Settembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
IL MANAGER DI CASA ITALIA SARA’ GIOVANNI AZZONE, “UNA DELLE PERSONALITA’ PIU’ FORTI DEL NOSTRO PAESE”… HA AVUTO RUOLI ISTITUZIONALI SIA CON PRODI CHE CON BERLUSCONI, ORA SI OCCUPA DEL DOPO-EXPO’
Il rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone sarà il project manager del ‘progetto Casa Italia’,
il piano di ricostruzione delle zone terremotate e di prevenzione dei danni nelle aree sismiche.
Ad annunciarlo è stato il premier Matteo Renzi a Cernobbio: “Si tratta di un progetto che chiederò di guidare, come una sorta di project manager a una delle professionalità più forti del nostro Paese, il rettore del Politecnico di Milano. Sto cercando i migliori, sto chiedendo ai migliori – ha aggiunto il presidente del Consiglio – di mettersi in campo e mettersi in gioco, anche in altri settori”.
Professore di Ingegneria gestionale, Azzone ha alle sue spalle una lunga carriera divisa tra ruoli accademici e istituzionali.
Laureato in Ingegneria delle Tecnologie Industriali a Indirizzo Economico-Organizzativo nel 1986 (al Politecnico) è diventato docente nel 1994 e rettore nel 2010.
La sua esperienza istituzionale è stata bipartisan: dal 2004 al 2010 è staro vicepresidente del Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario presso il Ministero dell’Istruzione quando al governo si sono succeduti Berlusconi e Prodi, mentre dal 1999 al 2002 è stato tra i consiglieri degli allora presidenti del consiglio D’Alema e Amato (con un ruolo di Membro del Collegio di Direzione dell’Ufficio di Controllo Interno della Presidenza del Consiglio).
Attualmente ricopre anche la carica di presidente di Arexpo SpA (la società che si occupa del dopo Expo) ed è membro del consiglio di Amministrazione di Poste Italiane spa.
Nella sua carriera da rettore al Politecnico ha portato avanti molti progetti, tra cui il passaggio di tutte le lauree magistrali alla lingua inglese che ha ricevuto diverse critiche e una forte opposizione interna.
A lui si devono anche la riqualificazione di piazza Leonardo Da Vinci (su cui l’ateneo ha investito molto in questi anni) e la decisione di portare avanti l’ampliamento in Bovisa, verso la Goccia.
Sicuramente ha avuto un ruolo chiave anche nella vicenda del post Expo, dove ha fatto da paciere tra le due anime del mondo della ricerca che si sono scontrate (anche se fin da subito si è schierato al fianco del premier Renzi e del progetto Human Technopole).
Tra le sue ultime uscite anche quella sui genitori che accompagnano i figli a iscriversi all’università , ritenuti troppo invadenti: una presa di posizione netta che ha generato polemiche ma che ha trovato anche molti favorevoli.
Adesso questo nuovo ruolo come manager di Casa Italia per cui, sicuramente, avrà un appoggio notevole da parte dei moltissimi esperti di terremoti e ricostruzione che lavorano al Politecnico.
(da “La Repubblica“)
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Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile
“NON PARLERO’ MOLTO, DOVRANNO PARLARE I FATTI”… “NON SARO’ UOMO DI PARTE, QUA COME UOMO DELLE ISTITUZIONI”
Trasferimento in loco nei prossimi giorni, lavoro sul campo per fare una stima dei danni e delle cose
da fare, lavoro sulla composizione della squadra che lo accompagnerà nella sfida che ha accettato di portare avanti.
Vasco Errani si gioca tutto nel ruolo di commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma tra Lazio e Marche.
Ed è per questo che, nel giorno della nomina da parte del governo Renzi, l’ex governatore dell’Emilia Romagna sta bene attento ai passi falsi.
E’ lui la carta del premier Matteo Renzi per giocare una partita che vuole arrivare fino in fondo. A cominciare dalla trasparenza nella gestione delle risorse che è anche condizione per ottenere flessibilità dall’Unione Europea.
Dopo mesi di voci e smentite su un possibile ingresso di Errani nel governo Renzi, è finalmente arrivato il gran giorno.
Il premier lo ha spiegato ieri anche ad Angela Merkel: la scelta è caduta su Errani perchè “ha fatto bene” nella ricostruzione dopo il terremoto in Emilia Romagna 4 anni fa.
“E’ uno che si è tirato su le maniche e ha tenuto botta, come dicono in quella regione”, dice Renzi. Quando il sisma di magnitudo 5,9 colpì l’Emilia Romagna nel 2012, distruggendo intere aree produttive, Errani fu nominato Commissario delegato per l’attuazione degli interventi sui territori emiliani e lanciò lo slogan ‘Teniamo botta’.
Il risultato fu il ‘Modello Emilia’ per la ricostruzione basato su una cabina di regia che coinvolgeva sindaci e rappresentanze territoriali, sulla priorità alla ricostruzione dei centri storici evitando le New Town per collocare i terremotati in moduli provvisori, grande attenzione alla legalità .
Ma il passato è passato ed Errani evita paragoni.
