Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile
IL SOSPETTO CHE L’AZIONE MINISTERIALE ABBIA FAVORITO UN INTERESSE PRIVATO
Di chi deve fidarsi il Presidente della Repubblica se non di un ministro che ha prestato solenne giuramento davanti a lui, in una formula che vincola non solo al rispetto della Costituzione ma ad agire «nell’interesse esclusivo della nazione»? Gli evidenti difetti dell’istruttoria sulla grazia a Nicole Minetti, inoltrata da Carlo Nordio al Quirinale con un convinto placet, rischiano di infrangere questo assoluto rapporto fiduciario. Il sospetto è che per superficialità, distrazione, fretta (escludiamo la malafede per carità di Patria) l’azione ministeriale abbia finito per favorire un interesse del tutto privato, e cioè il desiderio della signora di liberarsi anche del modesto impiccio dei servizi sociali, avvalorando ragioni umanitarie assai volatili.
Il dossier presentato dagli avvocati, convalidato dagli uffici ministeriali e trasmesso al capo dello Stato con parere positivo, rappresentava una storia di redenzione manzoniana, la vicenda di una sventurata entrata in una nuova vita con un compagno finalmente solido, l’adozione di un bambino orfano e malato, i viaggi della speranza in America per operazioni e cure impossibili da eseguire in Italia e rifiutate dai medici di Milano e Padova per la loro complessità. La necessità di stare accanto a quel bambino e dare continuità alle terapie all’estero era il nocciolo della
richiesta di perdono. Una vicenda esemplare, che ha fatto breccia nella prudenza assoluta con cui Mattarella ha utilizzato la clemenza presidenziale, nel suo secondo mandato appena 27 volte su 1500 istanze presentate. Un “no”, visti i pareri favorevoli di Procura e ministero, sarebbe risultato tra l’altro come un eccesso di accanimento verso l’ultima e più giovane protagonista degli scandali del Bunga Bunga, un puntiglio rancoroso ormai inutile dopo la scomparsa di tutti gli attori principali di quella stagione.
Ora sappiamo che quel racconto era romanzato, c’è un bambino ma probabilmente non c’è una Gertrude. Ora sappiamo che gli approfondimenti richiesti da Nordio alla Procura milanese sono stati assai sommari, limitandosi a chiedere conferma di qualche dato anagrafico e un giudizio sulla possibile reazione delle “persone offese”. Ora il governo, e soprattutto il suo ministro della Giustizia, si trovano davanti alla necessità di gestire un doppio sfregio. Il più rilevante riguarda il rapporto fiduciario con il Colle che è il centro dell’assetto istituzionale della Repubblica: un rapporto che Sergio Mattarella ha ostinatamente coltivato anche nei momenti più difficili come il recente “aggiustamento” del decreto sicurezza. Ricambiarlo con questa moneta è una ferita personale ma anche un oltraggio politico in senso lato: il Presidente è la figura istituzionale in cima alla classifica della fiducia degli italiani, e di questa popolarità si giova l’intero sistema
Ma c’è una seconda lesione, sulla quale il centrodestra dovrebbe riflettere attentamente anziché sbracciarsi come è successo ieri nella difesa pregiudiziale dell’operato del Guardasigilli. L’istituto della grazia è la massima espressione della giustizia sostanziale in contrapposizione con la cieca applicazione della legge. È la pietas che il coro supplica per Antigone, è l’atto di umanità che il sovrano concede a chi ha già pagato caro il suo errore. Sporcarne l’utilizzo, anche con il semplice sospetto di manipolazioni, non fa bene alla causa garantista che il mondo conservatore rappresenta da sempre come suo riferimento essenziale. E, soprattutto, non può incontrare il favore dell’opinione pubblica: non siamo in America, dove le grazie sono diventate un business milionario per gli studi legali che ne istruiscono e ne mandano in porto a mazzi di mille l’anno.
