Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
LO 0,1% PIÙ RICCO DEGLI ITALIANI, CIRCA 50.000 PERSONE, DAL 1995 AL 2016 HA QUASI RADDOPPIATO LA PROPRIA QUOTA DI RICCHEZZA. IERI DETENEVA MENO DEL 6% DEL TOTALE, OGGI QUASI IL 10. NELLO STESSO PERIODO LA QUOTA DI RICCHEZZA DELLA METÀ PIÙ POVERA DELLA POPOLAZIONE, OLTRE 25 MILIONI DI PERSONE, È SPROFONDATA DAL 12 A MENO DEL 4%
Estratto da “Tassare i milionari. prendere ai ricchi per dare ai poveri”, di Riccardo Staglianò
(Giulio Einaudi editore)
Lo 0,1% più ricco degli italiani, circa 50 000 persone, dal 1995 al 2016 ha quasi raddoppiato la propria quota di ricchezza. Ieri deteneva meno del 6% del totale, oggi quasi il 10.
Nello stesso periodo la quota di ricchezza della metà più povera della popolazione, oltre 25 milioni di persone, è sprofondata dal 12 a meno del 4% .
Trent’anni fa l’equivalente dell’8% del reddito nazionale passava ogni anno, come eredità o donazioni, da una generazione all’altra. Vent’anni dopo era quasi il doppio (14%) .
Le buste paga “reali” italiane non si sono mai riprese dalla crisi del 2008. Il loro tonfo di quasi il 9% non ha pari in Europa, dove la Francia ha guadagnato il 5 e la Germania il 14%.
Di recente, e in soli quattro anni (2020-23), la quota di valore aggiunto che ha remunerato il lavoro ha perso 12 punti, mentre ne ha guadagnati 14 quella andata agli utili.
Il 10% dei percettori di redditi più elevati detiene oggi quasi il 40% dei redditi nazionali contro il 28 che intascava negli anni Ottanta
Giovanni Ferrero, che guida la lista dei miliardari italiani, vale circa 700 000 volte l’odierno reddito medio. Il leggendario triumviro Marco Licinio Crasso, il più ricco dell’antichità, ne valeva “solo” 526 000 .
Nel 1974, a due anni dall’invenzione dell’Irpef, c’erano trentadue scaglioni e l’aliquota massima era al 72%. Oggi di scaglioni ce ne sono quattro, con l’aliquota massima al 43%.
Le rendite, che sono la voce principale delle grandi fortune, in Italia vengono tassate tra il 10 e il 21% (case) e il 26% (guadagni azionari). Il lavoro dipendente, invece, quasi o più del doppio.
Per chi li incassa tramite una società holding dividendi e plusvalenze vengono detassati anche oltre il 95%. L’imposizione reale finisce per essere inferiore all’1% .
Tassando dall’1 al 3% lo 0,1% più ricco della popolazione italiana potremmo ottenere un gettito sui 13 miliardi di euro .
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
IL BUREAU HA CONFERMATO IL CYBER-ATTACCO MA PRECISA CHE I DATI COINVOLTI “NON CONTENEVANO INFORMAZIONI GOVERNATIVE”… RESTA LA FIGURA DA PERACOTTARI DEGLI AMERICANI: COME È POSSIBILE CHE I CYBERCRIMINALI SIANO RIUSCITI A IMPOSSESSARSI DELLE CREDENZIALI DI PATEL? PERCHE’ NON E’ STATO FATTO NIENTE PER EVITARE LA DIFFUSIONE DEI DATI SENSIBILI?
Si vede Kash Patel annusare e fumare un grosso sigaro, ma anche guidare una decappottabile d’epoca e poi scattarsi un selfie allo specchio con una bottiglia di rum in mano. Sono solo alcune delle fotografie private che il gruppo di hacker iraniani Handala ha pubblicato online dopo aver violato la casella di posta personale del direttore dell’fbi, diffondendo anche un campione di oltre 300 email.
Una notizia confermata dallo stesso Bureau, che precisa di aver «adottato tutte le misure necessarie per mitigare i potenziali rischi» e che i dati coinvolti erano «di natura storica e non contenevano informazioni governative».
