Aprile 7th, 2012 Riccardo Fucile
LETAMAIO PADANO: MESSI A CARICO DEL PARTITO LA LAUREA DI RENZO A LONDRA, LA VISITA CARDIOLOGICA DI ROSY MAURO, LA LAUREA IN SVIZZERA DEL SUO FIDANZATO, LA RISTRUTTURAZIONE DELLA VILLA DI GEMONIO, VACANZE E SPESE FOLLI
“Io avvisai Bossi delle irregolarità di Belsito”. E’ la frase pronunciata dalla segretaria del
leader della Lega Nord, Daniela Cantamessa, durante l’interrogatorio di mercoledì scorso, condotto a Milano dai magistrati di Napoli Henry John Woodcock e Francesco Curcio.
Sia dalla testimonianza della Cantamessa sia da quella dirigente dell’ufficio amministrativo del partito — e responsabile dell’ufficio gadget — Nadia Dagrada emergono (di nuovo) le spese dei familiari del Senatur, le anomalie di bilancio, il ruolo della vicepresidente del Senato Rosy Mauro (“Non si staccava mai da Bossi”, “Fu pagata la laurea del compagno”), il rischio che l’ex ministro Roberto Castelli mettesse gli occhi sui bilanci del Carroccio. Circostanze che molti all’interno della segreteria del partito — come sottolineano gli investigatori — sapevano.
“In segreteria sapevano”.
Nelle carte delle indagini viene evidenziato che all’interno della Lega, dopo la scoperta delle operazioni con i fondi esteri in Tanzania, Cipro e Norvegia, erano sorte diatribe interne relative alla possibilità di defenestrare Belsito.
E proprio in questa fase, “dove si palesavano le sue dimissioni, è emerso un quadro di complicità — si legge negli atti — tra Belsito e Dagrada, responsabile contabile del movimento, e di altri soggetti della segreteria.
“Soldi in nero al partito”.
Da una parte la Dagrada ha confermato quanto già emerso dalle telefonate intercettate: “Se sono entrati nelle casse della Lega Nord soldi in contante ‘in nero’? Sì — ha risposto ai pm — Mi ricordo che, alcuni anni fa, l’ex amministratore della Lega Nord, Balocchi, portò in cassa 20 milioni di lire in contante dopo essersi recato nell’ufficio di Bossi”.
Maurizio Balocchi, morto nel febbraio 2010, è stato tesoriere del Carroccio prima di Belsito.
Caccia alla registrazione.
Ora gli inquirenti stanno cercando la registrazione di un colloquio tra Belsito e Bossi nel quale il tesoriere aveva “ricordato” tutte le spese sostenute dalla famiglia.
“Il Belsito mi ha sicuramente detto di aver registrato un suo colloquio con l’onorevole Bossi — colloquio nel quale aveva “ricordato” al segretario onorevole Bossi tutte le spese sostenute nell’interesse personale della famiglia Bossi con i soldi provenienti dal finanziamento pubblico. Non so se Belsito abbia effetuato tale registrazione. Belsito mi disse di voler utilizzare tale registrazione come strumento di pressione dal momento che volevano farlo fuori”.
“Con la malattia l’inizio della fine”.
Dagrada rivela che in definitiva la situazione è precipitata “dopo la malattia del segretario federale Umberto Bossi”.
Quindi dall’ictus del 2004, anche se per la segretaria le avvisaglie sono arrivate l’anno prima.
“Dopo il 2003 — ha spiegato — c’è stato l’inizio della fine: si è cominciato con il primo errore, consistito nel fare un contratto di consulenza a Bruxelles a Riccardo Bossi, se non ricordo male da parte dell’onorevole Speroni. Dopodichè si sono cominciate a pagare, sempre con i soldi provenienti dal finanziamento pubblico, una serie di spese personali a vantaggio di Riccardo Bossi e degli altri familiari. In particolare, con i soldi della Lega venivano pagati i conti personali di Riccardo Bossi, per migliaia di euro, e degli altri familiari, come per esempio i conti dei medici sia per le cure dell’onorevole Bossi sia dei suoi figli. A tal riguardo mi risulta che Belsito paghi con i soldi della Lega tali conti”.
La guerra interna.
Emerge, dalle deposizioni, tutta la guerra che Belsito ha intenzione di scatenare nei confronti dell’ex ministro Roberto Castelli dagli atti dell’inchiesta.
Castelli, nominato a gennaio componente del comitato amministrativo che doveva revisionare i conti del Carroccio, chiede a Belsito il dettaglio dei bilanci e il tesoriere si lamenta del fatto che i Bossi non lo difendano.
