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REATI IN AUMENTO DEL 5,4%, CRESCONO I FURTI

Agosto 22nd, 2012 Riccardo Fucile

I SINDACATI DENUNCIANO I CONTINUI TAGLI…DOPO TRE ANNI DI FLESSIONE AUMENTANO BORSEGGI E SCIPPI

Effetto-crisi sui reati: dopo 3 anni di flessione tornano a crescere, con un aumento record dei furti in casa e nei negozi e dei borseggi.
Un trend da ricondurre, in buona parte, alle attuali difficoltà  economiche secondo il Sole 24 Ore, che ha elaborato dati raccolti dal Viminale per tracciare una mappa della situazione.
Nel 2011 i reati sono ammontati complessivamente a 2,76 milioni contro i 2,62 del 2010: il 5,4% in più.
Ma è dall’analisi nel dettaglio che arrivano le sorprese: i furti nelle abitazioni sono aumentati del 21%, arrivando a quota 205 mila; crescita analoga per le rapine, soprattutto ai negozi, che ammontano a oltre 40 mila.
I borseggi sono stati 134 mila e gli scippi quasi 17.700, con un rialzo rispettivamente del 16% e del 24%.
Milano ha la più alta incidenza di reati in rapporto alla popolazione: 7.360 ogni 100 mila abitanti, ed è prima per volumi, seguita da Roma.
Napoli è invece in testa per truffe (353 ogni 100 mila abitanti) e rapine (270 ogni 100 mila persone); negli scippi è invece seconda solo a Catania (quasi 100 ogni 100 mila persone) che svetta anche per furti di autovetture.
La piaga dei borseggi, infine, colpisce soprattutto Genova, Bologna, Milano e Rimini mentre le abitazioni più visitate dai ladri sono a Lucca, Pisa e Pavia.
Ad aumentare, quindi, sono proprio quei reati che più creano insicurezza nei cittadini.
Per contrastarli, servirebbero maggiori controlli e attività  investigativa, ma in epoca di tagli non sarà  facile – prevedono il Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) e l’Anfp (Associazione nazionale funzionari di polizia) – ricordando che il governo sta «tagliando un miliardo e mezzo ai Corpi di polizia».
E che la spending review «incide negativamente sull’operatività  delle forze dell’ordine: nella sola Polizia nel 2012 dovevano essere assunti 2.000 agenti ma verranno messi a concorso solo 400 posti per il blocco del turn over».
Preoccupato anche il Silp-Cgil: dopo i tagli decisi dal governo Berlusconi – avverte il segretario generale Claudio Giardullo – con la spending review «il sistema di sicurezza perderà  nei prossimi tre anni altri 18.000 operatori».
In merito il responsabile sicurezza del Pd, Emanuele Fiano, annuncia che alla ripresa dei lavori parlamentari ripresenterà  «sotto forma di mozione il testo dell’ordine del giorno approvato da governo e parlamento che prevede di annullare gli effetti dei tagli della spending review sui comparti sicurezza, difesa e soccorso pubblico».
A latere delle cifre, anche una polemica politica che investe la Capitale. il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli cita «l’aumento di oltre il 10% di borseggi e rapine», parla di una città  «sempre più pericolosa» e punta il dito contro Gianni Alemanno.
Ma il sindaco non ci sta e ribatte: «Nonostante le campagne di stampa fatte da alcuni, Roma nel rapporto tra reati e numeri di cittadini è al quinto posto, mentre Milano al primo».
Quindi «a Roma i reati, che in Italia aumentano ovunque, aumentano meno che da altre parti».

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LE SCORTE DEI GORNALISTI: BELPIETRO, FELTRI, VESPA E FEDE

Agosto 20th, 2012 Riccardo Fucile

RIEMERGONO I CASI DEI DIRETTORI DI GIORNALI ACCOMPAGNATI DAGLI AGENTI… E ANCHE TRADITI, COME NEL CASO DI FEDE, IL CUI CAPOSCORTA HA TESTIMONIATO CONTRO DI LUI AL PROCESSO RUBY

