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MORTE DI FAKIR, CHE FINE HANNO FATTO I POLIZIOTTI COINVOLTI: NON SONO SOSPESI MA NON SONO AL LAVORO, HANNO APPENA 23 E 28 ANNI, UN ABBINAMENTO CHE FA RIFLETTERE

Luglio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

UNO E’ IN LICENZA, L’ALTRO IN MALATTIA

Non sono stati sospesi dal servizio, ma di fatto non si trovano al lavoro. A due giorni dalla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto domenica pomeriggio in via Svevo a Bologna durante un intervento delle forze dell’ordine, si chiarisce la situazione dei due agenti del commissariato Bolognina Pontevecchio rimasti coinvolti nella vicenda.
Si tratta di due poliziotti molto giovani, rispettivamente di 23 e 28 anni, a cui è stato applicata per la prima volta la «normativa di recente entrata in vigore», ossia il cosiddetto «scudo penale», introdotto dal pacchetto sicurezza approvato a febbraio scorso. «L’espressione “scudo penale” è assolutamente impropria perché lascia intendere una sorta di immunità, che in realtà non esiste. Al massimo si potrebbe parlare di scudo processuale», sostiene il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo a margine di un evento a Roma.
La licenza e i giorni di prognosi per i morsi
Se nei loro confronti non è scattata alcuna sospensione cautelare, la ragione della loro assenza dalle pattuglie è legata a motivi personali e medici. Uno dei due poliziotti aveva infatti già in programma da tempo un periodo di licenza. L’altro agente si trova invece a casa in malattia a causa delle lesioni riportate durante le concitate fasi del fermo. Nello specifico, durante la colluttazione con Fakir, il poliziotto è stato ferito dai morsi sferrati dal 42enne a una gamba: al pronto soccorso gli è stata refertata una prognosi di 12 giorni.

(da agenzie)

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PESSIMI SEGNALI PER PUTIN: I RUSSI TORNANO A TENERE I SOLDI SOTTO IL MATERASSO. A CAUSA DELL’AUMENTO DELLE TASSE, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE RUSSE STANNO PASSANDO AI PAGAMENTI IN CONTANTI, SPINTE DALLA BANCA CENTRALE DI MOSCA, CHE PER SOSTENERE L’ECONOMIA HA IMMESSO UNA QUANTITÀ MOSTRUOSA DI DENARO LIQUIDO NEL PAESE

Luglio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

UNA DISFATTA PER “MAD VLAD”, CHE AVEVA PORTATO AVANTI LA DIGITALIZZAZIONE E DICHIARATO GUERRA AI PAGAMENTI IN NERO … IL SISTEMA ECONOMICO È IN CRISI E LO AMMETTE ANCHE IL QUOTIDIANO “MOSKOVSKY KOMSOMOLETS”, MEGAFONO DEGLI ULTRANAZIONALISTI: “IL 15% DEI RUSSI PREFERISCE CONSERVARE I RISPARMI IN BANCONOTE”