Al di là dell’esito degli accertamenti aggiuntivi sul caso Minetti, il fatto stesso che sia stata coinvolta l’Interpol, che fonti mediche finora abbiano smentito la versione di un piccolo malato inoperabile in Italia, che la stessa Minetti si sia limitata a minacciare querele senza dare chiarimenti sulle ambiguità della sua posizione, rivelano che lo scoop del Fatto Quotidiano ha toccato punti critici. L’esecutivo è a un bivio. Può assumersi la responsabilità delle sue azioni (o mancate azioni) secondo verità, e mettere al riparo il Quirinale da ulteriori code polemiche. Oppure può alzare una di quelle cortine fumogene in cui l’Italia è purtroppo specialista, facendo prevalere la ragion di governo su ogni altro dovere, compreso quello di trasparenza e lealtà verso il presidente della Repubblica. Nel secondo caso, non farebbe un buon servizio né a se stesso né al Paese.
(La Stampa)
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Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile
“QUESTO POTREBBE DIVENTARE UN PROBLEMA PER MELONI, SE SALTASSE LA TESTA DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, SAREBBE NECESSARIO UN VOTO DI FIDUCIA IN PARLAMENTO”
Il governo di Giorgia Meloni è in crisi dopo che una modella che procurava prostitute
per le feste sessuali “bunga bunga” di Silvio Berlusconi ha ottenuto la grazia presidenziale. Nicole Minetti, modella anglo-italiana, è stata graziata all’inizio di questo mese per motivi personali, sui quali da allora sono emersi dubbi.
In quello che i media italiani hanno definito «un terremoto istituzionale», il presidente della Repubblica ha chiesto al ministro della Giustizia di svolgere un’indagine urgente sui motivi per cui alla signora Minetti, la cui madre è britannica, è stato concesso il raro provvedimento di clemenza.
«Con riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti… e alle notizie di stampa riguardanti la presunta falsità delle informazioni presentate nella domanda di grazia, la prego di acquisire con cortese urgenza le informazioni
necessarie a verificare la fondatezza della notizia di stampa», ha scritto l’ufficio del presidente al ministero della Giustizia
La signora Minetti, 41 anni, è stata una delle più note tra le decine di giovani showgirl e modelle coinvolte negli scandali sessuali del bunga bunga che finirono per definire il terzo e ultimo mandato dell’ex presidente del Consiglio italiano.
È stata condannata per induzione alla prostituzione e appropriazione indebita di fondi pubblici e le è stata inflitta una pena complessiva di tre anni e 11 mesi, da scontare svolgendo lavori di pubblica utilità.
Con una mossa insolita, alla signora Minetti è stata concessa la grazia dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a febbraio, sebbene l’atto di clemenza sia stato tenuto riservato e sia emerso pubblicamente solo questo mese
Secondo quanto riferito, la signora Minetti avrebbe sostenuto di meritare la grazia perché deve prendersi cura del figlio adottivo, che a suo dire soffrirebbe di gravi problemi di salute tali da rendere necessarie frequenti visite in ospedali specializzati.
Avrebbe inoltre affermato di aver adottato il bambino dopo che era stato abbandonato dai genitori biologici, originari dell’Uruguay. Entrambe le affermazioni sono state successivamente contestate dopo una lunga inchiesta di un quotidiano italiano, Il Fatto Quotidiano. L’inchiesta ha sollevato preoccupazioni così serie che il presidente ha chiesto spiegazioni a Carlo Nordio, il ministro della Giustizia.
I parlamentari dell’opposizione chiedono le dimissioni del ministro, sostenendo che la grazia non avrebbe mai dovuto essere concessa fin dall’inizio. «Che cosa aspetta Meloni? Dovrebbe ordinare a Nordio di farsi da parte», ha detto Debora Serracchiani, deputata del Partito Democratico all’opposizione
«È un gran pasticcio e tutti stanno cercando di scaricare la responsabilità. L’ufficio del presidente dà la colpa al ministero della Giustizia, il ministero dà la colpa a una corte d’appello e la corte dà la colpa ai carabinieri per le informazioni che hanno fornito», ha detto Francesco Galietti, analista politico e fondatore del think tank Policy Sonar.
