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CENTINAIA DI AMMINISTRATORI STANNO PER LASCIARE IL PDL PER FUTURO E LIBERTA’, METTENDO IN PERICOLO MOLTE MAGGIORANZE

Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile

DAL PIEMONTE ALL’ABRUZZO ALLA SARDEGNA IL CONTAGIO FLI ARRIVA NELLE GIUNTE LOCALI… NUOVE ADESIONI DA TUTTA ITALIA,   DETERMINANTI A MILANO, VERCELLI, BIELLA E CAGLIARI

Partito da Roma, il contagio di Futuro e libertà  dilaga in tutta Italia, facendo traballare molte giunte targate Pdl.
E se i reduci della convention di Perugia dicono «che in molte amministrazioni locali staccheremo la spina», il vero campo di battaglia che fa tremare il Pdl è quello delle amministrative di primavera.
«Avremo mani libere – fanno sapere i vertici futuristi – presenteremo solo candidati autonomi».
Con percentuali determinanti un po’ ovunque, da Milano a Cagliari.   L’operazione Fli sul territorio è partita da pochi giorni, di fatto da Perugia, ed è stata affidata al coordinatore Adolfo Urso e al deputato Luca Bellotti.
Il viceministro Urso, in missione a Dubai, risponde al telefono e racconta che siamo appena all’inizio, ma «in costante crescita» in tutto il Paese.
Tra un paio di settimane i finiani potranno fare un primo bilancio sulla loro presenza in giro per l’Italia.
Ma i numeri provvisori sono già  giudicati positivi.
Come conferma Bellotti: «La mappatura completa è prematura, ma a Perugia ci sono state più di 500 adesioni di amministratori locali».
È solo la punta dell’iceberg, raccontano, perchè in molti stanno arrivando e tanti ancora si muovono nell’ombra: «Hanno paura di boicottaggi e vendette del Pdl», dicono.
Un esempio di quello che può accadere a chi si schiera con Fini arriva da Adria, Rovigo, dove il sindaco del predellino ha espulso dalla giunta i futuristi. «Ora però non riesce a rifarla, rischia di andare a casa».
Lombardia, Puglia, Trentino e Veneto i protagonisti del rompete le righe.
Nel work in progress c’è già  chi inizia a fare un primo punto della situazione. In Lombardia, racconta il coordinatore Giuseppe Valditara, sono già  150 i circoli attivi e Fli conta su una schiera di consiglieri comunali in tutte le province e qualche sindaco.
In alcuni comuni, come a Legnano, dopo soli tre giorni è già  determinante. Così come sarà  determinante a Milano, dove in primavera ci sono le comunali.
E se i futuristi correranno da soli il candidato sindaco del Pdl non ce la farà , tanto che ieri la Moratti ha si è detta pronta ad aprire a Fli «per il bene della città ».
Stessa situazione in Puglia, dove i circoli presto saranno 180 per oltre 2.300 iscritti, un centinaio di eletti e la certezza che nelle prossime settimane «ci saranno grosse sorprese nei capoluoghi e in regione».
In Piemonte, spiega Roberto Rosso, Futuro e libertà  è decisivo a Vercelli e Biella.
A Torino i consiglieri futuristi sono tre, destinati a diventare cinque per un totale di 230 amministratori.
In Sardegna Ignazio Artizzu parla di due consiglieri regionali, ma in tutta l’isola il Fli «è in grande espansione» e al momento il pallottoliere conta un centinaio di amministratori con gruppi in via di formazione in tutte le città .
A Cagliari, dove si vota in primavera, Artizzu punta al 10% ed è certo che i futuristi «saranno determinanti per l’elezione del nuovo sindaco».
In regione sono in arrivo dal Pdl adesioni di peso e proprio la Sardegna domani potrebbe regalare al Fli l’undicesimo senatore: Piergiorgio Massidda.
«Con lui arriverebbe una delegazione a livello regionale che ci renderebbe determinanti per la sopravvivenza di Cappellacci», confidano a Roma.
Così come in Abruzzo, dove in regione i finiani sono tre ma tra poco potrebbero diventare cinque, quindi decisivi.
Stesso discorso in Sicilia, dove i sette consiglieri regionali e i due assessori tecnici sono centrali per Raffaele Lombardo.
Anche nelle Marche, spiega Mario Baldassarri, «è tutto in divenire, ma arrivano tantissime adesioni dal Pdl e dalla società  civile» per un totale di un’ottantina di amministratori.

(da “La Repubblica“)

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BRAMBILLA, IL MINISTRO PREFERISCE L’ELICOTTERO: IL VOLO DI STATO PAGATO DAI CONTRIBUENTI PER PORTARE MICHELA ALLA RIUNIONE DI PARTITO

Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile

LA NORMATIVA SUI VOLI DI STATO, AUTORIZZATI DALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, VALE SOLO PER L’ESERCIZIO DELLE PROPRIE FUNZIONI ISTITUZIONALI E QUANDO NON VI SIANO ALTERNATIVE SUI VOLI DI LINEA… NON SI POSSONO USARE PER RIUNIONI DI PARTITO E A PROPRIA DISCREZIONE…NEL 2009 A FRONTE DI UN BADGET PREVISTO DI 27.000 EURO LA BRAMBILLA HA POI SPESO 157.000 EURO DI VIAGGI

