Febbraio 9th, 2011 Riccardo Fucile
COCA E MARCHETTE, PERQUISIZIONI A MILANO E A NAPOLI SULLO SFONDO DEI FESTINI DENUNCIATI DALLA TOMMASI…. SILVIO VERGOGNATI, MI HAI FATTA AMMALARE, PAGA I CONTI DELLO PSICOLOGO”….”NON MI INTERESSA PIU’ NULLA”
Piange al telefono con la madre, scrive sms minacciosi direttamente al presidente del Consiglio, finisce in una clinica per curarsi.
“Non è la vita che sognavo, se la vita da star è fatta di questo, lo capisco e rinuncio”.
Prima la droga, i festini, le marchette, i rapporti diretti con il clan di Lele Mora e Fabrizio Corona, ma soprattutto con Silvio Berlusconi e suo fratello Paolo. Poi la disperazione e il crollo.
La storia di Sara Tommasi che emerge dalle intercettazioni raccolte nell’inchiesta di Napoli è quella di una ragazza distrutta, prima dalle sue ambizioni, poi dal giro di Lele Mora e del premier.
Oggi l’abitazione milanese di Sara Tommasi è stata perquisita dagli investigatori, che hanno sequestrato un personal computer.
Perquisita anche l’abitazione di Vincenzo Saiello, soprannominato “Bartolo”, indagato per favoreggiamento della prostituzione nell’inchiesta di Napoli e in contatto con Corona.
Sono tante le conversazioni e gli sms in cui si coglie chiaramente una volontà di ribellione della ragazza a un sistema che ormai l’ha imprigionata.
E la paura di restare coinvolta nello scandalo che sta montando.
Al punto da arrivare a scrivere, il 15 gennaio 2011, giorno in cui esplode lo scandalo delle prostitute e dell’harem dell’Olgettina, un sms inequivocabile al premier Berlusconi: “Spero che crepi con le tue troie”.
Già il 10 gennaio, sempre rivolgendosi a B, scriveva: “Silvio vergognati, mi hai fatta ammalare. Paga i conti dello psicologo”.
Lo stesso giorno Sara Tommasi riceve la chiamata della segretaria della clinica “Delle betulle” di Appiano Gentile: “Sara, grazie alla raccomandazione di Berlusconi Paolo, è convocata presso la clinica “Delle Betulle” ad Appiano Gentile, per essere visitata dal dottor Sforza”.
Ma continuiamo con le carte della procura di Napoli.
Il principale interlocutore di Sara era, appunto, Vincenzo Seiello, detto “Bartolo”, presunto organizzatore dei festini a pagamento ai quali partecipa anche la soubrette.
“Ciao Sara per una serata tipo cena con un imprenditore la vuoi fare? 1500 euro? E mi fai sapere”, le scrive in un sms.
La figura di Silvio Berlusconi emerge proprio da una telefonata tra i due, intercettata il 9 settembre 2010.
La Tommasi dice di non poter partecipare a una serata con Bartolo perchè “devo vedere una persona che non vedo da un sacco di tempo, che mi ha chiamato adesso”.
Scrivono i magistrati di Napoli: “I fatti avrebbero insinuato che quella persona andava identificata nel presidente del Consiglio Berlusconi, perchè subito dopo la sua scorta peronale fu notata da Seiello Vincenzo e Amirante Giosuè, mentre indugiavano sotto casa della donna con l’intenzione di parlarle per convincerla a mantenere l’impegno”.
Ecco le parole di Bartolo, che si dice sorpreso da ciò che ha visto: “Le guardie del corpo di Berlusconi! Se la sono venuta a prendere a questa e se la sono portata…guarda, è una cosa incredibile”.
Circostanza, quella della scorta del premier a disposizione della Tommasi, smentita ieri da Palazzo Chigi: “E’ assurdo e diffamatorio”.
Ma è proprio nella fase della “ribellione” di Sara Tommasi che emergono meglio i legami e i collegamenti con il premier e con il giro di Lele Mora.
Tutto inizia il 18 dicembre scorso, quando, in un sms a “Bartolo”, Sara scrive: “Mi spiace non voglio più avere niente a che fare con Corona e con Lele, nè con questo mondo. Addio”.
E ancora: “Nè te nè Lele nè Fabrizio (Corona, ndr) nè le marchette che volevi farmi fare nel giro squallido di Marina Berlusconi che volevate farmi fare o dei festini privati”.
In una telefonata tra i due, lo stesso giorno, Sara è ancora più esplicita: “Mi sono stufata di lavorare, hai capito? Se devo andare a scopare tutto il mondo come sta succedendo con gente che mi perseguita con le droghe, a destra e sinistra…”.
Questa mattina Marina Berlusconi, per commentare questa intercettazione, ha attaccato i giornali: “Non è un caso che anche stavolta il rilievo di gran lunga maggiore a queste farneticazioni sia stato dato dai soliti ben precisi giornali: quelli che, quando ogni giorno sproloquiano sulla macchina del fango, in realtà stanno parlando solo di se stessi e del loro comportamento”.
Dopo aver evocato la figlia di Silvio Berlusconi Marina, nel litigio con Bartolo la Tommasi tira in ballo anche il fratello di B. Paolo: “Ora scusate ma andatevente a fanculo Co e company dei miei stivali e ditelo anche a Paolo Berlusconi”.
A gennaio i comportamenti di Sara Tommasi diventano schizofrenici.
Con Ermanno Dionisio, che dice di “volerla tutta per lui”, l’8 gennaio risponde: “O mi paghi a prestazione o t’inkuli! Ho già mille fidanzati. Sono diventata una troia. Ciao”.
La risposta è: “Ok…markette sta bene bacio”.
Ci sono poi i dialoghi e le accuse al premier il 10 gennaio, ma soprattutto il pentimento e la paura, in una telefonata disperata alla madre, intercettata il 19 gennaio, così trascritta nel fascicolo di Napoli: “Sono venuta (a Milano) per due appuntamenti, ma poi alla fine non sono serviti a un cazzo…e basta…ora sto qua a rompermi i coglioni, con la gente che mi droga a destra e sinistra. Non so più dove scappare (ndr, sembra che stia per piangere), non so più dove scappare…guarda (ndr, poi piange)…sono perseguitata..da Berlusconi e da tutti…non so dove mettere le mani”.
Le angosce, le visite in clinica, la prostituzione che comunque, a fasi alterne, continua.
La consapevolezza che la strada per il successo facile ha un prezzo altissimo. Un brusco ritorno alla vita reale.