I messaggi rubati dall’account Gmail di Patel risalgono in parte al 2010, in parte al febbraio 2022, e riguardano per lo più il periodo in cui Patel fece domanda per entrare alla divisione per la sicurezza nazionale del dipartimento di Giustizia e si trasferì a Washington. Le email includono i documenti relativi alla sua candidatura, messaggi di amici e una fotografia che appare ritrarre una visita a Cuba nel 2013.
Violazioni simili — tecnicamente poco sofisticate, ma ad alto impatto mediatico — non sono una novità: nel 2016 hacker riconducibili alla Russia violarono l’account Gmail di John
Podesta, responsabile della campagna di Hillary Clinton, riversando il materiale su Wikileaks. Chi sono gli hacker di Handala? Attivi almeno dal 2022, si presentano come un collettivo di hacker vigilantes pro-palestina, ma gli esperti lo considerano uno dei bracci armati digitali del governo iraniano, riconducibili al ministero dell’intelligence e della sicurezza (Mois) e ai pasdaran.
Per chi fornirà informazioni utili all’identificazione dei suoi membri, l’fbi ha offerto 10 milioni di dollari. Il metodo operativo rispecchia quello classico dell’ingegneria sociale: gli obiettivi — giornalisti, dissidenti, attivisti, funzionari — vengono contattati via email con messaggi costruiti su misura, calibrati sulle abitudini e sulle informazioni disponibili di ciascuna vittima. Chi abbocca viene indotto a condividere codici di accesso e credenziali; il malware viene mascherato da applicazioni comuni per sistemi Windows.
Una volta compromesso il dispositivo, un bot Telegram stabilisce il collegamento remoto con gli attaccanti e preleva file, screenshot e, in alcuni casi, registrazioni audio e video di sessioni Zoom.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
PAPA LEONE XIV: “SIAMO PIÙ CHE MAI VICINI CON LA PREGHIERA AI CRISTIANI DEL MEDIO ORIENTE, CHE NON POSSONO VIVERE PIENAMENTE I RITI DI QUESTI GIORNI”… TAJANI CONVOCA L’AMBASCIATORE ISRAELIANO PER CHIARIMENTI
“Questa mattina, la polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, il
cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, monsignor Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme.
I due sono stati fermati lungo il percorso, mentre si recavano privatamente e senza alcuna connotazione di processione o cerimoniale, e sono stati costretti a tornare indietro”. Lo rende noto il Patriarcato di Gerusalemme.”Questo episodio – spiega la nota – costituisce un grave precedente e manca di rispetto alla sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme”.
“Impedire l’ingresso al Cardinale e al Custode, che detengono la più alta responsabilità ecclesiastica per la Chiesa Cattolica e i Luoghi Santi – continua – costituisce una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata. Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo”.
Da quando è scoppiata la guerra in Medio Oriente, il 28 febbraio, le autorità israeliane hanno vietato i grandi assembramenti, anche nelle sinagoghe, nelle chiese e nelle moschee. Gli assembramenti pubblici sono limitati a circa 50 persone.
Proprio per questo il Patriarcato Latino aveva già annunciato la cancellazione della tradizionale processione della Domenica delle Palme, che normalmente si snoda dal Monte degli Ulivi verso Gerusalemme e attira ogni anno migliaia di fedeli. Ma il divieto di assembramenti non sembra spiegare lo stop di oggi al cardinale Pizzaballa. La polizia israeliana ha annunciato al Times of Israel un comunicato per spiegare l’accaduto.
“All’inizio della Settimana Santa, siamo più che mai vicini con la preghiera ai
cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi.
Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza”, “eleviamo la nostra supplica affinché” il Signore “sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace”. Lo dice il Papa all’Angelus, pronunciato poco dopo la denuncia del Patriarcato di Gerusalemme.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
NEL MIRINO LA GESTIONE DELL’ISPEZIONE DA PARTE DELLA POLIZIA E I MOTIVI DI UN’OPERAZIONE ANOMALA CONTRO UN’EUROPARLAMENTARE
Ieri la polizia si è presentata nella camera d’albergo dell’eurodeputata di Avs Ilaria Salis per un controllo “preventivo” poco prima della manifestazione No Kings a Roma. La Questura ha reso noto che si è trattato di un “atto dovuto” dopo la “segnalazione da parte di un Paese terzo”, la Germania e “sulla base di un sistema di collaborazione internazionale tra forze di polizia che è immutato da anni”. Ma il caso solleva parecchi dubbi. La gestione dell’ispezione da parte della polizia e i motivi di un controllo inusuale condotto contro un’europarlamentare alimentano le polemiche.
