Febbraio 2nd, 2013 Riccardo Fucile
IL FONDO CLESSIDRA MIGLIORA L’OFFERTA
La storia di La7 è piena di giorni decisivi. 
Quello di ieri è stato l’ennesimo di una lunga serie: scadeva il termine per presentare miglioramenti alle offerte vincolanti in vista del consiglio di amministrazione di Telecom, la controllante, che dovrà esaminarle il 7 febbraio.
Il fondo Clessidra di Claudio Sposito, di cui è consulente Marco Bassetti, ha ritoccato l’offerta.
Così da rimanere in corsa contro Urbano Cairo, il concessionario di pubblicità del canale pronto a comprarselo.
Chi si aspetta che il cda di giovedì prossimo segni la fine della storia si metta l’animo in pace.
Franco Bernabè, il presidente di Telecom, che controlla Telecom Italia Media di cui La7 è il pezzo più importante, non ha nessuna fretta.
In tutte le occasioni ha ribadito che lui vende solo al giusto prezzo, tanto le sorti di un colosso come Telecom non dipendono certo da una provincia dell’impero quale è la piccola tv.
La situazione è la seguente.
Telecom Italia Media è composta da due tronconi: La7, Mtv e Mtv Pubblicità da una parte e Telecom Italia Broadcasting, cioè antenne e frequenze, dall’altra.
La7 e Mtv bruciano cassa, l’infrastruttura guadagna.
Nei primi nove mesi del 2012 l’Ebitda, cioè il risultato della gestione prima di interessi sul debito e tasse, era negativo di 47,9 milioni per La7, di 6,5 milioni per Mtv mentre invece era positivo di 32,5 milioni per l’operatore di rete, Telecom Italia Broadcasting (soprattutto grazie all’affitto ad altri soggetti delle piattaforme di trasmissione). Clessidra vuole comprare tutto, la tv e l’infrastruttura, Cairo punta soltanto a La7 e Mtv.
E prendendosi quindi la parte meno redditizia, si aspetta che Telecom gli dia un incentivo, una sorta di dote da un centinaio di milioni di euro. In pratica che Bernabè lo paghi per togliere dal perimetro Telecom una fonte di perdite.
I giornalisti di La7 cominciano a essere preoccupati: sono noti i legami di Cairo con Silvio Berlusconi.
E con l’imprenditore torinese — suo è anche il Torino calcio — non c’è alcuna garanzia sulla linea editoriale e l’autonomia della televisione, diventata ormai quasi una all news (sono i programmi di informazione a dare identità alla rete).
Per il budget 2013 è già previsto un taglio del 30 per cento ai costi.
Chi conosce bene il dossier spiega che Cairo non ha alcun interesse a smontare il “modello La7”: il suo obiettivo, anche da editore, sarà comunque trovare pubblicità . Che arriva soltanto con gli ascolti (e fare una tv commerciale di innocuo intrattenimento è più costoso di una imperniata sull’informazione).
Con Cairo, comunque, il legame con Telecom non sarebbe rescisso, visto che l’infrastruttura di trasmissione resterebbe del gruppo telefonico.
Ma è chiaro che in tanti, dentro La7, si sentirebbero più tranquilli con Clessidra, a cominciare dai protagonisti dell’informazione dell’emittente che sperano di trovare un editore puro che garantisca loro un controllo forte sui contenuti.
Un accordo che magari si potrebbe sancire versando anche una fiche nella nuova società , secondo un’ipotesi circolata nei mesi scorsi.
In borsa gli investitori si divertono a trasformare ogni minima indiscrezione in uno spunto per muovere il titolo: ieri le azioni di Telecom Italia Media hanno chiuso in rialzo di quasi il 6 per cento.
Ma la verità è che Bernabè non avrebbe alcuna fretta (e probabilmente alcuna voglia) di liberarsi di La7.
Solo che anche lui ha datori di lavoro cui rispondere, cioè i soci di Telco, la holding che controlla Telecom Italia.
Sia Mediobanca che le Generali gradirebbero una vendita in tempi rapidi.
Ma la burocrazia dell’operazione è abbastanza complessa da permettere al presidente di Telecom di prendere tempo senza mai togliere formalmente dal mercato la televisione.
Non è scontato, però, che il cda si schieri tutto con il presidente, visto l’attivismo di Cairo (e l’offerta concreta di Clessidra, si parla di 350 milioni di euro).
C’è ancora una settimana, poi si arriverà all’ennesima giornata decisiva.
Anche Cairo, tutto sommato, ha come obiettivo minimo che lo share regga: se supera i 120 milioni di euro di raccolta pubblicitaria la sua provvigione si impenna.
