Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO “RISCONTRI OGGETTIVI” LA PROCURA DI ROMA HA ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI LA RAGAZZA EMILIANA… ACCUSATO DI TENTATA ESTORSIONE ANCHE L’UOMO CHE AVEVA CERCATO DI VENDERE UN FANTOMATICO VIDEO COMPROMETTENTE… ORA SI CERCANO I MANDANTI DELL’OPERAZIONE… “LE STRANE STORIE CHE GIRANO SU FINI”, COME LE DEFINI’ BELPIETRO SU “LIBERO”, SI SONO RIVELATE L’ENNESIMA PATACCA DEGLI INFAMONI DI PROFESSIONE
Diffamazione e tentata estorsione in concorso.
Per queste ipotesi di reato Lucia Rizzo, conosciuta come l’escort ‘Rachele’, risulta indagata dalla procura di Roma.
Le accuse si riferiscono alle dichiarazioni fatte dalla donna su una presunta relazione e sugli incontri di natura sessuale con il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Il pm Maria Caterina Sgrò ha proceduto all’iscrizione (ma solo per tentata estorsione) anche di un altro soggetto, un uomo, che in prossimità delle rivelazioni della escort contattò la segreteria del leader di Fli annunciando ciò che sarebbe successo e offrendosi di intervenire per fermare le dichiarazioni.
La formalizzazione delle contestazioni – è stato sottolineato – non è conseguenza soltanto della querela presentata a gennaio da Fini, ma anche, come afferma il pm, di “alcuni risconri oggettivi”.
Trentaquattro anni, da Chiaravalle, provincia di Ancona, Rachele vive ora a Reggio Emilia dove registrò quattro minuti su un sito online: “Festini? Fini è il primo che dovrebbe vergognarsi”.
Diceva di essere delusa da promesse non mantenute, evocava motivazioni etiche.
Maurizio Belpietro su “Libero” scrisse: “Girano strane storie sul presidente della Camera”, dando il via allo sputtanamento.
Nell’esposto in procura, Fini ha chiesto “l’identificazione dei mandanti”.
L’11 gennaio il suo portavoce, Fabrizio Alfano, ha raccontato di una telefonata, ricevuta da un uomo, che lo avvertiva di un video compromettente nel quale Lucia Rizzo, in arte Rachele, narrava i dettagli di tre presunti incontri a pagamento che si sarebbero svolti a novembre 2009, maggio e settembre 2010.
La Procura ha dato un nome a quella voce e l’uomo si trova ora indagato per tentata estorsione, mentre Rachele ha già fatto sapere di non avere altro da aggiungere e di non poter provare quanto sostiene.
L’ennesima patacca degli infamoni si è rivoltata contro i mandanti dell’operazione, certificando quanta malafede vi sia nel maldestro tentativo di sputtanare chi si oppone al sultano.
La macchina del fango questa volta si è inceppata e gli schizzi sono finiti sul viso di chi l’aveva messa in moto.
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
TRISTE ESIBIZIONE SUL FAR DELLA NOTTE DEL PREMIER: “LEI CONDUCE UN POSTRIBOLO TELEVISIVO, LA SUA E’ UNA TRASMISSIONE DISGUSTEVOLE E UNA CONDUZIONE SPREGEVOLE E TURPE”…DIFENDE LA MINETTI “CHE SI E’ PAGATA GLI STUDI DA SOLA” (SENZA PRECISARE COME) E CHE VALE MOLTO DI PIU’ DELLE SIGNORE PRESENTI DA LEI”.. LERNER REPLICA: “LEI E’ UN CAFONE, VADA DAI GIUDICI”
Silvio Berlusconi perde le staffe e telefona in diretta a “L’Infedele” di Gad
Lerner insultando la trasmissione, il conduttore e anche gli ospiti, o meglio le ospiti, definite “cosidette signore”.
Mentre si parlava del caso Ruby, ormai alla fine del programma, il premier chiama in studio.
Lerner non si aspetta la valanga che lo avrebbe investito di lì a poco, dopo un saluto tirato.
“Una trasmissione disgustosa, una conduzione spregevole, turpe, ripugnante”, è l’incipit del presidente del Consiglio che poi continua: “Ho sentito delle tesi false, lontano dal vero ho visto una ricostruzione della realtà lontano dal vero”.
Lerner non perde la testa e resta pacato chiedendo solo a Berlusconi perchè non va dai giudici.
Ma il premier non sente nessuno e continua la sua prepotente intemerata e al conduttore replica: “Io so quello che sto dicendo lei no”.
Poi prosegue: “Avete offeso la signora Minetti che è una splendida persona, intelligente, preparata seria. Si è laureata con 110 e lode, di madre lingua inglese e si è pagata gli studi lavorando. Vale molto di più delle cosidette signore presenti”.
Ovvero Carmen Llera Moravia, Ilaria D’Amico, Lucrezia Lante della Rovere e la “rottamatrice del Pdl” Sara Giudice ( a parte Iva Zanicchi e Maristele alle quali però il premier non si riferiva).
A questo punto Lerner replica: “Le signore non sono cosidette e lei è un cafone”.
