LA SPAGNA FA TUTTO IL CONTRARIO DI QUELLO CHE FA L’ITALIA: INDOVINATE CHI SE LA PASSA MEGLIO
MENTRE NOI RESPINGIAMO I MIGRANTI, LA SPAGNA LI REGOLARIZZA E LI INTEGRA… MENTRE NOI TAGLIAMO I SERVIZI AI POVERI, LORO AUMENTANO LE TASSE AI RICCHI… LORO CRESCONO, NOI NO
C’è un Paese, in Europa, che è la nostra nemesi. È un Paese che regolarizza i migranti,
aumenta le tutele sul lavoro, alza i salari, tassa i ricchi e preferisce alzare i sussidi alle famiglie anziché obbedire a Trump e investire in armi.
Quel Paese è la Spagna. E forse specchiarci in quel che sta facendo il governo guidato da Pedro Sanchez può essere utile, a noi, per capire che forse la direzione che stiamo prendendo non è la migliore.
Sui migranti, ad esempio, la Spagna ha scelto la via dell’integrazione e della gestione, con la regolarizzazione di 500mila irregolari presenti sul territorio. Che da ora, una volta nell’alveo della legalità, potranno cercare un lavoro e probabilmente lo troveranno: in Spagna, negli ultimi dieci anni il tasso di disoccupazione si è dimezzato.
La cosa ancor più strana è che questo boom economico non è figlio dello sfruttamento di persone o dell’ambiente. In questi anni la Spagna ha anche stabilizzato la forza lavoro, trasformando i contratti da precari ad accordi a tempo indeterminato e alzando gli stipendi attraverso l’adozione di un salario minimo. Addirittura, in Spagna sono utilizzati contratti a tempo indeterminato – i cosiddetti fijos discontinuos – per i lavori stagionali.
Non bastasse, è uno dei pochi Paesi che sta continuando a investire sulla transizione energetica e sulle energie rinnovabili, che oggi coprono quasi la metà del fabbisogno energetico nazionale e hanno abbassato drasticamente la dipendenza del Paese dall’estero. Un megawatt ora in Spagna costa 61 euro, in Italia quasi il doppio. Ma certo, le rinnovabili sono “follia green”, dicono dalle nostre parti.
Questi investimenti sulle rinnovabili sono arrivati grazie ai soldi del piano Next Generation Eu, il nostro PNRR. A differenza nostra, che avevamo più soldi di loro, la Spagna li ha spesi davvero e li ha investiti su qualcosa di utile. Noi non li abbiamo spesi, e quando l’abbiamo fatto, abbiamo costruito i campi da padel.
A proposito di soldi ben spesi: la Spagna è il Paese che ha detto no a Trump sulle armi e sull’aumento delle spese per la difesa al 5% del PIL. A differenza nostra, quei soldi li vogliono spendere in sussidi per le famiglie. Ad esempio, proprio in queste ore stanno votando un sussidio di 200 euro al mese per ogni figlio per combattere la povertà educativa.
È una misura indipendente dal reddito delle famiglie, questa. Ma se pensate che il fisco spagnolo sia regressivo vi sbagliate di grosso. Mentre in Italia vogliamo la flat tax – almeno a parole – la Spagna ha accentuato la progressività del suo sistema fiscale. E nei prossimi mesi adotterà la cosiddetta Tassa Zucman, una imposta sui grandissimi patrimoni, un’aliquota del 2% annuo sui patrimoni superiori ai 100 milioni di euro. Le stime parlando di un entrata aggiuntiva di 5 miliardi di euro da utilizzare per il rafforzamento dello Stato sociale.
Beh, penserete voi. Almeno i nostri conti pubblici sono a posto. Sì, ma quelli della Spagna di più. Perché in tutto questo i saldi di bilancio di Madrid sono stati promossi dalle agenzie di rating più e meglio di quelli italiani.
Anche perché, ciliegina sulla torta, grazie a tutte queste misure l’economia spagnola cresce tanto, tantissimo. Lo scorso anno, ad esempio, ha fatto segnare una crescita del 2,9%, contro il +0,4% dell’Italia e il +0,2% della Germania. Una crescita che è sempre meno turistica e sempre più manifatturiera, mentre da noi le fabbriche chiudono.
Domanda: il dubbio che stiamo percorrendo l’autostrada contromano, nella direzione opposta a quella in cui dovremmo andare, un po’ non vi viene?
(da Fanpage)
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