LA MELONA È INCAZZATISSIMA CON PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PRESIDENTE DELLA BIENNALE. LA MINCHIATA DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI”
L’UNIONE EUROPEA HA REVOCATO I DUE MILIONI DI FINANZIAMENTO ALLA RASSEGNA. LA BATOSTA PER LA DUCETTA E’ POLITICA: I SONDAGGI DANNO PERSO IL COMUNE DI VENEZIA CHE, DOPO IL CASO BEATRICE VENEZI, SI RITROVA SPUTTANATA LA SUA BIENNALE… ALLA VERNICE DEL 5 MAGGIO CI SARA’ ANCORA BUTTAFUOCO, CHE NON INTENDE RASSEGNARE LE DIMISSIONI
La Melona, precipitata tra un disastro politico e la recessione economica nella zona “warning” del 26%, non è incazzata, ma incazzatissima, con l’amatissimo e “capacissimo” Buttafuoco.
Il novello Vate (a perdere) che doveva strappare l’egemonia culturale ai “comunisti”, essendo dotato di intelligenza quanto di scaltrezza, si era subito smarcato dal prendere in consegna quella rogna impossibile da gestire del Ministero della Cultura, e ha preferito traslocare sulla doviziosa laguna veneziana alla presidenza della Biennale, massima istituzione culturale italica sulla scena internazionale, dove nei suoi tre anni a Ca’ Foscari non si è appalesato nulla di caro a Fratelli d’Italia, avendo sul comodino nient’altro che le fanta-favole de “Il signore degli Anelli”, e si è limitato a mantenere la gestione della Fondazione nel solco impresso all’epoca dal benemerito demo-sinistro Paolo Baratta.
L’unica decisione che ha deciso di prendere il tenebroso siculo-musulmano, che si dilettava a Taormina a parlare d’amore con Beatrice Venezi in spettacoli teatrali, è stata, come dicono dalle sue parti, una minchiata.
Riaprire il padiglione russo della Biennale d’Arte, che aprirà i battenti il 5 maggio, ha messo in grossa difficoltà la fu “Giorgia dei Due Mondi” con la corrente pro-Ucraina dei Camerati d’Italia capeggiata dall’eminenza di Palazzo Chigi, Giovanbattista Fazzolari (coniugato, come Adolfo Urso, con una signora ucraina).
Ma come: dopo quattro anni dall’invasione ucraina e con la guerra ancora in corso, ti sembra un segno di egemonia di destra ospitare la grancassa artistica spedita da Vladimir Putin a Venezia?
Una risoluzione che ha fatto incazzare anche l’Unione Europea che ha revocato i due milioni di finanziamento alla Biennale.
E quando la Melona scaricata e azzoppata ha alzato da Bruxelles il telefonino, decisa e sicura che lo avrebbe convinto con qualche supercazzola a rinsavire rinculando, si è ritrovata gettata nel Buttafuoco infernale che, nel frattempo, da ex collaboratore di “Repubblica” e “Il Fatto Quotidiano”, è diventato la bandiera della liberalità dei sinistri Cacciari, Ezio Mauro, Marco Travaglio. (Buttafuoco è uno che ha pubblicato un libro per “Aristocrazia Ariana” del terrorista nero Franco Freda…
Quando il siculo-musulmano (in modalità sciita) ha tentato di uscire dal cul de sac in cui era finito, togliendo le opere dei padiglioni statunitensi e israeliano dalla premiazione, ha ottenuto le naturali dimissioni della giuria internazionale. Niente paura: il giudizio sarà nelle mani del gentile pubblico al termine della Biennale.
E ora che si fa? Come mettere in moto lo sfratto di colui che un tempo spargeva rime baciate in lode della Meloni? Un “Venezi 2”, non essendo Buttafuoco privo di neuroni come la “Bacchetta Nera”, è difficile che si abbandoni a dire idiozie via stampa
E qui entra in campo il ministro Giuli-vo, un altro fascio-cervellone che ha la brillante idea di inviare ispettori a Ca’ Foscari per scovare qualche falla nei bilanci per invitarlo a dimettersi. Cosa che finora non è accaduto, essendo già pronto, come un Giordano Bruno, al martirio sul rogo di piazza San Marco.
Intanto, cil licenziamento della Venezi è stato un “ordine” di Giuli al sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, in seguito alla visione dei sondaggi riservati sul prossimo sindaco veneziano, in calendario a fine maggio, che danno perso il comune della Serenissima: un meno 4 punti da addebitare agli incazzatissimi e orgogliosissimi elettori veneziani sul caso Venezi
Ed ora, con la Biennale sputtanata e gettata nel Buttafuoco, i veneziani tracimano bile da tutti i pori.
Per la rimozione del ribelle siculo, che non intende rassegnare le dimissioni, visto il buco nella laguna di Giuli, ci penserà, una volta passata la vernice del 5 maggio, il buon Fazzolari (che non ha mai avuto un buon rapporto col ministro dell’Infosfera).
(da agenzie)
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