«Tenere i soldi sotto al materasso». Non è più solo un modo di dire praticamente identico alla nostra lingua, ma sta tornando a essere una frase molto attuale nel dibattito pubblico russo. A causa dell’aumento delle tasse, le piccole e medie imprese stanno passando ai pagamenti in contanti.
In questo favorite anche dalla Banca centrale, che per sostenere l’economia ha immesso una quantità mostruosa di denaro liquido nel Paese. In Russia, Paese ad alto tasso di digitalizzazione, si erano dimenticati dell’esistenza del contante, perché si pagava tutto con la carta. […]
Quando Vladimir Putin arrivò al potere, la sua promessa più conosciuta fu quella di inseguire i terroristi ceceni «fin dentro al cesso». Ma ce n’era stata un’altra, forse persino più importante, con la quale aveva affascinato i suoi connazionali. Per portare lo Stato fuori dai torbidi anni Novanta e dalla loro economia sommersa, il nuovo presidente russo aveva dichiarato guerra al «nero» e alla valuta in contante.
L’economia russa era stata portata nel bianco, digitalizzata e resa trasparente: praticamente nessuna transazione passava fuori sistema. Ai consumatori andava bene, perché era un sistema molto comodo. Anche questa transizione riuscita fu uno dei segreti del successo dell’ex oscuro funzionario del Kgb.
Ma in questa torsione della Storia che il Cremlino ha imposto con l’invasione dell’Ucraina, sempre più spesso appare il rischio di ritornare alla casella di partenza dei 25 anni al potere di Putin. I russi si stanno affidando nuovamente al contante.
E se le scintille che avevano dato inizio a questa tendenza erano state le interruzioni sempre più frequenti del servizio Internet e il timore non dichiarato che queste restrizioni decise dai servizi segreti potessero portare al blocco dei conti correnti online, adesso il fuoco è tenuto acceso dalla sfiducia nel sistema bancario e dal tentativo delle aziende di sfuggire a tasse sempre più alte e a una pressione finanziaria crescente.
Secondo i dati della Banca centrale, dall’inizio dell’anno a oggi la Russia ha immesso in circolazione 1,56 trilioni di rubli, pari a 18 miliardi di euro. È il più grande aumento mai registrato, al di fuori del periodo della pandemia.
«Quasi il 15% dei russi preferisce ormai conservare i propri risparmi esclusivamente in banconote» ammoniva lo scorso giugno il Moskovsky Komsomolets. «I numeri forniti dalla Banca di Russia mostrano che in marzo, in concomitanza con i disservizi alla rete Internet, i prelievi sono aumentati di 300 miliardi di rubli rispetto al mese precedente, raggiungendo i 20.000 miliardi: una cifra che equivale al 9,1% del Pil». Il quotidiano megafono dell’ultranazionalismo si limitava a una sconsolata presa d’atto.
«Fino a pochi anni fa sarebbe sembrato inconcepibile che, nel XXI secolo, il popolo russo, il più digitalizzato del mondo, potesse abbandonare i conti bancari per tornare a nascondere i soldi sotto il materasso. Eppure, è esattamente quello che i dati più recenti sembrano indicare».
Questo modo di manifestare sfiducia nell’avvenire non è solo un fenomeno sociale, ma ha anche altre conseguenze, perché rende molto difficile la riscossione delle tasse da parte dello Stato, nel momento in cui si trova a fronteggiare l’aumento del deficit di bilancio.
L’aumento dell’Iva dal 20 al 22 per cento deciso a gennaio, unito alla cancellazione delle esenzioni soggette al pagamento, non ha certo aiutato. Taras Skvortsov, direttore finanziario di Sberbank, il principale istituto di credito russo, parla di «segnali molto seri» che indicano come un numero crescente di imprese stia pagando i salari «in busta», ovvero in nero.
«È un momento molto preoccupante… Non vediamo il contante rientrare nel sistema bancario tramite i servizi di raccolta fondi, i bancomat o i terminali self-service», ha dichiarato Skvortsov all’agenzia di stampa Interfax . «Il denaro resta sempre più spesso nelle mani delle persone».

(da Il Corriere della Sera)

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LE SPIAGGE SONO SEMPRE PIU’ A MISURA DI RICCHI. CON LA DESTRA IN DIFESA DELLA “CASTA” DEI BALNEARI, LE GARE PER L’ASSEGNAZIONE DELLE CONCESSIONI SONO PARTITE, MA SEMBRANO UN AFFARE CHE RIGUARDA POCHI GRANDI GRUPPI PRIVATI

Luglio 22nd, 2026 Riccardo Fucile

IN LIGURIA LA GESTIONE DELLE SPIAGGE RIMANE AI SOLITI NOTI (A GENOVA 14 CONCESSIONI SU 23 SONO ANDATE AI GESTORI STORICI) O FINISCE NELLE MANI DI AZIENDE CHE PUNTANO A UNA CLIENTELA “GRIFFATA” E DALLE COSPICUE FINANZE … IL CASO DI PARAGGI, PICCOLA BAIA TRA SANTA MARGHERITA LIGURE E PORTOFINO: IL MARCHIO “LANGOSTERIA” SI E’ PRESO I BAGNI FIORE