E anche l’infinito dibattito sulla cessione del canale aiuta. Bene o male, purchè se ne parli.
Stefano Feltri
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Gennaio 31st, 2013 Riccardo Fucile
BERSANI AVEVA PROPOSTO UN INCONTRO TRA TUTTI I CANDIDATI.. IL CAVALIERE: “SOLO IO, BERSANI E MONTI”…E PER ORA NON SE NE FA NULLA
Silvio Berlusconi, che grazie ad una campagna televisiva a tappeto è riuscito nella rimonta
che nessuno immaginava, questa volta rinuncia alla tv.
Rischia di saltare il confronto tra i 6 candidati premier in Rai, e anche su Sky, proprio per il `niet’ del Cavaliere, favorevole solo ad una sfida con i principali competitor Pier Luigi Bersani e Mario Monti.
«Se non si può fare in Rai, vado a Sky, io partecipo solo dove ci sono uguali condizioni per tutti», rinnova l’invito il leader Pd, a sua volta fermo su un format che preveda tutti gli aspiranti premier.
Dopo giorni di trattative tra i partiti e di mediazioni da parte di Viale Mazzini, mentre già Bruno Vespa e Mario Orfeo scaldavano i motori in vista del match di sabato sera in prima serata, i paletti incrociati tra leader hanno bloccato tutto.
Il confronto di sabato non ci sarà e per ora sono ridotte al lumicino anche le chance che entro il 24 febbraio la sfida tv ci sia.
Silvio Berlusconi avrebbe aperto alla presenza massima di 4 candidati, Ingroia incluso, escludendo Oscar Giannino e Beppe Grillo.
«Con tutti e 6 sarebbe un pollaio dove è impossibile fare emergere con chiarezza le posizioni», spiegano dal Pdl che, come unica subordinata al confronto tra big, ipotizzano una sfida 1 ad 1 in varie serate.
Il Pd, insieme ad Antonio Igroia e a Oscar Giannino, hanno gioco facile ad accusare il Cavaliere di aver paura del contraddittorio mentre a sua volta Paolo Bonaiuti gira la palla ai democratici, rei di «cambiare opinione tutti i giorni» per evitare il match tv. Resta a disposizione di qualsiasi format Mario Monti che, spiega Mario Sechi, preferirebbe un confronto a tre ma è disponibile anche in `versione large’.
Nello scontro tra parti, finisce la commissione di Vigilanza Rai. Bersani la chiama in causa ricordando che «quando c’erano le primarie, il confronto non l’ho fatto fra i favoriti perchè un conto sono i sondaggi e uno sono i voti».
E, secondo fonti democratiche, Berlusconi si sarebbe fatto scudo del regolamento della Vigilanza per sostenere che la sfida tv si fa tra leader di coalizione, che sono lui, Bersani, Monti e Ingroia, e non tra candidati premier.
La commissione, guidata da Sergio Zavoli, si tira però fuori dalla mischia precisando «di non avere alcuna competenza, e quindi nessuna responsabilità , nella scelta dei format dei programmi di approfondimento per garantire il rispetto della `par condicio’ da parte della Rai».
Nel regolamento della bicamerale, infatti, non c’è traccia della sfida tra leader, a differenza del regolamento varato dall’Agcom per le tv private, nel quale un capitolo è dedicato al confronto tra candidati premier e si stabilisce che si debba assicurare parità di trattamento, anche in più trasmissioni.
La Rai, come anche Sky, per ora non demordono ma sembra molto difficile comunque a questo punto, anche in presenza di un’intesa, che si riesca a trasmettere la sfida per sabato prossimo su Rai1, come ipotizzato in un primo momento, pur essendo il format già pronto – tempi uguali per tutti e cronometro alla mano – con Bruno Vespa e il direttore del Tg1 Mario Orfeo a fare da moderatori
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Gennaio 13th, 2013 Riccardo Fucile
LE BOLLICINE DEL PRIMO GIORNO SONO GIA’ EVAPORATE…I SONDAGGISTI ORA CONCORDANO: “SERVIZIO PUBBLICO NON GLI HA PORTATO UN VOTO”
Più che una resurrezione, una curva di Gauss: la trasmissione di Michele Santoro ha sì galvanizzato gli elettori del Pdl ma, a freddo, di voti ne avrebbe spostati ben pochi. L’effetto, insomma, si sarebbe presto normalizzato, almeno stando all’opinione dei sondaggisti, che hanno visto nella puntata di Servizio Pubblico uno spettacolo dagli scarsi risvolti elettorali.
Perchè il confronto di una sera — per quanto abbia registrato il record assoluto di ascolti nella storia de La7 — non basta a riaprire la corsa alle urne.
