Destra di Popolo.net

DEL DEO NELL’ALTO DEI CIELI. PER FAR FUORI COLUI CHE IL GOVERNO MELONI AVEVA NOMINATO VICE DIRETTORE PRIMA DELL’AISI (IL CONTROSPIONAGGIO INTERNO) E POI DEL DIS, I ”GENI” DI PALAZZO CHIGI SONO STATI COSTRETTI A FARGLI “PONTI D’ORO” SCODELLANDO UN DECRETO AD HOC, MAI VISTO PRIMA, PER PRE-PENSIONARLO A 51 ANNI, CON 10MILA EURO AL MESE, COME SE AVESSE MATURATO L’ETÀ COMPLETA DI SERVIZIO, CUI SI È AGGIUNTA UN’INDENNITÀ, LA COSIDDETTA “CRAVATTA”, CHE PER I VICE DELL’INTELLIGENCE DURA 10 ANNI

Aprile 22nd, 2026 Riccardo Fucile

BASTA? NON BASTA! IL DECRETO HA PERMESSO A DEL DEO DI RICOLLOCARSI, IL GIORNO DOPO L’USCITA “SPINTANEA”, ALLA PRESIDENZA DI UNA SOCIETÀ DEL MILIARDARIO PIGNATARO CHE ERA STATA BEN “ATTENZIONATA” DAL VICE DELL’AISI – COME MAI, PRIMA PARENTE, POI BELLONI E INFINE MANTOVANO HANNO PERMESSO A DEL DEO DI FARE IL CAZZO CHE GLI PARE?

Poco stupore, più di qualche imbarazzo, vecchie ruggini che tornano a galla ai massimi livelli dell’esecutivo, mentre a Palazzo Chigi, intorno alle cinque di pomeriggio, vengono avvistati i vertici di alcuni reparti dei nostri servizi segreti.
L’inchiesta sulla squadra Fiore e il coinvolgimento di Giuseppe Del Deo, ex numero due del Dis, silurato alla svelta poco più di un anno fa, agitano le acque a destra.
Il sottosegretario Alfredo Mantovano, braccio destro di Giorgia Meloni, che Del Deo l’ha sempre sofferto, al contrario di Guido Crosetto, parlando con i collaboratori rivendica la cacciata. «Siamo noi ad averlo rimosso», è il ragionamento. Del Deo è stato prepensionato in tutta fretta, con un decreto ad hoc, a 51 anni, ad aprile ‘25.
Perché? Mantovano sapeva degli affari di cui ora l’ex 007 è ora accusato? Nella cerchia del sottosegretario non si spingono tanto in là. Ma fanno capire che la sua gestione dei servizi non era gradita, che di materiale per prenderne le distanze ce n’era, a sufficienza.
Un inciampo dietro l’altro: i movimenti notturni, imputati a pezzi dell’intelligence, intorno all’auto di Andrea Giambruno, ex di Meloni. Le intercettazioni dell’Aisi su Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier.
Due ragioni che, secondo più fonti di maggioranza, hanno segnato anche la rottura tra la presidente del Consiglio e l’ex vicedirettore del Dis, che oltre a Crosetto era in buoni rapporti, secondo le stesse fonti, con la capo staff di Meloni, Patrizia Scurti, e soprattutto con il di lei consorte, Giuseppe Napoli, ex Aisi, ora responsabile scorta della premier.
Dal ministero Guido Crosetto, nessun commento ufficiale. Dall’entourage del titolare della Difesa però ribadiscono «l’ovvio», cioè la totale estraneità del ministro agli affari della squadra Fiore.
Anche il Copasir si muove. Degli ultimi risvolti dell’inchiesta si discuterà stamattina, a margine dell’audizione di Bruno Frattasi, il direttore generale dell’agenzia per la cybersicurezza.
Il comitato parlamentare che vigila sui servizi aveva già chiesto alla procura le carte dell’inchiesta sulla squadra Fiore, prima che si sapesse dell’indagine su Del Deo. L’ultima istanza risale a gennaio. Nelle prossime ore, le carte saranno chieste di nuovo. Quelle non coperte da segreto istruttorio.
È possibile che questa strada porti a un’audizione del procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, com’è accaduto con i pm di Milano per un caso simile e in parte intrecciato, Equalize.
Già in occasione di altre sedute del Copasir, a Mantovano era stato domandato della squadra Fiore. E anche lì, il sottosegretario ne avrebbe preso le distanze: il governo non sapeva né c’entrava alcunché.
Mentre sugli strani movimenti attorno alla Porsche di Giambruno, al Copasir non è mai stata rettificata la versione iniziale, un banale controllo di polizia. Versione poi smentita dall’inchiesta
Il nome di Del Deo è tornato alla ribalta nelle settimane scorse dopo che il nostro giornale ha pubblicato dei documenti riservati su un’indagine degli agenti segreti su Gaetano Caputi, il capo di gabinetto della premier Meloni.
Un’attività dell’Aisi dai contorni ancora oscuri finita in una relazione depositata alla procura di Roma, che stava indagando su una rivelazione di segreto in merito agli articoli pubblicati da Domani proprio su Caputi.
In quella relazione si scopre che almeno tre 007 hanno compiuto verifiche su Caputi richieste da del Del Deo, tra gennaio e settembre 2023. Perché spiare il dirigente apicale della presidenza del Consiglio, da cui peraltro dipende l’Aisi resta un mistero, al dì là delle motivazioni fornite ai pm dall’agenzia.
La versione riportata in una relazione ufficiale spiega che alcuni soggetti di interesse dei servizi vantavano una certa confidenza con Caputi. E che grazie a Caputi, sostenevano tali «target», avrebbero portato le loro istanze (affari, si suppone) fino ai vertici delle istituzioni. Su uno degli accertamenti svolti su Caputi, però, l’Aisi risponde che non è possibile riferire poiché si tratta di atti sensibili. Adombrando così questioni non meglio specificate di sicurezza nazionale.
Di sicuro qualche elemento in più dovrà fornirlo Alfredo Mantovano, sottosegretario con delega ai servizi, convocato dal Comitato parlamentare sulla sicurezza nazionale (Copasir) dopo i nostri articoli. Le domanda sarebbero molte, ma basterebbe iniziare da queste: Perché Del Deo ha dato indicazioni di verificare «rumors» sul tecnico di assoluta fiducia di Meloni?
E soprattutto, che fine ha fatto la mole di informazioni raccolte? Chi ha autorizzato l’Aisi a farlo? Davvero è stato Mario Parente, come ha dichiarato Del Deo al nuovo capo dell’Aisi Bruno Valensise?
Sempre il nostro giornale, il 28 aprile 2024, aveva svelato un altro intrigo interno all’Aisi che prende avvio dopo una notte di novembre 2023, quando la pattuglia della polizia sotto casa della presidente del Consiglio si accorge di due uomini che ronzavano attorno all’auto di Andrea Giambruno […]. I poliziotti allarmati tentano di capirci di più. E naturalmente parte tutta la trafils informativa che raggiunge l’agenzia all’epoca guidata da Parente con Del Deo vice.
La procura di Roma apre un’indagine, tuttora in corso per via dei molti misteri ancora irrisolti sull’identità delle due figure che armeggiavano vicino l’auto di Giambruno, ai tempi fresco di scandalo del fuori onda trasmesso da Striscia la Notizia, che ha portato alla separazione con Meloni.
Anche l’Aisi svolge un’indagine, che identifica gli sconosciuti in due agenti della scorta di Meloni, in realtà estranei ai fatti. Qualche tempo dopo l’attenzione della Digos ricadrà su due ricettatori della capitale. Ma anche questa versione non convince molto Francesco Lo Voi, che ha avocato a sé l’indagine. Il fascicolo non è ancora stato archiviato e neppure sono state formalizzate accuse nei confronti dei presunti ricettatori
Di certo, il fatto che l’Aisi abbia condotto accertamenti maldestri è uno dei motivi che ha convinto la premier a ridimensionare le sue ambizioni: prima dello scandalo era infatti in pole per prendere il posto di Parente, grazie a sponsor di peso come lo stesso ex direttore, Crosetto e l’allora numero uno del Dis Elisabetta Belloni.
Severissima con Mancini dopo l’incontro con Matteo Renzi, assai meno con l’ex militare. Del Deo, nonostante gli scandali, è stato spostato dall’Aisi al Dis, mantenendo la qualifica da vicedirettore.
(da Domani)

argomento: Politica | Commenta »

