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STAMPA ESTERA: I CORRISPONDENTI IN ITALIA NON CREDEVANO DI POTER MAI ANNUNCIARE UNA SIMILE DECISIONE

Agosto 2nd, 2013 Riccardo Fucile

POCHI MINUTI E LA NOTIZIA RIEMPIE TUTTI I SITI DEL MONDO

Berlusconi condannato in via definitiva”: il titolo che i più esperti corrispondenti dall’Italia della stampa estera credevano di non riuscire mai a scrivere campeggia sui siti d’Europa e d’America.
Le prime a fare esplodere la notizia sono state le agenzie di stampa internazionali, Afp, Reuters, Ap, tutte con flash che interrompono le altre trasmissioni.
In pochi minuti, la condanna definitiva dell’ex premier italiano nel processo Mediaset è diventata titolo da home page su tutti i siti che contano dell’informazione internazionale.
Le formule, anche per i tecnicismi della sentenza, tendono a essere simili e fattuali. Eccone un’antologia.
Le Monde: “Mediaset, pena di prigione confermata in Cassazione per Berlusconi”.
El Pais: “La Corte suprema italiana conferma la condanna di Berlusconi per frode”. Die Welt: “Berlusconi condannato definitivamente a quattro anni di detenzione”.
The Guardian: “La condanna di Silvio Berlusconi confermata ma l’interdizione sarà  ridefinita”.
New York Times: “La condanna di Berlusconi a un anno per frode fiscale è confermata”.
Bbc: “Confermata la pena al carcere per Berlusconi”.
La Cnn per una volta non è prima sulla notizia, tutta presa dal Medio Oriente e dagli sviluppi del Datagate, con l’asilo in Russia per la talpa Snowden.
L’emittente Usa titola: “Berlusconi condannato nel caso della frode fiscale”.
Come i titoli, gli articoli a caldo sono essenziali, telegrafici.
Per i commenti ci sarà  spazio sui giornali di oggi e nei reportage di analisi delle tv.
Per i giornalisti stranieri che lavorano in Italia, Silvio Berlusconi e le sue avventure politiche e disavventure giudiziarie sono state, negli ultimi anni, la fonte principale dei loro articoli. Spesso, motivo di dileggio e di ironia.
Molti corrispondenti e alcune troupe televisive erano in piazza Cavour, per attendere il verdetto e raccontarne il clima.
Lo testimonia il presidente della stampa estera Maarten Van Aalderen, un olandese che lavora per De Telegraaf.
Conferma della condanna a parte, difficile dire, di primo acchito, come venga interpretata la sentenza della Cassazione, in particolare per quanto riguarda la rideterminazione della durata dell’interdizione dai pubblici uffici.
Sui giornali esteri ci si interroga senza risposte chiare, come non ce le hanno neanche i giornali italiani, sulle conseguenze politiche della sentenza, sulla stabilità  della coalizione e del governo.
Ma un concetto è chiaro e dominante: Berlusconi è stato condannato, per la prima volta in maniera definitiva, a una pena detentiva.
La questione dell’interdizione dai pubblici uffici appare, ai media stranieri, di lana caprina: non è immediatamente chiaro perchè essa possa essere cruciale per gli equilibri politici italiani: all’estero, l’idea che un leader condannato in modo irrevocabile a quattro anni di prigione possa sopravvivere politicamente appare probabilmente lunare.
Solo chi è più addentro agli intrighi politici italiani, come il Guardian, mette in evidenza fin dal titolo la valenza di questo aspetto del verdetto.
A molti altri questo appare un capolinea per il Cavaliere, a prescindere dall’interdizione.

Giampiero Gramaglia
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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FINANCIAL TIMES: “ALFANO DEVE DIMETTERSI”

Luglio 19th, 2013 Riccardo Fucile

L’ EDITORIALE: “CREDIBILITA’ DEL GOVERNO IN CRISI”

Il Financial Times commenta il caso Shalabayeva a proposito del ruolo avuto nella vicenda dal ministro dell’Interno Angelino Alfano scrive: “Sarebbe saggio dimettersi e lasciare l’incarico di ministro dell’Interno a un collega di partito”.
In un editoriale intitolato “Romès imbroglio”, il quotidiano della City rileva che “l’Italia non può permettersi una crisi politica” ma aggiunge che “la credibilità  del governo sarebbe messa in crisi se nessuno si prendesse la responsabilità  della vicenda”.
“Anche se Alfano non avesse saputo” del blitz con cui furono rimpatriate la moglie e la figlia del dissidente kazako, argomenta il Financial Times, “questo vorrebbe dire che non ha un adeguato controllo sul suo ministero”.
L’editoriale giudica pesantemente anche le forze dell’ordine italiane: “Non sono famose per la loro efficienza ma a maggio la polizia è stata sorprendentemente veloce nel deportare la moglie e la figlia di un dissidente kazako”.
E sottilinea poi la portata politica della vicenda. “Sorprendentemente nessuno si è assunto la responsabilità  politica del pasticcio. Giuseppe Procaccini, capo dello staff del ministro si è dimesso e lo stesso Alfano nega di aver saputo alcunchè della deportazione ma le sue dichirazioni sono contraddette da quelle di Procaccini”.
In ogni caso, insiste il quotidiano della City, “anche se Alfano davvero non avesse saputo, questo vorrebbe dire che non ha un adeguato controllo del suo ministero”.

