Luglio 18th, 2011 Riccardo Fucile
UN CITTADINO CHE SI DEFINISCE “LICENZIATO DOPO 15 ANNI DI PRECARIATO IN QUEL PALAZZO, DECISO A SVELARE I SEGRETI DELLA CASTA” HA CREATO UNA PAGINA FACEBOOK …E SONO GIA’ CENTOMILA I CITTADINI SOLIDALI CON LUI
Ecco alcune delle sue rivelazioni pubblicate sulla sua pagina Facebook
Le condizioni tariffarie esclusive della TIM per i parlamentari italiani
Sono del 2008, oggi sono ancora più vantaggiose. Anche qui, mica possono spendere come i comuni mortali.
L’unico negozio abilitato ad attivare questa tariffa è il negozio Tim in Largo Chigi: mostri il tesserino parlamentare ed ecco per te la tariffa deputati.
I noti ladri che si aggirano a Palazzo Marini, sede degli uffici dei singoli parlamentari.
Palazzo Marini, piazza San Silvestro, Roma.
Qui di ladri non ce ne sono tanti, ma uno solo, che però risulta molto più scaltro dei tanti parlamentari che sopravvivono con “solo” 14.000 euro al mese.
Lui intasca dalla Camera dei deputati all’incirca 2 milioni di euro al mese.
Il suo nome è Sergio Scarpellini, un noto palazzinaro romano che guadagna, solo attraverso l’affare di Palazzo Marini, 150 volte più del “misero” stipendio parlamentare.
Lo scandalo già alcuni anni fà venne fuori.
In pratica la Camera dei deputati paga 25 milioni l’anno per l’affitto dell’intero Palazzo Marini, per 20 anni.
Il palazzo Scarpellini l’ha comprato con un mutuo, le cui rate vengono pagate dalla Camera dei Deputati.
Geniale, vero?
Ma non è finita qui.
Il vero scandalo non è solo regalare a questo signore qualcosa come 150 stipendi parlamentari al mese, o 2000 stipendi normali, ma è anche e soprattutto nella misera funzionalità di questa struttura.
Qui infatti hanno gli uffici i parlamentari “sfigati”: i segretari di partito, i capigruppo, i presidenti di commissione hanno gli uffici all’interno di Montecitorio, ma essendo gli spazi limitati (limitati un corno: ho visto finanche 10 stanze con centinaia di metri quadri a disposizione di un singolo capogruppo d’opposizione), restavano qualche centinaio di deputati da sistemare.
Questi li hanno spediti a palazzo Marini, che è in piazza San Silvestro, sono 500 metri o poco meno da Montecitorio, ma essendo che i peones sono a Roma solo dal martedì pomeriggio al giovedì per le votazioni, ed essendo il loro mestiere in quei giorni incentrato essenzialmente nel premere il pulsantino del voto al suono della campana, non possono permettersi il lusso di allontanarsi così tanto.
E così quel palazzo è sempre vuoto, spettrale, cammini per centinaia di metri per i suoi labirintici corridoi senza trovare mai un’essere umano, un segno di vita.
I corridoi sono sempre vuoti, le tasche dei palazzinari collusi invece sono sempre piene!
I misteriosi ladri che si aggirano nel Transatlantico.
I poliziotti di servizio presso l’ufficio di polizia all’interno di Palazzo Montecitorio ci sono ormai abituati.
Ogni giorno c’è sempre un deputato che denuncia il furto del suo costosissimo computer portatile , così come non disdegnano alcune giovani deputate dal denunciare il furto della propria pelliccia di valore.
Ma come mai, malgrado i rigidi controlli all’ingresso di Montecitorio, continuano ad agire indisturbati questo manipolo di ladri nel transatlantico e delle aule di Montecitorio?
Forse perchè probabilmente i ladri sono coloro i quali entrano ed escono dall’ingresso principale quando vogliono: i deputati infatti sono gli unici esentati dai controlli.
Ma perchè i deputati dovrebbero denunciare furti a Montecitorio?
Semplicemente perchè c’è una polizza assicurativa che copre qualsiasi furto di qualsiasi entità che avviene all’interno di Palazzo Montecitorio.
Poi si offendono se uno parla di quel palazzo come un covo di ladri!
Indovinello
Indovina-indovinello: i 9 barbieri che lavorano nella barberia di Montecitorio, guadagnando 11.000 euro al mese sudati tagliando in media 2 o 3 cape gloriose al giorno, come mai parlano tutti lo stesso accento?
E come mai è lo stesso accento dell’allora Presidente della Camera che li assunse attraverso un bel concorso pubblico trasparente come i suoi capelli? Chi era costui?
La poco “onorevole” scorta armata per portare la moglie a far la spesa e il marito dall’amante.
Nel mentre il padrone-deputato svolge le sue interminabili recite teatrali (leggasi incontri pubblici), mi capitava a volte di chiacchierare con alcuni agenti delle forze dell’ordine preposte al “servizio scorte” del Viminale.
In tanti esprimevano un forte senso di frustrazione nel dover svolgere mansioni particolare mortificanti.
Il mio “amico di sventura”, il caposcorta del deputato-padrone, aveva iniziato la carriera nella squadra mobile di Palermo ed era finito ad accompagnare la moglie del deputato a fare la spesa tutte le mattine, mentre la sera gli toccava portare il deputato a casa dell’amante o ai festini in giro per le ville dei Parioli.
