Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile
LA RICHIESTA DELLA QUESTURA DI MILANO A QUELLA DI MESSINA DI COMPIERE ACCERTAMENTI E’ DELLE 2,40… MA LA RAGAZZA MAROCCHINA ERA STATA LASCIATA ANDARE VIA ALLE 2,30 DOPO LE PRESSIONI DEL PREMIER… LA PM FIORILLO PARLA CON UNA VOLANTE
Un fax da questura a questura.
C’è anche questo colpo di scena a scompaginare la versione ufficiale del “tutto a posto, quella notte in via Fatebenefratelli”.
In un documento come un fax sono segnate, lo sappiamo tutti, in maniera incontrovertibile data e ora.
C’è dunque la possibilità di ricostruire l’esatta sequenza degli avvenimenti: e sono questi i passaggi cruciali che portano la procura milanese ad accusare di concussione Silvio Berlusconi e a chiedere il processo immediato.
Stiamo alle carte.
A Milano è arrivata Karima al Marough, detta Ruby Rubacuori, scappata da varie comunità per adolescenti: bella e simpatica, cubista e ballerina da night, origini marocchine, vita spericolata.
È minorenne, compirà diciott’anni il successivo primo novembre. Non è uno stinco di santo.
Tanto che – su denuncia di una ballerina trentenne, Katia P., che fa parte dell’agenzia di Lele Mora – è stata fermata nel tardo pomeriggio del 27 maggio 2010 dalla volante del commissariato Monforte con l’accusa di furto. Ed è stata portata per accertamenti (attenzione: non ha i documenti) nella questura centrale, in via Fatebenefratelli.
Le procedure d’identificazione filano lente e diritte finchè compare Silvio Berlusconi.
Inventa – è noto – la panzana della “nipote di Mubarak” per questa ragazza che, con un abito scollatissimo sulla schiena, sta imbronciata al fotosegnalamento.
E che gli arguti poliziotti ci credano o no, alla parentela altolocata, non è questione che riguarda il reato.
Il reato si perfeziona quando Karima viene fatta frettolosamente uscire dalla questura.
Berlusconi ha ottenuto quello che voleva: sembra o no un essere dotato dei super-poteri, riunendo in sè le forze della politica, dell’imprenditoria e di una ricchezza personale sconfinata?
Ad inceppare però questa volta l’ingranaggio non è un granellino di sabbia: sono le norme che in Italia difendono i minorenni in difficoltà . Che sono ferree e civili.
Ruby non è Patrizia D’Addario, quarantenne gentile e con registratore: Ruby è, comunque la si pensi, una “scappata di casa” diciassettenne.
E perciò la procura di Milano (Ilda Boccassini, Pietro Forno, Antonio Sangermano) deve – non può, deve, questo è il punto – cominciare ad accertare i fatti sugli “adulti” che possono aver approfittato di lei.
E così, passettino dopo passettino, ecco emergere gli incredibili (ma reali) festini di Arcore, con tanto di “bunga bunga”, rito da harem africano che viene rivelato per la prima volta nei secretati verbali d’interrogatorio dalla stessa Ruby (parte lesa).
E mentre sulla scena irrompono anche gli avvocati del premier, con un “controdossier” sulle feste nottambule “dove non c’è nulla da nascondere”, nemmeno i detective stanno con le mani in mano: ottengono informazioni su chi – ora travestita da sexi-infermiera, ora da porno-poliziotta – aveva ballato ad Arcore.
E “tracciando” il telefonino di Ruby, individuano che ad Arcore lei stessa è stata molte più volte di quanto sottoscritto a verbale. Ha omesso molti dettagli sul clamoroso ponte del 25 aprile, quando dal 24 al 26, senza mai allontanarsi, la minorenne resta ad Arcore: e in quei giorni va in villa anche Vladimir Putin, amicone di Berlusconi.
Berlusconi, dunque, interviene per Ruby soltanto perchè, come ha detto lui stesso, “è buono di cuore”?
È su questo scenario, da tenere ben presente, che si innesta l’accusa più forte, che tiene la competenza a Milano: quel reato – concussione – in voga nei tempi di Tangentopoli, è la conseguenza logica, per i pm e non solo, della notte di maggio in questura.
Perchè, tra il 27 e il 28, occorreva accertare senza dubbi l’identità della minorenne Ruby-Karima. Avviene questo?
Per dire che Karima è Karima ci vuole o un documento o un testimone. A Milano, zero possibilità .
Bisogna dunque rivolgersi al luogo di residenza.
Ma, se guardiamo l’orologio, che cosa succede: sono le 2.30 e l’accertamento dell’identità , “funzionale all’affido” a Nicole Minetti, secondo la dottoressa Giorgia Iafrate è stato completato.
Ruby si alza dalla sedia e se ne andrà con Nicole Minetti e con l’amica brasiliana Michelle Coincecao. Tutto sembra ok.
Se non fosse che il fax con la richiesta di accertamenti su Ruby, spedito dai poliziotti milanesi alla questura di Messina, porta stampigliato un orario diverso: le 2,40.
Di più: il documento nella questura messinese non ce l’hanno. Bisogna procurarlo.
E a che ora la volante messinese raggiunge i genitori della ragazza per chiedere se ce l’hanno loro? Soltanto alle quattro del mattino, secondo la relazione di servizio allegata agli atti del fascicolo.
A quell’ora Ruby è già lontana.
Seconda questione, che emerge sempre dai tabulati telefonici richiesti e analizzati dalla Procura milanese.
Quella sera da Milano qualcuno prova a mettersi in contatto con Berlusconi sin dalle 19. È Michelle Coincecao, amica e a volte coinquilina di Ruby.
A sua volta, questa ragazza brasiliana è stata avvisata – curioso, ma vero – da Katia P., e cioè dalla ragazza che ha denunciato Ruby per furto.
Michelle prova e prova. Chiama molte volte il premier su un suo cellulare diretto (un numero, cioè, che non è quello da cui poi, Berlusconi chiamerà il capo di gabinetto Pietro Ostuni).
La sua insistenza naufraga, perchè Berlusconi è a Parigi, all’Ambasciata d’Italia. E così per esporgli il “grave problema” gli manda un sms. Non solo. Questa attivissima Coincecao chiama anche il 113 (la telefonata viene registrata) e s’informa sia se la ragazza è lì in questura, sia dov’è la questura, sia quali sono le procedure che l’attendono.
E subito dopo dove va? In questura, per attendere.
Tanta sollecitudine viene premiata.
Finita la sua cena a Parigi, Berlusconi – c’è traccia nei tabulati – la richiama. Poco dopo – ancora i tabulati raccontano – Berlusconi chiama Nicole Minetti. E l’igienista dentale passata alla politica con il ciellino Roberto Formigoni si precipita di gran carriera in via Fatebenefratelli.
Terzo passaggio importante, facendo una piccola retromarcia nel tempo. È già avvenuto un colloquio telefonico, passando attraverso il 113 tra la volante Monforte e Anna Maria Fiorillo, sostituto di turno della procura dei Minori. È stato registrato e i pm, qualche giorno fa, hanno acquisito le registrazioni. Stralcio di una di queste.
Pm Fiorillo: “Ma questa minore come si paga l’affitto?”.
Poliziotto: “Dice che fa la lap-dance”.
Pm Fiorillo: “Ma allora, è una sbandata! Bisogna affidarla ad una comunità !”. Più chiaro di così…
Alle 23.49 qualcosa però cambia sotto i neon della questura.