«I fantasmi del bunga bunga del passato stanno tornando a tormentare il presente. Questo potrebbe diventare un problema per Meloni perché se saltasse la testa del ministro della Giustizia, sarebbe necessario un voto di fiducia in Parlamento per trovare il suo successore. Stanno tutti pattinando su ghiaccio molto sottile». Concedere la grazia alla showgirl metà britannica è stata una mossa provocatoria, ha detto.
«È molto difficile credere che nessuno al Quirinale [il palazzo presidenziale a Roma] non fosse preoccupato quando ha visto il nome Nicole Minetti. Tutti conoscono lei e la sua storia. È vero che l’Italia ha la memoria corta, ma non così corta».
La vicenda ha messo in discussione il giudizio del presidente in un momento cruciale della politica italiana. Le elezioni politiche devono tenersi entro il prossimo anno, con la signora Meloni che spera di conquistare un secondo mandato, ma i partiti di opposizione intravedono un’opportunità dopo la sua sconfitta in un referendum chiave sulla riforma della giustizia.
«Mattarella deve mantenere un’aura di santità. Tra qualche mese potrebbe trovarsi a gestire un Parlamento senza una maggioranza chiara se dalle elezioni uscisse un risultato inconcludente», ha detto Galietti al Telegraph
La signora Minetti ha negato di aver fornito informazioni errate nella sua richiesta di grazia. Ha detto che tali accuse erano «infondate e gravemente lesive della mia reputazione». La corte d’appello di Milano che ha esaminato la sua richiesta di grazia ha affermato che non vi erano «anomalie» nella domanda.
Ma ora sono in corso «ulteriori accertamenti» sui motivi per cui è stata concessa la clemenza, ha detto Gaetano Brusa, il sostituto procuratore generale della corte. I procuratori hanno contattato l’Interpol mentre cercano ulteriori informazioni sulla richiesta di grazia della signora Minetti.
«Abbiamo iniziato a effettuare verifiche, sia con la polizia italiana sia con l’Interpol, con la massima urgenza», ha detto Brusa all’Ansa, l’agenzia di stampa nazionale. «Ripeteremo le verifiche che avevamo fatto prima sull’autenticità dei documenti medici e di altro tipo».
La signora Minetti è cresciuta nella località balneare adriatica di Rimini, dove sua madre britannica, Georgina Reed, gestiva un’accademia di danza. Aveva poco più
di 20 anni e stava studiando per diventare igienista dentale quando attirò l’attenzione di Berlusconi a un salone della moto a Milano, la sua città natale.
Ora divide il suo tempo tra l’Italia e l’Uruguay insieme al compagno, Giuseppe Cipriani, il sessantenne erede di una fortuna nel settore alberghiero il cui nonno fondò l’Harry’s Bar a Venezia, ritrovo prediletto sul Canal Grande per clienti del calibro di Ernest Hemingway, Truman Capote, Orson Welles e Woody Allen. Il Telegraph ha contattato i rappresentanti legali della signora Minetti per un commento.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile
IL VICEPRESIDENTE, IN ALCUNI INCONTRI A PORTE CHIUSE, HA ACCUSATO IL CAPO DEL PENTAGONO DI MINIMIZZARE IL PROBLEMA DELL’ESAURIMENTO DELLE SCORTE DI MISSILI E DI RACCONTARE A TRUMP CHE IL CONFLITTO VA A GONFIE VELE, QUANDO LA REALTÀ È MOLTO DIVERSA: IL REGIME DI TEHERAN TIENE PER LE PALLE WASHINGTON CON IL CONTROLLO DI HORMUZ
A fine marzo, durante un evento nello Studio Ovale, Donald Trump si girò verso Pete Hegseth, capo del Pentagono, e lo indicò fra coloro che l’avevano spinto ad avviare i raid contro l’Iran, «non è vero Pete?».
Il presidente non ha mai fatto mistero che nel suo Gabinetto vi fossero delle differenze di vedute e che JD Vance, il suo vice, fosse tra gli scettici di un conflitto contro la Repubblica Islamica.