Un racconto molto simile di un agente “anonimo” venne riportato alcuni mesi fà in quest’intervista .
Dopo un pò di anni non solo ho scoperto come funzionava il meccanismo, ma ne sono diventato mio malgrado complice e vittima: nel prossimo post vi spiego.
Auto blu e scorta per tutti! ecco il segreto di come vengono assegnate…
Quando vedete un’autoblu che sfreccia a sirene spiegate, sappiate che a volte dentro c’è solo una signora che va a fare la spesa o accompagna i figli a scuola.
Vi spiego qual’è il trucco attraverso il quale gli onorevoli parlamentari si arrogano e si appropriano di questo servizio.
Le autoblu a Montecitorio sono solo venti, a disposizione dell’ufficio di presidenza (presidente e vicepresidenti della camera) e dei presidenti delle commissioni parlamentari.
E gli altri 600 deputati?
Ecco come fanno.
Il meccanismo è ormai ben collaudato.
Se all’origine era solo uno stratagemma di un giovane deputato democristiano di un paesino del beneventano che l’ha tenuto in piedi per 30 anni di onorato servizio allo Stato (e lo tiene tuttora) oggi ormai è dilagato molto tra i frequentatori di Montecitorio.
Basta trovare una persona fidata che si prenda l’impegno, con le dovute precauzioni di intracciabilità , di inviare una lettera anonima di insulti e minacce, meglio ancora anche verso i familiari, riportando alcuni dettagli della vita privata (il nome della scuola del figlio, ad esempio).
Il giorno seguente, mentre lui va ad informare i carabinieri, io sono già a scrivere…..in verità faccio il taglia e incolla di un vecchio comunicato stampa che mi ha passato un altro servo di Montecitorio che si chiama minacce.doc che tanto il succo è sempre lo stesso:”profonda indignazione per le minacce ricevute, ma continuerò per la strada delle riforme e del rinnovamento, non ci lasceremo intimidire”, chiamo i miei colleghi che anche loro hanno un bel file prestampato solidarieta.doc con il quale il capogruppo, il segretario, ecc…. esprimono solidarietà e vicinanza.
Il caso finisce sui giornali, il prefetto chiama il padrone per assicurargli una protezione maggiore.
Quel prefetto sà bene che l’avvicinamento, il trasferimento e la promozione dipendono dal ministro degli interni di turno e quindi dipende molto dalle amicizie che si sarà saputo costruire nei suoi anni di carriera prefettizia: nel successivo Comitato prov. per l’ordine e la sicurezza, non mancherà l’ok per concedere la dovuta protezione al padrone-deputato minacciato
E così per magia ecco a voi un auto blu e una squadra di scorta!
Non solo per loro: come far viaggiare gratis anche amici e parenti.
C’è un agenzia di viaggio all’interno di Montecitorio, alla quale tutti i deputati si rivolgono per fare qualsiasi biglietto aereo (naturalmente gratis) da e per qualsiasi destinazione italiana.
La prima volta che sono andato a fare i biglietti, il funzionario parlamentare adibito all’agenzia (7000 euro al mese) mi ha chiesto il codice millemiglia, che con accortezza il deputato-padrone mi aveva fornito.
Cosa ho scoperto: che lor signori non solo si fanno i viaggi gratis, ma con quei viaggi accumulano punti su punti che poi utilizzano per far viaggiare gratis anche mogli, amici e parenti sui voli Alitalia.
L’assuefazione alla casta ci può portare qui in Italia anche a sminuire il peso di quest’atteggiamento truffaldino, ma per comprendere il valore di queste azioni, forse è il caso di ricordare lo scandalo “miglia aeree” che ha portato alle dimissioni di tre ministri in Germania, colpevoli di aver fatto quello che da decenni continuano a fare impunemente i deputati italiani:
Spidertruman
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Luglio 15th, 2011 Riccardo Fucile
LA MANOVRA COLPISCE TUTTI ED E’ PARI A 1.200 EURO L’ANNO A FAMIGLIA… SALVI I COSTI DELLA POLITICA, MENTRE IL PDL PENSA SOLO A SALVARE PAPA DALL’ARRESTO.. IL PALAZZO HA UN COSTO DI 13 MILIARDI DI SPESE ANNUE, I TAGLI NON ARRIVANO A 50 MILIONI
Ora che tutto è definito si può dire con cognizione di causa: la manovra che stasera avrà il via libera definitivo della Camera dei deputati — oltre ad avere più speranze di deprimere la crescita economica che di incrementarla — è una enorme operazione di sottrazione di reddito ai danni dei ceti medi e medio-bassi.
Lo si deve al combinato disposto di due scelte di Giulio Tremonti: per la correzione dei conti da una cinquantina di miliardi (a regime, cioè a fine 2014), il ministro dell’Economia ha puntato quasi tutto sulle maggiori entrate — ovvero più tasse — e le ha fatte pagare quasi tutte ai soliti noti.
La pressione fiscale generale, lo hanno spiegato ieri i tecnici del Senato, salirà di almeno 1,2 punti percentuali solo con l’applicazione dei 20 miliardi di tagli lineari alle agevolazioni fiscali (nel 2014 sarà al 43,7 per cento, sempre che i numeri del governo siano buoni).
Ma questo tipo di intervento pesa quasi solo sui redditi meno sostanziosi.