Nemmeno Alessandra Ghisleri, fedelissima sondaggista di Silvio Berlusconi, pensa che il Cavaliere abbia davvero recuperato terreno: “A caldo c’è sempre molto entusiasmo, quello che rinforza i cuori. Poi evidentemente il fenomeno rientra, proprio come è accaduto con le primarie del Pd”.
Un grande successo mediatico — sostiene Ghisleri — non ha effetti automatici sulle scelte degli elettori: “Qualche voto rimane, ma la gente decide per lo più in base allo sviluppo degli eventi. Il popolo di centrodestra ha ritrovato il suo leader, ma il gap con il Pd non è piccolo”.
Il sociologo Renato Mannheimer, che guida l’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione, si dice “scettico sull’impatto che la puntata di Servizio Pubblico ha avuto nell’incrementare i voti del Pdl”.
Anche perchè, sostiene, l’opinione dell’elettore si crea “per sedimentazioni successive e graduali: come per l’amore, non basta un colpo di fulmine”.
Nessuna svolta, dunque?
“Il partito è sul 20 per cento: il divario col Pd è difficile da colmare. E poi, quel che conta è l’insieme della campagna elettorale: non si può prescindere dal passato e pesa quello che Berlusconi farà nel prossimo mese”.
Per Nicola Piepoli, presidente dell’omonimo istituto di ricerca — tra i pochi sondaggisti ad aver azzeccato il risultato delle Amministrative nella primavera del 2011 — la puntata “non ha spostato granchè: forse un punto percentuale”.
Ma un punto inutile, sostiene il professore: “La partita delle Politiche è chiusa e in 40 giorni non verrà certo ribaltata. Il Pd ha già vinto e per cambiare questo fatto ci vorrebbe la mano del gigante, che sinceramente non si può individuare in una prima serata tv. Solo una modifica delle alleanze può mutare un esito altrimenti certo”.
Il sondaggista è critico nei confronti dei quotidiani che ieri hanno titolato sul miracolo santoriano, che avrebbe rilanciato il Cavaliere invertendo il trend elettorale del Pdl: “Capisco che i giornali debbano vendere, ma non è ancora stato fatto un singolo sondaggio per valutare l’impatto della puntata. Tutti, me compreso, esprimono solo opinioni : parlare di voti guadagnati è pura speculazione”.
Anche per Antonio Valente, amministratore delegato di Lorien Consulting, la performance di Berlusconi ha rimotivato i suoi elettori e convinto tutti che il Cavaliere non è affatto (politicamente) morto.
Un impatto “sia quantitativo, per via dello share, che qualitativo: ma attecchirà ?”, si chiede Valente.
Le potenzialità ci sono, dato che “il 40 per cento degli indecisi sono ex elettori del Pdl, quindi recuperabili”.
Ma chi sostiene che Berlusconi abbia conquistato tre, quattro, persino cinque punti percentuali in una sola serata “si fa prendere dall’emotività . Bisogna vedere cosa poi si sedimenta”.
Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 11th, 2013 Riccardo Fucile
UNA FOTO SCATTATA DA UNO SPETTATORE PRESENTE A “SERVIZIO PUBBLICO” SVELA IL MOMENTO IN CUI IL CAVALIERE E IL GIORNALISTA SI STRINGONO LA MANO SORRIDENDO
La foto della discordia è quella in cui Travaglio e Berlusconi si sorridono compiaciuti mentre si stringono la mano.
L’immagine è stata postata sulla pagina Facebook della trasmissione di Michele Santoro, intorno alle 21 di ieri sera, e ha 1200 commenti e 1843 condivisioni ad ora.
Anche Massimo Melica, autore del blog Sotto un cielo di bit, ha pubblicato l’immagine sul suo profilo Facebook scrivendo: «Un lettore di Sotto un Cielo di Bit mi ha inviato una foto, probabilmente era presente ieri sera in trasmissione in cui si vede il sorridente saluto tra il dott. Travaglio e l’onle Berlusconi».
Ed è su questo scatto che il Web si è concentrato particolarmente nel “day after” dell’incontro televisivo tra il Cavaliere e i giornalisti di Michele Santoro.
La maggior parte degli utenti ha un’opinione particolarmente severa nei confronti dell’immagine che è stata immortalata.
Si va da «Sono fatti allo stesso modo» a «Vergogna!», passando a commenti più caustici come «Sono semplicemente complementari».
C’è anche chi chiede: «Ma che strana? Strano è che gli italiani non abbiano ancora capito come funziona il teatrino del tira a campà …… (possibilmente sulle spalle del prossimo!)» o un altro utente Facebook che reagisce allo sdegno degli altri scrivendo: «scusate, dovevano sputarsi? io a volte non le capisco certe cose».
