“NICOLE SCEGLIEVA LE RAGAZZE, GLI ABITI E IL PARRUCCHIERE”
LE TESTIMONIANZE DALL’URUGUAY
“Esta chica me gusta, esta no”. Era Nicole a scegliere le ragazze. E tutto quello che riguardava il loro aspetto estetico e fisico. Sceglieva perfino il parrucchiere per loro, i vestiti e si assicurava che fossero “sempre in ordine”.
“È oscura. Molto oscura”. La voce è quella di una fonte che ha lavorato per anni nella cerchia più intima di Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti in Uruguay. E quindi li conosce da vicino. Parla solo a condizione di anonimato totale – “aquí la vida no vale nada” ti fanno sparire come niente”, dice – accettando di raccontare al Fatto cosa succedeva davvero nella tenuta “Gin Tonic” di La Barra, Punta del Este che era il regno dorato di Cipriani e Minetti.
Conosce palmo a palmo il ranch, la sua struttura, le sue dinamiche. I suoi ritmi. E i suoi segreti. Secondo la sua testimonianza, Nicole Minetti non era solo la compagna del miliardario italiano. Era la persona che gestiva gli accessi, selezionava le ragazze, teneva i fili. “Ella sabe”, dice. “Conosceva tutto”. Un ruolo che definisce senza esitazione come quello di madame. Lo stesso ruolo per cui era stata condannata in Italia.
“Le ragazze dovevano essere impeccabili, come bambole”, dice di una brasiliana che frequentava la tenuta. Tra le persone che frequentavano la proprietà Minetti era molto temuta, la ritenevano mala, “fredda e crudele”, non più la Nicole col sorriso stampato sulle labbra a favor di telecamera. “Oltre a essere la compagna di Cipriani era considerata una super protetta per un motivo preciso”. Quel motivo aveva a che fare con il “processo italiano” e la sentenza che si avvicinava, e con la possibilità concreta che “non potesse più lasciare il Paese”. “Nicole – dicevano – verrà condannata, saranno circa tre anni. Non verrà più, perché non potrà lasciare il suo Paese”.
La grazia presidenziale, arrivata a febbraio 2026, avrebbe risolto anche questo problema.
Il rapporto con Cipriani era “complesso”. Lei era la sua compagna ufficiale, ma solo di facciata: “Per lui, le ragazze che hanno più di 23 anni sono già vecchie. Lei ne ha 41. Lui la sostituirà presto”. Così alle più giovani consigliava questo: “Investi quel che hai, metti da parte qualcosa a Montevideo, perché quando invecchierai lui ti cambierà con un’altra, e un’altra ancora”.
Cipriani era circondato da ragazze brasiliane, argentine e italiane. Arrivavano sul suo jet privato saltando ogni controllo dell’ufficio immigrazione uruguaiano. La fonte conferma la presenza di giovanissime e minorenni. “Nicole Minetti sapeva tutto”.
C’è un dettaglio che desta incredulità: l’Inau, l’istituto nazionale uruguaiano per l’infanzia, portava i bambini a pranzo alla tenuta di Cipriani. “Giuseppe li faceva arrivare al chakra, li serviva lui, ma tutto questo era solo per coprire la verità”. È in questo contesto che entra il bambino nato nel 2017 al centro della grazia presidenziale che il Quirinale ha concesso sulla scorta delle istruttorie della Procura di Milano e del Ministero della Giustizia.
La testimonianza arriva a scalfire la figura del minore “gravemente malato”, perno dell’istanza di grazia. Dopo un’operazione negli Stati Uniti “stava benissimo, correva felice”. Però Minetti nunca lo ve, “non se ne occupa, è molto fredda”. “Il bambino sta sempre e solo con la tata uruguaiana Fatima”. Dubbi anche su come sia arrivato alla famiglia Cipriani-Minetti. “Pesos e miedo”, dice. “Soldi e paura”. La stessa che per anni ha impedito a tanti di parlare.
(da Il Fatto Quotidiano)
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