Quattro generazioni di bagnanti, altrettante di balneari: i nonni, i loro figli, i nipoti e oggi i figli dei nipoti. Vecchie amicizie cementate da un equilibrio che si perpetua dagli Anni Sessanta. Sdraio, ombrellone, cabina, bagnino. Poi è arrivata la direttiva europea Bolkestein: i lidi sono concessioni demaniali, chiunque deve poterseli aggiudicare, viva la concorrenza. [..
Dopo anni di rinvio, e non pochi rimbrotti da Bruxelles, le gare sono partite: a Genova sono state assegnate 23 concessioni, 14 delle quali sono rimaste ai gestori storici. A Imperia 12 lotti, quasi tutti ai titolari che le avevano già.
A Borghetto Santo Spirito 19 lotti, gli uscenti hanno fatto la parte del leone. A Pietra Ligure 40, i cambi di gestione sono stati 6. Laigueglia, Sarzana, Spotorno, Taggia e Loano hanno le gare in corso, gli altri comuni dovranno provvedere. Il termine ultimo stabilito dalla legge è il 30 settembre 2027.
«Intanto i balneari restano col cerino in mano – commenta Monica Muratorio, presidente del sindacato balneari (Sib) di Imperia –. Non sanno che fine farà il loro lavoro: si è parlato di indennizzi per chi perde la concessione dopo aver investito, ma la situazione peggiora. Cinque anni fa si parlava di cifre certe, oggi non sono previsti.
A Imperia s’è arrivati al doppio del fatturato, facendo le gare in anticipo, a Genova a due volte e mezzo. Il sindaco di Taggia all’opposto dice che non ci saranno risarcimenti. Purtroppo ha ragione, oggi la regola dice così. Il governo è silente, ogni bozza normativa è peggio di quella precedente. Grande delusione: in campagna elettorale piovevano promesse». E c’è un altro dettaglio che preoccupa: l’appetito dei grandi gruppi. «Hanno la forza economica e le competenze per stravincere le gare – continua Muratorio –. In Francia è già successo, ma da quando sono subentrati i big un’insalata costa 30 euro».
In Italia il caso di scuola è Paraggi, cento metri di baia tra Santa Margherita Ligure e Portofino. Nel 2017 il marchio Langosteria ha preso i bagni Fiore. Lo stabilimento, che non regalava i posti all’ombra, oggi è un lido di lusso. Gli altri sono andati a ruota.
Le Carillon è la spiaggia griffata Dolce&Gabbana, i bagni Bosetti sono firmati Vespa. Così in zona si arriva a 400 euro al giorno, ombrellone e due lettini. Soltanto lo Stato non ha corretto il listino: canoni annuali tra i 5 e i 7 mila euro. I gestori investono milioni, ma lo spazio è regalato.
Stesso discorso all’altro capo della Liguria, nel Ponente imperiese. Il quartier generale è nel grattacielo della Société des Bains de Mer (Sbm) a Monaco, che capitalizza oltre due miliardi ed è controllata al 64% dal Principato. […]
A Ventimiglia tutto ruota intorno al porto Cala del Forte, gestito dalla Sepm (100% Stato di Monaco). A terra il progetto Borgo del Forte, guidato dalla Marina di Ventimiglia con legami finanziari monegaschi. L’investimento supera i 200 milioni: hotel a 5 stelle, 60 appartamenti di super-lusso, un campus internazionale per i residenti fiscali di Monaco, un club sulla spiaggia, ristoranti.
Gli standard sono quelli del Monte-Carlo Beach. A Bordighera si lavora al recupero dell’Angst, hotel ottocentesco trasformato in appartamenti (sempre di lusso), pensando alle spiagge.
A Ospedaletti c’è il porto turistico di Baia Verde – bloccato per decenni da inchieste giudiziarie, fallimenti e mareggiate –. Monaco intravede un porto rifugio: a Port Hercule non c’è più spazio. A Sanremo c’è la ristrutturazione di Portosole con l’ingresso dei fondi internazionali.
Sbm possiede il casinò di Montecarlo, storico concorrente di Sanremo, ma il corridoio del gioco e del lusso suona meglio di una guerra commerciale. I clienti di Monaco vengono già portati a Sanremo per il Festival o la Milano-Sanremo. Portosole è il loro approdo, i bagni più chic le location delle feste. Presto o tardi si tireranno le somme.
Se una suite a Bordighera viene venduta dai canali centralizzati di Monaco, in Italia rimangono le briciole: i costi operativi e l’Iva sui servizi diretti. I ruoli dirigenziali restano monegaschi o francesi, ai liguri i posti stagionali (bagnini, pulizie, camerieri). Ancora: con l’arrivo dei monegaschi a Ventimiglia Alta i prezzi delle case, in tre anni, si sono impennati. Un bilocale in affitto è passato da 500 a oltre 950 euro al mese, spingendo le famiglie giovani verso l’entroterra.