Ma il premier è fuori dalla grazia di Dio e va avanti ribadendo ancora una volta di aver avuto solo “rapporti di amicizia e di affetto” sia con Nicole che con le altre “ospiti”.
Il finale è ancora più sconcertante. “Finisco – dice Berlusconi – invitando l’onorevole Iva Zanicchi ad alzarsi e venire via da questo postribolo televisivo”.
L’eurodeputata del Pdl si alza, difende Berlusconi ma alla fine non obbedisce e resta in studio fino alla fine della puntata.
Per il capo del governo, quella di stasera, è la terza ‘incursione’ a sorpresa in diretta televisiva degli ultimi sei mesi, non contando il tentativo respinto da Floris della settimana scorsa.
La prima, altrettanto accesa, fu il due giugno scorso quando a far andare su tutte le furie il presidente del Consiglio fu un servizio di Ballarò sulla manovra economica.
A novembre, invece – ma sempre a Ballarò – è stato un reportage sull’emergenza rifiuti.
Cambiano gli argomenti, ma cambia di poco o nulla il copione.
E anche stasera, a ‘sfumare’ lo sfogo del premier, è stato immancabilmente il suono della linea telefonica interrotta.
Patetico.
Un premier che non accetta mai il contraddittorio e usa la Tv solo per lanciare accuse a tutto il mondo è indegno di rappresentare la destra italiana.
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
“UMILIATI NELL’ESSERE USATI DA TAXI-ESCORT: PERCHE’ MARONI TACE?”…”IL GOVERNO BLOCCA I NOSTRI STIPENDI, MA NON HA TAGLIATO NEANCHE UN’AUTO BLU”…”GLI APPARATI DI POLIZIA SONO CONSIDERATI DAL PREMIER COME UN SUO STAFF PERSONALE: BARBARA GUERRA POTEVA CHIAMARSI UN TAXI”
L’ammissione della soubrette Barbara Guerra, che al Tg3 ha rivelato di essere stata accompagnata a casa, da Arcore, grazie alla scorta del premier suscita l’indignazione dei poliziotti.
Che, «umiliati per essere usati da taxi-escort», chiedono l’intervento del ministro dell’Interno.
«Se non interverrà Maroni attraverso il Dipartirnento – intima Felice Romano, segretario generale Siulp – lo faremo noi, denunciando le scorte inutili. Chiederemo conto al ministro del perchè abbia bloccato gli stipendi ai poliziotti, e a oggi non abbia tagliato neppure un’autoblu. Faremo una vera crociata contro le vergogne e gli sperperi delle scorte utilizzate dagli amici degli amici, e ora anche dalle “amiche”».
«È gravissima e inaccettabile – incalza Claudio Giardullo, segretario del Silp Cgil – questa concezione privatistica dello Stato secondo la quale gli apparati di polizia sono considerati dal premier come suo staff personale. Chiediamo che sia restituito al Paese il senso della cosa pubblica, e il rispetto delle istituzioni».
Filippo Girella, segretario dell’Ugl, il sindacato di area centrodestra, «è infastidito dal dover commentare che uomini della scorta siano distolti dai loro compiti istituzionali. È deprimente per un poliziotto di una scorta portare a casa amici o “amiche” delle personalità . È lesivo della sua professionalità . Non è giusto che gli agenti pagati coi soldi del contribuente siano impiegati in questo maniera. La signora Guerra avrebbe potuto raggiungere casa sua con un taxi».
Franco Maccari, del sindacato indipendente Coisp, vuole «un chiarimento con il capo della polizia per sapere se oltre ad accompagnare mogli a fare la spesa, mariti o figli a scuola, le scorte dovranno fare anche i tassisti alle escort. Noi diciamo basta all’uso strafottente dei mezzi dello Stato da parte degli scortati quando lo Stato non è in grado di garantire la sicurezza dei cittadini. Siamo indignati dal fatto che ci siano territori del Paese privi della copertura delle forze di polizia, e agenti nel contempo utilizzati per questi servizi infami».
«Siamo stufi – conclude Enzo Letizia, segretario dell’Anfp – di accompagnare donne di dubbia moralità e di subire i tagli dei fondi. L’uso improprio dei poliziotti, pagati poco e umiliati, ha superato ogni limite».
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
SPECIALIZZATA IN LEGGI CONTRO L’ADESCAMENTO DEI MINORI E CONTRO LA PROSTITUZIONE, E’ COLEI CHE PARLA CON EMILIO FEDE DI BUNGA BUNGA AD ARCORE… FREQUENTATRICE DI VILLA CERTOSA, NEL MANIERO DI TOR CRESCENZA ORGANIZZA FESTE E PREPARA LA TORTA CON SCRITTO “MENO MALE CHE SILVIO C’E'”
Fu Elvira Savino, l’onorevole “Tacco 12”, a vincere il prestigioso concorso di
Miss Montecitorio ideato da Il Giornale.
Il berlusconismo era all’apogeo e la sua deputazione femminile sembrava uscita da un concorso di bellezza; “tanta avvenenza farà aumentare la produttività ”, profetizzò impettito Umberto Scapagnini, il medico del presidente.