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EDITORIA, ANGELUCCI INDAGATO PER FALSO E TRUFFA, SEQUESTRATI 20 MILIONI DI BENI DI FAMIGLIA

Giugno 27th, 2013 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO PDL ACCUSATO DI AVER INCASSATO CONTRIBUTI ILLECITI PER LE SOCIETA’ EDITORIALI DI “LIBERO” E DE “IL RIFORMISTA”

Il deputato del Pdl Antonio Angelucci è indagato nell’ambito di un’indagine della procura di Roma sui contributi pubblici percepiti da ‘Editoriale Libero’ e ‘Edizioni Riformiste’, le società  che pubblicano “Libero” e pubblicavano “il Riformista”, negli anni 2006 e 2007.
I reati ipotizzati nei suoi confronti sono falso e truffa aggravata.
La Guardia di finanza sta eseguendo un sequestro preventivo di 20 milioni nei confronti delle due società .
Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, le due società  hanno dichiarato di appartenere ad editori diversi per aggirare il divieto di richiedere contributi pubblici per più di una testata da parte dello stesso editore.
Al centro di questa operazione, secondo gli inquirenti e investigatori, ci sarebbe proprio il deputato del Pdl, re della sanità  privata del Lazio con un impero di venticinque cliniche che, attraverso persone fisiche e società  residenti all’estero, ha nascosto il controllo reale delle aziende editoriali.
I contributi pubblici sarebbero stati percepiti indebitamente nel 2006 e nel 2007, mentre dal 2008 al 2011 sono stati bloccati in seguito all’indagine.
Assieme ad Angelucci, sono indagati per falso e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, i rappresentanti legali delle sue società , Arnaldo Rossi e Roberto Crespi.

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GLI OLGETTINI, ZITTI, SI STAMPI: BUGIE E OMISSIONI SU BERLUSCONI & RUBY

Giugno 26th, 2013 Riccardo Fucile

DALLA “SPACCATURA DELL’OPINIONE PUBBLICA” ALLE POVERE SORTI DELLE “LARGHE INTESE”… TRA GIORNALONI E GIORNALINI, È UNA FURIBONDA GARA A NASCONDERE L’ABUSO DI POTERE, LE MINACCE E LA PROSTITUZIONE MINORILE

