L’UOMO DEL COLLE HA DETTO: SI VEDRA’
L’INCERTEZZA DEL RE
L’uomo del Colle non conferma e non smentisce. Precisa che “la questione delle eventuali dimissioni è nota
da tempo”. Ricorda che il secondo mandato l’aveva accettato ponendo “limiti e condizioni”, ossia la realizzazione delle riforme.
Rivendica di essere “nella pienezza delle funzioni”. Ma la partita del Quirinale ormai è iniziata.
E si intreccia a quella per la nuova legge elettorale.
Lo conferma indirettamente il Renzi che ripete per la milionesima volta: “Dureremo fino al 2018”.
Lo ribadisce soprattutto Il Mattinale, voce di Forza Italia, che va in frontale proprio contro di lui, Giorgio Napolitano: “Mette in atto un ricatto morale, vuole subito la legge elettorale. Ma allora si può dimettere adesso”.
Dopo un sabato di silenzio, Napolitano risponde con una nota alle anticipazioni giornalistiche che raccontavano di un presidente stanco, con sfibranti fastidi fisici, pronto a lasciare tra poche settimane: al massimo entro gennaio.
“I giornali — scrive il Quirinale — hanno dato ampio spazio a ipotesi e previsioni relative alle eventuali dimissioni del Presidente della Repubblica. Ma Giorgio Napolitano , alla sua rielezione, indicò i limiti e le condizioni — anche temporali — entro cui accettava il nuovo mandato”.
Il Colle “ non smentisce e non conferma nessuna libera trattazione dell’argomento”. E rimette i paletti: “Restano esclusiva responsabilità del Capo dello Stato il bilancio di questa fase di straordinario prolungamento, e di conseguenza le decisioni che riterrà di dover prendere, delle quali offrirà ampia motivazione”.
Non vuole farsi tirare per la proverbiale giacchetta, Napolitano.
Neppure dal Pd, che lo vorrebbe ancora in sella almeno per qualche mese.
Il suo addio all’inizio del 2015 rimane più che probabile. L’ennesimo indizio può essere un altro passaggio del comunicato: le condizioni poste a inizio del mandato “non hanno impedito e non impediscono al presidente di esercitare nella loro pienezza tutte le funzioni attribuitegli dalla Costituzione, tenendo conto anche della speciale circostanza della Presidenza italiana del semestre europeo”.
Presidenza che, appunto, scade il prossimo primo gennaio.
La certezza è che Napolitano non vuole sentirsi un presidente dimezzato, indebolito. I ripetuti riferimenti a funzioni e prerogative sono un chiaro avviso ai naviganti. A margine, le voci.
Quelle secondo cui Napolitano “non si dimetterà senza un accordo di massima sul suo successore”.
Pesano certamente di piu le reazioni alla nota. Palazzo Chigi che ufficiosamente esprime “massima riconoscenza e rispetto” a Napolitano, “garante e presidio”.
Sulla linea inversa Il Mattinale, la nota politica dello staff di Forza Italia.
Che accusa Napolitano di “ricatto morale”: ovvero di minacciare le dimissioni per sbloccare la trattativa sull’Italicum. Un attacco nero su bianco: “In quale articolo della Costituzione è scritto che il presidente può esercitare una pressione su tempi e temi dell’azione del governo e del lavoro del Parlamento?
La fretta nel volere ora la riforma elettorale subito e per il comodo del Pd nasce da questo super-annuncio. Allora si dimetta ora, adesso”.
Non a caso, in serata Renzi fa sapere: “Noi andiamo avanti con urgenza e determinazione sulle riforme, sapendo che l’orizzonte del governo è il 2018”.
Ossia, sull’Italicum si va di fretta. Ma le urne a breve, l’eterno timore di Berlusconi, non sono previste.
In parallelo, Graziano Delrio: “Quando sarà , noi auspichiamo la massima convergenza di tutte le forze politiche per il successore”.
Un altro segnale a B: apri sull’Italicum, e noi non “strapparemo sul Colle”. Ma il prossimo presidente non è solo un affare da patto del Nazareno.
Ieri sul Fatto Giuseppe Civati si è rivolto ai Cinque Stelle: “Una convergenza con loro sarebbe più naturale di quella con Fi, se il fronte dei grillini diventa serio potremmo tornare su Prodi”. Ma il senatore Nicola Morra sbarra la porta: “Forse Civati potrebbe comprare il coraggio politico su eBay, visto che parla sempre contro Renzi ma non ne trae le conseguenze. Prodi? Mi sembra anche lui da vecchia politica, anche se fu tra le indicazioni dei nostri iscritti”.
Ma l’M5S come si regolerà questa volta? “Ci sono tanti nomi nel nostro mondo. Dario Fo? Perchè no, è un padre culturale”.
Il metodo della Consulta è replicabile per il Colle? Di Maio dice di sì. “Di certo noi vogliamo portare il confronto in pubblico, in Parlamento”.
Luca De Carolis
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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