Ottobre 1st, 2013 Riccardo Fucile
DOPO LE DIMISSIONI DEI MINISTRI DEL PDL, I MEDIA SI INTERROGANO SULLA TENUTA DELL’ECONOMIA E SUGLI IMPEGNI INTERNAZIONALI
La crisi politica italiana tiene banco nei giornali di tutto il mondo.
L’instabilità e il rischio di tornare a nuove elezioni senza aver votato le riforme e una nuova legge elettorale sono gli argomenti più discussi.
Proprio quando il Paese sembrava muovere i primi passi verso l’uscita dalla recessione, sottolineano i media stranieri. Ecco cosa scrivono alcune fra le più importanti testate.
BBC
«Dopo l’avvio della crisi tutto è nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che forse proverà a evitare nuove elezioni. In Italia è un momento di forte incertezza politica».
LE MONDE
«Silvio Berlusconi fa ripiombare l’Italia nella crisi politica». Il quotidiano francese ricorda che «l’Fmi ha messo in guardia l’Italia su come le tensioni governare possono minare la sua crescita».
TIME
«Non è chiaro cosa voglia Berlusconi stavolta dal crollo del governo. Sin dalla formazione del nuovo esecutivo lo ha tenuto in bilico nella speranza di trovare un via d’uscita alle sue vicende. Per quasi due mesi ha alternato proclami di sostegno e minacce di abbandonare la maggioranza».
BILD
«Su Facebook è rivolta contro Berlusconi. Nel giorno del suo compleanno i commenti sul social network sono feroci: “Pinocchio”, ipocrita, “vergogna” sono alcuni di quelli che si possono riferire».
Financial Times (dal sito di Cnn)
«La sopravvivenza della grande coalizione – un fatto senza precedenti in Italia, che si è formata dall’incertezza dell’esito elettorale- è stata messa a repentaglio da quando Berlusconi è stato condannato per frode fiscale».
Wall Street Journal
«La crisi di governo minaccia di arrestare la ripresa dell’economia in Italia che ha bisogno di profonde riforme per uscire da due anni di recessione. Mentre Letta ha approvato alcune modeste misure, i suoi cinque mesi di governo sono stati paralizzati da lotte interne».
EL PAIS
«Berlusconi dà il colpo di grazia al governo ritirando i suoi ministri. Negli ultimi tempi gli attacchi verbali del Cavaliere e dei suoi uomini erano cresciuti fino a gridare al “Colpo di Stato” contro quella che -secondo lui- è una persecuzione giudiziaria e politica»
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Settembre 8th, 2013 Riccardo Fucile
ERA STATO RAPITO IN SIRIA AD APRILE
Domenico Quirico è stato liberato. 
L’inviato de La Stampa, rapito in Siria in aprile, è in volo verso l’Italia.
La sua odissea era iniziata appena passato il confine libanese, il 6 aprile. Quattro giorni più tardi aveva inviato un sms a una collega della Rai. Poi il silenzio.
Rotto il 6 giugno nel primo pomeriggio con una breve telefonata alla moglie Giulietta. La voce lontana diceva di stare bene e di essere stato rapito.
Da quel momento sono passati altri tre mesi, un tempo lunghissimo fatto di segnali ma anche di nuovi lunghi silenzi.
Un tempo di lavoro intenso, costante e prezioso delle nostre autorità , coordinate dall’Unità di crisi della Farnesina che già il 15 aprile era stata allertata dalla Stampa, d’intesa con la famiglia, del prolungato silenzio di Domenico.
In questi 150 giorni senza Domenico tantissimi sono stati i segni di solidarietà : associazioni, giornali, siti, televisioni, il sindacato giornalisti e molte persone hanno manifestato la loro vicinanza esponendo – come sul sito de La Stampa – un nastro giallo che significa semplicemente “ti aspettiamo” .
Il 1° giugno il momento più emozionante: l’appello video delle figlie Metella ed Eleonora fa il giro di tv e web del mondo arabo.