(da La Stampa

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LA SOLITA BUFALA DELL’INTERNAZIONALE CRIMINALE SOVRANISTA: PUBBLICANO LA FOTO DI UN COMBATTENTE NAZISTA, SPACCIANDOLO PER UCRAINO, IN REALTA’ E’ RUSSO COME DIMOSTRANO I SUOI TATUAGGI

Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile

SONO COSI COGLIONI DA NON ESSERSI ACCORTI CHE IL TATUAGGIO SULLA SUA SPALLA MOSTRA LA BANDIERA IMPERIALE RUSSA

Circola su Facebook e altri social l’immagine di un uomo a petto nudo coperto di tatuaggi con simbologia nazista (svastica, aquila del Terzo Reich, runica delle SS). Il testo che accompagna lo scatto accusa gli ucraini: «Vergogna! Questo sono gli ucraini, questi sono quelli a cui il governo manda i nostri soldi».
L’uomo nell’immagine, però, non è ucraino. Sulla spalla sinistra porta tatuata la bandiera imperiale russa (nero, giallo e bianco) e non quella ucraina (blu e gialla). Infine, risulta che sia stato catturato dall’esercito ucraino nel 2024.
Diversi utenti condividono l’immagine con la seguente narrazione: «VERGOGNA! Questo sono gli ucraini, questi sono quelli a cui il governo manda i nostri soldi».
Cosa mostra l’immagine
Nella foto si vede un uomo a petto nudo e con il volto contuso. Sul petto porta una grande svastica e, sotto, quella che pare essere un’aquila del Terzo Reich. Sul petto in alto a sinistra compare la scritta cirillica «Русь», ovvero «Rus’». Sulla spalla sinistra è tatuata una bandiera a tre strisce orizzontali nei colori nero, giallo e bianco con le SS naziste. Non si tratta di una bandiera ucraina (blu e gialla), ma della bandiera imperiale russa, utilizzata nell’Ottocento e oggi simbolo del nazionalismo russo.
Chi ha diffuso la foto e in quale contesto
Il 13 febbraio 2024, la deputata ucraina Inna Sovsun aveva condiviso lo scatto sul suo profilo X spiegandone il contesto: «Le forze ucraine hanno catturato un altro nazista russo. Tatuaggi con svastica, simboli SS, la bandiera imperiale russa. È la Russia e i suoi propagandisti a sostenere che l’Ucraina andrebbe denazificata? Che ipocrisia — sono loro gli unici nazisti dei nostri tempi».
Il 7 aprile 2024, il veterano ucraino Bohdan Krotevych condivide un altro scatto della stessa persona. Anche in questo caso, l’uomo viene identificato come russo.
Il meccanismo: un classico ribaltamento di contesto
Non è la prima volta che immagini di militanti neonazisti di nazionalità russa o filo-russa vengono riproposte come «prove» della presunta natura nazista dell’Ucraina. Open Fact-checking aveva già verificato casi analoghi, come il caso di un pregiudicato russo con tatuaggi neonazisti spacciato per il capo della polizia di Kiev e un detenuto bielorusso con svastiche presentato come combattente ucraino.
Conclusioni
L’immagine è autentica, ma il contesto è falso. L’uomo con i tatuaggi neonazisti non è ucraino, ma russo, in quanto porta tatuata la bandiera imperiale russa ed è stato catturato dall’esercito ucraino.