Da Parigi chiama il premier, che inventa a beneficio della liberazione rapida della sua ospite al “bunga bunga” la bufala, per certi versi anche geniale, dell’affinità con il presidente egiziano.
È lui a chiedere ad un funzionario statale di “affidare” (parola sdrucciolevole) la ragazza al “consigliere regionale Minetti incaricata della presidenza del consiglio”.
In questura battono i tacchi. Ma obbediscono, per usare una parola del giudiziariese, “indebitamente”.
Per due motivi, oggi più comprensibili rispetto alle prime indiscrezioni di novembre. Il primo è che Nicole Minetti afferma con chiarezza che non ospiterà lei la ragazza, ma sarà la brasiliana dal telefonino rovente a farlo. Eppure, nonostante il pm Fiorillo (come da telefonate via 113) avesse escluso questo tipo di “affido”, le consegnano lo stesso la diciassettenne.
Il secondo sta nelle “norme” che proteggono chi si trova in difficoltà .
Quando si affida un minore ad una persona, i genitori naturali – così è – devono dichiararsi d’accordo.
Ma se – e questo lo sappiamo dal fax – la questura messinese sarà avvisata alle 2.30 e la famiglia d’origine soltanto alle quattro del mattino, chi s’è dichiarato d’accordo?
C’è un terzo punto. Non è reato, ma “aiuta a capire” il contesto.
Non è mai – mai – stato detto alla pm Fiorillo che era intervenuto il presidente del consiglio.
Il telefono, la “sua” voce: tutto cambia quando chiama Berlusconi. E mentre nei fascicoli dei magistrati c’è la traccia dei vari i poliziotti che s’interpellano, compreso il diretto superiore della dottoressa Iafrate, notevole appare il questore: Raffaele Indolfi sparisce.
Viene informato dal capo di gabinetto di quel che sta accadendo: una sola chiamata. È già tardi: dal suo telefono non parte alcuna telefonata. E non ne riceve più.
Ora veniamo all’articolo 317 del codice penale sulla concussione.
È vero o no che il premier, secondo l’accusa della procura milanese, in qualità di pubblico ufficiale, “induce” i funzionari della questura ad riservare “indebitamente” un trattamento favorevole (“utilità “) a Ruby?
La decisione spetterà ai giudici, ma la pena è la “reclusione da quattro a dodici anni”.
L'”utilità ” consiste nel fatto che la scombinata Ruby non viene trasferita in una comunità , cosa che lei (e forse non solo lei) teme, ma se ne va via.
Anche se per poco: ci finirà lo stesso, in comunità , a Genova, dopo un breve ricovero per botte all’ospedale Fatebenefratelli.
E tra le compagne si vanta: “Ma sapete chi conosco io? Sapete chi mi ha regalato una macchina? E sapete chi…?”.
Ora credono di saperlo anche i pm.
Piero Colaprico
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile
LE SEI NOTTI DI RUBY IN VILLA, LE TESTIMONI SFUGGITE A GHEDINI, I BUNGA BUNGA CON LE RAGAZZE VESTITE DA POLIZIOTTE…IL RUOLO DI FEDE E DELLA MINETTI, LE TELEFONATE INTERCETTATE COI DETTAGLI DELLE SERATE… PER IL PREMIER SI METTE MALE, ALTRO CHE PERSECUZIONE
L’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, è stato molto giudizioso tra la fine dell’estate e
l’inizio dell’autunno, ma non ha preso in considerazione che al mondo esistono anche donne normali.
Testimoni che non mentono.
Che rispondono con lealtà alle domande della magistratura.
Torna comodo muovere dai suoi passi per sbrogliare una matassa che, in capo a non più di sei settimane (21/26 febbraio), potrebbe condurre il presidente del Consiglio dinanzi al giudice con l’accusa di concussione e soprattutto di “favoreggiamento della prostituzione minorile” (un reato punito con la reclusione da sei a dodici anni).
Bisogna seguire Ghedini perchè è lui – l’avvocato – che, nonostante le risorse, l’impegno e la tenacia, manca clamorosamente il colpo.
Si lascia sfuggire qualche testimone risolutivo. Sottovaluta quali prodigi investigativi si possono accumulare analizzando con pazienza il traffico telefonico, scrutinando la localizzazione cell-based con metodi capaci di definire la cellula che “ospita” un telefono mobile e quindi, con un margine di errore di cinquanta metri, il luogo in cui è attivo (o inattivo) quel “terminale”. Le tracce che si lascia dietro un cellulare possono “raccontare” la vita, gli incontri, le relazioni, i movimenti, i tempi di una persona. di un gruppo di persone.
Occorre comunque, per capire, ricordare qual è lo stato di allarme di Berlusconi in primavera. Già il 27 maggio il capo del governo ha tra le mani tutte le ragioni per sentirsi molto preoccupato.
Ruby – minorenne – è in questura, quella notte.
Quando Michelle Conceicao de Oliveira, una prostituta brasiliana, lo chiama a Parigi, il Cavaliere ha ben chiaro che è finito in un guaio grosso.
Quella Ruby, che il Sovrano presenta come “la nipote di Mubarak” agli amici, ha la lingua lunga. Spesso è fuori controllo. È facile all’ira, se trascurata.
Il Cavaliere nemmeno osa pensare, quella notte, quale calamitosa frittata può venire fuori se la ragazza va “fuori di testa” e racconta ai funzionari della questura di Milano che lei, Ruby – Karima el Mahroug, 17 anni e sei mesi – è da tre mesi “la favorita” del Sultano. Lo sappiamo.
Quella notte, il capo del governo gioca abusivamente tutta la sua autorità per “liberare” Ruby.
Convince i funzionari della questura a qualche mossa “indebita” (nasce qui l’accusa di concussione): Karima può allontanarsi lungo via Fatebenefratelli con accanto Nicole Minetti.
La storia, come l’angoscia del Cavaliere, è soltanto all’inizio.
Dopo qualche tempo, Lele Mora, definiamolo il direttore del carosello notturno che gira ad Arcore per l’esclusivo diletto del Sovrano, sa che la ragazza è stata più volte interrogata dalla procura di Milano in luglio e ancora in agosto. Che cosa ha detto?
Quel che ha detto ora, più o meno, lo sappiamo.
Ruby svela che il 14 febbraio, giorno di San Valentino (ha 17 anni e novantacinque giorni) la chiama Emilio Fede e le dice: ti porto fuori. Non dice dove, non dice con chi o da chi. Il giornalista (ottantenne) passa a prenderla con un auto blu. Ruby sale e filano via scortati da un gazzella dei carabinieri verso Arcore. Non entrano dal cancello principale, dove ci sono i carabinieri, ma da un varco laterale.