Mentre tutta la stampa mondiale si fa beffe dell’Italia, ancora nelle mani dopo vent’anni di un vecchio puttaniere che ne ha combinate più di Bertoldo in Francia, nessun quotidiano italiano — a parte un paio di eccezioni — commenta la condanna di Berlusconi a partire dai fatti che l’hanno originata.
Che un presidente del Consiglio abbia minacciato una Questura, abusando del suo potere, ordinandole di violare la legge per rilasciare una prostituta minorenne senza documenti nè fissa dimora fermata per furto, e che l’abbia fatto perchè la ragazza tenesse la bocca chiusa sul monumentale giro di prostituzione anche minorile che gravitava nelle sue residenze, sono fatti che tutti conoscono ma che quasi nessuno scrive.
Sono comportamenti puniti dal Codice penale, addirittura in base a leggi — nel caso della prostituzione minorile — approvate dal suo stesso governo, ma quasi nessuno lo dice. Fiumi di parole e d’inchiostro per buttarla in politica e parlare d’altro, cioè del nulla.
Pigi Pigi non lo sa.
L’orecchiante del Corriere della Sera è affranto per “la condanna rigidissima, addirittura superiore alle richieste dell’accusa” (se invece i giudici avessero aderito alle richieste dell’accusa, Battista li avrebbe accusati di “appiattirsi sui pm” e chiesto la separazione delle carriere; in ogni caso la pena massima per la concussione è 12 anni e per la prostituzione minorile è 3 anni, e B. per il primo reato ha avuto 6 anni e 1 anno per il secondo, quasi il minimo delle pene).
Ma soprattutto perchè i giudici “considerano il capo di uno schieramento che compartecipa in modo determinante al governo del Paese” come “il vertice di una ramificata banda dedita a reati moralmente spregevoli” (ma se il capo dello schieramento commette reati spregevoli che devono fare i giudici? Assolverlo solo perchè compartecipa in modo determinante?).
Poi, col pilota automatico, il Ballista ripete la giaculatoria della “spaccatura che da vent’anni spezza in due l’opinione pubblica italiana”, ora “ancora più profonda e irriducibile, fra chi considera B. “come una figura losca da gettare nel precipizio della vergogna e della non rispettabilità ” e chi lo difende come “vittima di un accanimento politico-giudiziario senza precedenti”.
Il compito di un giornalista sarebbe appunto quello di spiegare ai suoi lettori che non c’è bisogno della sentenza Ruby per sapere che B. è una figura losca da gettare nel precipizio eccetera, visto che altre sentenze definitive hanno già  accertato la corruzione della Guardia di Finanza, del teste Mills e del giudice Metta, i fondi occulti a Craxi, i falsi in bilancio per 1.500 miliardi di lire, la falsa testimonianza sulla P2 e così via.
Ma Battista fa un altro mestiere, dunque dopo vent’anni è ancora lì a chiedersi se il suo ex editore (quand’era vicedirettore di Panorama) sia una brava persona o un mascalzone. Siccome poi non sa nulla di ciò che scrive, aggiunge il suo stupore perchè 30 testimoni pagati dall’imputato vengono denunciati per falsa testimonianza prezzolata, quasi che B. fosse “il capo di una banda” e di una “rete di complicità  omertosa”, mettendo addirittura “in discussione la legittimità  morale del capo di un partito”.
Il fatto che i giudici abbiano capito ciò che tutti sanno, e cioè che il capo di un partito è anche il capo di una banda e di una rete omertosa, non lo sfiora neppure.
Altrimenti dovrebbe scegliere fra le due categorie che lui da sempre mette sullo stesso piano: “I cantori di una ‘guerra civile fredda’ che hanno trovato nella demonizzazione o nella santificazione di B. l’unico parametro dei loro giudizi politici”.
Insomma, alla sua età , dovrebbe mettersi a informare: e non vi è proprio portato. Il Sorgi in bocca.
Sulla Stampa, Marcello Sorgi si avventura in arditi paralleli fra Craxi, Andreotti e B. Il primo “scelse la strada dell’esilio” (latitanza, Marcello: si dice latitanza).
Andreotti fu accusato di rapporti con la mafia e c’era chi sorrideva sulla scena inverosimile del bacio con Totò Riina” (anche perchè la scena, molto verosimile per chi conosce i rituali mafiosi, era il bacio di Riina ad Andreotti e non viceversa). Quanto a B., anche lui viene “abbattuto per via giudiziaria”, e con lui tutta la “Seconda Repubblica” (chissà  perchè).
I giudici infatti “hanno fatto calare la ghigliottina sul collo del Cavaliere” (si chiama sentenza, Marcello: sentenza) e per di più gli hanno affibbiato “la pena aggiuntiva dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici” (Marcello, dà i, chiedi a qualcuno che ha studiato un po’: l’interdizione perpetua è prevista automatica e obbligatoria per legge a tutte le pene superiori a 5 anni e, per quelle inferiori, c’è quella quinquennale).
E, cattivoni, hanno “sorprendentemente chiesto alla Procura di incriminare per falsa testimonianza i testi della difesa” (Marcello, su, la falsa testimonianza è reato e pagare un testimone perchè dica il falso si chiama corruzione giudiziaria).
Segue copiosa lacrimazione per le sorti del “governo delle larghe intese che doveva favorire la pacificazione dopo l’inutile e infinita epoca della guerra civile”.
Scusa, Marcello: pacificazione fra chi e chi? e per quale guerra? e dichiarata da chi a chi? La pacificazione che hai in mente tu si chiama impunità , privilegio, è roba da monarchia assoluta. Ci fai sapere in quale incunabolo l’hai scovata? Grazie.
Stappa un prodino.
