Agosto 19th, 2011 Riccardo Fucile
L’ARBITRO FISCHIA, LA CASTA E’ IN TRIBUNA: ANCHE LA ROMA DISTRIBUISCE 2.000 BIGLIETTI GRATUITI, A NAPOLI ENTRANO PURE SENZA CONTROLLI….OGNI EVENTO MUSICALE AL MEAZZA DI MILANO VEDE CENTINAIA DI BIGLIETTI OMAGGIO DISTRIBUITI DAL COMUNE
Siamo al primo sciopero della casta: la diserzione da tribune d’autorità e d’onore per protesta contro il presidente latinista della Lazio Claudio Lotito.
Le ragioni dello scontro sono appendice di una guerra più vasta, che da mesi oppone Lotito al Coni di Gianni Petrucci, laziale allevato alla scuola dc dei Matarrese poi vicino a Cesare Previti. La questione riguarda il canone d’affitto dell’Olimpico, di proprietà del Coni, e tra debiti e pagamenti Lotito non vuole più riconoscere a Petrucci la bellezza di 1311 posti gratis per ministri, sottosegretari, manager pubblici, direttori di giornali, consiglieri regionali, provinciali, comunali e di circoscrizione, portaborse finanche uscieri e autisti di Palazzo.
Così suddivisi: il 50 per cento della tribuna autorità (115 posti); due palchi d’onore (25); l’intera tribuna d’onore destra (411), 60 posti in tribuna d’onore sinistra; 400 in tribuna Monte Mario; 200 posti di servizio; infine 100 nei distinti.
Tutti “portoghesi” autorizzati.
Ieri sera invece, la Lazio ha concesso al Coni “solo” 350 tagliandi omaggio, quasi mille in meno.
A Roma, l’ingresso gratuito all’Olimpico è uno status symbol radicato, ambitissimo e bipartisan.
Una volta era il vezzo ostentato dal generone romano di matrice andreottiana.
La lista è molto lunga. Se si prendono in esame solo le partite di cartello degli ultimi due campionati, sulle poltroncine imbottite di colore blu con lo stemma del Coni si notano in ordine sparso: Casini, Fini, Gasparri, Cicchitto, Matteoli, Fiori, D’Alema, Rutelli, Meloni, Previti, l’ex dg della Rai Masi con la fidanzata, il direttore di Panorama Mulè, quello del Tg5 Mimun, La Russa, Romano, Miccichè, Alfano, Nitto Palma, l’ex governatore del Lazio Marrazzo, Elio Vito, l’ex moglie di Fini Daniela Di Sotto e pure il figlio del capo dello Stato, Giulio Napolitano.
In prevalenza romanisti e laziali, i politici (un tempo a deputati e senatori bastava esibire il tesserino da parlamentare ma oggi non è più così) di solito si rivolgono a Petrucci a metà settimana.
Comunicano la quantità di biglietti desiderati poi mandano gli autisti a ritirarli.
Una pacchia.
E quando c’è il derby della Capitale in tribuna autorità si registra il pienone di leader, almeno 60 posti in piedi sono riservati agli uomini delle scorte.
Scrocconi e violenti anche, a volte.
Accadde a metà settembre del 2004. Esordio stagionale della Roma in Champions League contro gli ucraini della Dinamo Kiev.
Alla fine del primo tempo rissa in campo per l’espulsione del giallorosso Mexes e una monetina da un euro colpisce l’arbitro Frisk. Partita sospesa.
L’euro alla testa di Frisk arriva dalla tribuna d’onore destra. Rabbia e scandalo. Paolo Cento dei Verdi, e presidente del Roma Club di Montecitorio propose: “Basta coi privilegi. I politici vanno in tribuna solo per fare passerella. Diamo questi posti ai giovani che non possono permettersi lo stadio”.
Sette anni dopo, quando a Roma sono arrivati gli americani nel calcio, la prima cosa che ha chiesto Tom DiBenedetto, assistendo a una partita dei giallorossi, è stata questa: “Quanto pagano questi signori in tribuna?”. Risposta: “Nulla”.
E DiBenedetto, rispetto a Lotito, al Coni cede almeno 2mila biglietti gratis.
Per la cronaca: gli abbonamenti in tribuna d’onore costano 4.300 euro per la Roma e 3.600 per la Lazio.
All’Olimpico si entra gratis non solo grazie al Coni.
Altro status symbol sono i palchetti degli sponsor e le tessere di enti vari (la Rai ne acquista una decina all’anno come “spese di rappresentanza”).
Sulla contesa dei posti nei palchetti, sono memorabili le intercettazioni uscite nel 2009 dell’inchiesta della procura di Velletri sugli Angelucci, i re delle cliniche proprietari di Libero .
In questo caso, i biglietti omaggio per l’Olimpico sono offerti a politici e funzionari della Regione Lazio.
Ma col derby le richieste sono troppe e Giampaolo Angelucci, figlio di Antonio deputato del Pdl, chiama la segretaria: “Cecì me date qualche aggiornamento sull’elenco dei biglietti? Voglio sapere i nomi uno per uno”.
Risponde la segretaria Cecilia: “Allora Luigi Canali nel palco, Gerardo Venezia, due di Mauro Casamatta, uno di Trivelli, Mauro Fabris, Francesca Cenci e Daniela Rosow in palco. In tribuna ci sono due Guidi, poi due presidente Antobio, due Vallone, due Tribelli e due Mastronardi ”.
La discussione prosegue per un po’ e le ultime parole del giovane Angelucci sono: “Non è che questi ce possono mandà i parenti”.
Da Roma al resto d’Italia.