Che ricorda la storia di Virginia Sanjust, l’annunciatrice Rai travolta dal legame con Berlusconi che “l’ha scelta” nel 2003.
Ecco come è finita la storia di Virginia, i questo estratto dal libro “Papi — uno scandalo politico” di Peter Gomez, Marco Lillo e Marco Travaglio: “Passato il ciclone Berlusconi, la famiglia Armati-Sanjust ne è rimasta travolta e, a oggi, non ha ancora ritrovato un suo equilibrio. Federico Armati è ancora in forze al Cesis (ora denominato Dis) ma non è più utilizzato per attività operative. Come agente segreto è «bruciato» e si trova nella grottesca situazione di dover lavorare per un servizio che dovrebbe essere fedele al premier che lui ha denunciato e che considera il responsabile delle sue disgrazie. Virginia vive in condizioni ancor più difficili. Alla fine del 2004 ha deciso (secondo il marito, su consiglio di Berlusconi) di lasciare il lavoro alla Rai. La sua personalità fragile, privata dei due punti fermi che la sostenevano — il lavoro e il figlio, sempre affidato al marito — è entrata in profonda crisi. I continui regali e l’enorme disponibilità di denaro che Berlusconi le ha offerto per anni non le sono stati di aiuto. Anzi. Le più svariate sette religiose hanno preso ad aggirarsi come avvoltoi intorno a questa ricca e debole signora, nella speranza di spillarle soldi e favori. Lei, Virginia, s’è avventurata in lunghi viaggi in templi più o meno esoterici”.
Entrare a contatto con certi ambienti per molte rappresenta una strada di non ritorno.
E’ questo ambiente che deve rappresentare il nostro Paese?
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Febbraio 9th, 2011 Riccardo Fucile
LA REDAZIONE: “E’ STATO USATO IL GOBBO, COSA GRAVE: DOMANDE E RISPOSTE CONCORDATE FANNO DIVENTARE UN’INTERVISTA UN VIDEO MESSAGGIO”… LA RICOSTRUZIONE DELLA PSEUDO INTERVISTA DI RENZULLI
Il comizio elettorale di Silvio Berlusconi al Tg1 di una settimana fa, spacciato per esclusiva, fa ancora discutere i giornalisti Rai.
Il comitato di redazione del telegiornale di Rai Uno, trascorsi invano tre giorni, ieri ha scritto un comunicato per ricordare un appuntamento ad Augusto Minzolini: “Abbiamo chiesto al direttore di spiegare come è stata realizzata l’intervista al presidente del Consiglio trasmessa il 2 febbraio. Siamo ancora in attesa di risposta. Di fronte all’indisponibilità a riceverci, riproponiamo la domanda: è vero, come ci risulta, che il premier abbia usato il gobbo? Quello che solleviamo — sottolinea ancora il Cdr — è un problema professionale di grande rilevanza perchè l’uso del gobbo implica che domande e risposte siano scritte preventivamente. Insomma si è trattato di un’intervista o di un videomessaggio?”.
La strategia dello sviare.
Il “Fatto” è in grado di rispondere ai quesiti del Cdr e di spiegare i retroscena di un servizio pensato male e costruito tra mille difficoltà .
Minzolini da settimane annunciava un colloquio con il presidente del Consiglio, un discorso su economia e finanza, a debita distanza da scandali sessuali e dall’inchiesta di Milano che l’ex notista politico, con vanto, più volte ha ignorato.
Una strategia per ‘parlare d’altro’ e ‘sviare su Ruby e festini’, una strategia consigliata anche da Giuliano Ferrara al Cavaliere.
Il giorno dell’incontro a Palazzo Chigi, martedì 2 febbraio, a Saxa Rubra c’era ressa per aggiudicarsi l’esclusiva: in corsa il caporedattore Francesco Giorgino e il responsabile economico Michele Renzulli.
Il direttorissimo sceglie Renzulli.
I collaboratori di Berlusconi preparano le luci e il gobbo.
Quando Renzulli in completo grigio arriva a Palazzo Chigi scopre il primo intoppo: il gobbo sistemato sotto una telecamera di viale Mazzini, un video di piccole dimensioni su cui scorre il testo che Berlusconi legge come se fosse un messaggio preconfezionato per i Promotori della Libertà del ministro Michela Vittoria Brambilla.
Il presidente del Consiglio ha ‘fronteggiato’ domande molto facili, stile tema a piacere, dell’inviato Renzulli: “Presidente, negli ultimi due anni l’Italia ha tenuto alto l’argine della stabilità dei conti, come hanno riconosciuto l’Europa e il Fondo monetario: è il momento di tornare a crescere, in che modo?”.
Ma il premier ha evitato persino l’effetto sorpresa, prima ha letto il suo ‘messaggio’ che, grazie al montaggio del Tg1, sembrava un’intervista seppur morbidissima, poi Renzulli ha cercato di infilarci le risposte.
Due prove: la telecamera non inquadra mai Renzulli e Berlusconi insieme, non poteva perchè sarebbe spuntato il gobbo; Renzulli durante le domande aveva il fiatone perchè doveva rispettare i tempi dettati dall’illustre interlocutore che, in quel momento, aveva già abbandonato il set di Palazzo Chigi.
Ora Minzolini dovrà rispondere alle domande (vere) del Cdr per capire se il Tg1 s’è prestato davvero a un comizio elettorale davanti a oltre 6 milioni di telespettatori.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 8th, 2011 Riccardo Fucile
SILVIO E UMBERTO UNITI DAL COMUNE INTERESSE A SALVARSI IL CULO, CHI DAI MAGISTRATI, CHI DAI FORCONI PADANI… MA NON HANNO LA MAGGIORANZA NELLE COMMISSIONI E I “RESPONSABILI” AVVERTONO CALDEROLI : “NIENTE DIKTAT SUL FEDERALISMO, ALTRIMENTI A CASA CI VA LA LEGA”
Federalismo in cambio del processo breve.
È questo il patto contrattato da Bossi e Berlusconi nella cena di Arcore: il Carroccio garantirà la blindatura del provvedimento ammazza-processi, il Pdl si schiererà a testuggine sugli ultimi cinque decreti preparati da Calderoli.
Il premier infatti è angosciato per la piega che stanno prendendo gli eventi, con le procure che lo cingono d’assedio.
Una prova la si è avuta persino al consiglio europeo di Bruxelles.