Intervistato da La Stampa, il prodiano (povero Prodi) Sandro Gozi esorta i dirigenti del Pd a “non esultare”, come fanno i volgari militanti del Pd, dinanzi alla triste notizia della condanna di B. (raccomandazione peraltro superflua, visto che sono tutti listati a lutto) perchè “noi dirigenti siamo chiamati a una prova di maturità ”: cioè a governare col puttaniere concussore e in prospettiva a “confrontarci con un progetto politico che stia in piedi a prescindere da B.”.
Meglio dunque raccontare che la condanna di B. non riguarda tanto B., ma è piuttosto “un punto di arrivo anche per gli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo. Rischiano di cadere molte rendite di posizione politica e anche professionale, tra cui quelle di certi giornalisti. Dicono niente i nomi di Ingroia o Travaglio? Sono queste le rendite di posizione che rischiano di saltare.
Berlusconismo e antiberlusconismo finiranno insieme”. Intanto, per anticipare la fine del berlusconismo, Gozi sta nella stessa maggioranza con Berlusconi e, quando lo condannano, i primi nomi che gli vengono in mente sono Travaglio e Ingroia. Bravo, bis.
L’Unità  e i Mostri.
Il sempre acuto direttore dell’Unità , Claudio Sardo, quello che era contrario al governo Pd-Pdl finchè il Pd non fece il governo col Pdl, si guarda bene dal domandare al Pd che cosa ci faccia ancora al governo con B., meno che mai dall’incalzarlo perchè voti finalmente l’ineleggibilità  dell’ineleggibile (e non sia mai: “una maggioranza politica non può cambiare oggi la prassi sull’ineleggibilità  di B.: sarebbe come tradire il carattere giurisdizionale di quella decisione”; cioè, siccome han violato la legge per vent’anni, devono continuare a violarla, sennò poi la gente si disorienta).
Così lancia uno straziante appello a B. perchè tolga il disturbo e il Pd dall’imbarazzo, così che possa finalmente governare con un Pdl pulito e presentabile, cioè coi vari Schifani, Alfano, Verdini, Fitto, Gasparri, Letta (Gianni).
La scena ricorda quella dei Mostri, quando il seduttore Gassmann che vuole scaricare l’amante per dedicarsi a un’altra la convince a mollarlo per il suo bene (di lei).
Ed ecco Sardo ululare sotto le finestre di Palazzo Grazioli: “Vogliono ancora continuare così? Vogliono alzare la posta del conflitto? Ma si rendono conto della responsabilità  della politica in questa drammatica crisi?”.
Segue un appello che persino Alice nel paese delle meraviglie troverebbe un po’ ingenuo: “Il centrodestra è a un bivio strategico. Deve scegliere tra due strade. O sostiene il governo Letta e usa questo tempo per darsi una struttura democratica interna e una successione a B., oppure si chiude nel bunker del Capo, confermando il carattere personale, anzi proprietario di quel non partito”.
Ci pare di sentire la risposta, direttamente dal sottosuolo: “Senti, bello, noi stiamo ancora tremando per la tua intimazione, ma confermiamo il carattere personale, anzi proprietario del non partito e restiamo qui nel bunker, che fra l’altro è pieno di gnocca. E tu salutaci Bersani o Epifani o come si chiama Coso”.
M’hai detto un Prospero. A proposito di commedia all’italiana, poteva mancare sull’Unità  l’illuminato parere del professor Michele Palmiro Prospero? No che non poteva.
A preoccuparlo non è che il Pd governi col puttaniere concussore, ma “l’intervento di un fattore esterno, non collegato cioè alle normali dinamiche elettorali, che si impone in maniera irresistibile come la causa immediata della netta cesura che infrange la continuità  dei cicli politici”.
Siete ancora vivi? Bene, fate un altro bel respiro: “Fattori esterni al consueto gioco competitivo furono al centro delle tragiche vicende che si sbarazzarono di Moro (uccisione per mano del partito armato)… Anche la decapitazione politica di Craxi… assunse i tratti di una rovina esterna (tintinnio delle manette)”. E ora, per B., i giudici “esterni” tornano “per la terza volta come elemento dirompente incaricato di sferrare colpi micidiali agli assetti di potere esistenti”.
Mica male il paragone fra i giudici di Milano che condannano dei politici malfattori e le Br che ammazzano un politico innocente.
Ma non è niente, al confronto con le conclusioni più sconclusionate che memoria d’uomo ricordi: condannando il puttaniere concussore invece di lasciarlo eliminare dai suoi avversari politici (che per eliminarlo meglio lo portano al governo anche quando perde le elezioni), i giudici “esterni” gli fanno un favore perchè ora il Pdl “acuisce il peso del-l’irruzione catastrofica del fattore esterno e cerca anzi di utilizzarlo per trarne qualche profitto (im)politico ravvicinato. Il fattore esterno come ferita mai cicatrizzabile”. Lo portano via.
Libero bordello.
Libero, che pure in passato aveva focalizzato la questione meglio di altri (quando titolò “Il guaio di Silvio è la gnocca” o quando Belpietro lo qualificò di “vecchio porco”), dimentica tutto e somministra ai lettori un titolo elegante almeno quanto le cene del Cainano: “Giustizia a puttane”.
Seguono le solite panzane sui reati che non ci sono perchè le vittime li negano (se è per questo, li nega pure l’imputato).
Ma, se questa baggianata giuridica valesse nei codici, non si farebbe mai un processo ai mafiosi che impongono il pizzo (i negozianti, terrorizzati, negano quasi sempre di aver subìto minacce e si dicono felici di pagare spontaneamente per l’innata simpatia dei loro aguzzini, autori di “riscossioni eleganti”).
E nemmeno a certi mariti violenti che pestano le mogli (“vostro onore, mio marito non c’entra coi lividi, sono caduta dalle scale”). Ma tutto questo Belpietro e quello con le mèches non lo sanno.