(da Open)

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CASO FAKIR, IL RAPPER BUBU DOC: “UNO DI QUEI POLIZOTTI HA MALTRATTATO ANCHE ME, L’HO DENUNCIATO. MI HANNO ROTTO LA PROTESI DURANTE IL FERMO”

Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile

LA TESTIMONIANZA CON VIDEO DI ENRICO ABUNHERE: “UN CONTROLLO PERCHE’ NON INDOSSAVO IL CASCO SUL MONOPATTINO SI E’ TRASFORMATO IN UNA AGGRESSIONE”

“Sono sicuro al mille per mille che era lui, mi stava sopra e l’ho visto bene in faccia. Il più sbruffone, è lo stesso poliziotto che domenica teneva le mani sulla testa di Abderrahim Fakir“. A due giorni dalla morte del 42enne durante l’arresto nel quartiere Pilastro di Bologna, si aggiunge una testimonianza ai tasselli di una vicenda ancora tutta da chiarire. Il rapper Enrico Abumhere, nome d’arte Bubu Doc, ha pubblicato sui social un video dove si vede vedono tre agenti di polizia che lo immobilizzano su una strada di Bologna, via Mazzini. Uno di loro è lo stesso che ha fermato Fakir.
Il rapper ha raccontato l’accaduto a diversi giornali, tra cui La Stampa e Il Resto del Carlino. “Sono sicuro al mille per mille che era lui, mi stava sopra e l’ho visto bene in faccia”, dice in un’intervista online al quotidiano piemontese, spiegando di essere stato fermato perché senza casco sul monopattino. Nel corso dell’intervento avrebbe iniziato a litigare con gli agenti e in particolare ne avrebbe affrontato uno. “Lui si è avvicinato e cercava di farmi cadere, allora mi sono difeso. Eravamo uno contro uno. Non gli ho dato uno schiaffo, né un pugno“. Il giovane, che ha una protesi in una gamba per un osteosarcoma avuto all’età di 17 anni, racconta di essere stato buttato in terra. “Una cosa pazzesca, mi hanno ammanettato e portato in Questura”. Il poliziotto del caso di Fakir “mi è rimasto sopra con un atteggiamento minaccioso per molto tempo, sono certo che è lui. È stato un abuso di potere”. Il giovane, riporta il Resto del Carlino, è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e in seguito ha denunciato il fatto ai carabinieri.
In un’intervista a Fanpage aggiunge ulteriori dettagli. “In poco tempo il controllo è diventato un’aggressione” dice. “Mi hanno chiesto documenti. Uno degli agenti, erano circa otto perché si erano fermati al bar, mi ha detto che potevo andare mentre un altro mi ha messo la gamba sul monopattino per impedirmelo”. A quel punto la cosa degenera e la fidanzata del giovane comincia a filmare per tenere traccia di ciò che sta accadendo. “Stavo andando a riprendere il monopattino ma uno di loro mi ha detto di non far finta di zoppicare. Ma non stavo facendo finta, ho una protesi alla gamba a causa di un tumore che ho avuto. Tra una cosa e l’altra, più agenti mi hanno messo a terra. Nel video si vede che sono in tre, ma erano molti di più”. Dall’intervento Abumhere è uscito con la protesi rotta e una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo ha a sua volta denunciato gli agenti ed è rappresentato dall’avvocato Niccolò Vecchioni.
(da Il Fatto Quotidiano)

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SONDAGGIO SWG: IN CALO FDI E PD, MA SI RIDUCE LA DISTANZA TRA I DUE PARTITI

Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile

CAMPO LARGO AVANTI DI 2,3 PUNTI SUL CENTRODESTRA, VANNACCI AL 6,7%

L’orientamento di voto di questa settimana registra il calo di Fratelli d’Italia: il partito dellapremier Giorgia Meloni perde lo 0,3% e scende sotto il 27% (precisamente al 26,9). Forza Italia resta stabile. La Lega guadagna lo 0,1% attestandosi al 5,5% (anche sulla scia del caso Roggero). Sopra però c’è sempre Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che guadagna 0,4 punti percentuali e raggiunge il 6,7%, seguito da Avs stabile al 6,4.
È quanto emerge dal sondaggio Swg per Tg La7 su un campione di 1.200 soggetti maggiorenni residenti in Italia tra il 15 e il 20 luglio nella settimana dell’approvazione alla Camera della nuova legge elettorale targata centrodestra.
E il centrosinistra? In flessione anche il principale partito di opposizione: il Partito democratico perde lo 0,2% raggiungendo 21,1% e accorciando – anche se di poco – la distanza con FdI. Guadagna terreno (lo 0,2%), invece, il Movimento 5 Stelle ora al 13,1%.
Tra i partiti minori, Azione e +Europa registrano una perdita dello 0,1%. Sud chiama Nord è l’unica ad avere un dato positivo: + 0,1%. Restano invariati i consensi di Italia Viva, Noi Moderati, Avanti Psi, Altre Liste e la quota di chi non esprime una preferenza di voto.
Campo largo al 44,3%, Centrodestra 42%