Era stata la stessa Salis a dare notizia del controllo, con post diffuso sui suoi social ieri mattina. “La Polizia si è presentata all’alba nella mia stanza d’albergo”, aveva raccontato collegando l’ispezione alle restrizioni imposte dal decreto Sicurezza nei confronti di chi manifesta. Nel pomeriggio infatti, Salis era attesa al corteo No Kings a Roma.
All’inizio dunque, si era ipotizzato si trattasse di un fermo preventivo, introdotto dall’ultimo pacchetto sicurezza, che in occasione di manifestazioni o eventi pubblici consentirebbe agli agenti di trattenere fino a 12 ore persone sospette. In realtà come si è appreso in un secondo momento, la richiesta sarebbe arrivata dalla Germania. La Questura ha precisato che “in nessun caso e in nessun modo” il controllo aveva a
che fare con il dl Sicurezza o con il corteo No Kings. L’operazione rientrerebbe nell’ambito dei controlli specifici di persone nello spazio Schengen, disciplinati dal regolamento EU 2018/1862.
Ciascuno Stato che aderisce al sistema di informazioni Schengen può effettuare delle segnalazioni nei confronti di determinate persone, i cosiddetti “alert”, che fanno scattare l’azione di polizia del Paese in cui viene individuato il soggetto segnalato. I controlli devono rispettare le norme e le procedure di diritto interno e gli Stati che aderiscono al SIS Schengen non possono sottrarsi dall’eseguirli.
Nel caso di Salis, la Germania avrebbe emesso un alert per la vicenda che ha portato l’ex insegnante essere rinchiusa per oltre un anno in un carcere a Budapest, in Ungheria, perché accusata dell’aggressione di militanti neonazisti durante un corteo. La segnalazione sarebbe apparsa su Web Alloggiati, il sistema che impone alle strutture ricettive di rendere note alle autorità le generalità del cliente.
Secondo quanto si apprende da fonti interne l’alert sarebbe partito già alcune settimane fa, al suo attraversamento del confine di un Paese dell’area Schengen, sulla base dei presunti rapporti tra Salis e Hammerbande. Il gruppo di estrema sinistra sarebbe coinvolto in alcuni procedimenti, in Germania e in Ungheria, a seguito di aggressioni e disordini in piazza.
La questione è che Ilaria Salis è un’eurodeputata e in quanto tale gode dell’inviolabilità garantita dall’articolo 68 della Costituzione, protegge i parlamentari da arresti, perquisizioni o limitazioni della libertà personale senza autorizzazione della Camera di appartenenza.
Sul punto è intervenuto il dem, ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando: “Quali sono le ragioni per le quali si è’ lesa l’inviolabilità del parlamentare? Indagini? Prevenzione di reati? In camera? È stata coinvolta la magistratura? Perché non c’era discrezionalità? Si doveva andare per forza in hotel all’alba?”, sono le domande emerse nelle ultime ore.
Il Questore di Roma, Roberto Massucci, ha precisato che il controllo è stato “atto dovuto, da una segnalazione proveniente da un paese europeo, che non consente margine di discrezionalità negli adempimenti richiesti alle autorità italiane”. Il tutto è “avvenuto su richiesta di un Paese estero e sulla base di un sistema di collaborazione internazionale tra forze di polizia che è immutato da anni”
A quanto si apprende dagli organi di stampa però, nella sala operativa della Questura qualcosa si sarebbe inceppato. Nessuno infatti, avrebbe collegato il nome del soggetto da controllare all’europarlamentare facendo accadere il fattaccio.
Il Viminale inoltre non sarebbe stato messo al corrente. Un aspetto che, se confermato, farebbe emergere un buco nel flusso di informazioni tra Questura e ministero, entrambi deputati a garantire la sicurezza pubblica.