Cosa hanno in comune un politico condannato per mafia (vedi Marcello Dell’Utri), un ex ministro pluri dimissionario con sopra la testa un bell’appartamento acquistato a sua insaputa (vedi Claudio Scajola).
E una serie di prime firme del nostro giornalismo?
Sicuramente aver frequentato il Parlamento, senza dubbio una certa simpatia per il centrodestra. Una vaga fama godereccia.
Ma soprattutto: il servizio scorta.
La lista dei beneficiari non è amplissima, ma comunque carica di suggestioni, inciampi, inchieste e polemiche.
Del gotha fanno parte Maurizio Belpietro, Vittorio Feltri, Bruno Vespa, Emilio Fede e Vittorio Sgarbi.
Alcuni dati: esistono quattro livelli di scorta a seconda della gravità .
Nel grado più alto sono previste due o tre macchine blindate, con tre agenti per auto. In quello più basso, la macchina non è blindata e gli agenti sono uno o due.
Difficile, se non impossibile, quantificare realmente quante sono le personalità  coinvolte.
Le accertate sono attorno a 585, ma le variabili sono tali da non poter rendere il numero fisso.
Questo perchè in Italia non c’è un unico assegnatario, ma si passa dall’ispettorato del Viminale, al Reparto scorte di Roma (il più grande del Paese), fino agli ispettorati di Camera, Senato e Quirinale.
Senza poi escludere i Servizi Segreti. Tra questi reparti c’è chi ha avuto a che fare con Vittorio Sgarbi.
L’ex sindaco di Salemi è, strano a dirsi, il più agitato e polemico sull’argomento. Il giorno in cui gli è stata sospesa ha immediatamente rassegnato le dimissioni da primo cittadino.
Al grido: come osate!
Ristabilita, poi anche rafforzata, Sgarbi è stato protagonista all’aeroporto di Fiumicino di un qui pro quo con gli agenti dello scalo che hanno denunciato le continue angherie alle quali sono sottoposti dal critico d’arte.
La questione? Sempre la stessa: “Rifiuta di fare la fila, vuole sempre saltare la coda”. Parola del sindacato di polizia. Fino a quando “si è fatto inserire nella lista del Cerimoniale di Stato, da cui passano capi di Stato e personalità  internazionali”, continua la Silp Cgil.
Ovvia la smentita di Sgarbi.
Questione intricata anche per Maurizio Belpietro, in questi giorni protagonista con Libero di una battaglia (giornalistica) contro la scorta di Gianfranco Fini, da mesi ubicata in quel di Orbetello.
Il direttore vive sotto tutela dal gennaio 2003 (allora era al Giornale), dopo una lunga serie di minacce e una lettera recapitata con dentro due proiettili. Una sera è stato anche allontanato modello-Hollywood da un ristorante perchè davanti all’entrata era stato scoperto un furgone rubato con due soggetti dentro.
Ma l’apice è stato raggiunto quando si parlò di attentato con tanto di titoloni a tutta pagina, e la cronaca dettagliata di un inseguimento messo in atto da un capo scorta particolarmente solerte.
Vicenda poi archiviata dalla Procura di Milano.
Il tizio pericoloso pare fosse un semplice ladro.
Alter ego di Maurizio Belpietro è Vittorio Feltri. Ha difeso Gianfranco Fini, e chiesto di abolire la scorta per tutti, comprese le tre maggiori cariche dello Stato: “Ripeto: si considera superfluo o troppo oneroso un servizio così? Eliminiamolo eventualmente per tutti, senza discriminazioni in positivo”, ha scritto il condirettore del Giornale.
Anche con Fede c’è di mezzo la Procura di Milano.
Durante le udienze del processo Ruby, l’ex capo della sua scorta, Luigi Sorrentino, ha raccontato le abitudini dell’ex direttore del Tg4.
Abitudini che hanno portato il carabiniere a discutere prima, e venire allontanato poi, dal servizio offerto al giornalista.
All’epoca del bunga bunga arcoriano furono numerosi gli agenti pronti a ribellarsi scocciati (e avviliti) per dover assistere a certe pratiche.
Postilla: dopo la polemica scatenata da Libero contro Fini, il ministro Cancellieri ha annunciato la nascita di un “gruppo di lavoro” per valutare lo stato delle scorte. Peccato che in questo recente clima da spending review è stato accorpato l’Ucis, l’ufficio nato dopo la morte di Marco Biagi e già  preposto a tale funzione.

Franco Patrizi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ILVA, INTERCETTAZIONI CHOC: “DOBBIAMO PAGARE TUTTA LA STAMPA”

Agosto 4th, 2012 Riccardo Fucile

COME SI MUOVEVA LA DIRIGENZA DELL’ILVA… I PM: “COSI’ L’AZIENDA HA TENTATO DI ALTERARE I DATI DEL’INQUINAMENTO AMBIENTALE”