SUPERATO IL SENSO DEL RIDICOLO. NEI CENTRI MIGRANTI IN ALBANIA CI SONO 80 PERSONE, PER FDI E’ UN SUCCESSO: PECCATO CHE NE PROMETTEVANO 36.000 ALL’ANNO

Aprile 22nd, 2026 Riccardo Fucile

NELL’ULTIMO ANNO SONO STATI APPENA 536 IN TUTTO

Un gruppo di parlamentari di Fratelli d’Italia è andato in visita nei centri migranti costruiti in Albania – con soldi pubblici italiani – per “smentire quella narrazione distorta e strumentale per cui queste strutture non funzionano o peggio sono un inutile spreco”. Per dimostrare che in realtà si tratta di un “progetto che funziona” e un “modello per l’intera Europa”.
La visita si è svolta ieri e, come da copione, al termine i meloniani hanno esultato: il primo dei due centri, quello di Gjader, trasformato in un Cpr ad aprile dello scorso anno, è “a pieno regime” perché “la capienza è circa di 96 posti e ci sono 82 trattenuti”. L’altro, A Shengjin, è in “stand-by, in attesa, forse verso giugno, del nuovo Patto per la migrazione e l’asilo europeo”. Insomma, uno ospita 80 persone e l’altro è vuoto.
Che i centri migranti in Albania rischiassero di essere un buco nell’acqua clamoroso per il governo Meloni, è stato chiaro fin dal momento in cui vennero annunciati a novembre del 2023. Dopo un paio d’anni in cui la presidente del Consiglio ha insistito sul fatto che avrebbero funzionato, incassando un fallimento dopo l’altro e prendendosela con tutti, dall’opposizione ai magistrati fino all’Europa, ora la maggioranza sembra aver cambiato strategia. La linea adesso è rivendicare che i centri in Albania stanno già funzionando. Affermazioni che, però, i numeri non sorreggono.
Lunedì 20 aprile, il gruppo di nove parlamentari di Fratelli d’Italia è arrivato al centro di Gjader attorno alle 14. Dopo due ore è arrivato il comunicato celebrativo: “Il Cpr di Gjader è pieno e funzionante così come aveva annunciato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni”. Smentita, insomma, “l’ennesima falsa narrazione delle sinistre”.
I meloniani hanno rivendicato che nel centro “sono transitate circa 536 persone con profili di altissima pericolosità sociale”. Si parla di 536 persone ospitate dall’aprile 2025, quando il centro è stato trasformato in un Cpr perché per come era pensato prima non rispettava le leggi italiane ed europee. L’altro dato è appunto quello sul
numero massimo di persone che possono essere detenute: “La capienza è circa di 96 posti ed è a pieno regime, perché ci sono ad oggi 82 trattenuti”, ha commentato Sara Kelany, deputata e responsabile Immigrazione del partito.
I numeri in evidenza quindi sono due.
Secondo i parlamentari di Fratelli d’Italia, negli ultimi dodici mesi nel centro di Gjader sono passate 536 persone. Una media di circa 45 al mese. Ad oggi, invece, all’interno ce ne sono 82. Cosa che rende la struttura “a pieno regime” solo perché la capienza è al di sotto dei cento posti. “Hanno parlato di cattedrale nel deserto, ecco questa è tutt’altro che una cattedrale nel deserto ma un centro funzionante e funzionale”, ha insistito Kelany.
Poi c’è l’altro centro, quello di Shengjin. Lì si dovrebbero effettuare procedure di frontiera accelerate, ma al momento le norme europee lo proibiscono. Perciò è del tutto fermo. O, come ha detto la deputata, “in stand-by”. Quando prenderà a funzionare? “Forse verso giugno”, quando è attesa l’entrata in vigore del nuovo Patto migrazione e asilo europeo. Quindi oltre due anni e mezzo dopo l’annuncio. Sempre che non intervengano nuove sentenze a specificare che, comunque, una struttura di quel tipo è al di fuori delle norme europee.
Cosa aveva promesso Giorgia Meloni
Dunque, 536 persone ospitate in un anno e 82 presenti oggi. Vale la pena di ricordare che non erano queste le cifre promesse dal governo. Proprio a novembre del 2023, nella conferenza in cui Giorgia Meloni annunciò l’accordo con l’Albania, la premier fece una stima.
Le due strutture insieme avrebbero dovuto accogliere “inizialmente” fino a 3mila persone. Le loro domande avrebbero dovuto essere “elaborate in 28 giorni, grazie alle procedure accelerate messe in atto da questo governo”. E quindi, “il flusso complessivo annuale” avrebbe dovuto arrivare “fino a 36mila persone”. Erano numeri dichiarati liberamente dalla presidente del Consiglio alla stampa, non stimati da detrattori del governo.
Il confronto, oggettivamente, è impietoso. Si prospettavano due centri operativi che ospitassero fino a 3mila persone. Oggi ce n’è uno solo, che ne può ospitare al massimo 96. Ci si aspettava che da queste strutture sarebbero passate fino a 36mil
persone. Nel primo anno in cui l’unico centro aperto è stato effettivamente operativo, sono state 536. Sono passati due anni e mezzo dall’annuncio e ne manca uno solo alla fine della legislatura. Parlare di un “progetto che funziona”, in queste condizioni, sembra davvero esagerato.
(da Fanpage)

argomento: Politica | Commenta »

QUELLE DUE O TRE COSE CHE IL GOVERNO DEVE SPIEGARE SU SQUADRA FIORE E GIUSEPPE DEL DEO

Aprile 22nd, 2026 Riccardo Fucile

DEL DEO ERA UNO DEGLI UOMINI DEI SERVIZI SEGRETI PIU’ VICINI ALLA MELONI. PERCHE’ SI ERA MISTERIOSAMENTE DIMESSO UN ANNO FA?

