Destra di Popolo.net

ORMAI BERLUSCONI E’ DIVENTATO UNA PALLA AL PIEDE DEI TELEGIORNALI

Maggio 23rd, 2011 Riccardo Fucile

MEDIA DI ASCOLTO BASSA PER IL PREMIER, FA PERDERE PUNTI DI SHARE E QUANDO FINISCE I TELESPETTATORI RITORNANO…CARLO FRECCERO: “LE FINTE INTERVISTE DIMOSTRANO DEBOLEZZA E INDICANO PREPOTENZA”

Che succede se Berlusconi lascia il bunker, si fa vedere e rivedere su cinque telegiornali?
Chi accetta l’intervista tipica del videomessaggio (Tg1, Tg2, Tg4, Tg5) perde punti di share (tranne Studio Aperto), mentre chi risparmia la noia ai suoi telespettatori (Tg3 e TgLa7) migliora.
Anzi, dappertutto la media di ascolto durante il suo intervento è bassissima e, appena il premier scompare dal video, nuovi telespettatori arrivano nel giro di un minuto: 180 mila in più per il Tg1, 150 mila per il Tg5, in crescita anche il Tg2, il Tg4 e Studio Aperto.
Nessuno aspettava con ansia la televendita del Cavaliere.
Non contento di aver già  violato la par condicio, tema sul tavolo dell’Agcom di lunedì, il premier ha replicato ieri su Telelombardia e mercoledì sarà  a Porta a Porta (e per evitare sanzioni, Vespa dice che il giorno prima avrà  Di Pietro e Bersani ha rifiutato l’invito, ma il segretario del Pd spiega che non vuole fare da tappabuchi al premier).
Dopo la nota di protesta del comitato di redazione (due sì e il no di Attilio Romita), i giornalisti del Tg1 affiggono in bacheca biglietti contro la linea Minzolini.
Il consigliere Nino Rizzo Nervo: “Le eventuali multe dovranno pagarle i direttori dei tg”.
E domani la Federazione nazionale della stampa e il sindacato Rai (Usigrai) protesteranno a viale Mazzini.
Il presidente Paolo Garimberti chiede che il servizio pubblico ripristini il pluralismo: “Ora spazio a tutti i partiti”.
E Famiglia Cristiana indica un problema infinito: “In onda il conflitto di interessi”.
Le tende zafferano che si confondono con il trucco sul viso, le bandiere istituzionali, l’enorme simbolo di partito, l’espressione seriosa.
A raffica: cinque telegiornali, un’intrusione radiofonica e poi sui giornali. A
l quinto giorno di silenzio, Silvio Berlusconi uscì dal rifugio per proiettare la sua luce e invece, più che rifiutarlo, nessuno se n’è accorto.
Carlo Freccero è preoccupato.
Il direttore di Rai 4 conosce la televisione e pure Silvio Berlusconi.
Freccero ha una domanda per il Cavaliere: “Perchè signor presidente si riduce ai video-messaggi? E poi un venerdì di metà  maggio con i milanesi in viaggio verso la costiera ligure o i vigneti di Monferrato e senza eventi internazionali o nazionali che possano incuriosire i telespettatori. Chi l’ha consigliata? E per carità , non chiamatele interviste. Questa è solo violenza comunicativa per dimostrare che lui gode con il conflitto d’interessi e può sfregiare le regole di par condicio”.
Cinque passaggi televisivi, identici, che marcano la sua stanchezza: “Dov’è finita la sua competenza? Ha scambiato le interviste con la pubblicità , costringendo i giornalisti a trasformarsi in servi. Ogni intervista ha bisogno di una storia, un’identità , una narrazione”.
Facciamo un giochino, più versioni di Berlusconi per ciascun telegiornale. Studio Aperto, Tg5: “Doveva intrattenere chi è abituato al rotocalco con una scenetta, una stretta di mano con Galliani o un suo collaboratore, parlare in stile informale, magari in mezzo ai giardini di Arcore”.
Tg4: “Poteva chiacchierare con Emilio Fede, rivolgersi ai telespettatori che lo seguono dall’inizio con un linguaggio semplice e sicuro”.
Tg1, Tg2: “Fare più istituzionale e rigoroso, ma con idee e autorità . Doveva sorprendere l’ascoltatore con una novità , non basta la solita faccia”.
Valore mediatico? Quasi zero.
Valore politico? Zero.
Davvero Berlusconi pensava di convincere qualcuno con la sua presenza senza nulla di forte e di fresco?
Davvero pensava che i milanesi l’aspettassero di venerdì sera?
Quando parli per dovere provochi più disorientamento che energia al tuo pubblico.
L’intervista finta, servita fredda, è terribile.
È un atto di prepotenza perchè ti ricorda chi è il padrone del mezzo televisivo. È anche un atto di disperazione perchè svela il tentativo di recuperare voti con fare confuso e maldestro”.
È un po’ come Umberto Bossi che dichiara, smentisce e rettifica dieci volte al giorno, che tradisce la sua leggenda nel popolo leghista: “I militanti del Carroccio sono furiosi e si sfogano con espressioni simili al Fronte Nazionale francese. Prima erano folgorati dal capo che resiste, combatte e supera la sua malattia, fiero e tenace come Giussano. Ma ora la distanza tra il Bossi di governo e il popolo di lotta, anche nei giorni dei ballottaggi, accentua la sua fatica, la sua stanchezza e il capo perde credibilità . Abdica l’illuminata guida padana”.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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STASERA MESSAGGIO A RETI UNIFICATE DI BIN BERLUSKONEN

Maggio 20th, 2011 Riccardo Fucile

PISAPIA E DE MAGISTRIS TIRANO UN RESPIRO DI SOLLIEVO: LA LORO VITTORIA E’ PIU’ VICINA…PIU’ IL PREMIER PARLA E PIU’ FA DANNI…E LA PAR CONDICIO VA A PUTTANE