La rabbia di Belsito deriva da una serie di telefonate e atti formali che Castelli ha messo in piedi per entrare nel merito dei conti della Lega.
Bonet: “La Lega voleva coprire Belsito”.
Su questo argomento si inserisce anche ciò che riferisce in un’intercettazione Stefano Bonet, l’imprenditore veneto pure lui indagato, parlando al telefono con il suo collaboratore genovese Romolo Girardelli: sulla vicenda dei fondi trasferiti in Tanzania, secondo Bonet, il Carroccio voleva “coprire” il suo tesoriere.
Nel marzo scorso, quando lo scandalo era uscito sul Secolo XIX e la Lega stava cercando di far rientrare i soldi, “Bonet — scrive in un rapporto il Noe dei carabinieri — racconta a Girardelli Romolo, collaboratore genovese, prima l’esito dell’incontro con i senatori Stiffoni e Castelli per la questione dei residui dei fondi Tanzania da restituire, circa 350 mila euro, e poi riferisce che il partito, dopo aver ricevuto gli altri soldi (4.500.000 + 850.000), restituiti da Bonet sul conto Lega di banca Aletti di Genova, vuole coprire Belsito”.
“Si giocano sulle virgole — spiega Bonet — dei rapporti, di risolvere la questione in famiglia intanto che erano interessati ad avere i soldi, adesso che c’è da chiarire il punto, difendono lui”.
“Maroni vince sul cerchio magico”.
La situazione si fa brutta in Lega dopo aver realizzato i pasticci di Belsito. Secondo il quadro delineato in una telefonata del 24 febbraio Lubiana Restaini, vicina a Roberto Castelli, già impiegata al ministero dello sviluppo e ora all’ufficio legislativo della presidenza del consiglio, riferiscea all’imprenditore Bonet — socio di Belsito nell’affaire Tanzania — che dopo la pubblicazione sui giornali degli investimenti della Lega in Tanzania e alcune indiscrezioni uscite su Dagospia riguardo “11 appartamenti intestati alla moglie di Bossi”, per “il cerchio magico non è un bel momento”: il “partito è in rivolta” e “vanno tutti con Maroni”.
La Restaini organizza incontri riservati con Castelli e Maroni affinchè riferisca loro notizie “a discredito di Belsito”.
Gli investigatori annotano che è stata Lubiana a organizzare, nel marzo 2012, una serie di contatti “anche riservati” fra Bonet e Castelli che, in qualità di componente del comitato amministrativo della Lega, vuole “carpire informazioni sull’operato di Belsito e acquisire documentazione e dossier riguardo al suo operato”.
L’interrogatorio di Daniela Cantamessa (4 aprile)
Alla Cantamessa viene fatta ascoltare in particolare una telefonata intercettata l’8 febbraio 2012: al cellulare sono la stessa segretaria particolare del Senatur e Nadia Dagrada, dirigente dell’ufficio amministrativo.
Nel corso della conversazione quest’ultima riferisce alla collega delle spese dei figli di Bossi, di Rosy Mauro e del fidanzato di quest’ultima.
Ecco cosa risponde la Cantamessa ai pm.
“ERA EVIDENTE UNA SERIE DI ANOMALIE”
Questa conversazione con la Nadia Dagrada, braccio destro del Belsito dell’amministrazione della Lega — si inserisce in un contesto di grande amarezza di noi militanti dovuta al fatto che in specie con la gestione del Belsito ci risultava evidente una serie di anomalie anche segnalate dai mezzi di informazione.
Premesso che io non mi occupavo in alcun modo delle questioni economiche relative al partito e a Bossi — a vostra domanda vi dico che non ho mai preso assegni o ritirato denaro per Bossi che noi chiamiamo il capo – tuttavia la stessa Dagrada, ma non solo lei anche se era la più attendibile vista la sua vicinanza al Belsito, mi confidava che era molto delusa dell’amministrazione “opaca” delle risorse finanziarie del partito. Io stessa vedevo che il Belsito aveva intrecciato un rapporto assai stretto con i familiari di Umberto Bossi.
“ROSY MAURO NON SI STACCAVA MAI DA BOSSI”
Nel cerchio dei familiari di Bossi bisogna inserire anche Rosy Mauro che di fatto dopo la malattia del capo si era “installata” in una abitazione attigua a quella di Bossi dal quale non si staccava praticamente mai.
