VENETO DI PASSIONI PER IL CENTRODESTRA: SECONDO IL SONDAGGIO DI PAGNONCELLI, STEFANI È AL 62,8%, CONTRO IL 26,9% DEL CANDIDATO DI SINISTRA, GIOVANNI MANILDO. MA 5 ANNI FA ZAIA VINSE CON IL 76,79% DEI VOTI
BASTÒ LA SUA LISTA, INSIEME A QUELLA DELLA LEGA, PER OTTENERE IL 61,5%. OGGI CI VUOLE TUTTO IL CENTRODESTRA UNITO PER RAGGIUNGERE LA STESSA CIFRA … LO SPETTRO DEL SORPASSO DI FDI SUL CARROCCIO
Lo scriviamo da settimane, ma è sempre bene ripetere per i più duri d’orecchio: l’esito delle elezioni regionali del 23-24 novembre è scontato, ma sarà cruciale, per i partiti, per “pesarsi” e regolare i conti.
Per il centrodestra, tutto si gioca in Veneto (si dà per scontata la sconfitta in Campania e soprattutto in Puglia), storica roccaforte leghista e “regno” del “Doge” Luca Zaia, impossibilitato a ricandidarsi. Al governatore uscente è stato impedito di formare una sua lista civica, e dunque correrà da capolista per la Lega.
Quanti voti porterà il presidente al suo “delfino”, Alberto Stefani? E quale sarà il risultato di Fratelli d’Italia?
Per farsi un’idea, a 20 giorni dal voto, occorre osservare attentamente i numeri del sondaggio di Nando Pagnoncelli, pubblicato oggi dal “Corriere della Sera”. L’affermazione di Stefani, secondo la rilevazione, è nettissima: il giovane leghista dal ciuffo rassicurante è stimato al 62,8% dei voti, contro un misero 26,9% del candidato del campo largo, l’ex sindaco di Treviso Giovanni Manildo. Stefani, però, come osserva Pagnoncelli, “non arriva ai risultati di Zaia, che nella scorsa consultazione ebbe quasi il 77%”.
Un calo del 15%, che sarà definito “fisiologico” dai partiti e che non metterà certamente in ombra la legittimità Stefani come nuovo governatore. Piuttosto, potrebbe trasformarsi in un nuovo grimaldello per scardinare la leadership di Matteo Salvini in ciò che resta del Carroccio.
Vediamo i dati:
Nel 2020, Zaia ottenne il 76,79% dei voti (1.883.960 preferenze), così suddivisi:
Lista Zaia presidente: 44,57% (916.087 voti)
Lega per Salvini premier: 16,92% (347.832 voti)
Fratelli d’Italia: 9,55% (196.310 voti)
Forza Italia: 3,56% (73.244 voti)
Lista Veneta Autonomia: 2,35% (48392)
Oggi, invece, secondo il sondaggio di Pagnoncelli, la situazione sarebbe questa:
Lega: 23,6%
Fratelli d’Italia: 23,2%
Forza Italia: 8,5%
Liga Veneta: 5,6%
Noi moderati: 1,5%
Unione di centro-UDC: 1%
La Lega guadagnerebbe quindi solo il 6 per cento, e Fratelli d’Italia il 14, dell’enorme bacino elettorale di Zaia: se cinque anni fa la lista del “Doge” e la Lega arrivavano al 61,49%, oggi ci vuole tutto il centrodestra unito per raggiungere la stessa cifra. Una vittoria che nasconderebbe un bagno di sangue, soprattutto per Matteo Salvini.
Ad agitare la testolona del fu Truce del Papeete c’è soprattutto l’eventualità, ormai possibile, del sorpasso di Fratelli d’Italia sul suo partito.
Scrive Pagnoncelli: “Il dato dei partiti vede una battaglia aperta per il primato: la Lega, col 23,6%, è infatti tallonata da FdI al 23,2%”.
Cosa succederebbe alla fragilissima leadership del “Capitone”? di fronte allo smacco di vedere le truppe meloniane avanzare su Venezia?
Certo, i feldmarescialli locali sono cuori di panna, sempre pavidi nell’agire, ma tutto potrebbe cambiare.
Come si potrebbe passare sopra una tale batosta, con la certezza di un commissariamento della giunta Stefani da parte dei ras di Giorgia, guidati dal camerata Luca De Carlo?
I leghisti del vecchio credo nordista accetteranno un nuovo smacco, dopo essersi visti sfilare la Lombardia, dove ora Fontana è tele-guidato dalla tribù La Russa-Santanchè e Fdi ha già prenotato il prossimo candidato presidente?
Ps. Scrive ancora Pagnoncelli: “Si tratterà di capire se la candidatura di Zaia capolista potrà o meno avere un effetto traino per la Lega nell’ultima parte di campagna”. Un conto è guidare una lista a proprio nome, per poi essere eletto governatore, un altro è fungere da riempi-lista raccattaconsensi.
Gli elettori non sono scemi: sanno che nel nuovo consiglio comunale Zaia non potrà incidere troppo sul programma, né sul potere. Sarà un “vecchio saggio”, senza troppe capacità di cambiare le cose. Un effetto Doge ci sarà, ma non è detto che sia sufficiente per il Carroccio a mantenere il primato in Veneto.
Diverso sarebbe stato ricandidare Zaia. Come scrive ancora Pagnoncelli: “L’amministrazione uscente, presieduta da Luca Zaia, ottiene una valutazione davvero lusinghiera, come era immaginabile: i voti positivi, infatti, assommano al 72%, mentre le opinioni critiche sono al 26%.
Il giudizio è sostanzialmente trasversale: anche tra gli elettori del principale avversario le opinioni si dividono esattamente a metà, con 50% che apprezzano e altrettanti che criticano. Infine, tra gli elettori indecisi, l’apprezzamento per l’operato di Zaia è al 74%”.
(da agenzie)
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