All’epoca, 15 maggio 2008, nessuno avrebbe scommesso un centesimo su Maria Rosaria Rossi, oggi una delle consigliere più ascoltate dal premier, intercettata mentre filosofeggia sul Bunga Bunga con Emilio Fede.
Invece sarebbe bastato scorrere qualche sito campano (la signora Rossi è nata 38 anni fa a Piedimonte Catese, nel Casertano) per apprendere che Berlusconi era rimasto affascinato “dalla sua grinta” durante un comizio a Cinecittà , e questa energia l’aveva letteralmente scaraventata da oscuro consigliere circoscrizionale del Decimo Municipio di Roma — grandi casermoni ai margini della grande città — a deputato della Repubblica: stipendio netto 14,500 euro.
“Un’impressionante escalation” anche per La Discussione, il quotidiano di Gianfranco Rotondi.
Maria Rosaria Rossi fu ospite fissa di “Forza gnocca”, la rubrica di Dagospia, per via dei ciondoli con il simbolo del partito che le dondolavano nel dècolletè e gli stretti tailleur bianchi con righe stampate anni Settanta.
S’infuriò giustamente con Fabrizio Dell’Orefice de Il Tempo: “Sono una parlamentare e non posso accettare che sui giornali i soliti requisiti che mi vengono riconosciuti siano quelli di essere giovane, donna e bionda!” Aggiunse che vantava il 90 per cento di presenze in aula, e il 98 per cento nelle commissioni, e quindi attaccò la sinistra, “sono loro che hanno eletto mogli, amanti, segretarie, amiche e amichette”; infine annunciò la presentazione di un esplosivo dossier.
Nella dura battaglia parlamentare intraprese due campagne: contro la prostituzione e a contrasto della violenza sessuale.
Firmò una proposta di legge che inaspriva le pene per l’adescamento di minori, innalzando la fascia di età dei soggetti da tutelare da 14 a 16 anni. Soprattutto propose i manifesti wanted per gli stupratori latitanti.
Come in America.
“Dobbiamo coinvolgere sempre più i cittadini per svegliare le coscienze”, disse all’Ansa il 17 marzo 2009. “Se una donna prende l’autobus ha diritto di sapere che magari accanto lei c’è un pericoloso criminale ricercato”.
Ordine, buoncostume. Non venne capita.
La proposta cassata: “inammissibile”.
La scorsa estate comparve sempre più spesso accanto al Capo.
A Villa Certosa.
A Milano, a cantare con Licia Ronzulli.
A Tor Crescenza, un maniero del Quattrocento — dove Berlusconi si rifugiava per ritemprarsi dalla rottura con Fini, cenando frugalmente a mozzarella, crackers e un bicchiere d’acqua fresca — organizzò feste meravigliose. “Eravamo nella sala del governo e il premier aveva la faccia scura. Così ho radunato un gruppone di venti deputate e siamo andate a tirarlo su di morale, gli ho fatto due torte stupende con scritto “meno male che Silvio c’è”. E’ un posto bellissimo, per ragionare di politica è meglio di palazzo Grazioli”, raccontò a Monica Guerzoni del Corriere della Sera.
Era diventata la signorina Rottenmaier del berlusconismo, ad Arcore si occupava anche dei menù; “allora avverto la cucina”, dice a Fede.
Alla vigilia del voto di sfiducia del 14 dicembre, la consacrazione: in piena compravendita avrebbe svolto “un ruolo delicato” nel convincere l’idv Domenico Scilipoti a passare con la maggioranza, come rivelò Carmelo Lopapa su Repubblica.
Le battaglie per la moralità pubblica ormai lontane, le piaceva conversare in special modo con il direttore del Tg4.
Maria Rosaria: vieni solo?
Emilio: Massì, guarda erano troppo vistose, non è aria.
Maria Rosaria: no per niente, guarda, per niente, difficile pure tirarlo su insomma (…)
Maria Rosaria: va beh, allora mi devo vestire da femmina pure stasera?
Fede: stai bene anche com’eri ieri sera
Maria Rosaria: grazie come sei gentile…vabbè mi vado a vestì da femmina allora…
(da “Ritagli“)
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
DA 23,8 MILIONI DEL 2007 AI 18,7 DEL 2010, MENTRE FIUMICINO E’ PASSATA DA 32,9 MILIONI A 35….LA MALPENSA NON RIPRENDE QUOTA E PERDE IL 20% …LA LUFTHANSA, DISPOSTA A INVESTIRE SU MALPENSA, LAMENTA: “LA POLITICA ITALIANA LATITA, NON VOGLIONO CHE FACCIAMO CONCORRENZA AD AIR FRANCE”
Non è un deserto come qualcuno paventava, ma uno scalo certamente rimpicciolito.
Malpensa tre anni dopo la fuga di Alitalia, quando la Magliana in pochi giorni passa da 1238 voli settimanali a 163, è tornata a crescere.
Eppure i grandi numeri di un tempo restano un miraggio, nonostante la vulgata politica descriva un aeroporto balzato magicamente all’antico splendore, dopo aver ricacciato l’invasore francese a cui il governo Prodi voleva «regalare» la compagnia di bandiera.
A dirlo è il consuntivo di Assaeroporti.
Nel 2010 a Malpensa sono transitati 18,7milioni di passeggeri (+7,9% sul 2009).