Un dirigente dice a un altro: «La stampa dobbiamo pagarla tutta».
I pm si presentano con un faldone di intercettazioni. Che compromettono pesantemente le posizioni degli indagati, lo staff dell’Ilva di patron Emilio Riva.
Che dimostrano l’inquinamento probatorio, e cioè il tentativo di alterazione dei dati sulla emissione dei veleni prodotti dallo stabilimento.
Ci sono intercettazioni in cui l’Ilva chiede conto al direttore dell’Arpa, Giorgio Assennato, dei risultati di una campagna di rilevamenti.
Questo avviene nel giorno in cui l’Ilva si presenta al Riesame (con il suo nuovo presidente Bruno Ferrante) perchè vuole contestare le conclusioni a cui è giunta l’accusa.
L’udienza fiume iniziata alle 9 del mattino in un clima surreale, con il Tribunale completamente isolato dalle forze dell’ordine, e un corteo “solidale” con gli imputati bloccato dallo stesso presidente Ferrante che non intende più «manovrare» i suoi dipendenti, e si è conclusa alle 9 di sera.
I giudici hanno tempo fino al 9 agosto prima di decidere sulla scarcerazione degli indagati e sul dissequestro degli impianti.
Udienza drammatica di un’inchiesta giudiziaria dagli esiti imprevedibili, perchè il Riesame potrebbe confermare il sequestro degli impianti e far accelerare le procedure di spegnimento degli impianti, rompendo così quell’«armonia» costruita tra Bari e Roma di attiva convergenza tra governo, regione, azienda ed enti locali.
Nel giorno in cui Palazzo Chigi nomina un commissario per bonificare Taranto, l’acciaieria più grande d’Europa rischia la chiusura se la proprietà  non rispetterà  le prescrizioni stabilite dal gip Todisco.
«Non ci dormo la notte al pensiero che 20.000 persone rischiano di non lavorare più». Francesco Sebastio, procuratore di Taranto, in una pausa del Riesame, risponde alle domande dei giornalisti.
Mentre un legale degli imputati commenta amaro: «Dopo sei ore di discussione, le posizioni sono cristallizzate. Non si fanno passi avanti».
I legali dell’Ilva si presentano con le memorie e controperizie da depositare: «Lo stabilimento Ilva di Taranto esercisce nel pieno e indiscusso rispetto di una legittima Autorizzazione integrata ambientale, emessa dalla competente pubblica amministrazione nell’agosto 2011. Anche le contestazioni elevate in passato non hanno mai individuato presunti sfondamenti dei limiti di emissione. Dal 1998 al 2011 lo Stabilimento Ilva di Taranto ha investito, solo in tecnologie finalizzate alla tutela dell’ambiente e della salute, circa un miliardo e centouno milioni e 299 mila euro, pari al 24% degli investimenti totali. Le polveri? I livelli di Taranto sono considerevolmente inferiori a quelli medi annui registrati nelle aree urbane del Nord Italia, e anche a Firenze o Roma».
Insomma, una radicale contrapposizione rispetto ai dati emersi dall’incidente probatorio, i cui esiti, dice il procuratore Sebastio, sono ormai «una prova del processo».
Naturalmente il «processo» avviene nell’aula del Tribunale del Riesame.
E le affermazioni di accusa e difesa raccolte nei corridoi del Tribunale ne sono una fedele rappresentazione.
Sebastio sostiene che la ricostruzione della memoria dell’accusa fatta ai giudici dal pm Buccoliero è molto netta: «L’Ilva sostiene di aver rispettato i parametri indicati dall’Aia, dall’Autorizzazione integrata ambientale. In realtà  l’Aia fa riferimento alle emissioni convogliate, cioè quelle che escono dal camino E 312. Ma noi invece abbiamo dimostrato che il problema è rappresentato dalle emissioni diffuse (parchi minerari) e fuggitive. In un anno i controlli effettuati sono stati soltanto tre e preavvisati. Occorrono campionamenti continui. Dove sono stati scaricati i sacchi di diossina presi e caricati a spalle?».
Il procuratore aggiunto Pietro Argentino aveva presentato un’istanza per spostare a metà  settembre la decisione sul sequestro dello stabilimento.
Istanza respinta dal Riesame per gli evidenti «rilevanti interessi socio economici» che impongono una decisione immediata.
L’accusa si è rivolta ai giudici del Riesame con un quesito: «A Genova è sorto lo stesso problema di Taranto. Tra il 2002 e il 2005 l’area a caldo è stata sequestrata (ottenendo le conferme del Riesame e della Cassazione) ed è stata trasformata in area a freddo. Perchè non si può fare la stessa cosa a Taranto?».
La nuova Ilva di Bruno Ferrante è ottimista.
Anche se quelle intercettazioni telefoniche depositate ieri mattina sono compromettenti, l’importante è guardare al futuro, voltare pagina.
Che ha deciso di ritirarsi da tutti i contenziosi sollevati, e con la presenza del suo presidente Ferrante nell’aula del Riesame conferma la volontà  di difendersi «nel processo e non dal processo».