Il governo ha in pratica deciso che ciò che finora era “scaricabile” dalla dichiarazione dei redditi viene tagliato del 5 per cento nel 2013 e del 20 per cento l’anno successivo. Di cosa si parla lo spiega uno degli allegati alla manovra, una lista di 483 tipi di regimi di favore fiscale, una giungla stratificata in quarant’anni che vale 161 miliardi di euro l’anno e contiene di tutto: non solo le agevolazioni per la palestra o per comprarsi il Suv, come disse Tremonti, ma anche quelle per la famiglia (valore: 21,44 miliardi) o per lavoro e previdenza (56,8): detrazioni e deduzioni per dipendenti e pensionati, i figli a carico, le spese mediche e per l’istruzione, i mutui sulla casa e gli asili nido, la previdenza complementare e gli assegni al coniuge, le assicurazioni sulla vita, le spese funebri e i contributi alle Onlus o alle Chiese.
Una stangata sui redditi medio-bassi già quantificata: una normale famiglia di lavoratori pagherà 1.200 euro l’anno in più.
La situazione peggiora ancora se si calcola anche il taglio alle agevolazioni Iva: non solo i cosiddetti “forfettini” o “forfettoni”— regimi fiscali semplificati che riguardano centinaia di migliaia di contribuenti — ma pure l’imposta più bassa sulle ristrutturazioni edilizie o il risparmio energetico.
Tutta roba che finisce per incidere sui prezzi e porta il totale del danno complessivo di questi tagli per la nostra famiglia media alla cifra di 1.800 euro.
Il ministro peraltro, col suo emendamento, s’è lasciato le mani parecchio libere.
Nel maxiemendamento si legge infatti che i regimi di favore fiscale verranno decurtati del 5 per cento nel 2013 e del 20 per cento l’anno successivo e in un altro comma si stabilisce che il taglio lineare può essere evitato se entro il settembre 2013 viene approvata una riforma sul tema che produca negli stessi anni un risparmio di 4 e 20 miliardi.
Solo che la scure lineare di Tremonti, al momento, ha tagliato assai di più di venti miliardi: il 5 e il 20 per cento di 161 miliardi — la torta complessiva – significa che il governo si appresta a far pagare ai cittadini italiani, all’ingrosso, 8 miliardi di tasse in più tra due anni e 32 nel 2014.
Un’enormità , due punti di Pil di imposte sottratti ai cittadini con un emendamento di qualche riga e un allegato: secondo fonti di maggioranza, il ministro dell’Economia s’è tenuto largo per incentivare il Parlamento ad approvare di corsa la riforma da 20 miliardi che presenterà in autunno.
Peccato che nessuno finora pare essersene accorto e comunque di certo non deputati e senatori.
E a questo capolavoro vanno pure aggiunte le altre chicche della manovra: i ticket sanitari, gli aumenti sul bollo dei dossier titoli che valgono due miliardi e mezzo l’anno, la stabilizzazione delle maggiori accise sulla benzina, gli aumenti Irap su banche e assicurazioni (che pagheranno i clienti) e magari pure gli interventi sulle pensioni e quei tagli di spesa che si potrebbero tranquillamente chiamare “tasse a scoppio ritardato”.
I 9,6 miliardi sottratti dal governo a regioni ed enti locali, infatti, saranno recuperate attraverso l’aumento delle addizionali.
Le mani nelle tasche degli italiani non volevano metterle, ma poi già che c’erano…
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, economia, emergenza, finanziaria, la casta, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori, sprechi | 1 Commento »
Luglio 13th, 2011 Riccardo Fucile
PARLAMENTARI E LORO FAMILIARI NON PAGANO IL DENTISTA, IL FISIOTERAPISTA E LO PSICOTERAPEUTA…COMPRESE ANCHE LE VACANZE AL MARE E LA GINNASTICA PASSIVA….NEL 2010 UN COSTO DI 10 MILIONI DI EURO
Lo sapevate che i nostri 630 deputati con i loro 1109 familiari, pur percependo uno stipendio
mensile di 25.000 euro, non pagano il dentista, nè il fisioterapista nè lo psicoterapeuta?
Lo sapevate che dalle carie del nipotino alla protesi mobile dell’onorevole nonno abbiamo finanziato denti per 3 milioni e 92 mila euro?
Lo sapevate che esiste un “fondo di solidarietà sanitaria” che prevede, sempre gratuitamente, per questi poveri lavoratori del dito (la maggior parte si guadagna lo stipendio cliccando su un pulsante, e neanche tutti i giorni) perfino la “balneoterapia” (leggi: vacanze al mare) e la elettroscultura (leggi: ginnastica passiva)?
Io non lo sapevo.
Non sapevo che questo ulteriore sconto per ricchi ci è costato, nel 2010, 10 milioni e 117 mila euro.
Avrei voluto continuare a non saperlo.
Come preferirei non sapere che è pratica comune, quando si fa parte della crema della classe dirigente di questo Paese, abitare in lussuosi appartamenti senza pagare l’affitto.
Penso che a Roma un posto letto in periferia uno studente fuori sede lo paga anche 800 euro al mese… penso che se hai un problema ai denti e non hai soldi sorridi con la mano davanti alla bocca e ti vergogni.
Penso che se hai un problema psichico e non hai soldi te lo tieni e muori un po’ tutti i giorni, mentre in Germania, hai un tot di sedute gratuite e, se il terapeuta dimostra il tuo effettivo bisogno di cure, lo Stato paga per te.
Per te cittadino, che non puoi permetterti la spesa, non per te deputato, che potresti benissimo provvedere di persona.
