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PREGIATO UFFICIO DI COLLOCAMENTO MICHELA BRAMBILLA

Novembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

IMBARCATI AL MINISTERO DEL TURISMO DIECI FEDELISSIMI DELLA MINISTRA: PROMOTORI DELLA LIBERTA’ E UOMINI MEDIASET… UNA POTRONA ANCHE A GIORGIO MEDAIL, EX DIRETTORE DELLA FALLITA TV DEL PDL.. GLI AMICI BENEFICIATI DEI CONTRATTI PUBBLICI

Non bastavano gli elicotteri. Non bastava l’Aci.
Per amore della libertà  il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla ha piazzato nel suo dicastero gli uomini delle iniziative che da 3 anni porta avanti, con alterne fortune, per spingere l’ala movimentista del Pdl. Televisione, Giornale, Circoli, Promotori. Sempre di Libertà  si tratta.
Una decina di fedelissimi la segue in ogni avventura. E quasi tutti hanno trovato un posto pubblico.
Dalla fallimentare esperienza alla direzione della Tv della Libertà  — nata e morta nell’arco di un anno e mezzo — viene ad esempio Giorgio Medail: una laurea in Architettura, direttore dei programmi in una televisione, la Telemilano degli anni ’70, da cui nascerà  Canale 5.
E soprattutto il vanto di avere scoperto la giovanissima Brambilla e di averla portata sul piccolo schermo, con tanto di vestiti in pelle, nel lontano 1991, quando il futuro ministro è una giovane finalista di Miss Italia in cerca di gloria.
Dai “misteri della notte” al ministero passano diversi anni, e ora Medail è dirigente della “struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia”, costituita con decreto della Presidenza del Consiglio del 30 settembre 2008. Incarico, questo, a cui alterna la conduzione di un programma radiofonico sui misteri d’Italia, ogni domenica su Rtl 102.5.
Ma Medail non è l’unico. Da decreto, infatti, la struttura può disporre della consulenza di “esperti”.
Tra questi è possibile ritrovare la dottoressa Adele Cavalleri.
Al pari di Medail, Cavalleri sa tutto di immagini, ma di turismo?
Dopo 20 anni da direttore di produzione Mediaset, anche lei partecipa nel 2007 alla televisione fondata dalla rossa di Calolziocorte.
Ora la ritroviamo come esperta di “rilancio dell’immagine” del nostro Paese, con un contratto da 35 mila euro.
La stessa cifra percepita da Pierluigi Ronchetti, ex direttore dei programmi di Telemilano e per otto anni direttore di Sorrisi e Canzoni.
Se non che, almeno, Ronchetti può vantare nel suo curriculum la passione per l’enogastronomia .
A completare la struttura poi, ci sono altri nomi sconosciuti ai cittadini.
Per ritrovarli bisogna scorrere fino in fondo i titoli di coda delle trasmissioni della defunta tv della Libertà .
Ad esempio Valentina Zofrea e Loredana Maritato, un tempo segretarie di redazione del canale berlusconiano, e ora rispettivamente seconda e settima classificate nel concorso che il 5 luglio di quest’anno distribuisce 8 contratti a progetto per completare la struttura di rilancio dell’immagine del nostro Paese.
Perchè nel frattempo la struttura si è ingrandita, e in due anni e due decreti del presidente del Consiglio Berlusconi ha portato il tetto del personale da 10 a 15 unità .
A Zofrea e Maritato vanno aggiunte Roberta Bottino e Nadia Baldi.
Anche loro, dalla redazione della tv della libertà  sono approdate al ministero del Turismo. Ma non è finita.
Per chiudere il cerchio bisogna aggiungere anche i nomi di Diletta Grella e Nicola Fortugno. Leggendo i contatti sul sito e su facebook, i due sono a tutt’oggi i referenti di tutte le attività  dei Promotori della libertà  e da almeno un paio d’anni collaborano alle iniziative movimentiste di Michela Brambilla. Eppure, il nome della prima appare anche nella lista dei compensi elargiti da un altro dipartimento del ministero, quello per lo sviluppo e la competitività . Almeno fino ad agosto di quest’anno.
Mentre il secondo, Fortugno, nello stesso periodo è sotto contratto sia con il ministero che con Promuovitalia, Spa a capitale pubblico che opera per conto del ministero stesso. Che cosa facciano non è certo.
I documenti parlano di generica “collaborazione per la strategia di promozione, valorizzazione e comunicazione, anche a livello mediatico, dell’immagine Italia e della sua offerta complessiva ”.
Altrettanto misconosciuto è il contributo dato da strutture e ministero al rilancio del Paese.
Tra le iniziative, oltre al “sorriso dell’accoglienza”, il baffo tricolore che sfila sotto il famigerato logo Magica Italia, spunta ad esempio l’iniziativa di Turisti a quattro zampe (www.turistia4zampe. it) portale dedicato a facilitare il viaggiatore che vuole portare con sè il proprio animale domestico.
Creatore del sito è Luca Moschini, con la sua Viamatica Srl di Piacenza.
La passione del ministro per gli animali del resto è nota.
Per questo ha creato un altro sito-campagna www.lacoscienzadeglianimali. it e fondato la Leida, www.leida.it, la Lega italiana per la difesa degli animali. Anche in questi casi la produzione è affidata a Viamatica, così come per il sito personale del ministro, il sito dei Circoli e quello dei Promotori della Libertà .
Ma chi è Luca Moschini? Alla fine del 2007, fonte il Giornale della Libertà  della stessa Brambilla, Moschini è presidente regionale dei Circoli in Emilia Romagna.
Nel 2008 viene candidato in Veneto dal Pdl. E trombato.
Oggi, però, stando alle cronache delle iniziative nel nostro Paese fornite dall’Agenzia nazionale per il turismo (Enit), Moschini è anche consigliere del ministro (insieme ad Edoardo Colombo, animatore del blog iper-berlusconiano “Il giulivo ”).
O come si definisce lui sul suo profilo professionale in rete: Ict advisor at Ministry of tourism.
Cioè: è a un tempo consigliere, fornitore del ministero e fornitore nei progetti personali — si spera pagati in proprio — della signorina Brambilla.
I tre volano assieme a Shanghai, nel giugno di quest’anno, per presenziare all’inaugurazione, guarda caso, di un altro sito internet destinato ai turisti cinesi nel Belpaese: www.yidalinihao. com.
Yidali Ni hao, letteralmente: Italia, ciao.
Niente di particolarmente interessante: spiegazioni sullo shopping e una paginetta di testo per ogni regione.
In più, la pregevole descrizione dell’Italia, terra prediletta del golf, sport tanto caro al ministro.
Ma chi ha fatto il sito? Interrogando la rete il risultato è curioso: il dominio è intestato a Caterina Cittadino, capo del dipartimento per lo sviluppo del turismo.
Ma nella registrazione, datata 14 aprile 2010, la signora Cittadino risponde ad un indirizzo (info@ viamatica.it) intestato, ancora una volta, al signor Moschini.