Dice Ruby ai pubblici ministeri: “Vengo presentata a Silvio. È molto cortese. Ci sono una ventina di ragazze e – uomini – soltanto loro due, Silvio ed Emilio. Cenammo, ma non rimasi a dormire. Dopo cena, andai via. Alle due e mezza ero già a casa. Con un abito bianco e nero di Valentino, con cristalli Swarovski, me l’aveva regalato Silvio. La seconda volta vado ad Arcore il mese successivo. Andai con una limousine sino a Milano due, da Emilio Fede, e da lì, con un’Audi, raggiungemmo Villa San Martino. Silvio mi dice subito che gli sarebbe piaciuto se fossi rimasta lì per la notte. Lele Mora mi aveva anticipato che me lo avrebbe chiesto. Mi aveva anche rassicurato: non ti preoccupare, non avrai avance sessuali, nessuno ti metterà in imbarazzo. E così fu. Cenammo e dopo partecipai per la prima volta al “bunga bunga”. (Ruby descrive agli stupefatti pubblici ministeri milanesi la cerimonia con molta vivezza). Io ero la sola vestita. Guardavo mentre servivo da bere (un Sanbìtter) a Silvio, l’unico uomo. Dopo, tutte fecero il bagno nella piscina coperta, io indossai pantaloncino e top bianchi che Silvio mi cercò, e mi immersi nella vasca dell’idromassaggio. La terza volta che andai ad Arcore fu per una cena, una cosa molto ma molto più tranquilla. Quando arrivai Silvio mi disse che mi avrebbe presentata come la nipote di Mubarak. A tavola c’erano Daniela Santanchè, George Clooney, Elisabetta Canalis”.
Non è il racconto che Ruby riferisce subito a Mora.
Minimizza all’inizio. Confonde i suoi ricordi. Non rivela tutto.
Mora comprende che la ragazza non dice tutto, dopo aver detto troppo in procura e avverte il premier.
Berlusconi che deve fare? Affida a Nicolò Ghedini il contrattacco difensivo. Una segretaria di Palazzo Chigi convoca le giovani ospiti del premier nello studio legale Vassalli in via Visconti di Modrone a Milano per affrontare la questione delle “serate del presidente”.
Ghedini ha dunque l’incarico di proteggere “le serate” di Silvio Berlusconi. Deve raccogliere da quelle giovani donne (stelle, stelline, aspiranti stelline, prostitute giovani, giovanissime, italiane, latine, slave, caraibiche) dichiarazioni giurate che confermino quel che il Cavaliere va dicendo: si rilassa a volte, come è giusto che sia, ma in celebrazioni che non hanno nulla di scandaloso o perverso.
Sono “testimonianze” necessarie per evitare al premier altro discredito. La procura di Milano indaga per favoreggiamento della prostituzione Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Berlusconi teme che la prostituzione, ipoteticamente favorita dai suoi tre amici, abbia il teatro proprio a Villa San Martino nelle “serate rilassanti” che il Cavaliere organizza.
Anche nell’ipotesi peggiore, dice Ghedini, egli sarebbe l'”utilizzatore finale”. Anche se si scoprisse che le sue ospiti sono minorenni, nessun problema penale: l’utilizzatore non è tenuto a conoscere l’età della sua ospite. È fuori di dubbio, però, che sarebbe meglio “documentare” che in quelle allegre serate il sesso non c’è.
Ecco la missione di Ghedini.
Interrogare le ragazze, raccoglierne i ricordi e lasciarle dire con buon anticipo dell’innocenza di quelle occasioni. Ghedini può farlo.
La sua iniziativa è ineccepibile perchè l’art. 391-nonies del codice di procedura penale regola “l’attività investigativa preventiva” del difensore “che ha ricevuto apposito mandato per l’eventualità che si instauri un procedimento penale”.
Nell’eventualità che Berlusconi sia indagato, Ghedini già prepara le prove non solo dell’estraneità del Cavaliere, ma dell’insussistenza del “fatto”.
Lasciamo in un canto qui l’abuso di potere che si intravede: decine di ragazzine, ragazze, giovani donne, che hanno partecipato ai “bunga bunga” presidenziali, sono convocate – addirittura a Villa san Martino – e trovano Ghedini.
L’avvocato chiede: mi racconta che cosa accade nelle serate del presidente? Sono appuntamenti innocenti o peccaminosi? Si fa sesso? Lei ha fatto sesso con il presidente?
Quelle poverette non hanno nè arte nè parte. Hanno una sola ambizione: fare televisione, apparirvi. Sono addirittura in casa del grande tycoon, a un metro dal cielo.
Arrivate a quel punto, potrebbero mai dire una parola storta contro o sul conto del presidente del consiglio? Ripeto, lasciamo da parte questo aspetto dell’affaire perchè ora conta l’abbaglio in cui incappa Ghedini.
L’avvocato colleziona le testimonianze delle “ragazze”, diciamo così dello spettacolo o le giovani e giovanissime professioniste del sesso e pensa di aver un buon lavoro.
Trascura (o, poverino, nessuno glielo dice) che ad Arcore ci sono state anche donne che non hanno nulla a che fare nè con lo spettacolo nè con la prostituzione.
Come la testimone A, ad esempio. È un’amica di Nicole Minetti.
Le cose stanno così.
La Minetti, a Rimini, ha tre amiche del cuore al liceo.
Anche quando Nicole, all’esame di maturità viene bocciata, non si perdono di vista.
Una di loro – “assomiglia come tipo alla Carfagna”, dicono – si laurea in giurisprudenza e ora è prossima alla laurea in economia.
Minetti la invita a casa del presidente domenica 19 settembre 2010.
Il 20 la giovane donna (A) chiama le altre due amiche. Alla prima, che chiameremo B, racconta tutto al telefono in una lunga conversazione.
Alla seconda, che chiameremo C, dice invece che gliene parlerà da vicino della sua serata ad Arcore.
A sarà interrogata (la prelevano all’università alla fine di un esame) e conferma l'”imbarazzante serata”, parole sue.
B non sarà interrogata (quel che può sapere lo si è già ascoltato nell’intercettazione dalla viva voce dell’amica che le racconta la sua notte dal presidente).
C sarà convocata da Bologna. Frequenta un corso di specializzazione post-laurea in attesa di affrontare il concorso in magistratura.
È seria, motivata, estranea all’ambiente del presidente. Dalla convergenza delle due testimonianze e del documento sonoro, si può ricostruire che cosa accade quella notte.
È dunque il 19 settembre 2010. A arriva a Milano. Va a casa della Minetti a Segrate, Milano 2. Si cambia.
Raggiungono due stelline dello spettacolo televisivo (A ne conosce una, ne indica il nome) e poi tutte insieme via verso Villa san Martino.
All’ingresso è sufficiente il nome – “Minetti” – per superare i controlli di polizia.
A cena 20/25 ragazze, più della metà straniere, e tre uomini: il Cavaliere, l’immancabile Emilio Fede, Carlo Rossella, presidente di Medusa. Cena un po’ noiosa. Parla sempre il presidente. Racconta barzellette, canta. Tutti sono chiamati soltanto a ridere e a cantare in coro.
È soltanto un preludio.
Dopo cena, si scende in quella che tutti chiamano – dicono A e B – “la sala del bunga bunga”.
È più o meno una discoteca, un banco con l’asta per la pole dance, divani, divanetti, “camerini” dove le ragazze si travestono da infermiere, da poliziotte, tutte con il seno nudo e poi improvvisano uno striptease (stripper anche la Minetti), mimano scene di sesso.
Devono essere “convincenti”, “spregiudicate”, disinvolte e molto disinibite chè le performance migliori saranno premiare con un invito a restare per la notte (allo spettacolino sono presenti Rossella e Fede).
Dopo il “bunga bunga”, si risale in un’altra sala dove Berlusconi sceglie e comunica chi rimarrà per la notte.
A racconta che qui l’atmosfera si fa elettrica, competitiva, carica di adrenalina e addirittura di odio. E’ il momento clou della serata.