Per i suoi spostamenti Michela Vittoria Brambilla preferisce l’elicottero: di Stato e pagato dai contribuenti.
Già  animatrice dei “Circoli”, ora “Promotori”, della libertà , il ministro e presidente in pectore dell’Organizzazione mondiale del turismo vantava già  nel 2009 un piccolo record: 157.000 euro di spesa viaggi — per un dicastero senza portafogli – a fronte di un budget previsto di 27.000.
Ora forse è possibile capire il perchè.
È il 9 dicembre dello scorso anno, il ministro compie in auto (blu) i quattro chilometri e mezzo che separano la sua abitazione di Calolziocorte, nel Lecchese, dalla Aviosuperficie Kong di Levata, piccola frazione del comune di Monte Marenzo sulla statale 639.
A quel punto i cittadini hanno già  speso 500 euro per il solo uso dell’auto (questa la tariffa rivelata dall’Espresso nel settembre del 2009 per il noleggio del mezzo). Ad attenderla, dalle nove del mattino, ci sono almeno una ambulanza, inviata dai volontari del soccorso di Calolziocorte su richiesta della centrale 118 di Lecco e un mezzo dei vigili del fuoco.
Già , perchè quando il ministro si sposta, tutte le forze convergono a prevenire problemi. Quando finalmente l’ambulanza torna in sede sono le 11.20.
Due ore dopo, però, il mezzo esce nuovamente per attendere il rientro dell’elicottero dei Carabinieri, sul quale viaggia il ministro.
Da verbale torna in sede un’ora più tardi.
La scena si ripete uguale almeno un’altra volta nel corso del 2010.
Il 13 marzo, nel giorno in cui il ministro è a Rimini, prima per incontrare il comitato elettorale del Pdl, poi per partecipare ad un incontro pubblico con gli operatori economici locali.
E un altro servizio di lì ad un mese risulta prenotato ed annullato all’ultimo momento.
Il 16 ottobre, poi, a Caiolo, Valtellina, il ministro è atteso per l’inaugurazione di un campo da golf, ma l’elicottero — scrivono allora i giornali locali – non   parte per colpa delle condizioni meteorologiche e la Brambilla è costretta a dare forfait. Ogni volta la segnalazione dello spostamento arriva qualche giorno prima.
In questo modo tutti i mezzi necessari possono essere allertati. I rimborsi poi vengono scaricati sui contribuenti. Nel caso specifico della ambulanza, ad esempio, l’uscita è pagata dalla convenzione tra 118 e Regione Lombardia.
Alla Aviosuperficie Kong, piccola striscia d’asfalto privata tra le montagne e il margine di una palude ammettono senza problemi di non sapere sempre il nome dei passeggeri degli elicotteri che chiedono di usare la pista.
“A mia memoria saranno tre o quattro viaggi in un anno — spiega Nadia Ferrari — ma a volte è direttamente il pilota a contattarci”.
Del resto, dice ancora la dirigente della Kong, ad utilizzare la pista, normalmente destinata agli ultraleggeri, sono in tanti e quasi sempre noti.
Dagli elicotteri della Ferrari ai vociferati viaggi dell’ex ministro Roberto Castelli, che abita più o meno cinque chilometri a Est ed è oggetto delle discussioni locali al pari della vicina Brambilla.
Ma chi paga per tutto questo e su quali basi?
Dalla prefettura di Lecco non confermano e non smentiscono “nel merito”. Ma precisano che è “tutto a posto”. Per il gabinetto del prefetto, infatti, gli spostamenti del ministro sono approvati direttamente dall’ufficio voli della presidenza del Consiglio. Cioè pagati da noi.
La stessa spiegazione arriva dal nucleo elicotteri dei carabinieri di Orio al Serio, il più vicino (27km) dall’aviosuperficie di Levata.
Il colonnello Margini, che comanda il nucleo, conferma che se di voli si tratta — e l’ufficiale non conferma — questi devono essere autorizzati da Roma.
Quanto allo spiegamento di mezzi di soccorso, è “buona norma: “Siamo più tranquilli se ci sono”.
Anche se da Roma non arrivano risposte — l’ufficio voli di Stato “non è aperto al pubblico, non possiamo rispondere a questo tipo di domande” — non è difficile credere che tutto sia effettivamente in regola.
E allora guardiamola la regola.
Perchè quale che sia la versione ufficiale, è difficile comprendere su quali motivazioni il ministro possa volare sugli elicotteri dei Carabinieri a spese dei cittadini.
La normativa sui voli di Stato, varata pochi mesi dopo l’insediamento dell’esecutivo di Berlusconi, prevede infatti due soli ragioni, che devono intervenire contestualmente, per concedere il privilegio ai ministri della Repubblica.
Si legge infatti nellla direttiva del 25 luglio 2008 che per autorizzare il volo devono sussistere “comprovate ed inderogabili esigenze di trasferimento connesse all’efficace esercizio delle funzioni istituzionali”.
E soprattutto che devono non essere “disponibili voli di linea nè altre modalità  di trasporto compatibili con l’efficace svolgimento di dette funzioni”.
È questo il caso?
Il nove dicembre scorso, ad esempio, il ministro è a Piazzola sul Brenta, provincia di Padova. Navigatore alla mano, per un comune automobilista sono due ore e 20 di tragitto. Molto meno con un lampeggiante sul tetto dell’auto. Abbastanza per giustificare il volo di un elicottero?
Per non dire dell’incontro a Rimini del 13 marzo.
Valgono un elicottero di Stato l’incontro con il proprio comitato elettorale e la partecipazione ad un incontro pubblico?
Del resto, che il ministro si senta importante – una “capopopolo”, disse di se stessa a Vanity Fair – a Calolziocorte è oggetto di qualche seccatura e molta ironia. I
n tanti ricordano parcheggi improvvisati dell’auto blu, fughe dal parrucchiere con salto della fila, multe che appaiono e scompaiono.
Fino al punto di creare una divertente aneddotica sul gran premio di Monza, che già  costò caro a Rutelli e Mastella, rei di esserci arrivati con un volo di Stato nel 2007.
Due anni dopo la premiazione è toccata al ministro Brambilla e qualcuno dice che per la fregola dell’elicottero il ministro sia arrivato a destinazione venti minuti prima della sua stessa auto.
E che per una volta abbia dovuto aspettare.