Fabio Amato e Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano“)

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IL MOMENTO DELLA VERITA’

Novembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

LA CORSA TRA CAMERA E SENATO NEL DISCUTERE PER PRIMI LE MOZIONI DI SFIDUCIA-FIDUCIA… LA INELUTTABILITA’ DELLA CRISI, LE STRATEGIE, LE PROSPETTIVE FUTURE

IL tempo delle trattative è ormai finito. La crisi politica del governo, conclamata da tempo, adesso si trasferisce rapidamente sul piano parlamentare.
Le aule di Camera e Senato sanciranno formalmente e in modo inequivocabile chi avrà  la meglio nello scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
La spaccatura che si è consumata a luglio scorso nel maggior partito italiano, il Pdl, ha prima provocato una pesante scissione. Poi ha prodotto una fase di sostanziale paralisi nell’attività  dell’esecutivo.
Ora porta il Berlusconi IV a prendere atto che la maggioranza uscita dalle elezioni del 2008 sta ormai venendo meno.
Nei prossimi giorni, infatti, l’aula di Palazzo Madama e quella di Montecitorio saranno chiamate a votare rispettivamente una mozione di sostegno al Cavaliere ed una di sfiducia.
Due appuntamenti che con ogni probabilità  decreteranno la fine del centrodestra nelle forme in cui si è presentato agli elettori negli ultimi anni.
Il partito di Fini, Futuro e Libertà , non confermerà  il sostegno a Berlusconi. Raccogliendo così la sfida lanciata dal presidente del Consiglio: “Mi sfiduci in Parlamento”, aveva detto.
Bisogna “parlamentarizzare” la crisi aveva invocato lo stato maggiore del Pdl.
Un percorso divenuto inevitabile dopo l’ultimo stop di Umberto Bossi alla trattativa per coinvolgere anche l’Udc di Casini nella costruzione di una nuova maggioranza.
Tutti hanno dovuto prendere atto che non esistono al momento spazi per una mediazione.
Anche perchè il Senatur in questa fase non può incrinare il rapporto di lealtà  con il premier, nè accettare una situazione in cui la Lega perda il baricentro della coalizione e venga retrocessa a terza gamba dell’alleanza.
La prossima settimana, allora, il partito del premier chiederà  di votare al Senato un documento di “sostegno”.
Un voto da fissare rapidamente o al massimo dopo l’approvazione della legge di stabilità , la Finanziaria.
Non si tratterebbe di una vera e propria fiducia, ma di una formula per dimostrare che Berlusconi può ancora contare – almeno a Palazzo Madama – sui numeri per andare avanti. È anche una battaglia sui tempi con il Pd.
Una mossa studiata per anticipare il voto sulla mozione di sfiducia che le opposizioni hanno presentato alla Camera.
Un escamotage per non presentarsi disarmato davanti al presidente della Repubblica: la fiducia del Senato dimostrerebbe che un altro esecutivo è impossibile.
E che quindi in caso di crisi di governo le soluzioni possibili sarebbero solo due: elezioni generali anticipate o scioglimento della sola Camera dei deputati.
Un evento, quest’ultimo, senza precedenti ma che l’asse Pdl-Lega intende sbattere con forza sul tavolo del confronto con Giorgio Napolitano.
La vera partita, però, si gioca a Montecitorio.
Dove i finiani sono determinanti.
Il Pd e i dipietristi hanno depositato lì la sfiducia al Berlusconi quater. A breve verrà  formalizzata anche la mozione del “terzo polo” composto da Fli, Udc, l’Api di Rutelli e l’Mpa del siciliano Lombardo.
Insieme sono in grado di aprire formalmente la crisi di governo.
Dopo meno di trenta mesi di vita, il governo si trova dunque dinanzi al bivio decisivo. Al passaggio che non solo segnerà  il destino dell’esecutivo, ma che potrebbe rivoluzionare la fisionomia dell’attuale centrodestra. Uno scenario che si materializza proprio mentre si consuma l’ennesimo conflitto istituzionale di questa legislatura.
Con il presidente della Camera e quello del Senato che – come già  accadde qualche settimana fa sull’esame della riforma elettorale – danno vita ad una corsa su chi debba avere la precedenza nel dare la fiducia o la sfiducia.
Sta di fatto, che il voto dei deputati sarà  comunque decisivo.
E se le previsioni saranno confermate – in queste ore è però scattata la nuova compravendita di voti sia tra i senatori che nei corridoi di Montecitorio in grado di compromettere i pronostici – il Cavaliere sarà  obbligato a salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni.
A quel punto, gli schemi che finora hanno guidato la legislatura cambieranno completamente.
E tutti quei parlamentari che considerano una sciagura il ricorso alle elezioni anticipate – come il pidiellino Beppe Pisanu – o chi non intende mettere in pericolo il seggio per i prossimi due anni, potrebbe optare per l’appoggio ad un nuovo governo, senza il Cavaliere e senza il Pdl.
Se il patto tra Berlusconi e Bossi si rinnoverà  nella richiesta del voto in primavera, allora l’ultima chance per salvare la legislatura sarà  rappresentata dal blocco formato dall’attuale minoranza insieme agli uomini di Futuro e libertà .
Esattamente la condizione che il presidente del consiglio vuole scongiurare. Ma, appunto, la “parlamentarizzazione” della crisi fa venire al pettine tutti i nodi.
Anche quelli che stringono il Cavaliere dinanzi alla prospettiva di lasciare Palazzo Chigi e di rivedere tutte le sue aspettative politiche.