Oggi, infine, la notizia più attesa: l’incubo è finalmente finito.
Domenico Quirico torna a casa.
Bentornato.
(da “La Stampa“)
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Agosto 30th, 2013 Riccardo Fucile
“IL GOVERNO ORA SI RITROVERA’ CON UN BUCO DI TRE MILIARDI METTENDO IN PERICOLO IL PIANO DI RISANAMENTO PER PORTARE IL DEFICIT SOTTO IL 3% DEL PIL”
Enrico Letta è costretto a incassare le critiche che arrivano dalla stampa estera. Durissime,
infatti, le parole usate dal Financial Times per descrivere l’abolizione dell’Imu sulla prima casa: ”Non è un buon affare” recita l’editoriale del quotidiano britannico, secondo cui “l’Italia ne esce perdente con la vittoria di Berlusconi” sull’Imu.
“Col compromesso con il Pdl di Berlusconi, la fragile coalizione di governo ha schivato un’altra minaccia, ma l’accordo segna anche il trionfo di obiettivi politici di breve termine sugli interessi di lungo termine dell’Italia” spiega il giornale della City, secondo cui che le elezioni anticipate sono ora “improbabili”.
Tuttavia, a sentire il Financial Times, “la stabilità politica ha un prezzo alto” da pagare e spiega che “ora il governo si ritrova con un buco di almeno 3 miliardi di euro ed ha messo in pericolo il piano per portare il deficit di bilancio sotto il 3%” del Pil”. Morale della favola?
Il quotidiano londinese non ha dubbi: “Il Cavaliere, come al solito, ha giocato in modo intelligente la partita politica. Ma mentre egli può rivendicare la vittoria contro i rivali, l’Italia ancora una volta ne esce sconfitta“.
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Agosto 29th, 2013 Riccardo Fucile
IL DIPARTIMENTO ALL’EDITORIA HA NEGATO I CONTRIBUTI E CHIEDE ANCHE DI RESTITUIRE 15,7 MILIONI…ORA L’ULTIMA SPERANZA E’ IL RICORDO ALLA CORTE EUROPEA O IL MECENATISMO DEL GRUPPO ANGELUCCI
Allarme rosso per i conti del giornale Libero. 
Il bilancio 2012 fotografa una situazione drammatica: 5 milioni di copie in meno su base annua e pubblicità in calo per 1,5 milioni di euro.
E il dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio nega contributi per 34 milioni di euro. Il capitale è sceso sotto soglia e gli amministratori chiedono ai soci di versare il mancante.
Tutta colpa dell’Agcom, l’autorità di garanzia per le comunicazioni. Per anni il dipartimento Editoria ha evitato di vedere che dietro due giornali finanziati, Libero e Il Riformista, c’era lo stesso soggetto, il gruppo Angelucci.
Dopo una multa dell’Agcom, lo Stato ha chiesto i soldi indietro e bloccato i pagamenti per il futuro.
Nella relazione sulla gestione della società Editoriale Libero Srl il presidente Arnaldo Rossi spiega che, dopo due sentenze del Consiglio di Stato, il dipartimento non pagherà i 18,3 milioni di euro chiesti per il triennio 2008-2010 e vuole anche indietro i 15,7 milioni di euro incassati indebitamente da Libero tra 2006 e 2007.
Sono fermi i 4,8 milioni chiesti per il 2011 e dei 4 milioni del 2012 nulla si sa. Sommando i milioni da restituire, quelli che non arriveranno mai e quelli in bilico, mancano all’appello 42 milioni di euro.
Un buco che rischia di risucchiare la testata fondata nel 2000 da Vittorio Feltri e costata ai contribuenti ben 39 milioni di euro fino al 2007, come denunciava su Panorama il direttore Maurizio Belpietro, poi diventato direttore proprio di Libero e membro del cda della società .
