Destra di Popolo.net

ALTRO CHE PAR CONDICIO: BISOGNEREBBE VIETARE AI LEADER DI APPARIRE IN TV NEI TRE MESI PRECEDENTI AL VOTO

Aprile 29th, 2014 Riccardo Fucile

PICCHIARE SUI DEBOLI: SI VA IN TV PER CIRCUIRE I MENO INFORMATI

A quattro settimane dal voto per le europee, la campagna elettorale italiana sembra basarsi di nuovo sulla televisione: quanto ci vai tu, quanto ci vado io, e l’ospitata da Barbara D’Urso, la partita del cuore, Porta a Porta, giù giù fino a Omnibus e i ricorsi all’Agcom.
Pare di essere tornati indietro di vent’anni, ai tempi di Funari e Mike Bongiorno.
Invece, qualcosa di diverso c’è.
Nel senso che nel 2014 l’iperpresenza televisiva, inevitabilmente, può convincere solo una fascia minoritaria di elettori. Probabilmente un decimo, o giù di lì.
Una fascia che tuttavia può regalare ancora quei punti percentuali che nel misurino del dopo voto saranno fondamentali per poter dire che si è vinto.
Detta altrimenti: ormai lì, in tivù, si va solo per picchiare sui deboli.
Sugli elettori meno avvertiti, meno informati, meno attenti. E, paradossalmente, tanto più aumentano i cittadini che si emancipano dall’informazione televisiva, quanto più diventa pressante e invasiva la propaganda verso quelle persone che invece sono ancora chiuse nella gabbia dei sei-sette canali genaralisti, quindi influenzabili da uno schermo.
Il risultato è che la corsa all’apparire in tivù ha ormai qualcosa di vomitevole: ai limiti della circonvenzione d’incapace, della violenza sugli anziani, sui bambini o sui disabili
Altro che par condicio: bisognerebbe imporre il divieto per i leader di apparire in tivù per i tre mesi che precedono il voto.
Mica per punire i leader, ma per tutelarne le vittime.

(da gilioli.blogautore“)

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SILVIO IN TV NON TIRA PIÙ: L’INTERVISTA DALLA D’URSO FA CALARE LO SHARE

Aprile 28th, 2014 Riccardo Fucile

ADDIO EFFETTO-MAGNETE: LA SUA APPARIZIONE A DOMENICA LIVE FA CAMBIARE CANALE

Tempi duri per Silvio Berlusconi, tra la condanna ai servizi sociali, l’abbandono degli ex fedelissimi e il biasimo internazionale suscitato dalle sue parole sui lager nazisti. Ora a tradirlo ci si è messo anche il piccolo schermo, da sempre suo alleato numero uno.
In televisione, infatti, Berlusconi sembra aver perso il suo effetto magnetico: in gergo tecnico, “non tira più”.
Se prima il suo faccione in televisione comportava un’immediata impennata dell’audience, ora la reazione dei telespettatori oscilla tra l’encefalogramma piatto e la curva decrescente.
Non si tratta di un’impressione, ma dai fatti raccontati dai numeri.
La prestazione dell’ex Cav è ancora più deludente se si considera che il palcoscenico è quello di casa sua: Domenica Live su Canale Cinque, programma condotto dal volto amico di Barbara D’Urso.
Una platea di spettatori composta in buona parte da famiglie e pensionati, lo zoccolo duro dell’elettorato dell’ex premier.
Numeri alla mano, la presenza di Berlusconi non solo non ha fatto salire lo share del programma, ma lo ha addirittura fatto scendere.
L’intervista all’ex premier è andata in onda tra il secondo e il terzo blocco della trasmissione, nella speranza che avrebbe fatto da traino al blocco pubblicitario.
Così non è stato: durante la prima parte dell’intervista, lo share è calato dal 13,79% all’11,84%, e anche successivamente (quando si è passati alla ‘vita privata di B.’) il dato non è mai salito sopra il 13,4%.
Confrontando l’andamento dei tre blocchi principali del programma, quello andato peggio è proprio il terzo (11,8% vs 14,48% e 15,3%), ossia quello che, in teoria, avrebbe dovuto godere di più dell’effetto Berlusconi.
In valore assoluto, fino alla fine della trasmissione sono arrivati “solo” 2.035.000 telespettatori, contro i 2.458.000 della prima parte.
A voltare canale, in una pigra domenica d’aprile con il tempo un po’ ballerino, è stato proprio il suo pubblico.
Quello educato e nutrito da casa Mediaset negli ultimi vent’anni, un pubblico la cui defezione è molto più grave del tradimento di qualsiasi Bondi o Bonaiuti.
Perchè quel pubblico è – prima di ogni altra cosa – l’elettorato che finora ne ha determinato il successo.