(da agenzie)

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L’ALLARME DELL’ANM: “DOPO LA SENTENZA SU ROGGERO TOGHE MINACCIATE, C’E’ UN CLIMA PESANTE”

Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile

“ATTACCATI SOLO PER AVER APPLICATO LA LEGGE DELLO STATO SULL’OMICIDIO E LA LEGITTIMA DIFESA”

“Dopo la sentenza sul caso Roggero ai magistrati sono arrivate minacce, insulti e messaggi d’odio in un clima in cui vengono attaccati per il solo fatto di aver applicato la legge dello Stato sull’omicidio e sulla legittima difesa. Siamo al fianco dei colleghi piemontesi che hanno emesso le sentenze di primo e secondo grado, così come di quelli della Corte di cassazione che le hanno confermate”. La giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati ha espresso solidarietà e preoccupazione dopo gli attacchi di questi giorni rivolti ai colleghi.
Il gioielliere Mario Roggero è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per avere ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo durante una rapina nel suo negozio a Grinzane Cavour, nel cuneese. Una sentenza che ha scatenato critiche e polemiche e il caso di cronaca è diventato anche politico. Ora il sindacato dei magistrati fa sapere che alcuni colleghi hanno ricevuto minacce e ribadisce che “da parte di chi ricopre incarichi istituzionali, servirebbe maggiore responsabilità e cura nell’utilizzo delle parole. Il clima che si crea nei confronti di chi applica la legge dovrebbe essere differente – prosegue – La critica è legittima, ma alimentare una narrazione che individui nei magistrati il bersaglio da colpire significa contribuire a un clima che può degenerare in odio e intimidazione. Un clima di pesante delegittimazione denunciato anche nel recente report della Commissione europea. Ci auguriamo per il futuro maggiore attenzione a tutela delle stesse fondamenta dallo Stato di diritto”, conclude l’Anm.

(da agenzie)

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SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE: PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE”

Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile

PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO)… MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO

A che punto è la notte dell’Armata Branca-Meloni? Dopo quasi quattro anni di potere benconfortato dal sostegno elettorale e dalla fedeltà dei partner della maggioranza, di colpo la Statista della Sgarbatella ha iniziato a perdere colpi, il motore si è ingolfato e la macchina del governo è finita in panne.
Proprio quando l’arroganza del potere aveva sviluppato, come altri nel passato, una concezione salvifica del suo ruolo, sulla cofana bionda di Giorgia Meloni è arrivata la batosta del referendum sulla giustizia. E dato che le disgrazie sono come le ciliegie, una tira l’altra, è esploso alla sua destra il fenomeno Vannacci che, dopo aver svuotato come una zucchina la Lega di Salvini, oggi ogni punto che guadagna nei sondaggi lo erode a Fratelli d’Italia.
Nel frattempo anche le ambizioni geopolitiche della “Giorgia dei due mondi” sono andate a farsi fottere sotto una gragnuola di “vaffa” di Trump, e alla “Thatcher immaginaria” non è restato altro che naftalinare il ruolo di “pontiera” tra Usa e Ue e ritornare alla sua veste deputata di “portiera” dell’Italietta.
Ed eccola che si sbatte come un Moulinex per uscire dal vicolo cieco in cui l’ha sbattuta l’ex generale della Folgore. Visti e stravisti i sondaggi, a Palazzo Chigi sono ormai ben consapevoli del pericolo che corrono: se l’ex parà della Folgore rimanesse fuori dalla prossima coalizione, la destra ritornerebbe con il fez tra le gambe nelle grotte di Colle Oppio a leggere Tolkien.
E allora tanto vale provare ad ammansire Futuro Nazionale e ragionare su un accordo politico che permetta a tutti di mettere le mani sulla prossima legislatura.
Intanto, messa da parte l’arroganza in modalità “Dopo di me, il diluvio”, Giorgia l’Underdog ha ricompattato le correnti sotterranee di FdI, ricomponendo gli attriti sia con il dominus di Lombardia e Sicilia, Ignazio La Russa, sia con l’ex cognato Francesco Lollobrigida, ed ora è partita nell’operazione di intortare il Generalissimo per ingabbiarlo nella coalizione di centrodestra.
Missione che si sta mostrando irta di ostacoli, a partire dalle posizioni diverse e contrarie all’interno della maggioranza. Se il naufrago Salvini, nonostante il “tradimento” di Vannacci, che ha usato la Lega come un taxi per dar vita al suo partito, non è più capace di intendere e di volere sul Carroccio diventato un catorcio, diversa e contraria è la posizione dell’altro alleato del governo, nonché membro del Partito Popolare Europeo, Forza Italia.
Sia in versione Berlusconi sia in modalità Tajani, il partito fondato dal Cavaliere è all’80 per cento contro l’ingresso nella coalizione di un tipino che è alleato nel parlamento europeo con i post-nazi tedeschi di Afd.
Se fuori tuona, in casa piove. All’interno di Fratelli d’Italia, sul dilemma “Vannacci sì, Vannacci no”, il dibattito incalza. Un volpone della politica come La Russa è dell’opinione, se si vuole tenere unita l’alleanza con Lega e Forza Italia, che il pericolo Vannacci va disinnescato ‘’facendo capire alla Nazione che FdI è la vera destra”.
Al primo piano di Palazzo Chigi, la Fiamma Magica fa poi presente che non è per nulla opportuno, sbandare troppo a destra: le reazioni da parte dell’esecutivo europeo sarebbero di sicuro pessime.
Alla luce del buon rapporto in corso, dopo lo sciagurato coitus interruptus con Trump, tra Meloni e Merz, come la prenderebbe il cancelliere tedesco lo sbarco nella maggioranza di un Vannacci?
L’ex militare, dopo l’espulsione dal gruppo dei Patrioti per l’Europa, è entrato a far parte del gruppo sovranista Europa delle Nazioni Sovrane (ESN), dove fa compagnia al partito delle svastichelle Afd, il nemico più intimo del governo di Berlino.
Pochi giorni fa, con la scusa di aver avuto un figlio con la maternità surrogata, Merz ha cacciato Jens Spahn, capogruppo dei conservatori della Cdu e intimo amico di Peter Thiel e della galassia Maga.
Amorale della fava: ce lo vedete l’ex parà che molla Afd, il patriottismo neofascio, per entrare in un eventuale governo meloniano?
Ai “messaggeri d’amore” alla Bignami, inviati in avanscoperta a tastare il terreno, i “futuristi” han subito risposto con segnali di guerra.
Il 24 giugno 2026, quando Gianni Alemanno lascia Rebibbia, dopo quasi un anno e mezzo di carcere, trova ad aspettarlo c’è Vannacci e la sua “sporca dozzina”.
“Ale’-danno” ha la dentiera avvelenata: a lui spetta il compito di attirare in Futuro Nazionale lo zoccolo duro e fascio di Fratelli d’Italia, che va dal 3 al 5%. L’ex sindaco di Roma non ha mai dimenticato il trattamento a pesci in faccia ricevuto dalle sorelle Meloni all’epoca dell’inchiesta Mafia Capitale in cui fu coinvolto con l’accusa di corruzione. E adesso non vede l’ora di spedire, con ritrovato tono da leader, un sonoro vaffa alle “sorelle ingrate” di via della Scrofa: “Se da qui alle prossime elezioni politiche riscoprirà l’anima sovranista della destra, tutti i dialoghi saranno possibili. Ma se cadrà nel richiamo delle sirene centriste, Futuro Nazionale non potrà che andare per la sua strada”.
A Vannacci non resta che aggiungere: “Futuro Nazionale appartiene all’area della destra, ma non farà la ruota di scorta. Chiederei un accordo programmatico scritto, pubblico e verificabile, con tempi precisi: controllo sull’immigrazione e remigrazione nel rispetto della legge, revisione del Green Deal, ritorno al nucleare, riduzione delle tasse su lavoro e famiglie, sicurezza, nuove carceri, tutela delle imprese e politica estera fondata sull’interesse nazionale”.
Del resto, il primo a rimetterci da un accordo con la coalizione di centrodestra sarebbe lo stesso Vannacci. Tra allearsi con dei partiti che finirebbero per diluire la sua fascio-retorica o restare all’opposizione e capitalizzare il malcontento populista, risponderebbe come il Santone Quelo, interpretato da Corrado Guzzanti: “La seconda che hai detto!”