Penso che quello è un Paese civile e il nostro meno.
Penso che, se fossi una onorevole rappresentante di qualsiasi partito, lo rifiuterei, questo privilegio per privilegiati, non potendolo estendere a tutti i cittadini.
Lidia Ravera
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 13th, 2011 Riccardo Fucile
SPACCIATORI DI FUMO: CALDEROLI ANNUNCIA TRE MINISTERI AL NORD E DAL SALENTO NE PRETENDONO SEI…ANCHE NAPOLI POTREBBE AVERNE DIRITTO, A MILANO 2 LA SEDE DEI SERVIZI SEGRETI?
Di professione il ministro Calderoli è un bisturi maxifacciale e deve essere preciso altrimenti i pazienti ridono con la bocca storta.
Per far sapere che il programma della Lega va avanti “ come previsto “ annuncia giorno, ora e minuti del trasferimento a Monza di tre ministeri.
Sappiamo quali: il suo (Semplificazione), la poltrona di Bossi (Riforma) Economia e finanza del Tremonti sfrattato dalla bella casa romana e costretto alle mestizie del ritorno lombardo.
Cerimonia sabato 23 luglio, ore 11 e 30.
Si raccomanda la puntualità .
La provocazione scatena il Salento, sud del sud affacciato sull’Albania: appello web che subito raccoglie valanghe di firme.
Pretendono 6 ministeri: Ambiente per le bandiere blu del suo mare; Salute per l’aria senza veleni, niente fabbriche, ragazzi che scappano in Svizzera e Germania ma quando tornano respirano a pieni polmoni.
Insomma, sradicamento ma ne vale la pena.
E poi Politiche Agricole (concorrenza con Bari che già protesta), vigne grano duro, 200 chilometri di ulivi e verdure che sembrano carne, tesoro della dieta mediterranea. La pretesa di altri quattro ministeri serve solo ad alzare il prezzo per portarne a casa almeno uno.
Beni culturali? Il barocco e la pizzica non ce la fanno con Firenze e Venezia. Perchè Roma è fuori gioco: Musei Vaticani oltre il confine di un altro paese. Gioventù? Napoli ha già la sua ministra, Giorgia Meloni in dialogo con i ragazzi di Scampia. Ma Napoli si prepara ad accogliere il ministero dalla Marina Militare da sottrarre alla incompetenza dell’avvocato La Russa il quale nuota così, così.
Con le super portaerei americane alla fonda e super radar che fanno impazzire le televisioni della città , la prelazione viene garantita dall’appoggio del Pentagono ormai padrone di una fetta di mare.
Per la Giustizia non c’è concorrenza: il foro di Napoli conta più avvocati dell’intera Francia e gli onorevoli avvocati del Cavaliere sarebbero felici di un retroterra in sintonia con le riforme che stanno arzigogolando nel tentativo estremo di non andare sotto.
Maroni vorrebbe il nord anche per gli Interni. Lo dice la parola stessa: dentro. Dentro l’Italia continentale.
Verona, ideale col suo governo Lega diffidente verso i “mafiosi del sud”, per non parlare degli extracomunitari nel Veneto che proibisce di sedere sulle panchine, mentre Roma col mare a due passi è ormai una gruviera indifendibile.
Ipotesi lealiste fermentano nel Popolo della libertà .
I servizi segreti potrebbero sistemarsi a Milano 2 per far scudo al capo del governo spiato come mai succede nei paesi civili.
Suggerimento del senatore Farina, ex agente Betulla: di certe cose se ne intende.
Il sogno di Frattini è trasferire la Farnesina a Bolzano, “cuore d’Europa”.
Bisogna dire che sta per strappare il permesso di costruire una villa nello splendore “non fabbricabile”, della Val Badia dove immagina di accogliere i ministri del mondo come cancelliere, soprattutto da presidente onorario della federazione sci alpino. Diplomazia dello slalom: può guarire in un weekend le ferite della Libia, altro che bombardare.
A Tremonti, Monza va bene anche se Como o Varese restano la tentazione segreta per rivivere gli anni ruggenti del commercialista — internazionalista a due passi dalla frontiera dei paradisi fiscali, rifugi strategici che possono dare una mano ai poveri imprenditori lombardi impiccati dalle sue tasse.
Qualche giorno di pazienza e sapremo: ore 11 e 30, sabato 23 luglio.
Intanto l’Italia sorride e Calderoli fa finta di essere serio.
Bertoldo non è una maschera letteraria: governa a nostro nome coi nostri voti.
Maurizio Chierici
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 28th, 2011 Riccardo Fucile
IL MINISTRO RESISTE A OGNI RICHIESTA DI SPUTTANARE SOLDI PER FINI ELETTORALI DI PDL A LEGA….BERLUSCONI: “STAVOLTA FINISCE MALE”…GIA’ CIRCOLA IL NOME DEL SUCCESSORE: BINI SMAGHI
È una guerra di nervi quella tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, ma l’epilogo è vicino. 
E potrebbe portare a un clamoroso abbandono del ministro dell’Economia proprio alla vigilia della presentazione della manovra. I segnali ci sono tutti, le voci nel governo si rincorrono.
Chi ha sondato Tremonti riferisce che il ministro resta impermeabile a ogni richiesta di ammorbidimento della manovra.