Claudio Tito
(da “La Repubblica“)

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I PASSAGGI DIFFICILI DEL GOVERNO NELLE PROSSIME DUE SETTIMANE

Novembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

ECCO I TANTI VOTI CHE ATTENDONO LE CAMERE NEI PROSSIMI 15 GIORNI E SU CUI POTREBBE VERIFICARSI UN INCIDENTE FATALE…LA MAGGIORANZA E’ APPESA UN FILO: UNA DI QUESTE MOZIONI POTREBBE SPEZZARLO

Gli incidenti di percorso fanno parte della logica e della vita parlamentare, soprattutto quando una maggioranza alla Camera non c’è più, come è ormai evidente   a tutti in queste settimane.
A maggior ragione in questi casi ogni votazione diventa a rischio e può determinare il collasso finale per il governo.
Sotto questa ottica non si può non evidenziare che sono molti i passaggi difficili che attendono il governo alla Camera nei prossimi quindici giorni.
Mercoledì si comincia con il voto sulle dimissioni dell’onorevole Giuseppe Drago. Poi, al termine dei lavori della commissione Bilancio, è previsto l’inizio del voto sulla legge di stabilità , la cui discussione generale dovrebbe cominciare martedì. Sempre mercoledì è prevista anche la ratifica di alcuni protocolli europei, tra i quali quello che istituisce la Comunità  europea dell’energia atomica e l’assegnazione all’Italia di un seggio supplementare al Parlamento europeo.
Nel caso, le votazioni sulla Finanziaria si concludessero in settimana, venerdì o al massimo lunedì 22, comincerebbe la discussione generale sulla riforma dell’Università .
Lunedì 22, poi, sono in calendario le discussioni generali della mozione del Fli sulla Rai, dell’Idv sulla revoca delle deleghe al ministro Roberto Calderoli, una proposta di legge per agevolare la libera imprenditorialità  e per il sostegno del reddito, il ddl costituzionale per la soppressione delle province, la mozione Bersani sulle linee di riforma fiscale.
Tutti questi provvedimenti sono in programma per la terza e quarta settimana di novembre.
La mozione di Fli sulla Rai è fissata per il 22, con voto il 23, mentre per tutte le altre potrebbe essere riconvocata la conferenza dei capigruppo, per una calendarizzazione più precisa visto che l’esame della finanziaria è slittato di qualche giorno.
Lunedì 29, poi, con voto dal martedì 30, è previsto l’avvio della discussione per il trasferimento a Milano delle sedi della Commissione nazionale per le società  e la borsa e dell’Autorità  garante della concorrenza e del mercato.
Una serie di provvedimenti su cui si potrebbero formare maggioranze impreviste e che farebbero collassare i difficili equilibri esistenti all’interno della maggioranza uscita dalle elezioni del 2008.