(da “Huffingtonpost“)

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TOSI CONTRO REPORT: L’INCHIESTA CHE TOSI HA CERCATO DI NON FAR ANDARE IN ONDA

Aprile 6th, 2014 Riccardo Fucile

ANTICIPAZIONE DELL’INCHIESTA CHE SARA’ TRASMESSA LUNEDI’ 7 APRILE

È l’inchiesta che secondo il sindaco di Verona Flavio Tosi non si sarebbe mai dovuta vedere. Un’inchiesta che già  il 21 febbraio scorso aveva creato forti clamori ancora prima di andare in onda.
Cosa è successo?
Il sindaco Tosi viene a sapere che l’inviato di Report, Sigfrido Ranucci, stava lavorando a un un’inchiesta sulla sua amministrazione e sulla sua Fondazione, “Ricostruiamo il Paese”.
Ma soprattutto viene a sapere che l’inviato di Report era sulle tracce di un video hard che contiene immagini imbarazzanti per il sindaco di Verona, un video che sarebbe stato usato per ricattarlo già  dai tempi in cui era assessore alla sanità  della regione veneta.
Tosi allora fa registrare di nascosto il giornalista, porta i video in procura, querela Sigfrido Ranucci e indice una conferenza stampa accusandolo di voler costruire prove false nei suoi confronti e di voler acquistare il falso video utilizzando i soldi pubblici della Rai.
Ma come sono andate effettivamente le cose? Il video hard è un falso scoop o esiste veramente? E chi sono i due che per conto di Tosi hanno registrato Ranucci?
Per le risposte bisognerà  aspettare la puntata di Report in onda su Rai3 lunedì alle 21,05.
Fino ad oggi era nota solo la versione di Tosi, grazie anche ai video che gli erano stati consegnati da Sergio Borsato, il cantante leghista che aveva attirato Ranucci nella trappola.
Quello che Tosi e Borsato non sapevano però è che anche Ranucci ha registrato l’incontro, ma stranamente non tutto quello che è avvenuto è stato portato in Procura da Tosi, perchè?
Cosa contengono di così scottante queste immagini?
Borsato annuncia a Ranucci l’arrivo di un compare, presentato come l’autore del video hard: «Ce lo siamo portati a casa dall’estero, ma attenzione: questo ha una fifa boia e dobbiamo vincere un po’ la sua paura, a questo qua gli fanno la pelle perchè questo qua era presente, questo è quello che ha registrato il video».
E non sapendo di essere registrato a sua volta continua: «Adesso dobbiamo ammorbidirlo, ma dopo bisogna pagarlo», avverte ancora Borsato prima dell’arrivo del misterioso personaggio: insomma è da lui che arriva la richiesta di pagare per il video, tema oggetto di durissime polemiche nelle scorse settimane tra Tosi e Report.
E a cosa dovrebbero servire questi soldi, secondo Borsato? «Lui mi dice: mi servono per stare un altro po’ fuori dai coglioni».
La telecamera di Ranucci documenta anche il viaggio in taxi con Borsato verso il ristorante dove li aspetta l’altro compare.
Il cantautore si vanta di conoscere come girerebbero le tangenti in ambito Lega, e parla della Siram, un’azienda francese specializzata in appalti con gli ospedali che, secondo l’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito e l’imprenditore Stefano Bonet, avrebbe pagato mazzette a persone vicine al sindaco di Verona.
Siram e Tosi hanno sempre smentito, sulla vicenda sta ancora indagando la procura di Milano e molti verbali sono secretati.
Ma Borsato va oltre e tira in ballo anche la moglie di Tosi, Stefania Villanova, dirigente della Sanità  alla Regione Veneto.
«Se apri il vaso di Pandora, esce anche il coniglio», dice ancora Borsato che parla anche di tangenti di Finmeccanica, del ruolo di Tarantelli, dell’appalto della Global service. Insomma è un fiume in piena.
Ma come può un cantautore ex leghista affermare di sapere tante cose?
Il mistero si potrebbe chiarire quando si sa chi è il suo complice incaricato da Tosi di documentare il nostro incontro: Massimo Giacobbo, la cui identità  fino a oggi non era mai uscita (neppure Tosi l’ha mai nominato).
L’inchiesta di Report tratterà  anche di come e dove la Fondazione di Tosi stia cercando consensi per candidarsi alle primarie di centrodestra.
Verrà  poi trasmessa anche l’intervista al suo assessore Marco Giorlo, che è stata al centro di violente polemiche in quanto causa delle sue dimissioni prima ancora di andare in onda.

(da “il Corriere della Sera”)

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GASPARRI, FORMIGONI E SANTANCHE’: IL TRIO DI POLITICI PIU’ PRESENTI IN TV NEL 2013

