Aprile 25th, 2026 Riccardo Fucile
CAMPO LARGO AVANTI DI UN PUNTO, MA VANNACCI E’ AL 4%
Tutti sondaggi politici delle ultime settimane hanno indicato una tendenza chiara: il
centrodestra ha perso terreno, tra le difficoltà interne e quelle internazionali; e il centrosinistra ne ha approfittato, sulla carta. A confermarlo è la nuova rilevazione dell’Osservatorio Delphi, realizzato da Piave e Sigma consulting e pubblicato da Fanpage.it. Fratelli d’Italia e Lega sono in discesa, rispetto all’inizio di marzo, ma è soprattutto Forza Italia che fa registrare un crollo verticale. Nello stesso periodo crescono molto Pd e Movimento 5 stelle, ma anche Italia viva. Il risultato è che ora l’ipotetica coalizione del campo largo sarebbe davanti alla maggioranza.
Fratelli d’Italia è al 27,7%. Si tratta di appena un decimo in meno rispetto al dato di inizio marzo: insomma, tutto sommato i meloniani sembrano aver retto il colpo e mantenuto una certa stabilità nei consensi. Certo, il 30% registrato in altri momenti della legislatura oggi appare decisamente lontano. E non è detto che il prossimo periodo, tra guerra e difficoltà economiche, porti un miglioramento.
La Lega è al 7,4%. Anche il Carroccio, incassato il colpo dell’addio di Roberto Vannacci (di cui si parlerà dopo), ha continuato a rimanere sullo stesso livello di voti. Certo, basta ricordare quanto il risultato delle elezioni del 2022 (l’8,8%) fu vissuto come una sconfitta per capire che i leghisti non possono certo essere soddisfatti. Hanno smesso di perdere consensi, ma per adesso non c’è aria di rimonta.
Forza Italia crolla all’8,4%. Dopo un periodo di crescita lenta ma piuttosto costante, i forzisti guidati da Antonio Tajani hanno vissuto un mese e mezzo di sbandamento nei sondaggi politici. Il referendum sulla giustizia era soprattutto una battaglia del partito fondato da Silvio Berlusconi, d’altra parte. E nell’ultimo periodo, con la guerra in Iran, sono diventate anche più frequenti le uscite discutibili del ministro degli Esteri Tajani. Senza parlare del ‘rinnovamento’ spinto dalla famiglia Berlusconi, con la sostituzione di alcuni pezzi grossi nel partito.
Con Noi moderati all’1% (-0,1%) si completa la coalizione. Il centrodestra raccoglie il 44,5% dei voti. È presto per parlare di elezioni, quando manca circa un anno al voto, ma in questo momento il trend non è promettente. La maggioranza dovrà trovare il modo per riprendere slancio negli ultimi mesi di legislatura. Un periodo in cui la campagna elettorale potrebbe ricompattare o – più probabilmente – dividere ancora di più i partiti della coalizione.
Dall’altra parte, va detto, una coalizione ancora non c’è. Il campo largo al momento esiste solo nelle dichiarazioni dei leader e in alcune coalizioni locali, ma a livello
nazionale mancano un programma e una leadership condivise. I risultati dei sondaggi, comunque, per il momento sono soddisfacenti.
Il Partito democratico è al 22%, con un guadagno di ben lo 0,9% rispetto alla rilevazione di inizio marzo. Il periodo è stato decisamente positivi per i democratici di Elly Schlein, che pure si preparano ad affrontare un periodo segnato dal dibattito sulle primarie.
Va bene anche il Movimento 5 stelle, al 13,4% con un +0,5%. Resta stabile invece Alleanza Verdi-Sinistra, al 6,1%. Nel perimetro del campo largo, almeno in teoria, rientrano anche Italia viva di Matteo Renzi (con il 2,5%, in crescita dello 0,3%) e +Europa (all’1,5%, con un calo netto di sei decimi). Queste forze politiche sommate raccolgono il 45,5% dei voti: un punto in più del centrodestr
Ci sono poi i due schieramenti che, pur molto lontani tra loro, condividono il fatto che al momento non fanno parte di alcuna coalizione. Azione di Carlo Calenda è al 2,6%, in discesa di quattro decimi. Futuro nazionale di Roberto Vannacci, invece, sale al 4,1%. È una crescita di appena due decimi nel giro di un mese e mezzo, ma si tratta comunque del passo che fa superare la soglia del 4%. Resta da vedere non solo se il partito si unirà al centrodestra, ma anche se reggerà da qui alle prossime elezioni.
