Destra di Popolo.net

AVVISATE SALVINI, CHE IERI E’ ANDATO A TROVARE NATHAN TREVALLION E CATHERINE BIRMINGHAM, GENITORI DELLA FAMIGLIA DEL BOSCO: SECONDO LA PSICOLOGA CHE LI HA INCONTRATI, LA COPPIA È “INADEGUATA”: “HANNO TRATTI DI PERSONALITÀ CHE POTREBBERO INCIDERE SULLE CAPACITÀ GENITORIALI, TUTTI E TRE I LORO FIGLI, SONO IMMATURI”

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

DOPO L’ANALISI DELLA PSICOLOGA, LA POTESTÀ GENITORIALE DI NATHAN E CATE RESTA SOSPESA E I LORO FIGLI RIMANGONO NELLA CASA FAMIGLIA DI VASTO … CHI LAVORA SU QUESTO CASO È RIMASTO COLPITO DAL FATTO CHE I BAMBINI NON RICONOSCANO NEI GENITORI “DUE FIGURE ADULTE”: PER I FIGLI, IL PADRE E LA MADRE “HANNO DIECI ANNI”

È un colpo pesante alle speranze di una riunificazione familiare, una riunificazione a breve, perlomeno, che in un primo tempo si erano appoggiate sulla possibilità di affidare solo al padre il ritorno dei tre bambini — la maggiore, 9 anni, i due gemelli, maschio e femmina, di 7 — in una casa comune, dopo oltre cinque mesi trascorsi nella struttura protetta di Vasto.
La potestà genitoriale di Nathan e Cate resta sospesa, ma le conclusioni della perizia non sono definitive. Indicano, piuttosto, un percorso che potrebbe portare — se seguito con una volontà differente da quella mostrata negli ultimi 19 mesi — a una famiglia riunita «sotto osservazione». Per ora, resta una valutazione negativa.
Nei cinque colloqui, i genitori hanno mostrato «competenze attualmente inadeguate» seppur «suscettibili di recupero». Per tutelare i diritti dei minori all’istruzione, alla salute e alla socializzazione, «si ritiene opportuno che i bambini restino in casa famiglia», la struttura di Vasto.
L’attuale collocamento, «pur temporaneo», si configura «come adeguato e protettivo», i tre piccoli «sono ben inseriti, partecipano alla socializzazione, frequentano i momenti scolastici interni e seguono», vuole sottolineare la consulenza tecnica, «un’alimentazione vegana che mantiene le loro abitudini».
Nathan e Cate dovranno accettare «un supporto psico-educativo» che ha come obiettivo quello di consentire ai genitori di «saper riconoscere i bisogni dei loro figli». Gli incontri tra la madre e i bambini — l’ultimo è stato un fallimento — potranno riprendere «in un luogo neutro e protetto». Come il centro di Monteodorisio.
Il padre può continuare a vedere i minori e se, al termine del periodo di osservazione, i risultati saranno «privi di criticità», si passerà a incontri liberi di due ore, anche fuori dalla casa famiglia, e, ancora, in modo graduale, il padre potrà arrivare a vedere i tre bimbi senza vincoli nel fine settimana
Solo dopo questa fase, di fronte a relazioni di tutrice, curatrice e assistente sociale senza controindicazioni, «sarà possibile un ricongiungimento familiare», affiancato da «un intervento educativo domiciliare di 4-6 ore a settimana».
Chi lavora su questo caso è rimasto colpito dal fatto che i bambini non riconoscano nella madre «una figura adulta». Si assiste, attraverso i test, «a una rappresentazione instabile, incoerente, con età non congrue» della famiglia e si intravvedono figure genitoriali «immature e poco strutturate»
Per i bambini il padre e la madre «hanno dieci anni». E nel disegno della “famiglia immaginaria”, ci sono solo animali, «segno di una sofferenza».
(da agenzie)

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LO SCENARIO HORROR DELL’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO: “LA CRESCITA DEL PIL NEL 2026 SARÀ DELO 0,5%, LE NOSTRE PREVISIONI SUL PIL SONO PIÙ CAUTE DI QUELLE DEL GOVERNO”