Ma confrontati con le stime 2007, l’ultima stagione omogenea prima del de-hubbing di Alitalia, la prospettiva è diversa.Malpensa faceva 23,8milioni di passeggeri, Fiumicino 32,9.
Oggi lo scalo romano, la casa di Alitalia, ne trasporta 35 (+7,5% sul 2009), quello lombardo quasi diciannove.
Poco più della metà .
Pur recuperando i due terzi del traffico persi da Alitalia e crescendo un po’ più della media degli scali italiani (pari a +7%), l’aeroporto milanese rimane quindi 5 milioni sotto il traffico passeggeri rispetto a quando la Magliana era il suo vettore di riferimento.
Si tratta di un meno 20% che pesa perchè il gap è impossibile da recuperare se la politica non darà una mano.
Dopo tutta la fatica fatta per evitare il default, i primi ad essere arrabbiati con il governo dovrebbero essere proprio i vertici di Sea, la società che gestisce gli scali milanesi.
In questo biennio il management guidato da Giuseppe Bonomi ( in quota Lega) ha aumentato da 77 a 110 il numero di compagnie che volano da Malpensa, necessarie a tappare la voragine aperta da Alitalia, ha spinto il boom dei vettori low cost (Easyjet ha tagliato la quota record di 5,1 milioni di passeggeri) e ha sfruttato le nuove rotte aperte da Lufthansa Italia (2,2 milioni di imbarchi nel 2010).
Un attivismo che rischia però di sbattere contro un governo che continua a proteggere gli interessi della nuova Alitalia e del suo alleato francese.
Pur rinegoziando diversi accordi bilaterali (17) su Malpensa, necessari ad aprire nuove rotte internazionali, il salvataggio Alitalia si è portato dietro la sospensione antitrust sulla navetta dalle uova d’oro, la tratta Milano Linate-Roma Fiumicino, di cui il vettore tricolore dispone in monopolio.
Non bastasse, qualche settimana fa il governo ha bloccato la richiesta di Singapore Airlines di proseguire il proprio volo Singapore- Milano fino a New York.
Avrebbe garantito l’alimentazione dal ricco bacino del Far East, primo passo per tornare ad essere un aeroporto hub.
A volerlo, oltre a Sea, è soprattutto Lufthansa, che nell’aprile 2008 ha firmato con il gestore milanese una vera e propria partnership, il Piano Scala: dal gennaio 2009 i tedeschi hanno basato a Malpensa 9 Airbus A319 attivando 15 destinazioni italiane ed europee e affittato, attraverso Lufthansa Technik, l’hangar per la manutenzione aeromobili.
Lo scopo del colosso di Francoforte è diventare nel giro di 3-4 anni il nuovo hub carrier dello scalo lombardo, imbarcandolo nella sua strategia multihub (dopo Francoforte,Monaco, Zurigo, Bruxelles e Vienna).
Ma solo a patto di garantire «libera concorrenza tra tutte le compagnie aeree; nessuna distorsione attraverso monopoli tollerati a livello politico; e soluzioni efficienti dei trasporti di terra da e per Malpensa», come ripete spesso la vice presidente della divisione italiana, Heike Birlenbach.
Sull’ultimo punto qualcosa si è fatto, anche se in ritardo: è stata aperta la bretella Malpensa-Boffalora che collega lo scalo con l’autostrada Torino-Milano; è stato inaugurato il tunnel di Castellanza che riduce i tempi di percorrenza del Malpensa Express, e il collegamento dalla stazione Centrale di Milano.
«Ma sul resto la politica italiana latita », spiegano fonti tedesche.
«A Malpensa concede di riempire i vuoti lasciati da Alitalia, ma non di far basare un grande vettore concorrente di Air France sul lungo raggio capace di attrarre il ricco traffico business padano».
Che poi è la vera ragione dell’investimento di Lufthansa.
In sostanza: come fanno i tedeschi ad alimentare il proprio network italiano, rilanciando la vocazione hub dell’aeroporto ambrosiano, se il governo protegge il monopolio Alitalia su Linate?
Nel 2010 Lufthansa avrebbe potuto inserire su Malpensa un primo volo a lungo raggio, ma non l’ha fatto.
Per tappare i buchi del de-hubbing Bonomi ha dovuto vendere gli slot pregiati: se oggi una compagnia volesse basare il proprio network di lungo raggio, non avrebbe spazio per svilupparlo.
Quando Silvio Berlusconi costruì la cordata dei «patrioti» Cai Roberto Formigoni e Letizia Moratti salutarono l’evento come un successo e un punto di chiarezza dopo gli anni dell’impossibile doppio hub Milano-Roma: una nuovaAlitalia che sceglie Fiumicino come base operativa, e una Malpensa libera di attrarre un’altra compagnia di riferimento.
Ma dopo quasi 3 anni a Palazzo Chigi del governo più nordista della storia repubblicana, i numeri dicono cose un po’ diverse.
Malpensa cresce e recupera traffico ma sul medio raggio Ue e sul segmento low cost.