(da Fanpage)
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Aprile 25th, 2026 Riccardo Fucile
“ESISTONO SENSIBILITÀ DIVERSE NEL CENTRODESTRA, MA IN UN PERIMETRO DI PRINCIPI CONDIVISI: CENTRALITÀ DELLA PERSONA, LIBERTÀ E DEMOCRAZIA, INTEGRAZIONE EUROPEA, ECONOMIA SOCIALE DI MERCATO, NUOVI DIRITTI, RESPONSABILITÀ INTERNAZIONALE, A PARTIRE DAL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. SU QUESTI PRINCIPI NON PUÒ ESSERCI COMPROMESSO”… “ L’ALLEANZA CON VANNACCI SAREBBE UN ERRORE FATALE”
Letizia Moratti, si candiderebbe?
«Non penso a una candidatura personale alla segreteria, sono in campo per dare il mio contributo al partito come fatto alle Europee quando abbiamo sfiorato il 10% dei consensi».
Forza Italia e il futuro partito di Vannacci possono stare insieme nella stessa coalizione?
«L’alleanza con Vannacci sarebbe un errore fatale. Le coalizioni si costruiscono su programmi e su valori comuni. Esistono sensibilità diverse nel centrodestra, ma in un perimetro di principi condivisi. Forza Italia non si definisce per esclusione, ma per i valori che incarna. Centralità della persona, libertà e democrazia, integrazione europea, economia sociale di mercato, nuovi diritti, responsabilità internazionale, a partire dal sostegno all’Ucraina. Su questi principi non può esserci compromesso. In politica non funziona la sommatoria dei consensi, piuttosto la scelta dei valori.
Sovranismo e populismo non ci appartengono. Dobbiamo piuttosto lavorare per un allargamento del centro popolare, liberale e riformista, rispondendo ai cittadini in termini di responsabilità ed affidabilità, non con ansie e aggressività. Un cartello elettorale senza anima avrebbe vita breve, faremmo la fine del Campo largo».
Ci sono margini per un dialogo strutturale con altre forze moderate e riformiste?
«Il dialogo con l’area moderata e riformista è fondamentale. È lì che si gioca una parte importante dell’equilibrio politico italiano ed europeo. Forza Italia vuole rafforzare l’europeismo del centrodestra».
Oggi è il 25 Aprile. Cosa farà?
«Sarò impegnata ancora a Roma per le celebrazioni dei 50 anni del Partito popolare europeo. Idealmente però sarò a fianco dei giovani di Forza Italia Lombardia che parteciperanno al corteo di Milano questo pomeriggio. Il 25 Aprile è una giornata fondativa della nostra democrazia. È un momento che deve unire, non dividere, attorno ai valori della libertà e della Costituzione, nel segno del rispetto e della memoria condivisa».
La Russa renderebbe omaggio anche ai caduti della Repubblica di Salò, lei che ha avuto un padre partigiano deportato a Dachau cosa gli risponde?
«Il 25 Aprile celebra la Liberazione dal nazifascismo e la nascita della nostra democrazia, per merito anche della “resistenza bianca” popolare e liberale di cui mio padre Paolo fu componente. Il dolore e le ferite di quel periodo vanno certamente compresi sul piano umano, ma la cornice storica e valoriale resta quella della Resistenza. La memoria deve essere condivisa, ma non può essere confusa o relativizzata».
(da “Corriere della Sera”)
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Aprile 25th, 2026 Riccardo Fucile
UNA PERCENTUALE LONTANISSIMA NON SOLO DALLO STRATOSFERICO 53,6% CHE L’ERARIO TRATTENEVA IN MEDIA SUL SUPERENALOTTO A FINE ANNI ’90, MA PERFINO DAL 19,6% INCASSATO SUI GIOCHI DI TUTTI I TIPI NEL 2006: SI ARRICCHISCONO SOLO I GRANDI GRUPPI…CON PROBLEMI CRESCENTI PER IL SISTEMA SANITARIO CHIAMATO A CURARE UN MILIONE E MEZZO DI LUDOPATICI
Stiamo raschiando il fondo del barile. Questo dicono i dati forniti dal ministero
dell’Economia sull’azzardo nel 2025. Su cento miliardi abbondanti (per l’esattezza 103.291.800.529 euro) puntati on-line dagli italiani quelli finiti nelle casse dello Stato sono poco più di uno e mezzo, pari all’1,45%.