Un mese fa a Milano, Marco Cappato dei Radicali ha scoperto che per ogni evento sportivo e musicale al Meazza 320 biglietti omaggio vanno a Palazzo Marino.
A Napoli, invece, quattro anni fa ci fu una mozione bipartisan per consentire ai consiglieri comunali di entrare al San Paolo non solo gratis ma anche senza controlli: “Il comportamento degli addetti ai controlli è costantemente irriguardoso, irrispettoso e offensivo sia nell’identificazione dei consiglieri sia nelle maleducate richieste di esibizione documenti al varco”.
L’incredibile mozione, infine, chiede ai controllori più protezione perchè i politici vengono “sovente dileggiati dagli spettatori”.
Già .
Fabrizio D’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 7th, 2011 Riccardo Fucile
QUANTO E’ FATICOSO IL MESTIERE DEL CORRUTTORE: “PAGARE? COSTA TEMPO E FATICA, TROVARE CHI TI PRESENTA E AVERE ACCESSO ALLE CENE”
Tra chi offre e chi coglie, tra chi dà e chi riceve sempre in due bisogna essere. 
«Ma lei non sa la fatica e il tempo per restare soli.
Il corruttore e il corrotto. Insomma per poter finalmente mettersi d’accordo sul fatto di pagare».
Sostiene l’imprenditore 59enne Piero Di Caterina, il grande accusatore di Filippo Penati, che anche la mazzetta oramai necessita della gavetta.
La concorrenza da superare.
Attesa, trafila.
Soprattutto: i tanti altri, «la marea di imprenditori» che al pari tuo puntano allo stesso obiettivo.
Del resto la tangente, come dimostrano il «sistema Sesto San Giovanni» e sempre in provincia di Milano l’inchiesta sui Pgt modificati con le bustarelle a Cassano D’Adda, ecco dicevamo la tangente è cambiata.
Non più valigetta.
Adesso viene pagata, anzi mascherata con consulenze, parti di società regalate, lussuose automobili prestate.
È il caso, e per la terza volta rimaniamo attorno a Milano, a Buccinasco, del sindaco Loris Cereda, arrestato a marzo.
Cereda, 49 anni, Pdl, in cambio del sì ad appalti riceveva gratis una Ferrari F141 di color nero, una Bentley e una Ferrari rossa 599.
Certo emergono, dalle inchieste, punti in comune.
Che fanno statistica e battezzano una tendenza; e che hanno la loro sublimazione in Di Caterina.
Secondo alcuni un «vero bandito»; secondo altri «un uomo coraggioso che racconta le verità ».
Dice Di Caterina d’esser arrivato a Sesto nel ’79 e d’aver cominciato a trarre guadagni a inizio Duemila.
E per quale motivo non prima?
«Bisogna accreditarsi. Trovare chi ti presenta. Avere accesso alle cene».
Ora, se le cene – giovedì e venerdì, di rado il fine settimana – rappresentano l’atto conclusivo del corteggiamento, il segnale che le parti siano in dirittura d’arrivo, il primo incontro non avviene mai in ufficio.
Piuttosto in località di vacanza e ristoranti per pranzo. Vacanza: Di Caterina giunse dall’ex re delle bonifiche Giuseppe Grossi in Sardegna con un elicottero messogli a disposizione. Quanto ai ristoranti, preferenza per quelli di pesce, scelti che si giochi in casa o si vada in trasferta.
Nella classifica della corruzione stilata da Transparency International l’Italia è al posto numero 67.
In coda in Europa e superata nel mondo perfino da nazioni con governi ballerini e smottamenti sociali.
Non a caso da noi le mazzette si sono fatte più concrete.
Cioè: meno improvvisazione.
Le banconote nascoste nelle mutande e nei giornali arrotolati son roba di Tangentopoli.
Qui ci sono le precise liste compilate da Di Caterina.
Data e somma.
E a proposito di somma, attenzione: deve avere un’evoluzione regolare; rimanere stabile per mesi, salire di poche centinaia di euro, galleggiare ancora e ancora ripartire.
Esempio, e affidiamoci proprio a una delle liste: il 26 gennaio 2.500 euro, idem il 20 febbraio, il 5 marzo, il 9 marzo, il 20 aprile; 5 mila euro il 7 maggio, 3 mila il 21 maggio, 5 mila il 28 maggio… Soldi, soldi.
Una perquisizione ha portato i finanzieri a scoprire 40 mila euro in contanti dall’architetto Renato Sarno, indagato a Sesto.
La replica: «Denaro di destinazione legittima, comprovata da documentazione, per un posto barca e un posto auto in un porto».
Presenti e protagonisti, gli architetti, nei faldoni milanesi. Michele Ugliola, per ritoccare il Pgt a Cassano D’Adda chiese la cessione a titolo gratuito di quote di capitale d’una società , di 3 milioni d’euro e di 120 mila euro da versare alla sua azienda con una coppia di assegni da 60 mila e riferibili a una prestazione di lavoro.
Che complicazione, che esagerazione.
Andateci piano, con le tangenti.
Scrivevano al Corriere nel ’92, epoca di Mani pulite, Gino e Michele mettendosi nei panni sporchi di due mazzette: «Siamo persone discrete, educate e non abituate alle luci della ribalta».
Andrea Galli
(da “La Repubblica”)
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Luglio 26th, 2011 Riccardo Fucile
NELLA VILLA REALE A MONZA NESSUNA INDICAZIONE SUI DICASTERI DI BOSSI, CALDEROLI, TREMONTI E BRAMBILLA…SPARITE ANCHE LE TARGHE IN OTTONE OSTENTATE SABATO DALLE FACCE DI BRONZO
Un bluff in salsa verde padana. Un’inaugurazione tarocca.