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

“IL DEBITO ITALIANO POTRÀ ARRIVARE AL 140% DEL PIL NEL 2026”… “L’INFLAZIONE DA CHOC ENERGETICO COLPIRÀ DI PIÙ LE FAMIGLIE CON MENO CAPACITÀ DI SPESA

Nello “scenario meno favorevole”, il rapporto tra il debito e il Pil in Italia aumenterebbe fino a circa il 140% nel 2026, per poi convergere gradualmente allo scenario di riferimento.
Lo afferma la presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, in audizione spiegando che questo scenario prevede, pur in presenza di una prosecuzione della tregua in Medio Oriente, che il clima di incertezza mantenga elevati i prezzi dei beni energetici fino alla primavera del 2027, senza ipotizzare reazioni della politica monetaria e di bilancio.
La dinamica del debito, sottolinea l’Upb, “resta esposta ai rischi legati ai tassi di interesse e alla crescita economica. In assenza di miglioramenti più marcati dei saldi primari o di condizioni macroeconomiche più favorevoli, il percorso di riduzione del debito potrebbe risultare meno positivo, soprattutto qualora si materializzassero i rischi al ribasso legati al contesto internazionale o non si realizzassero pienamente le ipotesi su privatizzazioni e aggiustamenti stock-flussi”.
L’inflazione da shock energetico sarà più pesante per le famiglie con spesa più bassa. Lo afferma l’Upb calcolando che nel 2026 potrebbe essere più alta di 0,5 punti rispetto alla media, arrivando al 4% contro un tasso al 3,1% avvertito invece dalle famiglie che si collocano all’estremo opposto nella scala di cinque quintili di capacità di spesa. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio quindi “interventi di mitigazione mirati sui segmenti della popolazione più esposti appaiono, a parità di onere per la finanza pubblica, più efficaci rispetto a misure generalizzate sui prezzi”. L’effettiva perdita di potere d’acquisto che ciascuna famiglia potrà sperimentare nel corso dell’anno per effetto dell’aumento dei prezzi dipenderà dalla composizione del proprio paniere di consumo.
Dall’analisi Upb, in cui le famiglie vengono ordinate in base al livello della spesa per consumi e raggruppate in cinque quintili, emerge che quelle nel primo quintile destinano a energia e alimentari una quota del paniere sensibilmente superiore alla media nazionale (37 e 39 punti in più, rispettivamente). L’opposto accade per le famiglie dell’ultimo quintile, per le quali la quota di questi beni nel paniere è inferiore alla media (circa 27 punti in meno).
Ciò comporta che uno shock inflazionistico concentrato su energia e alimentari si traduce, meccanicamente, in una pressione più intensa sui bilanci delle famiglie con minore capacità di spesa. Nello scenario previsivo di base, con i prezzi energetici che salgono del 10,4 per cento, l’inflazione aggregata aumenta al 3,1 per cento nel 2026. Le famiglie del primo quintile di spesa sperimenterebbero un’inflazione specifica di circa 0,4 punti percentuali superiore a quella media, raggiungendo un tasso stimato del 3,5 per cento.
Nello scenario più critico, in cui i prezzi dell’energia aumentano del 13,4 per cento e l’inflazione aggregata raggiunge il 3,5 per cento, spiega l’Ufficio parlamentare di bilancio, lo scarto salirebbe a circa 0,5 punti e quindi le famiglie del primo quintile di spesa sperimenterebbero un’inflazione specifica al 4,0 per cento. All’altro estremo, le famiglie dell’ultimo quintile di spesa si collocherebbero in entrambi gli scenari al di sotto della media – con un tasso d’inflazione specifica, rispettivamente, del 2,9 e del 3,1 per cento.
“In tale contesto, interventi di mitigazione mirati sui segmenti della popolazione più esposti appaiono, a parità di onere per la finanza pubblica, più efficaci rispetto a misure generalizzate sui prezzi. Nel caso di shock temporanei, l’adozione di misure temporanee e selettive può contribuire a contenere gli effetti più immediati sui redditi delle famiglie maggiormente esposte, in attesa che i meccanismi di adeguamento – quali l’indicizzazione delle prestazioni sociali e la dinamica salariale – dispieghino i loro effetti”, sottolinea l’Autorità dei conti pubblici. Infine, “in assenza di indicizzazione dell’Irpef, l’aumento dei prezzi si traduce in un incremento della pressione fiscale reale sui redditi da lavoro, un effetto che negli ultimi anni ha mostrato una tendenza ad accentuarsi”.
Lo scenario tendenziale dell’Ufficio parlamentare di bilancio delinea una fase di moderata espansione del Pil dell’Italia, allo 0,5 per cento quest’anno e allo 0,6 negli anni successivi.
“Le nostre previsioni sono leggermente più caute” di quelle del governo” ma il quadro macroeconomico del Dfp è stato validato perché le sue previsioni “sono accettabili e ritenute condivisibili dall’Upb”. Lo afferma la presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, in audizione. “A oggi, a distanza di un mese, quelle previsioni ancora tengono” ma sono sottoposte “a rischi molto forti perché la tregua è ancora fragile”.
L’andamento della spesa netta evidenzia “alcune criticità, in particolare nel 2027, quando, secondo il Dfp, la crescita dell’indicatore supererebbe il limite raccomandato dal Consiglio della Ue in sede di approvazione del Psb (2,2 per cento nel Dfp a fronte dell’1,9 raccomandato).
Il Dfp rinvia alla prossima sessione di bilancio la valutazione dell’evoluzione della spesa netta e l’eventuale definizione degli interventi necessari al riallineamento. Sarebbe stato auspicabile che tali indicazioni fossero già state illustrate nel Dfp in modo da rafforzare la prevedibilità della politica di bilancio”. Lo afferma l’Ufficio parlamentare di bilancio nel corso dell’audizione alla Camera sul Documento di finanza pubblica.
L’Upb ricorda che il Dfp riporta una stima della crescita della spesa netta dell’1,9% nel 2025 a fronte dell’1,3% raccomandato dal Consiglio. Per il 2026, il Dfp stima una crescita della spesa netta pari all’1,6%, in linea con gli obiettivi. La Commissione dovrebbe condurre il prossimo giugno un’analisi complessiva per valutare se l’Italia ha dato seguito alle raccomandazioni del Consiglio considerando tutti i fattori aggravanti e mitiganti.
(da agenzie)