“Non c’è un modello, sarebbe stolto pensare al modello Emilia o Friuli. Prenderemo le esperienze che vengono dai terremoti precedenti, vedremo i limiti e gli aspetti positivi e baseremo tutto sul modello territoriale”, dice in conferenza stampa a Palazzo Chigi, prima di recarsi ad Amatrice per il primo sopralluogo con il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti.
Domani invece sarà a Montereale e via via in tutti i paesi interessati alla ricostruzione.
“Non parlerò molto, dovranno parlare i fatti”, dice Errani che non si sbilancia in stime nemmeno ufficiose dei danni.
I prossimi giorni serviranno anche per comporre la squadra che lo accompagnerà nell’impresa. “Non assumerò mai una decisione da solo. Cercherò di essere il più presente possibile in quel territorio, lì ci sarà il commissario e la struttura sarà leggera e opererà in piena collaborazione con le regioni. Avremo una grande accuratezza nella spesa e nella trasparenza delle decisioni”.
Indagato per falso ideologico e poi assolto lo scorso giugno, per fatti legati alla ricostruzione in Emilia Romagna, Errani inizia oggi la sua nuova ‘vita’ istituzionale al fianco di un premier e segretario del Pd di tutt’altra estrazione politica.
Lui, uomo del Pci nella rossa Emilia. L’altro, giovane ex Dc ora votato a superare destra e sinistra.
Eppure l’incontro ravvicinato tra i due, così diversi, doveva avvenire: era solo questione di tempo, dicono in entrambi gli entourage.
Errani era colui che garantiva la comunicazione tra Renzi e Bersani, quando quest’ultimo era ancora segretario del Pd e il primo era ancora un sindaco pieno di ambizioni nazionali.
Ora l’ingresso ufficiale nella stessa squadra per quella che per Renzi è ‘la sfida delle sfide’, la ricostruzione.
Roba che dona pace anche nel Pd, se può servire. E servirà , in vista del referendum costituzionale.
Non ditelo a Errani, però. Anche qui l’ex governatore vede passi falsi e schiva.
“Non avrei mai accettato, e penso di averlo dimostrato su campo in questi mesi, un incarico in chiave di dialettica tra maggioranza e minoranza nel Pd — dice – Non c’entra niente. Io adesso non sono un uomo del Pd ma un uomo delle istituzioni e faccio solo questo. Non l’avrei mai accettato un incarico del genere e nemmeno il presidente del Consiglio, nè nessun altro, hanno pensato una cosa del genere. Prendo atto della dialettica politica, ma a me interessa rispondere a quelle comunità e non mi farò coinvolgere nelle polemiche”.
Via al lavoro, consapevole di essere il jolly sul quale anche Renzi scommette tutte le sue carte: proprio nel giorno in cui i temibili avversari politici del M5s celebrano il giorno più nero della giunta Raggi che perde pezzi a pochi mesi dalle elezioni.
La scommessa ormai è di entrambi: riuscire per dare un’ultima chance alle istituzioni e alla politica dei partiti tradizionali.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile
SERGIO PIROZZI: CONTESO DALLE TV, SLANG RUDIMENTALE E SUPER POP… IL COMUNE SI TROVERA’ NEL PARADOSSALE CASO DI ESSERE INDAGATO E DI GESTIRE LA RICOSTRUZIONE
Bisogna dire che l’uomo eÌ€ proprio di questo tempo: ama il calcio, ha il cranio rasato, indossa la felpa con
su scritto il nome di Amatrice.
Sergio Pirozzi, allenatore del Trastevere, sindaco e voce del terremoto amatriciano, sta nutrendo i telespettatori del suo slang rudimentale e super pop. Al microfono della Rai, nella sua prima intervista: “Barcollo ma non mollo”.
Da allora l’eccitazione degli inviati per averlo in voce eÌ€ salita di parecchio, cosiccheÌ anche la considerazione di Pirozzi per se medesimo eÌ€ andata lievitando.
“Il mio popolo sa che il suo capo eÌ€ ferito, ma non cede neÌ scappa”. Il Capo, cioeÌ€ lui. Di piuÌ€: “Ho detto a Renzi che sarebbe il caso di indossare una felpa con su scritto Italia”.
Due sere fa al ministro dell’Interno. “Avete operato bene” e Angelino Alfano lo ha ringraziato con devoto sussiego.
“Il popolo della felpa” si chiama il suo gruppo su Facebook e di destra sono le sue simpatie politiche. Gianni Alemanno gli eÌ€ andato subito a far visita, Il Secolo d’Italia lo accudisce e Il Tempo ammonisce: GiuÌ€ le mani da Pirozzi.
Non c’eÌ€ problema, il sindaco non tentenna: “Se mi arriva un avviso di garanzia? Atto dovuto, ma me ne frego”. Se ne frega.
La ricostruzione deve passare per le sue mani e per quelle dell’ufficio tecnico.
Il Comune di Amatrice si troverà a essere indagato e a indagare.
Singolare condizione di ente propulsore e attuatore delle misure anti scossa e soggetto destinatario delle attenzioni della Procura per i mancati adeguamenti sismici.
“Il Comune di Amatrice si costituiraÌ€ parte civile percheÌ eÌ€ parte lesa”, ha detto e nel modo piuÌ€ sbrigativo possibile a proposito della scuola del paese alla quale 700 mila euro di finanziamento pubblico non sono bastati per restare in piedi.