Riassunto delle puntate precedenti, per chi non conosce i fatti. Giuseppe Del Deo, fino a un paio di anni fa, era vicedirettore dell’AISI, i servizi segreti interni italiani. Poi, nel 2024, è stato promosso a vice direttore del DIS, il dipartimento della Presidenza del Consiglio che coordina tutti i servizi segreti italiani, interni ed esterni.
Le cronache di allora e di oggi lo raccontano vicinissimo a Fratelli d’Italia: il favorito della presidente del consiglio Giorgia Meloni e del suo fido sottosegretario Giovanbattista Fazzolari per la nomina a capo dell’AISI, poi sfumata. Amico del ministro della difesa Guido Crosetto, molto apprezzato da Matteo Piantedosi. Addirittura amico personale, così dicono i giornali, di Patrizia Scurti, fedelissima segretaria di Giorgia Meloni, e di suo marito Giuseppe Napoli, anche egli agente dell’AISI e capo scorta di Giorgia Meloni.
E qui cominciano i misteri.
Nell’aprile del 2025, Del Deo si dimette improvvisamente e va in pensione, a 51 anni, senza che nessuno dia alcuna spiegazione, a seguito di un accordo con Giorgia Meloni in persona. Le dimissioni vengono presentate all’opinione pubblica “nell’esclusivo intendimento di effettuare nuove esperienze professionali”.
Qualcuno ha legato questa vicenda al cosiddetto Caso Giambruno, l’allora compagno della premier, la cui auto, nella notte tra il 30 novembre e il 1 dicembre del 2023 fu avvicinata da due uomini, che poi si scoprì erano due agenti dell’AISI.
È un caso, questo, che esplode nei primi mesi del 2025, in una fase di incredibile turbolenza dei servizi segreti, scossi dalle rivelazioni su giornalisti e attivisti spiati con Paragon, dalle altrettanto improvvise dimissione della capa del DIS Elisabetta Belloni e dal disastro sul caso Almasri
Oggi, invece, scopriamo che Del Deo è indagato dalla procura di Roma per peculato nell’ambito dell’inchiesta sulla Squadra Fiore, un centro di spionaggio parallelo e illegale che, dicono gli inquirenti, operava per costruire dossier su commissione, accedendo illegalmente “a banche dati protette da misure di sicurezza, realizzando riprese video e audio di conversazioni e incontri privati destinate a essere successivamente diffuse, intercettazioni di comunicazioni e/o conversazioni, specie di natura telematica (email, chat WhatsApp)”.
Tiriamo le fila, quindi.
C’è un uomo potentissimo dei servizi segreti, molto vicino alla premier e al governo.
Ci sono delle misteriose dimissioni
E pare ci sia, o ci sia stata, una centrale di spionaggio illegale, di cui faceva parte anche questo potentissimo uomo dei servizi segreti, molto vicino alla premier e al governo.
E in attesa che la procura di Roma faccia chiarezza su questa vicenda, ci sono almeno tre domande, da aggiungere alla lista, per chi comanda i servizi segreti italiani, cioè la premier Giorgia Meloni e il sottosegretario Alfredo Mantovano.
Hanno mai avuto sospetti che Giuseppe Del Deo, a loro così vicino, potesse fare parte o aver agevolato le attività di una rete di spionaggio illegale?
C’entrano qualcosa i loro eventuali sospetti con le improvvise dimissioni di Del Deo?
E se c’erano dei sospetti, sono stati denunciati all’autorità giudiziaria, o si è preferito chiudere la vicenda senza troppo clamore, dimissionando Del Deo?
Ci auguriamo che qualcuno ponga queste domande alla Presidente del Consiglio. E, ovviamente, ci auguriamo che la Presidente del Consiglio o il suo sottosegretario Alfredo Mantovano, per una volta, rispondano.
(da Fanpage)

argomento: Politica | Commenta »

L’INTERVISTA A TUTTO CAMPO DI SILVIA SALIS A “VANITY FAIR ITALIA”: “LA MIA VISIONE SU SANITA’, LAVORO, SICUREZZA E PRESSIONE FISCALE”

Aprile 21st, 2026 Riccardo Fucile

“TRUMP, NETANYAHU, PUTIN, ORBAN: LA GALLERIA DEGLI ORRORI”… “PER SMINUIRE UNA DONNA GUARDANO A COME SI VESTE, SEGNO CHE SONO A CORTO DI ARGOMENTI”… “LO SPORT MI HA INSEGNATO IL RISPETTO DELLE PERSONE, QUANDO UNA DONNA ARRIVA A UN CERTO LIVELLO SI DEVE RICORDARE ANCHE DELLE ALTRE”… “LE TASSE LE DEVONO PAGARE TUTTI, COSI’ TUTTI PAGHEREMMO DI MENO”… “LO STATO DEVE GARANTIRE LA SICUREZZA DEI CITTADINI, NON REGALO IL TEMA AI SOVRANISTI”… “QUANDO GOVERNI DEVI AVERE LA CAPACITA’ DI MEDIARE, USARE IL CERVELLO NON L’ARROGANZA”… “QUANDO DEVI DECIDERE SEI SOLA COME SULLA PEDANA DI ATLETICA, CI SONO ABITUATA. IN POLITICA DECIDI PER IL BENE DI TUTTI”… “SARO’ SEMPRE A FIANCO DI CHI LOTTA PER DIFENDERE IL PROPRIO LAVORO E PER DARE DIGNITA’ A CHI NON CE L’HA, NON MI FERMERANNO”… “IL MOMENTO PIU’ FELICE? QUANDO VEDO MIO FIGLIO”

