CEUTA, TANTO RUMORE PER NULLA: 60.000 MIGRANTI SONO GIA’ TORNATI IN MAROCCO. E SANCHEZ BASTONA LA MELONI: “REAZIONE INSENSATA E ILLEGAL£”
E SI SCOPRE, ALLA FINE DEL TEATRINO, CHE IL GOVERNO MELONI NON HA DEPOSITATO ALCUNA RICHIESTA PER LA SOSPENSIONE DELL’ACCORDO DI SCHENGEN
Dopo due giorni con una quantità di ingressi irregolari senza precedenti, a Ceuta – exclave
spagnola che si trova geograficamente in Marocco – la normalità sta tornando lentamente. Stando ai numeri ufficiali diffusi dalle autorità di Madrid, a ieri sera erano 48.300 le persone migranti rientrate volontariamente in territorio marocchino. Non c’è una stima definitiva su quanti fossero stati gli ingressi da giovedì in avanti, ma le stime oscillavano tra i 50mila e i 60mila. Le vittime rinvenute finora, morte mentre tentavano di entrare a nuoto a Ceuta, sono 67.
Con il rientro della fase più acuta della crisi, arriva anche la risposta politica del governo spagnolo. Il primo ministro Pedro Sanchez ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere un vertice urgente dei ministri dell’Interno europei, ma soprattutto per criticare la reazione dei Paesi che hanno “attaccato la Spagna”, tra cui l’Italia; un attacco, ha scritto, Sanchez, che è “contrario al più comune buonsenso”.
Quasi tutti i migranti rientrano in Marocco: “Ceuta sta tornando alla normalità”
Come detto, negli ultimi tre giorni gli ingressi sono stati troppi per fornire un conteggio preciso. Il governo centrale ha parlato di circa 50mila, mentre l’amministrazione di Ceuta si è spinta fino a 60mila. Un numero impossibile da gestire per l’exclave, che in totale ha poco più di 80mila abitanti. Così, nella giornata di ieri i negozi sono rimasti praticamente tutti chiusi per pausa di essere assaltati, mentre centinaia di persone giravano per strada in molti casi alla ricerca di cibo.
Continuano le domande sul come si sia arrivati a una quantità tale di ingressi. Molte ricostruzioni sottolineano la responsabilità delle autorità marocchine, che secondo alcune testimonianze avrebbero attivamente incoraggiato le persone migranti ad attraversare il confine. Il governo di Madrid però, a differenza di quanto fatto in passato, non ha attaccato quello di Rabat e ha dato la responsabilità principale alla disinformazione diffusa dalle “mafie”: si sarebbe sparsa la voce che, a seguito di una recente sentenza che ha limitato i respingimenti immediati, la frontiera sarebbe stata ‘aperta’; cosa che, evidentemente, non era.
Nella giornata di sabato, stando ai resoconti di chi si trova sul posto, i negozi hanno tornato ad aprire e i residenti a passeggiare per strada: “In meno di 48 ore, la situazione a Ceuta è completamente cambiata e si sta tornando alla normalità”, ha detto il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska. Nella giornata di ieri i resoconti parlavano di file lunghissime di persone di ritorno in Marocco, dopo non aver trovato né cibo né posti per dormire a sufficienza nell’exclave spagnola: le autorità di Ceuta parlavano di 150 uscite al minuto.
Resta il bilancio delle vittime, ancora in aggiornamento. Questa mattina è salito a 67 il numeri di corpi recuperati in acqua. Si tratta di persone che hanno provato a superare a nuoto la recinzione di Ceuta, aggirandola via mare, ma non sono riuscite a completare la traversata.
La lettera di Sanchez contro l’Italia: “Reazione egoista, divisa e illegale”
Sul fronte politico, la reazione più dura è stata quella dell’Italia. Giorgia Meloni ha annunciato la sospensione dell’accordo di Schengen con Madrid, e quindi il ritorno dei controlli alle frontiere. Un annuncio che, va detto subito, ha due problemi. Il primo che è Schengen non c’entra nulla con gli ingressi da Ceuta. Il secondo è che, a quanto risulta al momento, l’Italia non avrebbe ancora comunicato formalmente a Bruxelles la sospensione di Schengen. Un atto che va motivato nel dettaglio, con precise procedure. Insomma, ci sarebbe il tweet della presidente del Consiglio ma non il documento che serve, legalmente, per far partire i controlli alle frontiere.
In ogni caso, Sanchez oggi ha risposto con una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in cui ha chiesto una riunione urgente dei ministri dell’Interno dei 27 Paesi Ue per chiarire che “la sicurezza dei nostri confini esterni è una responsabilità condivisa”. Soprattutto, la lettera è stata un’occasione per difendere l’operato del suo esecutivo dagli attacchi arrivati nelle ultime ore da moltissimi esponenti dell’estrema destra internazionale.
Nella lettera il presidente del governo spagnolo parla di “preoccupazione” per la “reazione” di alcuni Stati alla situazione di Ceuta, e lamenta di aver ricevuto “ben poco sostegno da altri Paesi europei” nella gestione dell’emergenza, ricordando che invece la Spagna ha dato una mano in varie occasioni durante “crisi simili” in passato, ad esempio quella di “Lampedusa nel 2023”.
Sanchez si rivolge in particolare ai Paesi che “hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiedere la sua temporanea esclusione dall’area Schengen”. Anche se non è citata esplicitamente, il riferimento è soprattutto all’Italia, accusata di un atteggiamento “guidato da pregiudizi, fake news, ignoranza o interesse politico”. Un atteggiamento che è contrario “al diritto europei, al diritto umanitario”, ma anche “agli interessi europei nel lungo termine e al più comune buonsenso”.
Infatti, ha spiegato ancora una volta Sanchez, “Ceuta non è parte dell’area Schengen, non c’è praticamente nessun migrante irregolare che non sia stato rimpatriato, e la Spagna, secondo Frontex, è una delle frontiere esterne dell’Ue meno attraversate”, con un numero di ingressi negli ultimi cinque anni che è “la metà, per esempio, di quello fatto registrare dall’Italia”. Il premier spagnolo non si è fermato: “L’Unione europea non si può permettere questo tipo di reazione egoista, divisiva e illegale”.
(da agenzie)
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