Non volendo perdere tempo e avere fastidio per domande inutilmente curiose, giaccheÌ “devo pensare ai miei fratelli e non rispondere ai magheggi, lei eÌ€ un mago che sa cose che io non so”.
Amatrice, classificata come area ad alto rischio sismico, è terra tremula per eccellenza e in questi anni di ogni terremoto ha conosciuto il rombo.
PercioÌ€ le sono stati concessi in tempi successivi alle scosse che colpirono prima l’Umbria (1997) poi L’Aquila (2009) finanziamenti per adeguare strutture pubbliche e private. 700mila euro alla scuola, 568 mila per alcuni edifici privati, due milioni per l’ospedale, e ancora, sembra, altri quattro milioni disponibili ma non spesi.
Proprio sulla scuola primaria la teoria del sindaco di aver fatto le cose in modo giudizioso è andata piegandosi al dubbio.
Il cartello comunale affisso al tempo dell’inaugurazione delle opere segnalava che l’edificio avesse subiÌ€to, in meno di tre mesi, “sontuose opere” di miglioramento e abbassamento della vulnerabilitaÌ€ sismica.
Opere sconosciute peroÌ€ all’impresa esecutrice
Antonello Caporale
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile
TRENTA MILIONI DISTRIBUITI AI PRIVATI SENZA CONTROLLI
Ci sono altri 21 milioni di euro che ballano tra consulenze e appalti per il dopo sisma del 1997.
Si tratta, nella sostanza, dei finanziamenti pubblici erogati dal governo e finiti nella tasche di cittadini privati, che all’epoca del terremoto (e poi anche quello del 2011) che sconvolse soprattutto l’Umbria e le Marche subirono danni alle loro abitazioni. Otto di questi milioni (oltre agli altri sessanta) finirono sul territorio provinciale.
Ma tredici di questi restarono a Rieti. Dove tutti i proprietari di immobili lesionati, nei fatti quasi tutto il centro storico, restaurarono le loro abitazioni.
Qualche villa appena fuori la città e nei territori limitrofi, palazzi blasonati, soprattutto nel centro storico, nel quadrilatero centrale tra via Roma, via Garibaldi, via Cintia e piazza Mazzini.
E dunque, se ai 21 milioni stanziati per le abitazioni private si aggiungono i 66 milioni di euro per enti e strutture pubbliche si arriva quasi a 90 milioni di euro di soldi destinati a ricostruire e soprattutto a restaurare decine di immobili lesionati.
Che alla prova dei fatti, i casi dei palazzi di Amatrice e Accumoli insegnano, si sono dimostrati inadeguati a reggere la violenza del terremoto.
E così, nonostante le cifre messe in campo da Governo e Enti dal ’97 in avanti, molte delle case private (stavolta) sono tornata a cadere, soprattutto ad Amatrice e Accumoli.
Certo le scosse sono state dure, ma «forse — spiega una fonte — sarebbe utile capire se quei soldi ottenuti sono stati utilizzati per rendere antisismica l’abitazione oppure per riammodernarla, dotarla di maggiore confort: dalla domotica interna, alla revisione degli spazi interni, dai riscaldamenti a pavimento agli infissi».
Un po’ quello che si contesta anche nei lavori eseguiti per la scuola «Romolo Capranica» di Amatrice, dove c’è pure il riscaldamento a pavimento ma le coperture antisismiche forse no, e qualora ci fossero state, si sono rilevate insufficienti
Insomma, lavori sì realizzati, ma che sul tema cruciale della sicurezza hanno miseramente fallito.
Per mille ragioni, che la Procura di Rieti con l’apertura dell’inchiesta per disastro colposo dovrà accertare.
Tant’è che anche ieri mentre negli uffici del palazzo di giustizia reatino si teneva un’altra lunga riunione fiume tra forze di polizia giudiziaria e procura, la guardia di finanza ha perquisito gli uffici della Provincia di Rieti.
E’ lì, infatti, che sono transitati una parte consistente di documenti e di atti per bandire appalti e affidare incarichi a una nutrita schiera di professionisti.
Ed è proprio nel palazzo della Provincia di Rieti che il 10 gennaio del 2000 fu varato e approvato lo schema di convenzione per le progettazioni relative alla ricostruzione per un importo superiore a 33 milioni di euro.
Dentro quel primo piano – sottoscritto dall’allora sub commissario per il terremoto Giosuè Calabrese, e poi confermato e integrato (con altri incarichi a professionisti e bandi per altre ditte) dal secondo sub commissario, l’ex assessore al Turismo e alla cultura della regione Lazio, Luigi Ciaramelletti — a farla da padrone sono stati come Enti attuatori la Soprintendenza e la curia di Rieti.
Solo gli uffici della Soprintendenza conferirono incarichi e progetti a ditte certificate (Og2) per restauro e risanamento per circa nove milioni e mezzo di euro su ben 36 opere periziate per danni da eventi sismici.
La curia di Rieti dal canto suo, invece, finanziò lavori e strutture (otto per la precisione in quella prima parte) per 4 milioni 170mila euro.