(da “il Secolo XIX“)
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Gennaio 11th, 2013 Riccardo Fucile
“NESSUNA RESPONSABILITA’ PER LA CRISI, NEL 2009 RISTORANTI PIENI, L’IMU SIAMO STATI COSTRETTI A VOTARLA”… ALLA FINE SULLE CAUSE DI DIFFAMAZIONE CON TRAVAGLIO CADE LA MASCHERA RASSICURANTE DEL CAVALIERE CHE SCATENA LA RISSA
Prima le strette di mano con Michele Santoro e Marco Travaglio. Poi Granada, la
famosa canzone cantata dagli altri da Claudio Villa.
Inizia così l’attesa puntata di «Servizio Pubblico», in onda su La7 con ospite Silvio Berlusconi che scende nell’«arena nemica».
Non mancheranno i momenti di tensione con Santoro e Berlusconi che quasi vengono alle mani sulle cause di diffamazione a Travaglio.
Ma tanti sono anche i siparietti.
Uno su tutti quello sulle scuole serali, che diventerà un vero e proprio tormentone della serata.
ACUSTICA E IMPRESA
L’avvio è faticoso. Partono le prime scintille. Tra i due c’è uno scambio di battute sull’acustica in studio. «Non sento, c’è un rimbombo… Sono diventato anche sordo, colpa dell’età », dice il Cavaliere.
E Santoro replica: «Segua il labiale». E il Cavaliere: «Benissimo cercherò di sforzarmi».
Ma i problemi di audio proseguono, è lo stesso Santoro a comunicarlo e quindi viene mandata in onda la pubblicità .
Intanto nel pubblico si siede anche l’attrice Isabella Ferrari.
I RISTORANTI PIENI DEL 2009?
A pausa finita, finalmente, arriva la prima domanda sulla crisi di Giulia Innocenzi, investita con Luisella Costamagna del compito di intervistare il Cavaliere: «Non ho nessuna responsabilità per la crisi. I ristoranti nel 2009 erano pieni, era difficile prenotare un aereo», risponde Berlusconi riprendendo la sua dichiarazione del 4 novembre 2011 a Cannes, dopo il G20. C’è confusione sulle date.
«La recessione è stata internazionale, gestita male dal governo dei Professori.
Poi sempre sul governo dei tecnici: «I professori sono stati sordi a ogni nostro intervento e hanno determinato questa situazione di crisi, diciamocelo chiaro si erano tutti montati la testa.
L’IMU E LE SERALI
Poi Luisella Costamagna chiede al Cavaliere di rispondere all’operazione memoria sull’Imu.
A tenere i tempi delle risposte è il giornalista Sandro Ruotolo. «L’Imu doveva comprendere tutte le imposte locali, doveva colpire gli immobili ad eccezione della prima casa, che consideriamo sacra» ma «non potevamo assumerci la colpa di far cadere il governo, un disastro dopo avergli votato la fiducia». Santoro gli contesta la risposta. È la prima polemica tra i due: «Facile parlare per lei davanti a una telecamera…».
Ma il diverbio rientra subito tra battute e frecciatine sulle scuole serali che Santoro avrebbe frequentato, al contrario di lui, il Cavaliere, che ha «studiato all’università ». Un tormentone che ritornerà durante tutta la serata.
LIRE O EURO A VERONICA?
Non manca poi un accenno alla vicenda degli alimenti alla ex moglie Veronica Lario. Dopo aver annunciato, ospite da Lilli Gruber, che la cifra da corrispondere per la separazione ammontava a 200 mila euro al giorno e non a 100, Berlusconi torna sui suoi passi e dice: «Mi sono sbagliato, sono 100, io ragiono in lire».
E via di nuovo con le battute «Santoro siamo da lei o da Zelig?», chiede Berlusconi a Michele Santoro.
E il conduttore: «Lei è molto più Zelig di me…».
ARRIVA TRAVAGLIO, SPALLUCCE E APPUNTI
Ed è sulle donne di Silvio che interviene per la prima volta Marco Travaglio. Mentre il giornalista gli ricorda che per le sue ragazze paga 105 mila euro al mese, il Cavaliere fa spallucce.
Intanto però prende qualche appunto per replicare meglio. Quella delle donne è la prima parte della “congiura”.
Si passa alla «congiura di Monti».
Travaglio gli ricorda le prime dichiarazioni in cui parlava «di una crisi, la peggiore del ’29». E di una continuità tra il suo esecutivo e quello del Professore.