Gennaio 1st, 2014 Riccardo Fucile

LA CLASSIFICA COMPLETA DEI 15 POLITICI CHE HANNO INVASO I SALOTTI TELEVISIVI

IL PODIO
Il podio del 2013 è tutto di centrodestra anche se, dopo le ultime vicende politiche, diviso in due partiti.
Al primo posto a pari merito, con un bottino di ben 22 ospitate a testa, troviamo Maurizio Gasparri di Forza Italia e Roberto Formigoni del Nuovo Centrodestra, una volta entrambi esponenti del Pdl.
Dietro la coppia di testa, medaglia di bronzo con 20 ospitate, la pitonessa Daniela Santanchè.
Tesoretto di presenze di prima mattina tra Agorà  e Omnibus per Gasparri e Formigoni, mentre Daniela Santanchè spalma la propria visibilità  su diverse reti, orari e conduttori.
Strategie diverse legate anche a personalità  e capacità  di accendere le discussioni (e attirare share), differenti.
LA TOP TEN
Dietro il trio di testa, senza grandi sorprese, i tre candidati alle primarie del Pd: Gianni Cuperlo (17 ospitate), Pippo Civati (16 ospitate) e Matteo Renzi (14 ospitate, ma con una strategia tutta particolare).
Probabile che nei prossimi mesi Cuperlo e Civati finiranno per cedere qualche posizione, magari a favore di esponenti renziani.
Completano la top ten le forziste Renata Polverini (15), Laura Ravetto (15) e Lara Comi (12), la lettiana del Pd Paola De Micheli (13 presenze, ma un po’ in flessione dopo la vittoria di Renzi), l’alfaniano Fabrizio Cicchitto (12 presenze).
Primi tra le forze di opposizione “della prima ora” (cioè all’opposizione anche quando Pd e Pdl governavano insieme) sono Giorgia Meloni e Guido Crosetto dei Fratelli d’Italia, entrambi con dodici presenze e in decima posizione.
Nessun esponente del Movimento 5 Stelle in posizioni di rilievo, che sulla presenza nei talk show ha una politica piuttosto restrittiva.
Primo dei legisti è Matteo Salvini con nove presenza.
Le stesse del primo di Sinistra e Libertà  Gennaro Migliore.
COME FUNZIONA LA CLASSIFICA?
Il monitoraggio di OccupyTv tiene in considerazione le ospitate dei politici in 14 diversi talk show in onda sui canali in chiaro.
Nel monitoraggio sono inclusi tutti i programmi di approfondimento di prima serata (Ballarò su Rai3, Piazza Pulita, Servizio Pubblico e La Gabbia su La7, Quinta Colonna su Rete 4.
Più alcune intervste di Che Tempo che fa su Rai3), tutti i talk in onda in seconda serata (Porta a Porta su Rai 1, Virus su Rai2, Matrix su Canale 5), due talk mattutini (Agorà  su Rai3 e Omnibus su La7), il preserale Otto e mezzo su La 7, i domenicali In Mezz’ora di Rai 3 e L’Arena di Rai 1.
Il monitoraggio è iniziato lo scorso 9 settembre, con la partenza dei principali talk politici che nel frattempo, in alcuni casi, hanno cambiato orario o   giorno di messa in onda.
Importante: la classifica non monitora la maggiore esposizione mediatica dei singoli politici, ma la loro presenza fisica nelle trasmissioni.
Questo significa che, anche se tutti i tg parlano di Enrico Letta o Silvio Berlusconi, questi possono non essere presenti su OccupyTv poichè non sono “ospiti” in carne e ossa dei talk show.

(da “l’Espresso“)

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“A UOMINI E DONNE PERCHE’ DEL PDL”: IL LIBRO DI YLENIA CITINO CON LA PREFAZIONE DI BERLUSCONI

Ottobre 25th, 2013 Riccardo Fucile

“MI HA NOTATA IN UN TALK SU UNA TV ROMANA”, MA HA PARTECIPATO ALLA TRASMISSIONE DELLA DE FILIPPI… “QUELLI DI CANALE 5 HANNO LE LISTE DEGLI ISCRITTI AL PDL”

Laurea con lode in giurisprudenza, un passaggio nelle tv Mediaset e la passione politica che nasce già  negli anni del liceo, a Catania.
Che la 27enne Ylenia Citino abbia attratto le attenzioni di Silvio Berlusconi non è strano.
Tanto che, quando la bionda militante del Pdl ha pubblicato il suo primo libro (Partiti a tutti i costi, edito da Sperling & Kupfer), il Cavaliere le ha fatto “una meravigliosa sorpresa, scrivendone la prefazione”.
Come ha conosciuto Berlusconi
Attraverso i circoli giovanili del Pdl. È stato un momento ad alta intensità  di emozione: avere davanti un personaggio così, che avevo visto solo in tv, è stata una sensazione che non scorderò mai.
Neanche lui: nella prefazione la riempie di complimenti
Io ho disturbato varie volte la segreteria del Cavaliere. Dopo un sacco di mesi, quando ormai non ci speravo più, mi è arrivata una risposta positiva. Non mi sembrava vero.
Deve essergli rimasta impressa
Non ci eravamo mai parlati a quattr’occhi. Mi ha davvero notata quando ho partecipato a un talk show in una tv locale romana.
Berlusconi che fa zapping su Telelazio?
No, non lo fa. Ma gli hanno segnalato che io ero in onda. Oppure sono stata solo fortunata.
Non è che si è accorto di lei per via delle ospitate a Uomini e Donne di Maria De Filippi?
Ho partecipato solo a sei puntate. Anche se sono bastate a farmi etichettare come “tronista”. Che poi non era nemmeno il mio ruolo.
E quale era?
Ci sono venti ragazze e ragazzi che parlano di sentimenti e relazioni umane. Poi, se ti piace qualcuno, ti scambi il numero. E ci scappa pure qualche litigata, che non mi è piaciuta.
Gira un video in cui lei dà  della shampista a un’ospite e viene subissata dai fischi del pubblico.
Appunto.
Ma cosa si aspettava?
Mi sono trovata in un’arena, come un gladiatore al centro del Colosseo. Non così diverso dalla politica, in fondo. Ma io avevo partecipato per gioco. Era già  la quarta volta che mi chiamavano: avevo sempre detto di no.
E come facevano ad avere il suo numero?
Quelli di Canale 5 hanno le liste di persone che sono iscritte, e le tampinano.
Iscritte al Pdl?
Hanno un database, io c’ero dentro e infatti mi sono sempre chiesta il motivo.
Nel suo libro si fa continuo riferimento a etica e trasparenza. Quali sono i valori che l’hanno avvicinata al Pdl?
Ne potrei parlare per ore e ore.
Ne citi uno.
Quello della famiglia.
Berlusconi è condannato per prostituzione minorile.
Vogliamo l’elezione diretta del presidente della Repubblica.
Nella prefazione, il Cavaliere scrive: “La politica in Italia rischia di morire nel discredito in conseguenza di comportamenti collettivi e individuali intollerabili al senso comune”.
Perfettamente in linea con il mio libro, dove racconto gli scandali di Lusi e Belsito.
Berlusconi è appena stato rinviato a giudizio per la compravendita di senatori che fece cadere il governo Prodi.
Questo non intacca la sua popolarità . Rimane una persona votata da milioni di italiani.
La popolarità  legittima i reati?
La mia cultura giuridica mi spinge a parlare solo dopo aver letto le carte del processo. Tra la verità  e l’invenzione giudiziaria c’è una linea molto fine.