“Chi parla in questi termini – ripete Tremonti – non ha capito cosa sta succedendo sui mercati. Venerdì scorso lo spread tra Btp e Bund ha sfondato il record, pensavamo fosse finita, e oggi il differenziale ha raggiunto i 223 punti: 9 in più rispetto a venerdì”.
Ma le prediche di Tremonti restano inutili.
Ha un bel dire il ministro che “rischiamo la Grecia”, che lui non metterà mai la firma su una manovra all’acqua di rose che possa “mettere a rischio i titoli pubblici e quindi i risparmi di milioni di famiglie italiane”.
Berlusconi non ci sente, Bossi nemmeno. A loro interessano i voti.
Eppure a Via XX Settembre la risposta per ora è ancora più netta: “Va a finire che i nostri btp diventeranno come i Tango-bond. I mercati non ci perdonerebbero una manovra soft”.
Questa mattina i tre si vedranno prima del vertice di maggioranza per tentare un’ultima mediazione.
Ma Tremonti avrebbe persino deciso di disertare il summit allargato a palazzo Grazioli per non farsi mettere in un angolo.
Giocando la carta finale, quella minaccia di dimissioni che dovrebbe riportare
alla ragione i due azionisti del centrodestra, Bossi e Berlusconi.
E tuttavia, se in passato questa tattica ha prodotto risultati, sembra proprio che il premier stavolta non sia dell’idea di trattenere Tremonti.
Lasciandolo andare, insalutato ospite, al suo destino.
La violenta polemica scatenata contro il ministro da un fedelissimo del premier, Guido Crosetto, è stata la spia del malumore che cova a palazzo Grazioli.
“Sono stanco – dice in privato il Cavaliere – di sentirmi dire: o così o niente. Questa volta Giulio, se insiste, potrà essere sostituito”.
Decisioni non sono ancora state prese, si tratta al momento di una partita a scacchi appena iniziata tra due giocatori – Berlusconi e Tremonti – che conoscono a menadito ciascuno le mosse dell’altro.
“Io – osserva il premier – condivido l’obiettivo del pareggio di bilancio, la tutela del debito italiano. Ma Tremonti non propone nulla per lo sviluppo e se il Pil non cresce, anche il rapporto con il debito è destinato a peggiorare”.
Sono due “verità ” al momento inconciliabili e destinate a cozzare.
Oltretutto, a peggiorare il clima, c’è anche una certa ruvidezza del personaggio, che sta facendo andare fuori dai gangheri i suoi colleghi di governo. “Nessuno di noi conosce questa benedetta manovra – confida un ministro furioso – , Tremonti non ce l’ha fatta leggere. Ma se pensa di fare come l’altra volta, di farci votare in 3 minuti un pacco misterioso, si sbaglia di grosso”.
Tremonti non si è fatto molti amici neppure in Parlamento, dove il progetto di tagliare i costi della politica ha fatto andare sulle barricate mezza maggioranza.
“Quello che tagliò meglio di tutti i costi della politica – ricorda il ministro Gianfranco Rotondi – fu il cavaliere Benito Mussolini. E anche allora i giornali applaudirono. Questo non significa che fosse una cosa giusto. Oltretutto è come se il Cda di un’azienda pensasse di andare avanti insultando e prendendo a schiaffi gli azionisti: i parlamentari alla fine si arrabbiano e ti mandano a casa, tanto dal primo maggio non si può più minacciare elezioni anticipate. E io a casa non ci voglio andare”.
L’arma forte di Tremonti, quella con cui è certo di poter mettere ancora una volta a tacere tutte le critiche, è ovviamente la minaccia di un attacco fenomenale della speculazione.
Il rischio c’è, è concreto, e il crollo simultaneo di tutti i titoli bancari lo scorso venerdì è stata un’avvisaglia di quello che potrebbe accadere.
Anche Napolitano predica cautela e vigilia sulle mosse del governo.
Per questo il Cavaliere, consapevole che la linea di Tremonti al momento è “dopo di me il diluvio”, per rafforzare la sua posizione negoziale si sta dando da fare per immaginare un sostituto.
Purtroppo per lui i nomi spendibili, quelli davvero in grado di rassicurare i mercati, non sono molti e quei pochi titolati non hanno intenzione di farsi arruolare in un esecutivo dalle prospettive incerte.
Ma nelle ultime ore si sta facendo strada un candidato su tutti gli altri: Lorenzo Bini Smaghi. Membro del board della Bce, Bini Smaghi è in corsa per andare al vertice della Banca d’Italia dopo l’accordo raggiunto all’ultimo Consiglio europeo sulle sue dimissioni da banchiere europeo.
Un nome in grado di tranquillizzare i mercati, soprattutto se iniziasse a circolare da subito, su cui il Quirinale non potrebbe sollevare obiezioni.
Al momento tuttavia si tratta solo di voci dentro il governo, la partita deve ancora cominciare.
Giorni fa, sicuro del fatto suo, Tremonti ha ricordato un aneddoto a un amico, a dimostrazione che il Cavaliere fa la faccia feroce ma alla fine si rivela un agnellino. “L’anno scorso ci provò allo stesso modo ad evitare la manovra. Mi disse: ma perchè non facciamo un bel condono? Poi se andò a via dei Coronari, in giro per antiquari, e dichiarò alle agenzie che lui il decreto ancora non l’aveva firmato. In realtà la manovra stava già sul tavolo di Napolitano per la promulgazione”.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Giugno 27th, 2011 Riccardo Fucile
TAGLI TEORICI ALLA POLITICA, MA IN UN PIANO SENZA NUMERI, DATE E SCADENZE…INUTILE ANNUNCIARE CHE NON SARANNO AMMESSE AUTO BLU OLTRE 1.600 DI CILINDRATA, QUANDO L’80% DELLE AUTO E’ SOTTO TALE SOGLIA E PER LE ALTRE OCCORRERA’ ATTENDERNE LA ROTTAMAZIONE
Del prossimo piano di Tremonti “lacrime e sangue”, il governo ama propagandare, per far
dimenticare ben altri sacrifici chiesti agli italiani, i famosi “tagli alla politica” e ai privilegi della Casta.
