale5 e per aver preso parte a un paio di fiction; Miriam Loddo, della scuderia di Lele Mora, che vanta tra le sue apparizioni televisive quella al programma di Maria De Filippi Uomini e Donne con il ruolo di corteggiatrice; Alessandra Sorcinelli, approdata sul piccolo schermo perchè, recita il suo curriculum, «in un programma mattutino stesa su un lettino ambulatoriale prestava la sua immagine e il suo corpo statuario (e seminudo) ai vari dottori che spiegavano al pubblico a casa come si facessero determinate cure, massaggi o manipolazioni» e poi arrivata al real show Uno, due, tre, stalla!; Raissa Skorkina, nel 2005 ragazza immagine al Billionaire di Flavio Briatore, poi reclutata da Mora; Lisa Barizonte.
Tutte, questo dice l’accusa, «hanno ricevuto denaro da Spinelli o dai suoi collaboratori e dipendenti», ma i magistrati vogliono anche esaminare le carte sui «rapporti economico-finanziari gestiti dallo stesso Spinelli e intercorsi con Lele Mora o comunque con soggetti a lui riconducibili».

Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera“)

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NELLA NOTTE DEL FERMO DI RUBY UN FAX TRA DUE QUESTURE FA CADERE LA VERSIONE DI BERLUSCONI

Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile

LA RICHIESTA DELLA QUESTURA DI MILANO A QUELLA DI MESSINA DI COMPIERE ACCERTAMENTI E’ DELLE 2,40… MA LA RAGAZZA MAROCCHINA ERA STATA LASCIATA ANDARE VIA ALLE 2,30 DOPO LE PRESSIONI DEL PREMIER… LA PM FIORILLO PARLA CON UNA VOLANTE