Una percentuale abissalmente lontana non solo dallo stratosferico 53,6% che l’erario tratteneva in media sul SuperEnalotto a fine anni ’90, ma perfino dal 19,6% incassato mediamente sui giochi di tutti i tipi nel 2006.
Vent’anni fa. Quando gli italiani «buttavano» nel «vizio» (parole usate allora da Giorgia Meloni) poco più di 50 miliardi di oggi (meno di un terzo rispetto all’anno scorso: 165 e rotti) consegnandone comunque alle pubbliche casse 9,613. Cioè poco meno di oggi (10,372 miliardi) ma «buttandone» il triplo.
Deriva accentuata nell’ultimo quadriennio. Con una impennata del 21,47% delle somme finite nell’azzardo e un risibile aumento parallelo (+ 1,52%) degli incassi statali. Che per la prima volta nella storia sono inferiori a quelli dei concessionari: 11.509.644.673 euro. Per dar lavoro, dice l’Istat, a 38 mila persone inclusi i part-time: 302.885 a occupato.
Segno che, scartata l’idea che diventino nababbi certi tabaccai di periferia, i «grandi» fan soldi a palate. Con problemi crescenti per il sistema sanitario chiamato a curare un milione e mezzo di «giocatori problematici» (dati Istituto Superiore Sanità 2018, quando veniva giocato il 35% in meno)
(da Corriere della Sera)
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Aprile 25th, 2026 Riccardo Fucile
INTERI QUARTIERI DI MOSCA NON HANNO UNA CONNESSIONE STABILE, MENTRE ZONE PERIFERICHE HANNO REGISTRATO GIORNI INTERI DI SHUTDOWN … LA STRETTA DEL CREMLINO FA INCAZZARE LE IMPRESE RUSSE E PERSINO L’AUTORE PUTINIANO IVAN OKHLOBYSTIN: “È UN TENTATIVO DI TORNARE ALL’URSS”
La macchina del tempo è in piena azione nella Russia di Vladimir Putin, nostalgico del totalitarismo sovietico. Ma di tutti i segnali di un ritorno al passato, il più bizzarro lo ha dato Mikhail Oseevsky, boiardo di Stato e gran capo di Rostelekom, gigante dei servizi digitali e telecomunicazioni: «Tornate alle linee fisse. Come un estintore ce ne dovrebbe essere una in ogni casa», è stato il suo consiglio urbi et orbi di fronte alle continue interruzioni della rete, frutto del giro di vite lanciato dal regime per bloccare l’accesso non filtrato della popolazione a Internet.
Da qualche mese però, il disincanto scanzonato dei russi si è trasformato in collera. E da dicembre lo Zar ha perso ben 11 punti di popolarità, scendendo a un tasso d’approvazione del 67%, il più basso dall’inizio della guerra in Ucraina nel 2022.
Il servizio federale che sorveglia le telecomunicazioni, è infatti ormai entrato a gamba tesa nella vita quotidiana dei russi. […] Si sono di recente moltiplicati, diventando regolari e frequenti, gli improvvisi vuoti di copertura e oscuramenti di WhatsApp, Facebook e Telegram, ufficialmente proibiti ma accessibili grazie a centinaia di migliaia di vpn usate per aggirare il divieto.
A Mosca, in marzo, interi quartieri non avevano una connessione Internet stabile, mentre zone periferiche come Murmansk e la Penisola di Kola hanno registrato giorni interi di shutdown. Perfino i deputati alla Duma si sono trovati in più occasioni privi di Wi-Fi. Ma in un’economia altamente digitalizzata come quella russa, le disfunzioni impattano anche sulle aziende che conducono le loro attività online. All’inizio di aprile, una misteriosa panne ha bloccato tutte le applicazioni e i servizi di decine di banche.
Ce n’era abbastanza da spingere Aleksandr Shokhin, presidente dell’Unione degli industriali, a farsi coraggio e ricordare allo stesso Putin, in un incontro avvenuto il 26 marzo, che il 40% delle imprese russe non può funzionare senza la tecnologia mobile e quindi «occorre una soluzione equilibrata». Ieri, lo Zar per la prima volta ha ammesso l’esistenza del problema dei malfunzionamenti della rete, ribadendo però che «la sicurezza delle persone avrà sempre la priorità»
Sul fondo, la bulimia repressiva contro ogni spazio di libera comunicazione è in pieno swing , tanto più all’avvicinarsi delle elezioni di settembre per la Duma: in febbraio, Putin ha firmato un decreto che dà al Fsb, l’intelligence interna, il potere di spegnere tutte le comunicazioni in qualsiasi momento e a tempo indeterminato.