Beatrice Borrome
da “Il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A CAIRO: “SANTORO HA FATTO IL SUO LAVORO. QUELLE DELLA BONEV ERANO NOTIZIE”

Ottobre 19th, 2013 Riccardo Fucile

“L’INGAGGIO A CROZZA GRAZIE A BRUNETTA”

Urbano Cairo, editore di La7, è un uomo felice.
La sua rete si è ripresa, il barometro degli ascolti è salito oltre il 5% di share, grazie alle polemiche sui compensi della Rai ha rinnovato il contratto con Maurizio Crozza per tre anni.
Qualche fastidio arriva da Santoro che fa insorgere il Pdl per l’intervista a Michelle Bonev che racconta fatti intimi della coppia Pascale-Berlusconi, ma Cairo incassa l’audience record (fino a 3,3 milioni di fan) e solidarizza con il giornalista bacchettato dall’Ordine.
Cairo, ha ringraziato l’onorevole Brunetta che l’ha aiutata a trattenere un campione di ascolti come Crozza?
«Certamente con le sue polemiche ha innescato un processo a noi favorevole. Ma con l’agente di Crozza, Beppe Caschetto, la trattativa era rimasta aperta. Sì, lo voleva anche Mediaset, ma Maurizio ha scelto noi: perchè vuole lavorare serenamente, è dal 2006 a La7, sa bene che da noi trova il suo pubblico, e la piena libertà . Non voglio guardare alla libertà  degli altri, metti della Rai, ma certo lì avrebbe incontrato discussioni, polemiche politiche».
La 7 come “oasi” tv, libera dai condizionamenti politici…
«Io lascio liberi tutti. Non pongo nessuna questione politica. Santoro, Mentana, Gruber, Formigli, Paragone e Crozza possono confermare che hanno piena autonomia. I giornalisti devono scoprire la verità , fare luce con le loro inchieste. I limiti? Se li danno da soli, da professionisti in base alla propria deontologia».
E le critiche del Pdl a Santoro, che ha intervistato Michelle Bonev sui retroscena della coppia Pascale-Berlusconi?
«Michele Santoro ha raccolto una testimonianza, quella di Michelle Bonev, che ha raccontato delle cose vissute. In studio c’era Belpietro che ha avuto la possibilità  di ribattere. La Bonev ha detto la sua verità . Santoro da giornalista li fa parlare. Una causa contro di noi? Non credo ci siano gli estremi. D’altronde anche Berlusconi ha potuto dire la sua a “Servizio pubblico”, ha persino pulito la sedia di Travaglio».
Un tempo si diceva che lei era vicino a Berlusconi. C’è chi sospettava che dietro il suo arrivo a La7 ci fosse lo zampino del Cavaliere. Niente di vero?
«Figuriamoci. Nel 1995, quando ero nella Mondadori Pubblicità , fui licenziato dall’oggi al domani e il proprietario era Silvio Berlusconi. No, non direi che sono amico di Berlusconi. Non credo che ci sia un atteggiamento positivo nei nostri confronti da parte del centrodestra. Anche da quello che scrivono i giornali di destra questi giorni non mi pare proprio».
In mano a lei, La7 sembra voler uscire dal pubblico di nicchia. Non a caso farà  un programma nazionalpopolare come “Miss Italia”, quasi uno sgarbo alla presidente della Camera Boldrini…
«No, nessuno sgarbo alla Boldrini. Lei ha fatto un apprezzamento che riguardava Miss Italia fatto in Rai, che è Servizio pubblico. Ma va detto che Miss Italia fa parte del Dna del Paese. Dal 1939 tanta gente si è emozionata a vedere la Gina Lollobrigida e Sofia Loren concorrenti. Anche più di recente dal concorso sono uscite attrici di valore, come Anna Valle e Martina Colombari. Inoltre va detto che questa edizione di La7, che andrà  in onda il 27 ottobre, sarà  rinnovata, diciamo al passo dei tempi. Con la conduzione di Massimo Ghini, affiancato da Cesare Bocci e Francesca Chillemi. Se la presidente Boldrini avrà  l’occasione di vedere il programma ne riparleremo».
La chiamano “mani di forbice”, perchè taglia i compensi agli artisti. È vero?
«No, non mi riconosco, io mantengo i conti in ordine. Non ho mandato via i miei 415 dipendenti, di cui 100 giornalisti. Ho grande rispetto per chi lavora. Ma La 7 perdeva 100 milioni di euro l’anno scorso, qualcosa bisognava correggere».