Hegseth e Vance hanno una cosa in comune: entrambi – e più meno nello stesso periodo fra il 2005 e il 2006 – hanno prestato servizio in Iraq. L’attuale vice come addetto alle comunicazioni fra i Marines nella base di Al Asad; l’ex anchorman della Fox invece come soldato di fanterie nel 107° Reggimento della 101ª Divisione aviotrasportata. Fu anche il capo del suo plotone a Baghdad.
Su quel conflitto – e sull’impegno avviato in precedenza in Afghanistan – però i due hanno tratto differenti conclusioni: Hegseth fu da veterano, un ardente sostenitore del cosiddetto surge, il piano di rinforzi gestito dal generale Petraeus in ottica di controterrorismo e di recente ha dichiarato che in Iraq e Afghanistan gli Usa hanno perso per i limiti imposti alle regole di ingaggio.
JD Vance invece ha imboccato una strada opposta: «Ci hanno mentito», disse mentre era senatore dell’Ohio (2023-2025) sostenendo che i due conflitti erano sbagliati e falsi sin dall’inizio.
The Atlantic ha riferito dei dubbi che Vance, in alcuni meeting a porte chiuse, ha sollevato sulla descrizione che il Dipartimento della Guerra fa del conflitto. Fra le osservazioni del vicepresidente – secondo quanto hanno riferito alla rivista due alti funzionari – ci sono i dubbi se il Pentagono ha piena consapevolezza della drastica riduzione delle scorte di missili negli arsenali americani.
Sono osservazioni, precisano le fonti, che Vance ha espresso in maniera personale e non sono un’accusa nei confronti di Hegseth e di Dan Caine, il capo degli Stati Maggiori Riuniti. Ad allontanare il sapore delle critiche Vance ha anche diffuso un
comunicato nel quale esalta «il grande lavoro di Hegseth» e il suo lavoro con Trump nel ristabilire «l’etica del guerriero» ai livelli più alti del Pentagono.
La scorsa settimana il solitamente ben informato Center for Security and International Studies ha diffuso un report che analizza lo stato di salute dell’arsenale statunitense, in particolare sul fronte dei missili.
Sono stati utilizzati oltre 850 missili Tomahawk sui 3. 100 dell’inventario; fra i 190 e i 290 Thaad su 360; fra i 1. 060 e i 1. 430 Patriot su 2. 300. I missili PrSM (missili di precisione a lungo raggio e ritenuti i successori degli Atacms) sono diminuiti quasi del 80% nello scenario meno conservativo.
Numeri che secondo i ricercatori mettono a rischio non la prosecuzione del conflitto in Iran, ma la prontezza Usa in altri scenari bellici futuri
Nonostante questi dati e i diversi riferimenti all’impoverimento degli arsenali già evidenziati nelle prime fasi di guerra, Hegseth ha sempre parlato di armi chiave «virtualmente illimitate». Nei briefing delle 8 mattino il suo approccio molto deciso, «sanguigno» lo definisce The Atlantic verso i media, sembra destinato a offrire al presidente proprio quello che vuole sentirsi dire.
Hegseth, nota una delle fonti della rivista, sa come interloquire con Trump, è abile a consegnare il messaggio che vuol far passare. Anche perché è fra tutti i membri del Gabinetto quello il cui destino dipende interamente da Trump
Il suo processo di conferma è stato pieno di ostacoli e alcune delle sue prime decisioni da capo del Pentagono hanno esasperato la Casa Bianca. Ma da allora l’ex anchorman ha infilato successi, dalla cattura di Maduro, ai raid sulle barche dai narcotrafficanti e ora l’Iran, campagna militare “venduta” a Trump come la più brillante di sempre.
La narrazione di Hegseth di una rapida vittoria però si sta squagliando, le 4-5 settimane di impegno Usa nel Golfo sono ormai raddoppiate e il conflitto è sempre più costoso con implicazioni sulla politica interna che Trump non potrà più ignorare.
Nel frattempo, Teheran starebbe per presentare ai mediatori in Pakistan una nuova proposta per porre fine alla guerra. Dalla Casa Bianca Trump aveva fatto intendere che non avrebbe accettato la versione presentata nel fine settimana, che prevedeva
prima il cessate il fuoco e solo dopo la risoluzione delle questioni più spinose relative al programma nucleare iraniano.