Dopo quattro giorni di silenzio assoluto, il premier torna nell’agone politico in vista del voto del 29 e 30 maggio.
Cinque interviste ad altrettanti telegiornali.
Il silenzio post elettorale di Silvio Berlusconi è ufficialmente finito.
In vista dei ballottaggi per le amministrative, il premier registrerà  nel tardo pomeriggio cinque interviste da mandare in onda su altrettanti telegiornali della sera.
Il Cavaliere, dopo la clamorosa scoppola elettorale di Milano dove ha dimezzato le preferenze individuali rispetto al 2006, s’appresta a un ritorno a reti unificate nell’agone politico: Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto.
Insomma, chi accenderà  il piccolo schermo dalle 18.50 alle 21.00, sarà  molto difficile che non si imbatta nel mezzobusto del premier.
Un cambio di strategia rispetto al low profile adottato subito dopo i risultati del primo turno, quando affidò a Umberto Bossi le dichiarazioni sull’imminente ballottaggio nella roccaforte del berlusconismo.
Vedremo se il primo ministro riuscirà  a mettere ordine in un centrodestra che, forse ancora frastornato dalla bastonata di Pisapia, continua a camminare in ordine sparso.
Con il Giornale che accusa Comunione e liberazione di avere tradito la Moratti.
E con gli esponenti di Pdl e Lega che chiedono di abbassare i toni per poi, un minuto dopo, tornare dare a Pisapia del matto e dell’estremista di sinistra.
All’indomani del voto, il quotidiano di via Negri ha aperto un caso tutto lombardo che ha costretto il premier a intervenire di persona per fermare la caccia al capro espiatorio.
O Alessandro Sallusti la pianta di attaccare Formigoni e company o può dire addio alla direzione del quotidiano dei fratelli Berlsuconi.
La pace armata fra i berluscones e i moderati ciellini è stata sancita dall’arrivo nello staff della Moratti di Maurizio Lupi.
Il fedelissimo di Cl cercherà  di pianificare le ultime mosse di Lady Letizia in vista del ballottaggio.
Mentre Lupi cerca di risollevare le sorti di una campagna elettorale quasi impossibile, il leader del Carroccio, al quale Berlusconi (fino a stasera) ha lasciato gli onori della ribalta mediatica, dà  fuoco alle polveri: “Pisapia è un matto con un progetto di città  indecente”.
Eppure sembrava che dopo il primo turno il centrodestra avesse capito l’errore: troppa personalizzazione della campagna elettorale.
Fallito il tentativo di trasformare le amministrative in un referendum pro-Silvio e naufragato quello di demolire l’immagine del candidato del centrosinistra (ex terrorista rosso con simpatie per il fondamentalismo islamico), la linea di Pdl e Lega era di concentrarsi sul programma.
Ma le parole d’ordine diventano zingaropoli, stanze del buco e Leoncavallo a Palazzo Marino.
Di altro non sanno parlare.
E l’avvocato milanese ritorna ad essere il pericoloso estremista di sinistra del primo turno.
Insomma, per il momento il tenore della campagna per il ballottaggio è ancora questo.
Vedremo se, durante il prime time a reti unificate, il Berlusconi catodico impartirà  una linea differente ai suoi uomini.
Così come chiesto dalla Moratti.
Che per il momento sembra essere la sola ad aver capito l’errore.

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TRACOLLO SGARBI A RAI1, SUBITO SOSPESO IL PROGRAMMA: APPENA DUE MILIONI DI TELESPETTATORI E L’8,27% DI SHARE

Maggio 20th, 2011 Riccardo Fucile

UN RISULTATO NETTAMENTE AL DI SOTTO DELLA MEDIA DEGLI ASCOLTI DELLA RETE IN PRIMA SERATA…SPUTTANATI 8 MILIONI DI EURO, DI CUI PARE 1 MILIONE A SGARBI CHE VERRA’ PAGATO LO STESSO…ALLA FINE DELLA DEBACLE TUTTI A FESTEGGIARE A CASA BERLUSCONI