Leandro Palestini

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VENDESI PENTOLA IN ODORROUND: COL SISTEMA SATELLITARE LA CLERICI IN TV DIFFONDERA’ NELLE VOSTRE CASE L’ODORE DEL SOFFRITTO

Ottobre 12th, 2013 Riccardo Fucile

LE TRASMISSIONI TV DEDICATE ALLA CUCINA SI INGEGNANO PER CONTENDERSI L’AUDIENCE… LA CONTROMOSSA DI BENEDETTA PARODI

Visto il grande successo delle trasmissioni dedicate al cibo e alla cucina (attualmente circa un centinaio sui vari palinsesti), il mondo della televisione si sta ingegnando di moltiplicare le occasioni, perfezionando i programmi già  in onda e anche inventando nuovi generi.
RAI UNO
La tradizionale pentolata di mezzogiorno, con Antonella Clerici che ingurgita tutto quello che viene preparato in diretta, potrà  avvalersi del rivoluzionario sistema satellitare “odorround”, che permette di diffondere nelle nostre case un forte odore di soffritto anche se si è sintonizzati su altri canali o se il televisore è spento.
Un forte profumo di aglio e cipolle, accompagnato dall’allegro rumore dello sfrigolio dei tegami e dalle urla di entusiasmo della conduttrice, impregnerà  giorno dopo giorno l’intero Paese, casa per casa, quartiere per quartiere.
La Clerici ha presentato un format molto innovativo anche per il Festival di Sanremo: ogni cantante deve eseguire il suo brano mangiando una pietanza da lui stesso preparata, nella speciale sezione “Sanremo a bocca piena”, avendo l’accortezza di non far cadere per terra bocconi troppo grossi quando la partitura costringe a cantare a squarciagola.
Già  molte le adesioni dal mondo del punk. Il microfono verrà  ripulito dal sugo e sterilizzato dopo ogni esibizione. La Rai ha fatto sapere che se ne riparlerà  per l’edizione del 2015.
BENEDETTA PARODI
Sempre più dalla parte della gente normale, anche quest’anno riproporrà  le sue ricette facili da preparare, in controtendenza rispetto all’eccessiva ricercatezza della cucina d’autore.
Tra le nuove proposte di Benedetta: “Pane e prosciutto facile”, senza l’inutile perdita di tempo di tagliare a metà  il panino, lo si avvolge intero in una grossa fetta di prosciutto; “Dado caldo”, si ingoia un dado (dopo averlo scartato) e ci si beve sopra mezzo litro di acqua bollente senza dover aspettare che il dado si sciolga nella pentola; e infine, grande novità  di quest’anno, il “Piatto sotto casa”: si scende a mangiare al ristorante più vicino.
PRETEST-SHOW
Escogitato da un gruppo di autori televisivi che si rifanno al situazionismo, l’idea del pretest-show è un uso del tutto pretestuoso di altri format.
Esempio: durante un talk-show politico uno degli ospiti, senza preavviso, estrae una gavetta piena di fagioli con le cotiche e la consuma sul posto, ignorando le domande del conduttore e le proteste degli altri ospiti.
Oppure: un conduttore di telegiornale, mentre legge le notizie, monda un gambo di sedano dai fili, lo sminuzza finemente con la mezzaluna, lo unisce a un composto di succo d’arancia, ricotta e tuorlo d’uovo precedentemente preparato e mescola a lungo con la frusta fino a ottenere, poco prima della sigla di chiusura, un composto omogeneo.
MASTER-CHE
Basta con le selezioni troppo rigorose, che riducono il novero dei concorrenti a pochi aspiranti cuochi gasati e presuntuosi.
Di qui in poi nessun italiano dovrà  sentirsi escluso dal prestigioso concorso culinario: i tre giurati si presenteranno senza preavviso in una casa estratta a sorte e costringeranno i presenti a cucinare qualcosa con quello che hanno in frigo in quel momento.
Nelle prove simulate ha vinto un ragioniere romano con il piatto “Sottilette Kraft bollite nel loro cellophan”, battendo di un soffio una segretaria di Modena che aveva proposto un orginalissimo “Pandoro dell’anno scorso ammorbidito con il ferro da stiro”.
FOOD-TROTTER
Continua il viaggio intorno al mondo del simpaticissimo reporter americano Muddy Oversize, che assaggia con visibile piacere anche i cibi più estremi, dalle interiora di dromedario alla marmellata di oloturia.
Nelle prossime puntate il nostro Muddy sarà  nei campi profughi africani, dove potrà  gustare, con la consueta allegria, il minestrone di fango e cibi scaduti offerti dalla solidarietà  internazionale e le ingegnose frittelle di farina di pneumatico che servono a far star zitti i bambini.