Dovrebbe essere questo il grimaldello per convincere i cittadini che è giusto fare qualche sacrificio, visto che il ceto politico per primo intende dare l’esempio.
Ma se andiamo a fondo nell’esame dei sette punti annunciati dal ministro, risulta a prima vista che qualcosa non quadra.
Intanto di retroattivo non c’è nulla, tutto è destinato ad entrare in vigore nella prossima legislatura: quindi per due anni non cambia nulla, ammesso che qualcosa possa cambiare in futuro, visto che sarà necessario un nuovo pronunciamento in tal senso dei prossimi legislatori.
In secondo luogo non esiste una determinazione del risparmio che si andrebbe a fissare con questi tagli virtuali.
Per la semplice ragione che non c’è alcuna quantificazione numerica delle percentuali dei tagli previsti.
Non esiste nella parte in cui si annuncia una riduzione del finanziamento ai partiti, non è precisato per quella relativa agli organi di rilevanza costituzionale, così come per quella che concerne le indennità ai politici.
Si dice che gli aerei blu di Stato non potranno essere utilizzati da ministri e sottosegretari, ma si precisa “senza autorizzazione”.
Quindi basta un visto e nulla cambierà .
Poi abbiamo il capitolo auto blu “che non dovranno superare i 1600 di cilindrata” (anche qui “salvo eccezioni”) , mentre quelle in servizio potranno essere utilizzate fino alla rottamazione.
Cosa cambia? Un bel nulla, anche perchè su 52.470 auto registrate al Pra a nome delle Ammministrazioni Pubbliche, ben 33.388, pari al 78%, hanno una cilindrata inferiore a quella annunciata.
E’ tanto efficiente Brunetta che quando ha interpellato le Amministrazioni centrali e locali per conoscere il numero di auto blu, hanno risposto solo in 5.570 su 9.227: ancora adesso il 40% non se lo è minimanente filato.
Si ipotizza, in base a un criterio proporzionale, che tali autovetture possano essere circa 86.000, con una spesa media annuale omnicomprensiva (consumi, ammortamento, stazionamento) di circa 1 miliardo di euro.
A cui va aggiunta una somma di 2 miliardi di euro per le spese del personale dei servizi speciali e di vigilanza urbana.
Insomma, i sette punti rischiano di essere solo un bluff, tanto per cambiare.
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Giugno 24th, 2011 Riccardo Fucile
SONO CIRCA 300 I DEPUTATI DI PRIMA NOMINA CHE RAGGIUNGERANNO I 4 ANNI 6 SEI MESE E 1 GIORNO PER ACCEDERE AL VITALIZIO A OTTOBRE 2012…STUDIO DELLA CAMERA SUI TRATTAMENTI NEI PAESI UE
Se si domanda ad uno di quegli onorevoli ancora adusi a curarsi il collegio quale sia il principale motivo di sdegno nei confronti dell’intera categoria, la risposta sarà sempre la stessa: più degli stipendi d’oro e dei vari benefit, il primo posto se lo aggiudicano i vitalizi.
Cioè le pensioni, più o meno pingui, che ogni parlamentare che abbia timbrato almeno 4 anni, 6 mesi e un giorno di legislatura, si mette in tasca una volta raggiunti i 65 anni. E se si considera che nel Parlamento in carica, circa 300 onorevoli di prima nomina raggiungeranno questo obiettivo nell’ottobre 2012, si capisce bene quanto questo privilegio incida sulla resistenza diffusa tra i peones di ogni ordine e grado a consentire che le Camere siano sciolte per andare a elezioni anticipate.
Ebbene, sfogliando le 33 pagine e gli otto capitoli di un dossier riservato sul trattamento economico dei deputati di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Parlamento Europeo, che i tre questori Colucci e Mazzocchi (Pdl) e Albonetti (Pd) esamineranno con Fini il 4 luglio, la prima cosa che salta all’occhio è che i nostri onorevoli percepiscono un vitalizio all’incirca triplo di quello dei loro colleghi europei.
Poi non mancano le differenze su indennità , spese di viaggio, di segreteria, sui portaborse e l’assistenza sanitaria, ma la voce vitalizi spicca sulle altre.
Dunque da questa indagine durata mesi nelle capitali europee, condotta sul campo da funzionari che hanno faticato non poco a vincere la tradizionale riservatezza di ogni istituzione nazionale, emerge che il privilegio meno giustificato di cui godono gli «italians» sono proprio i vitalizi.
Un diritto che per anni poteva essere maturato dopo appena un giorno di legislatura, ma che ora, dopo la riforma Violante ed una successiva stretta del 2007, viene percepito a 65 anni o al sessantesimo compleanno per chi abbia fatto almeno due legislature.
Proprio nel 2007 fu tolta infatti la possibilità di riscattare i periodi vacanti versando i contributi figurativi, lasciando con un palmo di naso tutti quelli entrati a Montecitorio nel 2006 ed usciti nel 2008 con la caduta del governo Prodi.