Ma il Cavaliere non cede e grida: «Non ha sentito Monti che nella conferenza stampa prima di Natale ha detto che se uno toglie l’Imu sulla prima casa è un pazzo e dopo un anno bisogna rimetterla doppia? Era una testa dura da convincere e non siamo riusciti a convincerlo».
LA MERKEL CHE ASPETTA?
Altro momento di ilarità quando Santoro mostra a Berlusconi la registrazione della Merkel che lo aspetta, spazientita, a un vertice Nato mentre lui è parla al cellulare. «Lei, Santoro, si sta scavando la fossa. Ero al telefono con Erdogan», ricorda il Cavaliere che minimizza.
«La Merkel non era spazientita, era contenta».
TREMONTI E LA LETTERINA A TRAVAGLIO
In un video Santoro mostra a Berlusconi la ricostruzione della crisi fatta da Tremonti.
La replica? « La realtà è che abbiamo ricevuto una lettera dalla Bce firmata da Trichet, tutto il resto sono cose che non hanno alcun fondamento, sono cose che non corrispondono alla realtà . Non è che se una cosa la dice Tremonti è per forza vera».
Poi è di nuovo il momento di Travaglio, e il Cavaliere svela il contenuto dei fogli tenuti in mano per tutta la puntata: «E’ una letterina per lei, Travaglio». Berlusconi risponde alla “requisitoria” del giornalista sui suoi rapporti con la mafia, dopo essersi scambiato di posto con Travaglio.
E non manca l’ironia: «Caro Travaglio, io ho fatto la sua fortuna, sono il suo core business».
LA RISSA FURIOSA
Dopo le battute, la situazione si surriscalda.
È la rissa televisiva. Salgono i toni.
Petto contro petto Santoro e Berlusconi quasi si toccano, come a sfiorare lo scontro fisico.
Sull’elenco delle cause di diffamazione contro Travaglio elencate da Berlusconi, Santoro si infuria, grida, si rifiuta di stringere la mano al Cavaliere. «Lei non sta rispettando gli accordi presi, i suoi hanno chiesto di non entrare nel merito dei processi», perde il controllo il conduttore.
Intanto Berlusconi si scambia di nuovo posto con Travaglio ma prima di sedersi pulisce la sedia con un fazzoletto.
È uno degli ultimi momenti topici di una serata che in parte delude le aspettative di chi pensava a un Berlusconi show.
A chiudere, come da tradizione, è Vauro con le sue vignette.
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Dicembre 10th, 2012 Riccardo Fucile
LA7 RIVEDE I PALINSESTI: LERNER E FORMIGLI TRASLOCATI… SANTORO FISSO IL GIOVEDI
“Lunedì sarà l’ultimo Infedele: largo ai giovani! Dopo più di dieci anni, e quasi 350 puntate, lunedì 10 dicembre 2012 L’Infedele saluta e toglie il disturbo. L’ho deciso in cuor mio immediatamente, non appena dalla direzione di La7 mi sono giunte richieste sull’opportunità di spostarne la collocazione in palinsesto, ora che il lunedì si è affollato con la concorrenza di Paolo Del Debbio e Fazio/Saviano.”
Sono le prime parole a caldo, sul suo blog, di Gad Lerner, dopo le voci circolate il mese scorso sul possibile spostamento in seconda serata, al venerdì, del suo programma di approfondimento giornalistico di temi politico-economici e socio-culturali.
Gad Lerner saluta non senza togliersi qualche sassolino dalle scarpe: “Il programma è senz’altro maturo, forse anche logoro come il suo conduttore, ma per quel che ha rappresentato nella costruzione del progetto di La7 non è davvero il caso di strattonarlo. Meglio lasciare con gratitudine e leggerezza, ricordando solo due circostanze che non si prestano a equivoci: da quando è nato, nel novembre 2002, fino a oggi, gli ascolti dell’Infedele si sono mantenuti saldamente al di sopra della media di rete nella fascia del prime time; e il rapporto fra costi produttivi e incassi pubblicitari è sempre stato fra i più vantaggiosi per l’azienda.”
Lerner, infine, dà appuntamento al nuovo anno con una nuova trasmissione e, con sportività , fa un in bocca al lupo a Formigli, che prenderà il suo posto al lunedì: “Ora si volta pagina. Da venerdì 25 gennaio 2013 saremo in onda alle 22,20 su La7 con un nuovo programma settimanale nel quale ci ripromettiamo di superare la formula del talk show. A Corrado Formigli che occupa con “Piazzapulita” la prima serata del lunedì dico: benvenuto e largo ai giovani!”.