E ieri su Truth ha scritto: «L’Iran ci ha appena informato di trovarsi in uno Stato di collasso. Ci chiedono di aprire lo Stretto di Hormuz il prima possibile, mentre cercano di risolvere la loro situazione di leadership (cosa che, credo, riusciranno a fare!)».
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile
L’EX CONSIGLIERA REGIONALE DI FORZA ITALIA CONDANNATA PER IL CASO OLGETTINE SI E’ ALLONTANATA DALL’ITALIA
Graziata da Sergio Mattarella prima dell’esecuzione della pena di affidamento ai servizi
sociali, Nicole Minetti si è allontanata dall’Italia, come confermano a Open fonti vicine al dossier. Qualora le dovesse essere ritirato il provvedimento di clemenza, sarebbe difficile eseguirlo.
Nell’allontanarsi dall’Italia, Minetti non ha commesso nessun illecito.
La grazia di per sé è immediatamente applicata e libera dai vincoli il condannato, così come non c’era nessun obbligo in capo a polizia o procura di impedirle di lasciare il paese.
Ma il suo allontanamento dall’Italia ora potrebbe portare al governo nuovi imbarazzi.
(da Open)
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Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile
IL GIOVANE, CHE SI TROVA IN CARCERE, FAREBBE PARTE DI UN GRUPPO DI ESTREMISTI EBREI RESPONSABILE DI EPISODI DI VIOLENZA NELLA CAPITALE: TRA QUESTI, L’AGGRESSIONE A UNA DONNA, IL 25 APRILE DI DUE ANNI FA (FU INSULTATA ANCHE CON EPITETI SESSUALI PERCHÉ INDOSSAVA LA KEFIAH). LA BANDA AVREBBE ANCHE STRAPPATO MANIFESTI PRO-PALESTINA NEI PRESSI DEL CENTRO SOCIALE “LA STRADA” E VANDALIZZATO L’AULA AUTOGESTITA ALL’UNIVERSITA’ “ROMA TRE”
Blitz improvvisi, provocazioni, danneggiamenti dei simboli pro Pal. L’agguato durante il corteo del 25 aprile al parco Schuster — dove due attivisti dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia sono stati feriti con una pistola ad aria compressa — rappresenta solo l’ultimo episodio di una escalation che da mesi attraversa diversi quartieri della capitale, tra cui Garbatella, Monteverde e viale Marconi.
È in quel quadrante che vive Eithan Bondi, 21 anni, il giovane della comunità ebraica di Roma finito al centro delle indagini. Frequentava la facoltà di architettura, ma ha lasciato l’università Ora svolge lavori saltuari tra consegne e magazzini. Secondo quanto emerso, la famiglia non sarebbe stata a conoscenza del suo coinvolgimento nelle attività contestate.
In una delle tante foto presenti sui social indossa un casco nero con delle decorazioni evidenti. Sarebbe stato proprio il casco a incastrare il giovane che è sospettato per i reati di tentato omicidio e detenzione di arma bianca. A coordinare le indagini è il capo della procura di Roma Francesco Lo Voi. In casa di Bondi gli agenti della Digos hanno trovato coltelli, bandiere israeliane e diverse pistole da soft air.
Gli investigatori ipotizzano che Bondi, che ora si trova a Regina Coeli, faccia parte di uno dei tanti gruppi che a partire dal 7 ottobre, si sono distinti per azioni filo-sioniste sul territorio. Tra queste, lo strappo di manifesti pro-Palestina nei pressi del centro sociale La Strada e la vandalizzazione ripetuta del murale dedicato a Handala, il bambino palestinese raffigurato di spalle, con le mani incrociate dietro la schiena, simbolo della sofferenza di un popolo segnato dalla guerra. Oppure la recente vandalizzazione dell’aula autogestita a Roma Tre.
A casa del ventunenne, che abiterebbe con alcuni familiari, sarebbe stata ritrovata non soltanto la pistola utilizzata in via Ostiense ma anche un’altra arma simile insieme con alcuni coltelli. Tra gli elementi acquisiti ci sarebbero peraltro anche la mimetica chiara e il casco scuro, oltre allo scooter bianco che lo ha incastrato.
