NEL PD CRESCE IL PARTITO DEL «NO» ALLE PRIMARIE
INVECE CHE TROVARE CHI PUO’ BATTERE MELONI, QUESTI PENSANO A VINCERE LE PRIMARIE: SCHLEIN NON AGGREGA UN VOTO IN PIU’ E CONTE LI FA PERDERE MA L’AMBIZIONE OFFUSCA LE MENTI
«Con le primarie si rischia di perdere consensi, un clamoroso autogol». L’intervista al Corriere di Roberto Speranza apre un vaso di Pandora dentro al Pd, con forti ripercussioni nel Campo largo.
Rubrica alla mano, dalla raffica di telefonate fatte a deputati, senatori e manovratori del Pd romano (con Goffredo Bettini meno «primarista» in assoluto) si capisce che i timori sul disputare le primarie contro il M5S di Conte siano molto più concreti di quanto si possa pensare. È in questo intreccio che si vede chiaramente l’obiettivo: trovare un terzo uomo (Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli) o la terza donna (Silvia Salis, di Genova), per provare a evitare le primarie.
Il «non detto» lo rimarca però chiaramente Arturo Parisi, prodiano doc e inventore delle primarie: «Non so se siano amici o avversari di Conte. Ma tra Franceschini e Speranza e altri capicorrente continua la gara a logorare Elly Schlein. Il loro “no” alle primarie rafforza e diffonde l’idea che lei non può che perderle». Dopo la pausa estiva, il quadro dovrà giocoforza iniziare a chiarirsi.
Schlein è consapevole che se dovesse arretrare anche solo un millimetro sulle primarie, un attimo dopo sarebbe ostaggio dei «congiurati» e fuori dalla corsa per Palazzo Chigi. Mentre Conte, da settimane, è già in piena corsa per diventare premier per la terza volta. Ma oltre a essere in balia delle correnti, il Campo largo sembra aver perso di vista un piccolo particolare: che prima ci sarebbero da vincere le elezioni. «Vaste programme», chioserebbe il generale De Gaulle.
(da Corriere della Sera)
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