Chi sarà la favorita? Chi resterà ? Chi avrà l’opportunità di “guadagnare” di più? Non è che chi ritorna a casa va via con le mani vuote. I
Il premier – ancora in un’altra stanza – congeda chi va via.
E’ qui che accoglie la giovane A. C’è anche la Minetti. Berlusconi le chiede se si è divertita.
A dice: “No!”.
Il Sovrano, alquanto risentito, chiede: “Perchè?”.
A rincara: “Mi sono sentita imbarazzata” (Dirà meglio alle amiche: “Quello è malato, si vede che è un malato!”).
B. le chiede un bacetto e le dà due cd di Apicella e tra i cd una busta con quattro fogli da 500 euro.
In auto sarà rimproverata dalla Minetti: “Sei stata troppo dura, ricordati che potrà esserti di aiuto”.
Queste testimonianze, sfuggite all’occhiuto Ghedini, non dicono soltanto delle “serate rilassanti” del presidente. Chiudono un cerchio.
Le intercettazioni raccontano che è Emilio Fede a muovere la giostra. Chiama Lele Mora e gli dà il via: “Stasera bunga bunga”. Mora si muove. Convoca stelline e prostitute.
Sono consapevoli del “mestiere” di quelle giovani donne, come è consapevole Berlusconi che le riceve e le trattiene per la notte.
Quando varcano il cancello di Villa san Martino, nelle serate del “bunga bunga”, l’amministratore personale del presidente, Giuseppe Spinelli, ha già preparato e lasciato nella “stanza dedicata” il numero necessario di buste con un vasto spettro di retribuzioni, dai cinquecento euro per la presenza ai diecimila euro “per la notte”.
E non sempre finisce così. Spinelli riceve anche dopo, le telefonate della “ragazze”. Si sono affannate a capire chi ha avuto quanto e perchè più delle altre e come ha fatto, che cosa ha fatto, che cosa ha detto.
Ci provano tutte con Spinelli, il giorno dopo. Il segretario non è mai infastidito o impaziente. Ascolta con pazienza. La risposta sempre uguale: “Ho bisogno di essere autorizzato, richiamerò”.
E richiama, richiama sempre o per dire che “no, non ha ottenuto l’autorizzazione” o “va bene, la busta è pronta”.
Queste scene devono avere ancora dimostrare due questioni essenziali: Ruby si prostituisce? Ha fatto sesso con Berlusconi?
Sono quadri che la procura di Milano ricostruisce con altri testimoni (amici di Ruby, “clienti” di Ruby prima e dopo i mesi del “capriccio” del Sovrano) e soprattutto con l’ascolto telefonico della ragazza.
In una conversazione, un amico la prende in giro: “E così, Ruby, hai preso il posto di Noemi Letizia”.
“No, caro mio – risponde la “nipote di Mubarak” – Noemi per lui era un angelo, io per lui sono…”
È ancora il telefono di Ruby a rivelare le menzogne e le omissioni e a svelare quante volte e per quanto la minorenne marocchina si è intrattenuta a Villa san Martino.
I giorni in cui il cellulare della ragazza è presente nella cella di Arcore, notte e giorno, sono sei.24, 25 (quella notte dormì ad Arcore anche Vladimir Putin) e 26 aprile 2010. E ancora il 1 maggio. Infine nei giorni di Pasqua e Pasquetta, 4 e 5 aprile 2010 (oltre che il 14 febbraio, San Valentino, quando però la ragazza – non ha mentito – torna a casa intorno alle 3 del mattino).
Dunque, ricapitoliamo. Ruby è una prostituta. La ingaggia Lele Mora. Fede l’accompagna dal presidente del consiglio. Il presidente del consiglio la paga per la sua presenza notturna in sei occasioni.
È sufficiente per contestare al capo del governo il favoreggiamento della prostituzione minorile alla luce del secondo comma dell’art. 600-bis?
Bisogna farsi aiutare dalla lettura del codice penale.
Se Lele Mora, Emilio Fede, Nicole Minetti risponderanno del primo comma (“Chiunque induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da 15.493 a 154.937), Berlusconi dovrà rispondere del secondo comma: “Salvo il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a 5.164”.
Qui si deve dire quanto malaccorto sia stato Ghedini a confessare l’abitudine del Cavaliere a farsi “utilizzatore finale” della prostituzione.
Perchè, è vero, che questi non è imputabile, ma nel caso in cui la prostituta sia minorenne è imputabile, eccome.
Anche se non c’è stato “atto sessuale” in quanto, per giurisprudenza costante della Cassazione, è configurabile come “atto sessuale”, in soldoni, anche una “palpazione concupiscente”.
Giuseppe D’Avanzo
(da “la Repubblica“)
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Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile
LA LUNGA NOTTE DEL REFERENDUM SI E’ CONCLUSA ALL’ALBA: IL NO IN VANTAGGIO COL VOTO DEGLI OPERAI DELLE CATENE DI MONTAGGIO, POI LA SCOSSA DECISIVA DAL SEGGIO DEGLI IMPIEGATI CHE FA LA DIFFERENZA
Il sì prevale di misura a Mirafiori.
Al termine di una lunghissima notte di scrutinio (i seggi si sono chiusi alle 19.30, i risultati finali si sono avuti dopo le 6 del mattino), i voti favorevoli all’accordo separato del 23 dicembre 1 sono stati il 54%, quelli contrari il 46%.
Altissima l’adesione al referendum, che ha superato il 94,6% (circa 5.139 persone) degli aventi diritto.
Tensione prima della fine dello spoglio delle schede. Quando si è avuta la certezza matematica della vittoria del sì, un esponente della Fismic ha esultato, e ne è nato un violento diverbio con alcuni rappresentanti della Fiom; uno di questi è stato colto da un malore ed è stato necessario l’intervento di un ambulanza.
Il risultato è decisamente al di sotto di quello di Pomigliano, dove quest’estate i sì avevano ottenuto il 63% e i no si erano fermati al 36%.
Decisivo, per la vittoria del sì a Mirafiori, l’apporto degli impiegati, che hanno votato in massa a favore dell’accordo voluto da Marchionne: su 441 voti espressi, solo 20 tra i colletti bianchi hanno respinto l’intesa, mentre 421 l’hanno approvata.
Il peso degli impiegati alla fine è stato risolutivo per far pendere la bilancia a favore del sì, anche se il voto favorevole è prevalso di un soffio, solo 9 schede su oltre 4mila 500 anche tra le tute blu.
Nelle aree operaie dove maggiore sarà l’effetto della rivoluzione di Marchionne, infatti, i sì e i no sono praticamente arrivati pari.
Al montaggio e in lastratura la riduzione delle pause, e la nuova turnistica che potrebbe anche arrivare a prevedere dieci ore di lavoro consecutivo, sono stati bocciati dalle tute blu: al montaggio con oltre il 53% di no, mentre in lastratura la percentuale di coloro che hanno respinto l’accordo è stata leggermente inferiore.
A sostegno del sì invece, oltre agli impiegati, il voto della verniciatura e di coloro che svolgono in modo continuativo il turno di notte, quello che viene considerato un privilegio concesso dall’azienda per l’aumento in busta paga determinato dalle indennità per l’orario di lavoro particolarmente disagiato.
“Come per tutti i veri cambiamenti la decisione è stata sofferta. Alla fine hanno vinto le ragioni del lavoro – ha commentato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti – il sì all’accordo ci fa vedere con più ottimismo il futuro di Mirafiori e dell’industria automobilistica nel nostro Paese”.