(da Repubblica)
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Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile
“CI SIAMO GIÀ RIVOLTI AI NOSTRI UFFICI LEGALI PER DIFENDERCI DA TANTA INUTILE MESCHINITÀ. NON ABBIAMO MAI OFFESO O CALUNNIATO LA MAESTRA VENEZI NÉ NESSUN’ALTRA PERSONA O ISTITUZIONE”
L’affaire Venezi, voluta a tutti i costi dalla destra alla guida del teatro della Fenice e
abbandonata al suo destino dopo sette mesi di polemiche e contrarietà diffuse nel mondo della musica per un curriculum non considerato all’altezza, non finisce di far discutere la politica. E scatenare malanimi.
Dopo che Venezi aveva dato dei raccomandati ai musicisti del teatro in una intervista ad un giornale argentino, e dopo che poi si era raccontata bullizzata per le loro proteste, sui social sono stati presi di mira i lavoratori da account di destra. «Stiamo ricevendo valanghe di insulti e minacce, anche di morte — è la denuncia delle Rsu della Fenice — Vogliamo far sapere che ci siamo già rivolti ai nostri uffici legali per difenderci da tanta inutile meschinità. Non abbiamo mai offeso o calunniato né la maestra Venezi né nessun’altra persona o istituzione».
In questo clima, lo sfiduciato dalla base del teatro Colabianchi allunga un ramoscello d’ulivo: «Tali episodi sono inaccettabili e lesivi non solo della dignità delle persone coinvolte, ma anche dei valori fondamentali di rispetto, civiltà e convivenza». Uno scontro che ormai non riesce a rimanere nel merito della vicenda,
cioè le qualità artistiche di Venezi e quelle di un’istituzione culturale di primo piano come la Fenice, dopo la Scala di Milano uno dei teatri più importanti del Paese.
L’epilogo della faccenda ora potrebbe trasformarsi in un lungo contenzioso giudiziario, con implicazioni che toccano il diritto del lavoro, la reputazione professionale e la solidità degli accordi sottoscritti.
Su quest’ultimo fronte peserebbe il fatto che il precontratto reca la firma della direttrice d’orchestra, ma non quella di Colabianchi, circostanza che potrebbe rivelarsi decisiva.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile
“IL MORTADELLA” INCALZA “IL CHURCHILL DEI PARIOLI”: “NON AMO LA POLITICA DEI CINQUE STELLE. MA TU DOVRESTI CONTRIBUIRE A CREARE UN GOVERNO IN CUI BILANCI IN MODO RIFORMISTA IL PD E LE ALTRE FORZE CHE CI STANNO”
«Vai da solo?» «Ho dei valori» Botta e risposta Prodi-Calenda
«Ma con chi lo fai? Da solo?».
«Non abdico ai miei valori per andare al potere».
È un botta e risposta franco quello che suggella il confronto tra Romano Prodi e Carlo Calenda nel pomeriggio bolognese in Cappella Farnese, durante la presentazione del nuovo libro del leader di Azione nella città che è da sempre il quartier generale del Professore. I due protagonisti sono chiamati a rispondere su come costruire il centrosinistra in vista della sfida elettorale del 2027. Calenda ha messo il suo paletto fin dall’inizio: niente coalizioni con i partiti della sinistra radicale e con il Movimento 5 Stelle.
«Penso che il problema sia il bipolarismo. Io, te, Gentiloni e Bonaccini possiamo fare l’accordo in 25 minuti. Provate a farlo con Conte, Bonelli, Fratoianni e Landini, e voglio vedere».
Prodi incalza Calenda con una domanda secca: «Ma con chi lo fai? Da solo?».
L’ex premier rivendica la propria esperienza di governo e attacca quello attuale: «Su tutti i temi fondamentali la coalizione ha pareri diversi. Il governo c’è da quattro anni e non ha preso nessuna decisione che abbia cambiato minimamente le strutture del Paese».