Guido Ruotolo
(da “La Stampa”)

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IL COMMISSARIO BONDI PROPONE IL TAGLIO ALLE SCORTE DEI POLITICI DELLA CASTA IN NOME DELL’ETICA PUBBLICA

Giugno 14th, 2012 Riccardo Fucile

INVIATO IL TUTTO AL COMITATO INTERMINISTERIALE…IL PACCHETTO COMPLETO PUNTA A RISPARMIARE 5 MILIARDI DI EURO

Il commissario Enrico Bondi propone una ”ricognizione” di tutte le scorte di polizia e carabinieri, in modo da arrivare a una drastica riduzione.
C’è anche questa valutazione nella relazione presentata dal tecnico chiamato per i tagli alla spesa dal governo di Mario Monti.
Bondi ha inviato la proposta al comitato interministeriale guidato dal presidente del Consiglio. La mission è di recuperare dai tagli circa cinque miliardi di euro, ma di questa montagna di risparmi all’acquisto di beni e servizi che si ricaverebbero attuando le misure identificate da Bondi, quelli che deriverebbero dal taglio delle scorte non sarebbero moltissimi.
Tuttavia il Commissario, che all’epoca del risanamento di Parmalat girava su una Fiat Uno e alloggiava in una pensione a tre stelle, ha sottolineato che al di là  dei milioni risparmiati si tratterebbe di una questione di etica pubblica.
Infatti dai primi riscontri sembra che godono di una scorta anche personalità  che non corrono alcun rischio per la propria sicurezza.
Nel nostro paese sono poco più di 550 le persone sottoposte a scorta o tutela.
Ad esse sono dedicati oltre 2mila uomini delle forze dell’ordine e militari che quotidianamente si alternano nei servizi di protezione.
I numeri aggiornati sugli scortati sono stati forniti nel corso della riunione del 17 maggio scorso del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto al Viminale dal ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri.
In quell’occasione c’è stata una revisione del quadro tutelati, all’indomani dell’attentato all’ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, rivendicato dagli anarchici e degli attentati alle sedi di Equitalia.
Il ministro aveva confermato “l’esigenza di mantenere alto il livello di attenzione e di vigilanza, rafforzando i dispositivi di sicurezza nei confronti di obiettivi sensibili e di persone esposte a specifico rischio”.
Le indicazioni sulle personalità  da proteggere arrivano dalle prefetture sul territorio all’Ucis (Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale) che dispone le misure di tutela.
Queste ultime sono diverse a seconda del livello di protezione che richiede il personaggio da tutelare.
Si va dal primo livello, indicato come “rischio imminente ed elevato”, che impiega fino a tre auto blindate e sei agenti, fino al quarto livello, di “basso rischio”, che prevede un’auto non blindata e un autista.
Le scorte lievitano — secondo quanto lamentano sindacati di polizia — anche perchè è difficile toglierle: ad esempio, a chi ha un incarico istituzionale viene assegnata la tutela; ma capita spesso che, una volta cessata dalla carica, la persona continui a godere della scorta.

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TAGLI ANCHE AI CARABINIERI: 113 MILIONI DI EURO IN MENO, PARCO MACCHINE RIDOTTO DI 9.000 UNITA’

Giugno 11th, 2012 Riccardo Fucile

RISPARMI SULLE SEDI DI STAZIONI E CASERME, ELICOTTERI, MOTOVEDETTE, NUCLEI SUBACQUEI, CAVALLERIA, TELEFONIA E AUTO DI SERVIZIO… TUTTO PER “MIGLIORARE IL SERVIZIO”