L’ufficio stampa della Rai annuncia la sospensione del programma.
«La decisione – si legge nel comunicato – è stata comunicata al Professor Sgarbi che l’ha condivisa».
La sospensione del programma è legata esclusivamente ai bassi ascolti ottenuti mercoledì sera nella puntata di esordio.
È questa la motivazione che viene fornita in ambienti aziendali.
Si sottolinea inoltre, apprende l’Agi, che la sospensione in realtà , riguarda una sola puntata perchè ne erano previste due in questa fase, per poi ripartire a settembre con altre quattro.
Il risultato di mercoledì è fortemente penalizzante per la Rete ammiraglia rispetto al trend del periodo di garanzia (di solito almeno il doppio).
Di qui la decisione di sospendere subito il programma.
Dopo il flop cresce la polemica su quanto è costato il programma: sembrerebbe un milione di euro solo per Sgarbi e otto milioni per tutte le puntate.
Il conduttore però smentisce e parla di 500 mila euro per tutte le cinque puntate. Il contratto con Vittorio Sgarbi, secondo quanto scrive l’Agi, sarà  onorato.
Marco Travaglio si è lasciato andare a una lunga risata: «Spero che adesso sia verificato quanto il costosissimo programma di Sgarbi in prima serata su Rai1 abbia fatto perdere alla Rai».
Luca Borgomeo, presidente dell’ associazione di telespettatori cattolici Aiart, si chiede «quanto è stato speso per un programma bloccato ancor prima di nascere?   “Uno spettacolo – osserva in una nota – per tanti versi noioso, con pochi spunti originali. Il tempo dei telepredicatori è finito».
«Pensavo ad un risveglio diverso, invece di un matrimonio è stato un funerale ed è difficile capirne le ragioni» è il primo commento di Sgarbi in conferenza stampa.
«Chi l’ha visto e Melania – ha aggiunto – sono di interesse superiore rispetto alla difesa del paesaggio. Forse sul paesaggio dovevamo fare una puntata di Chi l’ha visto».
Poi l’ammissione di colpa senza dimenticare le forte noti polemiche: «E’ colpa mia. Ho sbagliato io a imporre un meccanismo narrativo non da prima serata. La Rai vuole il giallo di Avetrana, le escort di Berlusconi, gli omicidi, non è interessata alla cultura».
Punti di vista.
Sui costi il critico d’arte si giustifica: «I costi della mia trasmissione sono i costi della cultura. Anche Pompei costa. Purtroppo la cultura costa e costa anche in televisione. Non è Chi l’ha visto».
E qua Sgarbi offende l’altrui intelligenza.
Al termine della sua trasmissione, il critico televisivo, «accompagnato da tutta la redazione», è andato «per un brindisi, una festa a casa del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi».
Di più. «Berlusconi – ha raccontato Sgarbi – era compiaciuto per la trasmissione. Ha fatto alcune osservazioni tecniche, da uomo di televisione, sul programma: ha parlato dei ‘tempi televisivi’, ha criticato l’uso e il volume dei microfoni, che non facevano capire bene le parole, ma soprattutto era compiaciuto», ha insistito Sgarbi a più riprese, del fatto che «per una volta fosse assolutamente tranquillo che non si parlava di lui in un programma televisivo».
La ‘rivelazione’ di Sgarbi ha innescato una querelle con alcuni giornalisti presenti, che hanno definito «anomalo» il fatto che al termine di un programma, peraltro rivelatosi fallimentare in termini di audience, tanto da portare a una immediata chiusura dopo la prima puntata, tutta la redazione fosse andata a festeggiare a casa del premir.
«Non c’è niente di anomalo – ha insistito Sgarbi – perchè Silvio Berlusocni è un mio amico. È anzi logico andare a festeggiare a casa di un amico”.
Ora così è chiaro a tutti chi ha imposto la trasmissione di Sgarbi a Rai 1

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MORATTI E PISAPIA ALLA PARI, BERLUSCONI STUDIA IL MEGA SPOT: LA FIFA LO PORTA AD ATTACCARSI AL TRAM MILAN

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

OGGI SILVIO SFILA COME UNA MAJORETTE PER LA FESTA DEL MILAN E LUNEDI SARA’ PRESENTE AL PROCESSO MILLS PER ASSICURARSI IL DOMINIO MEDIATICO… NEL FRATTEMPO AGGIUNGE ALTRI POSTI A TAVOLA: RIMPASTO IN ARRIVO CON NUOVE POLTRONE ANCHE PER LA LEGA… ALTRO CHE COMICHE FINALI

È un megaspot quello che sta organizzando il Cavaliere per tirare il rush finale a Letizia Moratti, un piano che può contare su una “coincidenza” straordinaria: la festa del Milan a piazza Duomo.
Oggi pomeriggio, giornata in teoria di silenzio elettorale, a partire dalle cinque l’intero centro cittadino si trasformerà  infatti in una grande kermesse rossonera per celebrare il “trionfo” del “presidente che ha più vinto nella storia del calcio”.
La festa del Diavolo si sarebbe dovuta tenere inizialmente dopo la partita del Milan con il Cagliari a San Siro, ma Berlusconi ha chiesto di anticipare tutto per sfruttare meglio i Tg della sera.
E in piazza Duomo verranno allestiti dei megaschermi che celebreranno i 25 anni di Milan berlusconiano.
Non è nemmeno escluso che il premier – se riuscirà  a convincere gli uomini della sicurezza – salga sul pullman scoperto per il city tour con i campioni d’Italia.
La kermesse calcistico-politica consentirà  a Berlusconi di bucare il video a dispetto della par condicio, ma non è l’unica arma segreta che il Cavaliere intende sfruttare per saturare fino all’ultimo giorno utile la campagna elettorale. Domenica infatti andrà  a votare alla scuola Dante Alighieri di via Scrosati e, come già  successo numerose altre volte, sarà  un’altra occasione per violare l’obbligo del silenzio.
Ma non è finita.
Perchè dopo il candidato-presidente del Milan e il candidato-al-seggio, la terza occasione di parlare il Cavaliere se la regalerà  lunedì, a urne ancora aperte, come candidato-imputato.
È già  prevista udienza al processo Mills e Berlusconi conta di sfruttare l’effetto-comizio contro i pm che lo inquisiscono.
Un diluvio di dichiarazioni, che va a sommarsi alla congestione di interviste televisive di quest’ultima settimana.
Il tutto nella convinzione che “a Milano non ci possiamo permettere di andare al ballottaggio, la partita va chiusa subito al primo turno”.
Un timore che si è acuito dopo la lettura dei sondaggi, che hanno certificato l’erosione di consenso del sindaco uscente per il colpo basso rifilato a Pisapia. Tanto che ora i due candidati sarebbero alla pari.
Nel Pdl si spera quindi che le divisioni nel campo del centrosinistra possano regalare alla Moratti la vittoria al primo turno.
E non solo per la presenza della lista cinque stelle di Beppe Grillo.
“Se vince Pisapia – riflette Giorgio Stracquadanio, uno degli spin del sindaco – è la vittoria della linea Vendola-Bindi e una grande sconfitta della segreteria Bersani. Anche a una parte del Pd conviene far vincere Moratti”.
L’altra partita aperta è quella di Napoli, anche se Lettieri stacca notevolmente i due inseguitori di sinistra.
Il ballottaggio è praticamente certo e a quel punto il Pdl spera in un confronto con il prefetto del Pd: “Morcone è in risalita su De Magistris – confida Nicola Cosentino al termine del comizio di Berlusconi alla fiera d’Oltremare – e per noi non è una notizia negativa”.
In ogni caso il coordinatore del Pdl è sicuro che al ballottaggio la partita si chiuderà  senza troppi sforzi: “Il terzo polo sarà  un fiasco e l’Udc farà  votare Lettieri al secondo turno. Cos’altro possono fare? Casini già  governa con noi in provincia e in regione!”.
L’unico cruccio dei napoletani è il no della Lega alla moratoria per le demolizioni delle case abusive.
Incontrando i maggiorenti del partito Berlusconi li ha rassicurati: “Tranquilli, con la lega andrà  tutto a posto”.
Un ottimismo fondato anche su un’operazione segreta grazie alla quale il premier è convinto di riuscire ad addolcire la pillola per il Carroccio.
Dopo le amministrative Berlusconi intende infatti mettere mano al governo, offrendo un altro ministero a Umberto Bossi.
“Un ministero andrà  a loro, siamo già  d’accordo – ha spiegato il Cavaliere – ma non dovete preoccuparvi. Ho deciso che nominerò ministro un uomo del Sud per compensare la presenza del leghista”.
Anzi, “se la Lega insisterà  per portare un ministero al Nord, ne poteremo uno anche a Napoli”.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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UNA PROMESSA PER TUTTI, GARANTISCE LUI: SULLE CASE ABUSIVE A NAPOLI, SUI SOTTOSEGRETARI A CROTONE, SUL COSTO DEI TRAGHETTI AD OLBIA