I quattro uffici di rappresentanza aperti in pompa magna sabato da Umberto Bossi, Roberto Calderoli, Giulio Tremonti e Michela Brambilla, sono chiusi.
Sbarrati.
Senza un custode o segretaria che dia uno straccio di informazione.
Senza neppure un cartello che indichi l’esistenza in vita delle sedi che hanno messo a soqquadro la maggioranza e fatto traballare il governo.
I ministeri nordisti sono un fantasma. Uno spettro che si aggira per Monza.
E pensare che sabato Calderoli aveva parlato «di sogno realizzato». Bossi aveva promesso «più posti di lavoro per la nostra gente».
E Roberto Cota, governatore piemontese accorso all’inaugurazione, con un filo di commozione che gli incrinava la voce aveva aggiunto: «Questo è un tassello di un processo che porterà lo Stato più vicino ai cittadini»
I leghisti l’avevano detto: «La sede sarà operativa da settembre».
Ma non hanno avuto la delicatezza (l’accortezza?) di lasciare indicazioni sulla palazzina di Villa Reale.
Un «ripassate a settembre». Almeno un «chiuso per ferie».
Tanto meno una bacheca con affisse le informazioni per il pubblico.
Orari, funzioni, servizi, giorni di apertura.
Anche in città , perfino sul viale che conduce alla nuova sede, non compare alcun cartello segnaletico che certifichi l’esistenza degli uffici voluti da Bossi.
Che dica: «Per i ministeri si va di là ».
«E’ stata una specie di caccia al tesoro», racconta l’esponente dell’Udc Luca Volontè: «Ero in Brianza per alcuni impegni familiari e ho deciso di fare una deviazione per scoprire quali servizi sono offerti dalle nuove sedi di rappresentanza ai cittadini e agli imprenditori. Nessuno ha saputo dirmi nulla. Alla fine, per fortuna, ho trovato alcuni operai che facevano lavori di manutenzione e sono stati loro a indicarmi la palazzina. Credevo di avercela fatta, invece nisba».
La porta ministeriale era sbarrata.
Delle targhe in ottone mostrate con orgoglio sabato da Calderoli, «Ministero delle riforme», «Ministero dell’Economia», «Ministero del Turismo», «Ministero della Semplificazione», nessuna traccia.
Volontè ha esplorato, metro dopo metro, i muri esterni di Villa Reale per scovare un’entrata secondaria. Ancora nulla. Ha cercato un campanello, un citofono. «Speravo che qualcuno mi potesse dire se, e quando, avrei potuto ottenere le informazioni che cercavo. Un altro buco nell’acqua».
Insomma, una specie di set di Cinecittà . In cartapesta. Finto e tarocco.
Neanche una segretaria. Neppure un citofono. Tanto meno un custode.
I tre locali arredati di tutto punto con scrivanie, poltrone in pelle, salottini, foto di Giorgio Napolitano, Bossi e l’arazzo dell’eroe padano Alberto da Giussano, chiusi con tre mandate di chiave.
Fatta la festa gabbato lo santo.
Eppure, in occasione dello show lumbà rd, non era stato risparmiato nulla ai giornalisti.
Con i suoi pantaloni verde padano, calice di spumante in pugno e nell’altra mano una manciata di patatine, Calderoli aveva mostrato dove avrebbe alloggiato Bossi: «Per lui un ufficio tutto suo. Io, Tremonti e Brambilla, invece staremo nella stessa stanza. Nella terza lavoreranno le segretarie».
Che fosse un bluff, però, non era poi così difficile capirlo.
«Per ora c’è un solo computer», aveva ammesso il Calderoli medesimo con un filo di imbarazzo. «Telefoni? Per adesso non ci sono ancora».
Ma Bossi, imperterrito: «In un Paese dove non si vuole cambiare niente, abbiamo dovuto partire da qualcosa. I cittadini verranno qui e avranno il loro sportello, senza dover fare tanti chilometri per niente».
I chilometri che ha percorso inutilmente Volontè. «Ho visto una desolazione assoluta, questa storia dei ministeri al Nord è una grottesca pantomina», dice il rappresentante centrista.
«Mi viene da suggerire ad Alemanno di concentrarsi su Roma. A Monza, stia tranquillo, non c’è proprio nulla».
E del nulla si ciba la polemica padana.
L’altra notte a Calderoli è scappata di nuovo la frizione: «Credo che i ministeri debbano stare vicino al territorio in ragione delle proprie competenze», ha detto arringando un drappello leghista.
«Ha senso il ministero dello Sviluppo economico a Roma? Per me avrebbe più senso che stesse a Brescia, perchè sarebbe come mettere il ministero del Lavoro a Napoli, dove non sanno di cosa si parla».
Stefano Caldoro, governatore del Pdl della Campania non l’ha presa bene: «Calderoli dice il falso e offende. Non solo i napoletani sanno bene cos’è il lavoro, ma il lavoro è voluto, cercato, preteso da chi non ce l’ha».
Un po’ come i ministeri a Villa Reale. Ci sono, ma non ci sono.
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Luglio 26th, 2011 Riccardo Fucile
COME SI ENTRA GRATIS ALLO STADIO E A TEATRO, COME NON SI PAGANO LE MULTE PER ECCESSO DI VELOCITA’…COME SI INCASSA IL GETTONE DI PRESENZA ANCHE RESTANDO A CASA: BASTA DIRE CHE SI ERA A UN CONVEGNO
Carlo Monai è il nostro Virgilio, che ha accettato di guidare l'”Espresso” nella selva di privilegi e benefit di cui gode la Casta.