Da Genova al mondo. Di Silvia Salis oggi parlano tutti. All’estero, il quotidiano inglese The Guardian le dedica un ritratto da icona progressista italiana. Qualche settimana prima, l’agenzia di stampa Bloomberg News l’ha soprannominata «Anti-Meloni». Un concerto di musica techno in piazza Matteotti a Genova l’ha trasformata in un meme, ovvero nella vera consacrazione planetaria di un personaggio politico.
Quarant’anni anni, ex atleta (è stata una pluripremiata martellista) e dirigente sportiva italiana, ha un figlio di due anni e un marito, Fausto Brizzi, che è regista, scrittore e sceneggiatore.
Ecco, partiamo da qui. Dagli attacchi più biechi. La chiamano Barbie. E la attaccano per una foto a piedi nudi prendendosela con il marchio di lusso delle sue scarpe.
«Allora, premesso che non c’è niente di male nel comprarsi, con le proprie risorse, quello che più ci piace, ci tengo a dire che quella è una foto di quattro anni fa scattata nel mio ufficio del Comitato Olimpico e spacciata per recente, realizzata nell’ufficio da sindaca. È la solita storia: per sminuire la persona, soprattutto quando si parla di una donna, non entrano nel merito ma guardano a come si veste e a come appare
Ero abituata a tutto questo e mi sembrava normale quando abbiamo fatto le elezioni amministrative. Infatti mi dicevo: accidenti come sono scarsi, come possono pensare di vincere con questi argomenti? E, sbagliando, immaginavo che su un piano più nazionale la destra usasse altri temi. Invece no, il copione è lo stesso. Ma vi faccio uno spoiler: non funziona. Alle persone non interessa.
Però è arrivato il momento di capire che puoi essere per la giustizia sociale, per i diritti dei lavoratori, per la riduzione delle disuguaglianze sociali e allo stesso tempo non negarti la libertà di spendere per le tue passioni quello che hai guadagnato onestamente. E se il dossieraggio su di me ha prodotto una foto con un paio di scarpe, che dire: per favore, andiamo avanti».
Lei si è scagliata spesso contro l’utilizzo di un linguaggio volgare, basso e populista. In una trasmissione televisiva, con fermezza e senza ideologia, ha difeso Elly Schlein dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza che la definiva una «befana» in un post sui social.
«Entriamo di nuovo nel grande tema di cui parlavo prima. Non si tratta solo di sessismo. Il punto è che se Farfallina35 mi dice che sono una Barbie senza cervello tu pensi: vabbè, i social hanno dato voce a milioni di persone e questo è il risultato.
Ma se le persone che ti attaccano nello stesso modo hanno una responsabilità amministrativa o comunque rappresentano la Repubblica ti aspetti un altro approccio. Se sei un sindaco, un senatore, un deputato non mi offendi perché mi chiami Barbie o befana, mi offendi perché rappresenti la Repubblica, perché hai accettato la responsabilità che richiede quel ruolo.
Com’è stato, dopo il famoso concerto in piazza Matteotti a Genova, risvegliarsi il giorno seguente e trovarsi trasformata in un meme planetario?
«Incredibile e divertente. Ma, sono sincera, queste cose devono rimanere sullo sfondo. Come per lo scatto delle scarpe, non mi sono scomodata a fare smentite o commenti perché un sindaco che rappresenta un’istituzione ha solo da perderci a infilarsi in questa melma dove tutto è il contrario di tutto e dove i toni sono da tifoseria.
Ci vuole distacco. E poi, sa, anche di fronte agli attacchi personali più strumentali, vedo anche persone che non mi conoscono e che chiedono di guardare ai contenuti, non all’aspetto fisico, alle apparenze, alla vita privata. Io, poi, non attaccherei mai un’altra donna su questi elementi. C’è un partito che ha pubblicato recentemente una mia foto in costume da bagno con mio figlio in braccio senza nemmeno oscurargli il volto. C’è un livello oltre il quale non bisognerebbe andare.
In Italia, si discute molto se lei sia di centro, di centrosinistra, di sinistra. Allora, come dice lei, provo a riportare i fatti del suo operato da sindaca in questi primi dieci mesi. Punto per punto, vorrei un suo commento
«Va bene, sono pronta».
Ha registrato due madri all’anagrafe nonostante i limiti e la propaganda dell’attuale governo.
«Guardi che non è una concessione ma semplicemente qualcosa che una sentenza ha permesso. Non sono stata magnanima, ho permesso un diritto. E poi, questi bambini, queste bambine di coppie omogenitoriali esistono indipendentemente dal fatto che il Comune firmi o no.
La firma del Comune permette di dare le tutele a questi bambini e alle loro famiglie. L’ho sempre detto: sono una madre, sono cattolica, sono sposata, sono eterosessuale ma non credo che il mio sia l’unico modello o che sia migliore degli altri. Il Comune è laico, l’amministrazione è laica, il Paese è laico. E lo dico da cattolica».
Altro suo operato: l’obbligo al salario minimo.
«Ma è evidente: gli effetti positivi del salario minimo sono lampanti in Paesi come la Spagna dove è stato applicato. E, sinceramente, chi può ancora discutere su questo? Con la pressione fiscale che c’è.
Con la realtà di queste nuove generazioni che saranno le prime che pur lavorando non potranno permettersi una casa. In quest’ottica, ovviamente, il Comune può fare una piccola parte, perché il tema è nazionale. Però l’abbiamo fatta: in tutti gli appalti abbiamo garantito un obbligo a un salario minimo».
Si è espressa apertamente sulla Palestina e sul genocidio a Gaza.
«E ho fatto bene, visto che anche chi non l’ha fatto si è dovuto rimangiare le parole dette. Ma come fare a restare indifferenti? Il sindaco deve esprimere l’identità della sua comunità
Ed è un’idiozia pensare che la tua posizione di sindaco o di città non cambi le cose. Genova, poi, è un simbolo, uno dei più grandi porti del Mediterraneo, la sua posizione è rilevante. Pensi anche a tutta la vertenza Ilva sul mondo del lavoro».
A proposito. Lei è scesa in piazza a fianco degli operai dell’ex Ilva
«Perché mi riconosco nelle loro lotte. Sono le stesse che hanno fatto i miei genitori quando prendevano il treno e andavano a Roma per gli scioperi generali. Quel senso collettivo si è un po’ perso. E, comunque, una città in cui diminuiscono i posti di lavoro qualificati è una città che si sgretola».
Lei ha anche sostenuto la partenza della Flotilla.
«Anche in quel caso: è l’identità culturale di Genova. Un’identità che non è legata ai partiti politici. Quella sera, poi, nelle strade della città c’erano decine di migliaia di persone. Devi tenerne conto. Le ricordo che al recente Referendum il No è stato votato al 64%, il Sì al 36. È tanto. È importante tenere conto della città e del Paese che ti circondano».
Si è battuta anche per l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, altro argomento spinoso per l’attuale governo.
«Guardi, mi spiace che l’altra parte politica si stracci le vesti per cose che andrebbero fatte senza nemmeno troppo clamore.
Siamo, infatti, nelle mani di potenti che, nel bene o nel male, stanno sconvolgendo l’ordine mondiale. Inizio dal più controverso, Donald Trump.
«Trump sembra una puntata della serie tv distopica Black Mirror. Credo che nessuno di noi potesse contemplare nella sua vita di vedere un presidente degli Stati Uniti di questo genere».
Benjamin Netanyahu.
«Lo metto insieme a Trump ma a un livello più basso. Perché è anche più cattivo».
Vladimir Putin.
«Ma questa è la galleria degli orrori. Sono il male assoluto. Ci manca solo Orbán nella lista».
Cambiamo registro, allora. Sergio Mattarella.
«Il presidente Mattarella è il baluardo della rispettabilità della nostra Repubblica».
Giorgia Meloni
«È una politica determinata con posizioni molto distanti da me. Ma resta una donna che ha fatto un grande percorso politico».
Matteo Renzi.
«Da presidente del Consiglio ha caratterizzato una stagione di grande cambiamento. È stato un presidente giovane e progressista, poi, come lui stesso dice, non ha saputo interpretare le risposte che gli arrivavano dal Paese. Non che sia semplice, per carità».