Ora, proprio sulle modalità di concessione degli affidi dei lavori e degli appalti anche l’Autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone ha acceso un faro. E quindi non è da escludere che alla perquisizioni di oggi ne seguiranno altre per acquisire altri atti e verificare la legittimità dei finanziamenti concessi per i lavori realmente svolti. Insomma, due corni della stessa inchiesta che a breve potrebbero portare a novità eclatanti.
Paolo Festuccia
(da “La Stampa”)
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Settembre 1st, 2016 Riccardo Fucile
E SULLA SCUOLA CROLLATA E’ GIA’ SCARICABARILE
Un primo atto d’accusa arriva ai magistrati che indagano sul Grande Terremoto. È una voce che ora chiama (anche) ufficialmente in causa il Comune di Amatrice.
“Lavori per 150mila euro non sarebbero mai bastati a rendere la scuola Capranica impermeabile al sisma. La nostra è stata solo un’opera di ristrutturazione e di “miglioramento”, e non un adeguamento sismico”.
Scandito nero su bianco, in un memoriale depositato ieri in Procura.
Così scrive ai pm l’imprenditore Gianfranco Truffarelli, che con la sua azienda Edilqualità ha eseguito i lavori nell’istituto comprensivo in gran parte crollato la notte del 24 agosto.
In mattinata, il suo avvocato Massimo Biffa consegna il dettagliato dossier direttamente al procuratore capo.
Sulla stessa scrivania, poco dopo, arriva la risposta dell’amministrazione, guidata dal sindaco Sergio Pirozzi, che allontana da sè ogni sospetto. È il primo duello giudiziario che segna l’inchiesta sulle troppe vittime e i 115 edifici crollati, tra i crateri di Amatrice e Accumoli.
In Procura, intanto, stanno per piovere oltre 12mila pagine, 1.500 foto, due ore di riprese video. Documenti che potranno svelare la verità sui crolli.
Sono gli atti del Genio civile appena prelevati da carabinieri e Corpo Forestale sui 6 principali edifici gravemente lesionati o in macerie.
Si tratta dell’Hotel Roma di Amatrice, divenuto una tomba per i suoi ospiti: sul quale si concentrano ormai da giorni accertamenti su eventuali omissioni da parte del Comune per terrazzamenti e solai realizzati in cemento.
Non solo: il campanile e la parrocchia di San Pietro e Lorenzo ad Accumoli. Le caserme dei carabinieri dei due paesi. E ancora: l’ospedale Grifoni di Amatrice, e soprattutto la scuola Capranica.
Paradosso: sia l’Hotel Roma che la Capranica comparivano nel Piano di Protezione civile di Amatrice come “aree di accoglienza della popolazione” in caso di emergenza.
La montagna di carte. Furgoni carichi all’inverosimile. Autorizzazioni, progetti, provvedimenti e relazioni.
Sono i documenti che, su delega dei pm Cristina Cambi, Raffaella Gammarota, Ruocco Maruotti e Lorenzo Francia, serviranno a sciogliere i dubbi, accertare rischi e limiti di quei lavori eseguiti sugli edifici venuti giù.
I numeri: in tutto 5.101 documenti, ciascuno dei quali composto di più pagine. Dal Genio Civile sono stati acquisiti ben 2.234 documenti relativi agli appalti eseguiti, a partire dal luglio 2012, sull’ospedale di Amatrice; 1.692 atti sono stati ottenuti dagli investigatori sulla scuola Capranica; altri 490 sono stati prelevati per i progetti di ristrutturazione eseguiti alla caserma di Accumoli, e ancora 418 provvedimenti riferiti alle gravi lesioni all’altra caserma dell’Arma, ad Amatrice, mentre 267 riguardano il rifacimento della chiesa, con annesso campanile, di San Pietro e Lorenzo ad Accumoli: la stessa dove è franata la torre campanaria, travolgendo un’intera famiglia, i Tuccio, genitori e due bambini, uno dei quali di soli pochi mesi.
Scaribarile davanti ai pm.
L’imprenditore romano Truffarelli ha realizzato, per conto del consorzio Stabile Valori, i lavori di ristrutturazione e miglioramento sismico presso la scuola Capranica di Amatrice.
L’immobile – a forma di “U” costituito da un corpo centrale in muratura degli anni Trenta e due ali realizzate in cemento armato, in epoca successiva – fu inaugurato nel dicembre 2012.
Una targa-manifesto, apposta dall’amministrazione e tuttora presente tra le macerie, parla però di un’opera di “adeguamento”: lavori che secondo Truffarelli avrebbero richiesto ben altri impegni economici.
Ecco perchè il suo dossier inviato in Procura, e nel pomeriggio la richiesta, subito accolta, di essere sentito dalla Guardia di Finanza su delega dell’Anac presieduta da Raffaele Cantone.
“Nessun illecito” è stato commesso, insiste Truffarelli. “Il miglioramento sismico non può essere confuso con l’adeguamento”. Di diverso avviso l’amministrazione comunale, difesa dagli avvocati Francesco Lettera e Mario Cicchetti, che vorrebbe costituirsi parte civile e chiede un incidente probatorio sulla scuola.
Ecco perchè la scuola è crollata.