Il suo viaggio riparte dai vantaggi economici per gestione dell’auto privata del deputato. «Abbiamo un pass per andare ovunque, e se prendiamo una multa per divieto di sosta o eccesso di velocità c’è l’ufficio “Centro servizi” dove possiamo chiedere agli addetti di fare ricorso al prefetto: se ci sono ‘giustificate esigenze di servizio’, la multa va a farsi benedire».
A Fiumicino un mese al parking silos “E” costa agli italiani 293 euro, ai parlamentari 50. «Anche in Friuli pagavo, grazie al tesserino da consigliere, poco più di 40 euro: se hai la tessera “Fly Very Good” la vita è davvero più facile», aggiunge ironico l’avvocato.
Un privilegio, quello del parcheggio gratis o quasi, che riguarda quasi tutti i consiglieri comunali d’Italia: a Milano, per esempio, i neoeletti beneficiano di alcuni posti gratuiti nel parcheggio di Linate, senza dimenticare la convenzione con il posteggio di piazza Meda, dietro Palazzo Marino.
Inoltre l’Atm ai consiglieri fa uno sconto del 50 per cento sui mezzi pubblici, e dà un pass per mettersi gratis sulle strisce, blu o gialle che siano.
Se i parking a sbafo fanno aggrottare la fronte, è il capitolo “auto blu” quello che fa scandalizzare le masse.
In Italia se ne contano 86 mila, secondo i dati del ministro Renato Brunetta, per un costo (tra autisti e parco macchine) superiore ai 3 miliardi di euro l’anno.
Assessori, consiglieri, ministri, sottosegretari, funzionari di ogni livello sono i beneficiari principali.
In Parlamento sarebbero appannaggio esclusivo dei presidenti dei gruppi, in tutto una ventina.
Ma a queste vetture vanno aggiunte quelle dei servizi di scorta: in tutto sono 90, tra parlamentari e uomini di governo, più 21 tra sindaci e governatori regionali.
«Alcuni colleghi» racconta Monai «finiscono per avere l’auto blu dopo alcune minacce o presunte tali, arrivate in seguito a decisioni politiche discutibili: penso a Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, ex dell’Idv che sono passati con la maggioranza».
La casta non può fare a meno nemmeno dei voli blu, quelli effettuati con aerei di Stato: nell’ultima legislatura, rispetto a quella del governo Prodi, le ore di volo di ministri e sottosegretari sono cresciute del 154 per cento.
«Mi hanno raccontato pure che i deputati chiedono un passaggio a qualche imprenditore che possiede un aereo privato», dice il deputato: «Questa è una delle cose più deprecabili, perchè non bisogna mai essere ricattabili».
Ma tant’è, la vita della casta è una vita a scrocco. Ci si fa l’abitudine.
Il nostro Virgilio ci mostra la tessera del Coni, che dà accesso a quasi tutte le manifestazioni sportive. «Quando ero consigliere in Friuli, se volevi assistere ai match dell’Udinese o della Triestina bastava segnalare i desiderata alla società , che hanno interesse a mantenere buoni i rapporti con la politica. Il posto è assicurato».
In tribuna vip, naturalmente.
I parlamentari possono usufruire anche di uno sconto per il Teatro dell’Opera di Roma e in alcuni musei, mentre a Trieste il nostro peone aveva sempre a disposizione un palchetto al Teatro Verdi.
I vantaggi non sono un’esclusiva romana.
A Milano i consiglieri comunali possono chiedere il rimborso di pranzi di lavoro (e se mangiano in Consiglio, una cena gli costa 1,81 euro), hanno diritto a biglietti gratis per San Siro (partite o concerti), e due palchi riservati alla Scala per gli appassionati di lirica.
Mentre i consiglieri regionali del Piemonte godono ancora dell’autocertificazione per fantomatici impegni durante sabati, domeniche e festivi: si può intascare il gettone di presenza (122,5 euro) anche in quei giorni di riposo, a patto che dicano (senza pezze d’appoggio) di aver partecipato a convegni ed eventi.
In Sicilia e Campania la lista dei privilegi comprende di tutto.
All’Ars dell’isola le missioni all’estero sono la norma, non l’eccezione (un deputato regionale, Giuseppe Gennuso, nel 2009 ha trascorso quasi tre giorni su quattro fuori dell’Assemblea), mentre fino a pochi mesi fa anche coloro che avevano finito il mandato continuavano a prendere un “aggiornamento professionale” di 6.400 euro annui.
E se un deputato regionale morisse avrebbe diritto a un sussidio di 5 mila euro per le esequie.
Anche nella indebitatissima Campania s’è sfiorato il ridicolo.
Lo scorso novembre una delibera è stata revocata prima che creasse una rivolta popolare: prevedeva che ogni consigliere potesse avere in ufficio televisione, tre poltrone in pelle, telepass e a scelta un computer fisso, un portatile o l’iPad.
Il frigobar era invece appannaggio solo di presidenti, vice e capogruppo.
Emiliano Fittipaldi
(da “L’Espresso”)
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Luglio 25th, 2011 Riccardo Fucile
RISOTTO CON ROMBO A 3,34 EURO, CARPACCIO DI FILETTO A 2,76 EURO, DOLCE A 1,74 EURO: I PRIVILEGI DELLA CASTA….PER NON PARLARE DI MUTUI SUPERAGEVOLATI, TERME E MASSAGGI A SPESE DEL CONTRIBUENTE
Carlo Monai, il deputato dell’Idv che ha deciso di raccontare tutti i privilegi della Casta, continua a stupirci.
Racconta che a Montecitorio e Palazzo Madama arrivano ogni giorno inviti per mostre, happening vari, sfilate di moda.