Malgrado ciò, nel bilancio della Camera la voce «fondo vitalizi» pesa e non poco, con un rapporto di «1 a 9» tra contributi versati e spesa corrente.
Sia chiaro, non è che nel resto d’Europa i deputati non godano di privilegi, anche per quel che riguarda i vitalizi e perfino nell’austera Germania.
Perchè come specifica il dossier – mentre in Italia, Francia e Gran Bretagna è previsto un contributo per il parlamentare in carica, in Germania e nel Parlamento Europeo i deputati non versano nulla.
Ovunque il diritto al vitalizio matura tra il 60Ëš e il 67Ëš anno di età .
In Italia, a fronte di un contributo mensile di 1006 euro netti, dopo 5 anni di mandato si maturano 2.486 euro lordi, che diventano 4.973 dopo due legislature e 7.460 con 15 anni di mandato alle spalle.
In Francia ad esempio non è previsto un limite minimo di mandato, da nuove disposizioni è previsto un contributo di 787 euro al mese, che in caso di pensione complementare facoltativa sale a 1.181 euro.
Ma dopo 5 anni di mandato si ottengono 780 euro al mese, 1.500 dopo 10 anni fino a raggiungere un massimo di 6.300 euro, se si hanno 41 annualità di servizio.
I deputati del Bundestag a Berlino non versano alcun contributo e prendono 961 euro dopo 5 anni, 1.917 dopo 10 e 2.883 euro al 15Ëš anno.
In Gran Bretagna vige il sistema che a contributo variabile corrisponde un assegno mensile differente: versando 374 euro ne ritornano 530 al mese con 5 anni di mandato, che raddoppiano a 1060 con 10 anni e triplicano a 1.590 con 15 anni. Passando da un contributo medio di 501 euro al mese, con rispettive perequazioni del vitalizio, si arriva fino a poter versare 755 euro al mese per averne 794, 1.588 o un massimo di 2.381 euro con 15 anni di mandato.
Cifre ben diverse, come si vede, da quelle dei nostri onorevoli che in periferia pesano nel generare malcontento.
Al punto che le regioni si stanno muovendo e l’Emilia Romagna ha già deliberato di abolire il vitalizio, visto che anche i consiglieri regionali lo percepiscono.
Ma ovviamente solo dalla prossima legislatura.
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Giugno 21st, 2011 Riccardo Fucile
IL SINDACO HA VOLUTO REALIZZARE UN MOSAICO NELLLA PIAZZA DEL PAESE CON IL SIMBOLO DI PARTITO… A CHE TITOLO E CHI HA PAGATO?
Un’indagine sul Sole delle Alpi fatto realizzare dalla giunta leghista di Cividate al Piano
(Bergamo) sulla piazza centrale del paese.
È quanto è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari che ha respinto la proposta di archiviazione del pubblico ministero Franco Frattini, chiedendo alla procura di indagare per capire se siano stati utilizzati soldi pubblici per la realizzazione del discusso mosaico.
L’ipotesi di reato, di cui dovrà eventualmente rispondere il sindaco Luciano Vescovi, è di abuso d’ufficio.
Il pronunciamento del gip asseconda dunque la richiesta del comitato Amici della piazza che, alla fine del 2009, aveva raccolto più di 500 firme per chiedere al primo cittadino di rimuovere il mosaico e aveva poi presentato un esposto in procura.
In pratica, il giudice ha riconosciuto nel Sole delle Alpi, «un simbolo che identifica una forza politica ben precisa nell’attuale momento storico».
Viene da chiedersi a che titolo un sindaco può costringere i propri cittadini a calpestare con le proprie suola un simbolo di parte, qualunque esso sia, e con quali quattrini il mosaico è stato realizzato e posto a terra.
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Giugno 2nd, 2011 Riccardo Fucile
RIFORMA ELETTORALE PROPORZIONALE, LOTTA ALLA CORRUZIONE, SEPARAZIONE DEI POTERI, FORME DI VIGILANZA DEI CITTADINI SULLA POLITICA, CONTROLLO DEL SISTEMA BANCARIO, MISURE PER GARANTIRE IL DIRITTO ALLA CASA, AGEVOLAZIONI PER LE AZIENDE CHE ASSUMONO…UNA PIATTAFORMA CHE NON E’ DI DESTRA O DI SINISTRA, SOLO DI BUON SENSO
Madrid. Due settimane. Quasi niente, ma anche un’eternità .
Soprattutto se si pensa che lo straordinario spettacolo di un movimento nato dal nulla, capace di occupare in contemporanea decine di piazze schivando pesanti ostacoli legali, e di raccogliere in un baleno mezzo milione di simpatizzanti sui social network, è un fenomeno del tutto inedito nella storia d’Europa.
Tanto da aver subito provocato — in quello che qualcuno vede già come l’inizio di un inarrestabile “effetto domino” — il primo significativo contagio nel Paese che è il vero “grande malato” del continente: le migliaia di “indignati” greci che da giorni protestano sulla piazza Sintagma di Atene contro le durissime misure di austerità del governo Papandreou, hanno risposto a tempo di record all’appello che arrivava dalla Puerta del Sol.
“Svegliatevi”, hanno detto loro gli amici spagnoli, ormai convinti che a Madrid “stiamo riscrivendo la storia”.