E allora ecco il primo ricordare che Ruby “ha sempre sostenuto di non essersi prostituita e nessuno l’ha mai vista a letto col Cavaliere”, dunque “il processo non doveva neppure cominciare”. L’altro non s’è ancora dato una risposta al “mitico quesito: B. sapeva che Ruby era minorenne?”. Tanto poco lo sapeva che, appena Ruby fu portata in questura, telefonò al capo di gabinetto per farla “affidare” a Nicole Minetti con una procedura che ha un senso per i minorenni, visto che i maggiorenni non devono essere affidati a nessuno.
Invece i soldi dati alle ragazze dopo le cene (2-3 mila euro) e le notti (5-6 mila) eleganti -tenetevi forte — erano “rimborsi spese”: per i costumi del burlesque. A quel punto arrivava la Fata Turchina, accompagnata da Peter Pan e Capitan Nemo.
Stato sallustionale.
Una prece per il povero Alessandro Sallusti, in evidente stato confusionale.
Affranto per la condanna del capo, giura che “stiamo parlando di un galantuomo, mattacchione sì, ma di gran lunga moralmente più integro dei suoi accusatori e giudici”: mai il galantuomo avrebbe “molestato una donna” (peccato che l’accusa non sia di molestie, ma di prostituzione minorile, reato che scatta anche quando la minorenne è consenziente).
E, “se avessi un solo dubbio che il presidente l’abbia fatto anche una sola volta in vita sua, non sarei qui a scrivere queste righe”.
Dunque dobbiamo fidarci di lui, sulla parola, anzichè di “questi pazzi scatenati travestiti da giudici, i quali vogliono che tutti pieghino la testa di fronte alla loro arroganza e impunità ”. Roba da “tribunali stalinisti e nazisti”.
Completano il quadro (clinico) la raffinate analisi di Annamaria Bernardini De Pace nonchè Serbelloni Mazzanti Viendalmare contro le donne in toga che hanno “umiliato le donne”, cioè le olgettine; e la squisite dissertazioni giuridiche di Vittorio Sgarbi che ora, per coerenza, vorrebbe “processate tutte le donne mantenute”: non gli entra proprio in testa che qui il reato non è mantenere, ma andare con minorenni a pagamento e abusare del proprio potere per costringere la polizia a violare la legge.
Citofonare Giuliana.
Ieri Giuliano Ferrara, con la consumata perizia dell’habituè, si è spalmato il rossetto sulle labbra e ha convocato le masse in piazza al grido di “Siamo tutti puttane”. Proprio tutti magari no, ma se parlasse per sè potremmo anche dargli ragione. Poi, senz’accorgersene, ha scritto per conto del padrone una piena confessione: che male c’è “se ti piace invitare giovani donne a casa tua”, tieni “un comportamento generoso con le ragazze ospiti” e poi ”ti prende il ghiribizzo di raccomandare per telefono un trattamento umano per una di loro incappata in una disavventura (un fermo per furto, ndr) e trattenuta in Questura”?
C’è che è un reato, anzi due: quelli per cui è stato condannato B.
Esilarante poi la definizione di “sentenza ad personam”: tutte le sentenze sono ad personam, visto che — art. 27 della Costituzione   — “la responsabilità  penale è personale”.
Addirittura irresistibile che l’accusa di sentenziare “ad personam” venga lanciata da colui che imputa da sempre alla magistratura milanese di “processare un sistema” o generici “stili di vita”: ora che han processato e condannato uno solo per due specifici reati, non gli va bene lo stesso. Ma lui non fa il giornalista, fa un altro mestiere ancora più antico: l’ha detto lui.
Raccolta differenziata.
Sul Foglio c’è anche il redivivo Mario Sechi, già  direttore del Tempo, poi portavoce e candidato di Monti (invano), ora editorialista dell’house organ berlusconiano, ma soprattutto giureconsulto: ci informa che “un collegio di sole donne è un altro elemento rilevante ai fini dello squilibrato giudizio”: già , da quando hanno aperto la magistratura alle donne la giustizia è andata a rotoli. Erano meglio tre giudici maschi, possibilmente puttanieri.
C’è poi Ritanna Armeni, ma ve la risparmiamo perchè non (si) capisce nulla di ciò che scrive.
E c’è persino Piero Ostellino, in momentanea trasferta dal Corriere, che ripete il ritornello del “reato senza parti lese” (Piero, informati: tre ragazze si sono costituite parte civile), poi s’inventa un altro reato: “corruzione di minorenne”.
Ne avesse azzeccata una: il reato si chiama prostituzione minorile ed è punito fino a 3 anni da una legge fatta da B., che dunque dovrebbe conoscerla.
Ma questi per Ostellino son solo dettagli. Lui è un Prospero in formato extralarge, infatti segnala un solo precedente della sentenza: “i partigiani comunisti” che “dopo il 25 aprile del ’45 ammazzarono alcuni partigiani che non appartenevano alla propria parte politica, oltre ad alcuni possidenti terrieri e riccastri che bisognava far fuori per arrivare alla rivoluzione proletaria”. La quale poi “non riuscì e quei partigiani comunisti furono costretti a fuggire in Cecoslovacchia”.
Purtroppo “oggi i giudici che hanno emesso la sentenza contro Berlusconi non scapperanno certo in Cecoslovacchia, anzi saranno elogiati da tutti gli avversari del Cavaliere. Ma hanno fatto la stessa cosa: hanno promosso una rivoluzione attraverso la quale far fuori qualcuno che non appartiene allo stesso campo”. Dunque, siccome le tre giudici assassine non sono fuggite, bisogna arrestarle.
PS. L’articolo di Ostellino non è stato scritto da Ostellino: si tratta — avverte il Foglio — di un “testo raccolto”. Le cose sarebbero andate così: Ferrara è uscito a portare a spasso il cane e ha trovato sul marciapiede il testo di Ostellino, ancora bello fumante. Parendogli brutto lasciarlo lì, l’ha raccolto.
Con la paletta.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“COSE MAI VISTE”: IL SEX GATE DEL BUNGA BUNGA E’ DIVENTATO UN CASO INTERNAZONALE