Stando alla ricostruzione de La7 il Cavaliere venerdì avrebbe arringato i leader dell’Ue con una tirata contro i pm italiani: “Cari colleghi, qua ci si sta occupando dell’Egitto, ma c’è un altro Paese del Mediterraneo che ha grossi problemi, che è sull’orlo della catastrofe ed è l’Italia dove i giudici vogliono processarmi”.
Chissà che risate si sono fatti i leader europei.
Il premier vede nero, ma quello siglato con Bossi è un patto scritto sull’acqua finchè il centrodestra non riprenderà il controllo delle commissioni chiave del Parlamento: la bicameralina La Loggia, la Bilancio e la Giustizia.
E persino l’ufficio di presidenza, dove i numeri sono 11 a 8 per l’opposizione. “Se Fini e Schifani non si danno una mossa – è il monito di Bossi – allora dovrà essere Napolitano a occuparsene”.
Il pressing della Lega è insistente, tanto che del “riequilibrio” della commissione La Loggia i leghisti intendono discutere domani proprio con il Capo dello Stato, per chiedere che eserciti la sua moral suasion su Gianfranco Fini.
Spetta infatti ai presidenti delle Camere garantire il rispetto della “proporzionalità ” della commissione e i leghisti temono che il leader di Fli, pur di “creare problemi a Berlusconi”, possa far melina e prendere tempo.
Un tempo che Bossi non può permettersi di perdere, visto che la bicamerale La Loggia dovrebbe concludere entro il 7 marzo l’esame del decreto cardine del federalismo, quello sul fisco regionale e la sanità .
“Dobbiamo intervenire subito”, ha convenuto il premier, “non possiamo aspettarci nulla di buono da Fini”.
Per questo ad Arcore hanno anche ipotizzato un blitz, una modifica all’articolo 3 della legge delega sul federalismo per aumentare il numero dei componenti della Bicameralina così da permettere l’ingresso di uno dei Responsabili e riconquistare la maggioranza.
Chi se ne sta occupando lo definisce scherzando il “comma Scilipoti” e potrebbe essere inserito nel decreto Milleproroghe.
Intanto dall’entourage del presidente della Camera fanno sapere che ancora “non è arrivata alcuna richiesta formale di verificare il rispetto del criterio di proporzionalità della commissione”.
Insomma al momento, nonostante la fretta di Bossi, non c’è nemmeno una pratica istruita.
E il problema non è tanto semplice da risolvere perchè, per far posto a uno dei Responsabili, qualcuno altro dovrebbe dimettersi.
Uno del Terzo Polo, insistono nel Pdl, visto che “adesso hanno quattro rappresentanti”. Il problema è che nel Terzo Polo nessuno dei quattro membri ha intenzione di favorire questo “riequilibrio”: Baldassarri infatti rappresenta Fli, Linda Lanzillotta l’Api, Galletti l’Udc e il senatore D’Alia è entrato come membro delle Autonomie.
Un pasticcio insomma, che potrebbe essere risolto solo con un “gentlemen’s agreement” di cui oggi non si vede assolutamente traccia.
La Lega è nervosa, minaccia ritorsioni per spaventare Berlusconi e Fli.
Per questo Calderoli ieri è tornato a rispolverare il linguaggio bellicoso di qualche mese fa, ipotizzando di “staccare la spina” al governo.
Il problema è che la coperta ormai è corta e se i leghisti riparlano di voto anticipato, la nuova terza gamba della maggioranza – Iniziativa Responsabile – tira dalla parte opposta.
“Calderoli deve stare attento – spiega Saverio Romano, segretario dei Pid – perchè chi stacca la spina alla fine si può anche ritrovare all’opposizione. La nostra “responsabilità ” non è nelle mani di nessuno, nemmeno in quelle di Berlusconi. Nessuno ci può dire: o passa il federalismo oppure tutti a casa. A quel punto non si può nemmeno escludere che 5 o 6 responsabili si rendano disponibili per sostenere un altro governo che porti a termine la legislatura”.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 8th, 2011 Riccardo Fucile
VERTICE TRA I PM DI MILANO E NAPOLI: LA TOMMASI PARTECIPAVA ALLE SERATE DEL PREMIER, MA ANCHE AD INCONTRI A PAGAMENTO IN ALBERGHI PARTENOPEI… I SUOI LEGAMI CON POLITICI, DIRIGENTI TV, MANAGER… LE SOSTANZE “PER STORDIRE” DI LELE MORA
C’è una girandola di contatti e appuntamenti nelle intercettazioni disposte dalla Procura di Napoli sul
giro di prostituzione che incrocia quello delle feste del presidente del Consiglio.
Perchè coinvolge il mondo che ruota attorno a Sara Tommasi, la starlette che partecipava alle serate organizzate nelle residenze di Silvio Berlusconi, ma anche ad incontri a pagamento in alcuni alberghi del capoluogo partenopeo. Le telefonate rivelano i legami della ragazza con politici, dirigenti della televisione, manager, in una ricerca continua di soldi e successo.
Ma fanno soprattutto emergere il filo che porta fino alla scuderia di Lele Mora, della quale Tommasi fa parte da anni, e a Fabrizio Corona.
È V. S., conosciuto come «Bartolo» e indagato per un traffico di euro falsi oltre che per induzione alla prostituzione, l’uomo che si occupa di «gestire» la ragazza in città in cambio di una mediazione di mille euro a volta.
Lui lavora nel settore della pubblicità , ha contatti frequenti con Corona e con lui parla anche dello smercio di banconote fasulle.
Lei nelle telefonate con lo stesso Bartolo e con altri amici racconta invece che cosa avviene ad Arcore, parla di «Lele» , svela che «lui ci stordisce, ci mette delle cose nei bicchieri» .
E così fornisce riscontro a quanto è già contenuto nel fascicolo avviato dai magistrati di Milano.
Non a caso entro un paio di giorni ci sarà un incontro tra i pubblici ministeri delle due città per uno scambio di atti e per la messa a punto di una strategia comune in vista di un interrogatorio della giovane che dovrebbe essere fissato al più presto.
Sara Tommasi– che è stata ad Arcore pure insieme a Ruby in occasione della visita di Vladimir Putin il 25 aprile scorso – spediva sms a Silvio Berlusconi ma nelle trascrizioni non c’è traccia di risposte da parte del Capo del governo.
L’attrice appare invece più pressante con il ministro della Difesa Ignazio la Russa, al quale telefona svariate volte.
Ma anche con il fratello del premier, l’imprenditore Paolo Berlusconi.
Le intercettazioni mostrano i contatti della ragazza con l’europarlamentare del Pdl Licia Ronzulli, che alle feste di Arcore era una habituè tanto da essere stata indicata come una delle organizzatrici, anche perchè legata alla consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti.