Michele Serra

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RIPRENDE “SERVIZIO PUBBLICO”, INTERVISTA A SANTORO: “CI SARANNO NOVITA'”

Settembre 26th, 2013 Riccardo Fucile

“LE NOTIZIE ARRIVANO DAGLI APPROFONDIMENTI”… STASERA INTERVISTA A DE GREGORIO

Ricomincia Servizio Pubblico. In che anno siamo dell’era Santoro?
Ormai abbiamo raggiunto il quarto di secolo. Il primo Samarcanda risale all’87. Una trasmissione che ha accompagnato i grandi cambiamenti dalla Prima Repubblica ad oggi.
Ne sei stato il testimone diretto.
Testimone e coprotagonista perchè non mi nascondo l’importanza che la tv ha conquistato e che conserva ancora oggi. La trasformazione subita dalla politica è stata determinata dall’evoluzione della televisione, quella generalista in particolare.
Più facile o più difficile per te condurre oggi un programma così seguito?
Più difficile: noi eravamo i pionieri di questo genere, potevamo amministrare le forze con meno assillo di concorrenza. Ora si assiste al moltiplicarsi dei contenitori informativi, non uso il termine talk perchè molti programmi come il nostro fanno fatica ad essere inquadrati nella categoria talk. Non costruiamo solo parole ma anche immagini.
Fin dall’inizio hai imposto uno stile che i contenitori attuali non fanno che ripetere. L’ospite che diventa protagonista, il palco che dà  voce alla protesta civile, gli scoop giornalistici.
Nel nostro caso, anche la scenografia costituisce un elemento fondamentale della narrazione che vogliamo svolgere nel corso della puntata; come lo è per un giornale, la grafica delle pagine. L’idea delle torri in studio, nata dopo l’evento sul web “Tuttinpiedi”, rappresenta la distanza tra la politica e l’indignazione che monta tra i cittadini. Vorrei aggiungere un elemento. Ci si concentra sulla crisi degli ascolti ma si parla poco del perchè le reti non riescono più ad esercitare la funzione che avevano storicamente: ad esempio, Ballarò fa ottimi risultati se si considera che va in onda su Raitre, dove, in questo momento, gli ascolti faticano.
Perchè le reti non svolgono più la loro funzione?
Oggi assistiamo alla malattia dell’industria televisiva che è stata sempre specchio del Paese, uno specchio che guarda avanti. Nelle tendenze della tv, si prefigurano i futuri spostamenti nell’opinione pubblica e nelle istituzioni. La causa di questa malattia è il conflitto di interessi: per un lunghissimo periodo la tv è stata sotto il controllo di una sola cultura, senza creare una vera concorrenza. E ciò è avvenuto anche quando governava la sinistra. Alla fine della Prima Repubblica, c’è stata un’omologazione profonda del sistema, senza più distinzioni tra servizio pubblico e privato, e un controllo verticale delle quote a cui la sinistra non si è opposta, accontentandosi di gestire spazi subalterni. Da allora c’è stato un lento deteriorarsi della struttura dei network tipica della vecchia tv: i direttori di rete e i capistruttura che autonomia hanno oggi? Si dà  per scontato che la tv sia eterodiretta e non solo dalla politica. Colpisce per esempio che il banchiere Gotti Tedeschi chieda l’intervento del Vaticano sulle nomine Rai senza suscitare il minimo clamore.
Ombrelli protettivi che possono risultare comodi, a chi sta in questo recinto.
La crisi dei talk va in parallelo con quella del varietà . Oggi si basa tutto sulla logica dei format: l’equilibrio perverso che si è creato prevede che gli autori siano esterni al network e che le loro proposte siano attente soprattutto agli interessi del padrino di riferimento.
Nel sistema che tu descrivi agiscono però anche gli uomini. Voglio dire che un conduttore non vale l’altro e che il successo di un programma deriva anche dall’esperienza, dall’energia e dal carisma di chi lo dirige.
Storicamente i conduttori dei programmi di informazione sono personalità  molto forti, espressione di un punto di vista preciso: penso a Giuliano Ferrara, a Gad Lerner, a Maurizio Costanzo e allo stesso Bruno Vespa. Di figure così ne abbiamo sempre di meno.
Spesso i conduttori non hanno le spalle abbastanza forti per opporsi ai padrini politici.
Con tutti i suoi difetti, lo star system è stato un elemento di ostacolo al controllo verticale del potere perchè nessuno di questi protagonisti (uno per tutti Enrico Mentana) si è arreso al ruolo di mero esecutore.