Fabio Amato
(da “il Fatto Quotidiano“)

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PERUGIA, QUELLO CHE AVREI VOLUTO DIRE MA CHE NON HO DETTO PER LASCIARE SPAZIO AD ALTRI

Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile

LE RIFLESSIONI DI CHI RIFIUTA LA LOGICA DEL RISENTIMENTO E, PUR NON ESSENDO MAI STATO FINIANO, TROVA IN FUTURO E LIBERTA’ LO STRUMENTO DI UNA NUOVA DESTRA SOCIALE…   I TRADITORI STANNO ALTROVE, CON FINI OGGI SI RITROVANO QUELLI CHE NON HANNO MAI CHIESTO NIENTE

Doveva essere il mio discorso alla platea, ho rinunciato a farlo per fare spazio ad altri.
Ma lo voglio riportare a voi perchè avevo visto giusto e non mi sbagliavo. Nemmeno sulle polemiche ed accuse del giorno dopo.
Ci sono persone, anche amici, che continuano a vedere le cose con astio, odio e paraocchi.
A noi, a Fini, aprire nuovamente i loro occhi e fargli prendere atto della situazione italiana al di là  delle questioni personali.
Proprio come ho fatto io….
“Innanzi tutto vorrei ringraziare Gianfranco Fini, perchè grazie a lui, dopo 30 anni di militanza politica, ho la possibilità  di parlare ad una platea così vasta, così motivata, che guarda ad un nuovo futuro. ad un futuro di libertà .
Vedete, il mio amico fraterno, compagno di tante battaglie fin dai tempi del Fdg, il sottosegretario Antonio Buonfiglio, dice sempre, e giustamente, che questo non deve essere il partito del risentimento. ed ha ragione da vendere.
Perchè con il risentimento non si fa politica, con il risentimento non si va da nessuna parte. nemmeno nella vita di tutti i giorni.
Però qualche sassolino dalla scarpe lasciatemelo togliere.
Del resto non mi è mai piaciuta la politica finto buonista.
E non sono mai stato un buonista.
Uno che ti fa una bella faccia di fronte per poi accoltellarti alle spalle.
Così come invece accade sempre più spesso soprattutto con gli amici anzi, ex amici.
Sarà  perchè mi hanno insegnato ad affrontare i nemici e gli avversari a viso aperto pagandone tutte le conseguenze.
Con lealtà , con fierezza, con coraggio, insegnamenti d’altri tempi ahimè.
E sarà  per questo che c’e’ stima tra me e Gianfranco, una stima ritrovata, anzi trovata, dopo 30 anni di attacchi ed accuse da parte mia.
Spesso durissime e violente. attacchi di cui non rinnego nulla.
Ma sarà  proprio per questo che oggi sono qui al suo fianco.
Io rautiano convinto, nemico giurato di Fini e dei suoi allora colonnelli.
Per molti sono pazzo, un traditore, un folle.
Nella migliore delle ipotesi un amico che sta sbagliando. Forse.
Ma se io e tanti altri appartenenti alla cosiddetta destra sociale siamo qui, al fianco di Gianfranco, un motivo c’è.
Sarà  perchè crediamo in questa nuova, elettrizzante e giusta battaglia politica, sociale e di civiltà .
Sarà  per questo che ci sono io, noi, al suo fianco e non i suoi ex colonnelli. Quelli di sempre e quelli aggiuntisi dopo.
Quelli che erano al mio fianco. quelli cresciuti insieme a me a sudore lacrime e sangue, e non è un eufemismo.
Quelli che, loro si, hanno tradito un’intera generazione, i nostri valori, i nostri ideali per un posto al sole, per una poltrona, per bramosia di potere.
Quelli, miracolati da Gianfranco Fini.
Quelli che senza di lui sarebbero dovuti andare a lavorare, come abbiamo fatto tutti quanti noi.
Siamo noi, dunque, a tradire gli elettori, un sogno, un ideale, una storia? Siamo noi che ci vendiamo e distruggiamo la destra italiana per fame di potere?
Siamo noi che ci vendiamo per un piatto di lenticchie?
No amici miei.
Qui oggi c’è il popolo, ci sono quelli che credono ancora che sia possibile un futuro diverso.
Ci sono quelli che credono ancora nell’ Italia, nei valori dello Stato, che credono che la vita non è un talent show.
Che c’è qualcosa di diverso dai festini in villa e nei locali della Versilia.
Oggi, amici miei, qui ci sono quelli che non hanno mai chiesto niente, quelli che non si sono fatti attrarre dal potere dell’anello, tanto per citare Tolkien. oggi qui ci sono quelli che hanno ancora la speranza di costruire un’Italia migliore.
Ieri ho combattuto per la libertà , ho combattuto duramente e fieramente per uscire dal ghetto in cui la storia ci aveva rinchiuso e ghettizzato come reietti.
Oggi combatto per il futuro e la libertà  dei miei figli, dei nostri figli.
Grazie Gianfranco per avermi dato questa possibilità  e ricorda: saremo anche un piccolo partito ma, come insegna Tolkien, un piccolo hobbit ha saputo sconfiggere il male e l’anello del potere”.

Stefano Schiavi

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IL GOVERNO TAGLIA 1 MILIARDO DI EURO PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE, FONDI RIDOTTI DEL 60% IN TRE ANNI

Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile

CONTINUA IL DEGRADO DEL TERRITORIO, NON CESSANO GLI SPOT E LE PASSERELLE DEI POLITICI, MA POI SI RIDUCONO LE RISORSE DEL MINISTERO…SOLO 400 MILIONI IN TRE ANNI DESTINATI ALLA TUTELA DEL TERRITORIO E ALLA PREVENZIONE…DI CHE CI LAMENTIAMO IN CASO DI DISGRAZIE?