Ossia su destinazioni coperte con aerei più piccoli e con meno frequenze settimanali perchè alimentate «point to point» dalla sola domanda del bacino locale, senza l’apporto dei «transiti» del modello hub, che salda tipicamente network di breve-medio raggio e quelli di lungo garantiti da un vettore
Secondo il professor Roberto Zucchetti della Bocconi, fatto cento il benchmark Londra in termini di accessibilità internazionale, Malpensa dal 2005 ha perso 8 punti in connettività diretta.
Il traffico internazionale non a caso è sotto del 27% rispetto al 2007, pur crescendo nei collegamenti verso l’Asia.
Nel frattempo Alitalia incassa commissioni d’oro per far transitare 1,5 milioni di passeggeri business padani da Parigi.
Per andare a Los Angeles, Washington o Buenos Aires, oggi la strada più breve è passare dalla Francia.
Per questo quel -20% di traffico oggi come oggi rimane inscalfibile.
Malpensa è tornato un buon aeroporto ma di seconda fascia, almeno per ora distante dall’hub di tutte le Padanie vagheggiato dal fronte del Nord.
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
IL PAESE VA A PUTTANE: LELE MORA PRESENTA UNA CARD RICARICABILE DURANTE UNA MEGAFESTA, CON LA PRESENZA DI DIVERSE RAGAZZE, OSPITI ASSIDUE DI ARCORE… MA LA CARTA DI CREDITO VISA PERSONALIZZATA LANCIATA DA MORA NON E’ LEGALE: MAI AVUTO IL PERMESSO DALLA SOCIETA’, MORA E’ STATO COSTRETTO A RITIRARLE
Che Lele Mora abbia inviato molte ragazze ai festini del presidente del
Consiglio, è emerso dall’inchiesta della Procura di Milano.
Ma che le “arcorine” della sua scuderia avessero fatto da testimonial a una carta di credito Visa personalizzata lanciata dallo stesso Mora e poi risultata «non autorizzata» – e quindi eliminata dal circuito bancario – questo ancora non era dato sapere.
La storia risale al 31 dicembre 2010.
E’ la sera di Capodanno e l’ex agente dei vip – indagato assieme a Emilio Fede e Nicole Minetti per favoreggiamento della prostituzione – riunisce molti volti della sua agenzia (LM Production) al Villaggio delle Meraviglie di Milano.
L’evento si chiama Welcome 2011: è un cenone con canti e brindisi dove il pigmalione di molte “ragazze” unisce – come da abitudine – divertimento e business.
Ci sono, fra le altre, Francesca Cipriani e Miriam Loddo, ospiti alle feste a Arcore dove – secondo l’accusa – Berlusconi pagava donne in cambio di rapporti sessuali.
Ma a Capodanno l’inchiesta è ancora sconosciuta.
Si festeggia, fra i tavoli ci sono lo stesso Emilio Fede, Elenoire Casalegno, Paolo Limiti e Platinette.
L’occasione è appunto il lancio di una nuova carta di credito del circuito Visa. Prepagata, e cioè ricaricabile, e soprattutto marchiata con la griffe LM, le iniziali di Mora.
Il marchio, essendo il medesimo della vecchia società fallita dell’agente (la LM Management), teoricamente rientrerebbe nello stesso asset fallimentare per il quale il curatore della società ha chiesto al tribunale di Milano il fallimento personale del talent scout di soubrette e tronisti.
Ma tant’è, Mora lo piazza sulla sua nuova Lm credit card: sfondo nero, scritta color oro. «E’ rivolta a coloro che amano la bellezza, l’eleganza, a coloro che ne fanno uno stile di vita», chiosa l’agente amico di Berlusconi.
La Lele Mora card si appoggia al circuito Visa e – come scopre l’agenzia Adgnews24 diretta da Antonello De Gennaro, la prima a interessarsi al caso – è un prodotto distribuito in esclusiva da Retemanager sps (gruppo Blue Life Group LTD, una holding anglosassone con sede a Londra).
Per averla basta cliccare su un apposito sito: www.lmcreditcard.com.
Una segnalazione arriva a Visa Europa.
Che dopo alcuni accertamenti verifica che la carta lanciata sul mercato da Mora «non è autorizzata».
Scattano subito i provvedimenti: le carte vengono ritirate e il sito viene oscurato.
Del caso vengono messi a conoscenza anche Banca d’Italia e guardia di finanza.
Ora per Mora potrebbero esserci conseguenze amministrative e penali.
Paolo Berizzi
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile
SIAMO AL CIARPAME SENZA PUDORE: IN PIENO CASO RUBY, IL PDL PRESENTA UNA PROPOSTA DI LEGGE CHE PREVEDE SANZIONI PER I PM “INCOMPETENTI” CHE AUTORIZZANO ASCOLTI E FISSA INDENNIZZI PER IMPUTATI INTERCETTATI E PROSCIOLTI… IL PLOTONE DI ESECUZIONE NEI PROSSIMI GIORNI?
Avrebbe già ricevuto una sostanziale «approvazione» (che strano…) da parte del premier Silvio Berlusconi la proposta di legge contro «l’ingiusta intercettazione» depositata il 28 ottobre (nei giorni in cui esplodeva il caso Ruby) e il cui primo firmatario è l’esponente del Pdl Luigi Vitali.