Anche l’Arma è stata chiamata a fare la sua parte nella “spending review” generale.
E anche se l’imperativo è di mantenere inalterata la capacità  operativa, e anzi se possibile aumentarla, questa volta si taglia sul serio.
Il comando generale dei carabinieri conta di risparmiare 113 milioni di euro, ma potrebbero essere di più perchè si stanno esaminando molte opzioni per quanto riguarda le sedi di stazioni e compagnie, abbandonando gli immobili presi in affitto negli anni e trasferendole in edifici demaniali oppure confiscati alla criminalità .
Un esempio per tutti: nei mesi scorsi si dava ormai per scontato che avrebbe chiuso la storica stazione “Via Veneto”, ospite di un immobile privato in via Boncompagni, il retro di una chiesa, in una posizione cruciale perchè a pochissima distanza dall’ambasciata americana, da diversi ministeri e dai grandi alberghi della Dolce Vita.
Troppo oneroso il canone di affitto.
Ma siccome un presidio in quel quartiere è davvero indispensabile, i carabinieri resteranno, sia pure traslocando in un altro edificio, a canone molto più ragionevole.
E’ uno sforzo corale, quello che riguarda gli immobili, in cui sono stati chiamati a darsi da fare sia i generali che comandano le Legioni, sia i comandi provinciali, fino ai marescialli che comandano le stazioni perchè si trovino soluzioni a costo zero o quasi.
Per una volta, insomma, sotto l’urto di una crisi che davvero non ha precedenti, la polizia e i carabinieri stanno affrontando il problema della riorganizzazione sul territorio. E lo fanno assieme.
Al proposito resta memorabile un’istantanea, il 2 giugno, poco prima della Parata: il generale Leonardo Gallitelli, comandante dell’Arma, in grande uniforme, è arrivato sottobraccio con il prefetto Antonio Manganelli, capo della polizia, in grisaglia ministeriale blu.
Confabulavano come vecchi amici che stanno riuscendo in un’operazione titanica.
Gli elicotteri, per dire, sono sempre stati un reparto a sè. Polizia e carabinieri avevano i loro. In nome della “spending review”, l’Arma ha deciso di sopprimere 3 Nuclei elicotteristici e di contrarre i numeri in quelli restanti, costosi in manutenzione e in uso.
Là  dove restano i carabinieri, però, chiude la polizia. E viceversa.
Stesso discorso per le motovedette.
In futuro non capiterà  più, salvo casi eccezionali, di vedere un’imbarcazione della polizia dondolarsi all’attracco accanto a una dei carabinieri.
L’Arma chiude la metà  dei siti e mette in disarmo la metà  dei natanti. Sostanzialmente restano attive solo le motovedette d’altura per le esigenze delle isole minori e del contrasto all’immigrazione clandestina.
Anche i reparti di subacquei vengono ridimensionati, in coordinamento con la polizia: ai carabinieri ne resteranno 3 in tutt’Italia.
La sforbiciata non risparmierà  alcuni simboli.
La cavalleria ne esce ridimensionata. Viene quindi ridotto l’organico dello squadrone Corazzieri e vengono chiusi anche 4 Squadre a cavallo in giro perl’Italia.
I quadrupedi, purtroppo, costano molto in termini di stalle, veterinari, mangimi.
Ma i risparmi maggiori, quelli che determinano il successo o l’insuccesso dell’operazione, verranno da alcune iniziative che si potrebbero definire “manageriali”.
I nuovi software hanno permesso di sfoltire i reparti di comando, amministrativi e logistici e quindi daqui si risparmiano 2.337 militari che andranno a rafforzare la reteterritoriale.
Complessivamente, poi, i carabinieri fanno a meno di 9000 automobili.
Come tante famiglie qualsiasi, poi, i carabinieri investono sui telefoni cellulari (le cui tariffe convenzionate sono ottime) a discapito dei telefoni fissi; abbandonano le linee Isdn e Adsl private superate da nuovi acquisizioni di reti digitali e satellitari. Infine si sa provvedendo ad ammodernamenti in alcune caserme più significative in termini di risparmio energetico e impianti fotovoltaici.
L’Arma si fa “green” e intanto risparmia anche sulla bolletta.

Francesco Grignetti
(da “La Stampa”)

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RIECCOCI COI TAGLI ALLA POLIZIA: PREVISTI ALTRI 65 MILIONI IN MENO PER LA SICUREZZA

Giugno 6th, 2012 Riccardo Fucile

RIDUZIONE DEL PARCO AUTO PER 2 MILIONI, DIMEZZATE LE SEDI LOCALI DELLA POSTALE, RIDUZIONI PER LA FERROVIARIA E LA STRADALE… VIA LIBERA AGLI SPACCIATORI DI PALLE