L’hanno chiamata, eufemisticamente, “legge di stabilità “.
Ma, almeno per quanto riguarda l’ambiente, bisognerebbe ribattezzarla legge di instabilità .
Le cifre contenute nella cosiddetta “legge di stabilità ” (ex Finanziaria), predisposta dal governo Berlusconi, parlano chiaro.
Nel 2011, come denuncia un Rapporto del Wwf Italia, il bilancio complessivo del ministero affidato a Stefania Prestigiacomo sarà  ridotto a un terzo di quello del 2008, anno d’insediamento del governo Berlusconi: da un miliardo e 649 milioni di euro ad appena 513 milioni.
Una decurtazione secca di un miliardo.
E nel triennio successivo, lo stanziamento verrà  ridotto ulteriormente per scendere a 504 milioni nel 2012 e poi a 498 milioni nel 2013.
Il taglio risulta ancora più netto e allarmante se confrontato con quelli molto meno drastici a carico di ministeri affini come i Beni culturali o le Politiche agricole.
Nel primo caso, la dotazione del 2011 sarà  di circa 1.320 milioni di euro contro i 1.930 del 2008.
Nell’altro, si scenderà  dai 1.747 milioni di tre anni fa a 1.320.
Per entrambi, dunque, la riduzione sarà  di circa il 20% contro il 60% del ministero dell’Ambiente, condannato virtualmente all’agonia.
La scure del ministro Tremonti, come si vede, non è diretta a colpire in ugual misura i vari ministeri, in forza della crisi economica.
Un’ulteriore conferma viene dal raffronto con i fondi stanziati per le Infrastrutture e i Traporti e per le spese della Difesa.
Qui l’atteggiamento propagandistico del governo risulta tanto più evidente, perchè gli investimenti per le opere pubbliche non risultano sufficienti per tutti i progetti annunciati, ma neppure rispetto ai costi reali di quelli già  cantierati o dichiarati cantierabili.
A fronte comunque di un bilancio pari a 6.991 milioni di euro nel 2010, l’anno prossimo si prevede una leggera flessione a 6.821 milioni, per arrivare a 6.654 milioni nel 2012 e a 6.640 nel 2013.
In pratica, l’unico ministero che non subisce tagli consistenti è quello della Difesa: dal 2007 in avanti, il suo bilancio registra una riduzione massima intorno al 4%, peraltro recuperata interamente con il bilancio previsionale 2011-2013 dell’attuale manovra finanziaria.
C’è senz’altro un’ispirazione “sviluppista” alla base di una scelta che, da una parte, punta a promuovere nel segno della cementificazione le infrastrutture con un forte impatto ambientale e, dall’altra, a deprimere la tutela del suolo, del territorio e quindi del paesaggio.
Sui 13,5 miliardi di euro indicati come valore complessivo della manovra triennale, 4.836 miliardi (pari al 36%) vengono assegnati a opere come l’Alta velocità  e le autostrade; mentre solo 400 milioni sono attribuiti agli interventi di tutela e di prevenzione (meno del 3%).
E si tratta di un’impostazione che, come dimostra anche l’ultima emergenza provocata dal maltempo, è destinata purtroppo a incidere ulteriormente sull’assetto idro-geologico del Malpaese.
L’Italia, insomma, resta disarmata per combattere le calamità  naturali, le alluvioni, le frane e tutti i disastri che minacciano direttamente il territorio nazionale.
Risulta inconcepibile perciò che i fondi concessi al ministero dell’Ambiente per il prossimo triennio equivalgano, secondo i calcoli del Wwf, al costo di quattro cacciabombardieri F35 o di una Fregata Multimissione.
È vero che spesso l’ambientalismo fa di tutto per apparire come un freno allo sviluppo, un fattore di conservazione o addirittura di regressione.
Qui rischiamo, però, di passare da un estremo all’altro: da un eccesso di tutela a un eccesso di incuria.
Ma il progresso di un Paese come il nostro, con il suo patrimonio di risorse naturali, artistiche e culturali, non può passare attraverso un assalto autorizzato al territorio, una manovra governativa di abbandono e di degrado.

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STAMPA ESTERA: IL DESTINO DI BERLUSCONI APPESO A UN FILO, DOPO L’ULTIMATUM DI FINI

Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

SUI GIORNALI STRANIERI, AMPIO SPAZIO AL NUOVO AFFONDO DI FINI: “L’INIZIO DELLA FINE DI BERLUSCONI”…”PREMIER SOTTO PRESSIONE”… “ATTACCANDOSI ALLA CORDA DI FINI, IL PREMIER POTREBBE SALVARSI”…”LEADER COLPITO DAGLI SCANDALI”… “BERLUSCONI OGNI GIORNO PIU’ FRAGILE”