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LA VEDOVA DI CIANCIMINO: “ERO PRESENTE AGLI INCONTRI A MILANO TRA MIO MARITO E BERLUSCONI”

Novembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI PALERMO STA INDAGANDO SUI PRESUNTI INVESTIMENTI ILLECITI DEL TESORO DEL MARITO CHE SAREBBE FINITO IN PARTE NEL COMPLESSO EDILIZIO DI MILANO 2 …. GLI APPUNTAMENTI D’AFFARI ERANO STATI SVELATI DAL FIGLIO

L’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino incontrò l’allora imprenditore Silvio Berlusconi in tre occasioni, a Milano, dopo il ’72.
A due dei colloqui, avvenuti in un ristorante di Milano, partecipò anche Epifania Scardino, moglie del politico corleonese.
A confermarlo ai pm di Palermo Paolo Guido e Nino Di Matteo, durante un interrogatorio che è stato secretato, è stata la stessa vedova.
La donna, sentita alla presenza dell’avvocato, ha anche ricordato che i due parlarono di affari.
E’ la prima volta che Scardino rivela ai pm la sua presenza ai colloqui tra Berlusconi e il marito. Interrogata a luglio e settembre scorsi, infatti, aveva riferito di aver saputo dall’ex sindaco che i due si erano visti tre volte, ma non aveva fatto cenno alla sua partecipazione, di cui invece aveva parlato il figlio Massimo Ciancimino durante una trasmissione televisiva su La7.
L’incontro sarebbe avvenuto in un ristorante di via Diaz a Milano.
La Procura sta indagando sui presunti investimenti illeciti del tesoro di Vito Ciancimino che, secondo il figlio Massimo, sarebbe in parte finito nel complesso edilizio Milano 2.
Epifania Scardino viene sentita anche dal pm Sergio De Montis e dall’aggiunto Antonio Ingroia sul caso del giornalista Mauro De Mauro, scomparso a Palermo nel ’70.
La donna dovrebbe riferire sui rapporti di amicizia tra il marito e l’ex procuratore di Palermo Pietro Scaglione ucciso il 5 maggio del 1971.
La decisione di interrogare la vedova è stata presa dopo la consegna da parte del figlio ai pm di Palermo, che per il delitto processano il boss Totò Riina, degli appunti manoscritti del padre in cui si sostiene che l’omicidio del giornalista inaugurò una stagione di delitti in cui Cosa nostra avrebbe agito su input istituzionali.
Massimo Ciancimino, poi interrogato dai magistrati, ha anche raccontato di avere saputo che il padre parlò delle sue intuizioni sul caso De Mauro al procuratore Scaglione di cui era amico.
Il figlio dell’ex sindaco deporrà  venerdì prossimo al processo de Mauro. Secondo indiscrezioni il boss Totò Riina, in quella sede, potrebbe fare dichiarazioni spontanee.
Massimo Ciancimino sarà  sentito nel processo per De Mauro il 19 novembre. Ha riferito ai Pm, fornendo anche dei documenti, che suo padre avrebbe fatto da mediatore tra “ambienti istituzionali romani” e i corleonesi proprio per il sequestro del giornalista.

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SE UN PARLAMENTARE MENTE, ALL’ESTERO LO RADIANO, DA NOI LO PROMUOVONO

Novembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

IN INGHILTERRA UN DEPUTATO LABURISTA CHE, DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE, AVEVA ACCUSATO INGIUSTAMENTE IL SUO AVVERSARIO, E’ STATO CONDANNATO ALLA PERDITA DEL SEGGIO PER NON AVER DETTO LA VERITA’….NON SOLO: IL PARTITO LABURISTA L’HA ESPULSO DAL PARTITO

Certo che, se il principio che segue fosse rigidamente applicato nel nostro Paese, si avrebbe la   certezza di non trovare più parlamentari e di ottenere nuovi numerosi carcerati per reati ben più gravi della diffamazione.
Phil Woolas, deputato laburista ed ex-ministro dell’Immigrazione in Inghilterra, è stato radiato dal suo seggio parlamentare e bandito dalla Camera dei Comuni per avere “mentito”, durante la campagna elettorale del maggio scorso, sulle attività  politiche svolte dal proprio avversario.
Un ricorso al tribunale elettorale, cui aveva adito il candidato sconfitto e calunniato, ha fatto sì che fossero acclarati i fatti e fosse emessa sentenza di colpevolezza e di perdita del seggio per non avere detto la verità  sull’operato del suo opponente.
Durante la campagna elettorale, Woolas aveva spesso asserito, con toni allarmistici, dell’esistenza d’un complotto orchestrato da immigrati musulmani per appoggiare il candidato avversario, il liberal-democratico Elwyn Watkins.
Questo avrebbe permesso, secondo Woolas, a “centinaia di migliaia di immigrati d’accedere in Gran Bretagna”.
Invece, lui, il laburista Woolas, si sarebbe impegnato a porre dei limiti all’immigrazione.
“Non vogliono farmi rieleggere per questa mia xenofobia”, asseriva nei suoi comizi e nei volantini propagandistici.
Il tribunale elettorale, interpellato, ha verificato che le tesi di Woolas erano false e lo ha privato della vittoria elettorale che lo conduceva in Parlamento.
Anche il Labour, il partito cui era iscritto il Woolas, ha dato ragione al tribunale elettorale, espellendolo immediatamente e dichiarando: “Non c’è posto tra i laburisti per chi vince elezioni dicendo menzogne”.
Che sarebbe successo in Italia lo lasciamo alla vostra immaginazione…

