GHEDDAFI PER ORA NON CI BOMBARDA
Maggio 10th, 2008 Riccardo Fucile
L’ALUNNO CALDEROLI SI PENTE E PUO’ TORNARE IN CLASSE
L’incidente diplomatico con la Libia è rientrato, con grande sollievo delle numerose
imprese italiane che hanno contratti commerciali con il Governo libico. L’ambasciata libica a Roma fa sapere all’Ansa che ” la Libia ha accolto con soddisfazione le dichiarazioni pubbliche di pentimento del ministro Calderoli e i tanti contatti avuti con le autorità italiane e considera il caso chiuso”.
Ha così fine la vicenda che aveva avuto origine il 15 febbraio 2006, quando in diretta al TG1 il ministro italiano aveva mostrato una maglietta con la stampa di una vignetta satirica su Maometto. Ne nacque un caso internazionale: due giorni dopo migliaia di libici assaltarono l’ambasciata italiana a Bengasi, la polizia libica sparò uccidendo 11 manifestanti. Calderoli si dimise.
A distanza di due anni, Gheddafi junior aveva diffidato il Governo italiano a rinominare ministro Calderoli, pena ” gravi conseguenze nei rapporti tra Italia e Libia”. E così l’esponente leghista da vicepremier è scivolato a ministro “alla semplificazione” e, nonostante la solita “voce grossa” di Bossi, sempre più simile a quella degli “spacconi” da bar che parlano, parlano ma poi la sostanza non si vede, alla fine è prevalsa la regola commerciale (anche padana) che per primi vengono gli interessi economici.
Non dimentichiamo, infatti, che il valore dell’interscambio commerciale Italia-Libia è di oltre 7 milioni di euro, solo che in Liguria la quota libica degli investimenti esteri tocca il 3,7%, la Libia ci fornisce il 10% della nostra energia, controlla ( nei limiti che ha) i flussi dei clandestini verso il nostro Paese, cooperando al controllo delle sue coste, in collaborazione con le nostre autorità navali. Continua »
Dopo il lusinghiero risultato elettorale (2,4% dei voti), che però non ha permesso a “La Destra” di avere una presenza in Parlamento, a causa del blocco del 4% per chi era svincolato dalle coalizioni, nel partito di Storace e Santanchè si è aperta una crisi sul futuro e le prospettive da seguire, facendo riemergere le contraddizioni che peraltro avevamo evidenziato già al momento della sua nascita. Nato con la benedizione (e non solo) del Cavaliere che aveva anche entusiasticamente partecipato alla Assemblea costitutiva di Trieste, il nuovo partito avrebbe dovuto essere “collegato” al PdL secondo l’idea originaria, ma il precipitoso “rientro” col piattino in mano di Fini alla corte di Berlusconi e il successivo veto di AN verso “la Destra”, hanno costretto Storace ai margini. Da qui l’intesa elettorale con la Fiamma tricolore, dettata da ragioni organizzative, ma che si è rivelato un errore politico per chi cerca anche il consenso “moderato”.