(da Dagoreport)

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GIORGIA MELONI, CHE VORREBBE INTRODURRE LE INTERCETTAZIONI PER ALCUNI REATI DI MAFIA, DEVE FARE I CONTI CON IL MURO DEI FORZISTI E SI LASCIA ANDARE A UNO SFOGO CONTRO MARINA BERLUSCONI. DAI RISARCIMENTI FINO ALLA LEGITTIMA DIFESA, NELLA MAGGIORANZA SI LITIGA SU TUTTO

Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile

LA LEGA SI SPACCA SUL TESTO PRESENTATO DA BORGHI, SU INPUT DI SALVINI, SULLA ESTENSIONE DELLA LEGITTIMA DIFESA. UNA PARTE DEI PARLAMENTARI (DA ANDREA OSTELLARI A SIMONETTA MATONE) SI È GIÀ MESSA DI TRAVERSO. E PARE CHE ANCHE L’AVVOCATO GIULIA BONGIORNO NON ABBIA DATO IL SUO BENESTARE

Incurante dello scetticismo dei suoi parlamentari e questa volta anche di via Arenula, Matteo Salvini va avanti e al suo fedelissimo Claudio Borghi fa depositare a palazzo Madama la proposta di legge, ventilata subito dopo l’arresto di Mario Roggero, che allarga le maglie della legittima difesa.
Il testo prevede che «in caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio» o luogo di lavoro «qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati».
Nei fatti viene cancellato del tutto il concetto di legittima difesa «proporzionata all’offesa» previsto attualmente. La proposta è stata scritta da Borghi e dal deputato Andrea Barabotti, su impulso del vicepremier. Ma una parte dei parlamentari si è già messa di traverso. Primo fra tutti il sottosegretario leghista Andrea Ostellari, che ha fatto sapere ai vertici del partito di non essere d’accordo. Insomma, un no di peso. Così come quello della deputata Simonetta Matone con un passato in magistratura.
Si dice che anche l’avvocato Giulia Bongiorno non abbia dato il suo benestare.
Sul primo punto frena anche il viceministro azzurro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto: «Dispiace che una proposta di tale rilevanza sia stata avanzata senza un preventivo confronto con gli altri alleati di governo» anche perché rischia «di creare più incertezze che soluzioni».
Non si espongono i meloniani ma anche loro covano dubbi temendo soprattutto rilievi di costituzionalità, specie sulla presunta retroattività del ddl che «salverebbe» Roggero. E allo stesso modo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi avverte che «sulla grazia il Capo dello Stato non va tirato per la giacca». Lega e Futuro nazionale continuano a rincorrersi. Roberto Vannacci è contrario non nel merito ma sui tempi: «Bastava approvare il nostro emendamento» e bolla l’iniziativa leghista come «strumentalizzazione elettorale».
Sullo stop ai risarcimenti alle famiglie delle vittime, invece, la maggioranza ha trovato un’intesa. In serata i relatori al decreto sicurezza e immigrazione, Erika Stefani della Lega e Marco Lisei di FdI, annunciano che inseriranno la norma. Ma il partito di Meloni si vuole distinguere con un suo ddl che presenterà oggi.
Non solo perché la proposta di modifica al decreto sicurezza può risultare incostituzionale, ma anche perché i Fratelli vogliono fare proprio il tema dei risarcimenti e non farsi scavalcare da Salvini. In questo clima si litiga anche sulle intercettazioni.
La premier vorrebbe introdurle per alcuni reati di mafia. Gli azzurri fanno muro. E Meloni si lascia andare a uno sfogo: «Non mi faccio dettare la linea da Marina Berlusconi».

(da Repubblica)

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