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SALVINI INCASSA UN EUROSCHIAFFONE: LA COMMISSIONE EUROPEA METTE IN CHIARO CHE “NON ESISTE ALCUNA POSSIBILITÀ PER UNO STATO MEMBRO DI USCIRE UNILATERALMENTE DAL PATTO DI STABILITÀ. LE REGOLE FISCALI FANNO PARTE DEL DIRITTO DELL’UNIONE E SONO VINCOLANTI PER TUTTI”

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

UNA RISPOSTA NETTA AI PROCLAMI LEGHISTI, CHE CHIEDONO DI ABBANDONARE IL REGOLAMENTO EUROPEO SULLE FINANZE PUBBLICHE (UNA POSIZIONE CHE IMBARAZZA MELONI E VEDE CONTRARISSIMO TAJANI)

“Non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente dal Patto di stabilità e crescita. Le regole fiscali fanno parte del diritto dell’Unione europea e sono vincolanti per tutti gli Stati membri”. Lo dice all’ANSA un portavoce della Commissione europea interpellato sul tema.
“Secondo il braccio correttivo del Patto di stabilità e crescita, gli Stati membri sottoposti a procedura per disavanzo eccessivo devono rispettare il percorso correttivo raccomandato dal Consiglio, definito in termini di crescita della spesa netta”, ribadisce.
“Il Patto di stabilità e crescita sostiene finanze pubbliche sostenibili e incoraggia riforme e investimenti, contribuendo a rafforzare la stabilità economica, ad aumentare la competitività e a creare un contesto prevedibile per gli investimenti e la crescita nell’Ue, sostenendo al contempo un mercato del lavoro forte e resiliente”, afferma ancora la Commissione.
“Gli Stati membri possono adottare le misure fiscali che ritengono necessarie per sostenere famiglie e imprese vulnerabili, a condizione che la crescita della spesa netta resti entro il limite raccomandato dal Consiglio” e “che tali misure siano conformi al diritto dell’Ue”.
Una risposta efficace di politica nazionale per proteggere la nostra economia e i cittadini dovrebbe essere mirata, temporanea e coerente con la necessità di continuare la decarbonizzazione del sistema energetico – prosegue l’esecutivo comunitario -. In primavera, la Commissione fornirà una valutazione aggiornata
degli sviluppi di bilancio per tutti gli Stati membri nell’ambito del Pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026″.
(da agenzie)