Il segretario nazionale della Fiom responsabile del settore auto, Giorgio Airaudo, ha precisato che “bisogna apprezzare il grande coraggio e l’onesta di una grandissima parte dei lavoratori di Mirafiori che hanno detto di no all’accordo. Come gli operai delle linee di montaggio. Di fatto sono stati decisivi gli impiegati che a Mirafiori sono in gran parte capi e struttura gerarchica”.
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Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile
SECONDO IL QUOTIDIANO BRASILIANO “L’ESTADO” DI SAN PAOLO, SOLITAMEMENTE BEN INFORMATO, EMERGEREBBE UN CHIARO ORIENTAMENTO DEI NOVE MAGISTRATI….LA DECISIONE PREVISTA IL MESE PROSSIMO: BATTISTI POTRA’ VIVERE LIBERAMENTE IN BRASILE
Cesare Battisti sarà scarcerato e potrà vivere liberamente in Brasile appena il
Supremo Tribunal Federal si riunirà in seduta plenaria per esaminare la decisione dell’ex presidente Lula.
Secondo l’Estado di San Paolo, un quotidiano di solito molto ben informato sull’Alta Corte, sei giudici su nove sono a favore della ratifica del decreto di non estradizione firmato dall’ex presidente il 31 dicembre scorso nell’ultimo giorno del suo mandato.
La Corte Suprema dovrebbe essere composta da 11 magistrati ma un dimissionario, Eros Grau, non è ancora stato sostituito, mentre l’ultimo nominato da Lula, Josè Antonio Dias Toffoli, si è sempre astenuto sul caso Battisti per non essere accusato di conflitto d’interessi (era avvocato generale dello Stato).
Nella seduta plenaria i nove magistrati dovranno decidere se il decreto di Lula rispetta o no il Trattato di estradizione con l’Italia.
Tre di loro voteranno sicuramente per impedire la scarcerazione di Battisti.
E sono: Gilmar Mendes, Cesar Peluso (che ha sempre difeso l’estradizione) ed Ellen Gracie.
Gli altri sei invece hanno lasciato capire che voteranno per la scarcerazione.
La seduta plenaria del Tribunale sul caso Battisti si svolgerà dopo le ferie che terminano alla fine di gennaio.
L’unica cosa che sembra ormai certa è che l’ex terrorista dei Pac verrà scarcerato subito dopo il voto anche se questo potrebbe slittare di diverse settimane, magari fino a marzo.
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Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile
DE BENEDETTI E CONFALONIERI SI TROVANO D’ACCORDO NEL CHIEDERE SACRIFICI AI GIORNALISTI…SU 108.000 ISCRITTI ALL’ALBO, SOLO MENO DELLA META’ PERCEPISCE UNO STIPENDIO, APPENA 22.000 SONO DIPENDENTI A TEMPO INDETERMINATO… NETTO CALO DELLE VENDITE: IL SOLE 24 ORE -14%,1%, CORRIERE DELLA SERA -12,9%, REPUBBLICA -7,9%, LA STAMPA -7,2%
“De Benedetti ha ragione: i giornalisti devono lavorare in tutte le piattaforme dell’azienda editoriale senza chiedere soldi in più. A patto però che in cambio venga loro riconosciuta una partecipazione agli utili di tutte le attività dell’ingegnere, non solo del gruppo Espresso”.
A Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti, le parole dell’Ingegnere editore di Repubblica non sono piaciute.
Invitato insieme a Fedele Confalonieri (Mediaset) e Pier Gaetano Marchetti (Rcs) ad aprire il congresso della Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi) a Bergamo, Carlo De Benedetti ha invitato i giornalisti a non lamentarsi della multimedialità .
“Invece di chiedere aumenti i giornalisti dovrebbero ringraziare gli editori, che gli danno la possibilità di essere visibili su una pluralità di piattaforme. Chiedono più soldi per la multimedialità , ma loro interesse è avere la maggior visibilità possibile”.
Secondo Roberto Natale, presidente della Fnsi, l’ingegnere “ha un’idea particolare della nostra professione, la visibilità di cui parla non serve a nulla. Gli imprenditori devono mettersi in testa che devono essere riconosciuti compensi adeguati e guardare con realismo all’enorme problema del precariato”…
Dice Natale: “Abbiamo pubblicato uno studio dal quale emerge che di 108 mila iscritti all’albo professionale 49mila hanno un reddito, di questi 22 mila sono dipendenti, a termine o a tempo indeterminato, altri 27 mila sono autonomi e tra loro appena la metà percepisce un reddito superiore a 5 mila euro lordi annui. Cosa se ne fanno della visibilità …?”, si chiede Natale.
Lo stupore della stretta di mano tra De Benedetti e Confalonieri, rivali nella vicenda Lodo Mondadori, è passato presto.
E’ bastato sentirli parlare per capire che sono d’accordo anche nella gestione del lavoro giornalistico.
I rispettivi gruppi, così come Rcs e altri, hanno goduto di uno stato di crisi che ha permesso una riduzione dell’ organico e dei costi.
Uno studio pubblicato dal Sole 24 Ore, traduce in freddi numeri i pesanti tagli fatti, nonostante i forti incentivi economici da parte del governo (come finanziamento pubblico) che garantiscono ai gruppi di rimanere in attivo.
Due gruppi continuano ad avere il margine operativo netto negativo: Il Sole 24Ore (-29 milioni ) e Class (-3 milioni).
Solo Cairo e l’Espresso hanno margini rispetto al fatturato a due cifre: 14,9 per cento e 11,9 per cento.
Mondadori al 7,5 per cento.
Mentre Caltagirone e Rcs sono sotto alla media con, rispettivamente, il 3,4 e il 2,5 per cento.
Eppure, complessivamente, nel 2008 gli editori hanno spesato 46 milioni di esodi incentivati, nel 2009 ben 176 milioni, pari all’11 % dei costo totale del lavoro.
Con finanziamenti pubblici, rimborsi e aiuti, stato di crisi concordate con le redazioni per ridurre i giornalisti assunti (vicino ormai al 20 per cento in meno di due anni fa), tagli draconiani degli investimenti materiali, crollati del 75 per cento, i conti rimangono quasi in perdita.
E le copie vendute diminuiscono.
Tra agosto 2009 e lo stesso mese 2010 (ultimi dati disponibili) il quotidiano di Confindustria ha perso il 14,1 %, Il Corriere della Sera segna un meno 12,9 %, La Repubblica e La Stampa, perdono rispettivamente 7,8 e 7,2 per cento. Persino De Benedetti ha riconosciuto che i livelli di vendite “sono tornati al 1939, con un fatturato in dieci anni diminuito del 40 per cento”.
Natale gli suggerisce di “cominciare a cercare la qualità , ad avvicinarsi ai giovani e riconoscere ai giornalisti compensi adeguati”.