Giugno 25th, 2013 Riccardo Fucile

IL “GUARDIAN”: “IN GRAN BRETAGNA UN LEADER SAREBBE FINITO”

Il bunga bunga di un presidente del Consiglio ha fatto il giro del mondo e ieri tutto il mondo mediatico era a Milano per seguire la sentenza.
D’altronde il sex gate italiano è diventato internazionale già  a gennaio 2011 quando la procura di Milano ha inviato a Silvio Berlusconi l’avviso a comparire per concussione e prostituzione minorile.
Giornalisti inglesi, americani, francesi, tedeschi, scandinavi, russi, giapponesi, olandesi e belgi si sono catapultati al palazzo di giustizia.
Postazioni satellitari televisive lungo Corso di porta Vittoria, di fronte all’ingresso principale e lungo via Manara, uno degli ingressi laterali.
Colleghi della radio della Bb-Bc hanno “occupato” anche una vecchia cabina telefonica e giornalisti di altre radio hanno dettato i loro servizi da alcuni bagni del Tribunale per migliorare la qualità  del suono.
Nonostante la balla di Berlusconi per far rilasciare Ruby fosse quella sulla “nipote di Mubarak”, non c’erano giornalisti di media arabi.
C’era solo Al Jazeera English.
Per tutta la stampa estera è inconcepile che Berlusconi sia ancora un leader politico nonostante il suo curriculum giudiziario infinito.
Patricia Thomas è l’inviata per la Tv di Associated press: “Se di mezzo c’è una storia di potere e sesso e che riguarda un politico importante e conosciuto come Silvio Berlusconi, l’interesse è alle stelle. La storia è esplosiva. Quando torno negli Usa mi chiedono solo del bunga bunga, di Berlusconi. Gianni Letta o Pierluigi Bersani non hanno idea di chi siano. Letta chi? Ber-sani chi? ”.
L’inviata di una televisione russa ci spiega che l’interesse “è massimo, anche perchè Berlusconi è amico del presidente Putin” e, intimorita, dice che “in Russia non potrebbe mai esserci un processo contro un potente come Berlusconi”.
Un’inviata della Cnn racconta che i telespettatori “seguono sempre con molto interesse il Ruby gate perchè riguarda un ex premier. È’ incredibile che un uomo politico sia ancora in auge nonostante i guai giudiziari”.
ANCHE PER AL JAZEERA English “è un caso importante, da seguire perchè Silvio Berlusconi è molto conosciuto.
“È’ interesse capire anche le conseguenze politiche del processo”.
Il fatto che abbia spacciato Ruby come nipote del presidente egiziano Mubarak “non rappresenta un interesse particolare. Invece, ha importanza l’accusa di abuso di potere (concussione, ndr) ”.
Tra gli inviati stranieri c’è Lizzy Davies del Guardian: “Per i lettori inglesi questa storia sordida che coinvolge un ex premier e leader politico è molto interessante. Per noi è incredibile che con accuse del genere Berlusconi possa avere ancora potere. Dopo il Bunga Bunga in Gran Bretagna sarebbe uscito dalla scena politica”.
Hedwig Zeedjk è inviata per le televisioni del Belgio e dell’Olanda: “Seguiamo con interesse il Ruby gate. In particolare in Belgio, colpito da scandali sessuali e dove c’è una grande comunità  italiana. Vogliamo capire le ripercussioni sul personaggio pubblico e leader politico. La vita privata sregolata di Berlusconi, essendo un politico, viene vista in modo critico”.
Udo Gumpel è il corrispondente della televisione tedesca Rtl: “In Germania c’è un interesse enorme per Silvio Berlusconi. Ora tutta la Germania si chiede quando finisce il suo dominio politico. Non voglio nascondere che la politica tedesca, di governo e di opposizione, spera che se ne vada. Ma Il fatto che forse saranno delle sentenze della magistratura a determinare la fine della sua carriera, però, viene valutato come un segno di debolezza della politica italiana”.

a.m.

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EMILIO FEDE ALLA GUIDA DE “LA DISCUSSIONE”? LUI CONFERMA MA CATONE SMENTISCE

Giugno 18th, 2013 Riccardo Fucile

IL NUOVO PROGETTO EDITORIALE POTREBBE COINVOLGERE ANCHE SGARBI CHE PERO’ PRECISA: “SE SARA’ UN GIORNALE PRO-BERLUSCONI NON MI INTERESSA, POLITICAMENTE LO RITENGO BOLLITO”