Secondo la Dagrada il Belsito finanziava i predetti soggetti con modalità non chiara e quindi ci chiedevamo se il Belsito messo alle strette da Castelli dallo stesso Bossi — che gli volevano contestare la vicenda della Tanzania e degli investimenti esteri — non si sarebbe difeso contestando a Rosy Mauro e allo stesso Bossi il fatto che a fronte di questi irregolari investimento all’estero di cui il partito non ne sapeva nulla lui poteva a sua volta contestare al partito tutte queste spese riferitemi dalla Dagrada.
Fra queste indubbiamente rientra, per esempio la vicenda dell’Audi A6 acquistata per Renzo Bossi e sulla quale io stessa ho visto Renzo Bossi usarla.
Più in generale, come ho anche detto ieri il Belsito affrontava spese personali dei familiari di Bossi con i soldi del partito e quindi nella conversazione ipotizzavamo che questa poteva essere un arma di ricatto del Belsito.
“AVEVO AVVISATO BOSSI DELLE IRREGOLARITA’”
Quando nel corso della conversazione dico che “il capo continua imperterrito con quello che gli ho detto” mi riferivo al fatto che io stessa avevo avvisato Bossi delle irregolarità del Belsito, o meglio della sua superficialità ed incompetenza e del fatto che la Rosy Mauro era un pericolo sia politicamente e sia per i suoi rapporti con la famiglia Bossi.
Non nominai a Bossi la moglie perchè mi sembrava indelicato.
Confermo che nel corso della conversazione la Dagrada che io torno a ripetere considero una persona fedele al movimento e alla purezza dei suoi intenti sembrava quanto meno soddisfatta, del fatto che avesse suggerito a Belsito di fotocopiarsi tutta la documentazione compromettente in modo che rimanesse la prova della malversazioni effettuate e che chi non era stato fedele al partito ne pagasse le conseguenze, e prima fra tutti la Rosy Mauro. A vostra domanda vi dico che la Dagrada non mi ha mai riferito dell’esistenza di una registrazione inerente ad un colloquio tra il Belsito e Umberto Bossi.
L’interrogatorio di Nadia Dagrada (3 aprile)
Il giorno precedente Woodcock e il collega di Milano Paolo Filippini avevano ascoltato la dirigente amministrativa del partito e responsabile dell’ufficio gadget Nadia Dagrada.
La funzionaria spiega ai pm che di fatto svolge la funzione di principale collaboratrice di Belsito.
Ecco il verbale di interrogatorio.
SOLDI PUBBLICI USATI PER FINI CHE NON C’ENTRANO CON LA LEGA
Effettivamente vi sono una serie di spese e somme danaro provenienti dai finanziamenti pubblici erogati dallo Stato al partito della Lega Nord che non hanno nulla a che vedere con le finalità e l’attività del partito politico della Lega; di tali fatti e di tali vicende ho parlato più volte con il Belsito, facendo commenti anche critici.
Faccio degli esempi: mi risulta, per esempio, che con i soldi pubblici sia stata comprata l’auto Audi A6 acquistata a Renzo Bossi (figlio del segretario federale on. Umberto Bossi) e poi passata a Belsito; ancora sono stati usati soldi pubblici per pagare i conti dei medici, anche per cure ricevute da membri della famiglia Bossi; ancora il Belsito mi ha riferito di aver pagato con i soldi della Lega Nord provenienti dal finanziamento pubblico cartelle esattoriali e conti vari di Riccardo Bossi (figlio del segretario federale on. Umberto Bossi).
“E’ STATO UTILIZZATO DENARO PUBBLICO PER LE SPESE DI FAMIGLIA”
Effettivamente e con dolore dico che sono stati utilizzati soldi del finanziamento pubblico destinati al partita della Lega Nord per pagare conti e per effettuare pagamenti personali in particolare della famiglia Bossi.
Posso dire che la situazione è precipitata dopo la malattia del segretario federale, on. Umberto Bossi, nell’anno 2003.
Dopo il 2003 c’è stato “l’inizio della fine”: si è cominciato con il primo errore consistito nel fare un contratto di consulenza a Bruxelles a Riccardo Bossi, se non ricordo male da parte dell’onorevole Speroni; dopodichè si sono cominciate a pagare, sempre con i soldi provenienti dal finanziamento pubblico, una serie di spese personali a vantaggio di Riccardo Bossi e degli altri familiari dell’onorevole Bossi; in particolare con i soldi della Lega venivano pagati i conti personali di Riccardo Bossi per migliaia di euro e degli altri familiari, come per esempio i conti dei medici sia per le cure dell’onorevole Bossi sia dei suoi figli; a tal riguardo mi risulta che il Belsito paghi con i soldi della Lega tali conti.