Un fax da questura a questura.
C’è anche questo colpo di scena a scompaginare la versione ufficiale del “tutto a posto, quella notte in via Fatebenefratelli”.
In un documento come un fax sono segnate, lo sappiamo tutti, in maniera incontrovertibile data e ora.
C’è dunque la possibilità  di ricostruire l’esatta sequenza degli avvenimenti: e sono questi i passaggi cruciali che portano la procura milanese ad accusare di concussione Silvio Berlusconi e a chiedere il processo immediato.
Stiamo alle carte.
A Milano è arrivata Karima al Marough, detta Ruby Rubacuori, scappata da varie comunità  per adolescenti: bella e simpatica, cubista e ballerina da night, origini marocchine, vita spericolata.
È minorenne, compirà  diciott’anni il successivo primo novembre. Non è uno stinco di santo.
Tanto che – su denuncia di una ballerina trentenne, Katia P., che fa parte dell’agenzia di Lele Mora – è stata fermata nel tardo pomeriggio del 27 maggio 2010 dalla volante del commissariato Monforte con l’accusa di furto. Ed è stata portata per accertamenti (attenzione: non ha i documenti) nella questura centrale, in via Fatebenefratelli.
Le procedure d’identificazione filano lente e diritte finchè compare Silvio Berlusconi.
Inventa – è noto – la panzana della “nipote di Mubarak” per questa ragazza che, con un abito scollatissimo sulla schiena, sta imbronciata al fotosegnalamento.
E che gli arguti poliziotti ci credano o no, alla parentela altolocata, non è questione che riguarda il reato.
Il reato si perfeziona quando Karima viene fatta frettolosamente uscire dalla questura.
Berlusconi ha ottenuto quello che voleva: sembra o no un essere dotato dei super-poteri, riunendo in sè le forze della politica, dell’imprenditoria e di una ricchezza personale sconfinata?
Ad inceppare però questa volta l’ingranaggio non è un granellino di sabbia: sono le norme che in Italia difendono i minorenni in difficoltà . Che sono ferree e civili.
Ruby non è Patrizia D’Addario, quarantenne gentile e con registratore: Ruby è, comunque la si pensi, una “scappata di casa” diciassettenne.
E perciò la procura di Milano (Ilda Boccassini, Pietro Forno, Antonio Sangermano) deve – non può, deve, questo è il punto – cominciare ad accertare i fatti sugli “adulti” che possono aver approfittato di lei.
E così, passettino dopo passettino, ecco emergere gli incredibili (ma reali) festini di Arcore, con tanto di “bunga bunga”, rito da harem africano che viene rivelato per la prima volta nei secretati verbali d’interrogatorio dalla stessa Ruby (parte lesa).
E mentre sulla scena irrompono anche gli avvocati del premier, con un “controdossier” sulle feste nottambule “dove non c’è nulla da nascondere”, nemmeno i detective stanno con le mani in mano: ottengono informazioni su chi – ora travestita da sexi-infermiera, ora da porno-poliziotta – aveva ballato ad Arcore.
E “tracciando” il telefonino di Ruby, individuano che ad Arcore lei stessa è stata molte più volte di quanto sottoscritto a verbale. Ha omesso molti dettagli sul clamoroso ponte del 25 aprile, quando dal 24 al 26, senza mai allontanarsi, la minorenne resta ad Arcore: e in quei giorni va in villa anche Vladimir Putin, amicone di Berlusconi.
Berlusconi, dunque, interviene per Ruby soltanto perchè, come ha detto lui stesso, “è buono di cuore”?
È su questo scenario, da tenere ben presente, che si innesta l’accusa più forte, che tiene la competenza a Milano: quel reato – concussione – in voga nei tempi di Tangentopoli, è la conseguenza logica, per i pm e non solo, della notte di maggio in questura.
Perchè, tra il 27 e il 28, occorreva accertare senza dubbi l’identità  della minorenne Ruby-Karima. Avviene questo?
Per dire che Karima è Karima ci vuole o un documento o un testimone. A Milano, zero possibilità .
Bisogna dunque rivolgersi al luogo di residenza.
Ma, se guardiamo l’orologio, che cosa succede: sono le 2.30 e l’accertamento dell’identità , “funzionale all’affido” a Nicole Minetti, secondo la dottoressa Giorgia Iafrate è stato completato.
Ruby si alza dalla sedia e se ne andrà  con Nicole Minetti e con l’amica brasiliana Michelle Coincecao. Tutto sembra ok.
Se non fosse che il fax con la richiesta di accertamenti su Ruby, spedito dai poliziotti milanesi alla questura di Messina, porta stampigliato un orario diverso: le 2,40.
Di più: il documento nella questura messinese non ce l’hanno. Bisogna procurarlo.
E a che ora la volante messinese raggiunge i genitori della ragazza per chiedere se ce l’hanno loro? Soltanto alle quattro del mattino, secondo la relazione di servizio allegata agli atti del fascicolo.
A quell’ora Ruby è già  lontana.