Non hai l’impressione che agli spettatori piaccia sempre di meno il dibattito tra i soliti nomi e che maggior gradimento abbiano i reportage e le inchieste?
Si investe poco in queste produzioni perchè, oltre ai costi piuttosto elevati, hanno un risultato incerto: l’inchiesta “funziona” solo quando è deflagrante e finisce sui giornali. Abbiamo chiuso la scorsa stagione di Servizio Pubblico producendo sei speciali di montaggio su temi caldissimi come la trattativa Stato-mafia e il peso della camorra sull’economia meridionale. Hanno avuto ottimi ascolti ma nessun editore è venuto a chiederci di investire su un prodotto del genere. La tv riflette l’atteggiamento della classe dirigente a cui manca la visione per ideare programmi nuovi. E in questo i talk sono elementi più dinamici rispetto ai telegiornali: le verità  vengono sempre fuori dai programmi di approfondimento. Se il talk è in crisi o addirittura morto, i tg sono forse vivi?
Servizio Pubblico fa paura a tanti leader politici. È vero che molti non vengono per paura di Marco Travaglio?
Per loro l’ingresso in quell’arena significa dare legittimità  a chi li accusa e li critica. Lo stesso Berlusconi venendo in trasmissione ha segnato la sconfitta dell’editto bulgaro, questo era la grande novità  che nessuno ha valorizzato.
Chi vi ha criticato non voleva celebrare il successo di B. quanto piuttosto attaccarvi: dimostrare che eravate come tutti gli altri.
In Italia vige la leggerezza della critica televisiva, vale a dire non riuscire a leggere la televisione dentro i processi sociali e istituzionali del Paese. Con il vecchio sistema elettorale maggioritario un politico non poteva permettersi di non andare in tv. Doveva per forza assumersi le sue responsabilità  davanti all’elettorato. L’attuale classe dirigente, figlia del Porcellum e formata da nominati, è espressione chi di un padrone, chi di un partito. Personaggi che non devono rendere conto delle proprie azioni se non a chi li ha messi lì.
Oggi la tv somiglia a un “talent”: prima era un mezzo per far arrivare alla gente la voce dei partiti di massa o dei grandi leader. Ora, invece, a parte che di grandi leader non se ne vedono in giro, è la tv a fabbricarli.
L’immagine di Berlinguer colpito da ictus su quel palco di Padova rappresenta in maniera drammatica che cosa ha significato la sacralità  del leader: lui stava morendo e parlava con sempre più fatica ma nessuno dei suoi osava avvicinarsi per non intaccarne il carisma. Oggi il leader non è più un intoccabile, una figura divina. E ciò vale anche per i più potenti. Prendiamo Silvio Berlusconi: la leggenda vuole che la sua forza discenda da un’eccellente capacità  di comunicare. Non è così. Penso invece che lui abbia individuato un blocco sociale di interesse al quale far riferimento, dopodichè si è affidato ad un esercito di pasdaran e al blocco delle sue televisioni: senza le tv non avrebbe potuto incidere così tanto sul sistema.
Renzi e Grillo quanto possono essere considerati dei leader mediatici?
Renzi cerca il sostegno della gente puntando sulle capacità  di comunicatore, vere o gonfiate che siano. Si torna quindi alla logica del talent: il sindaco di Firenze è come il vincitore di X-Factor e non importa che si confronti o meno con gli elettori. L’esperienza di Beppe Grillo, invece, assomiglia al modello Berlusconi: ha costruito una macchina capace di intercettare l’umore del web e di incanalarlo in una forza politica. Gode di una posizione dominante anche perchè l’estrema frammentazione della rete favorisce il più forte.
Torniamo a Servizio Pubblico, riuscirà  a mantenere i livelli di ascolto e il forte impatto sull’opinione pubblica?
Veniamo da due stagioni pazzesche prima con l’esperimento sulla piattaforma delle tv locali, poi con l’arrivo su La7 dove in termini di ascolto siamo stati spesso la seconda o la terza rete e, in un paio di volte, la prima. Cosa faremo? Ci saranno delle novità , nuove sperimentazioni. Proveremo a rompere tutti i ritmi del talk. Sono convinto che il mondo che raccontiamo sia destinato ad essere sconvolto da cambiamenti precisi. E a ciò dobbiamo essere preparati. E’ come fare surf sull’oceano cercando l’onda giusta.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA REPUBBLICA DEI VIDEO-CORTIGIANI