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

IL SOLITO RITO BERLUSCONIANO DEL “GHE PENSI MI” REGGERA’ ANCORA O GLI ITALIANI SCARICHERANNO L’IMBONITORE MEDIATICO?…SU QUESTO QUESITO SI GIOCHERA’ IL DESTINO DELLE AMMMINISTRATIVE E DEL GOVERNO

Ieri il premier   è intervenuto per telefono a una manifestazione dell’Alleanza di Centro a Reggio Calabria.
Ha assicurato: che Pionati avrà  il suo sottosegretariato; che dopo la promozione al ministero delle Infrastrutture di Aurelio Misiti e a quello dell’Economia di Antonio Gentile, la prossima sarà  quella al ministero del Lavoro di Giuseppe Galati; che infine «ci saranno tre calabresi che lavoreranno per la loro regione nel governo».
Quattro giorni prima, a Olbia per sponsorizzare un candidato, il suo amico ortopedico Settimo Nizzi, aveva garantito che il sottosegretario sarà  un potente del luogo, Mauro Pili.
I Responsabili lamentano di non aver avuto quanto era stato concordato? Silvio cita Sciascia: «È giusto, ciascuno avrà  il suo».
Si consuma il sommo Rito, quella di promessa per tutti.
Gianfranco Fini, sostiene che il presidente del Consiglio cadrà  non per via giudiziaria, ma perchè «non ha mantenuto le promesse».
Tesi che varrebbe in tutti i Paesi europei, escluso l’Italia.
Concetto rigorosamente politico, ma che non si adatta al nostro elettorato, altrimenti il premier sarebbe già  dovuto fuggire su un barcone per raggiungere da clandestino Tripoli e il suo compagno di merende Gheddafi.
Purtroppo quando il Cavaliere promette, molti italiani che lo ascoltano sentono come di aver udito la parola di uno sciamano, e non si domandano se la cosa avverrà  anche, oppure no.
Il mezzo è, più che mai, il messaggio, i toni, i modi, il rapporto tra le parole e le diverse piazze.
Berlusconi è a Napoli, dove assai sentito è il problema del condono per le case abusive?
Annuncia «fermerò le demolizioni fino alla fine dell’anno».
Gli domandano del problema del caro traghetti a Olbia? Mette la sua mano sul fuoco, «deve essere risolto, e se ve lo dico io consideratelo già  fatto», interverrà  «chiamando la Tirrenia a ripristinare la linea e intervenendo come stato sui costi dei carburanti».
Gli chiedono dei fondi per la Olbia-Sassari, della statale 125 Olbia-Arzachena-Palau, della stazione ferroviaria?
«Saranno trovati, giuro; lo dico io a Tremonti».
È a Crotone, città  assai disamorata dalla politica, e s’impegna: «Dimezzerò il numero dei parlamentari».
Solo in tal modo si può spiegare come mai l’uditorio continui a prendere dopo tanti anni per buona la promessa: perchè è personalizzata.
Esiste, sì, un format smaccato, il logorìo degli anni, la ripetizione; ma è anche vero che il Capo lo adatta.
La seduzione, diceva Renè Girard, non serve a riportare alla realtà , serve proprio per esorcizzare il peso della realtà .
È il meccanismo del «ripulirò Napoli dalla monnezza in un mese», del «meno tasse per tutti», del «risolvo in quarantott’ore il problema degli sbarchi a Lampedusa».
Certo – rispetto al «meno tasse per tutti», al «miracolo italiano», al contratto con gli italiani in tv da Vespa («prometto che se non avrò realizzato almeno quattro dei cinque punti non mi ricandiderò più») – la promessa odierna ha perso ogni residua grandezza.
Ma la tecnica del Cavaliere fin dalla «discesa in campo» è sempre stata mescolare promesse epocali e piccoli orticelli.
Per esempio «con Letizia Moratti triplicheremo gli anziani assistiti in città », oppure «abbiamo in mente i progetti delle due linee della metropolitana”, lo intervista Radio Kiss Kiss, emittente molto ascoltata dai tifosi del Napoli dove Silvio giura, «ad Allegri piace Hamsik, ma non credo che De Laurentiis sia intenzionato a cedere una star. Escludo dunque questa possibilità . Dò garanzie ai napoletani».
E poi di nuovo, a giro, la promessa: «Supereremo il divario nell’occupazione tra nord e sud».
È come se la Promessa sottendesse l’irrealtà , non la realizzazione; il Sogno, non la psicopatologia della vita quotidiana.
E l’ubiquità  del Capo, “prometto ad Alessandro Nannini di andare a Siena se arriverà  al ballottaggio”, a Coppola «sarò a Torino al secondo turno», a Lettieri «giurò che mi avrai al tuo fianco a Napoli»…
«Sono un uomo di mare», raccontò una volta il Cavaliere accennando ai tanti porti in cui era approdato, fin da sedicenne chansonnier.
Forse per questo ha abituato gli italiani alle sue promesse da marinaio.
Fino a quando?