A spiegarlo è proprio l’ex sottosegretario alla Giustizia, sottolineando che l’obiettivo del provvedimento sarebbe quello di «responsabilizzare alcuni pm». Vitali parla più specificatamente di norme di cui «si sente il bisogno» dopo gli «abusi» sulle intercettazioni con i quali ci si «trova a fare i conti» (ha già deciso lui che si tratta di abusi, roba da codice penale)
Nella proposta di legge sono previste sanzioni disciplinari per pm e giudici «incompetenti» che autorizzano ascolti, ma anche «indennizzi» per imputati intercettati e poi prosciolti o per «soggetti estranei ai reati», come i testimoni, ma il cui contenuto delle conversazioni viene «sbattuto sui giornali».
Il provvedimento, spiega Vitali, è stata depositato «tra fine ottobre e inizio novembre», la prossima settimana verrà presentato in conferenza stampa e poi se ne chiederà la calendarizzazione in commissione Giustizia alla Camera.
Al premier (che la scorsa settimana in un videomessaggio ha detto che «i magistrati saranno puniti») la proposta di legge è stata presentata la scorsa settimana, quando c’è stata la riunione con i deputati-avvocati del Pdl: «Ha detto che la valuterà , ma è un’iniziativa che ha approvato, visto che finora c’è stato sempre qualcuno che ha bloccato la riforma organica della disciplina delle intercettazioni» spiega Vitali (per fortuna degli italiani…ndr)
La scorsa settimana il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un videomessaggio, disse «i magistrati saranno puniti».
La proposta firmata da Vitali e da altri colleghi (29 in tutto tra cui Cirielli, Cassinelli, Lehner) prevede l’introduzione dell’articolo 315-bis del codice di procedura penale, «concernente la riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni».
Di fatto, viene prevista una «nuova ipotesi di illecito disciplinare»: pm e giudici non competenti non possono autorizzare intercettazioni, altrimenti scatta nei loro confronti il procedimento disciplinare.
Procedimento che, in base alle norme in vigore, è affidato a ministro della Giustizia e pg della Cassazione, i due titolari dell’azione disciplinare nei confronti delle toghe.
Obiettivo del Pdl però «non è spuntare le armi ai pm», ci tiene a sottolineare l’ex sottosegretario (ha senso dell’umorismo…), che rivendica come l’intenzione che lo ha guidato è quella di portare «responsabilità in questo settore».
È per questo, spiega ancora Vitali, che si prevede anche un «indennizzo» di 100 mila euro: vale nel caso di imputati intercettati e poi prosciolti, ma anche di soggetti terzi le cui intercettazioni siano finite sui giornali.
A pagarlo saranno gli stessi pm, dopo un vaglio di «responsabilità contabile» da parte della Corte dei conti per la «ingiusta intercettazione».
Il testo Vitali prevede anche una norma che renderebbe (stranamente…)le nuove disposizioni retroattive: il risarcimento è previsto, infatti, anche per chi è stato coinvolto in indagini fino a 5 anni prima della sua entrata in vigore.
Meno male che qualcuno “non aspettava l’ora di presentarsi davanti ai giudici”, tra qualche giorno qualche cazzaro prevederà anche il plotone di esecuzione per chi si permette di fare il proprio dovere.
Questi stanno scherzando con il fuoco : aveva ragione Veronica, siamo al “ciarpame senza pudore” e senza vergogna.
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Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile
CHI DISSENTE “VUOL FAR FUORI BERLUSCONI” E FA PARTE DEI GOLPISTI…IL PARTITO DEGLI ACCATTONI, CHIUSI NEL BUNKER, SPARA I FUOCHI AVANZATI A CAPODANNO…C’E’ L’ITALIA DEI FESTINI E QUELLA CHE LA SERA VA A DORMIRE PRESTO PERCHE’ IL GIORNO DOPO LAVORA: OGNUNO RAPPRESENTA QUELLA CHE GLI E’ PIU’ CONGENIALE
Domenica il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ha osato
lamentarsi del fatto che «da sei mesi a questa parte l’azione del governo non è sufficiente».
«Nelle prossime settimane dovremo verificare se il governo è in grado di fare le riforme, altrimenti bisogna fare altre scelte: non si può più aspettare», ha aggiunto la rappresentante degli industriali.
E’ bastato esprimere un’opinione perchè dal “partito degli accattoni” partissero anatemi e insulti contro la poveretta al grido “Vuole far fuori Berlusconi”.
Ieri la sequela di improperi era toccata a Fini, stamane a Casini, domani chissà .
La cosa allucinante della vicenda è che queste critiche provengono da politici che avevano le pezze al culo e che sono stati miracolati dal sultano di Arcore: nel loro contratto di cortigiani hanno come mansione quella di abbaiare alla luna, pulire bene la ciotola del rancio e fare la guardia a chi potrebbe farli tornare al loro primitivo “stato laidale”.
Comprendiamo che “voler far fuori politicamente Silvio” per loro possa rappresentare la messa in pericolo dell’abbinamento “pranzo e cena”, primaria loro ragione di sopravvivenza politica, ma un po’ di conoscenza delle regole democratiche, suvvia, non guasterebbe.