I ricavi complessivi nel 2012 sono scesi del 23 per cento e Libero continua a pagare gli stipendi (8,5 milioni di euro il costo del lavoro) grazie alla generosità del gruppo Tosinvest, attivo nel settore sanitario e fondato dal deputato Pdl Tonino Angelucci. Editoriale Libero ha come socio unico la Fondazione San Raffaele, fondata dalla Tosinvest.
Il patron Tonino Angelucci è indagato, con il presidente di Libero Arnaldo Rossi, per falso e truffa aggravata per le erogazioni pubbliche indebite dal dipartimento Editoria.
Il 27 giugno le sue società hanno subito un sequestro di 20 milioni di euro.
Il consigliere Maurizio Belpietro ha gettato la spugna: il 5 giugno scorso il direttore, in teleconferenza con l’assemblea dei soci che si teneva a Roma, si è dimesso dal consiglio. Al suo posto è entrato un vecchio amico degli Angelucci: Carlo Lancella.
Il pm Henry John Woodcock, allora a Potenza, lo aveva intercettato e indagato nel 2003. Voleva arrestarlo perchè sospettava che avesse creato un’associazione a delinquere dedita a condizionare nomine e appalti a Roma.
Accuse non riscontrate e l’inchiesta fu archiviata.
Angelucci proviene dalla Uil, Lancella muove i primi passi nella Cisl. Nelle intercettazioni del 2003 emergevano i rapporti del neoconsigliere di Libero con esponenti di spicco del Pd di area ex Cisl, il presidente delle Poste, Giovanni Ialongo, Sergio D’Antoni e Franco Marini.
Per i suoi 70 anni, all’amico Franco, Lancella donò un Rolex anni Trenta che — stando alle sue affermazioni intercettate da Woodcock — valeva 20 mila euro, anche se Marini non ne immaginava il suo valore.
Lancella dopo avere fatto furore negli anni Novanta nel settore delle pulizie insieme all’ex patron del Perugia Luciano Gaucci, ora si lancia nell’editoria.
La società degli Angelucci — come spiega il presidente Rossi agli azionisti nella sua relazione — ha perso due volte davanti alla giustizia amministrativa: “Il Consigiìo di Stato ha dichiarato inammissibile, con sentenza del 31 gennaio 2013, il ricorso per revocazione ex art. 106 (terzo grado, ndr) proposto dalla Società avverso la sentenza (di secondo grado, Ndr) depositata il 16 aprile 2012”.
La situazione economica è precipitata: “Nel complesso, il rischio di bilancio connesso all’eventuale definitivo esito negativo scaturito dall’Indagine Agcom in capo alla Società ammonterebbe a complessivi euro 34 milioni circa, con conseguenti significativi effetti sull’equilibrio patrimoniale-finanzlario ed economico della società ”.
Gli amministratori di Libero avrebbero dovuto riscrivere i bilanci, ma restano appesi a una speranza: “La Società — scrive Rossi — ha presentato in data 5 febbraio 2013 ricorso avanti alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo”.
Visto che “appare probabile il rischio che l’esito finale del procedimento possa comportare pregiudizi negativi per i contributi all’editoria nei termini sopraindicati”, la società editrice di Libero ha chiesto una manleva agli Angelucci .
La holding lussemburghese del gruppo, la Spa di Lantigos SCA, si è impegnata a “manlevare e tenere indenne l’Editoriale Libero Srl dalla perdita che dovesse derivare dalla revoca e/o esclusione dei contributi fino all’importo massimo pari al 90 per cento”.
Il bilancio 2012 chiude con perdite per un milione e 871 mila euro e il presidente Rossi chiede ai soci di mettere subito mano al portafoglio perchè “per effetto di tale perdita il capitale sociale è diminuito di oltre un terzo”.
Nonostante la crisi, Libero non ha rinunciato a una nuova autovettura per 33 mila euro arricchendo il parco macchine fino a 189 mila euro.
Come se non bastasse, la Libero Editoriale ha subito una piccola condanna a Bari nella vicenda della corruzione di Raffaele Fitto da parte del figlio di Tonino Angelucci, Gianpaolo.