E ora che si entra più nel dettaglio della «spending review» al ministero dell’Interno, ecco la dolorosa verità .
La polizia di Stato è chiamata a risparmiare 65 milioni di euro dal proprio bilancio con un’operazione chirurgica di riorganizzazione.
«Non si tocchi il sistema della sicurezza», è il mantra che viene dai piani alti del ministero.
Già , ma intanto si taglierebbero le sezioni distaccate della polizia postale della metà .
Per fare un esempio, nel Lazio sarebbero di fatto chiuse le sezioni di Rieti, Viterbo, Frosinone e Latina; resterebbero operative solo quelle di Roma e del compartimento del Lazio.
Lo stesso nelle altre regioni dove resterebbero operative quelle delle grandi città , dei compartimenti, e dove c’è una direzione distrettuale antimafia.
La riorganizzazione viene spiegata dal successo delle indagini telematiche che non hanno bisogno di un ufficio fisico in ogni capoluogo.
Stessi tagli ai presidi della polizia ferroviaria, che ha una pianta organica legata a una realtà  delle ferrovie ormai desueta.
E della polizia stradale, anch’essa ferma alla rete stradale degli anni Sessanta.
Ci saranno molti accorpamenti tra distaccamenti.
Da queste operazioni su polizia postale, stradale e ferroviaria si prevede di recuperare 6 milioni di euro. E non è affatto scongiurata la chiusura di 17 prefetture minori (e questure), anzi.
E ancora: 56 milioni di euro dovrebbero venire dal mancato ripianamento delle piante organiche per il personale tecnico-scientifico; la Scuola Superiore di Polizia finirà  in seno alla Direzione Centrale per gli Istituti di Istruzione; 2 milioni di euro dovrebbero essere recuperati dal trasferimento del Centro elaborazione dati presso la sede di Napoli; 1 milione di euro verrà  dalla riduzione del parco auto, passando in dieci anni dagli attuali 22 mila a 18 mila mezzi.
Una terza azione di risparmio verrà  dal coordinamento tra polizia e carabinieri.
Si sta procedendo a una revisione drastica e concordata del naviglio: là  dove resterà  il presidio di un corpo andrà  via l’altro e viceversa.
Ma ci si attende anche un congruo risparmio, in termini di costi e di procedure, da un’abile riscrittura dei contratti di approvvigionamento.
I contratti infatti resteranno «aperti», il che vuol dire che per determinati acquisti-fotocopia, che siano auto di servizio o pistole o divise, un corpo di polizia potrà  approfittare in un secondo momento del contratto predisposto dai cugini.
Alla sola notizia che si mette mano alle prefetture e ai presidi di polizia, però, è sollevazione dei sindacati.
«Il perdurare del silenzio del ministro – scrivono – può soltanto alimentare il sospetto che la “spending review” possa risolversi esclusivamente nell’ennesimo taglio lineare piuttosto che in una riorganizzazione efficiente ed efficace».
Chi, dopo i tagli di 2,5 miliardi voluti dal governo Berlusconi, sperava che almeno questa volta si affrontasse il problema sicurezza in termini diversi, rimarrà  insomma deluso.

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ALLARME AL VIMINALE: MA NON E’ ALLARME BOMBA, SOLO BOLLETTE NON PAGATE

Giugno 5th, 2012 Riccardo Fucile

I DEBITI DA PAGARE HANNO RAGGIUNTO UN MILIARDO DI EURO: sSI TRATTA DI AFFITTI E BOLLETTE ARRETRATE… VERSO LA CANCELLAZIONE DI MOLTE SEDI LOCALI

Il Viminale è squassato da settimane in vista dei tagli annunciati. Si è sparsa la voce nei giorni scorsi che esisterebbe una lista di 17 province (con relative questure e comandi dei vigili del fuoco) da chiudere, o meglio accorpare alla provincia limitrofa.
Ovviamente si parla delle realtà  più piccole, sotto i 200 mila abitanti, e più recenti.
Uno dei criteri è di evitare scossoni a realtà  dove il capoluogo di provincia è antecedente al 1994. «è la Schindler’s list dei diciassette», la definisce un sindacalista.
Ma c’è di peggio. Il ministero dell’Interno avrebbe un debito occulto di 1 miliardo di euro in bollette telefoniche e affitti non pagati per effetto dei tagli lineari di Tremonti degli ultimi due anni.
Piccoli dettagli sui quali Maroni non aveva mai avuto nulla da denunciare.
Quindi pare che la ministra Annamaria Cancellieri abbia chiesto una deroga per il Viminale.
Deroga che Monti, pur comprendendo che si approssima una stagione calda sul fronte dell’ordine pubblico e della sicurezza, addirittura con rischi di ripresa del terrorismo, non ha potuto concedere.
Tagli hanno da essere e tagli saranno.
Nei corridoi ministeriali si parla quindi della chiusura, oltre di un certo numero di prefetture e questure, anche di altre decine di uffici minori.
Sono in bilico i micro-presidi della polizia postale o della polizia stradale, ad esempio, che verrebbero accorpati anche questi all’ufficio di polizia più vicino.
Così facendo, considerando che spesso sono ospiti in immobili presi in affitto, si risparmierebbe sui canoni.
E più di qualcuno ammette che ne guadagnerebbe anche l’efficienza perchè quando un presidio scende sotto una certa soglia in pratica sopravvive a sè stesso.
«Quella che è annunciata dal governo come razionalizzazione della spesa, assomiglia sempre più alla politica dei tagli lineari», dice polemico Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell’Anfp, l’associazione nazionale dei funzionari di polizia. «è un modo di agire che contestiamo fortemente, perchè la sicurezza non è una materia che può essere lasciata a conti di ragioneria: i crimini possono verificarsi anche in zone con scarsa densità  di popolazione. Qualche forma di razionalizzazione ci può anche trovare d’accordo. Ma non mi si dica che quella del questore, anche nelle sedi più piccole, è una poltrona da tagliare. Quegli incarichi non sono affatto comodi».
«Al momento – gli fa eco Giorgio Innocenzi segretario generale della Consap, Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia – non sappiamo ancora il contenuto del testo. Filtrano solo voci e indiscrezioni. Si parla della soppressione delle prefetture al di sotto dei 200mila abitanti, oltre a una generale riduzione dei servizio».
Si vocifera di un durissimo braccio di ferro che attraversa il ministero.
«Se possibile, sono ancora più preoccupato di prima – dice anche Claudio Giardullo, segretario del SilpCgil – perchè capisco che non c’è un comune punto di vista al ministero. E poi: la ministra gira i territori, ultima la visita a Perugia dove c’è una devastante guerra tra maghrebini e albanesi, dà  rassicurazioni che non si abbassa la guardia, e poi va a tagliare proprio sui presidi di polizia? C’è poco da girarci attorno: se chiudi un distaccamento di polizia stradale, l’effetto su strada ci sarà  eccome».
Oggi, comunque, al posto della prevista riunione con la ministra, i sindacati di polizia, dei vigili del fuoco e del personale prefettizio si vedranno lo stesso. Metteranno giù un comunicato che s’annuncia di fuoco.
Agitazioni sono in vista.