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VIETATO PARLARE DEI REFERENDUM: DA TELEKABUL A TELEARCORE

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

PUBBLICHIAMO LA LETTERA DI UNA RICERCATRICE CHE DOVEVA INTERVENIRE A UN PROGRAMMA RAI PER PARLARE SULLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA E CHE E’ STATO IMPROVVISAMENTE CANCELLATO.. AL CITTADINO NON FAR SAPERE QUANTE E’ GRANDE LA LORO SETE DI POTERE

Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche.
Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma Radio Rai (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.
E’ arrivata una circolare interna Rai alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della Rai di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno, ovvero quando si terrà  il referendum).
Quindi, il programma è saltato e il mio intervento pure.
Questo è un piccolo esempio delle modalità  con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità  dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica.
Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano, di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre   riappropriarci della nostra voce, prima di perderla definitivamente.
Il referendum è evidentemente anche questo!

Mariachiara Alberton

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CAMERA E SENATO, I NUOVI SPRECHI: “PARLAMENTO CHANNEL”, DUE TELEVISIONI CON TECNOLOGIA DIGITALE

Maggio 11th, 2011 Riccardo Fucile

SI PENSA A REDAZIONI E PROGRAMMI, TRATTATIVE IN CORSO CON LA RAI…MA IL NOSTRO PARLAMENTO NON HA NIENTE DI PIU’ UTILE DA FARE CHE PENSARE A UNA RETE TELEVISIVA?…GIA OGGI SI SPENDE QUASI 1 MILIONE DI EURO PER TRASMETTERE LE SEDUTE

Che di questi tempi l’immagine del Parlamento italiano sia un poco appannata non è una novità .
Del resto lo fanno capire senza reticenze i suoi stessi inquilini.
Qualche mese fa il presidente della Camera Gianfranco Fini si è lamentato che ormai l’attività  è ridotta all’osso con i deputati che arrivano a Roma il martedì e ripartono il giovedì, mentre il premier Silvio Berlusconi è arrivato a proporre per evitare sterili lungaggini di far votare i soli capogruppo.
«Le assemblee pletoriche – ha chiosato – sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti. Pensate che ci sono 630 parlamentari quando ne basterebbero 100».
Cosa c’è allora di meglio, per risollevare la reputazione della nostra politica nella quale apparire è quasi tutto, di un bel canale televisivo?
Anzi, due canali. Uno per la Camera e uno per il Senato.
Direte: è uno scherzo. Niente affatto.
Quel progetto esiste da tempo e ora, grazie al digitale terrestre, sta entrando nella fase concreta.
Da qualche giorno a Montecitorio, dove gli esperti di comunicazione non mancano davvero, si è sentito il bisogno di ingaggiare per la bisogna anche un consulente esterno.
Si chiama Pino Caiola: in passato ha lavorato a Telepiù, è stato il responsabile della comunicazione del gruppo parlamentare di Forza Italia e più recentemente portavoce del ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito.
Collaborerà  con la commissione interna incaricata di seguire le questioni della comunicazione, affidata al vicepresidente Maurizio Lupi, che si occupa anche delle faccende relative all’etere.
Palazzo Madama ha invece una struttura dedicata specificamente all’argomento.
È il «Comitato per lo sviluppo della comunicazione radiotelevisiva del Senato» costituito già  nel luglio del 2009 dal consiglio di presidenza, del quale fanno parte il questore Benedetto Adragna, la vicepresidente Emma Bonino, e poi i senatori Alessio Butti, Silvana Amati, Paolo Franco e Lucio Malan.
Le trattative con la Rai, che dovrebbe fornire la piattaforma tecnologica, procedono sulla base di varie opzioni, non esclusa quella di un canale comune per le due Camere.
Forse la meno insensata (pure ammettendo che tutto ciò possa avere un senso) ma certo la meno praticabile.
Il capo ufficio stampa della Camera Giuseppe Leone si dice sicuro che il tema sarà  oggetto di consultazioni fra Montecitorio e Palazzo Madama.
Resta il fatto che l’ipotesi di un unico «Parlamento channel», con Camera e Senato gelosissimi delle rispettive prerogative, che hanno impiegato anni soltanto per aprire una porta fra le loro due biblioteche, sembra piuttosto remota.
A chi toccherebbe il direttore?
E i dirigenti, in che modo verrebbero scelti?
Senza entrare nel merito del palinsesto: chi ne avrebbe la responsabilità , e come potrebbe conciliare le rispettive esigenze?
Domande certamente cruciali.
Anche se ancora prima di queste ce ne sarebbe una fondamentale: il nostro Parlamento non ha niente di più utile da fare che pensare a una rete televisiva?
A che cosa servirebbe, o meglio «servirebbero», visto che potrebbero essere addirittura due?
E poi, a parte le ovvie considerazioni sull’audience, la Camera e il Senato forse non hanno già  le proprie tivù?
Da anni trasmettono su Internet e sul satellite la diretta delle sedute, con una spesa non proprio trascurabile.
L’affitto dalla Rai della sola frequenza satellitare costa 395 mila euro l’anno alla Camera e 384.000 al Senato.
Poi ci sono 30 mila euro circa per la web tivù, le spese per i dipendenti, l’elettricità , le attrezzature.
Somme destinate a moltiplicarsi per svariate volte nel caso in cui andassero in porto i progetti dei nuovi canali digitali terrestri.
Stime non ne esistono ancora. Ma che non si sborserebbero bruscolini è intuibile.
Si tratterebbe di due reti tv in piena regola, con strutture organizzative, redazioni, programmi… E i costi non sarebbero che uno dei problemi.
Si possono solo immaginare le difficoltà  di realizzazione nel Paese del manuale Cencelli.
Per non parlare del personale necessario.
C’è da dire che già  adesso gli apparati di comunicazione non sono propriamente esili.
Gli uffici stampa di Camera e Senato hanno strutture imponenti.
A Montecitorio ci sono un direttore e cinque capiredattori: e poi documentaristi, segretarie e commessi. Per un totale di 35 persone.
A Palazzo Madama lo staff della comunicazione, che comprende un capo ufficio e tre vicedirettori, arriva invece a una trentina di unità .
Due piccoli eserciti.
Numeri che oggi si giustificherebbero, questa è almeno la vulgata, con la singolare situazione della rassegna stampa.
Appaltata all’esterno ma di fatto confezionata all’interno.
Camera e Senato hanno in essere uno storico contratto «necessitato» (così si definiscono quelli che hanno un fornitore obbligato) con una società  specializzata, l’Eco della Stampa, che fornisce ogni giorno per via telematica centinaia di articoli.
Un semilavorato poi scremato dagli uffici che provvedono ad assemblare la rassegna vera e propria.
Tutto questo con un costo pari a 204 mila euro l’anno per il Senato e 427.000 per la Camera.
Per un totale di oltre 630 mila euro.

Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera”)

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DONNE, MA SIETE MATTE A VOTARE PER IL PDL?

Maggio 8th, 2011 Riccardo Fucile

FLAVIA PERINA (FLI) : “BERLUSCONI HA SDOGANATO LA BATTUTA DA CASERMA E IL NARCISISMO DONGIOVANNESCO DA BAR,   ERIGENDOLI A DATO CULTURALE FONDANTE DEL PDL”…. “NELL’HAREM NON SONO PERMESSI ATTI DI AUTONOMIA”…. TRA CLASSIFICHE DI GAMBE E CULI, UOVA DI PASQUA CON SEXY-VIOLINISTA DENTRO E SLOGAN DEMENZIALI

Se avessi un milione di euro pagherei i più bravi creativi italiani per lanciare una campagna su scala nazionale sul tema: “Donne, ma siete matte a votare ancora il Pdl?”.
L’ossessione sessista del Partito dell’amore era già  molto sgradevole quando Berlusconi ne era il principale e quasi unico interprete.
L’attenuante dell’età  e lo stereotipo comunemente accettato della atipicità  del Caro Leader aiutavano a minimizzare dicendo: “Sì, ha una visione un po’ antiquata delle donne, ma è l’innocuo machismo di una persona anziana”.
Ricordo il fotofinish del congresso di fondazione del Pdl, quando Silvio chiamò sul palco “le nostre dame” facendo rabbrividire tutti con la frase “dov’è la zoccola” captata dai microfoni, o la cena di chiusura della campagna elettorale per le regionali del Lazio dove si intestò lo jus primae noctis sulle eventuali elette facendo sobbalzare il pubblico.
Vabbè, si diceva, “lui” è fatto così. Scherza. In fondo è inoffensivo.
In due anni “lui” è diventato “loro” perchè lo sdoganamento della battuta da caserma, del narcisismo dongiovannesco, della prepotenza da bar sport, è diventato qualcosa di simile a un dato culturale fondante per il Pdl.
Fabrizio Cicchitto è riuscito a fermare in extremis la pubblicazione su “Panorama” della classifica del “lato B” delle parlamentari stilata da un altro parlamentare del centrodestra, Giancarlo Mazzucca .
Nel numero attualmente in edicola, peraltro, è presente la top ten delle gambe delle onorevoli, firmata dallo stesso Mazzucca.
Servirà  per stabilire le future priorità  nelle liste?
A Milano il coordinatore del Pdl Renato Mantovani ha aperto la cena delle groupie berlusconiane dicendo: “Se Pisapia si deve accontentare della Concia e della Bindi noi possiamo dire di essere messi meglio”.
Mantovani è quello installato di recente al posto di Guido Podestà , “reo” di non aver impedito la raccolta di firme di Sara Giudice per le dimissioni della favorita del premier, Nicole Minetti: possiamo solo immaginare i criteri con cui il neo-nominato ha gestito le candidature in città .
Sempre a Milano, Letizia Moratti è stata pubblicamente costretta a passare sotto le forche caudine della riconciliazione con Roberto Lassini, quello dei manifesti sui giudici brigatisti, abbracciandone la moglie davanti a un pubblico plaudente: nell’harem non sono permessi atti di autonomia.
Il rimpasto di governo ieri ha premiato le “compiacenti” Catia Polidori e Daniela Melchiorre, con l’annuncio che il prossimo giro di valzer darà  i resti a Matteo Brigandì, leghista, cui viene comunemente attribuito il “merito” di aver dato una sbirciatina al dossier del Csm sulla donna più odiata dal premier, Ilda Boccassini, finita alla berlina per un “bacio rubato” a un fidanzato (trent’anni fa).
Un sottosegretariato per il “castigatore” della femmina irriducibile: roba da fare impallidire i talebani.
Che idee delle donne hanno, questi?
Ma c’è un altro Paese occidentale in cui si fa propaganda elettorale con il busto nudo di una sesta misura (Movimento Veneto Stato) usato per simboleggiare l’abbondanza del sistema federalista?
Oppure con lo slogan “Scopiamo” (Giangi Marra)?
Oppure con la frase “Per cambiare chi le ha?” associata alla foto di due palle?
E dov’è che una parlamentare (Gabriella Carlucci), per ingraziarsi il Caro Leader, deve dire cose come: per i miei figli adolescenti Berlusconi è un mito “anche perchè è super-potente da un punto di vista sessuale?”.
Gli slogan fallici di Umberto Bossi ormai sono il meno, perchè l’esaltazione degli attributi del Capo è addirittura tollerabile se confrontata al fenomeno emergente della sistematica denigrazione della donna, che deve sottomettersi al gioco della corte: il picco simbolico di questo cambio di passo resterà  la prima cena elettorale di questa campagna, dove a B. venne offerto dalla intera classe dirigente lombarda un uovo di Pasqua da cui spuntò una modella in abito sexy che suonava il violino.
Mi raccontano che alcune dirigenti presenti conservano sui cellulari la foto di quel momento.
Con orgoglio.
Le italiane sono matte a votare persone così?