Non ci hanno pensato due volte: una pagina su Facebook, una martellante campagna su Twitter, e anche la Grecia si è messa in moto, senza etichette partitiche, con la consegna irrinunciabile al pacifismo, e poche idee chiare capaci di convogliare nelle piazze la rabbia popolare.
E’ l’effetto miracoloso delle wiki-revoluciones, come le ha battezzate il sociologo Manuel Castells. Rivolte digitali frutto di un lavoro collettivo, dove alla fine è impossibile attribuire il merito o la colpa di quello che sta accadendo a un singolo individuo,o a un gruppo ristretto di persone.
Senza leader, a differenza della politica tradizionale,ma con una capacità di far circolare idee e proposte a un ritmo forsennato grazie a Internet.
E poi basta un clic del mouse per far scattare il passaggio dal virtuale al reale.
Dal computer alla piazza.
Il problema, semmai, viene dopo. E in Spagna stanno cominciando a pensarci seriamente. Perchè sta tutto qui il senso della sfida, tanto grande da provocare una sensazione di vertigine a chi ci si è trovato in mezzo.
Come consolidare e rendere produttiva un’energia che nessuno immaginava potesse esplodere con la forza che si è vista in questi quindici giorni?
In altre parole: cosa vogliono fare da grandi i protagonisti del movimento “15M”?
Ne discutono senza sosta, giorno e notte, in decine di assemblee, non più solo nelle grandi piazze dei centri storici (proprio ieri a Madrid hanno convocato 250 riunioni in tutti i quartieri della capitale e nei comuni vicini).
Dal nucleo iniziale che ha dato vita alla protesta del 15 maggio — Democracia Real Ya — diventato ormai solo una piccola parte di un meccanismo molto più vasto e complesso, era partita una proposta di programma in otto punti, nella convinzione che da quella bozza si potesse arrivare a un consenso generale.
Si andava dall’eliminazione dei privilegi della classe politica, con la pubblicazione obbligatoria dei patrimoni e l’ineleggibilità per gli imputati di corruzione, a una serie di misure contro la disoccupazione, tra cui il pensionamento a 65 anni, agevolazioni per le aziende con minore percentuale di contratti part time e proibizione dei licenziamenti collettivi nelle imprese in attivo.
Da una serie di misure per favorire il diritto alla casa, alla soppressione di posti inutili nella pubblica amministrazione.
Dai provvedimenti fiscali (aumento delle imposte sulle grandi fortune, tassa sulle transazioni internazionali) a un controllo più rigido sul sistema bancario, con la nazionalizzazione degli istituti in difficoltà e la proibizione dei piani di salvataggio pubblici.
E poi ancora: riforma della legge elettorale in senso proporzionale e referendum vincolanti su questioni di grande interesse.
Programma vastissimo, forse troppo, tanto che alla fine hanno deciso di limitarlo, almeno in partenza, a quattro punti essenziali: riforma elettorale, lotta contro la corruzione, separazione effettiva dei poteri, creazione di meccanismi di controllo della cittadinanza sulle decisioni della politica.
Il guaio è che, con le regole snervanti della democrazia strettamente assembleare che gli indignados si sono imposti, qualcuno comincia a dubitare che si possa arrivare a decisioni concrete.
Ancora è presto per capire se ci troviamo di fronte a una versione riveduta e aggiornata del Maggio francese 1968 o, al contrario, a un grande e inconcludente happening.
“Meno circo e più rivoluzione”, ammonisce un grande striscione affisso alla Puerta del Sol.
Ma lì, nel cuore della protesta, tra tende da campeggio e grandi stand, banchetti per la raccolta di firme e biblioteca, ufficio informazioni e capannelli dove chiunque prende in mano un megafono ed espone le proprie ragioni — al vecchio stile dello Speaker’s Corner londinese — si vede ormai un po’ di tutto.
Compreso l’angolo “dell’amore e della spiritualità ”, con sessioni di yoga e tai chi, massaggi orientali e momenti di riflessione.
Con le telecamere dei grandi network puntate addosso — dalla Cnn alla Bbc ad Al Jazeera — i giovani della Spanish Revolution sentono il peso di una responsabilità forse troppo grande. Dimostrare che “costruire una democrazia migliore” è possibile.
I migliori sociologi osservano, in parte smarriti, e cercano di capire.
C’è chi, come Javier Elzo, specialista nel comportamento e nei valori della gioventù all’Università di Deusto, si chiede: “Cos’è rimasto dell’indignazione degli studenti francesi che lo scorso anno si ribellarono contro la riforma del sistema pensionistico?”.
O, per citare un caso più recente, cosa resterà della mobilitazione dei book bloc britannici, in rivolta contro l’aumento delle tasse universitarie?
In Portogallo, un movimento nato appena due mesi fa, “Geraà§ao a rasca” (generazione nei guai) sembra aver già esaurito la sua carica innovativa.
Ma lo scontento per un modello economico che crea emarginati, precari e nuovi poveri, si è ormai esteso su scala continentale.
E non è più limitato ai Paesi “fanalino di coda”.
Persino la solida Germania scuote alle fondamenta la classe politica.
Per il momento penalizzando alle urne i cristiano-democratici della cancelliera Angela Merkel, e premiando i Verdi come non era mai accaduto in passato.
Il futuro dirà se il vento di Madrid, con le sue raffiche per ora irregolari ma ancora poderose, sarà capace di raggiungere l’intera Europa.
Alessandro Oppes
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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