(da “La Stampa“)

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CENTO CARABINIERI A GUARDIA DI VILLA CERTOSA, DIMORA SARDA DI BERLUSCONI : UN’ ASSURDITA’

Maggio 4th, 2012 Riccardo Fucile

GLI ITALIANI PAGANO LE FORZE DELL’ORDINE PER FARE LA GUARDIA A UN BIDONE VUOTO, DOVE L’EX PREMIER TRASCORRE SOLO POCHI GIORNI ALL’ANNO

In epoca fascista era un modo di dire: fare la guardia al bidone (inteso, di benzina).
Oggi gli italiani pagano i rappresentanti delle loro forze dell’ordine per fare la guardia a un bidone che vale sì centinaia di milioni di euro, ma è vuoto.
Si tratta di villa Certosa, la residenza estiva di Punta Lada, Porto Rotondo, Sardegna, Costa Smeralda, di proprietà  dell’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Non che il Cavaliere compaia nell’assetto proprietario.
Lui va fiero delle sue serre, orti botanici , sculture greche appoggiate sulla piscina.
Ma la dimora è intestata alla Idra Immobiliare, sede a Milano, del geometra Giuseppe Spinelli: lo stesso che fungeva da bancomat per le “Olgettine”, quelle ragazze poco vestite che allietavano le notti di Arcore.
Villa Certosa è vuota per gran parte dell’anno.
Berlusconi si concede qualche weekend e un periodo estivo variabile a seconda degli impegni.
Ma evidentemente le ragioni di sicurezza sussistono anche per le mura della villa: 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, villa Certosa è pattugliata dai carabinieri.
Sarà  presidiata per altri due anni, obbligatoriamente. Lo dice la legge.
Solo che non si capisce come ogni dimora dell’ex premier (da Arcore, a palazzo Grazioli, fino appunto alla Certosa) possa essere considerata alla stregua di una residenza di Stato.
I “guardiani” della villa dell’ex premier sono 35 o 40 carabinieri, a seconda delle esigenze.
I militari presidiano i tre ingressi della villa: il principale, in via Strada della Certosa; il secondario, su via Punta Lada e, infine, quello più sicuro, solitamente utilizzato da Berlusconi, sulla strada privata che porta all’entrata dal Golfo di Marinella.
Negli ingressi della Certosa, infatti, ci sono almeno un’auto o una camionetta dei carabinieri con un minimo di tre militari di ronda per ogni ingresso.
Un presidio 24 ore su 24, con 4 turni da 6 ore, garantito da almeno 35 uomini.
L’ammontare degli stipendi per i militari destinati alla vigilanza nel buen retiro sardo di Berlusconi è di 700 mila euro l’anno.
Ma non è finita qui.
Si sa che l’estate è la stagione propizia per feste, vulcani finti, nani, ballerine e, appunto, militari.
All’arrivo di Berlusconi la vigilanza viene incrementata da almeno altre 6 unità  provenienti dal Reparto speciale dei Cacciatori di Sardegna di Abbasanta.
Quelli, tanto per intendersi, che avevano il compito di perlustrare tutti gli anfratti nelle montagne della Barbagia a caccia di ostaggi all’epoca dei sequestri di persona nell’Isola.
Che c’entra Berlusconi con un reparto dei carabinieri di eccellenza?
C’è da tener d’occhio il parco della Certosa: di decine di ettari.
La viglianza sulle ferie di Berlusconi, però, si estende dalla terra al mare.
Infatti c’è anche la motovedetta dei carabinieri chiamata a presidiare lo specchio d’acqua antistante villa Certosa.
E non c’è verso che qualche militare possa essere destinato ad altri compiti: per esempio, garantire la sicurezza di Olbia e la Gallura, un territorio con un tasso di criminalità  in aumento. Bisogna sperare che Berlusconi decida di trascorrere le vacanze alle Bermuda, perchè altrimenti d’estate i militari a garanzia della sua sicurezza arrivano alla cifra di 100 uomini. Non si sa mai che qualche attentatore travestito da velina possa beffare il corposo servizio d’ordine.