Settembre 12th, 2013 Riccardo Fucile

CINQUE TALK SHOW UN UNA SERA, ROBA DA MASOCHISTI

“Non se ne può più di sentire questa gente!» sbotta Daniela Santanchè quando la mezzanotte è scoccata già  da un pezzo, interpretando senza saperlo il sentimento dell’eroico telespettatore che voleva capire cosa sta succedendo.
E dunque s’è pazientemente sorbito uno dopo l’altro tutti i talk show che hanno riaperto i battenti, ovvero – in ordine di apparizione – Otto e mezzo, Quinta Colonna, Ballarò, Porta a Porta e Matrix.
A quell’ora, proprio quella che Marzullo presidiava per avvertirci che «un giorno è appena finito e un nuovo giorno è appena iniziato», davvero nessuno ne può più di sentire la solita compagnia di giro – a cominciare proprio dalla Santanchè – che ci ripete sempre le stesse argomentazioni, sull’ineluttabile necessità  di far decadere Berlusconi «perchè la legge è uguale per tutti» o sull’insopprimibile suo diritto di restare al suo posto «perchè la legge Severino è incostituzionale»
D’accordo, è il fatto del giorno, il caso della settimana e forse anche l’avvenimento dell’anno, ma il non-processo a Berlusconi davanti alla giunta delle Immunità  – organo di cui il telespettatore medio sconosceva finora l’esistenza – ha investito le scalette dei talk-show come un tornado caraibico, risucchiandoli tutti contemporaneamente in un triangolo delle Bermude che ha come angoli vivi l’aula della giunta, la villa di Arcore e il palazzaccio della Cassazione.
E certo il sogno di tutti i conduttori sarebbe stato quello di portare in studio il Caimano ferito, ma devono purtroppo accontentarsi dei suoi portavoce in servizio permanente effettivo e dei suoi avvocati di complemento.
Guidati per l’appunto dalla “pitonessa” Santanchè, che una sera veste di rosa e la sera dopo passa al rosso, ma dalla borsetta tira fuori sempre le stesse argomentazioni, aguzze e roventi ma ormai così prevedibili che le conosciamo a memoria, parabole di iperboli che arrivano tutte nello stesso punto: «Quella condanna non è valida perchè quei giudici appartengono tutti a una setta segreta che vuole lo scalpo di Berlusconi».
Due talk show sulla Rai – Ballarò su RaiTre e Porta a porta su RaiUno – altri due sulle reti del Cavaliere – Quinta Colonna su Rete4 e Matrix su Canale 5 – più Otto e mezzo su La7, e fare zapping era inutile perchè ci si imbatteva sempre in Berlusconi (o meglio: nel suo non-processo al Senato), con i suoi difensori d’ufficio sparpagliati qua e là , Sallusti dalla Gruber, Capezzone e Feltri da Del Debbio, Nunzia De Girolamo da Floris, Brunetta da Vespa e addirittura una coppia (Cicchitto e Santanchè) a Matrix, forse per rispettare la par condicio tra falchi e colombe di Palazzo Grazioli.
Nemmeno il nuovo conduttore di Matrix – l’esordiente Luca Telese con i suoi baffetti alla Peppino – è riuscito a sottrarsi al menu di giornata, e dopo averci promesso di consegnarci a ogni puntata «un dubbio in più e una cosa che non abbiamo visto prima » è atterrato sul terreno morbido di un’intervista senza pepe a Guglielmo Epifani («Alla Cgil lo chiamavano Harrison Ford»), ha tirato fuori solo all’una di notte, sprecandolo, un servizio sulle pensioni d’oro e quando è approdato all’immancabile dibattito pro e contro Berlusconi s’è beccato persino una ramanzina dalla solita Santanchè, che ovviamente lì si sente a casa sua: «Non le venga l’idea di fare a Mediaset peggio di quello che fate sulle altre reti!».
Non avendo il ritmo e la grinta di Mentana, ma neppure la prontezza di riflessi di Alessio Vinci, Telese è bravo ad accendere lo scontro in studio ma purtroppo non altrettanto a dominarlo, e dunque bisogna amare la caciara per goderselo.
Tranquillizzante, come al solito, Paolo Del Debbio, che con la sua aria da buon padre di famiglia ha spiegato ai suoi telespettatori di cosa sta discutendo il Senato: «Se oggi fanno una legge che vieta di portare i baffi, possono condannarmi perchè li portavo dieci anni fa?».
Ci vuol poco a farsi capire, basta aggiustare un po’ la realt�
A Ballarò, Floris è riuscito a non partire con Berlusconi intervistando in diretta Domenico Quirico, finalmente senza la Bonino, dopodichè ha scelto di evitare la rissa invitando sul casus belli due contendenti senza la bava alla bocca (Nunzia De Girolamo e Gianni Cuperlo).
Illuminante, in compenso, la battuta di un Crozza in gran forma: «Se non si può condannare chi ha preso dieci milioni di voti, io che ho 300 mila “mi piace” su Facebook ho diritto all’abbuono delle multe? ».
Chiudeva Vespa, sempre uguale a se stesso, con un Brunetta caricato a molla e disposto persino a negare che la legge Severino sia una vera legge («No, è una legge delega!»), e il candido capogruppo del Pd Roberto Speranza, senza scrivanie di ciliegio e senza plastici del luogo del delitto.
Al loro posto, solo un barometro che Vespa – prudentemente – aveva messo su “pioggia”. Divisi su tutto, Brunetta e Speranza gli hanno intimato all’unisono di spostare la lancetta: «Lo metta su tempesta».
E questa previsione è stata l’unica vera notizia della serata.

Sebastiano Messina
(da “La Repubblica“)

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