Flavia Perina
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LE AMMINISTRATIVE SLOGAN PER SLOGAN: DA MORATTI A PISAPIA AL DERBY INVERNIZZI

Maggio 2nd, 2011 Riccardo Fucile

LA FOLLE CORSA DEI CANDIDATI, DALLE GRANDI CITTA’ AI PICCOLI COMUNI: A TORINO TUTTI VOGLIONO CHIAMARSI COPPOLA, FASSINO ALLA EASTWOOD, LETIZIA CHE VOLEVA FARE LA BALLERINA, CENTENARIA IN LISTA IN FRIULI…TRASH AL POTERE NEI MANIFESTI ELETTORALI

Da una parte Moratti contro Pisapia, dall’altra il derby degli Invernizzi.
Milano e Morterone, testa e coda dei 1345 comuni italiani che andranno al voto il 15 e 16 maggio (a cui si aggiungono 11 province e a novembre una Regione, il Molise, dati Ancitel).
Se sulla corsa a Palazzo Marino si è detto tanto, la sfida per guidare i 38 cittadini del minuscolo centro in provincia di Lecco (il più piccolo d’Italia) ha senz’altro meno aspetti noti.
Comune da gennaio in amministrazione straordinaria, due aspiranti sindaco con lo stesso cognome: Invernizzi.
Antonella, (il primo cittadino sfiduciato) ci riprova a capo di “Vivere Morterone”.
L’avversario, Riccardo, le lancia la sfida con “Rinnoviamo Morterone” e un programma di 12 punti.
Due liste e 18 candidati (esclusi loro due): un passo indietro rispetto a cinque anni fa quando il numero degli aspiranti superò addirittura quello degli aventi diritto.
Se a Morterone la competizione è targata Invernizzi, a Torino (una delle sfide principali), non ce ne vogliano gli altri candidati, ma è Coppola a farla da padrone.
L’originale è il bel Michele (il candidato del centrodestra), assessore regionale alla Cultura, incoronato dal premier come quello che ci vuole per Torino, “una scopa nuova che scopi meglio”.
Ma sulla scheda i torinesi troveranno anche la “Lista Coppola per una Torino più rosa”, che appoggia il   candidato del Terzo Polo, Alberto Musy (provocando le ire di Pdl e Lega), e ancora l’aspirante sindaco Domenico Coppola (sei liste per lui, tra cui una che si chiama Forza Toro ma nessun sito ufficiale).
E dove non arriva l’anagrafe ci pensa la fantasia.
Solo la commissione elettorale ha stoppato la lista CoPoLa (Comitato Polo Latinoamerica), esclusa come le altre quattro a sostegno di Marco Di Nunzio, tra cui la lista “Bunga Bunga – Più pilo per tutti”.
Un cartello elettorale di cui fa parte anche “Forza Juve” e che sul suo sito dal nome esotico (www.intrigatropical.eu 1) annuncia ricorsi, facendo proselitismo senza andarci troppo per il sottile: “Vuoi candidarti e percepire uno stipendio? Clicca qui”.
Ben altra molla dovrà  aver spinto a cimentarsi nell’agone politico Marcella Beltrame, 100 anni appena compiuti, in corsa per la lista civica a sostegno di Silvano De Bortoli, nel comune di S. Quirino (Pordenone).
Si aspettava il via libera ufficiale dopo la presentazione delle liste. Candidatura ammessa e come riporta il sito della Regione Friuli, la signora, nata il 1° aprile 1911,   sarà  regolarmente ai nastri di partenza.
Il Trentino Alto Adige, invece, è l’unica regione dove non sono previste votazioni.
Succede così che programma presentato nel 2005 da Renzo Anderle, ex sindaco di Pergine Valsugana (Trento), possa tornare buono per la corsa di Emanuele Cassano (Pd), in lizza nel comune barese di Palo del Colle, a 17 Km da Bari.
Plagio autorizzato dall’autore (anche lui nell’area del centrosinistra) all’insegna della circolazione delle buone idee.
A patto di fare le dovute modifiche, tagliando in primis i riferimenti alle piste da sci. Viva il fair play.
Qualcosa di simile, ma senza avvisare l’autore, aveva provato a fare Gianni Lettieri nei suoi 72 punti programmatici “copiati” in parte dai 100 di Matteo Renzi.
Scoperto, si è difeso ammettendo di aver preso il buono anche da “De Luca, Tosi e Chiamparino”.
Mentre restando sempre a Napoli salta fuori in rete come “il Futuro è mo’” slogan del candidato Pd, Mario Morcone riecheggi in dialetto napoletano “Il Futuro è adesso” di Renata PolverinI.
Ancora nel capoluogo partenopeo, 48 consiglieri dell’ultima legislatura (l’80%) hanno scelto di ricandidarsi.
Se fossero tutti eletti (con il numero tagliato da 60 a 48), non si vedrebbe nessuna faccia nuova a palazzo S. Giacomo.
Neanche il cognome del leader tanto amato dai leghisti aiuta, invece, Massimo Bossi nella sua corsa a sindaco di Gallarate (Varese).
E’ arrivato il sostegno del Pdl, ma il Carroccio gli ha messo contro un suo candidato di punta, Giovanna Bianchi Clerici.
Colpa, dicono, di alcuni manifesti con la scritta “Vota Bossi” e il simbolo dell’odiata Lega Padana lombarda, che avrebbero mandato su tutte le furie il Senatùr.
Orgoglio indipendista ma in salsa sarda per Claudia Zuncheddu, già  “consigliera” regionale e tra i candidati per la poltrona di primo cittadino a Cagliari.