Non è forse normale, in una democrazia, che chi sta all’opposizione voglia prendere il posto di chi governa?
Non è la stessa cosa che fecero le truppe di Silvio contro Prodi?
Dove sta il reato?
O la loro concezione di monarchia assoluta, una volta acchiappata la poltrona, non prevede ricambio, elezioni e libertà di dissentire?
Afferma stamane il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto: “La Marcegaglia sa benissimo che non esistono possibilita’ in questo momento di un governo che possa fare riforme radicali”.
Ma se la Emma quindi mente, che dovremmo dire di quel pallista che tutte le sere dice che “faremo a breve le riforme” e non le fa mai?
Ma vi rendete conto a che livello siamo arrivati?
Mentre il Giornale la chiama “la maestrina” (loro di cattivi maestri e di giornalisti sospesi dall’ordine se ne intendono), sempre il Crovetto commenta: “Capisco che per Emma Marcegaglia e per Confindustria il momento sia molto difficile, Marchionne ne ha certificato l’inutilita. Dire che in poche settimane si devono fare le riforme e’ un ritornello banale con cui lancia dei messaggi ai suoi associati per non perdere peso”
Il grande politico Crovetto, invece che pensare alla melma che lo circonda, invita la Emma a pensare a Marchionne.
E finisce in gloria: ”C’e’ un progetto piu’ ampio – conclude Crosetto – di un gruppo di cui Marcegaglia fa parte, per cui l’importante e’ togliere di mezzo Berlusconi”.
Meno male che Crovetto è sottosegretario alla Difesa, così con la Russa potrà sventare il golpe che forze oscure stanno preparando contro il benefattore di Arcore.
Oscure neanche troppo, essendo notoriamente guidate da Fini, dai magistrati, dal capo dello Stato, dall’opposizione comunista, dagli industriali, dalle forze dell’ordine, dai lavoratori, dai precari, dagli studenti, dai docenti, dai lavoratori autonomi., da vasti settori della destra italiana.
Insomma da tutti quelli che hanno capito con che governo affaristico-razzista hanno a che fare.
Per gli altri ci vuole ancora un po’ di tempo: in attesa del giorno del giudizio, papi girl, maitresse, escort, puttanieri, mantenuti e lecchini di corte possono ancora latrare.
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Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile
NELL’INTERVISTA A “LA STAMPA”, IL LEADER DELL’UDC RIMARCA COME TUTTO IL GOVERNO SIA IMPEGNATO SOLO A DIFENDERE IL PREMIER, INVECE CHE PENSARE AI PROBLEMI DEGLI ITALIANI…”NON POSSIAMO PERMETTERCI UN PREMIER SOTTO RICATTO O INTENTO A FARE PRESSIONI SU FUNZIONARI DI POLIZIA”… UN GOVERNO SENZA BERLUSCONI E’ POSSIBILE
Presidente Casini, con il «caso Ruby» cambia tutto anche per voi?
«Non è il caso Ruby che cambia qualcosa, ma la reazione di Berlusconi che addirittura evoca il tentativo di un colpo di Stato».
Il Terzo Polo ritira la sua offerta di aiutare il governo sui provvedimenti più importanti?
«No, che c’entra. Se il governo porta avanti qualcosa di utile e necessario per il Paese avrà il nostro appoggio, com’è successo anche questa settimana per il decreto sui rifiuti di Napoli. Ma mi chiedo: è possibile che in queste condizioni il governo riesca a fare sul serio?».
Se lo chiede, ma non ci crede.
«Da quel che vedo, Berlusconi non è il solo impegnato a tempo pieno a difendersi. Anche tutti i suoi ministri hanno smesso di leggere i dossier che li riguardano per dedicarsi ai verbali dei festini di Arcore. Basta accendere la tv. E’ incredibile, invece di occuparsi dei problemi del Paese, il governo al gran completo pensa solo a dire che quel che tutti abbiamo visto e sentito non è vero e Berlusconi è vittima di una montatura».
Sta dicendo che Berlusconi non dovrebbe difendersi?
«No, come sa, se c’è uno che ha riconosciuto da tempo che Berlusconi, in certi casi, è stato vittima di accanimento giudiziario, quello sono io. Ma tra le accuse di reati finanziari commessi da Mediaset, per fare un esempio, e ciò di cui si discute in questi giorni, c’è differenza. Mi sarei aspettato che il premier ne tenesse conto e rispondesse in modo diverso».
Cosa avrebbe dovuto dire?
«Partiamo da quel che non avrebbe dovuto dire, o far dire alle ragazze che frequentavano le sue ville, o ai ministri obbligati a difenderlo. Berlusconi non può credere di convincere l’opinione pubblica che Ruby sia una santa, e che i magistrati che indagano su un caso di prostituzione minorile che lo coinvolge meritino addirittura “una punizione”. Ma per chi ci ha preso?».
Pensa piuttosto – e lo ha detto chiaramente – che ognuno a casa sua dovrebbe essere libero di far quello che vuole.
«A casa sua ciascuno fa quello che vuole, ma non possiamo permetterci un premier sotto ricatto, nè è accettabile che si affanni a telefonare a funzionari di polizia per una minore. Il presidente del Consiglio non è una persona qualsiasi, e già il fatto che sembra non capirlo rende difficile qualsiasi riflessione seria».