Dall’altra parte, Salis non crede che il Viminale sia stato bypassato. “La polizia risponde al ministero dell’Interno, se il ministero non ne sapeva niente è ugualmente grave”, ha dichiarato ieri. “Si tratta di un fatto molto grave, ed è molto particolare che siano così zelanti nell’effettuare un controllo su una segnalazione estera su un volto noto dell’opposizione, proprio il giorno di un corteo nazionale”.
Per l’eurodeputata, il collegamento con il corteo No Kings sarebbe evidente. “Mi hanno rivolto tutta una serie di domande, che riguardavano il mio arrivo a Roma, quando sarei arrivata, come sarei arrivata…Ma anche domande che riguardavano la manifestazione. Se avevo intenzione di recarmi alla manifestazione ‘No Kings’, se addirittura avevo oggetti pericolosi per la manifestazione”, ha detto raccontando l’episodio. “Il controllo si è protratto per circa un’ora e poi insomma si è concluso, ma non mi hanno rilasciato alcun verbale”, ha assicurato. Che ci sia stata una falla nelle comunicazioni tra ministero e Questura o che sia stata un’operazione intenzionale effetto delle nuove misure sulla sicurezza, la vicenda resta comunque opaca e con dei nodi ancora tutti da sciogliere.
(da Fanpage)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
L’AVVERTIMENTO DI SANTANCHE’ DALLA VILLA IN VERSILIA: “LA VITA E’ LUNGA E CONTA LA SQUADRA”
«Se mi volevano fare fuori dovevano farlo quando mi indagarono», si sfoga in queste ore dal
buen retiro della Versilia Daniela Santanchè con i pochi amici a cui risponde al telefono. L’arietta è mite ma dalla villa dove si è rifugiata l’ex ministra, la “casina rosa” di Marina di Pietrasanta, risuona amarezza.
«Tutto bene tutto perfetto», tiene a dire solo il compagno Dimitri Kunz, principe e imprenditore, sedicente discendente della casata D’Asburgo Lorena, che dopo le dimissioni la sta consolando con rose rosse, pranzi sul mare e passeggiate.
«Daniela però è risentita – dice chi ci ha parlato – non ha davvero gradito che
l’abbiano fatta passare da colpevole del referendum quando sul caso Visibilia non ha nemmeno il rinvio a giudizio».
La chat whatsapp del Consiglio dei ministri
Passa quasi tutto il giorno fuori casa, la Pitonessa. Pesce e bollicine al ristorante. Forse una capatina al nuovo stabilimento balneare che sta comprando il compagno, si chiamerà “Tala beach”, all’ingresso un cartello con su scritto «coming soon», tutti giurano che sarà una specie di “Twiga 2”, superglamour come negli anni ruggenti della società con Briatore.
Dalla chat whatsapp del Consiglio dei ministri Santanchè non è ancora uscita: così gli ex colleghi allora smettono di scrivere. Diffidenza, imbarazzo. Pare che nelle ultime 48 ore abbia ricevuto più chiamate di solidarietà da leghisti che da esponenti del suo partito, FdI. L’eccezione è Ignazio La Russa, il presidente del Senato, amicissimo, che in questi giorni è andato a trovarla in Versilia, proprio lui che aveva dovuto convincerla a mollare dopo la richiesta della premier Meloni.
Anche Salvini chiama Santanchè, svelano fonti del Carroccio: le esprime «dispiacere umano». Il ministro Crosetto ritwitta esprimendole vicinanza.
Lo sfogo sui social
Santanchè è una molla. Ha girato in giardino e postato sui social un video da cui filtrano messaggi in codice: «La vita è lunga e bisogna sempre ricordarsi di essere insieme, di essere una squadra» sentenzia, sorridente, rivolta agli ex collaboratori del ministero del Turismo.