Il Professore richiama il leader di Azione: «Non amo la politica dei Cinque Stelle. Ma tu dovresti contribuire a creare un governo in cui bilanci in modo riformista il Pd e le altre forze che ci stanno. Tu invece dici: sto da solo con il 2,5% e con questo conquisto il mondo».
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA DEL “FATTO” HA SVELATO CHE IL BAMBINO ADOTTATO DA NICOLE MINETTI, CHE NELL’ISTANZA DI GRAZIA È DESCRITTO COME “ABBANDONATO ALLA NASCITA”, IN REALTÀ HA UNA MADRE E UN PADRE, A CUI LA COPPIA MINETTI-CIPRIANI HA FATTO CAUSA… “NON È POSSIBILE CHE QUI DA NOI RICCHI E FAMOSI FACCIANO QUELLO CHE VOGLIONO” (MA FINCHÉ LA PROSTITUZIONE NEL PAESE SUDAMERICANO È LEGALE, C’È POCO DA STREPITARE)
La dirigenza dell’Inau, l’ente pubblico incaricato di guidare le politiche per l’infanzia e
l’adolescenza in Uruguay, ha rimosso una settimana fa dal suo incarico Dario Moreira, il responsabile del dipartimento delle adozioni. Il suo incarico sarebbe stato affidato all’educatore sociale Nair Ramos.
Lo riporta El Observador sottolineando che si è trattato di una decisione fondamentale per la gestione della divisione, “dopo mesi in cui sono emersi squilibri e decisioni errate prese durante i processi di adozione”.
Una notizia alla quale non ha fatto cenno la presidente dell’INAU durante una cerimonia per la Giornata dell’adozione. Nel suo discorso ha sottolineato che i bambini devono essere veramente al centro dell’attenzione. El Observador ha segnalato diverse incongruenze verificatesi negli ultimi anni nella divisione Adozioni sotto la guida di Moreira.
La polemica attorno all’adozione di Nicole Minetti e l’eco che rimbalza dall’Italia divide gli uruguaiani, scossi tra un moto di indignazione e una buona dose di scetticismo.
“Non è possibile che qui da noi ricchi e famosi facciano quello che vogliono, infrangendo ogni regola”, protesta un ragazzo che lavora al bar dell’aeroporto di Montevideo, commentando un servizio appena apparso in tv sulla vicenda.
Ma subito gli replica irritata una persona anziana, di origini italiane: “E’ una brutta storia e bisogna assolutamente fare chiarezza. Ma sinora ho letto solo accuse e sospetti. Aspetto le prove, non siamo una Repubblica delle Banane, siamo un Paese serio”, aggiunge con un moto di orgoglio.
Ed è proprio questo il punto più dolente: l’Uruguay è un Paese piccolo, il suo territorio è poco più della metà dell’Italia, abitato da circa 3 milioni di persone, ma molto orgoglioso della propria storia. E del proprio stato di diritto. Per cui non piace l’idea che all’estero si sospetti che qui basti essere ricco e famoso per adottare un bambino. Detto questo le tv continuano a raccontare la vicenda soffermandosi soprattutto sull’identità della coppia al centro della storia, lei, bella, famosa, fedelissima di Berlusconi, già condannata.
Lui ricchissimo e famoso e soprattutto protagonista della vita mondana e grade investitore immobiliare a Punta del Este, l’arcinota località turistica frequentata dal jet set internazionale. Ed è proprio qui, in quella che mondialmente viene definita la Miami dell’America Latina, che si trova l’epicentro della parte uruguaiana della storia, a metà strada tra scandalo politico e inquietante intrigo internazionale.
Ad appena 4 chilometri da hotel e yacht di lusso, verso l’interno c’è Maldonado, un centro di centomila abitanti. Ed è qui che è stata vista l’ultima volta la presunta madre del piccolo. Sempre qui lavorava la legale dei genitori biologici con il marito, trovati carbonizzati nella loro casa di vacanze, in circostanze considerate dai loro amici e colleghi molto sospette.