Secondo Sarkis Darbynian, dell’Associazione di difesa dei diritti digitali (Rks) il Cremlino vuole confinare gli internauti in un ghetto «bonificato» da piattaforme e servizi occidentali e dove esistano solo network o applicazioni russe controllabili dal potere.
Una di questa è Max, messaggeria 100% russa, che non utilizza nessuna crittografia end-to-end, viene installata d’ufficio su tutti i nuovi smartphone in vendita ed è obbligatoria in scuole e servizi sociali. «È un errore enorme», ha detto perfino l’attore Ivan Okhlobystin, considerato vicino a Putin, denunciando «un tentativo di tornare all’Urss», quando tutte le comunicazioni erano controllate dal Kgb
La guerra in Ucraina non ha reso i russi più orgogliosi e fieri, come aveva promesso Putin, ma più poveri, alle prese con inflazione, tagli alla spesa sociale e un clima generale di incertezza. «Ve l’ho detto già molte volte, l’economia sta per crollare, se non prendete misure urgenti, in autunno avremo la stessa situazione del 1917», ha detto alla Duma il leader del partito comunista, Gennady Zyuganov, formalmente all’opposizione, in realtà parte del kabuki putiniano.
(da Il Corriere della Sera)
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Aprile 25th, 2026 Riccardo Fucile
AL VERTICE A CIPRO, E’ EMERSA LA SOLITA SPACCATURE NELL’UE: DA UNA PARTE I PAESI CHE VOGLIONO PIÙ DEBITO E FLESSIBILITÀ, DALL’ALTRA I “FRUGALI” CHE CHIEDONO RIGORE … FAR QUADRARE I CONTI DEL PROSSIMO BILANCIO SARÀ DURA: VANNO FINANZIATI INVESTIMENTI IN DIFESA, COMPETITIVITÀ E IA – A PARTIRE DAL 2028 BISOGNERA’ RESTITUIRE I FONDI DEL NEXT GENERATION EU RACCOLTI DAI MERCATI: SERVONO, IN MEDIA, 24 MILIARDI L’ANNO. E L’ITALIA CHE FARA’: NUOVE TASSE O TAGLI ALLE SPESE?
«Ok Ursula, facciamo così: ti chiamo e ne parliamo». Al termine della due giorni di vertice
europeo a Cipro, Giorgia Meloni si è appiccicata a Ursula von der Leyen nel
percorso tra la sala dell’incontro e il cortile dove i leader si sono messi in posa per la foto di gruppo
La premier non è affatto soddisfatta delle proposte avanzate dalla presidente della Commissione per affrontare la crisi energetica e vuole di più.
Su una questione, però, Von der Leyen è stata ancora una volta netta: «Non ci sono le condizioni per sospendere il Patto di Stabilità» perché servirebbe «un grave deterioramento della situazione economica», ma «fortunatamente non ci troviamo in questa condizione».
Secondo il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, l’impatto della crisi sul Pil europeo sarà «tra lo 0,2 e lo 0,6%» e dunque, allo stato, non c’è una recessione in vista
La premier è subito andata a cercare il padrone di casa, il presidente cipriota Nikos Christodoulides, e si è intrattenuta anche con lui. Von der Leyen e Christodoulides, che guida la presidenza di turno dell’Unione, rappresentano i due mazzieri che hanno il potere di dare le carte nella difficile partita europea per trovare le risposte alla crisi energetica. Meloni ha bisogno di loro perché il confronto nell’isola del Mediterraneo ha permesso di capire che gli altri protagonisti al tavolo di gioco si stanno rivelando più ostici del previsto.
Il presidente cipriota ha annunciato che il suo ministro delle Finanze porterà la questione all’Ecofin, che nel mese di maggio si riunirà due volte, per vedere quali soluzioni proporre. Non solo: a giugno spetterà proprio a Nicosia mettere nero su bianco le cifre della cosiddetta “negobox”, lo schema di partenza per il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea (2028-2035).
La cifra di partenza sono i duemila miliardi proposti dalla Commissione. Un volume «inaccettabile» per il premier olandese Rob Jetten. Ieri mattina il tema ha fatto emergere la più classica delle divisioni interne all’Ue: da una parte i Paesi che vogliono più debito, più fondi comuni e più flessibilità, dall’altra quella i “frugali” che chiedono di tirare la cinghia.