Ma poi l’attrice cerca pure strade per ottenere comparsate in televisione, si rivolge a Fabrizio del Noce e a Massimo Giletti.
E a Bartolo chiede di organizzarle appuntamenti in Campania. «Io non voglio più essere nel giro del presidente – confida al telefono a un amico –, voglio muovermi autonomamente» .
I racconti sulle feste di Berlusconi si intrecciano su quelli di altre serate alle quali Tommasi partecipa.
Quando l’amico le chiede che cosa abbia combinato a Milano Marittima, lei quasi si giustifica: «Non sai mai Lele che cosa ti mette nel bicchiere, però dopo rimani stordita» .
L’abitudine di sciogliere sostanze nelle bevande era già emersa nell’inchiesta avviata dai magistrati di Bari sul reclutamento di ragazze da parte dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini.
Nei colloqui intercettati si raccontava come Eva Cavalli, moglie dello stilista, si sarebbe sentita male mentre era ospite dello stesso Tarantini in Sardegna. Lui provò a smentire questa circostanza durante uno dei suoi interrogatori: «Non corrisponde al vero – dichiarò – il fatto che io abbia versato lo stupefacente “MD”nel bicchiere di Eva Duringer a sua insaputa. Ammetto di averne parlato con tale Pietrino ma escludo che dal tenore della conversazione possa evincersi una qualsiasi mia eventuale ammissione. Posso aggiungere che scherzosamente la stessa Eva Cavalli mi chiese, qualche tempo dopo, se io le avessi versato qualche sostanza stupefacente nel suo bicchiere.
Ma io le risposi che non mi sarei mai permesso di fare un gesto simile» .
Nei prossimi giorni i pubblici ministeri Marco Del Gaudio e Antonello Ardituro interrogheranno la Tommasi come testimone.
Ed è possibile che all’incontro partecipi anche un pubblico ministero di Milano.
L’ultimo incontro organizzato da Bartolo per l’attrice risale a una decina di giorni fa: appuntamento in un hotel alla periferia di Napoli con un guadagno per lui di 1.000 euro.
Sono state le intercettazioni a rivelarlo e il riscontro è arrivato dagli accertamenti svolti dalla polizia.
Così è scattata per il «mediatore» l’accusa di induzione alla prostituzione.
Di questo dovrà parlare la ragazza, ma anche del ruolo di Lele Mora, visto che quanto lei stessa ha raccontato nelle telefonate – e confermato ieri in dichiarazioni a Radio2 – avvalora le contestazioni della Procura di Milano proprio a Mora, sospettato di essere uno dei «reclutatori» delle feste di Arcore insieme al giornalista di Mediaset Emilio Fede e alla consigliera Minetti.
Potrebbe invece cambiare la posizione di Corona: da testimone a indagato, visto che parlava con Bartolo degli euro falsi da immettere sul mercato e potrebbe essere stato a conoscenza degli appuntamenti organizzati negli alberghi per la Tommasi.
Le sue dichiarazioni su «foto di Berlusconi nudo che la malavita sta trattando» non trovano alcuna conferma e vengono interpretate come un tentativo di avvelenare il clima. Si sa invece che il fratello di Roberta, la giovane che per il Capodanno del 2008 trascorse una decina di giorni a Villa Certosa con l’amica Noemi Letizia, avrebbe messo all’asta foto delle due ragazze– all’epoca diciassettenni – in posa con il premier.
Nulla di sconveniente, ma le indiscrezioni su immagini compromettenti avrebbero comunque fatto salire le quotazioni.
E in ogni caso nessuno può escludere che altre istantanee siano in giro, custodite dalle stesse ragazze napoletane o dalle aspiranti starlette che erano assidue frequentatrici delle feste del presidente del Consiglio.
Fulvio Bufi, Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Febbraio 7th, 2011 Riccardo Fucile
UNA MEDIA MENSILE DA REGIME MILITARE, PER RIBATTERE ALLE ACCUSE DEI PM DI MILANO, SENZA CONTRADDITTORIO TRA COMIZI, MESSAGGI ALLA BIN LADEN E TELEFONATE… PARLA DIECI VOLTE PIU’ DI QUALSIASI ALTRO LEADER POLITICO
È il campione indiscusso della parola. Almeno di quella televisiva. Silvio Berlusconi invade il piccolo schermo, lo intasa di messaggi, telefonate e comizi.
Un dato su tutti: negli ultimi dieci anni il Cavaliere ha parlato direttamente agli italiani per più di una settimana.
Sommando i passaggi televisivi dei sei leader della sinistra che si sono succeduti dal 2001 ad oggi si arriva appena a un terzo della settimana berlusconiana.
E più è in difficoltà , più la sua immagine domina i telegiornali: lo scorso gennaio, ad esempio, la presenza televisiva di Berlusconi è raddoppiata, raggiungendo il tempo record di 160 minuti.
Tutti spesi a ribattere, senza contraddittorio, al Rubygate.
Cavalca il populismo, e gran parte dei tg si accodano: nel nuovo millennio – nonostante gli sconvolgimenti dello scacchiere geopolitico – è stato dimezzato lo spazio per gli esteri a beneficio della cronaca, utile a instillare paure o desideri nell’elettorato.
Unite tra loro da un filo invisibile, nell’ultimo decennio le parole pronunciate da Berlusconi nei telegiornali Rai e Mediaset formano un monologo di 10.260 minuti.
Una settimana abbondante di servizi e interventi (i dati sono stati assemblati da Vidierre, leader europeo nell’analisi e nel monitoraggio sui media).
Quasi il triplo di quanto raccolto complessivamente dai capi del centrosinistra che si sono avvicendati dal 2001 al 2010:
Rutelli, Fassino, Prodi, Veltroni, Franceschini e Bersani, tutti insieme, hanno parlato “solo” per 3.688 minuti.
Due miseri giorni e mezzo.
Berlusconi (che nel 2010 ha stracciato Bersani 1.386 minuti a 460) ha parlato il triplo dei presidenti della Repubblica: Ciampi e Napolitano, insieme, in 10 anni si sono espressi in televisione per 3.414 minuti.
Stracciato dieci a uno Gianfranco Fini: dal 2004 le sue parole sono arrivate alle orecchie degli elettori per 1.530 minuti.
Con un dato medio che la dice lunga: nel 2010 – anno dello strappo con Berlusconi – la sua presenza televisiva è calata.
A rigor di logica, vista la sua centralità per la scena politica, sarebbe dovuta aumentare.