Il cibo si paga? «Dipende. Il bar della bouvette è in linea con i prezzi di mercato. Il ristorante, invece, no. Ci costa in media 15 euro, ma la tavola è apparecchiata come un tre stelle Michelin, i camerieri sono in livrea, lo chef è bravo e prepara piatti di grande qualità . Io cerco di non appesantirmi, e ci vado raramente. L’unico appunto», chiosa sorridendo, «riguarda la cantina: ci sono ottimi vini, ma nessuna bottiglia friulana».
Al Senato si può mangiare uno spaghetto alle alici a 1,60 euro, un carpaccio di filetto a 2,76 euro, un pescespada alla griglia a 3,55 euro.
Prezzi ridicoli. «Anche in consiglio regionale c’era un buon self service. Primo, secondo, caffè e frutta a 10 euro».
Pure uno shampoo costa poco: la nostra guida è un frequentatore della mitica barberia della Camera, dove un taglio costa 18 euro (al Senato, invece, è gratis).
«In questo caso, credo che sia un servizio da conservare: consente al parlamentare di avere sempre un aspetto dignitoso, anche quando arriva il martedì con i capelli spettinati».
Ma i servizi dedicati ai politici non finiscono qui.
Dentro Montecitorio c’è uno sportello del Banco di Napoli, diventato famoso perchè il consigliere Marco Milanese ha movimentato, su un conto dell’agenzia Montecitorio, qualcosa come 1,8 milioni di euro in pochi anni.
Non è il solo ad aver aperto un conto lì, visto che gli onorevoli possono approfittare di tassi agevolati per mutui e prestiti.
Precisa Monai: «Molti usano la diaria non per affittare la casa a Roma, ma per comprarla. L’importante è essere rieletti. Per un mutuo di 150 mila euro a cinque anni il tasso fisso è appena del 2,99 per cento, uno o due punti sotto quello di mercato. Idem per un prestito: possiamo avere un tasso agevolato al 2-3 per cento».
Anche le prestazioni sanitarie sono rimborsate: Monai dopo un incidente in cui ha distrutto una Mercedes ha ottenuto il rimborso di 580 euro di massaggi, e ammette che il Parlamento gli paga cinque giorni di cure termali l’anno.
I radicali hanno scoperto altri benefit: occhiali gratis, psicoterapia pagata, massaggi shiatsu, balneoterapia.
Tutti servizi destinati a oltre 5.500 persone, tra deputati e familiari.
Alla Camera, poi, non si chiama mai il 118: ci sono anche alcuni infermieri nascosti tra gli scranni dell’Aula adibiti a “rianimare” il deputato nel caso si sentisse male. Costano al contribuente 650 mila euro l’anno.
Dopo una vita da nababbo, l’ex parlamentare o il consigliere non viene abbandonato dalla casta.
L’assegno di fine mandato non si nega a nessuno, e il vitalizio scatta per tutti.
Per prendere una pensione bastano cinque anni di mandato alla Camera o al Senato, (in media 6 mila euro a testa al mese), per una spesa che nel 2013 toccherà i 143,2 milioni di euro l’anno.
Tra le Regioni solo l’Emilia-Romagna ha abolito il vitalizio, tutte le altre non ci pensano nemmeno: così nel Lazio può accadere che gli ex e i trombati si prendano 4 mila euro al mese ad appena 55 anni.
Non male, in tempo di crisi.
Emiliano Fittipaldi
(da “L’Espresso“)
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Luglio 25th, 2011 Riccardo Fucile
TRASFERTA PADANA CON RETENZIONE DELLE VIE URINARIE…ALLA PRESENZA DEL CAPOCOMICO, TRAVESTITO DA ROCKY ROBERTS, CHE SI FA ATTENDERE DUE ORE COME LE ROCKSTAR, INAUGURATI TRE PICCOLI UFFICI SENZA CESSI
Sarà pure la “realizzazione di un sogno”, come l’ha definita Roberto Calderoli,
ma l’inaugurazione degli uffici di quattro ministeri a Monza, è stata una “pagliacciata”, per usare la definizione più gettonata della giornata di ieri.
La cerimonia è cominciata con due ore di ritardo ed è durata due minuti.
Dopo la ferrea selezione all’ingresso, superata solo da camicie e fazzoletti verdi, nonostante “siano ministeri della Repubblica” come ha gridato un consigliere comunale del Pd a cui è stato vietato l’ingresso, circa duecento persone hanno aspettato sotto il sole.
Almeno cinquanta tra poliziotti e carabinieri, una sessantina di invitati, persino gli esponenti locali del Carroccio.
Tutti in attesa del ritardatario senatùr. Che arriva solo alle 13.30.
Fuori dai cancelli è accolto dal coro “buffone vai a lavorare” di un centinaio di manifestanti, e dal grido di un fotografo che, vedendo i nuovi occhiali scuri sfoggiati dal senatùr a seguito di un’operazione alla cataratta, gli urla “Rocky Roberts!” per farlo girare.
Superato l’ingresso trova il suo più rassicurante popolo verde.
Umberto Bossi scende dall’auto con Giulio Tremonti e viene accompagnato davanti al microfono dalla fedelissima Rosy Mauro, tra i “finalmente” sussurrati da molti.
C’è chi non l’aspetta.
Come il coordinatore lombardo Giancarlo Giorgetti. “Vado da mia figlia”, dice.
E Giorgetti non si perde un gran discorso.
“Corrieraccio”, esordisce Bossi prendendosela con il cronista del quotidiano di via Solferino che, secondo lui, “ha preso una piega sbagliata, verso sinistra. Ci rompete le balle”, ha insistito al microfono , “non ci vedo bene ora ma il pugno funziona sempre”.