In questa partita, Giorgia Meloni e Friedrich Merz giocano su sponde opposte. La premier ha approfittato dei tempi morti del vertice per colmare le distanze con il cancelliere, con il quale ha avuto un bilaterale giovedì sera al termine della prima sessione di lavoro. «Dobbiamo cercare di venirci incontro» ha detto la premier.
due hanno lasciato il vertice ad Ayia Napa Marina insieme, ma è bastato ascoltare le parole del tedesco all’indomani del faccia a faccia per capire che, nonostante i tentativi di riavvicinamento, Berlino e Roma hanno visioni completamente opposte. Meloni è molto più in sintonia con il rivale politico Pedro Sanchez, che ha chiesto – senza ottenere – di estendere la scadenza per spendere i fondi del Pnrr.
Per Merz gli eurobond «sono fuori discussione» e per finanziare le nuove priorità nel prossimo bilancio dell’Unione c’è una sola soluzione: tagliare le spese. Meloni ha risposto dicendo che i fondi per «coesione e agricoltura sono le nostre linee rosse» perché «è inutile occuparsi di sicurezza se non ci occupiamo prima di sicurezza alimentare».
Resta il fatto che far quadrare i conti del prossimo bilancio Ue non sarà affatto facile
Ci sono nuove priorità da finanziare – Difesa, competitività e intelligenza artificiale – e soprattutto a partire dal 2028 bisogna iniziare a restituire i fondi del Next Generation EU che sono stati raccolti dai mercati: servono, in media, 24 miliardi di euro l’anno. E le soluzioni possibili sono tre: un aumento dei contributi nazionali (ai quali Germania e Paesi Bassi, ma non solo, si oppongono nettamente), l’introduzione di nuove risorse proprie (ossia tasse comuni di cui tutti parlano, ma che sono difficili da far digerire alle proprie opinioni pubbliche) oppure tagli alle spese.
(da La Stampa)
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Aprile 25th, 2026 Riccardo Fucile
SORGI: “CHI CERCAVA DI CAPIRE DOVE VA FORZA ITALIA, IN EBOLLIZIONE DA DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM DEL 22 MARZO E SPINTA A RINNOVARSI DA UNA SERIE DI INTERVENTI DI MARINA BERLUSCONI E SUO FRATELLO PIERSILVIO, HA TROVATO RISPOSTE NELL’INTERVISTA ALL’HUFFINGTON POST DEL SEGRETARIO GIOVANILE LOMBARDO ANDREA NINZOLI, 22 ANNI, CHE HA SPIEGATO LE RAGIONI DELLA PARTECIPAZIONE DEI RAGAZZI DI FI ALLA MANIFESTAZIONE PER IL 25 APRILE A MILANO… DOPO LE SPINTE DEI FIGLI DI BERLUSCONI CHE HANNO PORTATO ALLA SOSTITUZIONE DEI DUE CAPIGRUPPO ALLA CAMERA E AL SENATO, BARELLI E GASPARRI, E HANNO MESSO SOTTO OSSERVAZIONE IL LEADER TAJANI, L’INIZIATIVA MILANESE NON NASCONDE LA POSSIBILITÀ CHE UN DOMANI, IN CASO DI SCONFITTA DEL CENTRODESTRA NEL 2027, O DI PAREGGIO CON LEGGERA PREVALENZA DEL CENTROSINISTRA, FORZA ITALIA POSSA APPOGGIARE UNO DEI PROSSIMI GOVERNI, IN FORME CHE SI VEDRANNO”
Chi cercava di capire dove va Forza Italia, in ebollizione da dopo la sconfitta al referendum del 22 marzo e spinta a rinnovarsi da una serie di interventi di Marina Berlusconi e suo fratello Piersilvio, ha trovato risposte nell’intervista all’Huffington Post del segretario giovanile lombardo Andrea Ninzoli, 22 anni, che ha spiegato le ragioni della partecipazione dei ragazzi di FI alla manifestazione per il 25 aprile a Milano
Augurandosi che i giovani del partito dell’ex-Cavaliere che riconoscono che la Resistenza fu una battaglia per la libertà possano essere accolti bene dai manifestanti. Diversamente da quanto accadde a Letizia Moratti, che accompagnava il padre ex-partigiano, e alla Brigata ebraica, bersagli di contestazioni in passato.