Succede una cosa molto strana in molte donne che arrivano nei ruoli più importanti della politica. Penso alla premier giapponese, alle donne dell’amministrazione Trump, ma anche a Marine Le Pen in Francia e ad Alice Weidel in Germania. Tutte figure potenti che però sembrano comportarsi come, se non peggio, degli uomini conservatori che le hanno precedute…
«È un cortocircuito culturale. Perché la presenza di una donna in una posizione apicale silenzia il tema dei diritti dell’emancipazione femminile. Il grande pericolo è scambiare questa copertina con un Paese che va bene. Ma quando una donna arriva al potere si deve ricordare di tutte le altre. Perché il tema dei diritti delle donne, del femminismo non è di sinistra o di destra. È di tutti e di tutte. Io resto basita quando incontro una donna che mi dice “io non sono femminista”. Ma in che senso? Dire femminismo non è come dire maschilismo. Il femminismo non nega nessun diritto ma vuole dare alle donne le stesse opportunità che hanno gli uomini. Parliamo, poi, delle quote rosa. Come si fa a dire: sono contro le quote rosa? Ha presente quelle frasette che ti dicono certi uomini: “Le donne brave le cose se le devono guadagnare, non dobbiamo regalargliele”.
È una bufala gigantesca: se così fosse, dato che ci sono così poche donne in politica, nelle partecipate, nel mondo imprenditoriale, allora vuol dire che di donne brave ce ne sono davvero poche. La verità è un’altra: senza rappresentanza, senza quote destinate alle dirigenti sportive, per esempio, io difficilmente avrei avuto un ruolo nel Coni. Le quote rosa alimentano un ciclo positivo.
E non è solo un tema culturale ma soprattutto economico. In Italia abbiamo una differenza salariale tra le più alte d’Europa. E se da donna guadagni meno, chi lascia il lavoro quando hai un figlio? Tu. E quindi ti esponi a una minore libertà, a
violenza domestica ed economica. E quando sarai in età avanzata rischierai la povertà, perché se rimarrai sola avrai una pensione che non ti permetterà di mantenerti».
Qual è la lezione più importante che ha imparato dallo sport?
«Che devi rispettare i tuoi avversari. Perché i tuoi avversari ti qualificano. Perché se non li rispetti e loro vincono, allora tu vali ancora di meno. Questo è un elemento che in politica mi manca molto. Nell’atletica c’è meritocrazia. Nello sport c’è solo il merito. Fai un metro in più? Sei più bravo di me. E non ti possono attaccare dicendo che sei una Barbie».
Che mi dice di suo marito, il regista Fausto Brizzi?
«Anche se vive e lavora a Roma, quindi lontano, è il mio grande supporto. La gestione della nostra famiglia non è certo facile. Però sono fortunata perché ho una madre e una nonna che mi aiutano nella gestione di mio figlio. Mi fanno sentire serena. E non provo sensi di colpa anche se lo vedo poco perché so che sto lavorando per la nostra famiglia e per la nostra città. È chiaro che mi manca. E, ripeto, sono fortunata perché quel senso di nostalgia per lui è attenuato dal fatto di saperlo con mia mamma e mia nonna».
Si sente mai sola nel suo ruolo di sindaca?
«In questo mi ha aiutata lo sport. Hai una grande squadra ma sul campo sei da sola. Nella politica, la decisione finale è la mia ma ho intorno una squadra davvero buona. Una squadra che ti sa sorreggere, proteggere e supportare. Bisogna circondarsi di persone che lavorano per il tuo bene».
È mai stata tradita da qualcuno della sua squadra?
«No».
A una cena, a Milano, ha dichiarato che il suo programma politico si articola in quattro temi: sicurezza, sanità, lavoro, pressione fiscale. Iniziamo dal primo: la sicurezza.
«Il governo attuale dice sempre che va tutto bene, poi si scaglia contro i sindaci per la sicurezza nelle città perché queste sono per la maggior parte governate dal centrosinistra Ma la sicurezza nelle città dipende per il 20% dall’amministrazione cittadina e per l’80% dal governo. Ora, per un governo la Finanziaria è ildocumento più politico che ci sia. E gli investimenti nelle forze dell’ordine sono diminuiti invece di essere rafforzati. La polizia locale, poi, è sottodimensionata e sottopagata rispetto alle altre forze dell’ordine. Ci vogliono più risorse e meno propaganda».
Mi parli della sanità.
«Milioni di persone in Italia hanno rinunciato a curarsi. E stanno per aprire i primi centri privati convenzionati per la chemioterapia e le cure oncologiche. È un grande muro che cade: aprire la linea privata per un certo tipo di patologie gravissime. Io non ho nulla in contrario alla sanità privata, anzi. Però quella pubblica deve funzionare. Deve garantire la salute ai cittadini. Altrimenti lo Stato non sta svolgendo il suo compito».
Il lavoro è il suo terzo punto.
«Sul tema del lavoro si fa una propaganda di numeri. Ma i numeri vanno studiati bene. Che tipo di lavoro è aumentato? Ma che lavoro è quello che non ti permette di pagare nemmeno l’affitto? Bisogna parlare della qualità del lavoro e del salario minimo».
Pressione fiscale: siamo al 43,17%, mai così alta dal 2014.
«Era la propaganda della destra: il centrosinistra vuole più tasse. Invece…».
Invece?
«Questa destra ha portato una pressione fiscale che non è mai stata così alta. Il problema, poi, è l’evasione fiscale. Se lo ricorda quando all’inizio della legislatura questo governo diceva: ma chi è che non ha cinquemila euro in contanti in casa? Sono stati smentiti dai fatti e anche dalla Banca centrale europea. Bisogna scardinare il concetto del furbetto che non paga le tasse. Le tasse vanno pagate perché se le pagassimo tutti ne pagheremmo di meno e la sanità, la sicurezza, il lavoro e la pressione fiscale si risolverebbero. E poi, possiamo parlare di Confindustria?».
Prego, mi dica.
«Se un governo di destra si trova a registrare il malumore di Confindustria, allora ha proprio fallito su tutto. Non voglio poi pensare al costo dell’energia. Ma ha visto che cosa è successo in Spagna? Lì l’energia costa molto, molto meno. Perché hanno investito per tempo sulle rinnovabili dando una svolta che in Italia non è avvenuta.
Oggi, con la congiuntura sfavorevole della guerra in atto, saranno i cittadini, le aziende e le imprese italiane a pagare il prezzo delle scelte di questo governo».
Torno a parlarle della sua vita e della sua carriera. Qual è stato il momento più buio? E quello più felice?
«Il momento più buio è stato tre giorni prima della campagna elettorale, quando mio padre è morto improvvisamente per un’emorragia cerebrale fulminante. Di colpo, mi sono ritrovata con un figlio, un marito lontano e la complessità di organizzare una famiglia e un nuovo impegno politico. Non ho ancora superato quel lutto, è una ferita rimasta aperta».
Il più felice?
«Ce ne sono tanti, sono una persona fortunata. Forse il momento più felice è stato la nascita di mio figlio Eugenio. Però, più che un momento, direi Eugenio. Lui è il momento più felice ogni volta che lo vedo».
Lei ha detto che quando si arriva a un ruolo di potere tutto cambia. E che devi essere pronto a fare compromessi.
«È così. Fa parte della responsabilità del ruolo che hai. Non sempre potrai fare quello che vuoi, dovrai trovare continue mediazioni, dovrai mediare tra forze politiche nell’interesse della città. È un equilibrio difficile da trovare. E penso a quello che mi dicevano in tanti: una volta che hai fatto il sindaco, sei pronto a tutto».
C’è un limite che bisogna darsi al cambiamento di idee quando si arriva al potere? Penso alle mille giravolte di Giorgia Meloni, cambi di rotta, opinioni e promesse che le stanno costando molto in fatto di credibilità…
«Be’, un limite ci vuole. Diciamo che l’elettorato di centrodestra non vede nella coerenza il suo valore indistinguibile. A una leader di centrosinistra, per esempio, l’elettorato non perdonerebbe mai le giravolte della nostra presidente del Consiglio».
(da VanityFair)

