MELONI SI INVENTA LE FRONTIERE SIGILLATE. LA CHIUSURA DI SCHENGEN È UN BLUFF: LE LEGGI ATTUALI GIÀ PREVEDONO IL CONTROLLO DEI DOCUMENTI PER CHI ARRIVA DALLA PORZIONE DI TERRA SPAGNOLA IN NORDAFRICA (E TRA SPAGNA E ITALIA NON C’È UN CONFINE, QUINDI LA MOSSA VALE SOLO PER AEREI E NAVI, DOVE GIÀ CI SONO ISPEZIONI)
MA PER LA PREMIER, POCO IMPORTA: È UNA MOSSA POLITICA IN CHIAVE INTERNA, PER ARGINARE VANNACCI E DISTOGLIERE L’ATTENZIONE DAI GUAI DELLA MAGGIORANZA (ULTIMO, IL PASTICCIO DELLE CHAT DI DELMASTRO)
La strategia è quella fatta filtrare da fonti di Palazzo Chigi: «La linea italiana sui migranti trova consenso crescente», Roma «si conferma al centro del dibattito europeo sulle politiche migratorie».
Peccato che la Commissione europea sembri pensarla diversamente per quel che riguarda l’applicazione o meno di Schengen: con parole chiare, Buxelles ha specificato che, qualora uno Stato membro decidesse di ripristinare i controlli alle frontiere con un altro paese dell’area Schengen, come annunciato dall’Italia, tale decisione deve essere notificata e giustificata alle istituzioni europee.
«I regolamenti stabiliscono che gli Stati membri possono, eccezionalmente e temporaneamente, ripristinare i controlli alle frontiere interne come ultima risorsa per far fronte a gravi minacce all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale», e quando tale minaccia è «imprevedibile e richiede un intervento immediato», ha spiegato un portavoce della Commissione.
Il portavoce ha tuttavia sottolineato che lo Stato membro in questione deve notificare la propria decisione «alla Commissione, al Consiglio, al Parlamento e agli altri Stati membri, e spiegare in che misura la situazione di Ceuta costituisca una grave minaccia al suo ordine pubblico o alla sua sicurezza interna».
Al netto di precisazioni europee, Meloni ha incassato il consenso dei paesi del nord, i cosiddetti like minded con cui la premier ha stretto un raccordo proprio sulle questioni migratorie.
La sintesi, però, è tutta politica: sospendere Schengen è più complicato a farsi che a dirsi, tanto più perché Italia e Spagna non condividono un confine, quindi si sostanzierà in un rafforzamento dei controlli già esistenti per chi viaggia in aereo o in nave. Sospendere il patto e caricare la cosa di risvolti politici come ha fatto Meloni, però, parla soprattutto all’elettorato più di destra, oggi attirato dalle sirene di Vannacci.
Che già hanno iniziato a cantare: «Il popolo italiano si affidi a chi è in grado di difenderlo», ha detto il deputato di Fn Rossano Sasso, «Vannacci saprebbe cosa fare». A confermare il senso delle mosse meloniane sono anche fonti ministeriali: «Si tratta di una mossa soprattutto politica, per costringere l’Ue a rendersi conto del livello di emergenza», viene spiegato.
Per dimostrare di fare sul serio, la premier ha incontrato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: per aggiornamenti sulla situazione a Ceuta, ma anche per capire quanto sia necessario alzare le difese per possibili (quanto poco probabili) arrivi in massa in Italia. Al Viminale, infatti, è riunito anche il Comitato di analisi per l’immigrazione e la sicurezza delle frontiere, presieduto da Piantedosi, per analizzare i possibili scenari.
(da agenzie)
Leave a Reply