Non sarà , Casini, che lei da cattolico s’è fatto influenzare dalle prese di posizione del cardinale Bagnasco e di papa Benedetto XVI?
«Da cattolico guardo bene di non strumentalizzare le prese di posizione delle gerarchie della Chiesa. Le condivido, naturalmente, ma non penso che debbano essere usate a favore o contro. La mia reazione è quella di un normale cittadino che dopo quello che ha letto, visto e sentito, aspetta che il presidente del Consiglio faccia chiarezza».
E cosa dovrebbe dire Berlusconi per consentire ai cittadini di superare il turbamento?
«Quanto meno dovrebbe spiegare. Non può continuare a negare il cento per cento di quel che è stato accertato dalle indagini. Poi dovrebbe scusarsi per il danno d’immagine che questa storia sta portando al Paese. Non solo a lui, ma all’Italia, rispetto a governi e Paesi con cui abbiamo relazioni stabili, e che vorrebbero sapere se siamo diventati il paese del bunga bunga».
Confessare, arrendersi e uscire di scena: è questo che sta proponendo al presidente del Consiglio?
«Non è così. Si parva licet…, semi consente il paragone, sto dicendo che il premier dovrebbe fare come ha fatto Clinton ai tempi dello scandalo Lewinsky. O come ha fatto Blair l’altro giorno, quando ha risposto sulle sue responsabilità per la guerra all’Iraq. Badi bene: nessuno dei due è uscito di scena. Clinton è ancora oggi uno stimatissimo leader in grado di spostare un sacco di voti e determinare le campagne elettorali americane. E Blair ha uno standing di livello europeo e un incarico delicato in Medio Oriente. Come vede, quando le cose si chiariscono, anche i giudizi diventano più razionali ».
E se invece, come ha fatto capire, Berlusconi prosegue per la sua strada e va allo scontro frontale con i giudici di Milano?
«Si accomodi. Vorrà dire che intende dedicarsi solo a questo, lasciando perdere i veri compiti del governo e i problemi del Paese. Noi dall’opposizione saremo qui a ricordarglieli, dalla crescita della disoccupazione alla condizione dei giovani, soprattutto nelMezzogiorno, alle opere pubbliche bloccate, alla faccia del ponte sullo Stretto di Messina».
Casini, sta cominciando la sua campagna elettorale?
«Sto parlando di problemi reali, che vediamo ogni giorno andando in giro per l’Italia».
Le rifaccio la domanda: parla così perchè vede le elezioni anticipate dietro l’angolo ormai?
«Le elezioni in Italia non le decide nè il governo nè l’opposizione. Tocca al Capo dello Stato. Se si apre una crisi e il presidente Napolitano, dopo le consultazioni, ravvisa che non esiste più una maggioranza, ci saranno le elezioni.Altrimenti no».
E se dovesse scommettere?
«Non scommetto».
E se le dicessero che con la nascita del gruppo dei «Responsabili» la maggioranza è diventata meno debole e le elezioni più improbabili?
«Risponderei: vediamola alla prova questa maggioranza, che a conti fatti dispone ancora solo di 314 voti alla Camera. Quanto ai responsabili, se il loro atto di responsabilità consiste nel sostenere il governo per evitare le elezioni anticipate, debbo pensare che in caso di crisi potrebbero guardare anche altrove…».
Pensa a un gruppo di «responsabili» double face, pronti a passare da questa a un’altra maggioranza?
«No, guardi, qui nessuno sta pensando a ribaltoni. Sto dicendo che se nasce un altro governo di centrodestra, in grado di allargare la maggioranza e portare la legislatura a compimento, ritengo che i responsabili non sarebbero solo quelli che si sono costituiti in gruppo».
Ovviamente, ci sareste anche voi del Terzo Polo.
«Non è automatico, ma si potrebbe discuterne ».
Un governo di centrodestra senza Berlusconi? E le pare realistico che il premier lo consenta?
«Mi lasci dire che dipende non solo da lui,ma da tutto il Pdl. Dentro quel partito ci sono personalità autorevoli che potrebbero guidare un governo “senza”, ma non “contro”, Berlusconi, che potrebbe conservare il ruolo di leader del centrodestra e dedicarsi a chiarire la sua posizione personale. Al di là di quel che dicono tutti i giorni in tv, credo che nel Pdl siano in tanti a pensarla così. Sarebbe una via d’uscita ragionevole. Altrimenti non restano che le elezioni».
E voi terzopolisti siete pronti alle urne?
«Prontissimi».
Ma se ci si arriva, farete accordi elettorali con il Pd?
«Se si va al voto, ci saranno stavolta tre aree e tre scelte possibili per gli elettori: destra, centro e sinistra. Eventuali intese si vedranno al momento opportuno. Ieri Veltroni ha parlato con grande equilibrio e serietà e ha bocciato ancora una volta l’idea di una sinistra che sceglie di imbarcare tutto e il contrario di tutto. Bersani sa come la penso. Un dialogo proficuo richiede scelte chiare dal Pd».
Marcello Sorge
(da “La Stampa“)
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