Costanza Bonacossa
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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RIFLETTENDO SULLA MORTE DI UN FRATELLO IN GIACCA BLU

Marzo 26th, 2012 Riccardo Fucile

IN RICORDO DI GIUSEPPE JACOVONE, AGENTE DELA POLIZIA DI STATO, MORTO FACENDO IL PROPRIO LAVORO A DIFESA DI UNA COMUNITA’ INDIFFERENTE

Non lo fai per una questione di soldi ma lo fai e basta, perchè è quello che senti ed è ciò che è giusto fare ed è per questo forse che è morto Giuseppe Iacovone, Agente scelto della Polizia di Stato, caduto ad Isernia a seguito di un incidente stradale mentre inseguiva un SUV che si era dato alla fuga.
Non lo fai perchè vuoi le medaglie o qualche soldo in più, a fine mese sempre 1300 euro sono, ne ammanetti 5 o 10,   o nessuno non cambia nulla ma questa vita ha un senso e non può non averlo.
Per quanto assurdo sembri quando ti lanci dietro a un folle che scappa con una macchina a tutta velocità  non ci pensi minimamente al tuo stipendio, alla tua vita, alla tua famiglia a quello che lasceresti: ti lanci, lo insegui e capita che muori perchè quella è la tua vita e quello era ed è il tuo dovere.
Ci possiamo pure arrabbiare ma lo sappiamo dal primo giorno, le statistiche poi parlano chiaro, gli esponenti delle forze dell’ordine numericamente non muoiono nel fragore o con l’onore delle armi ma muoiono banalmente   per colpa dei potenti cavalli a motore quali sono le moderne autovetture.
Quello che però mi fa arrabbiare è il silenzio, la capacità  di questo sistema di informazione immerso nel disinteresse della pubblica opinione che non si preoccupa di chi siano davvero i poliziotti tranne se li arrestano per qualche nefandezza, sono violenti o quando fanno scalpore e generano chiacchierare scandalizzate nei bar… ma quando muoiono nell’interesse della collettività  durante l’espletamento del servizio ecco che i media si fanno di nebbia e a parte solo qualche lancio di agenzia striminzito limitandosi a darne il triste annuncio in sordina e senza poi così tanto rispetto.
Ed è quindi nel silenzio dei canali di informazione che ci lascia Giuseppe a soli 28 anni, troppo pochi per una vita, ma abbastanza per i suoi cari, i suoi amici e i suoi colleghi per non onorarlo come sarebbe giusto.
Restituiteci o meglio dateci il beneficio della morte bianca, i nostri non sono considerati morti bianche,   perchè in Italia lo sbirro deve mettere in conto anche di morire ma non importa come, se muore fa parte del mestiere ma nella più assoluta indifferenza la sua dipartita quasi non esiste nelle cronache al contrario di ben più blasonati ergastolani come Bernardo Provenzano di cui il dolore del figlio ha “inspiegabilmente” trovato molta più enfasi rispetto a come muore un servitore dello stato.
Chissà  perchè poi ?
Ma dove andrà    a finire una società  che celebra i delinquenti e seppellisce gli eroi quotidiani ?
Giuseppe ci lascia quindi   con questo dubbio oltre che con il dolore, la rabbia e lo scoraggiamento di valere sempre meno in mezzo alla strada e davanti ai media come uomini, persone e operatori della forza pubblica.

(da “paroleingiaccablu”)

argomento: polizia, radici e valori, Sicurezza | Commenta »

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