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E’ L’ORA DEI SERVI SCIOCCHI: LA RAI VIETA LA PARTECIPAZIONE DI FINI E BERSANI A “VIENI VIA CON ME”

Novembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

ERANO STATI INVITATI DA FAZIO E SAVIANO PER RACCONTARE I VALORI DELLA DESTRA E DELLA SINISTRA IN UN CONTESTO MENO RIGIDO DEL CLASSICO TALK SHOW E AVEVANO GIA’ ACCETTATO…. ARRIVA LA CIRCOLARE DI MARANO E MASI: “LA PRESENZA DI POLITICI IN TRASMISSIONE NON E’ PREVISTA”… LA PAURA FA NOVANTA: VERGOGNARSI DI TUTTO, DI PIU’

In teoria, sarebbero dovuti intervenire per raccontare i valori della destra e della sinistra.
In teoria, perchè in pratica- decisione del vicedirettore Rai Marano, avallata dal direttore Masi- Fini e Bersani potrebbero limitarsi a guardare la puntata di “Vieni via con me” in tv.
Non appena la notizia della partecipazione dei due leader di partito alla trasmissione condotta da Fazio e Saviano ha iniziato a circolare tra i corridoi di Viale Mazzini è arrivata una nota di servizio al direttore di rete Paolo Ruffini: «La presenza di politici nella trasmissione non è prevista».
La presenza di Bersani e Fini, fanno notare in Rai, risulta in contrasto sia con la direttiva del direttore generale dello scorso mese di agosto, sia con la direttiva della commissione di Vigilanza del marzo del 2003 che con quella del precedente dg, Claudio Cappon, del gennaio del 2009.
Marano avrebbe inoltre ricordato che anche la presenza del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ospite del programma lunedì scorso, non ci sarebbe dovuta essere.
Che strano: se ne è accorto ora.
Vendola non dava forse fastidio al manovratore, Fini e Bersani evidentemente sì: in questo particolare momento politico essere ospiti di una trasmissione di successo potrebbe far guadagnare consensi ai due protagonisti della vita politica italiana e quindi meglio ricorrere a pretestuosi motivi per farli tacere.
Fini e Bersani non sarebbero intervenuti sul modello talk show: entrambi avevano accettato la liturgia di “Vieni via con Me”, che vede gli ospiti intervenire su un tema, eventualmente anche leggendo un testo.
Fonti della rete avevano in precedenza fatto sapere che i due uomini politici sarebbero intervenuti sui valori della destra e della sinistra nello ‘spirito’ della trasmissione.
Lo avrebbero fatto con due monologhi separati: il primo a prendere la parola sarebbe stato l’ex leader di Alleanza nazionale, poi il segretario democratico. Fra i due, assicurano gli autori, non ci sarebbero stati quindi momenti di confronto, ma soltanto interventi separati.
Da notare che il presidente della Camera sarebbe stato ospite della trasmissione il giorno della probabile uscita della delegazione di Futuro e libertà    dal governo.
Ora la polemica divampa e nelle prossime ore si saprà  il destino della loro partecipazione nella Tv di un Paese sempre più simile alla Repubblica delle banale o del Bunga Bunga.

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FELTRI, SOSPESO DALL’ORDINE, PENSA A MOLLARE SILVIO E A FARE UN NUOVO GIORNALE

Novembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

DAI 15 MILIONI DI EURO DI INGAGGIO AL CASO BOFFO E ALLA CASA DI MONTECARLO: ORA FELTRI   HA CAPITO CHE E’ TEMPO DI CAMBIARE ARIA, SALLUSTI E’ PIU’ AZIENDALISTA… IL PROGETTO DI UN NUOVO GIORNALE: NELL’IMPRESA CI SAREBBERO ANCHE BELPIETRO E MULE’…L’ARTICOLO DI LUCA TELESE