“Il Tribunale di Bari il 13-02-2013 — scrive il presidente Rossi — ha condannato la Società al pagamento della sanzione pecuniaria di 2600 euro oltre al pagamento delle spese processuali (…) ritenendola colpevole delle violazioni amministrative di cui agli articoli 21 e 25 del D. Lgs. 231/01”.
Libero sta diventando oneroso per gli Angelucci.
Per tenere in piedi la baracca hanno dovuto sborsare, nel 2012, ben 17 milioni.
A gennaio 2012 c’è stato un aumento di capitale per 7 milioni di euro, interamente versato dal socio unico, la fondazione San Raffaele degli Angelucci.
Altri 10 milioni sono serviti come acconti per la manleva sui contributi e, scrive Rossi, “ulteriori acconti verranno ragionevolmente erogati nel 2013”. Grazie a queste somme “pur con le difficoltà del momento alla data, non sono riscontrati ritardi nei pagamenti degli stipendi”.
Insomma, Belpietro e gli altri 81 dipendenti ricevono lo stipendio puntualmente grazie al mecenatismo del deputato Pdl che maneggia con disinvoltura cliniche, Ferrari e giornali. Tonino Angelucci è indagato anche per i milioni ottenuti dalle sue cliniche nel Lazio, ma Libero si lancia intrepido nelle campagne contro gli sprechi della Sanità , senza citare i guai pugliesi di Gianpaolo o il danno erariale contestato a Tonino per le cliniche laziali. Libero ha sempre criticato lo Stato sprecone che gli dava, illecitamente, i soldi per sopravvivere.
Con gli Angelucci è più difficile sputare nel piatto in cui si mangia.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 18th, 2013 Riccardo Fucile
UNA SCARICA DI INFAMITA’ CONTRO IL GIUDICE ESPOSITO, ACCUSE RIVELATESI TUTTE FALSE…E NON PUBBLICA NEANCHE LE SMENTITE COME PER LEGGE DOVREBBE FARE
Qualcuno dovrebbe far qualcosa per Alessandro Sallusti. Stargli vicino, assisterlo nel momento del
bisogno, magari visitarlo senza farsene accorgere.
Da quando il suo padrone è stato condannato a 4 anni per frode fiscale, vive ore difficili e manifesta costanti segni di peggioramento.
Perde colpi persino nell’arte della diffamazione, che lo vedeva primeggiare incontrastato in tutta la categoria.
Il suo bersaglio, com’è noto, è il presidente della sezione feriale della Cassazione Antonio Esposito che il 1° agosto ha condannato B. assieme ad altri 4 giudici. L’indomani, come da contratto, Zio Tibia ha sguinzagliato i suoi segugi alle calcagna del malcapitato per scovargli qualche scheletro nell’armadio.
I poveretti han setacciato fascicoli, compulsato sentenze, violato la privacy e il segreto bancario, auscultato portoni, interrogato edicolanti, perlustrato bar, importunato passanti, scoperchiato avelli, ispezionato cassonetti.
E, col materiale raccolto, riempito una trentina di pagine, nel tentativo di dimostrare che il giudice è un poco di buono, dunque B. è un santo.
Peccato che le accuse fossero tutte false.
Falso che Esposito abbia barattato la richiesta di archiviazione per suo figlio, scoperto a cena con la Minetti, in cambio della condanna di B. (la richiesta di archiviazione per il figlio è di gennaio, l’assegnazione del processo Mediaset di luglio). Falso che a tavola alzi il gomito (è astemio).
Falso che tenga lezioni a pagamento nella scuola della moglie all’insaputa del Csm (insegna gratis con l’ok del Csm).
Falso che si appropriasse di processi altrui per finire sui giornali (sostituiva doverosamente colleghi assenti).
Falso che faccia vita da nababbo (la presunta prova, una Mercedes, è un ferrovecchio del 1971 acquistato nel ’77 con 300mila km).