Seconda questione, che emerge sempre dai tabulati telefonici richiesti e analizzati dalla Procura milanese.
Quella sera da Milano qualcuno prova a mettersi in contatto con Berlusconi sin dalle 19. È Michelle Coincecao, amica e a volte coinquilina di Ruby.
A sua volta, questa ragazza brasiliana è stata avvisata – curioso, ma vero – da Katia P., e cioè dalla ragazza che ha denunciato Ruby per furto.
Michelle prova e prova. Chiama molte volte il premier su un suo cellulare diretto (un numero, cioè, che non è quello da cui poi, Berlusconi chiamerà  il capo di gabinetto Pietro Ostuni).
La sua insistenza naufraga, perchè Berlusconi è a Parigi, all’Ambasciata d’Italia. E così per esporgli il “grave problema” gli manda un sms. Non solo. Questa attivissima Coincecao chiama anche il 113 (la telefonata viene registrata) e s’informa sia se la ragazza è lì in questura, sia dov’è la questura, sia quali sono le procedure che l’attendono.
E subito dopo dove va? In questura, per attendere.
Tanta sollecitudine viene premiata.
Finita la sua cena a Parigi, Berlusconi – c’è traccia nei tabulati – la richiama. Poco dopo – ancora i tabulati raccontano – Berlusconi chiama Nicole Minetti. E l’igienista dentale passata alla politica con il ciellino Roberto Formigoni si precipita di gran carriera in via Fatebenefratelli.
Terzo passaggio importante, facendo una piccola retromarcia nel tempo. È già  avvenuto un colloquio telefonico, passando attraverso il 113 tra la volante Monforte e Anna Maria Fiorillo, sostituto di turno della procura dei Minori. È stato registrato e i pm, qualche giorno fa, hanno acquisito le registrazioni. Stralcio di una di queste.
Pm Fiorillo: “Ma questa minore come si paga l’affitto?”.
Poliziotto: “Dice che fa la lap-dance”.
Pm Fiorillo: “Ma allora, è una sbandata! Bisogna affidarla ad una comunità !”. Più chiaro di così…
Alle 23.49 qualcosa però cambia sotto i neon della questura.
Da Parigi chiama il premier, che inventa a beneficio della liberazione rapida della sua ospite al “bunga bunga” la bufala, per certi versi anche geniale, dell’affinità  con il presidente egiziano.
È lui a chiedere ad un funzionario statale di “affidare” (parola sdrucciolevole) la ragazza al “consigliere regionale Minetti incaricata della presidenza del consiglio”.
In questura battono i tacchi. Ma obbediscono, per usare una parola del giudiziariese, “indebitamente”.
Per due motivi, oggi più comprensibili rispetto alle prime indiscrezioni di novembre. Il primo è che Nicole Minetti afferma con chiarezza che non ospiterà  lei la ragazza, ma sarà  la brasiliana dal telefonino rovente a farlo. Eppure, nonostante il pm Fiorillo (come da telefonate via 113) avesse escluso questo tipo di “affido”, le consegnano lo stesso la diciassettenne.
Il secondo sta nelle “norme” che proteggono chi si trova in difficoltà .
Quando si affida un minore ad una persona, i genitori naturali – così è – devono dichiararsi d’accordo.
Ma se – e questo lo sappiamo dal fax – la questura messinese sarà  avvisata alle 2.30 e la famiglia d’origine soltanto alle quattro del mattino, chi s’è dichiarato d’accordo?
C’è un terzo punto. Non è reato, ma “aiuta a capire” il contesto.
Non è mai – mai – stato detto alla pm Fiorillo che era intervenuto il presidente del consiglio.
Il telefono, la “sua” voce: tutto cambia quando chiama Berlusconi. E mentre nei fascicoli dei magistrati c’è la traccia dei vari i poliziotti che s’interpellano, compreso il diretto superiore della dottoressa Iafrate, notevole appare il questore: Raffaele Indolfi sparisce.
Viene informato dal capo di gabinetto di quel che sta accadendo: una sola chiamata. È già  tardi: dal suo telefono non parte alcuna telefonata. E non ne riceve più.
Ora veniamo all’articolo 317 del codice penale sulla concussione.
È vero o no che il premier, secondo l’accusa della procura milanese, in qualità  di pubblico ufficiale, “induce” i funzionari della questura ad riservare “indebitamente” un trattamento favorevole (“utilità “) a Ruby?
La decisione spetterà  ai giudici, ma la pena è la “reclusione da quattro a dodici anni”.
L'”utilità ” consiste nel fatto che la scombinata Ruby non viene trasferita in una comunità , cosa che lei (e forse non solo lei) teme, ma se ne va via.
Anche se per poco: ci finirà  lo stesso, in comunità , a Genova, dopo un breve ricovero per botte all’ospedale Fatebenefratelli.
E tra le compagne si vanta: “Ma sapete chi conosco io? Sapete chi mi ha regalato una macchina? E sapete chi…?”.
Ora credono di saperlo anche i pm.

Piero Colaprico
(da “La Repubblica“)

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