Come parlare a nuora perchè suocera intenda. Un messaggio al centrodestra, agli ex colleghi ministri. Nella lettera alla premier aveva scritto che si dimetteva perché «abituata a pagare anche il contro degli altri» e tanti dentro FdI ieri confidavano una certa preoccupazione interpretando il messaggio come lo sfogo di chi al partito, specie nella prima fase, ha fortemente contribuito economicamente. I frequentatori del parco raccontano di averla vista vestita due giorni fa «col cappello tipo western» a passeggio, altri giurano di aver visto Vannacci aggirarsi giorni fa nella villa con giardino e abusi edilizi tuttora oggetto di una pratica di sanatoria in Comune a Pietrasanta. «Io ritengo che da soli non si vince mai e credo che il ministero, per carità, con i nostri limiti, in questi anni ha lavorato veramente bene» dice lei, nel video sui social, rivolta al suo ex staff. In effetti le categorie tutte hanno ringraziato l’ex ministra, dall’amicissimo presidente di FederalberghiBernabò
Bocca a Confindustria alberghi, Federturismo. «L’hanno fatta veramente inca…are» rivela un vecchio amico della “Santa”.
Gli affari di Kunz
Se non altro gli affari tengono banco in famiglia. Kunz sta rilevando due bagni in zona Fiumetto, sempre a Pietrasanta, il Felice e il Genzianella. Il primo è della famiglia dell’ex sindaco e senatore berlusconiano Massimo Mallegni, l’idea è trasformarli in stabilimento vip. La Versilia del resto pullula di affaroni balneari in questo periodo: Del Vecchio, Armani, russi, investitori della moda e del mattone, da Forte dei Marmi a Viareggio. In tanti si domandano come mai si compri e ricompri nonostante l’ombra della Bolkestein e le gare attese l’anno prossimo. A Kunz qualcosa che non sta andando come sognava tuttavia c’è: l’affare della discoteca “Flò” al piazzale Michelangelo, con vista mozzafiato su Firenze è da poco saltato. Il locale lo voleva chiamare “Santhouse”.
(da La repubblica)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
AL CORTEO IN MINNESOTA HA PARTECIPATO ANCHE BRUCE SPRINGSTEEN, ANTITRUMPIANO DI FERRO, CHE HA SUONATO “STREETS OF MINNEAPOLIS”, LA CANZONE SULLE VIOLENZE DELL’ICE NELLA CITTÀ AMERICANA (DOVE RENEE GOOD E ALEX PRETTI SONO STATI UCCISI DAGLI SCAGNOZZI ANTI-MIGRANTI
Almeno otto milioni di americani sono scesi in piazza contro Donald Trump nelle oltre 3.300 manifestazioni ‘No Kings’ che si sono svolte sabato. Lo riferiscono gli organizzatori, secondo i quali a manifestare sono stati 1,6 milioni di persone in più rispetto allo scorso ottobre.
Il Minnesota è “un’ispirazione per tutto il Paese. La vostra forza e il vostro impegno ci hanno detto che questa è ancora l’America e che questo incubo reazionario non prevarrà”. Lo ha detto Bruce Springsteen intervenendo alla manifestazione ‘No
Kings’ a St. Paul, in quel Minnesota dove gli agenti dell’Ice hanno ucciso due americani. Proprio a Renee Good e Alex Pretti, le due vittime, ha fatto riferimento la star. “Il loro coraggio, il loro sacrificio e i loro nomi non saranno mai dimenticati”, ha aggiunto.
In migliaia negli Stati Uniti hanno attraversato le strade delle principali città americane in imponenti proteste contro il presidente Donald Trump, unendosi alle marce e ai cortei organizzati in varie città del mondo dove in tantissimi hanno espresso la propria rabbia chiedendo la tycoon di “andare via”.
Per gli States è la terza volta in meno di un anno che gli americani scendono in piazza nell’ambito di un movimento popolare chiamato “No Kings”, il canale di opposizione più rumoroso e visibile al tycoon da quando ha iniziato il suo secondo mandato nel gennaio 2025. Il ritornello adesso è la guerra contro l’Iran che l’amministrazione a stelle e strisce ha lanciato insieme a Israele, con obiettivi e tempistiche di conclusione in continua evoluzione.
Le proteste negli Stati Uniti sono iniziate in diverse città, tra cui Washington, Boston e Atlanta, dove migliaia di persone si sono radunate in un parco per denunciare l’autoritarismo. “Nessun Paese può governare senza il consenso del popolo”, ha dichiarato all’Afp ad Atlanta Marc McCaughey, un veterano militare di 36 anni. Nella capitale, Washington, i manifestanti – alcuni con striscioni che proclamavano “Trump deve andarsene subito!” e “Combattiamo il fascismo” – hanno attraversato un ponte sul fiume Potomac per raggiungere il Lincoln Memorial, luogo di storiche manifestazioni per i diritti civili negli anni passati.