Falso che fosse odiato per la sua faziosità quand’era pretore a Sapri (era odiato solo dai suoi imputati).
Falso che fosse stato trasferito per affari loschi (il Tar annullò il provvedimento perchè le accuse erano fasulle).
Ma tutto questo i lettori superstiti del Giornale non lo sanno, perchè le smentite del giudice non vengono mai pubblicate.
In compenso i lettori sallustiani manifestano evidenti sintomi di labirintite, avendo appreso nel giro di 18 giorni dal loro quotidiano che Esposito è una “toga moderata” non iscritta a correnti, anzi è di destra essendo finito negli anni 70 nel mirino del Pci (“Il magistrato inchiodato pure dalla Camera”), anzi di sinistra (“simpatizza per la corrente del Movimento per la giustizia”), insomma cambia colore a seconda del tasso di umidità .
L’altro giorno i segugi di Zio Tibia sganciano l’ultima bomba: “Telefonate tra Esposito jr. e lo 007 in cella. Il figlio del giudice contattato dal prefetto La Motta nei guai per fondi sottratti: voleva un incontro col padre”.
Peccato che l’Esposito in questione non fosse il figlio di Antonio, ma suo cugino figlio dell’ex Pg di Cassazione Vitaliano.
L’aveva già chiarito in un comunicato la Procura di Roma il 16 giugno, ma i segugi del Giornale se ne infischiano: ieri, querelati per l’ennesima volta dal giudice diffamato, anzichè scusarsi con lui, insistevano sul “giallo della telefonata del figlio”. Solo en passant, però, perchè sono già passati a bastonare Magistratura democratica e il suo esponente Paolo Mancuso, procuratore di Nola, processato e assolto dal Csm per una battuta di caccia con personaggi poi sospettati di camorra.
Un ingenuo dirà : ma che c’entrano Md e Mancuso col processo Mediaset e con Esposito? Assolutamente nulla.
Ma è il nuovo metodo Sallusti, che supera d’un balzo sia il metodo Boffo (pestare un nemico di B. con notizie parzialmente vere), sia il metodo Mesiano (pestare un nemico di B. con notizie inutili, tipo calzini turchesi), sia il metodo Esposito (pestare un nemico di B. con notizie false).
Si prende un passante a caso e poi si dice: “Visto? È pelato, ha i baffi, porta il 42 di scarpe e si chiama Mario. Dunque Berlusconi è innocente”.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 17th, 2013 Riccardo Fucile
PAURA AL CAIRO PER LA GIORNALISTA: ALLE 10.45 “SONO IN UNA SITUAZIONE COMPLICTA, VI RICHIAMO”… NEL POMERIGGIO: “STO BENE, SIAMO STATI LIBERATI”
«Tutto bene, siamo stati liberati». Al telefono è stata personalmente Gabriella Simoni ad avvisare e rassicurare la sua redazione.
E nel tardo pomeriggio si è collegata con Studio Aperto, raccontando parte della brutta avventura nella quale è rimasta coinvolta assieme ad altri tre giornalisti italiani, il suo cameraman Arturo Scotti, l’inviata Rai Maria Gianniti e il suo tecnico.
A fermarli sarebbero state le forze di sicurezza egiziane.
IL RACCONTO
«C’è stata un’aggressione mentre stavano lavorando intorno alla moschea di Ramses quella in cui erano stati circondati e assediati alcuni manifestanti per tutta la notte – ha raccontato la giornalista- stavamo lavorando assieme ad altri colleghi e c’è stata un’aggressione nei nostri confronti. C’è stato un attacco degli anti-Morsi, erano arrabbiatissimi con al Jazeera, quando viene pronunciato il nome si scatena l’inferno. Per fortuna il traduttore di quella zona è riuscito a portarci in salvo e poi è intervenuto l’esercito perchè nel frattempo quella piazza in qualche modo era di nuovo al centro degli scontri».
E ancora: «Siamo stati quindi bendati e portati in un luogo segreto dove hanno controllato tutto: i documenti, le dichiarazioni che abbiamo fatto, i telefoni, il materiale che avevamo girato».