argomento: Politica | Commenta »

MARINA D’ASSALTO! DOPO AVER COMMISSARIATO TAJANI, MARINA BERLUSCONI, REGISTA DEL NUOVO CORSO ANTI-MELONI DI FORZA ITALIA, TIENE APERTO IL CONTATTO (MEDIATO DA LETTA) CON MATTARELLA E DA’ ORDINE DI FRENARE SULLA LEGGE ELETTORALE RIBADENDO IL NO AL PREMIO DI MAGGIORANZA (CHE TOGLIEREBBE 10-15 PARLAMENTARI A FI)

Aprile 21st, 2026 Riccardo Fucile

LA CAVALIERA INSISTE NEL CHIEDERE LA FINE DELLA “SUBALTERNITÀ” A FDI E AI SOVRANISTI: PUNTA A UN PAREGGIO ALLE ELEZIONI, POSSIBILE CON LA LEGGE IN VIGORE, CHE PORTEREBBE ALLA FORMAZIONE DI UN GOVERNO DI LARGHE INTESE CON IL PD – IN BALLO ANCHE LA SCELTA DEL PROSSIMO CAPO DELLO STATO “PER EVITARE IL RISCHIO DI LA RUSSA O MELONI AL COLLE”

Marina Berlusconi ha dato ordine di frenare sulla legge elettorale. La presidente di Fininvest ci sta prendendo gusto con la politica. E, in nome del padre Silvio, ha deciso che a questo punto è meglio esercitare in prima persona la regia sul partito fondato dal papà, nella logica della continuità aziendale. Forza del brand, delle fidejussioni poste a garanzia dei debiti e del fascino della dinastia.
Lei non si stanca di ripetere di non avere alcuna intenzione di scendere in politica, è convinta che quella scelta sia stata l’origine delle disgrazie giudiziarie del papà, e si è sempre mostrata perplessa anche all’idea che il fratello Pier Silvio, per una sorta di attrazione fatale, ne possa ripercorrere le orme
Ma è indubbio, ed è sotto gli occhi di tutti, nel partito, tra i parlamentari di maggioranza e di opposizione, e a Palazzo Chigi, che rispetto a un anno fa l’atteggiamento sia cambiato.
Ne sa qualcosa il segretario di FI Antonio Tajani, convocato negli studi Mediaset di Cologno Monzese, per formalizzare quello che nei fatti tutti gli azzurri considerano il commissariamento definitivo. Sostituiti per ordini superiori i due capigruppo di Senato e Camera, Maurizio Gasparri e Paolo Barelli, legati al leader, le prossime mosse di Marina Berlusconi puntano direttamente ai rapporti di forza con gli alleati. A partire da Giorgia Meloni.
Sono fonti di Forza Italia e del Pd a rivelarlo. E la cosa non deve stupire, perché i due partiti si ritrovano in una quasi perfetta convergenza di interessi. Il terreno di confronto è la legge elettorale, in vista del voto del 2027. Piccolo ripasso: la formula ideata da Fratelli d’Italia e incardinata alla Camera – battezzata Stabilicum dalla maggioranza e Melonellum dall’opposizione– prevede uno schema proporzionale con premio di maggioranza.
Nel 2022 la destra stravinse in questi ultimi perché il centrosinistra andò diviso. Ora Meloni invece è certa che il campo largo si compatterà e potrebbe prevalere su tutti i collegi del sud. Motivo per il quale vuole cancellarli, creando un problema non piccolo agli alleati, a partire dalla Lega, più forte al Nord.
A Marina Berlusconi hanno presentato un calcolo semplice: con la nuova legge elettorale, mantenendo su per giù i risultati elettorali dell’ultima volta, gli azzurri perderebbero da 10 a 15 parlamentari tra Senato e Camera, i leghisti anche una trentina. A tutto vantaggio di FdI. È un ragionamento di cui è a conoscenza Tajani e non è inverosimile immaginare che ne abbiano parlato durante il confronto a Cologno.
Di certo, il convitato di pietra è stato Meloni. Tra le due il rapporto viene descritto così: formale cortesia e sostanziale mancanza di fiducia. La presidente del Consiglio è molto sospettosa, lo confermano anche da FdI, e vede quanto la voglia di politica stia crescendo nel cuore della presidente Fininvest. Meloni ha difeso Tajani per quanto ha potuto e il patto con Berlusconi, non è chiaro se sia solo tacito, è di lasciarlo a capo del partito. Per il momento.
Per questo, Marina – raccontano da FI – sta giocando su due scenari. Anche su quello di un pareggio sostanziale, possibile con la legge attualmente in vigore, che porterebbe a rimescolare in Parlamento le alleanze e alla formazione eventuale di un governo di larghe intese. Ecco spiegato l’interessamento del Pd, di chi al suo interno consiglia alla segretaria Elly Schlein di non cedere alla tentazione delle nuove regole del voto.
Il premio assicurerebbe un “all-in”, una maggioranza schiacciante a chi vince, che è l’amo con il quale i meloniani sono convinti di tenere agganciati i dem. Il che renderebbe irrilevante Forza Italia. In un caso, se dovesse vincere il campo largo, o nell’altro, con il bis della destra ma un quinto di seggi in meno per gli azzurri.
È vero che con l’attuale legge elettorale resterebbe un vincolo di coalizione, ma questo evaporerebbe dopo il voto. Tra gli azzurri si fa memoria di cosa fece Silvio Berlusconi nel 2013. Salì al Quirinale, per le consultazioni, con gli alleati di centrodestra, e poi approdò a un governo con il Pd guidato da Enrico Letta. La primogenita, assicurano, ha in mente questo precedente. L’alternativa – con esito simile – è una leva ancora più proporzionale. Il punto di caduta proposto dal fronte riformista del Pd è il Provincellum.
Prevede i collegi – come vuole la Lega – e l’indicazione di un candidato per partito. Senza coalizione e con eletti maggiormente vicini al territorio, per convincere chi spinge per le preferenze (Meloni). Ognuno correrebbe per sé. Il Pd non avrebbe bisogno di stringere pre-accordi con il leader del M5S Giuseppe Conte. E FI e Lega non dovrebbero scendere a patti con FdI.
Chiunque abbia un ruolo in questa partita, che entrerà nel vivo nelle prossime settimane, sa che la posta in gioco è anche e soprattutto un’altra: il prossimo presidente della Repubblica. Il Parlamento lo sceglierà tra tre anni, ed è per questo che l’attenzione è concentrata sul primo biennio della prossima legislatura, dal 2027-2029, e che si immaginano alchimie di maggioranze ad hoc.
«Per evitare il rischio di Ignazio La Russa al Quirinale» concordano forzisti e dem, «o di Meloni». Le stesse fonti azzurre raccontano di un ottimo rapporto e di un canale di comunicazione aperto tra Marina e il presidente della Repubblica Sergio
Mattarella, mediato anche da Gianni Letta, l’uomo che cura le relazioni romane dei Berlusconi, e da Ugo Zampetti, segretario generale del Colle.
I contatti sono rimasti da quando Mattarella ha nominato l’imprenditrice Cavaliere del Lavoro, stesso titolo ricevuto dal padre nel 1977. Marina lo stima e ha confidato che l’Italia meriterebbe di avere, per il futuro, ancora un presidente così.
(da La Stampa)

argomento: Politica | Commenta »

“IDIOTA PATENTATA, UNA CATTIVA DONNACCIA, VERGOGNA DELLA RAZZA UMANA, HA TRADITO TRUMP”: RAFFICA DI INSULTI SULLA TV RUSSA A GIORGIA MELONI

Aprile 21st, 2026 Riccardo Fucile

VLADIMIR SOLOVYEV, IL CONDUTTORE FEDELISSIMO DI PUTIN, ATTACCA LA PREMIER ITALIANA CON EPITETI VIOLENTI … LA SOLIDARIETA’ ALLA MELONI DELLE OPPOSIZIONI, DA SCHLEIN A CONTE, DA RENZI A CALENDA

Rischia di provocare un nuovo caso diplomatico tra Russia e Italia l’ultima uscita di Vladimir Solovyev, tra i principali volti della propaganda televisiva di Mosca. Nel corso del programma Polnyj Kontakt (Full Contact), il conduttore vicino a Vladimir Putin ha attaccato duramente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, definendola «fascista, idiota patentata, una cattiva donnuccia» e apostrofandola come “P****Meloni“. «Una vergogna della razza umana. Il tradimento è il suo secondo nome: ha tradito Trump al quale precedentemente aveva giurato fedeltà», ha concluso. A quanto si apprende, la Farnesina convocherà l’ambasciatore russo a Roma.
Le relazioni (già tese) tra Roma e Mosca
Le relazioni tra Mosca e Roma sono già da tempo tese, soprattutto per il sostegno italiano all’Ucraina. Una posizione ribadita anche di recente durante la visita del presidente Volodymyr Zelensky, accolto sia a Palazzo Chigi sia al Quirinale. In quell’occasione, i due Paesi hanno anche siglato un accordo per la produzione congiunta di droni.
Gli attacchi all’Italia
Non si tratta di un episodio isolato. Negli ultimi anni, esponenti russi hanno più volte preso di mira le istituzioni italiane con toni duri. In particolare, la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha attaccato in diverse occasioni il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Dopo il duro attacco di Vladimir Solovyev sulla televisione russa contro la premier Giorgia Meloni, arivano le reazioni del mondo della politica. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha scritto su X di aver «fatto convocare al Ministero degli Esteri l’ambasciatore russo Paramonov per esprimere formali proteste dopo le gravissime e offensive dichiarazioni» del conduttore russo nei confronti della presidente del Consiglio, «alla quale – conclude il ministro – va tutta la mia solidarietà e vicinanza».
Anche dall’opposizione arrivano parole di solidarietà alla premier. La segretaria del Pd Elly Schlein parla di «accuse sessiste inaccettabili» e sottolinea come, secondo la dem, «chi insulta rappresentanti delle istituzioni italiane offenda l’intero Paese». Anche il leader del M5S Giuseppe Conte esprime vicinanza a Meloni, definendo le offese personali rivolte alla presidente del Consiglio «volgari e inqualificabili».
Il senatore dem Filippo Sensi condanna a sua volta le aggressioni verbali, criticando anche il fatto che il personaggio in questione trovi spazio in alcune trasmissioni televisive italiane, giudicando la cosa imbarazzante.
Solidarietà alla premier anche da Matteo Renzi «per gli attacchi ricevuti da parte di una tv russa». Carlo Calenda attacca il conduttore russo, auspicando che non venga più invitato in televisione in nome del pluralismo. «Questo delinquente, complice di un dittatore assassino (Putin, ndr) pronuncia frasi irripetibili contro la presidente del Consiglio a cui va la nostra solidarietà», si legge nel post su X.
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