§La Cnn, da parte sua, ha documentato diverbi verbali tra i sostenitori del presidente Trump e i manifestanti del movimento No Kings a West Palm Beach, in Florida, con l’intervento degli agenti di polizia per calmare gli animi. Tra gli eventi in programma l’esibizione del leggendario rocker Bruce Springsteen, acceso critico del presidente, con la sua canzone “Streets of Minneapolis” nella città gemella di Saint Paul, capitale dello stato settentrionale.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
NONOSTANTE L’ALLARME LANCIATO DA DUE MESI E RAFFORZATO NEGLI ULTIMI GIORNI DAL MINISTRO DELL’INTERNO PIANTEDOSI, IERI NON CI SONO STATI SCONTRI O DISORDINI
Ci sono una ghigliottina, il solito volto a testa in giù di Giorgia Meloni (stavolta in
compagnia di Carlo Nordio e Ignazio La Russa). Si parla di bossoli e si chiedono dimissioni. Il popolo dei No Kings è sceso ieri in 3100 piazze in 50 stati in tutto il mondo per protestare contro la deriva autoritaria e le politiche del presidente Donald Trump, l’aumento del costo della vita e la guerra contro l’Iran e in Italia ha preso di mira anche la presidente del Consiglio e un pezzo di governo.
A sfilare a Roma sono in 300mila – secondo gli organizzatori – e oltre 700 le sigle che hanno aderito alla manifestazione, si va dalla Cgil all’Arci, Amnesty arrivando fino ad Askatasuna e gli anarchici, un insieme di associazioni, ong, movimenti studenteschi, centri sociali, partiti, sindacati uniti soltanto dal no alla guerra e dal no al governo Meloni, in pratica il popolo del No, quello che ha affossato la riforma sulla giustizia voluta da Giorgia Meloni
Mescolata agli altri manifestanti c’è una nutrita rappresentanza di Avs, dai leader Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni ma anche Ilaria Salis, Benedetta Scuderi, Elisabetta Piccolotti, Marco Grimaldi, Marilena Grassadonia. C’è una delegazione del Movimento 5 Stelle composta tra gli altri da Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera e dai deputati, Francesco Silvestri e Gilda Sportiello.
Per il Pd ci sono solo Arturo Scotto e Marta Bonafoni e un lungo silen zio interrotto in tarda serata da Laura Boldrini, deputata e e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, diffonde una dichiarazione per avvertire Giorgia Meloni di non poter «ignorare che c’è un’Italia che si ribella allo strapotere dei suoi alleati politici».
È un’Italia stanca di un centrodestra «servo» di Trump, della Nato e «dei sionisti», come gridano in piazza. Quindi dicono «Vattene» a Giorgia Meloni, disegnano il Board of Peace come un gabinetto e Giorgia Meloni china al «con-cesso di pace». Dicono «no all’Italia peggiore» su manifesti con il volto dell’ex ministra Daniela Santanché, inneggiano all’anarchico Cospito e alla resistenza palestinese. Mostrano le foto di Meloni, Nordio e La Russa a testa in giù accanto a una ghigliottina. […]
Subiscono la provocazione di Casapound. Una decina di militanti del movimento neofascista scende sotto la sede occupata da decenni e inizia a giocare a pallone impadronendosi anche della strada
In realtà nessuno devasta nulla. Nonostante l’allarme lanciato da due mesi e rafforzato negli ultimi giorni dal ministro dell’Interno Piantedosi, la manifestazione arriva a piazza San Giovanni senza disordini e «considerata la partecipazione superiore a quella preavvisata», la Questura accetta, quindi, di autorizzare i manifestanti ad arrivare fino a piazzale del Verano.
«È’ stata una bellissima manifestazione determinata, radicale e pacifica», afferma Nicola Fratoianni di Avs che accusa il centrodestra di aver «perso il referendum e anche la scommessa che avevano fatto sulla manifestazione di oggi. Speravano nelle violenze ma hanno rimediato una meravigliosa e pacifica lezione di democrazia».
