GIORNALISTI E ADDETTI FINANZIARI BEVONO PIU’ DEI MURATORI
UNA RICERCA INGLESE HA STABILITO CHE NELLA CLASSIFICA DEGLI “UBRIACONI” IN TESTA CI SONO I REPORTER CON 19 PINTE DI BIRRA LA SETTIMANA… SEGUONO I PROFESSIONISTI DELLA FINANZA, DELLE TECNOLOGIE E DEI SERVIZI… I PIU’ SOBRI SONO I DOCENTI E GLI ADDETTI AI TRASPORTI
Con la scusa di socializzare e intervistare, alzano il gomito.
Sono i giornalisti e bevono più dei muratori che impastano cemento e tirano su pareti e tetti.
In Inghilterra, operai e braccianti, cedono il record del bicchiere a chi fa informazione.
Seguono, nella classifica degli ubriaconi, i professionisti della finanza che col pretesto di tenere compagnia al cliente brindano anche alla crisi.
I numeri, in termini di bottiglie di vino e pinte di birra, snocciolati da una ricerca inglese parallela a una campagna educativa e informativa lanciata dal governo britannico, sono da capogiro e ribaltano i luoghi comuni.
Non è, infatti, vero che chi impiega forza fisica per lavorare, terminata la fatica, si tira su attaccandosi alla bottiglia.
A scolarsi in media più di quattro fiaschi di vino la settimana, o l’equivalente di 19 pinte di birra, sono i reporter britannici.
E il vizio pare collaudato nel mondo dei media ed esteso a grafici, fotografi, addetti stampa.
Tra uno shot, una pinta o un quinto di vino conquistano il primato i giornalisti: per loro la media è di 44 unità alcoliche la settimana, dove l’unità è pari a 8 grammi di alcol, ovvero il quantitativo contenuto in una birra piccola.
Il doppio rispetto a quanto raccomandato dal Ministero della Salute britannico che per gli uomini indica uno standard massimo di 3-4 unità al giorno.
Nella lista seguono poi i lavoratori esperti in tecnologia ( 24 unità settimanali), i professionisti dei servizi ( 33 unità ) e quelli della finanza e del mondo immobiliare (29 unità ).
I più sobri, almeno sul lavoro, sono gli addetti al settore educazione, gli autisti, i tassisti, i tramvieri e chi lavora nei trasporti e nei viaggi in generale.
Come si giustificano i “professionisti” della bevuta?
Colpa del cliente, per taluni, che ama discutere le pratiche al pub. Colpa del datore di lavoro, secondo altri, che ha inventato il rito dell’happy hour al termine della giornata lavorativa.
I giornalisti poi sostengono che è necessario bere per socializzare con l’intervistato…
Alla fine l’unico astemio è il capomastro inglese.
E se si facesse un’analoga inchiesta in Italia, cosa emergerebbe?
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