SULL’IRAN TRUMP E’ IN UN CUL DE SAC: TEME DI FALLIRE COME JIMMY CARTER. IL “WALL STREET JOURNAL” METTE IN LUCE I DUBBI SULLE CAPACITA’ DI GESTIRE LA CRISI DA PARTE DEL “NERONE DELLA CASA BIANCA”

Aprile 21st, 2026 Riccardo Fucile

LA BASE “MAGA” E’ IN SUBBUGLIO: HA ELETTO IL TYCOON PER NON DOVER PIU’ FARE GUERRE IN GIRO PER IL MONDO E SI RITROVA CON UN CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE I CUI EFFETTI PESANO SUL PORTAFOGLI

Quando gli iraniani erano riusciti ad abbattere un caccia americano, Donald Trump aveva ordinato ai militari di andare subito a soccorrere il pilota disperso.
«I consiglieri avevano tenuto il presidente fuori dalla stanza dove ricevevano gli aggiornamenti sull’operazione minuto per minuto, perché credevano che la sua impazienza non sarebbe stata d’aiuto».
Così ha scritto il Wall Street Journal, in un retroscena sui giorni più complicati della guerra, intitolato “Behind Trump’s Public Bravado on the War, He Grapples With His Own Fears”. Dunque dietro alla spavalderia che il capo della Casa Bianca mette in mostra ogni giorno nella sfida contro gli ayatollah, ci sarebbero invece le sue paure.
Prima fra tutte quella di non uscire dal conflitto con qualcosa che possa rivendicare come una vittoria, aprendo invece la porta ad una sconfitta elettorale nelle midterm di novembre, che agita i suoi consiglieri più stretti.
La ricostruzione del quotidiano finanziario di Manhattan rivela il lato meno pubblico e quindi meno noto del presidente, alimentando i timori sulla sua capacità di gestire la crisi. La sera del Venerdì Santo, saputo dell’aereo abbattuto, «aveva urlato per ore ai suoi aiutanti».
Si era lamentato degli europei che non lo aiutavano, il prezzo della benzina salito in media sopra i 4 dollari al gallone, e il timore di ripetere il fallimento di Jimmy Carter durante la crisi degli ostaggi del 1979, all’inizio della rivoluzione khomeinista: «Che casino!».
Quando sabato il disperso era stato salvato, Trump era andato a letto dopo le due del mattino, ma sei ore dopo era riapparso sui social, col famoso messaggio in cui sollecitata i «pazzi bastardi» iraniani a riaprire il «fottuto Stretto, altrimenti vivrete nell’inferno».
Di pugno suo ci aveva aggiunto una preghiera ad Allah, «per sembrare il più instabile e offensivo possibile, nella convinzione che ciò avrebbe portato gli avversari al tavolo della trattativa».
Quindi aveva chiesto ai suoi collaboratori: «Come sta funzionando?». Non bene.
Perciò martedì aveva fatto seguire il messaggio in cui minacciava di far morire in una sola notte «un’intera civiltà», se la Repubblica islamica non avesse accettato la pace nei suoi termini.
Nemmeno 90 minuti dopo aveva annunciato il precario cessate il fuoco che sarà in gioco durante i negoziati di Islamabad, se si terranno come lui spera e porteranno all’intesa che pretende.
La singolarità di Trump non è nuova e non sorprende, ma in questo caso va oltre gli aspetti caratteriali. Dietro a questa instabilità, infatti, c’è stavolta la paura di fallire. Il rischio che la guerra si risolva in un disastro come quello patito da Carter nel 1979, e quindi la necessità di risolverla in fretta, prima che diventi il marchio della sua presidenza.
La base Maga lo aveva eletto anche per la promessa di mettere fine ai conflitti eterni, soprattutto in Medio Oriente, e quindi non è mai stata convinta della “escursione” iraniana. Ora però gli effetti iniziano a sentirli nelle proprie tasche tutti gli americani, e quando questo accade in genere se ne ricordano alle urne. Non a caso la “signora di ghiaccio” Susie Wiles, potente capo di gabinetto alla Casa Bianca, da giorni sta tenendo riunioni di emergenza con collaboratori, operativi e sostenitori del Gop, per evitare il collasso alle midterm.
Finora la narrativa prevalente dava per persa la Camera, ma secondo il New York Times ora anche il Senato potrebbe finire in gioco. Non è facile, perché per conquistarlo i democratici dovrebbero conservare tutti i loro 13 seggi in palio, inclusi quelli di Michigan e Georgia più traballanti, e rubarne almeno quattro ai repubblicani, dove il Maine sembra a portata di mano, ma North Carolina, Ohio e Alaska restano lontani. Eppure dietro le quinte se ne parla, per il terrore dei sostenitori di Trump
Perdere anche solo la Camera avrebbe un triplice effetto devastante: renderebbe Donald un’anatra zoppa, cancellando le ambizioni di un terzo mandato; paralizzerebbe la sua agenda legislativa, lasciandogli solo i decreti; consentirebbe ai democratici di lanciare inchieste sull’amministrazione a tutto spiano, che anche senza il terzo impeachment la deraglierebbero.
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI “DIOSCURI”, BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: LA MINORANZA INTERNA E LA STESSA MARINA BERLUSCONI VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES

Aprile 21st, 2026 Riccardo Fucile

AL SUO POSTO LETIZIA MORATTI O MASSIMILIANO SALINI… E TAJANI? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI. L’EX MONARCHICO CIOCIARO SI SBATTE PER UN POSTO PER LA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI

La presa di Tajani su Forza Italia si è notevolmente affievolita dopo il siluramento, voluto da Marina Berlusconi, dei suoi dioscuri Paolo Barelli e Maurizio Gasparri.
Tra liti sui congressi, lotte dai lunghi coltelli tra i pasdaran dell’attuale segretario e i fedelissimi della famiglia Berlusconi, il partito è in ebollizione al punto che la minoranza interna e la stessa Cavaliera vogliono rimuovere Fulvio Martusciello dal ruolo di capogruppo di Forza Italia a Bruxelles.
Per prendere il suo posto, ci sarebbe una corsa a due tra “Mestizia” Moratti e Massimiliano Salini, molto vicino a Marina. E quel merluzzone di Tajani? Resta in trincea bloccando la nomina di Federico Freni alla Consob per forzare il governo a trovare una sistemazione al suo consuocero Paolo Barelli.
Sulla strada per portare il sottosegretario leghista alla presidenza della Consob si mettono di traverso anche le tre autorità Ue che vigilano su banche, finanza ed assicurazioni, senza contare l’inchiesta della procura di Milano sul “concerto” nella scalata a Mediobanca-Generali.
L’ex monarchico ciociaro, inoltre, si sta sbattendo molto anche per trovare un posto alla sua fedelissima Chiara Tenerini
(da Dagoreport)

argomento: Politica | Commenta »

FILIPPO MOSTICONE, GIOVANE MILITANTE DI FDI A SORA, QUERELA MASSIMILIANO BRUNI, DIRIGENTE PROVICIALE MELONIANO E ASSISTENTE LOCALE DELL’EURODEPUTATO NICOLA PROCACCINI: “MI HA COLPITO CON UNO SCHIAFFO”