Non la pensano allo stesso modo nel centrodestra. Sono in tanti nella maggioranza a esprimere solidarietà nei confronti di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Carlo Nordio. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana parla di «gesti da condannare con fermezza, incompatibili con i principi democratici». La Lega affida ai social il suo commento: «a Roma è andato in scena il solito brutto spettacolo dei fanatici di sinistra. La loro furia non ci spaventa: ci rende più determinati».
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
LA COALIZIONE STA CADENDO A PEZZI, NON ESCLUSO UN COLPO DI TEATRO
7 giugno 2026. Potrebbe essere questo il giorno in cui gli italiani tornano alle urne per decisione di Giorgia Meloni. Sarebbe il colpo di teatro, di cui c’è già traccia nei mille pensieri della premier e fatto adombrare – almeno come intendimento – nei retroscena dei giornali. Meloni deve infatti fare i conti non solo con la batosta referendaria ma soprattutto con la propria coalizione che se ne sta cedendo, sta infatti cadendo a pezzi.
Il governo così com’è sembra inservibile alle necessità. Il costo dell’amicizia con Donald Trump si sta rivelando tanto salato da rendere improcrastinabile una revisione del fidanzamento politico che sembrava fare immaginare una vera storia d’amore, diciamo così. Ma Meloni è nelle condizioni di chiudere con l’amico Donald passando di sfuggita da un punto stampa? Rinnegare la filosofia trumpiana del dominio del mondo attraverso le bombe senza spiegare e promuovere la sua terza via?
E con quali soldi si arriverà alla fine della legislatura se lo stato permanente di guerra porterà i mercati ad azzerare nei prossimi mesi ogni possibilità di immettere nelle tasche dei ceti sociali che più sono colpiti dalla crisi un po’ di euro?
C’è poi il buco nero dei ministeri rimasti praticamente senza titolare: quello del Turismo è la postazione meno grave, giacchè è un ministero senza portafoglio, le cui competenze sono in gran parte devolute alle Regioni.
Invece al ministero della Giustizia risiederà per troppi mesi il principale protagonista della sconfitta referendaria: Carlo Nordio. Ogni giorno uno schiaffo, l’ultimo dei quali è la richiesta dell’Unione europea all’Italia di reintroduirre il reato di abuso d’ufficio. E cosa dire del ministero delle Imprese, guidato dall’imbelle Adolfo Urso, senza più un euro da offrire alle aziende che iniziano a boccheggiare?
Portare gli italiani alle elezioni anticipate sarebbe più ancora che una prova di orgoglio, un modo per cambiare rotta e registro narrativo e provare a deviare, bruciando sul tempo le mosse del centrosinistra, l’onda lunga favorevole all’opposizione.
Con le urne, questa l’idea, Meloni tutelerebbe il primato assoluto del suo partito, magari difendendolo dagli assalti pericolosi e imprevisti della destra radicale del generale Vannacci, in una coalizione che comunque in queste settimane cambierà pelle e tenterà a far mutare i rapporti interni.
Forza Italia, l’alleata indiziata di regicidio, sarà ancora guidata da Antonio Tajani o – come la famiglia Berlusconi, (proprietaria del partito, è bene ricordarlo) chiede – non sarà invece nelle mani di una personalità esterna alla politica, magari con un leader estraneo al ceto romano e invece dentro il cerchio imprenditoriale lombardo? Una novità in casa, un nuovo competitore possibile.
Se rompe il gioco degli altri e chiama tutti alle urne, Giorgia Meloni potrà in effetti dedicarsi alla sfida finale con i progressisti a cui mancherà il tempo di realizzare le primarie. E dunque troverà Elly Schlein, la sua sfidante preferita, a contenderle palazzo Chigi.