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IL DIVORZIO TRA BEATRICE VENEZI E LA FENICE FINISCE A CARTE BOLLATE: LA “BACCHETTA NERA” MELONIANA CHE DA BUONA PATRIOTA HA LA RESIDENZA FISCALE IN SVIZZERA , “PRONTA METTERE IN CAMPO UN POOL DI LEGALI PER GESTIRE LA ROTTURA CON IL TEATRO “

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

DALLA FENICE FANNO SAPERE CHE AGLI ATTI “C’È SOLO UN PRECONTRATTO FIRMATO DA VENEZI CHE NON È VALIDO PERCHÉ MANCANTE DELLA CONTROFIRMA DEL SOVRINTENDENTE”

Fiato alle carte bollate. Il divorzio tra Beatrice Venezi e La Fenice rischia di finire in tribunale. Il «direttore d’orchestra» si è rivolto a un pool di avvocati composto da esperti di diritto del lavoro per gestire la rottura con il teatro.
La vertenza è all’orizzonte. Da Los Angeles, Venezi fa sapere che il suo licenziamento «andrà comunque chiarito nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno».
Il 23 aprile l’artista ha ricevuto a Lugano, dove ha la residenza fiscale, la lettera formale di risoluzione della nomina.
Dalla Fenice fanno sapere che agli atti «c’è solo un precontratto firmato da Venezi che non è valido perché mancante della controfirma del sovrintendente». L’accordo economico prevedeva un fisso di 40 mila euro all’anno, più 8 mila euro circa a spettacolo diretto
Intanto, in un volteggiare di bacchetta, cambia la linea del governo e di Fratelli d’Italia: l’allontanamento di Venezi dalla Fenice è stata una scelta «autonoma e insindacabile» del sovrintendente Nicola Colabianchi. Giorgia Meloni tiene a smentire i retroscena sul suo via libera all’operazione defenestramento; FdI con Augusta Montaruli difende «l’autonomia» della Fondazione veneziana; il ministro della Cultura Alessandro Giuli fa un passetto di lato. E in una nota dice: ha deciso tutto il sovrintendente, anche se ha condiviso la mossa con me.
La virata avviene dopo la ricostruzione del Corriere perché in contemporanea a destra succede una cosa interessante: l’opinione pubblica, a partire da diversi giornalisti d’area molto seguiti sui social, difende Venezi e critica l’esecutivo guidato da Meloni. Hoara Borselli, per esempio, dice che «le fa orrore che il nostro governo non l’abbia in nessun modo difesa né tutelata: è un precedente gravissimo».
In tarda mattinata prima che esca una nota di Palazzo Chigi — nella quale si ribadisce che «il presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo» — a via della Scrofa iniziano a suonare mille campanelli all’impazzata. È il fantasma dell’opera chiamato consenso. «Il nostro popolo non la capisce questa storia: rischiamo di dar ragione alla sinistra che ha fatto la guerra a Beatrice perché è di destra».§I veleni continuano però a schizzare la Serenissima, e non c’è Mose che tenga. C’è chi fa notare che Venezi avrebbe pagato «anche» la solidarietà e la vicinanza nei confronti di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, in rotta con il ministro Giuli e con Palazzo Chigi per la storia del padiglione russo
Tiri destri e maldestri? Colabianchi, da sempre vicino a FdI e prima ad An, è accusato di favorire la moglie Alessandra Di Giorgio, un soprano di fama internazionale. Sovrintendente è così? «Falso, non ha mai lavorato con la Fenice». Ma quanta politica c’è in questa storia di Venezi? «Io non parlo con la politica». Sipario.
(da Corriere della Sera)

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NETANYAHU HA FATTO INCAZZARE ANCHE ZELENSKY: IL GOVERNO DI ISRAELE ACQUISTA GRANO PROVENIENTE DAI TERRITORI OCCUPATI DALLA RUSSIA IN UCRAINA

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

“IN OGNI PAESE NORMALE, L’ACQUISTO DI BENI RUBATI È UN ATTO CHE COMPORTA RESPONSABILITÀ LEGALE. QUESTO NON È E NON PUÒ ESSERE UN AFFARE LEGITTIMO”

Volodymyr Zelensky contro Israele, dove sta per arrivare una nave carico di grano ‘rubato’ dalla Russia. In un lungo post su X – all’indomani della convocazione dell’ambasciatore israeliano a Kiev per protestare per la vicenda – il presidente ucraino ha scritto:
“In ogni paese normale, l’acquisto di beni rubati è un atto che comporta responsabilità legale. Ciò vale in particolare per il grano rubato dalla Russia. Un’altra nave che trasporta questo grano è arrivata in un porto israeliano e si sta preparando per lo scarico. Questo non è e non può essere un affare legittimo. Le autorità israeliane non possono ignorare quali navi arrivano nei porti del paese e quale carico trasportano”.
Zelensky torna a denunciare che “la Russia sta sistematicamente sequestrando grano dalle terre ucraine temporaneamente occupate, organizzandone l’esportazione attraverso individui legati agli occupanti. Questi schemi violano le leggi dello stesso Stato di Israele”.
Quindi, dopo aver ricordato che l’Ucraina “ha intrapreso tutti i passi necessari attraverso canali diplomatici per prevenire tali incidenti”, il presidente non ha potuto fare a meno di notare che “un’altra nave del genere non è stata fermata” e per questo “ho istruito il ministero degli Esteri di informare tutti i partner del nostro Stato sulla situazione”. “In base alle informazioni dei nostri servizi di intelligence, l’Ucraina sta preparando un pertinente pacchetto di sanzioni che colpirà sia coloro che trasportano direttamente questo grano sia le persone e le entità giuridiche che tentano di trarre profitto da questo schema criminale. Ci coordineremo anche con i partner europei per garantire che le persone coinvolte siano incluse nei regimi di sanzioni europei”, conclude Zelensky, che esorta infine le autorità israeliane “a rispettare l’Ucraina e ad astenersi da azioni che minano le nostre relazioni bilaterali”.
(da agenzie)

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GLI OLIGARCHI DI ORBAN SCAPPANO CON IL MALLOPPO: I COMPAGNI DI CORRUZIONE DELL’EX PREMIER USCENTE UNGHERESE STANNO NASCONDENDO LE LORO RICCHEZZE ALL’ESTERO

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

SECONDO IL “GUARDIAN”, JET PRIVATI CARICHI DI SOLDI STANNO DECOLLANDO VERSO USA, ARABIA SAUDITA E GOLFO PERSICO. IN MOLTI STANNO CERCANDO DI PROCURARSI UN VISTO PER GLI STATES, E TROVARE RIFUGIO NELLA GALASSIA DELLE ORGANIZZAZIONI “MAGA” E TRUMPIANE, CHE DA SEMPRE SOSTENGONO IL “VIKTATOR” … IL NUOVO PREMIER, PETER MAGYAR, HA PROMESSO DI FARE PIAZZA PULITA, ESORTANDO IL PROCURATORE GENERALE E IL CAPO DELLA POLIZIA (NOMINATI DA ORBAN) A “FERMARE I CRIMINALI”