Dopo le spinte dei figli di Berlusconi che hanno portato alla sostituzione dei due capigruppo alla Camera e al Senato e hanno messo sotto osservazione il leader Tajani, l’iniziativa milanese è senz’altro una novità interessante. Che non nasconde la possibilità che un domani, in caso di sconfitta del centrodestra nel 2027, o di pareggio con leggera prevalenza del centrosinistra, Forza Italia possa appoggiare uno dei prossimi governi, in forme che si vedranno.
Un indizio di cosa si sta muovendo nella pancia di Forza Italia, e del possibile obiettivo di Marina e Piersilvio. Che sono – e resteranno – di centrodestra e custodi
delle idee liberali del padre: ma se fossero chiamati a dare una mano nell’interesse del Paese non si tirerebbero indietro.
Va detto che, proprio pensando agli ultimi anni del Fondatore, non si tratterebbe di una novità. Nell’aprile del 2013, Berlusconi a sorpresa appoggiò il governo di Enrico Letta, consentendogli di trovare la maggioranza che era mancata a Pierluigi Bersani, autore della “non-vittoria” del Pd che aveva aperto la legislatura. Alcuni mesi dopo, il 18 gennaio 2014, il Cavaliere siglò con Renzi il “Patto del Nazareno”, l’accordo sulle riforme istituzionali che si ruppe, sì, sull’elezione di Mattarella al Quirinale, ma confermò l’intenzione di Berlusconi di non voler restare all’opposizione.
Marcello Sorgi
(da La Stampa)
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Aprile 25th, 2026 Riccardo Fucile
LA TELEFONATA TRA L’INVIATO SPECIALE DI TRUMP
C’è una telefonata del 2017 che potrebbe confermare il presunto «patto» tra Paolo Zampolli
e Melania Trump. A riferirlo sarebbe lo stesso inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel corso di una conversazione con un interlocutore legato alle Nazioni Unite. È proprio in quella chiamata che l’imprenditore italiano ricostruisce i termini del presunto accordo. Alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2016, quella che sarebbe poi diventata la first lady gli avrebbe infatti chiesto di «coprirle le spalle» durante la campagna elettorale, promettendo in cambio protezione in caso di vittoria di Trump. Lo racconta in esclusiva Report, che domenica manderà in onda un servizio firmato da Sacha Biazzo, che mette insieme documenti, testimonianze e accuse.
La telefonata
Secondo la ricostruzione del giornalista della trasmissione Rai, la vicenda risalirebbe al 2016, quando il Daily Mail pubblicò un’inchiesta sul passato di Melania Trump, accusandola – senza riscontri – di aver lavorato come escort. L’articolo fu successivamente rimosso e la futura first lady ottenne un risarcimento milionario, anche grazie – precisa Biazzo – all’aiuto di Zampolli. Nell’audio diffuso, l’imprenditore afferma: «Abbiamo appena vinto una causa enorme, non posso parlarne perché ho un vincolo di riservatezza e devo ancora incassare l’assegno». E aggiunge: «Sono in questo Paese grazie al presidente Trump. Mi ha
dato un lavoro, ho iniziato nell’immobiliare, mi sono costruito una bella casa. Non tradirei mai un amico». E poi ancora: «Trump si è fidato del suo amico Paolo, che loro considerano famiglia. Sua moglie non è una prostituta, magari non ha l’accento americano perfetto, magari ha posato nuda, ma è una brava ragazza».
Infine, Zampolli riferisce un presunto dialogo con Melania: «Mi ha detto: “Non ti preoccupare Paolo, tu coprici le spalle – you have our back – e qualunque cosa succeda noi ti proteggiamo”. Due settimane dopo hanno vinto le elezioni ed è andata così». Poco dopo Zampolli è entrato nel cerchio magico di Trump.
La ricostruzione
A parlare del presunto accordo tra Zampolli e Melania Trump era stata, sempre nel corso della trasmissione di Sigfrido Ranucci, Amanda Ungaro, ex compagna dell’imprenditore italiano, secondo la quale esisterebbe un’intesa tra i due finalizzata a mantenere riservati presunti aspetti delicati del passato della first lady legati al rapporto con il milionario-pedofilo Jeffrey Epstein. «C’è un patto tra loro, ne sono certa al cento per cento – aveva dichiarato –. Melania ha interesse a mantenere un rapporto stretto con Paolo perché teme che possa riferire o rivelare circostanze compromettenti». Accuse respinte con decisione da Zampolli, che le ha definite una «vendetta personale (dell’ex moglie, ndr)», arrivando anche a diffidare la trasmissione dal mandare in onda il servizio di domenica scorsa. Nonostante ciò, Report ha diffuso oggi un nuovo audio che potrebbe ridefinire i contorni di una vicenda già complessa e piena di zone d’ombra.