Poi ha estratto dalla tasca una mazzetta di banconote: “Allo Stato non costa niente questa sede, le scrivanie le abbiamo pagate noi”.
Infine, nel siparietto ministeriale, Bossi ha coinvolto anche l’austero, per l’occasione in pantaloni verdi, Tremonti: “Quando si tratta dei suoi soldi – ha detto riferendosi al titolare di via XX Settembre – è sempre una tragedia; una volta siamo riusciti a fargli pagare una cena e lui ha fotografato il momento”.
E gli uffici di Monza? “Sono una cosa buona, si è aggregata anche la rossa”.
La rossa è Michela Vittoria Brambilla, cioè il ministro del Turismo, che si è presentata a Villa Reale per prima , alle undici del mattino, e ha scoperto di essere stata dimenticata: in bella vista ci sono soltanto le targhe dei dicasteri di Calderoli (Semplificazione), Tremonti (Economia) e Bossi (Riforme).
Del suo neanche l’ombra. Così si attacca al telefono.
Ma riesce a farsela portare soltanto poco prima delle 16, quando ormai fotografi e telecamere sono andati.
Brambilla è ancora al telefono quando Calderoli, in una visita guidata nei cento metri di uffici, spiega che “manca ancora la scrivania e il computer della rossa”.
È il ministro per la Semplificazione che finalmente spiega a cosa servono questi decentramenti: “Un pensatoio”, risponde serioso.
Poi aggiunge: “Dal primo settembre saremo operativi, realizzeremo uno sportello del cittadino dove qualunque cittadino abbia un problema con Roma può venire a cercare di risolverlo qui senza che debba fare dei viaggi della speranza”.
Come se arrivare qui fosse semplice.
L’asse Monza-Milano è uno dei più trafficati del capoluogo lombardo.
Gli uffici sono in un’ala di Palazzo Reale distante da ogni servizio pubblico.
Mancano persino i bagni. “Li faremo”, garantisce Calderoli.
“È un sogno”, dice lui.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 24th, 2011 Riccardo Fucile
L’ARROGANZA DELLA CASTA: PER PRESENZIARE ALLA MARKETTA DELLA SAGRA DEL PEPERONCINO A RIETI, A DIFFERENZA DI ALTRE AUTORITA’, LEI HA CHIESTO L’USO DEL VELIVOLO DESTINATO A SPEGNERE GLI INCENDI BOSCHIVI COME DA CONTRATTO… INVECE CHE CHIEDERE SCUSA PRETENDE PURE DI AVERE RAGIONE: POVERA RENATA, IL POTERE TI HA DATO ALLA TESTA
“Io sono io, e voi…”. Lei è Renata Polverini. Lei è il governatore del Lazio. 
Lei può: prendere un elicottero della Protezione civile per un comizio e un rinfresco per la Festa del peperoncino di Rieti e rifiutarsi per due volte di spiegare. Anzi, rivendica: “Non c’è stato un uso improprio. Lo userò ancora se avrò bisogno di conciliare, da presidente, la mia presenza in più contesti”. I
niziate a far girare le eliche, la Polverini è pronta per l’imbarco.
E per chi insiste, la risposta è perentoria: “Non c’è nulla da chiarire e mi meraviglia la vostra enfasi. Io sono il presidente regionale, se ritengo di utilizzare un mezzo veloce, per due situazioni diverse, posso farlo. Non gravo sul denaro pubblico”.
In coda a un ragionamento tortuoso, ecco che la Polverini, a sua insaputa, svela il segreto del suo viaggio nella città di Guglielmo Rositani, consigliere di amministrazione Rai e presidente dell’Accademia reatina del peperoncino.
Il governatore ha raggiunto Rieti da Castel Fusano a bordo di un velivolo AS 350 B3 di Heliwest, assieme a quattro persone, due assistenti e due piloti.
Ai 70 chilometri che separano la sede regionale di Roma e il palazzo Papale di Rieti, la Polverini ha aggiunto i 27 per Castel Fusano.
Da cinque anni, ai tempi di Piero Marrazzo, la Heliwest di Asti rafforza la flotta dei mezzi antincendio a disposizione della Protezione civile laziale.
Il primo appalto è del 2006, rinnovato per 3 milioni di euro quasi in automatico nel 2009 e in scadenza l’anno prossimo.
La Heliwest dirotta 6 elicotteri nel Lazio durante l’estate, la convenzione è dal 15 giugno al 31 agosto.
Il bando di gara definisce con precisione l’accordo con l’azienda piemontese: “Consiste nel servizio aereo di spegnimento incendi boschivi sull’intero territorio laziale”.
Non c’è scritto che uno o più elicotteri siano riservati al governatore.
La società di Asti, però, aveva offerto a Marrazzo dei trasporti di cortesia.
L’ex governatore ha sempre declinato per opportunità : può l’autore di una gara d’appalto ricevere un favore da chi partecipa e poi vince correttamente la commessa milionaria?
La Polverini può.
Rileggiamo: “Non gravo sul denaro pubblico”.
Sarà perchè l’elicottero è noleggiato con milioni di euro per spegnere incendi, non per sedare la sete di chi s’ingozza di ‘nduja a Rieti.
E un attimo fa, per contrastare la casta, ieri rifletteva: “Sì ai tagli per le commissioni: sono troppe”.
Mentre l’AS 350 B3 volava su Roma con il governatore che doveva rientrare per una cena con la Coldiretti, ironia di una terribile ironia, due velivoli più piccini combattevano le fiamme sull’autostrada per Rieti.