Aveva detto, solennemente: “Se l’ordine mi condannerà  per me sarebbe una grande delusione. E in questo caso potrei lasciare Il Giornale”.
Ebbene: ieri, dopo una seduta incredibilmente lunga e battagliata, l’Ordine dei giornalisti, riunito all’Hotel D’Azeglio di Roma ha confermato quella condanna. Ridotta da sei a tre mesi, certo, ma pur sempre confermata nella sua conseguenza più dura: non poter firmare un quotidiano.
Quindi da domani Vittorio Feltri potrebbe davvero lasciare il giornale per fondarne un altro, “Un fatto anarchico e di centrodestra”, per usare le sue parole.
Un’ipotesi a cui, come vedremo, sta lavorando da tempo, in grande segretezza.
Chi sentendo questa notizia pensasse che si tratti solo di una nota per addetti ai lavori sbaglia.
L’addio di Feltri e la nascita di un nuovo quotidiano sarebbero, per il berlusconismo, l’equivalente di una bomba atomica.
Perchè la rappresentazione del potere in questi anni è stata tutta giocata sull’edificazione dei simboli e, soprattutto, perchè le grandi scelte politiche sono state prese tutte sull’onda di grandi campagne giornalistiche.
Infine, perchè il ritorno di Feltri a Il Giornale segnò l’apertura dell’ultima (se non altro in ordine di tempo) resurrezione comunicativa del Cavaliere dopo il baratro sfiorato del Noemi gate.
Adesso Feltri se ne va, senza sbattere la porta con polemiche fratricide, ma distinguendosi nettamente dal suo compagno di battaglie Alessandro Sallusti. Se ne va e lo fa marcando il territorio sul nodo incandescente (per i media di centrodestra) del giudizio sul berlusconismo: “Arrivo al giornale e mi dicono: ‘Bisogna difendere Berlusconi…’. Bisognerà  pure difenderlo, ma anche dire che non ha mantenuto le sue promesse e che ci si può rompere le balle delle sue veline”.
Non è un caso quindi che ieri, dalla lontana Seul, letta l’intervista a Feltri, Berlusconi abbia tramutato il possibile addio del direttore in un affare di Stato, dettando ai suoi referenti politici italiani, allo stesso Sallusti e al gruppo di comando della società  Europea edizioni (quella che controlla il quotidiano di famiglia) una parola d’ordine sorprendente: “Bisogna tenere Vittorio a tutti i costi!”.
Facile a dirsi, meno da realizzare.
Il retroscena di questo dissidio, infatti, è il logoramento del rapporto Sallusti-Feltri che non è avvenuto sul piano dei rapporti personali (“Io con Alessandro ci sono andato a cena anche la settimana scorsa, come professionista lo stimo”).
Ma proprio sul nodo decisivo della gestione del giornale.
Qualcuno aveva pensato che Feltri approfittasse della sentenza di primo grado (la sospensione di sei mesi e l’obbligo di togliere il suo nome dal colofon) per trasformarsi in un editorialista di peso, come era accaduto tra Mario Cervi e Belpietro, senza conflitti.
Invece Feltri non aveva mollato il campo, siglando per giunta un editoriale di critica dopo il caso Ruby.
Un altro test sulla differenza tra i “due” direttori c’era stato nel giorno del giro di Berlusconi in Veneto.
Con il Giornale che spende un titolo tranquillizzante per la corrispondenza dell’inviato Stefano Filippi, e Libero che invece si smarca con un resoconto del suo cronista Francesco Specchia in cui la musica è tutt’altra: il Cavaliere ha subito micro-contestazioni, e ha deciso di non incontrare gli imprenditori alluvionati del nord est temendo l’incidente fatale per la sua immagine.
Fatte le debite proporzioni, è come se Totti andasse a Trigoria ma si rifiutasse di salutare i tifosi giallorossi.
Pesa su tutto questo l’asimmetria del rapporto con il Cavaliere: Berlusconi parla tutti i giorni con Sallusti, Feltri non lo fa mai.
Tutti pensavano fosse un gioco delle parti o una divisione di ruoli.
Ma strada facendo è diventata una differenza: “Non sono mai andato a una sua festa — spiega ai suoi Feltri — non solo perchè non mi ha invitato, ma perchè non sono il tipo da feste con Papi. Una volta ho accettato di prendere il suo aereo privato. Volevo andare a vedere il mio cavallo correre, e fare lo sborone con mia moglie…”.
Sallusti al contrario è molto più risoluto: “I lettori de Il Giornale ci chiedono di fare quadrato nel momento della difficoltà ”.
Insomma, partendo da questa situazione, dentro la testa di Feltri prende forma un progetto che il fedele amministratore delegato Di Giore traduce in numeri: un nuovo giornale per andare in pareggio dove avere massimo 25 redattori e vendere minimo 25 mila copie.
Con prudenza circospetta si sono persino registrati dei possibili nomi: Libero Giornale, Il giornale libero (notare il doppio gioco di parole concorrenziale su due fronti).
E infine un’altra ipotesi: Fuori dal coro.
Ma il colpo di scena è un altro. Feltri, anche se sospeso, potrebbe firmare il sito.
Lui nella sua intervista aveva parole solo per un altro fratello-coltello di sempre, Maurizio Belpietro: “Ha dato due mazzate a Berlusconi”.
Citazione non casuale.
In una ipotesi clamorosa, Belpietro (che ci sta pensando) potrebbe lasciarsi coinvolgere nel progetto. Il che creerebbe una battaglia fra due sole testate nel campo del centrodestra: il nuovo giornale “corsaro”, e quello ortodosso, controllato da Sallusti.
Una ipotesi che mette i brividi visto gli scontri fra titani che si sono celebrati questi anni: Feltri (a Libero) contro Belpietro (al Giornale), Belpietro Sallusti e Feltri (al Giornale) contro Belpietro (stavolta a Libero).
Di certo c’è che Feltri è uno dei pochissimi giornalisti in Italia che dispone di un pacchetto di mischia: ventimila lettori che lo seguono anche in capo al mondo.
E per di più al giornale ci fu un’avvisaglia: migliaia di lettori che telefonavano e scrivevano inferociti quando circolò la voce che potesse dimettersi per le polemiche con Fini.
Anche su questo retroscena che era rimasto coperto, non a caso, Feltri ha ricordato in queste ore la sua verità : “Scrissi una lettera a Berlusconi. Se ti sono d’impiccio basta che me lo dici e mi dimetto senza scrivere una riga. Lui mi chiamò e — in una delle nostre rare conversazioni e mi disse: Resta”. Come dire: la campagna contro Fini era gradita al premier.
L’ultima stoccata: affettuosa e ferocissima.
Ma l’altra notizia clamorosa è che anche il direttore di Panorama, Giorgio Mulè, potrebbe essere interessato all’impresa.
Praticamente, uno scisma dentro la Chiesa berlusconiana.