Aprile 21st, 2026 Riccardo Fucile

L’AGGRESSIONE SAREBBE AVVENUTA DURANTE IL CONGRESSO DEI GIOVANI DI FDI…LA VERSIONE DEI FATTI È AL VAGLIO DEI CARABINIERI DI SORA

Emergono sviluppi sull’episodio avvenuto nella serata di ieri, 17 aprile, all’esterno dell’Hotel Memmina di Frosinone, durante il congresso provinciale di Gioventù Nazionale, movimento giovanile di Fratelli d’Italia. Dopo quanto emerso nelle prime ore, questa mattina è stata formalmente presentata una querela da parte di Filippo Mosticone, coordinatore cittadino del partito a Sora.
Nel documento depositato presso il Comando dei Carabinieri di Sora, Mosticone ricostruisce quanto accaduto indicando come autore della presunta aggressione Massimiliano Bruni, dirigente provinciale del partito. Secondo la denuncia, il confronto sarebbe nato per motivi legati a dinamiche interne e comunicazioni politiche, degenerando poi in un contatto fisico avvenuto in luogo pubblico e alla presenza di numerosi testimoni.
Sempre nella querela, viene descritto un episodio caratterizzato – secondo la versione di Mosticone – da un approccio ritenuto minaccioso, seguito da una colluttazione e da uno schiaffo al volto.
“Mi afferrava con entrambe le mani per il collo e mi spingeva con forza verso la carreggiata stradale, percorsa in quel frangente da numerose autovetture procedenti a velocità elevata, esponendomi concretamente al rischio di essere investito da un
veicolo in transito. Continuando a stringermi il collo con la mano sinistra, il Bruni mi colpiva con un forte schiaffo al volto con la mano destra”. Si legge nella querela.
L’intervento di alcune persone presenti avrebbe interrotto la situazione, evitando ulteriori conseguenze.
Il documento fa inoltre riferimento ad altri episodi precedenti che, secondo Mosticone, delineerebbero una condotta reiterata, pur specificando che tali circostanze non erano state all’epoca formalmente denunciate per non arrecare danno all’immagine del partito. Ma stavolta il giovane Mosticone, classe 2001, ha deciso di mettere tutto nero su bianco.
Sulla vicenda sono ora chiamate a fare chiarezza le autorità competenti, i carabinieri della Compagnia di Sora dovranno verificare i fatti, ascoltare i testimoni, alcuni dei quali già citati da Mosticone nella sua querela, e accertare eventuali responsabilità. Al momento, si tratta di accuse contenute in un atto di parte e, come tali, tutte da verificare nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.
Bruni, dal canto suo, avrà tutto il diritto di fornire la sua versione dei fatti. Contattato dalla nostra redazione, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, lasciando tuttavia trapelare che la sua posizione sull’accaduto è diametralmente opposta e che si riserverà di poter fare una contro denuncia. “È la seconda volta che questa persona mi istiga in pubblico. Si è avvicinato affrontandomi faccia a faccia ed io con la mano l’ho solo allontanato”, ha commentato.
Saranno le indagini a chiarire quanto avvenuto ieri sera davanti all’hotel Memmina durante il Congresso dei Giovani del partito della Meloni. Congresso al quale hanno partecipato i dirigenti provinciali di Fratelli d’Italia.
Il Presidente provinciale di FdI, Massimo Ruspandini, dopo aver precisato che sarà la magistratura a dover accertare i fatti, ha commentato: “Qualora fosse accertato quanto denunciato, la mia condanna è totale. Ripudiamo ogni episodio di violenza”.
La dichiarazione di Mosticone
“Mai avrei immaginato di ritrovarmi di nuovo a commentare una violenza che stavolta fa molto più male: colpirmi al congresso di Gioventù Nazionale, non vuol
dire tirare uno schiaffo al mio volto, ma al movimento in cui sono entrato a 15 anni e che mi ha cresciuto insegnandomi i valori del senso di comunità e del rispetto.
Ragazzi che hanno il coraggio di spendersi ogni giorno nei loro paesi portando avanti le nostre battaglie e che non possono vedere un momento sacro profanato dalla violenza di chi, comportandosi in questo modo, e non per la prima volta, ha dato prova di non condividere le condizioni di esistenza nella nostra casa umana prima che politica.
Per fortuna sto bene, grazie soltanto a chi, lì presente, ha allontanato il soggetto che stava continuando a spingermi per strada. Inutile dire che, come nelle altre occasioni, non ho ricevuto scuse.
Ho deciso di denunciare l’accadimento alle autorità competenti, dopo che per due volte in passato ho preferito soprassedere per scongiurare altre ripercussioni nei confronti del nostro partito che, per il suo DNA, non può mai essere rappresentato in nessuna sede, men che meno quelle politico-istituzionali, da chi vede nella ingiustificabile violenza un mezzo per dirimere il sacrosanto dibattito interno.
Andiamo avanti forti e orgogliosi di appartenere a un partito che sa valorizzare i giovani, al fianco del confermato presidente provinciale di GN Armando Conte e del nostro coordinatore provinciale Massimo Ruspandini che da sempre consiglia e investe nei giovanissimi del nostro partito”. – Ha commentato Filippo Mosticone.
(da FrosinoneNews)

argomento: Politica | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.295)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (119)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.583)
    • criminalità (1.402)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.530)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.331)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.077)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (821)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (510)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (542)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.786)
    • governo (5.801)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (39.006)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.684)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Aprile 2026 (457)
    • Marzo 2026 (641)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (503)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (460)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (584)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (204)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Aprile 2026
    L M M G V S D
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    27282930  
    « Mar    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • COMPRARE GAS DALLA RUSSIA NON SALVEREBBE GLI ITALIANI DAL CARO BOLLETTE: LO SPIEGA L’ECONOMISTA TABARELLI
    • SIAMO UN PAESE DI EVASORI, CHE SI REGGE SU POCHI TAR-TASSATI. NEL 2025 11,3 MILIONI DI ITALIANI NON HANNO VERSATO NEANCHE UN EURO DI IRPEF. L’84,6% DELL’IMPOSTA SUL REDDITO È PAGATA DA DIPENDENTI E PENSIONATI. E UN EURO SU TRE DI IRPEF È VERSATO DAL CETO MEDIO, CHE GUADAGNA TRA I 35MILA E I 70MILA EURO
    • SUI MIGRANTI L’EUROPA LANCIA UN SALVAGENTE A GIORGIA.LA CORTE DI GIUSTIZIA UE HA ESPRESSO UN PARERE NON VINCOLANTE SUI CENTRI DI PERMANENZA PER I RIMPATRI APERTI DALL’ITALIA IN ALBANIA: SONO “COMPATIBILI” CON LE NORME DELL’UE. MA A CONDIZIONE CHE SIANO “RISPETTATE TUTTE LE GARANZIE PREVISTE. I DIRITTI DEI MIGRANTI DEVONO ESSERE PIENAMENTE TUTELATI”
    • “UN VERTICE DI MAGGIORANZA PER RIPARLARE DI GIUSTIZIA”: LA RICHIESTA DELLA NUOVA FORZA ITALIA, SCHIERATA DOPO LA BOCCIATURA DEL REFERENDUM DA MARINA BERLUSCONI SU POSIZIONI LIBERALI E ANTI-MELONIANE, SCUOTE ALLEATI E NORDIO
    • IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA CHE HA RICEVUTO 600.000 EURO PER IL SUO FILM DAL MINISTERO
    • IL BUSINESS DELLE ARMI TRASFORMA IL PENTAGONO IN UNA HOUSE OF CARDS
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA