Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile
NELLA LISTA PER LE AMMINISTRATIVE A VALENZA, IN PROVINCIA DI ALESSANDRIA, COMPAIONO ZYBER FARUKU, SVETLANA MIROSHNIK, MANUEL HYSA, MATILDA UKU E ABDELSALAM RAMADAN ABDELGHAFAR HAGAG. ALTRO CHE “PRIMA IL NORD” … CHISSA’ COSA PENSA SALVINI (CHE UN MESE FA ERA IN PIAZZA A INVOCARE LA REMIGRAZIONE) DELLO SLOGAN ELETTORALE DEL CANDIDATO HAGAG: “INCLUSIONE E ACCOGLIENZA” – NON È UN CASO ISOLATO, A VIGEVANO IL SEGRETARIO LEGHISTA HA SCONFESSATO I SUOI
Dicono che… più che una lista della Lega sembri il catalogo partenze di un terminal internazionale. E non perché a Valenza i candidati prendano il volo. Il problema, sussurrano nel centrodestra, è capire semmai dove finisca il Carroccio di Matteo Salvini e dove inizi il corso accelerato di multiculturalismo applicato.
A far sobbalzare più d’un leghista col rosario identitario in tasca sarebbe stata la lista presentata nella città dell’oro
Basta leggere i nomi per far venire un mancamento ai reduci di Pontida: Zyber Faruku, Svetlana Miroshnik, Manuel Hysa, Matilda Uku e Abdelsalam Ramadan Abdelghafar Hagag. Altro che “prima il Nord”: qui pare direttamente “United Colors del Carroccio”.
Ma il capolavoro, raccontano i più perfidi, sarebbe il santino elettorale del candidato Hagag. Slogan: “Inclusione ed accoglienza”. Una roba che se la legge Salvini rischia un coccolone. Anche perché appena un mese fa il Capitano sfilava a Milano invocando la remigrazione, mentre nel frattempo i suoi amministratori sembrano impegnati a organizzare il controfestival dell’integrazione felice.
A Vigevano il leader leghista è già stato costretto a sconfessare i suoi dopo l’arruolamento di due esponenti della comunità islamica, uno dei quali avrebbe persino inneggiato ad Allah in un volantino elettorale.
A Gattinara, invece, il segretario provinciale vercellese della Lega Daniele Baglione ha pensato bene di inaugurare un centro culturale islamico proprio nel giorno della manifestazione milanese sulla remigrazione. Tempismo che potrebbe costare caro all’ambizioso dirigente piemontese.
E dire che nella città dell’oro il Carroccio aveva già dovuto ingoiare il diktat di Fratelli d’Italia sulla mancata ricandidatura del sindaco uscente Maurizio Oddone. Il primo cittadino correrà comunque per un posto in consiglio comunale
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile
ANCORA UNA VOLTA LA SORPRESA E’ SILVIA SALIS CON IL 26% DI VOTO POPOLARE… NONOSTANTE ABBIA GIA’ DETTO CHE NON INTENDE CANDIDARSI ALLE PRIMARIE GLI ITALIANI CERCANO DI FAR CAPIRE AI VERTICI TAFAZZIANI DELL’AREA LARGA CHI PUO’ DAVVERO SCONFIGGERE I SOVRANISTI
Se dovessero tenersi le primarie del campo largo, Elly Schlein sarebbe in netto vantaggio,
staccando gli altri leader con un ampio margine. Giuseppe Conte fermerebbe a più di dieci punti di stacco, seguito a distanza ravvicinata dalla sindaca di Genova Silvia Salis, individuata da molti del fronte progressista come possibile guida del campo largo.
In un sfida a duello con Giorgia Meloni però, Schlein uscirebbe sconfitta. La premier incassa il 52,3% contro il 47,7% della segretaria Pd.
Vediamo nel dettaglio l’ultimo sondaggio Bidimedia.
Elly Schlein in vantaggio su Conte e Silvia Salis
La rilevazione offre un’istantanea sui rapporti di forza all’interno dell’elettorato di centrosinistra in vista di ipotetiche primarie decidere la leadership della coalizione. Quello che emerge più chiaramente è l’evidente vantaggio di Elly Schlein. La segretaria Pd si posiziona nettamente al primo posto, raccogliendo il 37,5% delle preferenze dei potenziali elettori del campo largo (composto da Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia Viva e +Europa). Una prima posizione rafforzata dall’ampio distacco dagli altri contendenti: un totale di undici punti percentuali che garantiscono a Schlein un margine di sicurezza abbastanza rassicurante.
Il presidente del M5s Giuseppe Conte infatti, ottiene il 26,5% delle preferenze, posizionandosi secondo. L’ex premier è tallonato dalla sindaca di Genova Silvia Salis, che si attesta al 25,9%. La differenza tra i due candidati è di appena sei decimi. Un testa a testa che suggerisce che la partita per accreditarsi come principale alternativa alla leadership della Schlein c’è ed è fortemente competitiva.
Negli scorsi giorni Conte, di rientro da un periodo di convalescenza a causa di un’operazione che l’ha costretto a fermarsi, ha parlato delle primarie come “momento di partecipazione democratica” per “scongiurare possibili derive leaderistiche”. Dall’altra parte Salis resta contraria, ritenendole divisive.
Resta un 10,1% di elettori indecisi che al momento, seppur propenso al voto alle primarie, non si riconosce nella terna dei possibili leader proposti.
(da Fanpage)
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Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile
LA COMMEMORAZIONE QUEST’ANNO SI È SVOLTA IN UN CLIMA DIMESSO: “MAD VLAD” ERA TERRORIZZATO DA POSSIBILI INCURSIONI DEI DRONI UCRAINI, E HA CHIESTO A TRUMP DI DICHIARARE UN CESSATE IL FUOCO DI DUE GIORNI PER EVITARE SCHERZETTI
“Un contingente dell’Esercito popolare coreano composto da forze di terra, navali e aeree ha partecipato alla parata del Giorno della vittoria a Mosca”, ha riferito l’agenzia di stampa nordcoreana Kcna, citata da quella sudcoreana Yonhap, aggiungendo che la marcia ha avuto luogo su invito della Russia.
Dopo la parata il presidente Vladimir Putin ha incontrato il comandante del contingente nordcoreano e “ha espresso la sua gratitudine”, ha aggiunto la Kcna. La parata ha segnato la prima volta in cui le truppe di Pyongyang hanno sfilato pubblicamente sul suolo russo in una cerimonia di questo tipo.
La partecipazione della Corea del Nord alla parata russa del Giorno della vittoria è servita a dimostrare i legami militari sempre più stretti tra i due Paesi, ha affermato il ministero per la Riunificazione sudcoreano. “Sfilando per la prima volta alla parata del Giorno della vittoria in Russia, la Corea del Nord ha messo in mostra i propri legami militari con la Russia”, ha dichiarato Yoon Min-ho, portavoce del dicastero di Seul.
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile
A PALAZZO CHIGI CASCANO DAL PERO E TRATTANO PER SALVARE MERLINO. MA IL MINISTRO RESISTE: “O LUI O ME. NON MI FIDO PIÙ” … L’ACCUSA MOSSA DA GIULI A MERLINO È DI PASSARE INFORMAZIONI A FEDERICO MOLLICONE, CAPO DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA E ARCI-NEMICO DEL DANDY CARIATO
«Ma se Meloni ha potuto far dimettere Santanchè e Delmastro, perché io non posso
mandare via due membri del mio staff?», si chiede, privatamente, Alessandro Giuli, nell’ennesimo giorno di tormenta al Ministero della Cultura.
Il clima, a Palazzo Chigi, è furente. Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari deve subire uno smacco a cui non è abituato: Emanuele Merlino è un suo fedelissimo. E Fazzolari, detto per inciso, negli ultimi tempi con Giuli ha fatto sponda nella vicenda Biennale, schierandosi contro l’apertura del padiglione russo voluto da Pietrangelo Buttafuoco.
Dunque questa mossa non se l’aspettava, la vive come una sgarberia. Pure Giorgia Meloni non era stata messa a parte dei decreti di siluramento già pronti e bollinati. Sua sorella Arianna, che con Giuli ha un rapporto d’amicizia, aveva intuito lo scontento del titolare del Mic. Ma la convinzione era di poter rammendare lo strappo. Invece la premier apprende ieri dai siti online dei giornali – l’anticipazione è del Corriere – che la cacciata è già effettiva.
C’è un margine per salvare almeno Merlino? Trattative in corso. I big della fiamma si muovono sottotraccia. Il pressing dei fazzolariani è forte. Ma il ministro, per ora, resiste: «O lui o me», è un altro dei messaggi in bottiglia che trapela dalla sua cerchia. Sarebbe in bilico pure la capo di gabinetto del Mic, Valentina Gemignani, moglie di l’ex deputato Basilio Catanoso, l’ultimo capo di Azione giovani prima di Meloni.
L’ex presidente del Maxxi non ne fa una questione politica, ma di “macchina”, di
funzionamento del ministero. Che nella sua lettura avrebbe rischiato la paralisi, per colpa dei dirigenti chiamati ad assisterlo sul piano operativo.
«Non mi fido più». Considerazioni, malumori, che si mischiano ai veleni. Merlino, dicono altri da FdI, sarebbe stato accusato dal ministro di passare informazioni a Federico Mollicone, il meloniano tendenza Rampelli che guida la commissione Cultura della Camera. Arci-nemico interno di Giuli. Il grosso del partito però s’interroga sul perché di una mossa non concordata, che sfida il gran regista di Chigi. Altra battuta maligna: «Non è che Giuli vuole compiacere certi ambienti di sinistra?».
I Fratelli che poco apprezzano il ministro raccontano pure che il rapporto di Giuli con Meloni sia sempre più accidentato. Che probabilmente non verrebbe candidato alle prossime Politiche, ammesso che questa sia la sua intenzione. La premier ha sofferto la lite pubblica con Salvini
Quello di ieri è l’ennesimo tornante travagliato. Ricuciture? Difficili. Battuta che circola dentro FdI (sempre dagli anti-Giuli): «Era meglio mettere Mazzi alla Cultura e tenere al Turismo Santanchè, che aveva guai giudiziari per le sue imprese, ma come ministro funzionava».
Giuli, solitario, è convinto che la sua sia la giusta battaglia. La gestione del caso del documentario su Regeni, privato di finanziamenti pubblici, l’ha fatto imbestialire. Tanto da far arrivare messaggi indiretti alla famiglia, per scusarsi. E chiedere un incontro. Forse farà pace con i genitori del ricercatore. Con altri, nel governo, sembra decisamente più complicato.
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile
TOSI DEVE COADIUVARE LA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE, CHE FA CAPO NELLO STAFF A TIZIANO FISTOLERA, ALTRO LEGHISTA AMICO DI LOCATELLI (ENTRAMBI SENZA COMPETENZE SPECIFICHE)
Dall’Europarlamento al ministero della Disabilità. Nel segno della Lega. Andrea Tosi, 25enne consigliere comunale leghista a Carrara, è una delle new entry nel contingente di esperti selezionato dalla ministra leghista, Alessandra Locatelli.
Da gennaio ha un contratto di 30mila euro all’anno, blindato fino alla fine del 2027, con la possibilità di presenziare agli eventi internazionali.
Il compito è di coadiuvare la comunicazione istituzionale, che fa capo nello staff a Tiziano Fistolera, altro leghista amico di Locatelli. E che, come svelato da Domani, è alla prima esperienza sul tema disabilità. Tosi è in linea con il suo “superiore”: non ha specifiche competenze.
Basta l’appartenenza. È il golden boy della Lega in Toscana, già collaboratore all’Europarlamento con Susanna Ceccardi (che lo aveva sostenuto alle comunali), e segretario del partito a Massa Carrara. Adesso lo strapuntino al ministero della Disabilità colonizzato dai leghisti.
(da Domani)
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Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile
NELLA CAPITALE, LA FECCIA RAZZISTA HA ASSALITO CINQUE PERSONE (CLOCHARD, IMMIGRATI) IN ZONA STAZIONE TERMINI: “SONO INFERIORI, DA SPAZZARE VIA” … A CATANZARO, TRE MILITANTI DI FORZA NUOVA HANNO AGGREDITO UN GIOVANE MAROCCHINO
«Ma se non lo faccio io, chi lo deve fare?». Intriso di ideologia sulla supremazia della
razza, remigrazione e affini, uno degli adolescenti che a Roma hanno aggredito stranieri e clochard osserva il padre. E ripete, quasi stupito dalla perquisizione della polizia: «Se non ci penso io, chi?».
Come in Arancia Meccanica, insieme a due suoi amici vicini a gruppi di estrema destra, la notte del 7 febbraio ha assalito cinque persone che dormivano o passavano in zona stazione Termini, a Roma.
Senza tetto, immigrati che agli occhi dei tre ragazzi, di diciassette, diciannove e vent’anni, apparivano come «inferiori, indesiderati, da spazzare via». Una «caccia all’uomo», così è scritto negli atti. Come a Catanzaro, Milano, Bologna, Verona.
Prima l’agguato, con sfollagente telescopico e mazze, poi le botte e infine la fuga, tra risate e pacche sulle spalle. «Molte delle vittime non hanno nemmeno un tetto sulla testa, figurati se denunciano». A farsi avanti, un uomo di origini nigeriane che racconta agli agenti della polizia ferroviaria di essere stato strattonato, insultato, spintonato da tre ragazzini che hanno inveito contro di lui, le sue origini, il colore della sua pelle.
Una caccia all’uomo, dunque, organizzata da tre ragazzi che di giorno studiano e di notte, con bomber nero, pantaloni neri e stivali neri, escono per colpire gli «inferiori». Sotto il letto coltelli e tirapugni, sotto il sellino dello scooter una mazza di ferro, in libreria una copia del Mein Kampf.
Materiale propagandistico, si legge nelle carte dell’inchiesta, «caratterizzato da una simbologia ideologica riconducibile al disciolto partito fascista con contenuti razzisti e discriminatori verso gli stranieri, la comunità Lgbtqia+ e le minoranze religiose». Sulla scrivania diversi volantini e adesivi di Lotta Studentesca, la giovanile del movimento di Forza Nuova fondato da Roberto Fiore che sul web si presenta come «il gladio degli arditi».
Ronde contro gli immigrati, i clochard, il diverso, organizzate anche a Catanzaro. Il 6 marzo 2025, tre militanti di Forza Nuova erano impegnati ad affiggere uno striscione: «Maranza: a Catanzaro su caci’nta panza! ». Un giovane di origine marocchine si ritrova a passeggiare da quelle parti e viene rincorso, colpito con calci, pugni. Lui riesce a fuggire, a rifugiarsi in un posto sicuro, i tre, poi individuati dalla Digos e denunciati, lo cercano dappertutto: di nuovo una caccia all’uomo. In quanto straniero.
Episodi singoli, è vero. Che però gli inquirenti non sottovalutano. Sullo sfondo l’ideologia dell’estrema destra. L’obiettivo? Ronde strutturate e frequenti. Lo racconta l’indagine della Digos di Bologna che, partendo dal monitoraggio di una “Passeggiata per la sicurezza”, organizzata il 2 luglio dalle parti della stazione promossa dal gruppo Bulaggna Dsdadet, ha denunciato diciotto persone per numerosi reati, tra cui violazione del divieto di ricostituzione del partito fascista, apologia del fascismo, propaganda e istigazione a delinquere per motivi razziali, etnici e religiosi.
Volevano pattugliare il territorio, controllarlo, «liberarlo dagli stranieri», dai poveri, dai senza tetto. Così a Milano, quando un ragazzo di origini nordafricane è stato picchiato perché considerato uno scippatore. Il video dell’aggressione è stato condiviso sulla pagina Instagram «Articolo 52» e altri profili social dove si invitava a partecipare alle “ronde anti-maranza” e a raccogliere fondi per comprare spray al peperoncino e walkie talkie. Nove gli italiani perquisiti dalle forze dell’ordine: anche qui sono stati sequestrati manganelli telescopici, taser, volantini di estrema destra. Tutti loro avevano partecipato a diversi presidi di Forza Nuova contro il degrado e l’immigrazione irregolare.
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile
L’ANCHORMAN AGITATORE PUTINIANO TUCKER CARLSON NON SA PIÙ COME DOMARE IL MOSTRO CHE HA CREATO, CHE LO ACCUSA VELATAMENTE DI ESSERE “UN AGENTE DELLA CIA”
Cosa ci fanno nella stessa stanza un 26enne democratico pacifista candidato alla Camera a New York, un’attivista musulmana conservatrice, un candidato repubblicano per il governo dell’Ohio, un pastore evangelico nazionalista, un podcaster mascherato, un influencer pregiudicato e un gruppo di ventenni politicizzati e iperconnessi?
Semplice: mostrano le conseguenze visibili della frammentazione dell’universo Maga.
L’evento, tenuto sabato scorso nella periferia di Columbus, in Ohio, ha lanciato America First United, un periferico incubatore di attivisti e intellettuali traditi dalle guerre di Donald Trump – ordinate, a quanto dicono, da Israele – che vorrebbe restaurare le promesse nazionaliste e isolazioniste, e intende portare a bordo anche pezzi convergenti della sinistra pacifista.
L’iniziativa è stata organizzata da due giovani attivisti pressoché sconosciuti, Amy Dangerfield e il marito Daniel DeBrincat, e hanno partecipato una serie di personaggi fra cui il muscoloso influencer antisemita Dan Bilzerian (in collegamento) e l’attivista musulmana Sameerah Munshi.
Il denominatore comune fra queste figure è l’animosità verso Israele, le politiche del suo governo e l’influenza, vera o presunta, che ha sulle decisioni della Casa Bianca, persuasioni che non di rado debordano in manifestazioni antisemite.
America First United segnala qualcosa di importante sulla nuova fase di frammentazione della coalizione Maga in corso. E la figura che sta guadagnando più spazi e consensi in questa lotta che avviene tendenzialmente online era assente e ha formalmente preso le distanze dall’evento, pur essendone l’ovvio ispiratore: Nick Fuentes.
Nick Fuentes ha 27 anni ed è probabilmente la figura più influente della destra radicale americana di quella generazione. È lui il propulsore online del motto America First, che Trump ha lanciato e poi abbandonato, e dietro a quella bandiera mette parole d’ordine nazionaliste e pregiudizi antisemiti.
Figlio di un imprenditore di origini messicane e irlandesi e di madre di origini italiane, si è avvicinato alla politica durante la prima campagna di Trump nel 2016, quando aveva 17 anni. Ha abbandonato l’università dopo il primo anno per dedicarsi al suo show, America First, che era trasmesso quotidianamente su tutte le piattaforme, prima di essere bannato. Ora che il clima è cambiato è su canali alternativi per scelta.
Intorno a lui si è coagulato il movimento dei Groyper, una galassia informale di giovani attivisti che condividono le sue posizioni: nazionalismo bianco, isolazionismo totale, ostilità viscerale verso Israele, cattolicesimo tradizionalista e la critica radicale al conservatorismo mainstream, venduto agli interessi stranieri.
Il popolo di Fuentes non è un partito né un’organizzazione, ma un umore propagato da una rete capillare di account, canali, podcast e presenze fisiche. Fuentes ha avuto i suoi momenti di visibilità mainstream nel 2022, quando ha cenato con Trump a Mar-a-Lago insieme a Kanye West, nella sua fase più apertamente antisemita.
Trump ha dichiarato di non sapere chi fosse. La realtà è che Fuentes non aveva bisogno della sua legittimazione, che ha già attraverso l’attenzione di milioni di giovani americani.
Il rapporto fra Fuentes e Tucker Carlson, anchorman e agitatore della destra finito in rotta di collisione con Trump, è un aspetto rivelatore della crisi interna al mondo Maga. Per anni i due hanno occupato spazi adiacenti, Carlson come volto presentabile del nazionalismo americano, Fuentes come il suo equivalente non addomesticato.
Poi è arrivata la rottura. In una recente intervista al New York Times, Carlson è stato incalzato proprio su Fuentes, e ha preso le distanze con una chiarezza insolita, peraltro minimizzando l’influenza di un personaggio che tuttavia ha contribuito a far conoscere a un pubblico più vasto.
Fuentes ha risposto complottando e contrattaccando. Il giovane ha insinuato, con la sua tipica abilità nel dire cose gravi in forma di scherzo, che Carlson potrebbe essere un agente della Cia o di un altro governo straniero, qualcuno che risponde agli interessi nascosti di forze che sono altrove.
Non c’è accusa più grande nell’ecosistema della destra radicale.
In realtà, Carlson ha preso le distanze perché Fuentes è diventato un concorrente reale nella corsa per prendere i pezzi migliori della coalizione che Trump ha creato e che lui stesso sta mandando in frantumi.
Fuentes sta crescendo esattamente nel pubblico che Carlson considerava il suo e che oggi, invece, si rende conto che fatica a raggiungere, quello dei giovani maschi iperconnessi e delusi dal sistema. È normale di questi tempi vederlo battibeccare sui social con il fratello di Tucker, Buckley Carlson.
La fase attuale di Trump sta creando le condizioni migliori per l’ascesa di Fuentes. La coalizione Maga è sempre stata tenuta insieme dalla figura del presidente e da nemici comuni più che da una visione coerente del mondo.
Quando Trump ha cominciato a fare scelte che contraddicevano le promesse originarie, le fratture si sono allargate. La guerra in Iran, al fianco di Israele, è stata la causa dell’allontanamento definitivo di un mondo.
A questa si è aggiunta la percezione, amplificata da Fuentes, che le scelte di politica estera della Casa Bianca siano dettate esclusivamente dagli interessi degli israeliani (lui dice direttamente degli ebrei), una narrazione che trasforma il presidente che mette al primo posto la nazione nel burattino delle élite globali che diceva di combattere.
È in questo spazio aperto dal tradimento percepito che si muove Fuentes. Il suo messaggio è che Trump è caduto vittima dei poteri dell’establishment ebraico, è stato corrotto da forze oscure, e dunque l’ideologia originaria America First è di nuovo orfana di un leader che abbia il coraggio di portarla fino in fondo.
La frammentazione dell’universo Maga non produrrà necessariamente un successore, ma una galassia di movimenti che si contenderanno lo stesso elettorato. Non si tratta di conquistare la Casa Bianca nell’immediato futuro, ma di formare le opinioni di una generazione, costruendo le categorie attraverso cui i giovani americani leggono la politica.
In quella competizione Fuentes ha un vantaggio anagrafico strutturale che non può essere colmato da Carlson, uomo della generazione X
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile
LO SCORSO 10 APRILE, DAGOSPIA SCRIVEVA: “TRA I CORRIDOI GOVERNATIVI È ALLARME ROSSO PER UN’ALTRA MINA VAGANTE IN GIRO. LA BOMBASTICA E PROSPEROSA ‘ESPERTA DI COMUNICAZIONE’ VIENE DEFINITA ‘BELLISSIMA E VISTOSISSIMA'”
Sono settimane che in tutta Roma non si parla d’altro che della prossima “bomba”, un
altro ministro, non Piantedosi (Sangiuliano è storia trapassata, gli scandali si consumano rapidi), un altro ancora, un’altra ragazza, eccetera. Mogli al corrente, naturalmente. Non è mai vero che non lo sanno, talvolta anzi facilitano.
Consigliatissimo in proposito il libro di Guia Soncini, “Qualunque cosa significhi amore” che, spacciato come romanzo, è un reportage giornalistico accuratissimo delle dinamiche di potere e di sesso fra Roma e Milano, fra giornali e tv, fra politica e soldi, miliardari e parvenu.
Concita De Gregorio
per “la Repubblica”
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Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile
IL 12 APRILE IL COMANDANTE MINIMIZZAVA: “IL DOTTORE HA DETTO CHE NON È CONTAGIOSO” – LA CROCIERA È PRESEGUITA CON CENE GOURMET E FESTE, MENTRE IL CADAVERE ERA CONGELATO IN STIVA… LA SITUAZIONE È PRECIPITATA IL 24 APRILE, QUANDO A SANT’ELENA SBARCANO LA SALMA E LA VEDOVA DI SCHILPEROORD, DECEDUTA DUE GIORNI DOPO
A rivederla adesso, l’intera rotta della Hondius appare costellata di negligenze, ritardi e improvvide rassicurazioni. Non foss’altro perché dal 6 aprile, quando il 70enne olandese Leo Schilperoord manifesta sintomi significativi (febbre, diarrea, mal di testa: morirà cinque giorni dopo) al 27 aprile, quando vengono attivati a bordo i protocolli per contenere il contagio, passano tre settimane. Ventuno giorni.
Quando Schilperoord comincia a sentirsi male, tra il 4 e il 6 aprile, è insieme alla moglie 69enne Mirjam. Sono entrambi di Haulerwijk, nella Frisia. Condividono una delle 80 cabine del vascello di lusso, il primo al mondo ad essere registrato Polar Class 6. L’olandese viene visitato dal medico di bordo e dal suo assistente.
Quale sia questa prima diagnosi non è stato riferito dalla Oceanwide Expeditions, la compagnia di navigazione proprietaria dell’Hondius che organizza escursioni nell’Artico e nell’Antartico. Quel che è certo, perché documentato dal filmato del travel blogger turco Ruhi Çenet, è che il 12 aprile, la mattina dopo il decesso di Schilperoord, il comandante Jan Dobrogowski raduna i passeggeri e l’equipaggio nella sala briefing.
«Per quanto tragico possa essere, crediamo che la morte sia dovuta a cause naturali», afferma, mentre la nave sta puntando verso Tristan da Cunha, l’arcipelago più remoto del pianeta. «Qualunque sia il problema di salute di cui soffriva, il dottore mi ha detto che non è contagioso, quindi la nave è sicura. Faremo il possibile per continuare il viaggio in modo sicuro e dignitoso». Parole che, alla luce di ciò che succederà di lì a non molto, suonano infelici e aprono a un primo interrogativo.
Perché il dottore, che sulla Hondius può usufruire di una piccola struttura-ospedale, esclude fin da subito la malattia infettiva? Quali analisi ha potuto fare? Oltretutto sono salpati dalla Patagonia, dove tra il 2018 e 2019 si era sviluppato un focolaio da hantavirus che fece una decina di morti.
La crociera va avanti. Il 13 aprile la nave attracca a Tristan da Cunha: per due giorni i passeggeri sono liberi di scorrazzare sull’isola, tra i suoi 250 abitanti, e seguono una conferenza nella scuola locale. Nessuno sospetta niente. A bordo, la convivenza prosegue senza alcuna precauzione. Lo chef prepara una cena speciale per chi si siede al suo tavolo: zuppa di zucca e zenzero, aragosta o filetto di manzo, panna cotta di carote. Il cadavere di Leo Schilperoord è nella stiva congelata.
Il 24 aprile l’arrivo a Sant’Elena, l’isola dell’esilio di Napoleone e prima tappa con aeroporto. Scendono 32 passeggeri, tra cui Mirjam e la salma del marito. Il volo dell’Airlink per il Sudafrica dura 4 ore e 45 minuti.
Sempre secondo Çenet, che è su quell’aereo, la donna non sta bene. «A Johannesburg era su una sedia a rotelle, aveva la testa reclinata di lato, la malattia la stava già aggredendo, era evidente».
Il 26 aprile, Mirjam Schilperoord muore in ospedale. Non può essere un caso, ormai l’allarme dovrebbe scattare in automatico. Eppure, un’informazione così importante
giunge nella plancia di comando dell’Hondius 24 ore dopo. «Il 27 veniamo informati del secondo decesso», dichiara la Oceanwide Expeditions. Quel giorno succedono due cose: oltre alla morte a terra della donna olandese, un passeggero inglese sta molto male.
Il comandante stavolta organizza l’evacuazione medica aerea, mentre l’imbarcazione incrocia a largo di Ascensione. È da questo momento che la Oceanwide afferma di aver avviato l’indagine epidemiologica a bordo e attivato il piano di risposta “Shield” che prevede isolamento, protocolli di igiene e monitoraggio medico. Troppo tardi.
La compagnia di navigazione respinge le accuse di negligenza. «Solo il 4 maggio si è avuta la certezza della presenza dell’hantavirus nel passeggero evacuato il 27 aprile, primo caso confermato». Sui giornali internazionali, però, la notizia si leggeva già il 3 maggio.
(da la Repubblica)
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