Luca Telese
(da “il Fatto Quotidiano“)

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FINI : “SE BERLUSCONI NON SI DIMETTE, LO FACCIAMO DIMETTERE NOI”

Novembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

“NON VOTEREMO MAI UNA MOZIONE DI SFIDUCIA DEL PD, LA PRESENTEREMO NOI E CE NE PRENDEREMO LA RESPONSABILITA”… LUNEDI IL RITIRO DEI MINISTRI, POI VOTO FAVOREVOLE ALLA LEGGE DI STABILITA’, MA ASTENSIONE SULLA FIDUCIA COLLEGATA E A DICEMBRE MOZIONE DI SFIDUCIA… FINI “TENTA” LA LEGA CON L’IPOTESI TREMONTI

Fini non vuole solo un altro governo, ma vuole anche un altro premier: “potete dire a Silvio che se non si dimette, lo facciamo dimettere noi” ha detto ieri Gianfranco Fini a Bossi, Calderoli e Maroni.
La missione da “ultima spiaggia” tentata dalla delegazione leghista nello studio al primo piano di Montecitorio, nella trincea “nemica”, finisce così, col presidente della Camera che notifica l’intenzione di far presentare ai suoi una mozione di sfiducia, se il Cavaliere non si rassegnerà  a fare “l’inevitabile” passo indietro.
Da lunedì, sarà  un’escalation.
Il ritiro del ministro Ronchi e dei sottosegretari di Fli dal governo; poi l’astensione sulla fiducia che Tremonti porrà  alla legge di Stabilità  (ma con voto favorevole sul merito della norma salva-conti); infine, appunto, la sfiducia.
“Perchè noi non voteremo mai una mozione presentata dalle opposizioni, ci assumeremo la responsabilità  di firmarne una nostra” scandisce il leader dei futuristi al cospetto dei suoi.
Sarà  dicembre, a quel punto, e tutto allora passerà  nelle mani del capo dello Stato.
Non che il Senatur non le abbia provate tutte, nel pur breve incontro con l’ex alleato alla Camera.
“L’ingresso dell’Udc nel governo per noi è inaccettabile – ha premesso Bossi – Ma si può aprire una crisi pilotata, questo sì, con la garanzia che Berlusconi, andando al Quirinale a rassegnare le dimissioni, ne esca con un nuovo incarico, com’è già  avvenuto in passato”.
Ma sta proprio qui il punto.
“Eh no, lui si dimetta, poi vediamo cosa succede, non possiamo imporre paletti di questo genere al presidente della Repubblica” ribatte Fini agli uomini del Carroccio.
È a quel punto, nel vertice di mezzogiorno di ieri durato meno di un’ora, che il leader leghista con i due ministri al fianco, prova a offrire al presidente della Camera quel che fino a ieri era impensabile.
“Se voi accettate un Berlusconi bis – insiste Bossi rivolto a Fini – nel nuovo governo ci sarebbe spazio per un numero maggiore di vostri ministri, anche con portafogli. Si può aprire un dialogo per la riforma parziale della legge elettorale. E Silvio potrebbe sacrificare gli ex colonnelli di An” accenna con chiaro riferimento a La Russa e Gasparri, ormai tra i più ostinati avversari dei futuristi. Ecco, tutto questo “offre” Bossi nell’ultima trattativa, a patto che a guidare l’esecutivo sia ancora l’amico Silvio.
“Forse non è ancora chiaro, a me non interessano le poltrone” ribatte Fini, che poi incalza: “Ma voi escludete davvero che un governo possa essere presieduto da qualcun altro? Non pensate anche voi che questo ciclo sia finito?”
E Fini butta sul tavolo il nome di Tremonti.
Il Senatur traballa, cerca di resistere tentando la mediazione pro-Berlusconi, poi capisce che è tutto inutile e diventa pragmatico.
Ci si può pensare e nel pomeriggio un deputato leghista commenta: “una cosa è l’amicizia, un’altra cosa la politica” .
La Lega si rende conto che siamo alla fine del “ciclo Berlusconi” e cerca di uscire dalla palude senza troppe ammaccature.
Bossi si sarebbe spinto a ipotizzare un governo senza “l’amico Silvio”, pur di portare a casa l’unica moneta che gli resta da spendere al nord, il miraggio del federalismo.
Anche perchè lo scontento della base padana si fa ogni giorno più preoccupante e i sondaggi cominciano a dare segnali negativi.
E un deputato leghista ieri confidava a un esponente finiano: “c’è qualcosa che non funziona più nella mente di Berlusconi: dobbiamo uscirne prima di rimanere sotto le macerie”
Ora non resterebbe che convincere il premier a farsi da parte: da Seoul ha già  detto “non mi dimetterò mai”, ma nel Pdl la componente di Liberamente comincia a “rifletterci”.
E non solo loro.