“Un ultimatum che potrebbe segnare l’inizio della fine per Silvio Berlusconi”. Questo il giudizio del quotidiano Guardian di Londra sul discorso di ieri di Gianfranco Fini e la possibilità  che i suoi sostenitori si ritirino dal governo.
Il primo ministro, scrive il Guardian, appare “sotto pressione”.
Che Berlusconi stesso dia le dimissioni, come gli ha chiesto di fare Fini per formare un nuovo governo con un nuovo programma, o che il governo venga sfiduciato in parlamento nel prossimo futuro, la decisione su come proseguire la crisi, nota il quotidiano londinese, spetterà  al presidente della Repubblica Napolitano, che potrebbe ridare il mandato a Berlusconi, ma potrebbe anche affidarlo a un altro leader, se questi apparirà  in grado di poter formare una maggioranza, oppure potrà  convocare elezioni anticipate.
Secondo il Financial Times, l’ultimatum di Fini contiene tuttavia anche una corda attaccandosi alla quale Berlusconi potrebbe salvarsi, almeno per un po’.
Sebbene ufficialmente il premier abbia respinto con sdegno la richiesta del suo ex alleato, osserva il quotidiano finanziario, vari uomini politici “sono convinti che il premier stia considerano un rimpasto di governo”.
Resta da vedere se questo basterebbe a Fini per continuare a far parte dell’esecutivo, o almeno a sostenerlo dall’esterno.
Anche il Times di Londra e l’Independent dedicano servizi alla sfida di Fini a Berlusconi: “L’ex alleato chiede a Berlusconi di dimettersi, rinnovando i suoi attacchi su un leader colpito dagli scandali”, titola il quotidiano di proprietà  di Rupert Murdoch.
Nella pagina degli editoriali, il Financial Times pubblica anche una recensione di John Lloyd all’ultimo libro di Bill Emmott, l’ex direttore dell’Economist, intitolato “Forza, Italia: come ripartire dopo Berlusconi”, già  pubblicato in Italia e in corso di stampa nei prossimi mesi in Gran Bretagna.
Lloyd nota che Emmott guarda con ottimismo alla possibilità  che il nostro paese possa uscire dalla stagnazione e fare le riforme necessarie a rimettersi in sesto, grazie a un rinnovamento generazionale e alla creatività  di imprenditori privati e uomini di stato, una volta che sarà  riuscito a liberarsi di Berlusconi.
Anche il New York Times dedica un articolo al discorso di Fini, intitolato “L’ex alleato esorta Berlusconi a dimettersi”.
Una mossa che, seppur non implicherà  la caduta automatica del governo, “di certo lo indebolisce”.
“Fini chiede a Berlusconi di dimettersi”, è il titolo in prima pagina del quotidiano francese Le Figaro, con un lungo articolo sullo scontro istituzionale tra il presidente della Camera e il premier.
La richiesta di dimissioni a Berlusconi è sul sito del Nouvel Observateur e del Parisien.
Anche Libèration dedica un articolo a tutta pagina alla sfida del leader di Fli. “Dopo lo scandalo di Ruby e ora le parole di Fini – commenta il corrispondente del giornale francese – il destino del Cavaliere è appeso a un filo”.
Dalla Spagna, La Vanguardia sostiene che “Il paese è a una svolta”.   “Berlusconi ogni giorno un po’ più fragile” scrive l’argentino La Nacion.
“Crisi di governo in Italia – Fini chiede a Berlusconi di dimettersi”. Così stamane la Sueddeutsche Zeitung, il più diffuso quotidiano di qualità  tedesco, annuncia in prima pagina le notizie da Roma.
All’Italia dedica poi due servizi.
Uno sull’attualità , in cui spiega che secondo Fini è necessaria una nuova fase, e che ciò crea una nuova difficoltà  al premier.
Uno in fogliettone della terza pagina, titolato ‘Smettiamola!’. In cui si scrive: “Niente di nuovo, il 74enne trasforma gli affaire in uno show, pronuncia scherzi sul suo debole per le belle donne, ammicca al macho che si annida negli uomini in Italia. Egli è la misura di tutte le cose, e cerca di fornire all’opinione pubblica solo quanto gli serve personalmente. Anche da imprenditore aveva lo stesso metodo”, scrive la corrispondente Andrea Bachstein.
“Il suo programma è la ripetizione. Dal 1994… Berlusconi promette sgravi fiscali, un’Italia con un’economia fiorente, un’amministrazione più snella, una giustizia riformata. E’quanto tutti si auspicano, e tutti ancora aspettano”. “Questo è l’elemento per lui pericoloso dello scandalo Ruby. Berlusconi non ha notizie di successi da fornire, che suonino più forte di quelle notizie. E la pazienza di molti è alla fine. La gente vede la stagnazione economica dell’Italia, l’aumento della disoccupazione, il calo del prodotto interno…. l’Italia non versa insomma in buone condizioni, e il governo è azzoppato dai problemi personali di Berlusconi. La sua stessa maggioranza è divenuta incerta”.
Eppure molta gente non guarda all’opposizione, ma piuttosto riflette se non sia il caso di non andare a votare.
“Il Silvio-show si mostra efficace”, conclude l’articolo.
Secondo Der Tagesspiegel di Berlino, adesso, con la sfida di Fini, per Berlusconi la situazione si fa più difficile.
E lo scontro tra i due sembra aver passato il punto di non ritorno: Berlusconi deve decidersi, se dimettersi o no.

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SERVI LEGHISTI: CHIUDONO IL FORUM DEI GIOVANI PADANI PER I TROPPI INTERVENTI CONTRO IL PREMIER

Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

GLI AMMINISTRATORI DEL SITO IN IMBARAZZO: “NON RIUSCIVAMO PIU’ A CONTROLLARE I MESSAGGI”….E’ ARRIVATA LA CENSURA: GUAI A PARLARE MALE DEL PREMIER NELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA.. I GIOVANI RESTANO SENZA IL LORO FORUM: “SIETE PEGGIO DEL PCUS” INSORGE LA BASE MILITANTE

Era lo storico punto di ritrovo virtuale dei Giovani padani.
Dal 2004, lo spazio ufficiale, riconosciuto dal partito, sul quale gli iscritti al : “movimento giovanile della Lega si confrontavano, quasi sempre su temi politici.
Ma su quel forum, adesso, sembra essere calata la scure delle censura: è stato chiuso e tutte le discussioni cancellate.
Una decisione presa dopo che si era diffusa la notizia relativa agli sfoghi dei leghisti contro Silvio Berlusconi dopo la vicenda Ruby.
Critiche, a volte insulti, contro un presidente del consiglio cui veniva rivolto l’invito a dimettersi.
Un malumore che, in realtà , covava da mesi.
Da quel forum si levavano, sempre più spesso, appelli ad Umberto Bossi, affinchè si smarcasse dal Pdl e da Berlusconi.
La decisione di chiudere le pagine virtuali del movimento che si batte per una “Padania libera, sovrana e indipendente”, viene presa in maniera repentina.
Il 5 novembre, con la pubblicazione della notizia della rabbia del popolo leghista, i moderatori devono gestire quanti condividono pubblicamente quello stato d’animo.
“Finalmente qualcuno dice le cose come stanno”, commentano alcuni.
Ma dopo poche ore, l’intera discussione sulla vicenda di Ruby (a proposito della quale molti avevano definito il premier “indecente”) viene cancellata. Una mossa che, però, non fa altro che scatenare le ire degli iscritti al forum. “Siete dei censuratori. Io sono un leghista e penso esattamente quelle cose che sono scritte là “, scrive qualcuno.
Altri accusano: “Siete peggio del Pcus, cancellate i thread scomodi”.
Ma anche quei commenti finiscono nel cestino.
L’ultima discussione si apre nella serata di venerdì, e ha per oggetto la rabbia dei giovani padani.
Gli attacchi al premier non diminuiscono affatto.
Il giorno dopo, è il 6 novembre, l’amministratrice del Forum (Padanina è il nickname), decide di far sparire tutto.
Lo sconcerto di molti utenti è grande.
Così come è grande l’imbarazzo. “Non facciamo circolare troppo la voce, è meglio che la notizia non esca”, dicono alcuni moderatori.
Alcuni utenti si fanno vivi con l’amministratrice.
La spiegazione ufficiale suona come una resa. “Non riuscivamo più a controllare le discussioni   –   dicono ai militanti   -. Siamo contro i commenti anonimi”.
In realtà , per iscriversi al forum era necessario, come generalmente avviene per queste aree di discussione, abilitare la propria e-mail (associata, quindi, ad un indirizzo Ip).
Ma che ci sarebbe stato qualche cambiamento, era già  stato chiaro il 31 ottobre, quando l’amministratrice Padanina aveva inviato un’e-mail a tutti gli iscritti, sulle procedure di registrazione alle aree riservate.
Per continuare a leggerle, bisognava necessariamente fornire, oltre al nome e cognome, il numero di tessera di iscrizione alla Lega Nord (incluso il nome della sezione di appartenenza).
Un modo per disincentivare anche gli utenti dallo scrivere commenti non in linea con le idee politiche della Lega.
Adesso la svolta, con la chiusura definitiva.
Una decisione che, secondo quanto riferiscono i responsabili Internet dei giovani padani, è stata presa d’intesa con Paolo Grimoldi, deputato e coordinatore federale del movimento giovani padani.
“Ne abbiamo parlato e abbiamo deciso di chiuderlo. Vogliamo una forma di comunicazione più sicura, che ci permetta di sapere chi sta scrivendo dietro allo schermo   –   osserva l’amministratrice che ha chiuso la pagina   –   Magari torneremo, non lo sappiamo ancora”.
Di spiegazioni ufficiali ancora non ce ne sono.
Guai a parlare male di Berlusconi: questa è la libertà  nella Padagna del magna magna.