(da Open)
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Aprile 25th, 2026 Riccardo Fucile
ESPONENTI RADICALI SPINTONATI E AGGREDITI CON SPRAY AL PEPERONCINO DA ESTREMISTI SERVI DI PUTIN CHE DELIRANO: “IL POPOLO UCRAINO E’ NAZISTA”… CHIEDANO LA CITTADINANZA RUSSA E SI TOLGANO DAI COGLIONI, COSI’ A MOSCA CAPISCONO COSA VUOL DIRE DITTATURA E LIBERTA’ DI MANIFESTARE
«Siamo stati aggrediti brutalmente al corteo del 25 aprile da militanti di Cambiare Rotta. Ci hanno spruzzato spray al peperoncino negli occhi e strappato e tolto le bandiere dell’Ucraina, che avevano portato in piazza come ogni anno insieme a quelle della Palestina», queste le parole di Matteo Hallissey, Presidente di Radicali Italiani e +Europa.
«Sono dovute intervenire le forze dell’ordine e un’ambulanza per soccorrere me, l’inviato di Pulp Podcast Ivan Grieco e altri compagni radicali, tra cui il Segretario Filippo Blengino. In una festa come quella della Liberazione è inammissibile ci sia spazio per questi gruppi violenti e incapace di tollerare la diversità in una piazza che dovrebbe essere inclusiva e aperta, nel ricordo dei partigiani e a sostegno di tutti i popoli che ancora oggi si difendono», dichiara in una nota. Il gruppo si era presentato al corteo romano all’altezza della Piramide Cestia, quando è stato aggredito. Una tensione che solo le forze dell’ordine sono riuscite a dipanare.
Calenda dalla loro parte: «Basta piazze governate dai fascisti putiniani»
«Fascisti rossi a Roma cacciano dal corteo le bandiere ucraine. Vergogna! 650 tra droni e missili russi hanno colpito l’Ucraina ieri. Siete indegni di parlare di resistenti e partigiani. Chiedo un’immediata presa di distanze della sinistra
parlamentare. Basta piazze governate dai fascisti putiniani», ha dichiarato sui social il presidente di Azione, Carlo Calenda.
L’iniziativa delle bandiere ucraine ha preso piede anche in altre piazze italiane. Arianna Ciccone, a Perugia, è stata invitata a non indossarla. Ha postato su Instagram le richieste dei manifestanti.
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2026 Riccardo Fucile
MASSIMO CACCIARI: “LE NOSTALGIE, DA QUALSIASI PARTE PROVENGANO, SONO INUTILI ZAVORRE”
Se la politica da noi conservasse qualche segno di ragionevolezza questo 25 aprile potrebbe
assumere un segno diverso dalle ormai rituali commemorazioni, buone a far rivivere contrapposizioni ormai prive di ogni significato storico, politico, culturale. Sia chiaro – è necessario chiarire anche l’ovvio dove circola ovunque volontà di fraintendere e malafede: la lotta contro il fascismo fu un grande evento, di quelli che segnano la storia mondiale, che ne determinano le grandi fratture. Essa rappresenta il crollo della risposta totalitaria alla crisi delle precedenti forme democratiche. Ma, a un tempo, anche la piena consapevolezza che all’esperienza dei totalitarismi non si rispondeva ripristinando quelle forme. Con le quali la nostra stessa Costituzione non ha nella sostanza nulla a che fare. Il fascismo è una rottura che non si rimargina; da esso si esce con una nuova democrazia. Le nostalgie, da
qualsiasi parte provengano, sono inutili zavorre. E mai quanto oggi questo torna a essere vero.
Che lo si voglia o meno il mondo di oggi e di domani, le tragedie che attraversiamo e ancora più quelle che dovremo affrontare, non sono in alcun modo declinabili nei termini di fascismo e anti-fascismo; l’inerzia del linguaggio non è un fatto formale, denuncia povertà di analisi e di pensiero, incapacità di farsi un’immagine adeguata dello stato delle cose.