Qui le posizioni divergono in maniera radicale. Mentre Truffarelli ribadisce di aver semplicemente proceduto al “rinforzo del cemento armato delle ali laterali”, che difatti non sono crollate, il Comune mette l’accento sui “danni gravissimi” subiti “nonostante gli interventi di ristrutturazione”.
Lo stesso collaudatore parla di “buona riuscita dei lavori fatti a esclusione di un intervento previsto in copertura: che per lo stato delle strutture si è ritenuto opportuno non effettuare”.
Tuttavia, secondo una prima lettura, la parte centrale dell’istituto potrebbe essere crollata sotto il peso di quella “pesante copertura” realizzata negli anni Settanta in sostituzione di quella originaria, con tetto e sottotetto in cemento.
Lavori di cui, si scopre oggi, non si trova alcuna autorizzazione.
L’ultima beffa per quell’area che doveva “accogliere i cittadini nell’emergenza”.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 31st, 2016 Riccardo Fucile
DAL ’97 AD OGGI I PARTITI HANNO GESTITO I SOLDI PUBBLICI DEL DOPO-TERREMOTO
La caccia agli appalti è cominciata. La sta facendo la Guardia di Finanza su delega della procura di Rieti.
Obiettivo: accertare quali ditte, quali tecnici e con quali criteri sono stati concessi soldi pubblici per la ricostruzione post sisma del 1997. A cominciare dai lavori svolti nei Comuni di Accumoli ed Amatrice dove le opere rifatte e realizzate per il miglioramento sismico sono crollate nuovamente
Ma Amatrice e Accumoli, in questa storia di crolli e ricostruzioni, rappresentano solo una piccola parte del fiume di denaro pubblico che con il sisma umbro-marchigiano sono piovuti sull’intera provincia di Rieti.
Non solo, il reatino ha beneficiato anche di un’altra cospicua iniezione di denaro pubblico anche per lo sciame sismico del 2001.
Risultato: tra il primo stralcio e il secondo i soldi pubblici spesi per riedificare gli immobili lesionati, chiese, scuola e abitazioni private sono stati 61 milioni e 625 mila euro.
A questi si devono aggiungere altri 5 milioni (sempre di euro) e il totale arriva a 66 milioni di opere finanziate.
Una vera manna per costruttori, professionisti, ingegneri e architetti. A vigilare sulla doppia ricostruzione, soprattutto nella prima fase dell’emergenza, in tempi diversi e in base alle alternanze di governo alla Regione Lazio, si sono avvicendati tre sub commissari: il primo l’ex presidente della Provincia di Rieti Giosuè Calabrese (Ppi all’epoca), il secondo con l’avvento della giunta Storace, l’ex assessore regionale (reatino) di Alleanza nazionale al Turismo e alla Cultura Luigi Ciaramelletti.
Infine nel 2005 l’allora presidente della provincia, oggi parlamentare del Pd, Fabio Melilli, quando già molto ormai era stato assegnato
I tanti professionisti
Calabrese ha affidato lavori e incarichi per oltre 30 milioni, Ciaramelletti per poco meno. Sotto il loro scettro si sono alternati oltre 790 professionisti della zona: geometri, ingegneri, architetti, geologi.
Tanti anche per «dividersi» consulenze minori e appalti di lieve entità . Ma molti, come elencato nel piano di attuazione del programma stralcio, hanno lavorato su diversi fronti contemporaneamente, e quindi a piccole dosi «hanno portato a casa cifre interessanti», afferma una fonte ben informata.
In molti casi nella lista ci sono pure ex sindaci, ex consiglieri comunali di vari Comuni, figli di: alcuni tra questi sono passati da un municipio all’altro.
Del resto i Comuni beneficiati dalla manna pubblica (tra il primo e il secondo stralcio) sono stati 49 su 72 e molti professionisti sono stati chiamati come progettisti in un luogo e come collaudatori in un altro.
Per ogni lavoro «sono stati impiegati tre professionisti… E va da sè che anche nelle opere minori questo ha in un certo senso – riprende la fonte – abbassato anche il valore di prestazione d’opera circa la qualità del rifacimento».
Un’accusa pesante, dunque.
Non solo, se si osservano i documenti balza subito agli occhi come i 33 milioni di euro stanziati siano stati frazionati in interventi, (soprattutto tra Amatrice e Accumoli dove si è verificato il sisma e i palazzi sono crollati nuovamente), con importi non oltre i 150 mila euro, cifra entro la quale appalti e incarichi, all’epoca, potevano essere affidati a trattativa privata.
Chi conosce quegli atti, insomma, assicura che la pioggia finanziaria è scesa sui Comuni «mettendo d’accordo tutti: sia la destra che la sinistra, sia i liberi professionisti di destra che quelli di sinistra».
Da Amatrice a Fiamignano, passando per Cittaducale e Rieti.
Stime alla mano, l’incidenza delle consulenze progettuali ha pesato sull’opera per il 40 per cento dei lavori (Iva compresa).
Insomma, su 125 mila euro stanziati 45 mila sono andati ai tecnici e solo 75 mila al rifacimento dei lavori.
Se il nodo si affronta da questa prospettiva, allora, è probabile che gli inquirenti nel sequestrare le carte degli appalti affidati vogliano anche accertare se le imprese si siano limitate solo al rifacimento della parti crollate, oppure abbiano anche provveduto al miglioramento sismico così come previsto nel capitolato.
Non quindi all’adeguamento ma almeno al miglioramento. «Un fatto è chiaro – riprende la fonte – da tutta questa vicenda si evince che dare lavori a tre progettisti significa poi tagliare i costi sui lavori effettivi».
I tecnici di Amatrice
Tanto per citare un esempio, tra Amatrice e Accumoli, dove quasi tutto ciò che è stato rifatto è inagibile, crollato o fortemente compromesso dal terremoto del 24 agosto scorso, su un importo vicino ai tre milioni di euro stanziati tra integrazioni e fine lavori sono stati ben 72 i tecnici incaricati con l’aggiunta di geologi e collaudatori.
Se il tariffario indica il 40% per la progettazione, questo significa che su 3 milioni circa un milione 200 mila euro è finito nelle consulenze mentre il restante milione e 800 mila euro in cemento armato e ferro.
Che spalmato su 21 immobili fortemente danneggiati fa una media di poco più di 85 mila euro.
Dentro questa cifra ci dev’essere il guadagno per impresa e operai.
Paolo Festuccia
(da “La Stampa”)
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Agosto 31st, 2016 Riccardo Fucile
TIRANO SU MURETTI E PALAZZINE E LI RIPARANO SE CROLLANO: TANTI AFFARI IN POCHE MANI
C’era la fila, davanti alla porta di Pasqualino Fazio. Perchè fratello del sindaco, Mariano Fazio? Oppure in
quanto fratello di Antonio Fazio, altissimo dirigente della Banca d’Italia? Macchè.
Semplicemente perchè era l’ingegnere di Alvito, paese di tremila abitanti in Ciociaria. I paesani lo conoscevano e si fidavano di lui.
Non che l’essere fratello del sindaco e del futuro governatore della banca centrale rappresentasse un handicap, intendiamoci: il cognome Fazio ad Alvito è sempre stato una garanzia. E Pasqualino era gettonatissimo.
Suo il progetto delle case popolari, prima del terremoto. Suoi anche i progetti per gli edifici pubblici, dopo il terremoto: il municipio del fratello e il convento di San Nicola.
E le abitazioni private di quelli in fila davanti alla sua porta, lesionate dal terremoto. Perchè nella dorsale appenninica perennemente martoriata da sisma ci fu una scossa anche ad Alvito, nel 1984. Che si portò via un bel po’ di calcinacci restituendoli poi con gli interessi: 10 miliardi di lire per la ricostruzione.
I privati non hanno l’obbligo di fare una gara
Per come hanno sempre funzionato le cose in questo Paese è normale che andasse così. E così è sempre andata anche dopo. È il sistema.
Il privato che ha la casa danneggiata con i contributi statali fa quel che vuole. Dà l’incarico a chi preferisce: non ha l’obbligo di fare una gara.
C’è chi la considera un’anomalia. Ma di fronte alle obiezioni i governi di turno hanno sempre deciso che quei soldi pubblici vadano considerati come quattrini privati a tutti gli effetti.
Fra chi intercettato definisce il disastro «una botta di culo» (L’Aquila), chi ride nel letto di notte mentre una intera città si sbriciola (ancora l’Aquila) e chi spera «in una botta forte» perchè «in un minuto ne fa di danni e crea lavoro» (Mantova), capita dunque che lavorino sempre gli stessi professionisti del sisma.
Tanto più nei piccoli centri: quando si tratta di tirare su un muretto o una palazzina, ci pensa il geometra autoctono. E ci pensa pure se quel muretto o la palazzina crolla causa movimento tellurico imprevisto.
Figuriamoci se poi il tecnico ha le mani in pasta nell’amministrazione comunale. Niente di illegittimo, ovvio. Ma qualche domanda è giusto farsela.
Il fatto è che soprattutto nei piccoli centri la commistione fra la politica e certe figure professionali risulta inevitabile.
Quello che un tempo in una comunità rappresentavano il farmacista e il notaio, ora è in molto casi il geometra. Meglio se con un incarico politico.
Ha raccontato Mariano Maugeri sul «Sole 24 ore» che ad Amatrice «il vicesindaco Gianluca Carloni è un geometra che continua a lavorare nello studio tecnico con il fratello Ivo, un ingegnere che ha costruito mezza Amatrice e negli anni 90 aveva ristrutturato la caserma dei carabinieri di Accumoli, fortemente danneggiata dal sisma».
All’Aquila le pratiche in mano a pochi
Intrecci all’ordine del giorno, nell’Italia dei campanili. Quando c’è di mezzo un terremoto, però, le cose si vedono sotto una luce leggermente diversa.
All’Aquila le pratiche per la ricostruzione private erano finite in pochi studi professionali. Il più noto, quello dell’ex autorevole presidente del locale ordine degli architetti, Gianlorenzo Conti, peraltro prematuramente scomparso poco tempo fa. Perchè questa concentrazione di incarichi, che allora preoccupò non poco il responsabile della struttura di missione Gaetano Fontana?
Forse l’idea che affidare l’incarico a uno studio locale conosciuto e ben introdotto con l’amministrazione potesse costituire una sorta di corsia preferenziale per i finanziamenti.
Poco importa se l’ingegnere o il geometra è magari il responsabile del disastro. Di sicuro, questo meccanismo che ha portato tanti affari in pochissime mani ha finito per rallentare la ricostruzione.
Aumentando i costi: quando all’Aquila si è passati dalle pratiche singole agli aggregati il fabbisogno finanziario si è ridotto di oltre il 20 per cento.
Un codice etico per i professionisti
Senza dire che in un Paese così carente di occasioni per i progettisti anche le catastrofi possono scatenare guerre fra poveri.
Il 4 settembre 2012, tre mesi dopo il terremoto emiliano, l’ex presidente dell’ordine nazionale degli architetti Leopoldo Freyrie fece approvare un codice etico per i professionisti volontari iscritti al suo albo, che prevede dure sanzioni per chi sfrutti economicamente questa sua posizione.
Era successo che all’Aquila qualche architetto che aveva verificato «volontariamente» le lesioni di un edificio, fosse tornato alla carica con il proprietario proponendosi per pro-gettare la ristrutturazione.
Lo scontro interno all’Ance
Il terremoto abruzzese è stato un formidabile banco di prova per i professionisti delle catastrofi: progettisti e imprese.
Si andò avanti fin da subito con le procedure straordinarie della Protezione civile, e le scelte erano puramente discrezionali.
Venne poi deciso di far lavorare prevalentemente le ditte locali, il che ha ristretto ancor più l’area dei partecipanti. La cosa non mancò di avere pesanti ripercussioni.
Ci fu uno scontro interno all’Ance fra la struttura centrale e l’associazione territoriale delle imprese abruzzesi, che avrebbe voluto norme per limitare la partecipazione di concorrenti provenienti da altre Regioni.
Per non parlare delle infiltrazioni della ‘ndrangheta, registrate anche per i lavori del dopo terremoto nell’Emilia-Romagna. Ma questa è decisamente un’altra storia, rispetto al groviglio di fortissimi interessi locali.
Il gioco è destinato a continuare
Certe imprese che hanno lavorato in Abruzzo sono le stesse già comparse nella ricostruzione del terremoto dell’Umbria e delle Marche.
Con significative diramazioni nella provincia di Rieti, perchè fin lì è arrivato il cratere del sisma abruzzese: quindi i relativi fondi.
E se lo schema resterà questo anche dopo Amatrice, il gioco è destinato a continuare. Nell’ambiente dei costruttori qualcuno ha già cominciato a far girare l’idea che si debbano precostituire liste di imprese pronte a lavorare nel reatino.
Dove le ditte iscritte all’associazione dei costruttori non sono che una ventina. Idea, per fortuna, prontamente messa da parte. Almeno per il momento.
C’è solo da augurarsi che tutto ciò serva ora d’insegnamento…
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 31st, 2016 Riccardo Fucile
SARANNO NECESSARIE 500-600 CASETTE PER UN TOTALE DI 2.000 PERSONE… IN DUE MESI SAREBBE FATTIBILE, MA EMERGONO AMBIGUITA’ POLITICHE
L’unico punto fermo della ricostruzione, confermato anche da fonti ufficiali della protezione civile, riguarda l’abbandono delle tende, il più presto possibile, già ad ottobre, considerato che ad Amatrice già tra una decina di giorni — secondo i siti meteo — le minime si attestano attorno ai 9 gradi.
Ma la notizia è che una cortina fumogena avvolge la data di arrivo delle casette di legno, i famosi “mini chalet” modello Onna, dove alloggiare gli sfollati.
A microfoni spenti fonti della protezione civile ma anche della regione Lazio parlano di “5-6 mesi”, dopo giorni che sui giornali è stato scritto “entro tre mesi”.
Insomma, bisogna aspettare gennaio, come spiegò sin dal primo momento il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, in un’intervista all’Huffpost.
Spiegano alla protezione civile che in questo momento non si può fornire un cronoprogramma ufficiale di massima, perchè non è ancora pronto il censimento definitivo degli sfollati e non sono partite le verifiche di agibilità degli edifici che inizieranno la prossima settimana: quante agibili, quante parzialmente inagibili, quante inagibili su cui intervenire, quante da abbattere.
Solo a quel punto si avrà la cifra esatta dei nuclei. E solo a quel punto si potrà dire ufficialmente quante “casette” occorrono e in quali alloggi gli sfollati saranno accolti nella fase di transizione tra le tende e gli “chalet”.
A microfoni spenti però qualche fonte della protezione civile ravvisa un modo diverso di procedere rispetto al passato, come quando Guido Bertolaso all’Aquila faceva dei report quotidiani su sfollati e stato dell’arte: numeri, cifre, impegni dichiarati a microfoni accesi e dunque verificabili dall’opinione pubblica.
Stavolta, dall’inizio del terremoto, non è stato fornito nè dal governo nè dalla protezione civile neanche un quadro di massima orientativo sui tempi di abbandono delle tende e di arrivo delle casette di legno.
Cautela, prudenza nell’appiccarsi alle parole perchè i destini dei terremotati, come accaduto nella polemica sul funerale spostato a Rieti e poi riportato ad Amatrice, sono fuoco vivo anche politicamente che, al minimo errore, brucia consenso e credibilità .
