LA RAI E’ IN TILT E REPORT PUO’ SLITTARE A GENNAIO
GLI INVIATI CONFERMANO IL NO AL RUOLO DI CAPI AUTORE, ORA E’ A RISCHIO UN SIMBOLO DELL’AZIENDA
Si fa largo l’ipotesi di rinviare a gennaio la prima puntata di Report, in programma l’8 novembre. Sarebbe questa l’indicazione dell’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, al direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini. A meno che non si risolva rapidamente lo scontro che si è aperto con tutto il composito gruppo di lavoro dopo la brutale defenestrazione di Sigfrido Ranucci e la sua sostituzione con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, 36 e 45 anni, assunti con l’ultimo concorso Rai e osteggiati dalla quasi totalità dei giornalisti che realizzano da anni la trasmissione d’inchiesta di Rai3.
Al momento non c’è aria di ricomposizione, semmai di muro contro muro. Il rinvio di Report non sarebbe uno scherzo: meno ascolti, meno pubblicità, ovviamente zero introiti per i giornalisti esterni che vendono i servizi, ma soprattutto un vero disastro per Rai3, alle prese anche con i problemi di Chi l’ha visto? dopo il pasticcio con Francesca Fagnani che doveva sostituire Federica Sciarelli e invece poi no. Lo stop sarebbe un autogol per la governance di destra della Rai e per il governo stesso, che prende voti anche tra chi guarda Report: mica sono tutti abbonati dei giornali del gruppo Angelucci. Attorno alla crisi di Report si aggirano in tanti, raccontano che un aspirante conduttore si vede già sul ponte di comando che era di Ranucci “ad aprile”.
Corsini, ieri in via Teulada, ha visto Bernardo Iovene e Giulio Valesini, i due inviati – uno esterno e l’altro interno – che aveva chiamato al ruolo di capi autori. Entrambi, separatamente, gli hanno ribadito il loro rifiuto, pubblico da giorni. “La nostra posizione è che i due conduttori indicati dall’azienda vengano ritirati o si ritirino, auspichiamo che lo facciano loro”, ha detto all’uscita Iovene, volto storico di Report fin da quando si chiamava Professione Reporter (1994), che comunque ha riconosciuto a Corsini “un ascolto che fino adesso non c’era stato”. Il direttore dell’Approfondimento voleva capire se gli inviati, poco più di una dozzina e in larga maggioranza liberi professionisti, sono davvero pronti ad “abbandonare il programma” di fronte a una conferma dei due conduttori designati. Insomma, tutti tengono famiglia. E però questa conferma è arrivata, anzi sulla linea dura degli inviati – “decisione irricevibile, le figure scelte non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report”, hanno scritto – ci sono ormai anche i giornalisti interni, per lo più impiegati al desk. L’ha detto la loro assemblea di lunedì, proclamando lo “stato di agitazione” e riservandosi anche un clamoroso “sciopero”. Li sostiene il Comitato di redazione (Cdr), l’organo sindacale dei 120 giornalisti delle trasmissioni che non hanno dignità di testata a differenza dei telegiornali e ha chiamato tutti i colleghi Rai alla battaglia “a tutela della libertà di informazione e del giornalismo di inchiesta”. Hanno risposto i Cdr del Tg3, di Rainews 24 e di Rai Parlamento.
A quanto trapela Corsini ha buttato lì l’ipotesi di una conduzione a quattro, compresi i due inviati, ma non sembra una proposta capace di scalfire il muro. Nel pomeriggio ha visto Presutti e Piervincenzi, evidentemente pedine di un gioco più grande di loro ma al momento decisi a resistere. Ufficialmente non parlano. Chi li ha sentiti dice che non mollano: “Non mi faccio rovinare la carriera”, avrebbe detto lei, prima al concorso Rai 2025. “Non accetto diktat” sarebbero parole di lui, che ha vinto il concorso ma deve ancora prendere servizio al Tg3 della Campania, cui è destinato. Dovevano andare quasi tutti nelle testate regionali, i neoassunti: se si sposta lui non mancheranno le tensioni e forse anche i ricorsi.
Intanto Corsini sta contattando personalmente quasi tutta la redazione di Report, vuole parlare a tu per tu con i colleghi. Oggi alle 15 però deve affrontare tutti insieme gli inviati e i rappresentanti di cameraman, montatori, videomaker e altre figure. Nella convocazione mancava, curiosamente, solo la rappresentanza sindacale, che gliel’ha fatto notare.
La scelta di Presutti e Piervincenzi e l’eventuale conduzione a quattro sarebbero funzionali anche alla concreta possibilità di un ritorno di Ranucci per via giudiziaria. Corsini l’ha mandato a casa con una lettera che parla di “incompatibilità”, i legali del conduttore gli hanno dato sette giorni per indicare i fatti e poi partirà un ricorso d’urgenza per discriminazione. La destra voleva farlo fuori da tempo, l’occasione è arrivata quando il suo amico Valter Lavitola è stato accusato di essere il mandante dell’attentato dell’ottobre 2025 davanti alla sua abitazione. Di cui Ranucci, però, resta una vittima. E le “incompatibilità” bisogna spiegarle, non basta enunciarle.
(da ilfattoquotidiano.it)
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