E come era nuova l’idea di democrazia che viveva nella stragrande maggioranza delle forze della Resistenza, così ora si dovrebbe formare una unità tra coloro che comprendono quale cultura politica e quali concrete politiche siano necessarie per affrontare le forze in cui oggi si incarna davvero una strategia anti-democratica. Strategia che col fascismo d’antan nulla ha a che fare.
Ragionare fuori dai vecchi schemi, smettere di esprimere i conflitti in atto sulla loro base – e forse allora si potranno anche determinare nuovi rapporti, inaspettate osmosi, magari anche alleanze, che suoneranno scandalose ai cultori del tempo passato. Se si comprende chi sia l’attuale avversario, anche i nemici di un tempo potrebbero scoprire la possibilità di intese di ampia portata. Così avvenne nella Resistenza. Ma bisogna appunto capire che l’avversario non lo batti tornando all’antico. Solo in quanto potere costituente, potere che è mosso dall’idea di un nuovo Diritto, e che si rivolge all’intero Paese, che vuole esserne interprete del destino, la Resistenza ha vinto. Così dobbiamo saper parlare ora. Le vecchie divisioni sono fantasmi, se le misuriamo sulla realtà dell’attuale geo-politica. E se finalmente su questa costruiamo la nostra azione, allora tutti gli equilibri e le relazioni tra le forze politiche, anche all’interno del nostro Paese, potrebbero mutare.
La Resistenza aveva ben chiaro in mente l’interesse nazionale, che il fascismo aveva finito col massacrare. Oggi è concepibile difenderlo soltanto con una politica di compromesso e cooperazione tra i grandi spazi imperiali. In uno stato di guerra o di predisposizione alla guerra, l’interesse nazionale, largamente coincidente ormai con quello di tutta Europa, non può materialmente essere sostenuto. Con la guerra
non può esservi quella libertà di scambi, relazioni, commerci, che è vitale per la stessa economia europea. Difende l’interesse nazionale chi in tutte le sedi contrasta politiche egemoniche, lavora perché il “fra” (preposizione di fatale importanza!) tra le grandi potenze sia nel segno dell’intesa, non in quello dell’abisso che divide. Risibile pensare a una sovranità a tutto campo per Stati come il nostro, ma semplicemente osceno è un sovranismo ideologico che obbedisce nei fatti a interessi altrui perfino sul piano economico e commerciale.
L’interesse nazionale è la base materiale di qualsiasi assetto assumeranno gli equilibri tra forze politiche europee. Ma la posta in gioco è assai più alta, e riguarda la forma stessa della democrazia. Quella progressiva prodotta dalla Resistenza non è minacciata da alcun fascismo d’annata, Anzi, per un aspetto fondamentale, proprio dall’opposto. Il fascismo, come tutti i totalitarismi del ‘900, hanno scritto sulle loro bandiere “la Politica al comando”; la Politica funge qui da grande regolatore delle decisioni di spesa, delle politiche industriali, della distribuzione della ricchezza prodotta. Una poderosa corrente di pensiero, di interessi economico-finanziari, sempre più tutt’uno con decisivi settori dell’èlite politica, si muove oggi in base all’idea che proprio il Politico, nel complesso dei suoi meccanismi istituzionali, delle sue regole, del suo apparato amministrativo-burocratico sia il Nemico da smantellare per liberare le forze creatrici della trasformazione, dell’innovazione scientifico-tecnologica e della stessa potenza imperiale. Saremmo destinati alla stagnazione e a perdere la sfida con la Cina, e magari con altri grandi spazi, se tali forze, proprie del sistema capitalistico, continueranno a dover fare i conti con le istanze egualitarie e universalistiche del vecchio Stato sociale, e con i suoi esorbitanti costi. Idee forti, di cui la maschera Trump è la versione populistica, buona per gli spettacoli che si offrono alle plebi.
Su questo terreno stanno le sfide del nostro 25 aprile. E vanno affrontate nello spirito che è stato quello dei nonni o ormai dei trisavoli: spirito costituente, nuova democrazia, non quella di prima del ’15-18. Come riformare lo Stato sociale, per non dare ragione, alla fine, ai suoi avversari, come semplificarne le funzioni, come ridurne il peso economico, come costruire una politica fiscale effettivamente ridistributiva. In ciascun Paese e con unità di intenti e politiche di convergenza
europee. Sapendo che sarà comunque tutto vano se continueranno guerre e aggressioni, se non si compie ogni sforzo per farle finire.
Massimo Cacciari
(da La Stampa)
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