Ecco però cosa si intravede, penetrando la cortina fumogena.
Si intravede una realtà , sottolineano le medesime fonti, imparagonabile con L’Aquila e molto più semplice da gestire.
Allora gli sfollati erano 60mila. Al momento, l’ultima cifra della protezione civile è di 2688 sfollati. Così divisi: 995 nel Lazio, 938 nelle Marche, 755 in Umbria.
Gli sfollati “effettivi”, però, sono destinati a scendere.
Proseguono fonti non ufficiali: “Resteranno un duemila persone. Gli anziani di ceto medio-alto sono già ricoverati nelle case di figli e parenti altrove, gli imprenditori se ne andranno perchè lì non si lavora, quindi nei borghi a occhio rimarranno duemila persone”.
Il che significa che occorrono 500-600 casette di legno circa. 5-6 mesi dunque per 5-600 casette.
Numeri e tempi già raccontano di una incertezza e di un ritardo rispetto al passato.
A San Giuliano di Puglia (31 ottobre 2002) gli sfollati erano tremila e prima di Natale le casette arrivarono: due mesi scarsi.
Nell’Apocalisse aquilana, cinque mesi dopo il terremoto di aprile — lo stesso tempo stimato oggi per gli sfollati di Amatrice — di casette ne arrivarono 3500 i primi di settembre. Le prime, a Capitignano, arrivarono a giugno. E, oltre alle casette, 50 scuole in tutto il “cratere”.
Il paragone con i precedenti parla di un ritardo. Oppure, a voler essere maliziosi di altro. Perchè su ogni terremoto la politica, inevitabilmente, costruisce la sua macchina della propaganda, come all’Aquila sulle new town. Chissà .
Spiegano le stesse fonti informate: “Per portare le casette ad Amatrice con un mese e mezzo o due ce la fai. Ci sono ditte con le casette pronte, regioni che le offrono. Urbanizzi i terreni in una ventina di giorni con quel minimo di infrastrutture che servono e poi fai arrivare le case”.
Un mese e mezzo o due basterebbero, giusto il tempo di tagliare i primi nastri a ridosso del referendum presentando il risultato come un miracolo rispetto ai tempi ipotizzati. O strumentalizzazione o ritardo. Chissà .
E le minime tra dieci giorni sono già sotto i dieci gradi.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 31st, 2016 Riccardo Fucile
PILASTRI SOTTILI E CON POCHISSIMO FERRO, I DUBBI DEI TECNICI SULL’ADEGUAMENTO SISMICO
Colonne troppo sottili e con pochissimo ferro. I primi rilievi dei tecnici nella zona dove è crollato l’Hotel
Roma, ad Amatrice, fanno emergere i primi dubbi sull’adeguamento antisismico della struttura, diventata una dei luoghi simbolo del terremoto che ha colpito il Centro Italia. Secondo quanto scrive
Il Fatto quotidiano, infatti, le immagini realizzate sul posto dal geologo Antonio Moretti, “lasciano facilmente comprendere che poco in realtà è stato adeguato”.
“A partire da una prima foto che ritrae le colonne che sostenevano la terrazza panoramica. Terrazza che si è aperta a ‘carciofo’, come avvenne a Pettino, in provincia de L’Aquila.
Secondo il tecnico le colonne erano troppo sottili e contenevano pochissimo ferro, quattro cavi ogni colonna.
Inoltre erano prive delle staffe che per legge dovrebbero essere poste una ogni 10-20 centimetri (a seconda delle normative).
Infine, sul posto, si è potuto accertare che il cemento utilizzato era povero visto che si è sbriciolato lasciando in evidenza i cavi di ferro”.
L’Hotel Roma è stato posto sotto sequestro lunedì sera, ma per i sigilli bisognerà aspettare che l’area sia messa in sicurezza definitivamente. I magistrati vogliono capire se l’albergo fosse antisismico e il lavoro di accertamento prevederà altri rilievi.
“Ci sono altri rilievi da compiere sulla struttura sui quali si concentrerà l’indagine. La posizione e il collocamento esterno della scala antincendio e i lavori della parte esterna posta sul retro, cioè quella affacciata sullo strapiombo sottostante che in gergo tecnico viene definito ‘terrazzo alluvionale’. Il fabbricato risale agli anni Sessanta, ma un terrazzo simile oggi sarebbe vietato e impossibile da realizzare. Era quindi necessario compiere un adeguamento antisismico specifico. E’ stato realizzato?”.
Intanto proseguono le operazioni tra le macerie dell’Hotel Roma: questa mattina è stato recuperato il corpo della sesta vittima.
Il corpo era stato individuato nei giorni scorsi all’interno di una delle camere crollate grazie a un minuzioso lavoro di intelligence delle squadre Usar (Urban search and rescue) dei Vigili del fuoco, che hanno prima recuperato le piantine dell’hotel e i registri delle presenze, e poi hanno proceduto all’estrazione con un’operazione che è andata avanti giorno e notte senza sosta. Il bilancio delle vittime del terremoto sale a 293 vittime.
(da “Huffingtonpost”)
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