Chi invece riesce a battere se stesso è, manco a dirlo, Silvio Berlusconi. Il gennaio 2011 è stato il mese dei record. In gran difficoltà per lo scandalo minorenni, le accuse di concussione e prostituzione, il premier si è tenuto alla larga da conferenze stampa e domande scomode.
In compenso ha invaso le case degli italiani.
Nel mese del Rubygate tra interventi e videomessaggi il premier ha parlato nei tg per 160 minuti e 12 secondi. Un maratoneta dell’oratoria.
La sua media mensile fino al dicembre 2010 era di 85 minuti. Quasi la metà .
Primo da premier, primo da capo dell’opposizione.
Illuminante il 2006: a Palazzo Chigi Berlusconi si è alternato con Prodi. Il Cavaliere ha “teleparlato” 837 minuti.
Il Professore, che ha guidato il governo per più mesi di Berlusconi, ha raccolto 764 minuti.
Cambia la politica e cambiano i telegiornali.
Nel 2001, ad esempio, gli esteri occupavano il 32% dello spazio del Tg1.
Nel 2010 la quota è scesa al 14%.
Di contro la cronaca è raddoppiata (dal 12 al 25%).
E se la cronaca tocca più da vicino speranze e timori degli spettatori-elettori, ci sono poi i servizi di intrattenimento, quelli di pura distrazione. Risulta allora che nel 2010 i telegiornali Rai e Mediaset hanno dedicato ad arte, musica, storia, letteratura, cinema e tv quasi 15.000 minuti, pari al 10% dello spazio informativo.
Dieci anni fa i servizi “leggeri” beneficiavano di 5.238 minuti.
Con differenze vistose: se il Tg1 preferisce bellezza e fitness, il Tg3 guarda a lavoro e ambiente, mentre Studio aperto ama la cronaca nera e la moda.
C’è poi la “personalizzazione” della politica nel decennio berlusconiano: se a inizio millennio le istituzioni nei tg avevano più spazio rispetto ai partiti, nel 2010 il rapporto si è capovolto.
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 29th, 2011 Riccardo Fucile
NEL SOLITO MESSAGGIO REGISTRATO ALLA BIN LADEN, IL PREMIER SI INVENTA DI AVER PARLATO DI RUBY CON MUBARAK CHE “NON SI RICORDAVA DI AVERE UNA NIPOTE IN ITALIA”…UNICO TESTIMONE L’INTERPRETE ITALO-ARABO A CONTRATTO ALLA FARNESINA….NESSUN IMBARAZZO AD AVER OSPITATO E PAGATO MINORENNI E PROSTITUTE PER ALLIETARE LE SUE SERATE
Al Gran Bugiardo, che ieri ha afflitto il Paese con un terzo videomessaggio, si deve ricordare che la verità è una condizione necessaria in una democrazia. Nutre la fiducia del cittadino nello Stato e ha un presupposto nella convinzione che lo Stato – e chi momentaneamente lo rappresenta – non ingannerà il cittadino.
La verità è anche il presupposto indispensabile per il cittadino di esercitare la sua libertà perchè se falsifichi la realtà , manipoli gli eventi, allevi imbrogli e confusione, alteri il bianco nel nero, pregiudichi il possibile esercizio della libertà .
È un forte argomento anti-tiranny – ricorda Michele Taruffo (La semplice verità ) – che le azioni illegittime compiute da chi esercita il potere debbano poter essere rivelate e afferrate, ma “ciò implica che informazioni veritiere siano disponibili per le potenziali vittime del tiranno”.
Solo in questo modo, il cittadino potrà controllare le modalità con cui il potere viene esercitato.
Con il tempo abbiamo compreso che la politica di Silvio Berlusconi è soprattutto arma psicologica e l’unico antidoto all’illusionismo del Gran Bugiardo è un’adeguata sintassi.
Consente quanto meno di distinguere i discorsi verificabili dal nonsense. Permette di proteggersi dai media che ci addestrano a non pensare. Le parole, i falsi argomenti, i finti discorsi, le finte idee, i gerghi sgrammaticati dell’uomo che ci governa vanno mostrati nella loro inattendibilità per ripristinare quella verità che è premessa della nostra libertà .
Se si lasciano in un canto le favole sui successi di un governo, al contrario, paralizzato dagli interessi personali del premier, si contano altre quattro bugie in questo nuovo videomessaggio.
1. Berlusconi dice: “È stato violato il mio domicilio”.
È falso. Nessuna residenza del capo del governo è stata oltraggiata.
Vediamo come stanno le cose. Si indaga per prostituzione perchè in un giorno di luglio Ruby, una minorenne protetta da Lele Mora e “scoperta” sedicenne da Emilio Fede a Messina, è stata condotta nella villa del presidente del Consiglio.
Dove, dice, ha assistito a spettacoli e “scene hard” – anche se non vi ha partecipato, giura – alla presenza del “presidente” che tutte le ospiti (venticinque) chiamano “papi”.
Lo sfruttamento della prostituzione minorile è un reato gravissimo.
A Milano si mettono al lavoro. Prioritario accertare l’attendibilità della testimone e parte lesa: è stata davvero ad Arcore, come dice. C’è stata con Mora, Fede, Nicole Minetti? È vero che, in quelle occasioni, c’erano A. B. C.? C’è un metodo per venirne a capo.
Si verifica a quale “cella” fosse connesso, in quel giorno, il telefono cellulare dei protagonisti. Si scopre che Ruby ha detto il vero. Il 14 febbraio 2010 era ad Arcore e c’erano anche A. B. C. e Fede.
Quest’operazione viola il domicilio del capo del governo? No. Accerta la validità delle dichiarazioni di Ruby e non c’è altro modo per farlo.
Quando salta fuori che tra molte inesattezze la minorenne ha raccontato anche il vero, sono stati chiesti i tabulati delle sue telefonate dal gennaio 2010 e delle ragazze – alcune prostitute – che l’hanno accompagnata e periodicamente vengono condotte da Mora, Fede e Minetti nella dimora del Sultano.
Berlusconi dovrebbe avvertire l’imbarazzo di aver ospitato e pagato minorenni e prostitute per allietare le sue serate (è documentato e ci sono le prove di quei pagamenti). Dovrebbe provare vergogna per avere indecorosamente condotto la sua responsabilità pubblica condividendo addirittura una donna (Marysthell Polanco) con un narcotrafficante dominicano.