L’ANGOSCIA
«Sono state ore di angoscia – prosegue la Simoni- il momento più difficile è stato proprio quando mi hanno bendata e portata via e poi c’è l’agoscia nel non riuscire a comunicare con i tuoi cari, perchè sai perfettamente che in quel momento sono in ansia per te».
Ad anticipare l’imminente liberazione era stato il direttore del Tg4 e Studio Aperto Giovanni Toti.
«Per quello che siamo riusciti a ricostruire – aveva raccontato- pare che i giornalisti italiani fermati dalle forze di sicurezza egiziane siano quattro. Sono notizie che ci arrivano da fonti del ministero degli Esteri e di Palazzo Chigi in contatto con il Cairo, perchè noi non abbiamo ancora avuto alcun contatto diretto con Simoni. Il suo cellulare risultava ancora spento».
LA REDAZIONE
L’ultimo contatto della Simoni con la sua redazione questa mattina alle 10,45.
«Sono in una situazione complicata ma sto bene, più tardi vi chiamo» aveva detto al suo direttore.
Quindi un altro messaggio inviato al marito e poi nulla.
Da quel momento si erano perse le sue tracce. Saltati tutti i servizi in preparazione per le varie edizioni dei telegiornali dell’ora di pranzo e grande apprensione nella redazione che per cautela ha evitato di mettere in onda le immagini inviate nei giorni scorsi dalla Simoni e dalla sua troupe.
OTTIMISMO
La Farnesina si è subito attivata per seguire l’evolversi della situazione. E col ministero degli esteri è rimasto costantemente in contatto il direttore del Tg4 e di Studio Aperto Giovanni Toti.
«Siamo cautamente ottimisti» aveva dichiarato nel primo pomeriggio, confidando nella grande esperienza di Gabriella Simoni che è gia stata in prima linea e in passato ha affrontato momenti difficili in altre zone calde del mondo.
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 12th, 2013 Riccardo Fucile
RENZI DISSE “LE SENTENZE VANNO RISPETTATE” E PER BATTISTA DEL “CORRIERE” ANCHE LUI DIVENTA UN ESTREMISTA
Odo Augelli far festa. “Se stiamo facendo melina? Mi sento di escluderlo. Ieri sera abbiamo iniziato la discussione alle 20.15 e alle 21.45 era già chiusa”
Andrea Augello, Pdl, relatore sulla decadenza e l’incandidabilità di Berlusconi nella giunta per le elezioni del Senato, il Messaggero, 9-8).
Beh in effetti, con ben un’ora e mezza di discussione al giorno, melina è la parola sbagliata. Quella giusta è parèsi.
Stefano 1 a Stefano 2. “Nessun rinvio per favorire il Cavaliere” (Dario Stefano, Sel, presidente della giunta per le elezioni del Senato, la Repubblica, 9-8).
“In giunta non faremo gli ultrà ” (Dario Stefano, Sel, presidente della giunta per le elezioni del Senato, Corriere della sera, 9-8).
Chissà che dirà quando lo intervisterà il Giornale.
Samsonite. “I giudici di Cassazione hanno violato tutti i protocolli, hanno chiamato i giornalisti ad assistere allo show, per spettacolarizzare la sentenza e la propria affermazione di potere… La condanna di Berlusconi — assolutamente discutibile sul piano giuridico — rappresenta anche sul piano simbolico la sconfitta e l’umiliazione della politica. Da oggi il potere della magistratura non ha più nemici. Nella magistratura è la completa vittoria della componente — come dire — ‘religiosa’. Composta da quei magistrati che profondamente e in buona fede ritengono di avere avuto un mandato da Dio: punire Berlusconi. L’errore di Berlusconi è stato fatale: non c’è dubbio che è lui, molto più della sinistra, il responsabile della mancata riforma della Giustizia. Nel ’97 la riforma era pronta, elaborata dalla bicamerale di D’Alema: Berlusconi la fece saltare per miope calcolo politico. E commise lo stesso errore nel 2008, quando lasciò che De Magistris silurasse il governo Prodi affondando il ministro Mastella” (Piero Sansonetti, 1-8).