Anche perchè la categoria ha già dato.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile
SONO PASSATI 37 ANNI DA QUANDO ESPONENTI DI POTERE OPERAIO DIEDERO FUOCO ALLA CASA DEL SEGRETARIO DELLA SEZIONE DEL MSI DI PRIMAVALLE IN CUI MORIRONO VIRGINIO E STEFANO, DI 5 E 11 ANNI…ERANO STATI CONDANNATI A 18 ANNI LOLLO, GRILLO E CLAVO, MA NON HANNO SCONTATO MAI NEANCHE UN GIORNO: ERANO FUGGITI IN BRASILE E NICARAGUA…ORA SONO EMERSI NUOVI ELEMENTI
Trentasette anni dopo riemerge dalle nebbie la strage di Primavalle, l’attentato ad
opera di esponenti di Potere Operaio che il 16 aprile del 1973 diedero fuoco alla casa dell’ allora segretario della sezione del Msi del quartiere romano e dove morirono i suoi due figli, Virgilio e Stefano Mattei, di 5 e 11 anni.
Un’ inchiesta e processi infiniti che nelle ultime settimane hanno avuto un nuovo impulso che ha consentito di riaprire l’ indagine nei confronti di Diana Perrone, Elisabetta Lecco e Paolo Gaeta: sono stati iscritti nel registro degli indagati con la pesante accusa di strage.
Una strage per la quale furono condannati a 18 anni di reclusione Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo che non hanno mai scontato un solo giorno di reclusione trovando ospitalità in Brasile ed in Nicaragua.
Per questi ultimi tre il reato è andato in prescrizione ma per Perrone, Lecco e Gaeta, la tragica partita con la giustizia si è riaperta dopo l’acquisizione di nuovi elementi investigativi raccolti dai carabinieri del Ros coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica di Roma, Luca Tescaroli.
I tre erano già entrati nell’ inchiesta per la strage di Primavalle ma ne erano sempre usciti indenni.
L’ ultima archiviazione per Perrone, Lecco e Gaeta risale all’ ottobre 2010, appena tre mesi fa.
Ed in questi tre mesi gli inquirenti avrebbero trovato altri elementi che hanno consentito la riapertura dell’ inchiesta con l’ ipotesi di reato di strage ed una richiesta di rogatoria internazionale avanzata dalla Procura di Roma alle autorità giudiziarie del Nicaragua per interrogare Manlio Grillo che da quando fuggì dall’ Italia, vive come un tranquillo turista nella capitale nicaraguense, Managua.
Mentre Achille Lollo dovrebbe vivere in Brasile.
Indiscrezioni giornalistiche lo danno rientrato a Roma, circostanza però smentita categoricamente da fonti dell’ antiterrorismo.
I magistrati e gli investigatori romani vogliono interrogare Grillo perchè negli scorsi anni, in alcune interviste aveva smentito Achille Lollo che chiamava in causa Perrone, Lecco e Gaeta i quali avrebbero partecipato alla strage di Primavalle.
Ma in altre interviste, registrate, Manlio Grillo, sarebbe entrato in contraddizione rivelando che durante un periodo di latitanza trascorso a Stoccolma fu raggiunto da Elisabetta Lecco che gli portò due milioni di lire frutto della vendita di una casa a Roma di Achille Lollo.
Grillo aveva anche rivelato che durante una sua breve permanenza in Svizzera, fu raggiunto dai capi di Potere Operaio, Valerio Morucci, Oreste Scalzone e Jaroslaw Novak che lo “interrogarono” per conoscere i particolari della strage di Primavalle per evitare contraddizioni che avrebbero potuto favorire le ipotesi dell’ accusa.
Nella rogatoria inviata alle autorità del Nicaragua gli inquirenti italiani hanno anche specificato cosa vorrebbero chiedere a Manlio Grillo: come e quando è stata concordata la strage nei confronti della famiglia Mattei, qual è stato il suo ruolo e quello di Diana Perrone, Elisabetta Lecco e Paolo Gaeta, perchè progettarono ed attuarono la strage.
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Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile
ACQUISITI I TABULATI DI RUBY: HA TRASCORSO DIVERSI FINE SETTIMANA NELLA VILLA DEL PREMIER… SUL PC DELLA RAGAZZA FOTO E FILMATI DELLE FESTE IN SARDEGNA…CI SAREBBERO TESTIMONIANZE SUL FATTO CHE BERLUSCONI SAPESSE CHE LA RAGAZZA ERA MINORENNE… NOTIFICATO AL PREMIER UN AVVISO DI COMPARIZIONE, AVVISO PER LELE MORA, EMILIO FEDE E NICOLE MINETTI
Silvio Berlusconi è indagato, dal 21 dicembre 2010, per concussione e prostituzione minorile dalla procura di Milano, che ha intenzione di procedere con rito immediato.
I magistrati sostengono di avere “prove evidenti” del reato.
La procura ha anche notificato al premier un ordine di comparizione. Tre le date alternative presentate alla difesa del presidente del Consiglio: il 21 o il 22 o il 23 gennaio.
Dopo la sentenza sul legittimo impedimento 1 della Consulta, il premier dovrà così presentarsi davanti al giudice.
I difensori di Berlusconi replicano: “La procura di Milano non è competente”.
La difesa sostiene che “per quanto concerne la ipotizzata concussione, dallo stesso capo di incolpazione si evince che la competenza funzionale è pacificamente del Tribunale dei Ministri, mentre per la asserita vicenda di Ruby, comunque la competenza territoriale proprio dal capo di incolpazione è da individuarsi presso il Tribunale di Monza.
Tace per il momento, Berlusconi.
La vicenda è quella delle presunte coperture e pressioni sulla questura per il rilascio della all’epoca minorenne Karima Ruby el Mahroug.
Pressioni che avrebbero avuto come fine ultimo quello di nascondere le numerose frequentazioni del premier con la ragazza.
Informazioni di garanzia anche per Emilio Fede, Lele Mora e il consigliere regionale Nicole Minetti (convocata in Questura).
Per tutti l’accusa è di violazione della Legge Merlin sulla prostituzione e di induzione alla prostituzione minorile.
Perquisiti sia gli uffici di Salvatore Spinelli, uomo della tesoreria Fininvest, sia la casa di Ruby, che oggi vive con il suo attuale compagno, sul lungomare genovese: nel pc della ragazza, sequestrato il 28 ottobre scorso, gli inquirenti hanno trovato foto e filmati di alcune feste in Sardegna.
Dopo le indiscrezioni, la Procura esce allo scoperto con una nota. “E’ stato notificato all’onorevole Silvio Berlsconi e ai suoi difensori un invito a comparire ai sensi degli articoli 375 e 453 codice di procedura penale, corredato dalla dettagliata indicazione delle fonti di prova per le ipotesi di reato a lui ascritte” si legge nel comunicato.
Una nota che fa capire che il premier avrebbe avuto rapporti sessuali con la giovane Ruby dal febbraio al maggio 2010 3, ad Arcore. Secondo il legale della ragazza, Ruby non sarebbe stata sentita dai pm di Milano da ottobre fino ad oggi.
La decisione dei pm, dunque, sarebbe stata presa sulla base della deposizione di altre persone che avrebbero riferito di incontri tra il premier e la ragazza.
Il leader del Pdl, secondo la Procura, non solo avrebbe avuto dunque rapporti con la marocchina, che pubblicamente ha sempre negato di essersi appartata con il premier, ma sarebbe stato consapevole di trovarsi di fronte ad una minorenne.
I fatti, secondo gli inquirenti, si sarebbero ‘consumati’, tra il febbraio e il maggio dello scorso anno.
Fino a quando, cioè, in seguito ad una segnalazione, Ruby (che ha ammesso soltanto di tre incontri con Berlusconi, negando di aver avuto rapporti sessuali con il presidente del Consiglio) venne condotta in Questura.