2. Berlusconi dice: “Non è un Paese libero quello in cui quando si alza il telefono non si è sicuri della inviolabilità delle proprie conversazioni. Non è un Paese libero quello in cui il cittadino può trovare sui giornali delle proprie conversazioni che fanno parte del proprio privato e che non hanno nessun contenuto penalmente rilevante”.
Berlusconi inocula fobie nel proprio esclusivo interesse. L’indagine che lo vede indagato per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile non fa leva, come strepitano gli sgherri libellisti del suo serraglio, sulle intercettazioni telefoniche.
È un’inchiesta condotta con testimonianze dirette e documenti.
La concussione è dimostrata per tabulas senza alcun documento acustico.
I funzionari della questura ammettono di aver ricevuto la sua telefonata. Confermano che il premier ha parlato di Ruby come della “nipote di Hosni Mubarak”. I materiali del pubblico ministero dei minori e le relazioni di servizio dei poliziotti confermano le procedure abusive che hanno portato all’affidamento di Ruby a Nicole Minetti che subito abbandona la minorenne a una putain brasiliana, amica del presidente.
Dove sono qui le intercettazioni? È il reato più grave e non se ne vede l’ombra. Berlusconi mente. Qualche numero delle intercettazioni di quest’inchiesta, allora.
Dal 29 luglio a questo gennaio e non per tutto il periodo, ma quando le indagini lo rendono necessario, quindi anche a volta due soli giorni, sono state intercettate cinquanta persone per una spesa di quasi 27mila euro.
Con il bestiario che circonda il presidente (si valuta che nelle ville e palazzi dell’uomo che ci governa circolino in un anno dalle 300 alle 500 falene) non sono grandi numeri.
Le intercettazioni sono servite a dimostrare quale fosse il mestiere delle signore. Si indaga per prostituzione e alcune sono effettivamente delle prostitute che il premier ha retribuito e gli amici del presidente sono coloro che inducono alla prostituzione.
È falso che siano state diffuse conversazioni private di nessun interesse giudiziario o pubblico. È di assoluto interesse pubblico (la verità è presupposto essenziale della democrazia e della libertà del cittadino) sapere che una decina di ragazze ricattano il premier o pretendono dal premier incarichi e responsabilità pubbliche.
Possono dirsi “privati” questi dialoghi?
3. Berlusconi dice: “Non ho alcun timore di farmi giudicare. Davanti ai magistrati non sono mai fuggito: i mille magistrati che si sono occupati ossessivamente di me e della mia vita non hanno trovato uno straccio di prova che abbia retto all’esame dei tribunali”.
È una menzogna stupefacente che non sia mai fuggito dai magistrati. Il Gran Bugiardo non ha fatto altro che scappare dalle responsabilità di un’avventura umana e imprenditoriale che ha avuto nell’illegalità il suo canone.
Nonostante le leggi che si è affatturato per eliminare i reati, cancellare le prove, ridurre i tempi dei processi, allontanare i giudici che non gli piacevano, è stato assolto nei sedici processi che lo hanno visto imputato soltanto in tre occasioni. Altro che nessuno straccio di prova.
4. Berlusconi dice: “Io ho diritto di presentarmi di fronte al mio giudice naturale, che non è la procura di Milano, ma il giudice assegnatomi dalla Costituzione cioè il Tribunale dei ministri. Mi presenterò appena sarà stata ristabilita una situazione di correttezza giudiziaria”.
Il Gran Bugiardo sa di mentire anche in questo caso. Sostiene che sempre, in ogni caso, un uomo come lui “unto dal Signore” e al governo del Paese debba essere giudicato dal tribunale dei ministri, qualsiasi cosa faccia.
Non è così.
L’art. 96 della Costituzione comprende nella categoria dei “reati ministeriali quelli commessi “nell’esercizio delle funzioni”.
La Carta non prevede singole fattispecie. Individua una circostanza: la connessione tra il reato e le funzioni esercitate dal ministro. Ora la concussione è un abuso.
È di “potere” se chi lo pratica fa leva sulle “potestà funzionali per uno scopo diverso da quello per il quale sia stato investito”.
Per capire, sarebbe stata una concussione di potere se a telefonare in questura a Milano “consigliando” la liberazione di Ruby fosse stato il ministro dell’Interno.
Ma l’abuso può essere anche di “qualità “. In questo caso “postula una condotta che, indipendentemente dalla competenze del soggetto (il concussore), si manifesta come una strumentalizzazione della posizione di preminenza ricoperta”. È il caso di Berlusconi.
Abuso di potere o abuso di qualità presuppongono due competenze diverse. L’abuso di potere di un ministro impone la competenza del tribunale dei ministri.
L’abuso di qualità prescrive la competenza del territorio dove è stato commesso il reato.
Finalmente, dopo molti passi falsi, questa differenza l’ha compresa anche Berlusconi. Che per evitare il suo giudice naturale, è in queste ore alle prese con un’altra manipolazione delle prove dopo aver già condizionato le testimonianze delle sue ospiti raccolte durante le indagini difensive, dopo aver (per quanto dice Ruby) promesso cinque milioni di euro per farle tenere la bocca chiusa ed evitargli guai assai seri.
Per sostenere che è intervenuto sul capo di gabinetto della questura di Milano non nella sua “qualità ” di capo del governo, ma nelle sue “funzioni” di presidente del Consiglio, deve suggerire che quella notte del 27 maggio non aveva altra preoccupazione che evitare una crisi diplomatica con Hosni Mubarak convinto che Ruby ne fosse la nipote.
Per la bisogna, il Gran Bugiardo s’inventa allora che qualche giorno prima ne aveva addirittura parlato con Mubarak (peccato, che lo ricordi soltanto ora). “Per 15 minuti, gli ho chiesto di Ruby, ma Hosni non ricordava di avere una nipote in Italia” dice Pinocchio e annuncia che ci sono anche i testimoni. Il testimone è uno.
È R. A, l’interprete italo-arabo a contratto alla Farnesina. Sul capo di quel poverino chi lo sa che cosa si sarà scatenato in queste ore.
Giuseppe D’Avanzo
(da “la Repubblica“)
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Gennaio 28th, 2011 Riccardo Fucile
SULL’EDIZIONE ON LINE DEL PIU’ IMPORTANTE QUOTIDIANO AMERICANO, AMPIO SPAZIO DEDICATO AGLI SCANDALI DEL PREMIER SOTTO IL TITOLO “DECADENCE AND DEMOCRACY IN ITALY”… INTERVENTI DI GIORNALISTI, STUDIOSI E SOCIOLOGI… IL RUOLO “DECORATIVO” DELLE DONNE…GLI ITALIANI SUL PUNTO DI ROTTURA
“Perchè gli italiani lo perdonano ancora? Perchè tollerano da così tanto tempo tutto quel che ruota intorno a Silvio Berlusconi?”
