FINI: “SMENTITO CHI CRITICAVA LE CELEBRAZIONI: NON ESISITONO TRE, QUATTRO, CINQUE ITALIE, MA UN’UNICA ITALIA”
IL PRESIDENTE DELLA CAMERA IN CARNIA: “ESISTONO DIVERSE SENSIBILITA’ E COLLOCAZIONI, NON DIVERSE IDENTITA'”…”IN LIBIA L’ITALIA DEVE FARE LA PROPRIA PARTE PERCHE’ CHI CERCA LA LIBERTA’ POSSA OTTENERLA”
“Non è sbagliato parlare di tante piccole patrie all’interno della grande patria comune”.
Gianfranco Fini, in visita a Tolmezzo, nella Carnia, in Friuli Venezia Giulia, torna sulle cerimonie per i 150 anni dell’Unità d’Italia, sottolineando l’indivisibilità del Paese. “Non esistono tre, quattro, cinque Italie – sottolinea il leader di Fli ricordando le parole di Napolitano – ma un’unica Italia. Esistono semmai diverse sensibilità , diverse collocazioni. Non ci sono, però diverse identità “.
Ed è a questo punto che arriva la frecciata alla Lega: “Coloro che criticavano la celebrazione non avevano capito che il nostro popolo ha la necessità di momenti unitari, di consapevolezza, che le radici dell’unità nazionale sono più serie e profonde, perchè ancorate a un’identità formata attraverso pagine impegnative e momenti corali di assunzione di responsabilità “.
Per il presidente della Camera il federalismo “fonda le sue radici nella solidarietà ” e deve proporsi l’obiettivo “di valorizzare le identità locali”, ma anche di “armonizzarle dentro la realtà nazionale”.
Un federalismo che, secondo Fini, deve essere solidale come lo è stato ai tempi del terremoto che sconvolse il Friuli.
Fini, infatti, ricorda la storia di immigrazione che ha attraversato la Carnia,
invitando le popolazioni di queste terre ad essere, proprio per la loro storia, accoglienti nei confronti dei “nuovi cittadini” che arrivano da altri paesi ma che qui devono “potersi sentire nella loro terra” pur essendo questa “non la terra dei loro padri”.
In Libia “è doveroso che l’Italia faccia la propria parte perchè chi cerca la libertà possa ottenerla – afferma Fini – Quello che accade nel Mediterraneo è la riprova di come non ci possa essere una dittatura per quanto feroce, tale da impedire ai popoli di chiedere e ottenere la propria dignità “.
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