argomento: Berlusconi, Bossi, elezioni, emergenza, Fini, governo | Commenta »

LA “ROVINA” DELLE ROVINE DI POMPEI: LA PRIORITA’ ERA LA DIVISA DELL’AUTISTA COSTATA 1.700 EURO

Novembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

UN’INCHIESTA DEL SETTIMANALE “L’ESPRESSO” RIVELA L’ALLEGRA GESTIONE DEL SITO ARCHEOLOGICO…. 195.000 EURO PER RIMUOVERE GLI ARREDI DI UN RISTORANTE ABUSIVO, 12.000 EURO PER 19 PALI DELLA LUCE, 11.000 EURO DI PULIZIE PER UNA VISITA DEL PREMIER CHE NON C’E’ MAI STATA, 72.000 EURO PER “INDAGINI CONOSCITIVE SUL PUBBLICO”

Dinanzi a Camera e Senato, dopo il crollo della casa dei gladiatori di Pompei, il ministro Bondi ha elencato i mali che affliggevano il sito archeologico prima del suo intervento: “Sporcizia, mancanza di servizi igienici, cani randagi, guide non autorizzate, ristoranti abusivi”.
Uno dei primi interventi del commissario delegato, infatti, fu lo smantellamento di un ristorante.
Dopo averlo abbattuto, però, andavano rimossi anche gli arredi e le suppellettili: quanto è costata ai cittadini italiani questa operazione?
La “miseria” di 195 mila euro: a tanto ammonta la commessa, affidata alla società  Minopoli che, per lavori di pulizie e facchinaggio, in totale, s’è aggiudicata appalti per circa 800 mila euro.
Perchè smantellare un ristorante abusivo, al costo di quasi 200 mila euro, debba pesare sulle spalle dei contribuenti e non di chi lo gestiva abusivamente, è un ulteriore mistero che Bondi dovrebbe chiarire.
Soprattutto perchè — sempre dinanzi a Camera e Senato — ha sostenuto che “il problema dei fondi a disposizione appare legato, più che al loro ammontare complessivo, a un corretto utilizzo”.
E proprio riguardo il “corretto utilizzo” si potrebbe aggiungere una spesa di 11 mila euro, per i lavori di pulizia delle aree che avrebbe dovuto visitare il presidente del Consiglio.
Visita che non è mai avvenuta — scrive “L’Espresso”, in un articolo a firma di Emiliano Fittipaldi e Claudio Pappaianni — e costata, in totale, circa 80 mila euro.
Tra le spese incriminate scovate dal settimanale compaiono i 12 mila euro pagati per la seguente operazione: rimuovere 19 pali della luce.
Altri 185 mila, invece, sono stati pagati per il progetto PompeiViva: a chi sono finiti?
Alla onlus romana “CO2 Crisis Opportunity”, scrive il settimanale, “fondata da Giulia Minoli, figlia di Gianni e Matilde Bernabei, che ha avuto Gianni Letta come testimone di nozze.
Lo sposo? Salvo Nastasi, direttore generale del ministero dei Beni culturali.
Al piano di valorizzazione è stata chiamata anche Wind: importo previsto , 3,1 milioni di euro.
Parecchi soldi, poi, sono stati investiti per progetti di ricerca: 72 mila, per un’indagine conoscitiva sul pubblico, sono stati versati all’associazione “Mecenate 90”: il presidente onorario è Gianni Letta, il presidente Alain Elkann.
Per uno studio sulla “sviluppo delle tecnologie sostenibili” sono stati pagati, all’università  di Tor Vergata, 724 mila euro.
Qualche spesa per l’ufficio e il personale del commissario delegato, Marcello Fiori, che spende 1.668 euro per l’arredo del suo ufficio, 1.700 per la divisa del suo autista e 4 mila per la sua “parete attrezzata”.
E per i “rimborsi delle spese dimissione”, sempre Fiori, nell’ottobre 2009 ha autorizzato la ricarica delle carte di credito per ben 185 mila euro.
Indispensabili, infine, quei 42 mila euro investiti in alcuni volumi di storia, o le televisioni Lcd, costate 17 mila euro.
A fronte di tutte queste spese, però, l’emergenza non è riuscita a prevenire il crollo della Casa dei gladiatori, patrimonio dell’umanità , dal valore inestimabile.

argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, economia, emergenza, governo, Politica | Commenta »

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