Se questo, e in che misura, rappresenti un punto critico per il nostro Paese se lo chiede il New York Times che al tema dedica un ampia discussione nelle pagine “Room for Debate” dell’edizione online.
Titolo: “Decadence and Democracy in Italy”.
Sette interventi, da quello di Federico Varese, ordinario di Criminologia alla Oxford University e autore di “Mafia on the Move: How Organized Crime Conquers New Territories”, a quello di Chiara Volpato, che insegna Psicologia sociale a Milano Bicocca e il cui contributo si intitola, in modo eloquente, “Women’s Decorative Role”, alle analisi di Clare Watters dell’università di Birmingham e dei giornalisti Maurizio Molinari, Alexander Stille, Antonio Monda, Eloisa Morra.
Il New York Times parte dal cosiddetto Rubygate, cita le intercettazioni “secondo le quali Berlusconi avrebbe avuto rapporti con Karima el-Mahroug, una ballerina di nightclub, da quando questa era minorenne”, parla dell’inchiesta e delle altre ragazze.
“Tuttavia – si legge – meno del 50 per cento degli italiani chiede le sue dimissioni. E, al momento, il suo futuro politico sembra sicuro”.
Quindi, l’interrogativo: perchè gli italiani – in particolare le donne – continuano a sopportare da così tanto tempo le “buffonate” di Berlusconi?
“Il profilo dell’Italia nel mondo non è mai stato tanto basso – scrive Varese – in una democrazia matura, i leader del Pdl gli avrebbero suggerito di fare un passo indietro per il bene del partito. Ma in Italia lui ‘possiede’ il suo partito. Le opposizioni potrebbero essere un’alternativa ma non lo sono”.
E i media, aggiunge Varese, potrebbero avere un ruolo, usando il materiale che proviene dalle indagini sugli scandali recenti, “ma Mr. Berlusconi possiede le tv private e controlla quella pubblica e i suoi oppositori spesso vengono umiliati a mezzo stampa”.
A tutto questo si aggiunge la riluttanza degli altri attori della scena italiana a “sbarazzarsi di lui”, dagli imprenditori “che in ogni caso preferiscono un governo guidato da Berlusconi che dalla sinistra” al Vaticano, “che dopo le misure a sostegno delle scuole cattoliche si è mostrato estremamente timido nel criticarlo”, alla Lega, “della quale resta il partner favorito”.
“Gli italiani, dunque, potrebbero essere arrivati al punto di rottura. Ma non le elite economiche, sociali e politiche. Speriamo – conclude Varese – che ci arrivino presto”.
Sul ruolo delle donne si concentra l’intervento di Chiara Volpato, “le donne che, come i minori, sono ridotte a mera decorazione e ciò conferma la loro posizione subordinata nella società italiana”, tant’è che “l’Italia appare al 74esimo posto nel rapporto 2010 del World Economic Forum sulle disparità di genere, basato su fattori come la possibilità di partecipazione politica”.
In questa situazione, osserva Volpato, “alcune donne provano a migliorare la loro condizione attraverso relazioni personali con uomini di potere”. L’opinione della studiosa è che l’Italia sia “un gigantesco esperimento sociale, un laboratorio politico per un regime basato sul controllo da parte dei mass media, il cui uso, e il cui potere, rischia di fare da modello ad altre democrazie. Quel che sta accadendo in Italia – conclude Volpato – domani potrebbe accadere in qualsiasi altro luogo”.
E Antonio Monda (giornalista di Repubblica e docente presso il Film and Television Department alla New York University), che nel suo intervento parla di “neo paganesimo”, osserva che Berlusconi “ha saputo cogliere meglio di chiunque altro il carattere ‘di pancia’ degli italiani, e plasmarlo negli anni a sua immagine attraverso il suo impero mediatico”, sottolinea pure l’atteggiamento del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che nel condannare il lassismo morale dei politici ha anche, però, puntato l’attenzione su quella “guerra fra potere esecutivo e potere giudiziario che destabilizza il Paese”.
I sondaggi non mentono, ma “non ci danno neanche un quadro completo della situazione”, sostiene Clare Watters dell’università di Birmingham.
Che “ancora una volta” si chiede come sia possibile la sopravvivenza politica di Berlusconi “dopo scandali che avrebbero coperto di vergogna qualsiasi altro capo di una domocrazia”.
Ma “ci sono tanti italiani che si oppongono a lui e agli effetti del suo governo sull’Italia”.
E cita Sabina Guzzanti, “che rappresenta solo una parte di una larga fetta di persone che si rifiuta di restare seduta a guardare lo spettacolo”.
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
SOLO DOPO 13 MINUTI DI TG, IL SERVO DI ARCORE COMUNICA AGLI ITALIANI LA NOTIZIA CHE VIENE EVIDENZIATA IN TUTTO IL MONDO…MANDA IN ONDA UN SERVIZIO VOMITEVOLE DOVE LA TESTIMONE DIVENTA “PRESUNTA”, NON VENGONO CITATE LE FRASI DELLA MINETTI E VENGONO NASCOSTE LA NUOVE PROVE…E ALLA FINE INTERVISTA DUE DEPUTATI DEL PDL CHE PARLANO DI “ROBA VECCHIA”
Il Tg di Augusto Minzolini mette il servizio in sesta posizione dopo tredici minuti di giornale.
E quando va in onda non c’è una parola sulle nuove scioccanti intercettazioni di Minetti e delle altre ragazze coinvolte nei festini di Arcore
Nel giorno in cui i magistrati di Milano inviano alla Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio un altro faldone di 227 pagine su escort e festini a luci rosse a casa di Silvio Berlusconi ad Arcore, il Tg1 che fa?
Nasconde la notizia in sesta posizione.
Ma ecco la scaletta del giornale diretto da Augusto Minzolini: dopo l’apertura dedicata all’omicidio di Via Poma, il secondo pezzo parla del no alla sfiducia al ministro Bondi, seguito da un servizio sul federalismo per poi andare a testa bassa sull’affaire della casa di Montecarlo, notizia tanto cara Berlusconi e ai suoi sodali.
Secondo i colleghi del Tg della rete ammiraglia, i contenuti esplosivi delle carte della procura di Milano non meritano neanche la quinta posizione ed ecco che va in onda un pezzo sulla trattativa fra lo Stato e la mafia del 1993 e sul nuovo interrogatorio all’allora capo dell’amministrazione penitenziaria Nicolò Amato.