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CAMPIDOGLIO, EFFETTO FINI: CROPPI PROSSIMO A PASSARE A FUTURO E LIBERTA’

Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

L’ASSESSORE ALLA CULTURA DI ROMA, REDUCE DA BASTIA UMBRA: “NON HO ANCORA ADERITO , MA PENSO CHE LO FARO'”…POSSIBILI MOLTI ALTRI PASSAGGI DAL PDL: AIUTI HA GIA’ FATTO TOGLIERE DAL SUO SITO LA FOTO CON BERLUSCONI

A Bastia Umbra, ad applaudire l’intervento nel quale Gianfranco Fini ha chiestO, tra le ovazioni della platea, a Silvio Berlusconi di dare le dimissioni ed aprire la crisi parlamentare, c’era anche un ospite «particolare»: Umberto Croppi, assessore alla Cultura del Comune, amico di vecchia data dal sindaco Gianni Alemanno.
Che Croppi, l’inventore dei famosi «Campi Hobbit» della destra anni ’70, fosse vicino a Fini non è certo una novità : da diverse settimane, infatti, il suo nome compare nella lista dei “futuristi”.
Però, il week end umbro dell’assessore ha un sapore diverso: è quasi l’ufficializzazione del suo passaggio a Fli.
Lui, però, spiega: «Non ho firmato nessun manifesto e non ho ancora aderito a Fli. Quando si aprirà  il tesseramento, è quasi certo, o naturale, che lo farò». Croppi, poi, non si è limitato a fare l’ospite di passaggio.
A Bastia Umbra è stato due giorni interi, alloggiando nello stesso albergo di Fini e dei vari deputati.
E ieri, dopo il discorso del presidente della Camera, c’era anche lui in un brindisi ristretto nel padiglione dal quale ha parlato Fini: una quindicina di persone, in tutto, con lo stato maggiore di Fli (i vari Bocchino, Buonfiglio, Urso, Ronchi, Salatto, Perina…).
Il discorso di Fini, con il passaggio sulle dimissioni del premier?
«L’ho applaudito. È stato lucido, esauriente. Sono d’accordo con lui: la crisi era già  aperta da luglio ed è giusto che il cofondatore del Pdl chieda un nuovo patto. Quel progetto politico è finito, potremmo dire anche fallito, nel momento in cui Fini è stato espulso dal partito».
Croppi ed Alemanno sono amici da tempo.
Che dice il sindaco del passaggio dell’assessore a Fli?
«Ne abbiamo parlato – dice Croppi – sia prima che dopo l’appuntamento di Perugia. Ho spiegato a Gianni che il mio rapporto di lealtà  con lui viene prima di tutto: lui mi ha nominato, lui mi può revocare».
Lo farà ? «Ha detto che anche per lui non cambia niente. Poi le situazioni politiche le valuteremo insieme».
Qualcuno pensa che Croppi, adesso, si metterà  a fare «campagna acquisti » per Fli dentro al Campidoglio: «Non è questo il mio ruolo. E, non essendo stato eletto, non darò neppure vita al gruppo consigliare».
È chiaro, però, che le fibrillazioni non mancheranno.
E che qualcuno possa chiedere la «testa» di Croppi: «È probabile che accada. Ma non lo posso preventivare».
Il coordinatore romano di Fli, Potito Salatto, mette le mani avanti: «Se il sindaco sostituisse Croppi, la considereremmo una mossa strumentale. E quindi ne trarremmo le dovute conseguenze».
Anche perchè, al Comune, gli uomini vicini a Fini sono molto attivi.
E si parla di altri possibili passaggi a Fli.
Uno degli indiziati è Fabrizio Santori, che ha lasciato la componente di Fabio Rampelli.
Un altro è Fernando Aiuti, eletto come capolista Pdl al Campidoglio: «Alemanno mi ha chiesto che cosa voglio fare, ma il mio referente resta il sindaco».
Il caso Ruby, però, ha scosso il professore: «Sul mio sito c’era una mia foto con Berlusconi. L’ho fatta togliere. Fini ha ragione: certi comportamenti, da un punto di vista etico, sono fondamentali».