Tra roghi veri e roghi culinari, la Heliwest pensava che la Polverini avesse ordinato il mezzo, il più potente, per visionaria l’area. Semplicemente: voleva evitare il traffico creato dai volontari della Protezione civile oppure arrivare puntale all’aperitivo di casta con l’amico Rositani, il ministro Paolo Romani (Sviluppo economico), i sottosegretari Roberto Rosso (Agricoltura) e Alfredo Mantica (Esteri).
La casta non resiste: dai voli di Clemente Mastella per un Gran premio a Ignazio La Russa per un partita dell’Inter.
Atterrata all’aeroporto Ciuffelli di Rieti con il picchetto d’onore del sindaco Giuseppe Emili, l’ex sindacalista è corsa in centro per un paio di tarallini e un vinello leggero in Prefettura.
Un po’ di energia per scandire parole solenni: “Rieti è il centro agricolo più grande d’Europa. Vi abbraccio”.
E via con le pale che girano.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 23rd, 2011 Riccardo Fucile
IN 5 ANNI ASL E OSPEDALI SONO RIUSCITI A SPENDERE 24.000 MILIONI DI EURO IN PIU’…BALDASSARRI (FLI): “E’ IN QUESTA ZONA GRIGIA DOVE SI ANNIDANO I VERI COSTI DELLA POLITICA”
II senatore Mario Baldassarri fa un esempio un po’ cruento da fazendero brasiliano: “I mandriani in Brasile – afferma – se devono guadare un fiume infestato dai piranha, squartano prima un vitello e lo gettano nell’acqua. Poi, quando i pesci si avventano sulla preda, fanno passare indenne tutta la mandria”.
La metafora serve a chiarire un concetto: “Quando tutti si fanno paladini dei tagli ai costi della politica indicano noi, il vitello, invece di vedere la mandria che sta passando”.
E precisa: “Se noi dimezzassimo, di netto, lo stipendio dei parlamentari, risparmieremmo ogni anno una cifra di 120 milioni di euro, ma sapete quanto costa la mandria ogni anno? Tra i quaranta e i cinquanta miliardi di euro: miliardi, non milioni”.
Poi, certo, ammette “non è che dico che non si debba toccare niente, certo le auto blu, o alcuni benefit, ma non è questo il vero costo della politica”.
Quale è allora? Cosa è questa “mandria” che nessuno riesce a vedere?
Sono gli “acquisti di beni e servizi” della pubblica amministrazione di cui nemmeno il Parlamento conosce il rendiconto preciso.
Nel senso, si sa quanto costa l’acquisto, ma non si sa a chi vadano i soldi, ne perchè.
Per capire meglio quello di cui parliamo buttiamo giù un po’ di cifre.
Ogni anno dalle casse pubbliche escono circa 137 miliardi di euro per l’acquisto di beni e servizi: 107 di questi vengono spesi dalle amministrazioni locali, e, all’interno di questa spesa, circa 77 miliardi vengono adoperati per l’acquisto di beni e servizi nel settore della Sanità . Fermiamoci un attimo.
Questi sono i dati ufficiali relativi all’anno 2009, certificati dal ministero delle Finanze e dalla Ragioneria dello Stato.
Solo cinque anni prima, nel 2004, la fotografia era alquanto diversa.
La torta complessiva era di 113 miliardi, le amministrazioni locali ne spendevano 88, 53 dei quali per gli acquisti nel settore sanitario.
Tradotto: in soli cinque anni, la spesa delle regioni è aumentata di 11 miliardi di euro, quella sanitaria, addirittura di 24.
Quei ventiquattro miliardi di euro “in più”, sono circa la metà della manovra economica approvata da Camera e Senato mentre imperversava la tempesta dei mercati.
Un primo dato di cronaca: se sono stati spesi 24 miliardi di euro “in più” nell’acquisto di beni e servizi nel settore sanitario fino a raggiungere, in cinque anni, la cifra di 77 miliardi, gli ospedali del Paese dovrebbero essere assai più ricchi e funzionali di quello che erano nel 2004.
È così? No.
Allora perchè la spesa è lievitata – senza controllo – a quel modo?
Perchè, argomenta il senatore di Fli, membro della Commissione Bilancio di Palazzo Madama dopo essere stato vice ministro dell’Economia nel passato governo Berlusconi (2001-2006), quegli “sprechi” possono nascondere “malversazioni e possibili intrecci grigi tra politica ed affari”.
Ma questo gigantesco flusso di denaro dove finisce?
Nessuno, nemmeno in Parlamento, ne ha cognizione.
Ma la frase del senatore non può che far venire alla mente le tante inchieste che negli ultimi anni hanno coinvolto la sanità ad ogni latitudine: dall’inchiesta laziale su Lady Asl o sulle cliniche degli Angelucci, a quella che in Puglia punta alle protesi di Gianpi Tarantini o al senatore appena salvato da Palazzo Madama Alberto Tedesco, fino all’Abruzzo, al Piemonte, alla Lombardia e alla Ligura.
“Voi giornalisti vi accorgete di queste cose solo quando ci sono le inchieste della magistratura, ma quelle rappresentano solo la punta di un iceberg gigantesco”, spiega Baldassarri prima di rappresentare un secondo paragone cruento: “Per ogni posto letto negli ospedali italiani si utilizzano ogni giorno nove siringhe. La media di degenza negli ospedali è di nove giorni. Dopo nove giorni uno dovrebbe avere 81 buchi di puntura. Le sembra realistico?”.
Questi miliardi di euro sono però sono una parte della “mandria” che continua a passare mentre si bacchettano i costumi (comunque non eccellenti) della politica.