E poi finalmente, dopo circa tredici minuti di tiggì, ecco finalmente il caso Ruby e le carte di Milano.
Non una parola sulle intercettazioni delle conversazioni dell’ex soubrette e oggi consigliere regionale Nicole Minetti: Berlusconi “si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido” o degli sms in cui la Minetti scrive a Barbara Faggioli che Berlusconi “adesso fa finta di non ricevere chiamate, ma quando si cagherà addosso per Ruby chiamerà e si ricorderà di noi”, e nemmeno sul sequestro ad agosto di 12 chili di cocaina al fidanzato di Marysthell Polanco, per non parlare del fatto che un ingente quantitativo di droga sia stato trovato in un garage di via Olgettina.
Il servizio di Elena Fusai si limita a parlare di “nuovi elementi raccolti durante le perquisizioni effettuate nel residence a Milano 2 di alcune ragazze coinvolte nell’inchiesta” e del fatto che “in mano agli inquirenti ci sarebbe il racconto di una presunta supertestimone”.
Lei è Maria Makdoum e nelle sue conversazioni trascritte sulle carte parla delle gemelle De Vivo che “ballavano in mutande e toccavano il presidente nelle parti intime”.
Ma al Tg1 neanche una parola.
Ma la parte migliore sono le reazioni politiche contenute che la giornalista affida a due esponenti del Pdl: la parlamentare azzurra Jole Santelli che incredibilmente parla di “roba vecchia” e il relatore di maggioranza della Giunta per le autorizzazioni Antonio Leone che dice: “Un colpo di scena a metà ”.
Come nel caso delle notizie contenute nelle nuove carte, il Tg1 non dedica neanche una riga ai commenti delle opposizioni.
Il servo di Arcore pagato dai contribuenti italiani ha fatto il suo dovere anche ieri, nascondendo e censurando notizie.
Può passare a Palazzo Grazioli a ritirare il buono pasto di corte che non si nega mai ai lecchini.
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Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile
IL PUBBLICO SARA’ SELEZIONATO DAL DIRETTORE DI RETE: BASTERA’ QUALCHE GUASTATORE TALEBANO PER TAPPARE LA BOCCA AI TALK-SHOW CRITICI CON IL GOVERNO… LA SANTANCHE’ SI ERA PRESENTATA CON 60 CLACQUISTI… E IL PDL PRESENTA LA BOZZA CENSURA
A volte le coincidenze sono poco, anzi per niente, misteriose. 
Nemmeno una settimana fa, in Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi ha criticato ferocemente Annozero: “Orribile”.
E ieri Mauro Masi ha scritto, firmato e inviato l’ennesima circolare per obbligare i conduttori, ovviamente Michele Santoro, ad accettare le claque che i politici di destra arruolano per l’occasione.
E chi disobbedisce? Non va in onda.
Masi esaudisce (anche) un desiderio di Daniela Santanchè che giovedì scorso, prima di abbandonare contrita Annozero, aveva raggiunto lo studio con una sessantina di accompagnatori personali, nient’altro che una claque per fare un po’ di rumore (e confusione ) durante il dibattito.
Santoro li ha lasciati all’ingresso, ma ora il direttore generale Rai impone di far gestire il pubblico ai “direttori di rete e testata e non ai conduttori o autori dei programmi”.
Significa che il giornalista perde un suo diritto editoriale e quando invita un politico, a sua insaputa, l’azienda e l’ospite convocano un tifo organizzato.
Per la Rai è soltanto un ordine — mica un consiglio — per la “presenza del pubblico attivo all’interno di programmi di approfondimento informativo”.
Molte trasmissioni del servizio pubblico hanno accolto senza protestare, Santoro ha rispedito al mittente: “Scelgo il pubblico da trent’anni”.
Un dirigente di Raidue pronostica le conseguenze di uno scontro tra Masi e Santoro: “Così non va in onda”.
Il direttore generale ha calato le sue carte per frenare Annozero o addomesticare le trasmissioni sgradite.
Il colpo grosso è pronto per le elezioni anticipate: una norma sulla par condicio confezionata su misura in commissione di Vigilanza, tale e quale al bavaglio che sospese per cinque settimane l’informazione durante la regionali 2010.
Nell’attesa, ecco la claque.
Che serve a interrompere le discussioni, a innervosire il giornalista, a modificare le scalette.
Avanti la rissa, così sarà più facile chiudere le trasmissioni.
Oppure è difficile spiegare perchè Masi, in pochi mesi, abbia firmato tre note ufficiali e sia intervenuto a distanza ravvicinata dalle fughe del sottosegretario Santanchè (da Santoro e poi da Andrea Vianello, Agorà ).
L’operazione è politica e televisiva, insieme: la Rai limita la libertà dei conduttori e concede un bel po’ di poltrone in studio ai politici e i partiti, nel caso specifico il Pdl, offre a Santoro il provocatore Vittorio Sgarbi – prossimo al debutto su Raiuno – al posto dei vari Niccolò Ghedini.
Non c’è più spazio per legulei precisi e inappuntabili, occorrono kamikaze pronti a urlare e insultare (o disertare) pur di proteggere il Capo.
La circolare di Masi è a breve scadenza, per ora alimenta l’infinita lotta tra la Rai e Santoro, mette a rischio l’indipendenza dei giornalisti, ma nel tempo sarà sostituta da un documento che proviene sempre dalla Vigilanza e che rischia di mutilare l’informazione del servizio pubblico.
Il capogruppo Alessio Butti (Pdl), la settimana scorsa, ha presentato una bozza per l’atto di indirizzo sul pluralismo che la Commissione parlamentare, una volta approvata, invierà al Consiglio di amministrazione di viale Mazzini che, a maggioranza Pdl e Lega, avrà tutto il suo interesse a farla propria.
La bozza Butti prevede che se una trasmissione parla di Ruby il lunedì – e il lunedì c’è Porta a Porta – per otto giorni nessun programma potrà trattare l’argomento.
Il Pdl ha pensato di saldare i conti con editorialisti e giornalisti non allineati: doppio conduttore e doppio giornalista.
Il senatore Butti precisa che la bozza non è soltanto sua, ma espressione della maggioranza in Vigilanza: una maggioranza che con 21 voti a favore e 19 contro ha via libera.
La bozza è in discussione, oggi c’è un’altra seduta: “Entro la settimana prossima – aggiunge Butti – voteremo”.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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