Ernesto Menicucci
(da il “Corriere della Sera“)

argomento: Alemanno, Berlusconi, Fini, Futuro e Libertà, PdL, Politica, Roma | Commenta »

ANDREA CAMILLERI AGLI STUDENTI: “SOTTO IL FASCISMO ERO PIU’ LIBERO DI VOI”

Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

I CONDIZIONAMENTI DI UNA SOCIETA’ CHE FINGE DI DARTI LA MASSIMA LIBERTA’ E INVECE TI DA’ IL MASSIMO CONDIZIONAMENTO… L’INCONTRO DELLO SCRITTORE CON   GLI STUDENTI AL FESTIVAL DI ROMA: “IN RAI HO LAVORATO SENZA CENSURE, OGGI E’ PIU’ DIFFICILE”

«Si può dire ad un giovane solo di essere se stesso, di farsi condizionare il meno possibile da una società  che finge di darti la massima libertà , e invece ti dà  il massimo condizionamento. Io sotto il fascismo ero più libero di voi oggi».
Lo ha detto lo scrittore Andrea Camilleri nell’incontro con i ragazzi, organizzato dalla sezione `Alice nella città `, al Festival di Roma.
Durante la conversazione, alla quale ha partecipato anche Michele Riondino, l’attore che interpreterà  il giovane Montalbano in una fiction Rai, l’autore siciliano ha anche parlato della Rai, rispondendo ad una domanda dal pubblico: «Ho lavorato in Rai 35 anni, ho esordito come funzionario ed ho sempre rifiutato di esserne dirigente. Vuole che le dica che era meglio ieri di oggi? Sì, era meglio ieri, anche con Bernabei. Io ero comunista tesserato e non ho mai avuto fastidi da Bernabei. Ho sempre lavorato senza censure, oggi è un pò più difficile».
Lo scrittore, che durante l’incontro ha parlato del suo rapporto con il cinema commentando le scene di vari film legati alla sua giovinezza, ha aggiunto: «Quando mi è stato detto che volevano fare una fiction su Montalbano giovane ho provato un minimo di commozione, era come se il personaggio non ringiovanisse ma avesse creato un erede e che continuasse a vivere attraverso la mia scrittura. E questo mi ha commosso».
Invece Michele Riondino ha detto di essersi «molto spaventato quando mi è stato offerto il ruolo, come quando esci da scuola di recitazione e ti offrono subito Amleto. L’idea di poter avere a che fare con Camilleri, le sue storie e il fatto che approvasse la mia scelta, però, mi hanno convinto a buttarmi. Anch’io mi sono commosso».
Lo scrittore ha anche accennato all’attuale situazione del cinema italiano: «L’altro giorno mi hanno fatto vedere `Noi credevamo’ il film sul Risorgimento di Mario Martone, e si ha l’impressione che il cinema italiano sia in ottima salute, ma non è vero. La fatica di produttori e registi è duplice, non solo per fare i loro film, ma per le difficoltà  che si frappongono, la scarsità  dei mezzi e una certa sottovalutazione dell’importanza della cultura”.
In `Noi credevamo’, un film straordinario che considero uno dei migliori che ho mai visto, si mostrano già  le crepe di questa apparente unità  d’Italia.
Poi si arriva a `La scomparsa di Pato’` (il film di Rocco Mortelliti), tratto da un romanzo dell’autore, presentato al Festival di Roma, ndr), dove il potere gia’ cerca di bloccare un’inchiesta. Anche se non c’è una telefonata alla questura, c’erano già  gli ordini dall’alto».

argomento: Costume, denuncia, emergenza, governo, Libri, Politica, radici e valori | Commenta »

E’ ARRIVATO IL 25 APRILE

Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

DA FINI UN ATTO DI GRANDE CORAGGIO POLITICO E UN ABILE POSIZIONAMENTO STRATEGICO…NESSUNA “INTELLIGENZA CON IL NEMICO” O CONGIURA DI PALAZZO, MA ANCORAMENTO A DESTRA E L’AMBIZIONE DI ESSERE IL LEADER DI UNA DESTRA MODERNA ED EUROPEA…IL PRUDENTE GIANFRANCO STAVOLTA HA ROTTO GLI ORMEGGI PER NAVIGARE IN MARE APERTO