“Non escludo che mi chiamino presto per offrirmi la direzione de La Discussione. Sarei onorato di dirigere il giornale fondato da Alcide De Gasperi e lo farei anche gratis. La carta stampata è il mio grande amore”.
A sentire Emilio Fede è quasi fatta: presto sarà  il direttore responsabile del quotidiano, destinato a trasformarsi in settimanale.
La testata ha smesso di stampare da quando sono stati chiusi i rubinetti dei finanziamenti all’editoria, tagli effettuati da Monti.
“Per questo motivo non siamo più in edicola” dice Giampiero Catone, direttore politico de La Discussione, ex sottosegretario all’Ambiente nel governo Berlusconi, già  segretario della Democrazia cristiana per le autonomie, poi passato al Pdl, poi in Futuro e Libertà , infine ritornato al fianco del Cavaliere.
Catone racconta di un progetto ambizioso, cordate d’imprenditori intenzionate a investire, di contatti con giornalisti della carta stampata.
Sulla guida del giornale, però, Catone offre una versione diversa: “Ho contattato Emilio Fede, poi ci siamo incontrati casualmente ad una cena, ma non gli ho mai offerto la direzione del giornale. Possiamo giocarci quello che vuole, il direttore responsabile del giornale è e sarà  Antonio Falconio. Io farò il vice”.
Esclude anche che siano stati chiusi accordi con altri giornalisti e chiarisce un punto: “Fede, come tanti altri giornalisti illustri, potranno collaborare con noi, ma a titolo volontario, sia chiaro”.
Gli sfugge il nome di Vittorio Sgarbi.
Ironico, Sgarbi risponde: “Accetteri l’offerta solo se il giorno del lancio, La Discussione uscisse con il Fatto Quotidiano: senza il Fatto non c’è Discussione”.
Ironia a parte, sul progetto editoriale dell’ex parlamentare, Sgarbi nutre molti dubbi: “Solo in caso di una proposta seria, valuterei”.
Ad ogni modo, domani s’incontreranno e ne discuteranno. Sgarbi detta le sue condizioni per guidare la testata: “Se Catone pensa di fare La Discussione per andare con Berlusconi, non ho nessuna intenzione di farne parte, politicamente lo ritengo bollito”.
I giochi sono quasi chiusi, la conferenza stampa per il ritorno in campo della creatura di Catone, che era stata fissata per il 24 giugno, è slittata al giorno dopo.
Perchè? Coinciderebbe con una delle sentenze a carico di Berlusconi.
Quella sul processo Ruby.

Loredana Di Cesare
(da “il Fatto Quotidiano“)

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INTERCETTAZIONI, IL BAVAGLIO DI SORO AI GIORNALI

Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile

L’EX PD: “PROCESSI MEDIATICI, RIVEDERE IL CODICE ETICO”

Stavolta il bavaglio, o la regolamentazione per usare un termine caro a chi confonde la censura con la giustezza, potrebbe funzionare.
Forse perchè l’ex dermatologo Antonello Soro, officiato garante per la privacy, s’inserisce fra i non “divisivi”, scrive a pagina 17 di un’inconsueta relazione annuale, e invoca e annuncia nuove norme per le intercettazioni.
Per chi le raccoglie, la magistratura e per chi le pubblica, i media: “Intendiamo promuovere una riflessione sul possibile aggiornamento del codice dei giornalisti, al fine di coniugare al punto più alto il diritto di cronaca e dignità  della persona”.
Le parole sono morbide, quasi flautate, ma non coprono le ambizioni di Soro: punire di più i cronisti.
“Per tale obiettivo — prosegue — questa potrebbe essere una strada meno divisiva e forse più concludente rispetto alle diverse ipotesi legislative tentate nella scorsa legislatura”.
Lì dove fallirono i vari Saverio Nitto Palma e Angelino Alfano, l’ex capogruppo Pd intravede il trionfo.
Soro ha individuato un doppio piano di azione: vuole sigillare le procure, rendere inaccessibile le telefonate, obbligare a continui e cervellotici cambi di password, a impenetrabili archivi digitali, a diabolici macchinari per rintracciare impronte e beccare il reprobo.
L’Autorità  ha avviato un confronto con cinque procure pescate a campione, l’ufficio tecnico sta per redigere la norma, e il presidente se ne vanta: “Per garantire il più possibile le parti processuali e i terzi coinvolti, unitamente al segreto investigativo, abbiamo avviato un’attività  conoscitiva sulle procedure seguite in materia di intercettazioni dai gestori incaricati e dalle Procure”.
Ma quel che preoccupa Soro, e quello che ha sempre tormentato i politici inciampati al telefono, è la presunta impunità  dei giornalisti.
Eppure le leggi già  esistono: i cronisti non possono pubblicare le intercettazioni ancora protette dal segreto e nemmeno riportare un colloquio integrale sino al secondo grado giudizio.
Pr completare la riforma, Soro ha bisogno di una sponda, di un riflesso disciplinare e così auspica una collaborazione con l’Ordine per inasprire il codice etico.
Soro dedica un lungo paragrafo a una personale lezione di giornalismo: “Sul versante della cronaca giudiziaria, la tendenza, sempre crescente, alla mediatizzazione dei processi rafforza l’esigenza di un’adeguata selezione delle notizie di rilevanza pubblica, da rendere con modalità  rispettose dell’altrui riservatezza e della presunzione d’innocenza”.
Qualsiasi cosa volesse dire, Soro prova a ripeterlo qualche riga dopo: “La pubblicazione di atti di indagine deve rispondere a finalità  di interesse pubblico e non a tensioni voyeuristiche, nella consapevolezza che non tutto ciò che è di interesse pubblico è di pubblico interesse. (…) Bisogna evitare fughe di notizie e quel ‘giornalismo di trascrizione’ che finisce per far scadere la qualità  dell’informazione”. Di più, Soro non dice.
Daniela Santanchè, però, interpreta al volo: “Ci voleva il Garante per la privacy per porre un freno all’uso distorto e inappropriato delle intercettazioni. Va infatti nella giusta direzione l’annuncio di soluzioni e provvedimenti più adeguati, che aumentino lo standard di protezione dei dati trattati e di una revisione del codice dei giornalisti”. Qualche ora più tardi, interviene Franco Siddi (presidente sindacato Fnsi): “Il tema delle intercettazioni non va mai strumentalizzato. No a comportamenti autoritari”.
Il presidente di Montecitorio, Laura Boldrini, nonostante il ruolo istituzionale, è stata più netta: “La tutela della privacy non ostacoli il giornalismo”.
Assieme al futuro, a Soro interessa persino il passato e intima ai giornali di cancellare “dagli archivi notizie non più attuali che l’interessato ritiene pregiudizievole”.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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FINANCIAL TIMES: “LETTA IN LETARGO, IL VOTO LO SPINGA A FARE QUALCOSA”

Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile

“IL PREMIER ITALIANO HA FATTO BEN POCO PER RIMETTERE IN MOTO L’ECONOMIA E NON CAPISCE CHE GOVERNARE COMPORTA SCELTE ANCHE IMPOPOLARI”

Il Financial Times si scaglia contro Enrico Letta.
“Il premier italiano può sorridere, guardando al risultato delle elezioni comunali, con la vittoria del Pd, lo stop di Silvio Berlusconi e il risultato negativo di Beppe Grillo che gela l’avanzata del populismo in Italia”, afferma un editoriale intitolato “La letargia di Letta”.
Ma, aggiunge il quotidiano britannico, “il presidente del Consiglio deve fare buon uso del fatto che gli italiani sembrano aver concesso il beneficio del dubbio al suo governo di larghe intese”.
In realtà , secondo il Financial Times, da quando è stato scelto da Giorgio Napolitano per guidare il governo, Letta “ha fatto molto poco per rimettere in moto l’economia” e in questo momento “il suo programma assomiglia sempre di più a una trilogia impossibile”.
E cioè: “Vuole tagliare le tasse, aumentare la spesa per l’istruzione e, allo stesso tempo, rispettare gli obiettivi sul deficit fissati da Bruxelles”.
Il quotidiano finanziario evidenzia invece che “governare comporta scelte difficili” e impopolari come insegna la “lezione del governo tecnocratico di Mario Monti”, le cui riforme non hanno pagato in termini di consenso popolare, così come è “difficile conciliare le priorità  divergenti dei partiti che sostengono l’esecutivo”.
Inoltre, “c’è il rischio che la coalizione che sorregge Letta non resista se Berlusconi fosse condannato in uno dei suoi processi”.
Ma, conclude il Financial Times, “nessuna giustificazione regge quando le riforme sono così urgenti” e ora che con le ultime amministrative “gli elettori hanno dato spazio a Letta, il premier dovrebbe provare a far ripartire l’Italia”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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LUCIA ANNUNZIATA QUERELA GRILLO: “AMI INSINUARE? ORA PROVALO DAVANTI A UN GIUDICE”

Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile

ECCO LA LETTERA CON CUI LA GIORNALISTA MOTIVA LA QUERELA… “E’ COME I VECCHI POLITICI CHE DICE DI COMBATTERE, VUOLE UNA STAMPA ASSERVITA”

“Beppe Grillo continua la sua personalissima campagna di demonizzazione dei giornalisti confondendo e sovrapponendo — non so quanto non volutamente — informazioni che non stanno insieme tra loro.
Per quanto riguarda il mio caso personale ha sostenuto cose non vere: che io sia stata contemporaneamente direttore del Tg3 e collaboratrice dell’Eni.
Sono stata direttore del Tg3 dal 1996 al 1998 mentre la mia collaborazione con l’Eni è cominciata nel 2008 e finita nel maggio del 2012.
Se non mi crede prenda pure le mie dichiarazioni dei redditi e verifichi.
Quanto alla mia collaborazione con l’Eni, è vero sono colpevole: colpevole di aver partecipato alla stesura di un testo teatrale per il Piccolo di Milano andato in scena nell’anniversario della morte di Enrico Mattei.
Il mio coinvolgimento nel testo riguardava l’anlisi della cèlèbre polemica Montanelli=Mattei avvenuta sulle pagine del Corriere della sera.
Sono poi anche colpevole di aver coordinato il comitato scientifico di Oil, una “rivista clandestina sovversiva” su politica estera e petrolio, in collaborazione con due società  carbonare, rivoluzionare e sconosciute come Foreign Policy e The Washington Post. La mia attività  è stata ufficiale, e dichiarata alle tasse.
In quel periodo non avevo nessun incarico dirigente in nessun altro media.
Se questo significa che sono “pagata dall’Eni” — pratica di corruzione e come tale infamante — Grillo dovra’ dimostrarlo con molto più di queste insinuazioni.
E dovrà  dimostrarlo davanti a un giudice.
La triste verità  è che l’unica libertà  che Grillo sta dimostrando di poter rivendicare a pieno titolo è quella all’insulto e alla diffamazione.
E, che gli piaccia o no, somiglia sempre di più a quei “vecchi politici” che dice di combattere, quelli a cui non piacciono i giornalisti che dicono quello che pensano.”

Lucia Annunziata

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