Il reato di concussione sarebbe stato compiuto per coprirne un altro, ovvero quello di prostituzione minorile.
Berlusconi è indagato per il reato relativo all’articolo 600 bis comma 2 del codice penale, il quale prevede che chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 5.164.
Il Consigliere regionale Minetti è indagata per violazione della legge Merlin sulla prostituzione e per aver indotto alla prostituzione la giovane marocchina: induzione che sarebbe avvenuta nel periodo compreso tra febbraio e maggio scorsi, cioè lo stesso per cui il premier è indagato per aver avuto rapporti sessuali con la minorenne.
Per comprendere meglio la consistenza delle indagini e delle due accuse – concussione e sfruttamento della prostituzione – occorre sapere che i primi interrogatori di Karima-Ruby risalgono alla scorsa estate.
Lei raccontò in tre verbali, con non poche omissioni, il contesto delle serate incandescenti ad Arcore.
Con una minorenne di mezzo, non si poteva non approfondire la questione e cominciarono alcune intercettazioni telefoniche.
Una di queste è tra due coimputati del premier, e cioè il giornalista Emilio Fede, 79 anni, e il manager dello spettacolo, di casa con Mediaset, Lele Mora.
Il primo dice all’altro: “E stasera bunga bunga”.
Il bunga bunga non riguarda, com’è stato detto sinora, anche da Noemi Letizia, una barzelletta.
Ma, secondo le testimonianze, si tratta di un rito da harem arabo, “importato” ad Arcore dopo le confidenze di Muhammar Gheddafi. Dire “bunga bunga”, secondo i pm, significa alludere a serate a luci rosse.
Che – va detto – sarebbero rimaste nell’ombra se Silvio Berlusconi, in qualità di premier, non avesse chiamato da Parigi per ottenere il rilascio di Karima-Ruby, all’epoca diciassettenne, dalla questura milanese.
Quella serata, molto “velocizzata” nelle pratiche dell’affidamento della ragazza, fermata per furto, alla consigliere regionale Nicole Minetti, in contrasto con le decisioni della magistratura per i minori, hanno obbligato i pm a ulteriori indagini.
Ed è così che, seguendo i tracciati telefonici, hanno scoperto alcune omissioni di Ruby.
Lei è stata ad Arcore almeno in quattro occasioni.
La prima, quella del 14 febbraio, giorno di San Valentino, con il regalo di un abito da sera, e con Emilio Fede come accompagnatore, era nota.
Ma i magistrati Ilda Boccassini, Pietro Forno e Antonio Sangermano hanno scoperto che, in varie occasioni di feste, la ragazza è stata invitata ad Arcore.
La più clamorosa è quella del lungo week end della Liberazione.
Il cellulare di Ruby viene agganciato dalla cella satellitare di Arcore il 24, 25 e 26 aprile, in un continuum.
Il premier era a Milano. Il 24 alla Scala con il presidente Giorgio Napolitano e aveva detto ai cronisti: “Sono radioso”.
Il giorno dopo aveva mandato un videomessaggio ed era andato a raccogliere Vladimir Putin, premier russo, all’aeroporto, portandolo poi ad Arcore per una “cena informale”.
In quel momento ad Arcore c’era anche Ruby.
Il giorno dopo, conferenza stampa dei due leader politici, ma a Villa Gernetto a Lesmo.
Sull’innocenza di questi inviti a Ruby – era là anche a Pasqua e Pasquetta e il Primo maggio – i pm dubitano moltissimo, e avrebbero acquisito vari elementi sia sul tipo di feste che si temevano ad Arcore, a beneficio esclusivo del padrone di casa, sia sulle varie ragazze che andavano là , non raramente inviate da Lele Mora.
Il “bunga bunga”, insomma, è una barzelletta solo per Berlusconi.
Dalle indagini in corso, emerge anche una circostanza importante: sul pc della ragazza sarebbero stati trovati video e foto di feste, anche a Villa Certosa in Sardegna.
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Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile
SFUGGIRE AI PROCESSI, DENIGRARE LE ISTITUZIONI, ATTACCARE LA MAGISTRATURA, INVITARE LE AZIENDE A LASCIARE IL PAESE, COLTIVARE L’AMICIZIA DI DITTATORI COME GHEDDAFI E PUTIN NON HA NULLA DI DESTRA… MANTENERE INTERESSI PRIVATI, CONDURRE UNA VITA DA SULTANO CON RELATIVO HAREM, ASSEGNARE POSTI A VELINE, FAR ENTRARE A PALAZZO GRAZIOLI ESCORT, NON HA NULLA DI DESTRA… COMPRARE DEPUTATI, VINCERE BARANDO, CREARSI UNA CORTE DI MIRACOLATI E DI KILLER, RIDICOLIZZARE IL PAESE ALL’ESTERO NON HA NULLA DI DESTRA… I DANNI DEL BERLUSCONISMO LA DESTRA LI PAGHERA’ PER LUNGHI ANNI
Ogni tanto è opportuno che da destra, quella vera, si faccia il punto sulle vicende
politiche italiane. Per uscire definitivamente da un equivoco che noi (all’inizio in solitudine) denunciamo da anni.
Ovvero che la coalizione che ci mal-governa non ha nulla a che vedere con la tradizionale sintesi politica che identifica una destra, una sinistra e un centro.
In qualsiasi altro Paese si sa chi governa, pur con le varie sfumature ed alleanze.
In Italia no.
Siamo in realtà amministrati da una coalizione affaristico-razzista che si fonda sugli interessi di un leader che detiene il controllo di 5 Tg su 6 e sui ricatti di un partito xenofobo che sta sulle balle a 9 italiani su 10.
Qualche povero imbecille, figlio del berlusconismo, ritiene e purtroppo lo dice pure in giro con orgoglio, che questa coalizione sia di “destra”.
Basterebbe aver letto, non dico tanto, ma almeno dieci libri di autori di destra, per capire quanto segue.
Un uomo (o una donna) di destra non sfugge ai processi, li affronta, anche quando fossero segnati dal pregiudizio. E molti di noi se sanno qualcosa.
Un uomo di destra non attacca le istituzioni, crede nei valori della Nazione e li difende.
Un uomo di destra non mette quotidianamente in cattiva luce apparati dello Stato perchè, denigrandoli, fa perdere ai cittadini anche la certezza del diritto.
Un uomo di destra non si prostra e non fa affari con dittatori, magari pure ex comunisti, che hanno sulla coscienza migliaia di omicidi di gente inerme.
Una cosa è mantenere normali rapporti diplomatici, altra frequentare da amiconi dacie e tende da beduini.
Un uomo di destra cerca di difendere gli interessi economici del proprio Paese, non quelli di un anonimo manager italo-canadese, cerca di tutelare i nostri lavoratori e non invita un’azienda a trasferirsi all’estero.
Semmai l’opposto: cerca aziende straniere disposte ad investire in Italia.
Un uomo di destra, se decide di dedicarsi alla politica, lo fa per passione e amore per l’Italia, per dare un futuro ai nostri giovani, per assicurare benessere e giustizia sociale a tutti.
Non lo fa per interesse.
E se ha interessi pregressi, un uomo di destra sa lasciarli alle spalle definitivamente.
Un uomo di destra non scende in politica per pararsi il culo dai processi per fatti privati, perchè è mosso solo dall’orgoglio di fare qualcosa di positivo per il proprio Paese, non da altro.