Sembra impossibile, eppure il 25 aprile è arrivato davvero.
Gianfranco Fini chiude il sipario, su Berlusconi e sul berlusconismo.
Scaduto il tempo delle segrete trame di palazzo, gli oscuri riti bizantini, i vecchi tatticismi da Prima Repubblica.
Esaurito lo spazio per i giochi del cerino, le partite a scacchi, lo sfoglio dei tarocchi.
Quello che va in scena non è più il solito “teatrino della politica” che il Cavaliere esecra abitualmente a parole, rappresentandolo quotidianamente nei fatti.
È invece il dramma pubblico di una maggioranza che si dissolve.
L’ultimo atto, esibito sul palcoscenico delle tv, di un governo che muore.
La cerimonia degli addii collettivi ad un partito mai nato. Non sappiamo esattamente come e quando cadrà  il Berlusconi IV. Stavolta sappiamo però che la fine è imminente. Questione di ore, tutt’al più di giorni.
E il Paese si libererà  anche di questa ennesima, fallita messinscena cesarista. Di questo ulteriore, disastroso esercizio di leaderismo populista.
Dovrà  ricredersi, chi da Perugia si aspettava un Fini ambiguo e attendista sul destino del governo, o prudente e possibilista sul futuro della maggioranza. Il presidente della Camera è stato netto e inequivoco, sul primo e sul secondo.
Il famoso “Patto di legislatura” che Berlusconi gli ha riproposto mercoledì scorso durante la direzione del Pdl è una cambiale in bianco che nessuno potrebbe firmare, perchè ormai palesemente scaduta.
Era stato lo stesso Fini a fare al premier un’analoga offerta, a Mirabello, in un estremo tentativo di ricucire uno strappo che già  allora si intuiva non più ricomponibile.
Anche questo risibile ping pong, adesso, è finito. Il leader di Futuro e Libertà  chiede al premier di prenderne atto. Di salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni, di riconoscere di fronte all’Italia che il governo non ce l’ha fatta e che ne serve un altro, con una nuova agenda, un nuovo programma e soprattutto con una maggioranza più ampia e allargata all’Udc.
Pena il ritiro della delegazione del Fli dall’esecutivo.
Quello di Fini è stato, innanzi tutto, un atto di coraggio politico.
Non era facile, per l’erede di Giorgio Almirante, consumare fino in fondo la rottura con l’alleato che, dal 1994, ha definitivamente sdoganato la destra post-missina nell’arco costituzionale, ha fatto entrare An nella stanza dei bottoni e il suo capo nell’ufficio di presidenza della Camera dei deputati.
Non era scontato, per il co-fondatore del Pdl, decretarne unilateralmente la definitiva bancarotta politica, addebitandone tutta intera la responsabilità  al fondatore.
Era il 17 novembre di tre anni fa, a Piazza San Babila, quando il Cavaliere lanciava la Rivoluzione del Predellino. Non erano le “comiche finali”, come le liquidò troppo frettolosamente lo stesso Fini.
Era invece l’inizio di una “commedia politica” che lui stesso avrebbe contribuito a rappresentare nei molti mesi successivi, dentro il Partito del popolo delle Libertà .
Ma oggi è proprio questo progetto che è fallito, perchè non è stato capace di dare anima e corpo alla “rivoluzione liberale” che aveva promesso, e perchè ha esaurito la sua missione nel momento in cui ha costruito se stesso sull’illusione che l’intera destra italiana potesse riflettersi e riassumersi in Silvio Berlusconi, e che tutto il resto fosse un orpello ridondante, quando produceva condivisione, o un intralcio ingombrante, quando esprimeva dissenso.
Fini lo ha capito e lo ha detto, facendo mea culpa.
L’uomo è il messaggio: su questa scorciatoia falsamente carismatica e smaccatamente populista è fallito il Pdl.
E con il partito è fallito il governo.
Non “governo del fare”, piuttosto “governo del fare finta”. Governo che “non ha più il polso del Paese”, che galleggia sulle emergenze, che “vive alla giornata”.
Senza vedere, ma anzi spesso contribuendo a creare l’indebolimento dell’identità  nazionale, la caduta della coesione sociale, il crollo di competitività  dell’economia, la diffusione della cultura dell’arbitrio e dell’illegalità , il decadimento morale e la perdita di decoro delle istituzioni infangate dal Ruby-gate.
Di nuovo: Fini lo ha capito e lo ha detto, denunciando lo scandalo pubblico che interroga e pregiudica la nostra democrazia.
Raccontando agli italiani tutto quello che sta accadendo sotto i loro occhi, e che solo un sistema televisivo addomesticato dal regime finge di non vedere e si sforza di nascondere.
E ha avuto la forza di dire basta.
Ma quello di Fini è stato anche un atto di posizionamento strategico.
Il leader futurista sapeva di correre un rischio mortale.
Che il suo obiettivo di “staccare la spina” al governo, cioè, potesse esser letto come una banale manovra di palazzo.
Una disinvolta forma di “intelligenza col nemico”, per far fuori il “Tiranno” e sostituire il suo governo con una nuova e un po’ spuria “macchina da guerra” guidata da molte, troppe mani: Fli e Pd, Udc e Idv, Mpa e Sinistra e Libertà . Una specie di “Cln”, che desse effettivamente corso a un atteso 25 aprile, ma che avesse un respiro troppo corto e un orizzonte troppo confuso.
Anche su questo, Fini ha mostrato coraggio, raccogliendo una sfida allo stesso tempo più circoscritta, ma più alta.
La sfida è più circoscritta, perchè il presidente della Camera ha tracciato con nettezza assoluta i confini di una forza politica, la sua, che nasce, cresce e si consolida rigorosamente nella metà  campo del centrodestra.
Certo, un centrodestra che si rifà  al popolarismo europeo, e dunque costituzionale, repubblicano, laico. Ma pur sempre un centrodestra.
Cioè una forza politica che rivendica i suoi valori fondativi, e che per questo non vuole essere nè la zattera di tutti i naufraghi dell’indistinto anti-berlusconiano.
Ma la sfida è anche più alta.
Quando ripete che Futuro e Libertà  è una formazione che punta a raccogliere il consenso dei moderati italiani, confermando che la sua costituency politica è e resta la destra italiana e che a quel mondo vuole parlare e in quel mondo vuole prendere voti, Fini osa l’inosabile.
Si candida ad esserne il leader.
Dunque il prudente Gianfranco, sempre incline all’attacco e poi al ripiegamento, stavolta rompe gli ormeggi.
E si lancia subito, qui ed ora, “oltre Berlusconi”. È un passaggio cruciale.
Che lo vedrà  in mare aperto, forse a navigare insieme ai Bersani e ai Di Pietro contro il “vascello fantasma” del Cavaliere.
Ma è e resta pur sempre un passaggio provvisorio.
Affondata la nave berlusconiana, Fini riprenderà  la sua rotta, che è quella di dare forma e sostanza a “un’altra destra” italiana, finalmente risolta e compiutamente europea.
Apertamente anti-leghista e naturalmente post-berlusconiana.
È importante che il leader futurista l’abbia chiarito.
Per sgombrare il campo dagli equivoci, sul durante e sul dopo crisi di governo.
Ci potrà  essere un nuovo esecutivo, tecnico, istituzionale, di salute pubblica, sostenuto da una maggioranza eterogenea che vari una nuova legge elettorale e tenga salda la barra del timone dell’economia.
Ma sarà  molto più difficile che, in caso di voto anticipato e sotto le stesse insegne multi-partitiche, nasca un “cartello elettorale” che veda insieme Fini da una parte, e i Vendola, i Ferrero e i Bonelli dall’altra.
Vedremo ora come, quando e dove precipiterà  la rottura.
Il premier non può accettare l’ultimatum finiano, che lo inchioda ben al di là  del “compitino dei cinque punti” richiesto in Parlamento agli “scolaretti” del centrodestra.
Per questo ha già  risposto picche. Sia pure chiedendo, com’è logico e giusto, che l’eutanasia del governo si realizzi comunque in Parlamento. Andreottianamente parlando: Berlusconi non può più tirare a campare, può solo tirare le cuoia.
Capiremo presto se dopo la crisi arriveranno altri governi o elezioni anticipate. Nel frattempo ci sarebbe da brindare a champagne, a questo 25 aprile imminente.
Ma c’è poco da festeggiare: il “conto” di questi rovinosi due anni e mezzo, purtroppo, li ha pagati e li pagherà  l’Italia.

Massimo Giannini
(da “la Repubblica“)

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