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Novembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
LA LETTERA UE AL GOVERNO ITALIANO: “UN TETTO ANTITRUST PER IL BISCIONE”
Sono nove le critiche con le quali la Commissione europea colpisce l’asta per l’assegnazione delle frequenze televisive voluta dal governo Monti.
Punti tecnici che avranno ricadute economiche e politiche.
Di fatto i rilievi di Bruxelles allontanano la partecipazione di Mediaset e Rai alla gara indetta dal ministro Passera per evitare che le frequenze venissero regalate al Biscione, come invece aveva decretato il governo Berlusconi.
La Commissione non si esprime sulla scelta di cancellare il Beauty contest, l’assegnazione gratuita dei nuovi canali digitali, in favore della gara a pagamento.
Ma fa le pulci alle regole con le quali sarà fatta. Per la Ue in ballo c’è il pluralismo in un Paese chiave come l’Italia.
I rilievi di Bruxelles sono contenuti in una lettera dei servizi dei commissari Ue alla Concorrenza, Joaquin Almunia, e alle Comunicazioni, Neelie Kroes.
Missiva spedita al presidente dell’Autorità per le comunicazioni Angelo Cardani.
Già , perchè lo schema per l’asta lo ha scritto l’Agcom, anche se la stessa Ue riconosce che le critiche sono rivolte al governo che ha scritto la legge in base alla quale l’Authority ha poi agito.
«L’Agcom – scrive la Commissione – è obbligata a rispettarla». Ma, aggiungono Almunia e Kroes, l’Autorità può «disapplicare le norme nazionali contrarie a quelle europee».
Insomma, ricordano che l’Autorità di Cardani dopo essersi consultata con Bruxelles può riscrivere i criteri approvati dal governo lo scorso aprile.
Cosa che potrebbe fare già nella seduta di domani. Perchè in questa vicenda il coltello dalla parte del manico ce l’ha Ue. Merito del governo Berlusconi, che quando decretò il Beauty contest fece scrivere regole che, ricorda la missiva europea, «garantivano» a Mediaset e Rai «una chiara e sostanziale protezione dalla concorrenza» con l’assegnazione dei nuovi canali digitali «senza procedure oggettive, proporzionate e non discriminatorie ».
Da qui l’apertura di una procedura di infrazione che ora da alla Ue poteri vincolanti.
Il testo andrà dunque modificato, sottoposto a consultazione pubblica e rinviato a Bruxelles per l’ok (o la bocciatura) finale.
Sono nove i criteri per l’asta che non vanno e che si discostano dall’accordo del 2009 raggiunto tra il governo Berlusconi e la Commissione per aprire la strada alla chiusura della procedura. Il primo punto riguarda Mediaset e Rai.
Il governo ha messo all’asta sei nuovi Multiplex, pacchetti di frequenze che più e meno valgono cinque canali digitali ciascuno.
Tre sono di tipo U.
I migliori, di ottima qualità e con una copertura su tutto il territorio.
Ma il governo Monti ha deciso che la loro assegnazione dovrà essere limitata nel tempo: saranno assegnate solo per 5 anni in modo da permettere, dal 2017, di darli agli operatori telefonici.
«Una durata insufficiente per permettere il recupero degli investimenti» dei nuovi entranti, dei concorrenti di Rai e Mediaset. Per questo gli altri Multiplex, quelli di tipo L di qualità inferiore e non in grado di trasmettere in tutte le regioni, andranno «riservati» ai nuovi operatori, tra i quali Sky.
Dunque Rai e Mediaset non potranno mettere le mani su frequenze di lunga durata. E per Sky oltretutto cade l’obbligo di trasmettere in chiaro sul digitale (dunque via libera alla pay tv di Murdoch anche fuori dal satellite).
Un bel problema per Mediaset.
E non è il solo: la Commissione ingiunge di far rispettare il tetto di cinque pacchetti di frequenze digitali a operatore.
Il Biscione ne ha già quattro e se parteciperà alla gara per il quinto non potrà trasformare in canali digitali, come ha in animo, la tecnologia già acquisita per la tv sui cellulari (Dvb-H).
La Ue lascia anche intendere che se si prenderà le nuove frequenze e poi proverà a riciclare quelle dei telefonini, Mediaset andrà incontro a provvedimenti Antitrust.
Inoltre se il Biscione, come la Rai, otterrà il quinto Multiplex dovrà concedere a operatori indipendenti il 40% della sua capacità trasmissiva con un canone limitato ai costi effettivi sborsati per farle funzionare (dunque non ci potrà lucrare).
Paletti che potrebbero sconsigliare l’azienda di Berlusconi a partecipare all’asta. Bruxelles chiede poi al ministero di Passera di definire meglio la struttura dei canali riservati ai nuovi entranti e di allungarne la licenza da 15 a 20 anni.