Un uomo di destra puo’ avere le proprie debolezze e i propri vizi, ma allora non scende in politica, trascinando nel gorgo un intero mondo politico di riferimento.
Se ama aprire l’impermeabile ai giardinetti lo faccia e ne risponda in privato, non a nome di una comunità umana che merita rispetto.
Un uomo di destra deve essere d’esempio: non frequenta sgallettate, veline, oche giulive, non fa entrare escort professioniste o apprendiste a Palazzo, non si circonda di una corte di servi e miracolati, non assolda killer iscritti all’albo dei giornalisti per far sparare a pallettoni sui nemici, non compra deputati, non distribuisce posti a troie e parenti, non usa faccendieri per “acquisire” parlamentari con promesse e prebende.
Un uomo di destra lotta per vincere con la sola forza delle proprie idee e dei propri valori.
Non può vincere mai barando, perchè vorrebbe dire rinnegare la propria vita di sacrifici e le idee in cui crede.
Un uomo di destra preferisce perdere a testa alta dalla parte giusta che vincere da quella sbagliata.
Un uomo di destra sa rispettare le idee altrui, cerca di capire, recepire, concedere la buona fede al prossimo, sa mediare nel superiore interesse del Paese.
Non vive di rancori e di ricordi, di regolamento di conti e di diffamazioni: quando arriva a governare, sa essere ancora più umile perchè c’è sempre qualcosa da imparare dagli altri.
Un uomo di destra odia il conformismo, l’arroganza, la presunzione, le “certezze”, non si circonda di servi ma di critici, cerca stimoli, non stolta obbedienza.
Se qualcuno vede in questo modesto affresco qualcosa di riferibile al berlusconismo, contini pure a votarlo.
Chi invece pensa che la destra sia tutt’altra cosa si metta in cammino verso un nuovo orizzonte.
Occorreranno anni per riparare ai danni del berlusconismo, ma lo spazio per una destra vera, sociale, nazionale, popolare, valoriale esiste più che mai.
E’ tempo di andare oltre.
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Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile
SFUGGIRE AI PROCESSI, DENIGRARE LE ISTITUZIONI, ATTACCARE LA MAGISTRATURA, INVITARE LE AZIENDE A LASCIARE IL PAESE, COLTIVARE L’AMICIZIA DI DITTATORI COME GHEDDAFI E PUTIN NON HA NULLA DI DESTRA… MANTENERE INTERESSI PRIVATI, CONDURRE UNA VITA DA SULTANO CON RELATIVO HAREM, ASSEGNARE POSTI A VELINE, FAR ENTRARE A PALAZZO GRAZIOLI ESCORT, NON HA NULLA DI DESTRA… COMPRARE DEPUTATI, VINCERE BARANDO, CREARSI UNA CORTE DI MIRACOLATI E DI KILLER, RIDICOLIZZARE IL PAESE ALL’ESTERO NON HA NULLA DI DESTRA… I DANNI DEL BERLUSCONISMO LA DESTRA LI PAGHERA’ PER LUNGHI ANNI
Ogni tanto è opportuno che da destra, quella vera, si faccia il punto sulle vicende
politiche italiane. Per uscire definitivamente da un equivoco che noi (all’inizio in solitudine) denunciamo da anni.
Ovvero che la coalizione che ci mal-governa non ha nulla a che vedere con la tradizionale sintesi politica che identifica una destra, una sinistra e un centro.
In qualsiasi altro Paese si sa chi governa, pur con le varie sfumature ed alleanze.
In Italia no.
Siamo in realtà amministrati da una coalizione affaristico-razzista che si fonda sugli interessi di un leader che detiene il controllo di 5 Tg su 6 e sui ricatti di un partito xenofobo che sta sulle balle a 9 italiani su 10.
Qualche povero imbecille, figlio del berlusconismo, ritiene e purtroppo lo dice pure in giro con orgoglio, che questa coalizione sia di “destra”.
Basterebbe aver letto, non dico tanto, ma almeno dieci libri di autori di destra, per capire quanto segue.
Un uomo (o una donna) di destra non sfugge ai processi, li affronta, anche quando fossero segnati dal pregiudizio. E molti di noi se sanno qualcosa.
Un uomo di destra non attacca le istituzioni, crede nei valori della Nazione e li difende.
Un uomo di destra non mette quotidianamente in cattiva luce apparati dello Stato perchè, denigrandoli, fa perdere ai cittadini anche la certezza del diritto.
Un uomo di destra non si prostra e non fa affari con dittatori, magari pure ex comunisti, che hanno sulla coscienza migliaia di omicidi di gente inerme.
Una cosa è mantenere normali rapporti diplomatici, altra frequentare da amiconi dacie e tende da beduini.
Un uomo di destra cerca di difendere gli interessi economici del proprio Paese, non quelli di un anonimo manager italo-canadese, cerca di tutelare i nostri lavoratori e non invita un’azienda a trasferirsi all’estero.
Semmai l’opposto: cerca aziende straniere disposte ad investire in Italia.
Un uomo di destra, se decide di dedicarsi alla politica, lo fa per passione e amore per l’Italia, per dare un futuro ai nostri giovani, per assicurare benessere e giustizia sociale a tutti.
Non lo fa per interesse.
E se ha interessi pregressi, un uomo di destra sa lasciarli alle spalle definitivamente.
Un uomo di destra non scende in politica per pararsi il culo dai processi per fatti privati, perchè è mosso solo dall’orgoglio di fare qualcosa di positivo per il proprio Paese, non da altro.
Un uomo di destra puo’ avere le proprie debolezze e i propri vizi, ma allora non scende in politica, trascinando nel gorgo un intero mondo politico di riferimento.
Se ama aprire l’impermeabile ai giardinetti lo faccia e ne risponda in privato, non a nome di una comunità umana che merita rispetto.
Un uomo di destra deve essere d’esempio: non frequenta sgallettate, veline, oche giulive, non fa entrare escort professioniste o apprendiste a Palazzo, non si circonda di una corte di servi e miracolati, non assolda killer iscritti all’albo dei giornalisti per far sparare a pallettoni sui nemici, non compra deputati, non distribuisce posti a troie e parenti, non usa faccendieri per “acquisire” parlamentari con promesse e prebende.
Un uomo di destra lotta per vincere con la sola forza delle proprie idee e dei propri valori.
Non può vincere mai barando, perchè vorrebbe dire rinnegare la propria vita di sacrifici e le idee in cui crede.
Un uomo di destra preferisce perdere a testa alta dalla parte giusta che vincere da quella sbagliata.
Un uomo di destra sa rispettare le idee altrui, cerca di capire, recepire, concedere la buona fede al prossimo, sa mediare nel superiore interesse del Paese.
Non vive di rancori e di ricordi, di regolamento di conti e di diffamazioni: quando arriva a governare, sa essere ancora più umile perchè c’è sempre qualcosa da imparare dagli altri.
Un uomo di destra odia il conformismo, l’arroganza, la presunzione, le “certezze”, non si circonda di servi ma di critici, cerca stimoli, non stolta obbedienza.
Se qualcuno vede in questo modesto affresco qualcosa di riferibile al berlusconismo, contini pure a votarlo.
Chi invece pensa che la destra sia tutt’altra cosa si metta in cammino verso un nuovo orizzonte.
Occorreranno anni per riparare ai danni del berlusconismo, ma lo spazio per una destra vera, sociale, nazionale, popolare, valoriale esiste più che mai.
E’ tempo di andare oltre.
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