MARCHIONNE SPARA SULL’ART. 18, RENZI SPARA AL PD: “VOTATE SÃŒ E ZITTIâ€
L’AD DI FIAT E CHRYSLER DAGLI USA AIUTA IL PREMIER: TROPPE TUTELE CREANO ”DISAGI SOCIALI”. .. INTANTO LA CGIL PROVA A TRATTARE SULLE TUTELE CRESCENTI
“L’articolo 18 crea disagi e disuguaglianze”. È Sergio Marchionne a schierarsi senza se e senza ma al fianco
di Matteo Renzi.
“Lasciatelo lavorare non ci sono alternative”, dice a New York dove il presidente del Consiglio ha appena tenuto un discorso davanti al Council on Foreign Relations.
Un’altra occasione e un’altra vetrina per chiarire il suo punto sulla riforma del lavoro. Che è “irrimandabile”.
Dice Renzi: “Lunedì presenterò in direzione le mie idee” che “sono condivise”, poi “ci sarà un dibattito, si discute e alla fine si decide, si vota e si fa tutti nello stesso modo, si va tutti insieme”. Per chi non se lo ricordasse, in direzione i renziani sono la maggioranza schiacciante.
Il voto dunque, è piuttosto pleonastico.
E ancora un attacco alla sinistra che vuole lo status quo: “Le persone della sinistra, leader della mia parte politica e non della destra, pensano che va a ogni costo mantenuto lo Statuto dei lavoratori e che questo è l’unico modo per essere uomini di sinistra”.
Che Renzi, al di là delle parole, non abbia alcuna intenzione di mediare più del minimo indispensabile, lo dicono un po’ tutti, renziani e non.
A Roma fervono le riunioni tra le minoranze e le ricerche di trattativa con la maggioranza.
Ma l’impressione è che fino a quando il premier torna dagli Stati Uniti non si andrà lontano. Nel frattempo, le posizioni a sinistra diventano meno granitiche: il segretario della Cgil Susanna Camusso, mentre tuona contro la volontà di Renzi di non trattare, indica il terreno possibile per la mediazione: “Se si vuole discutere delle tutele crescenti lo possiamo fare. Sono mesi che lo diciamo”.
Gli emendamenti presentati dalle minoranze in Senato chiedono che l’articolo 18 entri in vigore dopo tre anni, il governo era pronto a discutere di inserirlo dopo i 12 o 13, potrebbe arrivare a 10. Alla sinistra interna potrebbero bastare sei anni, ma lui in realtà non è tanto di quest’idea.
E così ci sono i pontieri in azione.
Riunione informale ieri in Transatlantico tra Guglielmo Epifani (piuttosto moderato), Alfredo D’Attorre (duro e puro, per ora) Davide Faraone (renziano).
E poi, tra lo stesso Epifani, Roberto Speranza (pontiere), Matteo Orfini (Giovane Turco, tessitore), Enzo Amendola (dialogante) e Francesco Verducci (anche lui Turco, tessitore). Speranza sta lavorando per portare almeno tutta la sua componente, Area riformista sulla linea del dialogo.
E la maggior parte dei dem ribelli comunque sono pronti a seguirlo.
Orfini insieme a Verducci stanno cercando un punto di mediazione concreto.
In Senato hanno presentato tre emendamenti, che riguardano la semplificazione delle forme contrattuali per disboscare la selva di lavori atipici, la prevalenza del contratto a tempo indeterminato e il demansionamento legato alla concertazione con sindacati e imprese.
Il punto resta sempre l’articolo 18. Difficile anche per i Giovani Turchi votare una legge che lo abolisce del tutto.
Ma se si riescono a ottenere altre cose, diventa più digeribile. Il punto di caduta potrebbe essere anche diverso, con un po’ di soldi per le politiche del lavoro e gli ammortizzatori sociali. Non a caso l’appello di Beppe Grillo alla sinistra del Pd per “mandare definitivamente a casa Renzi” è caduto nel vuoto.
Con un post del giurista a Cinque Stelle, Aldo Giannuli, i 5s hanno invitato la minoranza ribelle dei democrat a reagire contro “l’infame riforma” del lavoro “con l’azione parlamentare e con l’azione di piazza, con gli scioperi”.
Coro di no da parte di tutte le sotto correnti dem.
Su tutti, ecco il muro di Bersani (e lui lo sa bene, che con i Cinque Stelle cercò di formare il suo governo mai nato): “Beppe Grillo lasci stare le provocazioni. Credo all’autonomia del Pd, che deve trovare le soluzioni senza dare la parola, tantomeno l’ultima parola, nè alla destra nè a Grillo. Questo è il punto”.
La battaglia interna continua, le tentazioni di andare al muro contro muro diminuiscono di giorno in giorno.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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