A parte il fatto che Mastella nel 2008 fu inquisito dalla procura di Santa Maria Capua Vetere e non da De Magistris, che stava a Catanzaro, il compagno San-sonetti ci dà una notizia preziosa: la riforma della giustizia della Bicamerale di D’Alema vietava ai giudici di condannare i politici colpevoli di frode fiscale.
Non è meraviglioso?
Accanimento. “Un piano per il Fisco: dichiarazioni dei redditi a domicilio” (Corriere della sera, 9-8).
Oh no, proprio adesso che B. va ai domiciliari! Non gliene va più bene una.
L’estremista. “Renzi sfodera un linguaggio (‘le sentenze vanno rispettate’) che assomiglia molto a quella parte della sinistra contro cui ha combattuto e che ha sempre auspicato la soluzione per via giudiziaria del problema berlusconiano” (Pierluigi Battista, Corriere, 9-8).
In effetti la frase “le sentenze vanno rispettate” è un po’ fortina.
Nemmeno Che Guevara avrebbe osato tanto.
Veda Renzi di temperarla aggiungendovi un’espressione a caso fra le seguenti: “quasi”, “per così dire”, “talvolta”, “forse”, “eventualmente”, “si fa per dire”, “con rispetto parlando”, “stavo scherzando”, “se Battista è d’accordo”.
Il moderato. “Berlusconi attacca la magistratura: ‘Regime’” (la Repubblica, pag. 1, 5-8). “Napolitano apprezza il sostegno” (la Repubblica, pag. 7, 5-8). Basta così poco per farlo contento.
Ponzio Pelato. “Sull’agibilità politica di Berlusconi non ho preso alcuna posizione” (Giorgio Napolitano, la Repubblica, 7-8). E se ne vanta pure.
Top secret. “Da Craxi a Berlusconi… Vorrei conoscere la segreta legge in base alla quale chi si oppone alla sinistra è sempre un delinquente” (Marcello Veneziani, il Giornale, 5-8).
Magari si potrebbe provare a opporre alla sinistra uno che non rubi.
L’equivoco. “Gli amici del Fatto, dell’Unità , dell’Espresso e di Repubblica sembrano terrorizzati all’idea che Silvio possa solo mettere un piedino dentro una cella… Perdonate la volgarità della questione, cari amici del Fatto: lo volete dentro o fuori?” (Francesco Borgonovo, Libero, 7-8).
La prima che hai detto Borgonovo. Ma, se possibile, non chiamarci amici: l’idea che qualcuno ti creda è l’unica che ci terrorizza più di Silvio in cella.
Sing-Sing. “Silvio prepara il tour delle spiagge” (Libero, 7-8).
Ecco perchè il governo vuole riaprire l’Asinara.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 6th, 2013 Riccardo Fucile
“IL LEADER DEL CENTRODESTRA E’ STATO FINALMENTE CONDANNATO, MA IL CENTROSINISTRA NON HA FATTO MEGLIO: TROPPA DIPENDENZA DAI BANCHIERI TEDESCHI”
“Se la serie di azioni evasive che riguardano Silvio Berlusconi fosse la sola causa del malessere prolungato
dell’Italia, la condanna della settimana scorsa per frode fiscale starebbe ad indicare che tempi migliori sono all’orizzonte.
Ma il tre volte presidente del consiglio non è stato l’unica ragione della debolezza economica e della cultura politica irresponsabile” della penisola.
Inizia così l’editoriale con cui il New York Times punta il dito contro il centro-sinistra che “non ha saputo fare molto meglio” anche quando gli elettori hanno dato ad esso una chance.