Il guaio è che ci sono altrettanti buoni motivi, come i suoi familiari le sussurrano, di badare a non eccedere con l’audacia anche perché, visti i tempi, non è affatto detto che correre alle urne non si riveli l’ultima spericolata e perdente prova d’autore.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
NEL PD SONO TANTI A NON VOLERNE… CONTE: “SE VINCESSI LE PRIMARIE, LA PRIMA COSA CHE FAREI E’ CHIAMARE PUTIN PER UN NEGOZIATO”: COME NO, ASPETTA LA TUA TELEFONATA PER PORRE FINE ALLA GUERRA, QUESTO VIVE NEL MONDO DEI SOGNI
Prima scena: in mattinata Giuseppe Conte entra a braccetto con Riccardo Magi alla
convention di Più Europa a Roma. Un’immagine che colpisce, visto che Magi è stato sempre un deciso fautore degli aiuti militari all’Ucraina. Ma quando arriva Elly Schlein – inizialmente prevista in collegamento – l’avvocato è già andato via. Seconda scena: Conte arriva nella sede del Fatto per registrare Accordi&Disaccordi, in onda sul Nove. Il cronista gli fa notare il trambusto provocato dalla sua apertura alle primarie. E l’ex premier sorride: “Ma come, se sono stato l’ultimo a parlarne”.
Più di qualcosa si muove nel centrosinistra. Con Conte che alla convention ribadisce quanto già detto giorni fa: “Non dobbiamo acquistare il gas russo fino a quando non ci sarà un trattato di pace”. Sillabe che gli valgono perfino il plauso di Filippo Sensi, della destra dem. Poi scandisce: “L’Europa dovrebbe rafforzare la difesa comune europea, che non ha nulla a che vedere col piano di riarmo”. Lo ha già detto e scritto varie volte, ma Enrico Borghi (Iv) si infiamma comunque: “Bene la svolta di Conte, ora andiamo alle primarie”. Ergo, nel centrosinistra la voglia di battere le destre, stordite dal referendum porta a una forzata urgenza di unità. Su cui pesa però la competizione tra Conte e Schlein, in lotta per la posizione di guida della coalizione.
Così la segretaria dem ribadisce il “giusto sostegno” a Kiev, mentre propone un tavolo “anche sulle cose su cui non siamo d’accordo”. La politica estera, prima di tutto. Certo, a volere le primarie sono soprattutto loro due, l’ex premier e Schlein. Conte, dato in vantaggio da tutti i sondaggisti – “ma i sondaggi lasciano il tempo che trovano” sminuisce – semina paletti: “Dovremo farle dopo il programma, perché oggi trionferebbero i personalismi. E comunque non con regole da partiti: dovranno essere aperte a tutti”. Quindi anche online. Non solo: a Luca Sommi che gli chiede se vorrebbe Matteo Renzi nell’alleanza, risponde: “Chi starà dentro lo deciderà l’adesione a un preciso programma. Ma su giustizia e politica estera dovremo avere posizioni chiare, e io non accetterò negoziati preventivi su ministeri…”. Con aggiunta: “Se dovessi prevalere in eventuali primarie, io chiamerei subito Putin per aprire un negoziato”.
Nel Pd è tutta una manovra. “Prima il programma” sembra una sorta di acronimo per dire “Primarie del poi, ovvero del mai”. Le vuole solo il circolo ristretto attorno a Schlein. Tutti gli altri sono perplessi, se non contrari. Non credono che la candidata premier giusta sia lei, ma non sanno come fermarla.
Eccezion fatta per Goffredo Bettini – avrebbe già un accordo col leader del M5S – gli altri sono in difficoltà. Per esempio, si ragiona, davvero uno come Roberto Speranza, già ministro della Salute nel Conte-2, sosterrebbe la segretaria? Il più occupato nel cercare un’alternativa, possibilmente con un tavolo, è Dario Franceschini. Oggi celebrerà in un’iniziativa a porte chiuse a Roma i 50 anni della Dc. Presenti, tra gli altri, Pier Ferdinando Casini, Bruno Tabacci e Pierluigi Castagnetti. Tra i più impegnati, peraltro, a trovare un anti-Schlein, che però potrà materializzarsi solo senza primarie. Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, non ha la forza per correre ai gazebo, dicono. Silvia Salis, sindaca di Genova, è contraria alle primarie: è considerata da molti la miglior candidata premier, aspetta l’invito. Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, è stato tirato in ballo da Renzi, ma a correre non ci pensa proprio. Mentre Rosy Bindi propone un federatore per il programma. Gli indizi portano a Pier Luigi Bersani. O a lei stessa.
(da Il Fatto Quotidiano)
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