L’operetta da fine impero si è arricchita di un altro, penoso atto. Gli oligarchi orbaniani, i compagni di banco e di corruttele che per sedici anni hanno accumulato oscene ricchezze in Ungheria all’ombra dell’autocrate, le stanno precipitosamente spostando all’estero.
Il Guardian racconta di jet privati carichi di soldi che stanno decollando da Vienna, di capitali spostati all’estero, di qualcuno che sta cercando di procurarsi un visto per trovare rifugio nella galassia delle organizzazioni Maga, quelle dei trumpiani che hanno da sempre sostenuto Orbán.
Secondo il giornalista d’inchiesta Szabolcs Panyi, gli americani hanno preparato da tempo un piano B per il cerchio magico dell’ex premier.
Da quando Péter Magyar ha trionfato alle elezioni del 12 aprile, almeno tre esponenti del clan di Orbán hanno cominciato a spostare le loro ricchezze negli Stati Uniti, in Arabia Saudita, Oman o negli Emirati, ma anche in Australia e Singapore.
L’allarme è stato lanciato sabato scorso dallo stesso premier in pectore, che su X ha denunciato il tentativo degli “oligarchi legati a Orbán” di nascondere i loro capitali all’estero. E alcuni ex fedelissimi dell’autocrate avrebbero “ritirato i bambini dalle scuole” e si sarebbero “affidati a personale di sicurezza fidato” per scappare dall’Ungheria.
Magyar ha esortato dunque il procuratore generale – un uomo vicino a Orbán -, il capo della polizia e il responsabile dell’ufficio delle tasse a “fermare i criminali” e a “non consentirgli di fuggire”
L’esempio più clamoroso – ed anche il principale indiziato di preparare un clamoroso fugone all’estero – è l’ex idraulico fallito e amico di infanzia dell’ex premier, Lorinc Meszaros, asceso in questi sedici anni a uomo più ricco d’Ungheria.
(da agenzie)

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I FESTINI ALLA TENUTA “GIN TONIC”, LA SCOMPARSA DELLA MADRE NATURALE DEL BAMBINO IN ADOZIONE: TUTTO QUELLO CHE NON TORNA NELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

COME HA FATTO IL MINORE A ESSERE OPERATO NEGLI USA NEL 2021, SE L’EX IGIENISTA DENTALE E IL SUO COMPAGNO, GIUSEPPE CIPRIANI, HANNO OTTENUTO LA PATRIA POTESTÀ SOLO DUE ANNI DOPO? … IL BAMBINO, CHE NELL’ISTANZA DI CLEMENZA VIENE DESCRITTO COME “ABBANDONATO ALLA NASCITA”, IN REALTÀ HA UNA MADRE E UN PADRE, A CUI LA COPPIA MINETTI-CIPRIANI HA FATTO CAUSA …LE OMBRE SULLE SERATE NEL VILLONE “GIN TONIC” A PUNTA DEL ESTE, NICOLE MINETTI AVREBBE AVUTO UN RUOLO DI MADAMA, SCEGLIENDO LE ESCORT: “ESTA CHICA ME GUSTA, ESTA NO”… PERCHÉ IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA NON HA RILEVATO TUTTI QUESTI ELEMENTI NELL’ISTRUTTORIA?

C’è una versione ordinata, costruita con cura, depositata agli atti. Ed è la versione su cui si fonda la grazia concessa a Nicole Minetti: una storia di redenzione personale, di reinserimento, di volontariato. E soprattutto la storia di un bambino malato, abbandonato alla nascita, che ha bisogno della madre per curarsi. È questo il cuore della memoria difensiva firmata dall’avvocata Antonella Calcaterra: la pena non serve più, la vita è cambiata, la priorità è il minore.
Ma quando quella versione viene messa accanto ai fatti emersi in queste ore tutto smette di essere lineare. E si apre una sequenza di contraddizioni che non riguardano dettagli, ma i presupposti stessi della grazia.
Fatti, è bene dirlo, che non risultano dai documenti arrivati al Quirinale: né quindi dalla istruttoria della procura generale. Né tantomeno dal lavoro del ministero della Giustizia che non ha chiesto, come pure avrebbe potuto fare, alcun supplemento di controlli prima di inviare gli atti al Colle.
La prima crepa è quella più evidente: il bambino. Nell’istanza è «abbandonato alla nascita», senza legami familiari, inserito in un istituto e poi accolto dalla coppia. È su questa immagine che si costruisce l’urgenza morale.
Ma gli atti del tribunale uruguaiano raccontano altro: il bambino aveva una madre e un padre, entrambi vivi. Non solo. Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani avviano un procedimento contro di loro per ottenere la perdita della potestà genitoriale, concluso solo nel 2023. È un cambio di prospettiva radicale: da minore senza nessuno, a minore sottratto a un nucleo esistente
La seconda contraddizione è temporale e giuridica. La memoria insiste sul 2021 come passaggio decisivo: il bambino viene portato negli Stati Uniti e operato in una struttura altamente specializzata, il Boston Children’s Hospital. È il momento che giustifica tutto: l’impegno della madre, la necessità della sua presenza. Ma in quell’anno la procedura di adozione non era ancora conclusa. La potestà definitiva arriverà solo due anni dopo.
Il terzo punto riguarda proprio il pilastro clinico. L’istanza parla di una patologia grave, documentata, e di pareri contrari ricevuti in Italia che avrebbero reso necessario il ricorso a specialisti americani. Ma quei pareri — secondo quanto emerso — non risultano allegati né verificabili. I medici indicati non avrebbero mai visitato il bambino. Si parla del San Raffaele di Milano e dell’ospedale di Padova.
Di più: a Repubblica risulta che nelle verifiche già effettuate in queste ore il minore non compare nei registri delle strutture citate. Non è una questione formale: è la base su cui si regge l’atto di clemenza.
Poi c’è il contesto in cui tutto questo accade. Nella versione difensiva è un percorso di solidarietà: la coppia che frequenta l’Uruguay, sostiene un istituto per minori, apre la propria casa, costruisce relazioni. È lì che incontra il bambino. Ma altre
ricostruzioni descrivono un ambiente molto più ambiguo: un sistema segnato da diseguaglianze profonde, dove gli istituti per l’infanzia sono stati al centro di scandali, tra adozioni forzate e gestione opaca dei minori.
(da Repubblica)