Infine ingiunge di fissare un valore minimo per la gara in modo da evitare che il prezzo funzioni da «disincentivo » per la partecipazione di nuovi operatori.
Insomma, i prezzi non dovranno essere troppo alti, con rischio per i guadagni per l’Erario.
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)
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Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile
A RISCHIO 15 TV LOCALI LOMBARDE… COSTI, DIGITALE E FREQUENZE: “BOCCIATA LA QUALITA”
Fine delle trasmissioni per Telereporter e Telecampione. Da oggi le due emittenti della syndication nazionale Odeon, controllata dal gruppo Profit, cessano le attività . Addio tg e programmi per due canali storici del «telecomando lombardo» e addio posto di lavoro per 56 dipendenti su 97, tra giornalisti e tecnici.
«Per Natale, come regalo, riceveremo il licenziamento», dice Teresa Mastrandrea, rappresentante sindacale.
Un epilogo che rischia di riproporsi entro fine anno anche per altre tv locali della nostra regione, con una quindicina delle 35 piccole televisioni della Lombardia che corrono il pericolo di spegnere per sempre le telecamere.
Le cause? Crisi del mercato pubblicitario (-20% nel 2012); crollo dei contributi pubblici (da 150 a 60 milioni di euro l’anno), massicci investimenti tecnologici per il passaggio dall’analogico al digitale terrestre (in media 1,5 milioni di euro).
Un grido d’allarme aggravato poi dal nuovo bando per le frequenze, che penalizza le micro tv e concede incentivi per la rottamazione dei ripetitori.
Una leva quest’ultima che a Odeon hanno subito sfruttato: spegnendo una serie di impianti, incasseranno dallo Stato complessivi 22 milioni di euro di bonus.
Una manna per il gruppo Profit, in crisi dal 2009, e che lo ha spinto a far scorrere i titoli di coda per Telereporter (nata nel 1977) e Telecampione (classe 1980).
Altre tv, però, tremano in Lombardia.
A provocare le scosse è soprattutto la riassegnazione delle frequenze, dopo che i canali dal 61 al 69 dovranno essere ceduti alle compagnie telefoniche.
Una cessione che allo Stato frutterà introiti per 4 miliardi di euro e che permetterà di erogare incentivi alle tv che decidono di non andare più in onda.
Ma a minare il futuro delle televisioni regionali sono anche i criteri stessi per aggiudicarsi le frequenze, che tendono a favorire le emittenti che hanno un maggior bacino d’utenza.
«Non si premiano nè la qualità dell’informazione nè il merito imprenditoriale, ma soltanto l’estensione del segnale. Ecco perchè questo bando è una lotteria», dice Katia Sala, direttore di Teleunica di Lecco e Sondrio.
Pubblicità e finanziamenti pubblici in caduta libera completano il quadro critico.
Un panorama al centro del mirino sia al Pirellone nei mesi scorsi, sia qualche giorno fa a Palazzo Marino. Enrico Mandelli, direttore di 7 Gold: «Il moltiplicarsi di canali ha portato Rai e Mediaset a offrire spazi per gli spot a prezzi stracciati, con la conseguenza che i nostri investitori sono fuggiti da loro».
Fabio Ravezzani, direttore di Telelombardia e Antennatre: «Replicare i fatturati d’oro degli anni 80 è impossibile. Però la situazione attuale è allarmante, soprattutto perchè nè lo Stato, nè gli enti locali erogano più fondi».
Pesano sui bilanci gli investimenti sostenuti il cosiddetto switch-off: «Per il passaggio dall’analogico al digitale – spiega Gianni Visnadi, direttore di Telenova – abbiamo speso 4 milioni di euro e aperto allo stesso tempo altri due canali, ma senza ricevere nessun aiuto economico».
Paolo Marelli
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Novembre 5th, 2012 Riccardo Fucile
UNA FRASE AL GIORNO ED E’ SUBITO MARKETING…RESTANO SOLO QUATTRO GIORNI PER LA PROMOZIONE DEL LIBRO
Giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa. 
Il codice è più o meno quello della gastronomia abitudinaria, per quanto rinfrancata da bocconcini a orologeria.
Quindi giovedì Renzi, venerdì Berlusconi, con accluso malinteso e susseguente precisazione, sabato Montezemolo, con smentita e controreplica, e Casini, che è felice di esserci e non fa mai storie.
Ieri, domenica, di nuovo Berlusconi, più Alfano, più il presidente della Corte dei Conti Giampaolino, una new entry.
Domani si vedrà , dopodomani pure, fino a giovedì prossimo.