Nome noto, come spiega lei stessa sul suo blog, a livello nazionale e internazionale come pilota di rally.
Nel suo palmares Parigi-Dakar, Rally dei Faraoni, Parigi-Città  del Capo, Rally di Tunisia, Parigi-Pechino. Nel 1986, prima donna di sempre ad entrare nelle selezioni del durissimo Camel Trophy.
Questo per i meno noti.
Ma anche i big si attrezzano per fare breccia nell’immaginario degli elettori. Piero Fassino per la sua corsa rispolvera uno degli ultimi Clint Easwood e battezza la Gran Torino.
E sul sito ufficiale salta fuori una locandina con l’ex segretario dei Ds in versione Walt Kowalski.
Si provano anche a demistificare alcuni luoghi comuni: “Contrariamente da quanto si possa supporre dal mio fisico”, scrive il candidato del centrosinistra, “mi piace mangiare e bere bene”.
Si abbandona alle confidenze anche la donna di ferro dell’amministrazione milanese, Letizia Moratti.
Tra la grana Lassini e il mantra alla “Ok il prezzo è giusto” delle 100 cose già  fatte e le 100 da fare, c’è tempo anche per guardarsi indietro: “Da bambina sognavo di fare la ballerina alla Scala o l’architetto, ma la vita mi ha riservato altro”.
E nella casa di vetro del “mondo di Letizia” salta fuori una Moratti in versione Karen Blixen/Meryl Streep in “La mia Africa”, con una citazione, quasi obbligata, tra le canzoni del cuore per Ornella Vanoni.
Proprio la cantante milanese, infatti, inaugura la breve carrellata dei nomi noti in corsa in questa tornata.
Nel capoluogo lombardo, trova posto come aspirante consigliere assieme all’ex nazionale di rugby, Marcello Cutitta nella lista “Milano al Centro”. Conferma per Carmine Abagnale nel listino Pdl.
In lizza anche Gianni Rivera e Marco Predolin nella lista “Librandi per Milano”. Non si trova traccia, almeno in rete, dell’annunciata candidatura in Veneto di Debora Caprioglio, nelle fila dell’Alleanza di Centro di Pionati.
Altro derby sportivo a Siena, dove l’ex pilota Alessandro Nannini corre come aspirante sindaco per il centrodestra.
Tra i suoi sfidanti per il Terzo Polo, Gabriele Corradi, papà  del calciatore dell’Udinese Bernardo.
Assessorato annunciato a Napoli per Fabio Cannavaro.
Parola del candidato del centrodestra, Gianni Lettieri, che molto ammicca al calcio e agli azzurri di Mazzarri nella campagna “Far vincere Napoli”.
“Solo uno spot”, ha replicato il candidato Idv, Luigi De Magistris: “noi preferiamo Cavani e Lavezzi che rappresentano il futuro”.
Diecimila euro contro venti milioni (stando alle ultime cifre accreditate).
E’ la distanza che separa la campagna low cost della stella ventenne dei grillini, Mattia Calise, da quella di Letizia Moratti (che si era fermata a 6 cinque anni fa).
Fatica ad arrivare a 1 milione il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia. Più equilibrata la volata bolognese, dove Virgilio Merola mette in preventivo 160 mila euro (a cui andrà  sommato il conto del Pd), contro i 140mila di Daniele Corticelli, candidato civico di Bologna Capitale, i 100 mila del leghista Manes Bernardini, appaiato a Stefano Aldrovandi del Terzo Polo.
Dove non arrivano le risorse finanziarie possono, però, i social network.
Chi sarà  il più bravo sul web?
Ecco una classifica in tempo reale 4 dei candidati su Twitter, che tiene conto di tweets pubblicati, presenza, followers e rapporto friends/followers). I risultati: sul podio salgono Luigi De Magistris, Virginio Merola e Manes Bernardini.
Rimandati, almeno per il momento, Guido Baldrati (Fli per la provincia di Ravenna), Franco Ceccuzzi (Pd per Siena) e Claudio (Pd per Pordenone).
E per i più nostalgici restano i tradizionali manifesti elettorali.
Tre citazioni per le trovate più audaci di questa   tornata.
A Milano non fa difetto il celodurismo all’aspirante consigliere della Lega Nord Massimiliano Bastoni, che si fa ritrarre sorridente accanto alla carta napoletana da cui nasce il suo slogan: “Cala l’asso… Vota bastoni”.
Non teme di sfigurare, nonostante i 63 anni appena compiuti, Alberto Astolfi detto Bertino, in canottiera e costume come ogni bagnino che si rispetti della riviera romagnola.
Sguardo fiero verso l’orizzonte e mare Adriatico sullo sfondo, lo slogan dell’aspirante consigliere comunale di Rimini è “Senza se, senza ma, ho sempre remato per la mia città “.
Chiude il tris Gianluigi Marra detto Giangi in corsa come sindaco per la lista Azzurri Italiani a Torino: “Scopiamo?… via la vecchia politica”, si chiede sorridente con tanto di ramazza tricolore.
Due idee dal suo programma: trasformare i campi nomadi in campeggi per turisti e usare le guardie giurate per pattugliare il territorio.
Con queste premesse qualcuno potrebbe invidiare gli elettori di Gubbio: loro votano una settimana più tardi.
Tutto rimandato per la corsa dei ceri.

Pasquale Notargiacomo
(da “La Repubblica“)

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