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LA DECISIONE DI SILURARE BEATRICE VENEZI DALLA FENICE È PIÙ POLITICA CHE MUSICALE. A INFLUIRE CI SONO I SONDAGGI HORROR SULLE COMUNALI IN LAGUNA: IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA, ANDREA MARTELLA, SAREBBE AVANTI SU SIMONE VENTURINI, ASSESSORE DELLA GIUNTA BRUGNARO

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

LO SCAZZO SULLA FENICE POTREBBE COSTARE FINO A 4-5 PUNTI PERCENTUALI, FORSE DECISIVI …VENEZIA È ANCHE LA CITTÀ DEL MINISTRO CARLO NORDIO, PROTAGONISTA DEL PASTROCCHIO SULLA GRAZIA A NICOLE MINETTI (E VENEZIA È LA “CAPITALE” DELL’IMPERO DI ARRIGO CIPRIANI, PATRON DELL’HARRY’S BAR, PADRE DEL COMPAGNO DELL’EX IGIENISTA DENTALE)

C’è chi informalmente dalle parti di Fratelli d’Italia sottolinea che questi dossier sono stati seguiti dal gabinetto del Guardasigilli, guidato a suo tempo proprio da Bartolozzi, ora tornata nei ranghi della magistratura. Ma c’è anche chi sostiene che Nordio, che da ministro della Giustizia ha espresso parere favorevole alla grazia, conosca bene la famiglia Cipriani, la dinastia dell’Harry’s Bar di Venezia, di cui è erede Giuseppe, il nuovo compagno di Minetti. Anche per questo il rischio che Nordio rimanga schiacciato da questa vicenda è alto.
Dopo Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè, ecco un’altra vittima sacrificale di Giorgia Meloni, che dopo la sconfitta referendaria aveva detto chiaramente di non “non voler difendere più nessuno” e di non mettere più “la mia faccia come scudo per gli errori degli altri”.
E ora a pagare è Beatrice Venezi, il cui licenziamento, anche se è opera del sovrintendente Nicola Colabianchi, porta nette le impronte digitali di Palazzo Chigi, nonostante la premier ieri con una nota si sia affrettata a sottolineare che “il z
Ma la questione, dicono le voci in arrivo dal centrodestra, ha una valenza anche più biecamente elettorale. Il 25 e 26 maggio nella Serenissima si vota per il sindaco, dopo il decennio targato Luigi Brugnaro, altro strenuo difensore della direttrice d’orchestra. E stavolta il centrodestra potrebbe perdere.
Secondo i sondaggi, è favorito di qualche punto (48% contro 42%) l’ex senatore del Pd Andrea Martella su Simone Venturini, assessore della giunta Brugnaro. Il caso Venezi in città stava terremotando anche il centrodestra e, secondo alcune rilevazioni riservate visionate a Via della Scrofa, poteva costare a Venturini fino a 4-5 punti percentuali. Forse decisivi, dato che la partita è ancora apertissima.
Tra l’altro i due aspiranti sindaci ieri si sono scontrati proprio sul caso Venezi. “Se Venturini era contrario alla sua designazione avrebbe dovuto dirlo prima, invece di condividere tutte le scelte di governo e sindaco”, l’attacco del candidato dem.
(da agenzie)