L’affondo del prestigioso quotidiano newyorchese continua con un avvertimento: “Nessun governo a Roma ha la possibilità di guidare il paese verso giorni migliori fino a quando sia la Germania sia l’unione europea mettono falsi dogmi sull’austerità fiscale davanti al vero problema economico dell’italia: crescita anemica”.
Il “Times” spiega come dopo vari tentativi, il sistema giudiziario italiano abbia “finalmente” condannato Berlusconi, che dovrebbe cominciare a scontare la pena di quattro anni (ridotti a uno per l’indulto) a ottobre.
“Con tutta probabilità “, spiega il giornale, “questo potrebbe significare la fine della sua carriera politica attiva da leader del più ampio partito di centro-destra italiano”.
Ma senza “evidenti rivali”, continua il Times, “e con la figlia 46enne marina”, definita la protègèe del padre 76enne, “berlusconi potrebbe continuare a influenzare la politica anche lontano dalla scena”.
Quanto al centrosinistra, il vero problema è che “non ha alcun vero leader nè un vero programma”.
I suoi leader più noti, sottolinea il New York Times, “sono ex-comunisti troppo ambiziosi di provare la loro ortodossia capitalista attraverso un’adesione indifferente alle dottrine ascetiche preferite dai banchieri tedeschi”. E’ da questo approccio che ne è derivata la loro impopolarità , prosegue il giornale che ricorda come l’italia sia protagonista di “una doppia recessione” con un tasso di disoccupazione “inchiodato intorno al 12%” e una crescita che è stata “minuscola” in gran parte dell’ultimo decennio.
“Con queste debolezze eclatanti su ambo i lati dello spettro” politico, secondo il ny times il vero vincitore delle elezioni dello scorso febbraio “non è stato nessuno dei soggetti citati sopra”. Non solo.
Il governo che si è venuto a creare ad aprile, paragonato a un patchwork, non è altro che una “coalizione sgraziata con pochi obiettivi finora raggiunti”.
L’editoriale si conclude ribadendo che l’Iitalia ha “disperatamente bisogno di un rinnovo politico totale, che produca leader che riescano a guadagnarsi il consenso popolare per le dovute riforme economiche”.
Se mai emergeranno tali figure politiche, “la loro prima responsabilità sarà quella di guidare una sfida credibile alle domande di austerità senza uscita che arrivano dai partner europei”
(da “Huffington Post”)
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Agosto 3rd, 2013 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO FINANZIARIO DELLA CITY: “ORA IL SENATO DOVREBBE CACCIARLO, SE AVESSE UN BRICIOLO DI ONORE SI DIMETTEREBBE”
«Cala il sipario sul buffone di Roma. Dopo il verdetto, il Senato dovrebbe cacciare
Berlusconi», titola il quotidiano finanziario della City per il quale, a questo punto, se Berlusconi avesse «un briciolo di onore, ora si dimetterebbe».
Risparmiando così ai suoi colleghi senatori l’imbarazzo di dover «cacciare un ex primo ministro».
«I giudici di Roma andrebbero lodati per la loro indipendenza» e la loro sentenza dimostra che «nessuno è al di sopra della legge», sostiene il Ft sottolineando come il loro verdetto segni uno «spartiacque nella recente storia d’Italia».
L’editoriale rileva poi come «per alcuni il reato per il quale Berlusconi è stato condannato è in fondo minore rispetto all’enorme ammontare di tasse che lui paga». «Ma – rileva Ft – non è mai giusto ingannare il fisco. Chi legifera ha la specifica responsabilità di dare l’esempio, soprattutto in Italia, dove la diffusa pratica dell’evasione fiscale è una delle principali cause dello sciagurato stato delle finanze pubbliche».
«Berlusconi ha già promesso battaglia e molti dei suoi potrebbero seguirlo.
Ma – conclude l’editoriale – in Italia i tempi sono maturi per la nascita di una partito di destra pronto a disfarsi del frenetico populismo berlusconiano e a convertirsi al liberismo economico. Dopo anni di inefficace protagonismo, il Paese ne trarrà beneficio».
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