L’incombente best-seller di Bruno Vespa va in libreria l’8 di novembre con un titolo di guicciardiniana sonorità , “Il Palazzo e la piazza” (Mondadori-Eri).
Restano dunque quattro giorni che l’accorto marketing allestito dal conduttore di Porta a porta secondo lo schema del missiletto a più stadi, cercherà di riempire di auspicabili equivoci e fruttuosi incidenti, giacchè in questi casi ogni trascurabile polemica fa brodo, e la “ripresina” dei giornali e dei tg senz’altro insaporisce la pallida sbobba.
Ora, ancora una volta invocando indulgenza per la rassegnazione con cui si cade nella trappola pubblicitaria, e pure facendo presente che il metodo-Vespa non è poi così estraneo ai canoni di certo giornalismo politico, l’ideale per il libro sarebbe, per esempio, che di qui a giovedì l’ex presidente Berlusconi, ieri contrito con gli italiani per via della crisi economica, di nuovo s’insuperbisse e pretendesse lui, da essi, le scuse, se non addirittura un monumento.
Allo stesso modo, dopo aver affidato a Vespa la definizione di Alfano come “il meglio fico del bigoncio” (l’ultima a designare in tal modo il marito fu la signora Dini), sarebbe una fortuna editoriale se clamorosamente il Cavaliere maltrattasse il segretario del Pdl pentendosi di averlo installato su quella poltrona per mancanza di quid.
Come si comprende, entrambe le eventualità sono pienamente plausibili.
Anzi, a veder bene, sia l’una che l’altra si sono già documentabilmente verificate.
Ma non è in causa l’esattezza delle dichiarazioni. Vespa non inventa, nè forza mai. Lavora molto e anche con scrupolo.
Al di là di qualsiasi preferenza o simpatia personali, che di solito sono legate al momento, il punto vero è che il suo biblio-marketing tende a privatizzare i ritmi della politica: nell’autunno del 2006, per dire, gettò nell’agone alcune dichiarazioni che Prodi gli aveva reso in primavera; così come nel maggio del 2010, sempre per reclamizzarsi un volume, anticipò un giudizio di Berlusconi (su Scajola e Verdini) che una volta uscito fece più rumore di quanto avrebbe fatto nel momento in cui era stato effettivamente rilasciato. In quel caso si trovò un fragile compromesso in cui si diceva che Berlusconi aveva sì pronunciato quel giudizio, ma senza fare i nomi.
Ma se è vero che tutto in quel mondo pare sempre disporsi in modo circolare, per cui va e viene, scompare e ritorna, si afferma e si contraddice, per lo più impunemente, è anche vero che niente più delle anticipazioni librarie di Vespa, effettuate lanciate e pubblicate con velocità supersonica, riesce a precipitare e insieme a mantenere Berlusconi, Renzi, Casini, Montezemolo, Giampaolino e chiunque altro in un tempo che non è passato, non è presente e non è nemmeno futuro.
Ma è il tempo del potere, finchè dura.
Questa dimensione sembra complicata, o peggio cervellotica, ma è soprattutto funzionale al demiurgo di Porta a porta e ai protagonisti della vicenda pubblica. I quali, per inciso, non brillano certo per coerenza.
Ma sempre poi tutti loro – e come accaduto in un caso quattro o cinque anni fa addirittura le loro mogli – finiscono per entrare nell’ampio giro itinerante delle presentazioni delle strenne di Vespa, che della eccezionale energia seriale e autopromozionale costituisce la fase per così dire terminale.
Quella cioè che segue e intanto s’intreccia alla costante presenza dell’autore sugli schermi televisivi a ogni ora del giorno e della notte.
Riprendere in mano qualcuno di quei testi a distanza di anni dalla loro uscita e dal loro indubbio successo è una curiosa avventura che oscura e al tempo stesso conferma il senso di straniamento procurato dalla pirotecnica dei lanci di postuma attualità .
Più che una “storiografia di corte”, come fu a suo tempo descritta da Giulianone Ferrara, la martellante produzione di Vespa scorre come un nastro senza spessore, senza asprezze e senza età .
Ognuno, è ovvio, fa il suo lavoro, ma con tutto che lui ne fa due o tre o quattro la promozione istantanea e precoce è comunque quella che ancora gli riesce meglio.
Per cui giovedì Renzi, venerdì Berlusconi e sabato Montezemolo.
Ma domenica è sempre domenica, e chi sa se con l’aria che tira il sempre più striminzito pubblico che s’appassiona a queste storie vorrà accontentarsi di avanzi tenuti sia pure per pochi giorni in frigorifero.
Filippo Ceccarelli
(da “La Repubblica“)
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