L’altra voce di spesa “invisibile” è costituita “dai trasferimenti in Conto Corrente ed in Conto Capitale” che lo Stato stanzia a pioggia e “a fondo perduto”.
La torta, questa volta, ammonta per il 2010, (la fonte è il governo, attraverso la Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza Pubblica) a 44 miliardi.
Di questi 15 vengono trasferiti a Ferrovie, Anas e Trasporti pubblici locali.
E gli altri 29? Mistero.
Argomenta Baldassarri: assieme sono 53 miliardi di euro, più della manovra appena approvata.
Di Blasi Eduardo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
PER PRESENZIARE ALLA KERMESSE ORGANIZZATA DA ROSITANI (PDL) “RIETI CUORE PICCANTE”, LA PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO OPTA PER UN ELICOTTERO DELLA PROTEZIONE CIVILE…LE STRADE ERANO TRAFFICATE MA, A QUEL PUNTO, NON POTEVA STARSENE A CASA?
Il peperoncino ha buoni effetti terapeutici: anestetico, afrodisiaco, antibatterico. 
Ma provoca irritazione ai politici, un terribile vuoto di memoria e una profonda crisi d’identità .
Con la solennità del luogo e la tenacia di una ex sindacalista, ieri mattina nel palazzo regionale, Renata Polverini ha invocato le forbici di casta: tagli ai privilegi spropositati, ai soldi spesi male, ai trattamenti speciali.
Un urlo: “Basta”. E che cavolo!
Con lo stesso completo verde oliva pugliese, il presidente del Lazio ha chiesto un passaggio a un elicottero noleggiato dalla Protezione civile per spegnere gli incendi durante l’estate.
La giornata era ancora lunga: la Polverini doveva tagliare — e stavolta l’ha fatto davvero — il nastro per la prima fiera campionaria di “Rieti cuore piccante”, una passione di Guglielmo Rositani, ex senatore di Alleanza nazionale e ora consigliere Rai devoto al Cavaliere, fondatore e presidente dell’Accademia reatina del peperoncino.
Alle ore 18, la Polverini atterra con un po’ di ritardo all’aeroporto Ciaffulli, un’auto con il sindaco Giuseppe Emili aspetta a motori spenti.
Ma i più nervosi sono i camerieri che osservano il rinfresco in Prefettura, un omaggio per le autorità in trasferta con le fuoriserie di Stato: il ministro Paolo Romani, i sottosegretari Roberto Rosso (Agricoltura) e Alfredo Mantica (Esteri), i consiglieri Rai, Antonio Verro e Alessio Gorla.
Nessuno ha il coraggio di afferrare le bruschette con la ‘nduja prima che le mani di Romani e Polverini possano graffiare la tavolata, mentre la gente guarda spaesata il palazzo Papale vuoto, dove — dicono i manifesti — Rositani e istituzioni apriranno le danze.
La Polverini e Rositani lasciano senza esitazioni la Prefettura e quei prodotti tipici, quelle 400 specialità di peperoncino, che soltanto a Rieti puoi trovare.
à‰ impossibile capire se la Polverini che annuncia i risparmi di casta sia la stessa Polverini che ordina un elicottero per la festa del piccante.
Non risponde: “Non ho nulla da spiegare. Pago tutte le spese che faccio, non scoprirai nemmeno una cena a mio carico. L’importante è che non vado con i soldi pubblici, vai tranquillo caro”.
L’affettuoso “caro” del presidente regionale è accompagnato da spintoni e insulti di Rositani: “Vada via, cretino, altrimenti la prendo a schiaffi. Non ha capito? Le do uno schiaffo”.
Non è facile condannare il volo del presidente Polverini, più di 15 mila euro per un viaggio di 60 chilometri, la strada statale Roma-Rieti è un girone dantesco con curve bastarde, code irritanti, fameliche prostitute e simpatici autostoppisti.
E non provate a suggerire il treno diretto.
Arriverà , abbiate fede: a Rieti l’aspettano dai tempi di Giovanni Giolitti.
Una speranza rinvigorita negli ultimi vent’anni con le promesse proprio di Rositani che, calabrese di Varapodio (ora è sindaco), sul miraggio ferroviario ci ha costruito una carriera politica.
Tra enormi peperoni rossi e verdi di polistirolo, piantine messicane che decorano la piazzetta, ieri era il giorno di Rositani.
Una gloria cercata con passione, e forza: la Rai ha annullato il Consiglio di amministrazione per l’invito a casa Rositani, qualcuno ha colto al volo (la Polverini in senso letterale), qualcuno ha declinato (il direttore generale Lei).
In piedi sul palchetto davanti ai porticati, come se fosse un comizio di Totò, Rositani raduna e mostra a una folla (modesta, in verità ) i grandi di Roma che visitano la città di Rieti.
Paolo Romani ha una faccia stanca e dubbiosa.
Del tipo: io che ci faccio qui?
L’agenda del ministro era strana: una cerimonia ad Herat in Afghanistan e un intervento per “Rieti cuore piccante”.
Non è preparatissimo: “Dobbiamo fare ricerca sul peperoncino per le nostre industrie”. Il sindaco Emili è onesto: “Non mi piace il peperoncino, però possiamo investire”.
La Polverini scalda il pubblico come fosse in concerto: “Rieti è il centro agricolo più grande d’Europa. Questo fine settimana entrerà nella vostra storia”.
Ma è ancora il sindaco Emili a stupire: “Ringraziamo i rappresentanti esteri. E in particolare l’ambasciatore dello Zimbabwe. Applausi”.
Come, come? Il Paese che ispirò una battuta telefonica di Mauro Masi: “Le pressioni per bloccare Annozero… nemmeno nello Zimbabwe”.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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