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LA IATTURA PER IL GOVERNO SI CHIAMA CARLO NORDIO: COME SI MUOVE, FA DANNI. IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SI È DISTINTO SOLTANTO PER LE GRANE CHE HA CREATO A GIORGIA MELONI: PRIMA DEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI, C’È STATO IL CASO ALMASRI. E POI LA CAMPAGNA FLOP PER IL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, LE DICHIARAZIONI ARDITE SULLA “MODICA QUANTITÀ” DI CORRUZIONE E IL “SISTEMA PARA-MAFIOSO” DEL CSM

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

DOPO LA NOTA DEL QUIRINALE, CARLO NORDIO HA CERCATO L’OMBRELLO DI PALAZZO CHIGI. E LO HA OTTENUTO

Un nuovo terremoto rischia di travolgere il ministro della Giustizia. Uscito sconfitto dal referendum sulla “sua” riforma, azzoppato dai casi Almasri e Bartolozzi, costretto a liquidare il sottosegretario Delmastro, Carlo Nordio finisce ancora una volta nella polvere.
La lettera con la quale la Presidenza della Repubblica gli chiede di verificare la «supposta falsità» di alcuni elementi contenuti nella domanda di grazia di Nicole Minetti getta un’ombra pesantissima sulla regolarità delle procedure seguite da Via Arenula in questa delicata vicenda.
È bastato che le agenzie di stampa battessero la notizia per far scattare l’allarme rosso al ministero. Un intero ufficio è andato in tilt. È a quel punto che Nordio ha cercato l’ombrello di palazzo Chigi, non sapendo come replicare al pesante affondo incassato. E lo ha ottenuto.
Giorgia Meloni lo ha sentito al telefono. Toni pacati, massima attenzione alla vicenda da parte della presidente del Consiglio. Un passo falso e la pedina già
claudicante della Giustizia potrebbe rotolare, come avvenuto dopo il referendum per ministri e sottosegretari sostituiti.
Nel centrodestra nessuno ha voglia di commentare. C’è chi informalmente dalle parti di Fratelli d’Italia sottolinea che questi dossier sono stati seguiti dal gabinetto del Guardasigilli, guidato a suo tempo proprio da Bartolozzi, ora tornata nei ranghi della magistratura.
Ma c’è anche chi sostiene che Nordio, che da ministro della Giustizia ha espresso parere favorevole alla grazia, conosca bene la famiglia Cipriani, la dinastia dell’Harry’s Bar di Venezia, di cui è erede Giuseppe, il nuovo compagno di Minetti. Anche per questo il rischio che Nordio rimanga schiacciato da questa vicenda è alto.
E infatti le opposizioni lo incalzano e tornano a colpire il nervo scoperto del governo. Parla di «pesanti dubbi» il coportavoce di Avs Angelo Bonelli, che annuncia un’interrogazione al ministro. Attacca anche la responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani: «Cosa sta aspettando Meloni a far fare un passo indietro a Nordio? Non c’è più tempo da perdere».
Secca la replica del Guardasigilli: «Prima di chiedere le mie dimissioni l’onorevole Serracchiani avrebbe dovuto rileggere, visto che è laureata in giurisprudenza, l’articolo 681 del codice di procedura penale, sui provvedimenti relativi alla grazia».
Matteo Renzi osserva: «Non conosco Nicole Minetti, ma conosco molto bene Sergio Mattarella. So che c’è una garanzia di serietà». E chiede le dimissioni non di Nordio, bensì di Meloni.
(da agenzie)

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