ELLY SCHLEIN IGNORA IL NIET ALLE PRIMARIE DEI CAPATAZ DEM: “DIBATTITO INUTILE, FACCIANO LE INTERVISTE CHE VOGLIONO, IO VINCO NEI GAZEBO E BATTO MELONI”
NEL PARTITO SI ALLARGA IL FRONTE CONTRARIO ALLE PRIMARIE, DA BETTINI ALL’AREA FRANCESCHINI, CHE INVOCA UN TERZO NOME… PARISI, PRODIANO DOC, ACCUSA: “TRA FRANCESCHINI, SPERANZA E ALTRI CAPICORRENTE CONTINUA LA GARA A LOGORARE ELLY” … MERLO: “SIAMO ARRIVATI AL PUNTO CHE NON SI POSSONO PIÙ VINCERE LE ELEZIONI SE PRIMA NON SI SCONFIGGE CHI PUNTA ALLE PRIMARIE MOLTO PIÙ CHE ALLE ELEZIONI…”
Inutile chiederle delle primarie. Elly Schlein va dritta, sa che quella è l’unica strada percorribile per puntare a Palazzo Chigi. Come sua abitudine, si rende impermeabile al pressing crescente dentro al suo partito. Non rompe l’assedio, lo ignora. Non vuole dare corda a quei dirigenti e capi corrente (o correntone) del Pd, che la invitano a riflettere sui possibili contraccolpi negativi della sfida ai gazebo contro Giuseppe Conte.
«Facciano le interviste che vogliono», li snobba parlando con i suoi fedelissimi. Non saranno i retroscena sui giornali a definire la strategia. La segretaria, assicura chi ci ha parlato, dissimula il fastidio e non pensa minimamente a un passo indietro. Anzi, è più che convinta di riuscire a «vincere le primarie», anche con il voto online chiesto dai 5 stelle, e poi di «battere Giorgia Meloni alle elezioni».
Dopo venti giorni di vacanza e di assenza fisica dalla scena politica, Schlein potrebbe vedersi costretta a rompere il silenzio sul tema che ha infiammato il campo largo in questa seconda metà di agosto. Facile anticipare l’eventuale risposta: «Sulle primarie decideremo insieme agli alleati, quando sarà il momento. Io ho già detto che sono disponibile a correre, oppure si può scegliere il leader del partito più votato».
Ma sa bene che non c’è una vera alternativa alle primarie. Da Bologna il suo braccio destro, Igor Taruffi, avverte tutti: «Non dobbiamo avere paura del nostro popolo. Le primarie sono importanti anche per lanciare la campagna vera – spiega – abbiamo una responsabilità».
Al Nazareno si punta a rinviare ancora la questione: «In questo momento è un dibattito inutile – spiegano fonti Pd –, prematuro finché non sapremo quale sarà la legge elettorale con cui andremo a votare».
Peraltro, avviare il percorso senza sapere la data delle elezioni è rischioso, fanno notare, perché individuare il candidato premier con troppo anticipo sarebbe controproducente, con il rischio di logorarlo prima del voto. Bisogna aspettare almeno un altro mese e mezzo: la discussione con gli altri partiti del fronte progressista verrà aperta formalmente solo dopo il via libera alla nuova legge elettorale, atteso per metà ottobre dopo il secondo passaggio (dall’esito non scontato) alla Camera.
Nel frattempo non sarà facile eludere l’argomento, visto che settembre sarà un mese denso di appuntamenti, dibattiti alle feste dell’Unità e almeno un palco condiviso dai leader di Pd, M5s e Avs, quello dell’8 settembre a Roma alla festa dei Verdi-Sinistra. Al Nazareno, però, hanno cerchiato in rosso sul calendario un’altra data: domenica 13 settembre, giorno del comizio di chiusura di Schlein alla festa dell’Unità nazionale di Reggio Emilia.
Pare che al Nord, da Milano ma non solo, stiano già organizzando pullman di militanti per rendere l’evento il più partecipato possibile. Cadrà due giorni prima del voto finale al Senato sulla legge elettorale, su cui la segretaria intende ricominciare a battere nelle prossime settimane, per evidenziare le difficoltà della destra.
Il 13 settembre, tra l’altro, coincide con l’inizio del “semestre bianco” della segretaria, che dovrebbe terminare il suo mandato il 13 marzo 2027. In questi sei mesi, Statuto del Pd alla mano, dovrebbe essere convocato il congresso, di cui ormai nessuno parla più, nemmeno i parlamentari più vicini a Schlein, che nei mesi scorsi avevano coltivato l’idea per mettere a tacere la minoranza interna.
Non c’è il tempo, calcolando anche le primarie, né la necessità. Tra le varie anime del partito c’è già un tacito accordo per prorogare il mandato della segretaria fino alle elezioni: sarà l’esito del voto a stabilire se potrà continuare a guidare il Pd. «Da qui alle Politiche nessuno sarà così folle da metterla in discussione», è il ragionamento. A meno che non perda le primarie.
(da La Stampa)
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