Un amico della coppia, anche lui avvocato, raggiunto telefonicamente, non vuole far sapere il suo nome, ma ci dice chiaramente che non crede minimamente alla versione dell’incidente casuale: “Il giudice ha parlato di normale incendio, ma da subito abbiamo tutti avuto grandi dubbi. Troppi i dettagli che non quadravano. Poi le indagini sono andate avanti in modo lentissimo, lungaggini assolutamente sospette. Noi da anni vogliamo la verità, temiamo che qualcosa ci sia sotto. E speriamo che questo scandalo tutto italiano possa aiutare a capire che è successo”.
“Non abbiamo mai parlato di adozione, è stata Minetti la prima a parlarne, mentre il Quirinale ha chiesto riserbo in base alla legge sulla privacy. Il problema
dell’adozione è che il minore è stato presentato come un bambino abbandonato dai genitori, che invece hanno un nome e un cognome, anche se negli ultimi giorni la madre è scomparsa e l’avvocata del bambino è stata trovata morta carbonizzata insieme al marito nella loro casa.
Sono tutte notizie aperte, basta digitare sul web per trovare informazioni sulle attività ambigue della coppia Minetti e Cipriani in Uruguay. Si trovano, soprattutto, gli atti della causa che i due hanno fatto ai genitori del bambino per togliere loro la patria potestà, che confligge con la loro dichiarazione secondo cui il bambino era abbandonato”.
Così il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio a Otto e mezzo su La7. “Per ottenere la grazia hanno dovuto dire che bisognava curare il bambino all’estero, mentre ci sono strutture in Italia – ha aggiunto – che avrebbero curato la stessa patologia con la stessa efficienza.
Dicono di aver consultato queste strutture e di aver ottenuto rifiuti per quell’intervento e di essere dovuti andare a Boston, ma purtroppo sia l’ospedale di Padova sia il San Raffaele hanno detto di non aver mai avuto la possibilità di curare il bambino e di non conoscere questo caso. Sono questi i fatti gravi che, non io, ma la procura generale di Milano, che ora sta indagando seriamente, ha definito gravissimi”.
“Va anche aggiunta una cosa: la prima indagine che il ministero ha commissionato alla procura generale – ha aggiunto – era perimetrata in Italia, non in Uruguay, dove avvenivano le cose peggiori. Adesso ha mandato un’altra indicazione grazie a cui la Procura può indagare anche in Uruguay. La Procura ha annunciato che se non otterrà collaborazione dalle autorità locali farà rogatorie per obbligarli a collaborare”.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2026 Riccardo Fucile
LE PAROLE DI RANUCCI A CARTABIANCA E LA TELEFONATA DEL GUARDASIGILLI
Carlo Nordio a marzo è stato in Uruguay. Nel ranch di Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti. A dirlo è stato il conduttore di Report Sigfrido Ranucci ieri sera durante Cartabianca. Ma il ministro ha telefonato in diretta alla trasmissione di Rete4 per smentire. «Non esiste al mondo. Ma figurarsi se sono andato nel ranch di Cipriani in Uruguay. I miei spostamenti sono tutti documentati, era una missione ufficiale di tre giorni in Argentina ed in Uruguay uno o due anni fa. Penso anche alle vie legali perché c’è un limite a tutto, anche a questo degrado morale e mediatico».
«Una fonte ci avrebbe detto di aver visto Nordio nel ranch di Cipriani», dice Ranucci mentre parla con Bianca Berlinguer, discutendo di una pista che Report sta seguendo. «Sarebbe andato in quel ranch dove Minetti viveva con Giuseppe Cipriani, collegato anche lui a Epstein, dovrebbe avrebbe incontrato queste persone che poi hanno adottato il bambino».
Subito dopo il ministro è al telefono: «I primi di marzo di quest’anno? Ero impegnato nella campagna per il referendum. Sono stato in Uruguay e in Argentina per una breve missione ufficiale per gli accordi governativi l’anno scorso o due anni fa. Escludo in via assoluta di aver incontrato questi signori e di essere entrato nelle loro abitazioni. Non so da dove escano queste follie inventate di sana pianta». Nei giorni scorsi si era parlato di una presunta amicizia tra Nordio e la famiglia Cipriani, che gestisce un famoso bar a Venezia, città di nascita del ministro.
(da agenzie)
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