SI SCRIVE RIDER, SI LEGGE SCHIAVI. LE STORIE DI CHI LAVORA 10 ORE AL GIORNO PER UNO STIPENDIO DA FAME CHE SI AGGIRA TRA I 2 E I 4 EURO A CONSEGNA: IN ITALIA SONO CIRCA 30MILA, SONO QUASI TUTTI UNDER 40 E IN LARGA PARTE IMMIGRATI
“PER GUADAGNARE 1.000 EURO AL MESE DEVO LAVORARE 11/12 ORE AL GIORNO, DAL LUNEDÌ ALLA DOMENICA” … “HO PERCORSO 4,8 CHILOMETRI SOTTO LA PIOGGIA: ALLA FINE SONO STATI RETRIBUITO CON 2,72 EURO”… “PER LORO SIAMO NUMERI, NON PERSONE. DOBBIAMO LAVORARE ANCHE SE SIAMO MALATI”
Lavorano anche 10 ore al giorno se non di più con paghe da fame, ormai è risaputo dopo che la Procura di Milano ha commissariato Glovo. Sono soprattutto maschi, per lo più under 40, in larga parte immigrati, condizione che li rende certamente più vulnerabili dal punto di vista contrattuale e sociale.
Di vivere in un costante stato di bisogno numerosi ciclofattorini lo hanno dichiarato ai Carabinieri del Gruppo tutela del lavoro di Milano che li hanno intervistati nell’ambito delle indagine per caporalato a carico di Foodinho-Glovo e del suo amministratore spagnolo Miquel Oscar Pierre.
Le quasi cinquanta testimonianze, raccolte solo nel mese di gennaio, restituiscono un quadro abbastanza univoco. «Sono in difficoltà economica, ho troppe spese, devo aiutare la mia famiglia per guadagnare 1.000 euro al mese devo lavorare 11/12 ore al giorno, dal lunedì alla domenica. Per me è difficile avere altri lavori, avessi un’opportunità lavorativa diversa, cambierei», ha raccontato il pakistano Aqeel
Originario dell’Afghanistan, Khairullah, nel mostrare ai militari dell’Arma gli screenshot dei pagamenti delle singole consegne, che vanno dagli 0,75 euro ai 4,37 euro, ha spiegato: «Ieri (il 28 gennaio 2026, ndr) ho effettuato una consegna percorrendo 4,8 chilometri mentre pioveva e sono stato retribuito nella circostanza 2,72 euro».
Vale quasi per tutti arrivare alla fine mese senza un soldo in tasca. «Non sono pagato a sufficienza perché vivo da solo in una stanza che di affitto mi costa 500 euro al mese. Aiuto ogni tanto i miei genitori e devo fare la spesa per mangiare. Non mi rimane nulla», ha detto il cinese Wu. Da Vercelli raggiunge ogni giorno in treno Milano Favour, nato in Nigeria: «Purtroppo, la paga non è sufficiente perché devo pagare l’affitto di circa 350 euro al mese . Inoltre devo pagare le spese di viaggio perché abito a Vercelli distante circa 90 km da Milano e spendo circa 200 euro al mese per prendere il treno; mi rimangono circa 200 euro per mangiare e comprare i beni di prima necessità. Inoltre invio circa 150 euro mensili alla mia famiglia che vive in Nigeria in condizioni non proprio ottimali e ciò mi rattrista molto».
Una nota di amarezza caratterizza il verbale del connazionale Emmanuel: «Non mi piace come pagano, non mi piace come veniamo trattati. Non siamo pagati se siamo malati e il nostro lavoro non viene in alcun modo valutato. Per loro siamo numeri senza considerarci delle persone. Abbiamo fatto anche sciopero, lamentandoci principalmente della paga ma nulla è cambiato». Non è contemplata la malattia o il riposo.
In tutto, secondo le stime di Assodelivery in Italia si contano circa 30 mila rider, schiavi moderni in versione 4.0, ostaggio di logaritmi oscuri, inquadrati prevalentemente con rapporti di lavoro autonomo (soprattutto collaborazioni occasionali e partite Iva). Il loro identikit lo ha tracciato giusto una settimana fa il Nidil, il sindacato della Cgil che rappresenta i lavoratori anticipi.
La grande maggioranza del campione intervistato era composta da uomini, con un’età compresa tra 21 e 39 anni (63,4%). Oltre la metà dei questionari proveniva da rider italiani (54,8%), ma quasi un terzo del campione è costituito da cittadini originari di paesi extraeuropei, con una netta prevalenza di pakistani.
Oltre la metà di loro «serve» più piattaforme (55%), lavorano per Glovo (67,4%) e Deliveroo (70,7%), e anche con Just Eat (13,9%). Per la maggioranza dei rider intervistati, infatti, il food delivery rappresenta la principale fonte di reddito (76,4%), il che significa lavorare 6-7 giorni a settimana (72,9%), 7-10 ore al giorno (49,3%), per raggiungere un numero di consegne elevato, superiore a 8 nel 61,7% dei casi.
«Il tempo non pagato è un elemento cruciale» denuncia il Nidil, visto che le attese al ritiro nei ristoranti possono superare i 10-20 minuti […] e riducono sensibilmente il valore effettivo del compenso.
Quanto guadagna mediamente un rider? Dall’inchiesta del sindacato emerge che il guadagno medio per consegna si colloca molto spesso tra 2 e 4 euro lordi (56,3%).
La maggior parte dei ciclofattorini (66%) percorre oltre 40 km al giorno, ne conseguono costi vivi (carburante, manutenzione, telefono) spesso superiori a 200 euro al mese (31%) che finiscono per erodere ulteriormente compensi già bassi. A tutto ciò si aggiunge poi il tema dei furti dei mezzi utilizzati: il 35,5% denuncia di averne subito uno, a cui si aggiunge un 12,3% di tentativi andati a vuoto.
(da “La Stampa”)
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