“SOLDI PER LA VISITA CARDIOLOGICA DI ROSI MAURO”
A proposito di Rosi Mauro, mi risulta — per avermelo detto sempre il Belsito — che anche a favore della predetta parlamentare (Rosi Mauro) siano state erogate somme e la fatture relativa ad una visita cardiologica effettuata dalla Rosi Muro — per un ammontare di alcune centinaia di euro — pagata con i soldi della Lega; ripeto, il Belsito mi ha raccontato e rappresentato di altre somme della Lega di cui la Rosi Mauro sui sarebbe appropriata, di cui, tuttavia, io non ho visto le carte.
Poi per quanto attiene l’amante di Rosy Mauro, Belsito mi ha riferito che Pier Giuramosca, poliziotto, attualmente suo segretario particolare, è stato da lei aiutato ad ottenere un mutuo agevolato e gli sono stati pagati soldi per conseguire un titolo di studio.
Il poliziotto è attualmente in aspettativa ed ha un contratto con la vicepresidenza del Senato, dove la Rosy è vicepresidente dello stesso organo. Tornando su Bossi Riccardo, so che Belsito ha pagato alcune fatture per gli avvocati difensori di Riccardo, perchè aveva un assegno protestato di circa 12.000,00 euro.
“BELSITO NON ERA SIMPATICO ALLA LEGA”
Belsito non è mai stato nelle simpatie della Lega perchè si diceva che aveva circuito una persona incapace a Genova a cui aveva preso dei soldi.
Ho saputo dell’esistenza di Bonet dopo gli articoli stampa del gennaio 2012 sull’operazione “Tanzania”.
Da questo momento in poi, Belsito mi ha parlato che era collegato al Bonet con cui era socio in affari in uno studio tributario di Genova.
LE VISITE MEDICHE DEL SENATUR
Per quanto attiene il ricovero di Umberto Bossi nel 2003 le spese per la Ildebrand di Varese sono state anticipate dalla Lega e poi l’amministratore Balocchi successivamente se li è fatti rendere da Bossi, credo per circa 100.000,00 euro.
Quando poi Balocchi ha problemi di salute è stato affiancato del ruolo di amministratore da Belsito. Per quanto ritiene le spese, circa un migliaio di euro dal Cardiocentroticino di Lugano, nel 2010-2011 sono state pagate dalla Lega e non mi risulta siano stati pagati dai Bossi.
Al riguardo non ho ancora un riscontro ufficiale.
IL TERRAZZO DELLA VILLA DI GEMONIO
Per quanto riguarda i lavori di ristrutturazione edilizia del terrazzo dell’abitazione di Gemonio di Bossi, so che nel 2010 sono stati pagati 25.000,00 con bonifico bancario della Lega.
E che ci sono da pagare ancora 60.000,00 euro e so che la ditta voleva fare causa per il mancato pagamento.
SPESE, CONTI E FATTURE
Voglio precisare che Belsito ogni volta che ci chiedeva di pagare una spesa della famiglia di Umberto Bossi o anche altre spese non riconducibili direttamente all’attività del partito, diceva alla Tiziana Vivian, l’altra segretaria di Roma della Lega, di pagare con bonifici o altre firme senza avere la fattura di riferimento.
Io non ho la possibilità di fare materialmente i pagamenti in quanto non ho la firma sui conti corrente nè quello online di Genova e di Roma.
Dal gennaio 2011 ho avuto accesso alle fatture regolari pagate da Milano per le manifestazione e spese riconducibili alla Lega Nord.
Per i pagamenti fatti dal conto corrente genovese della banca Aletti, Belsito operava in autonomia e non aveva una segretaria operativa.
Per quanto riguardo il conto corrente della Lega presso il Banco di Napoli della Camera dei deputati di Roma anche in questo caso Belsito era l’unico ad operare sul conto. Mentre la Vivian portava materialmente, gli ordini di bonifico e gli assegni alla banca.
GLI AMICI DI ROSY E DEL SINPA
Per quanto attiene agli assegni circolari di tale Delmirino Ovieni, posso dire che sono stati fatti i pagamenti da parte di Belsito riconducibile alla Rosy Mauro. Quando ho visto gli estratti conto del 2011, del Banco di Napoli di Roma, su detti assegni, di circa 48.000,00 ho chiesto spiegazioni a Belsito, in quanto i pagamenti apparivano privi di causa, e lui non mi ha volutamente risposto.
Ho chiesto a Belsito chi fosse il beneficiario Delmirino Ovieni, ma anche a questa domanda, non mi ha dato risposto, al che ho fatto una ricerca su google, per capire chi fosse, ed ho visto che c’era un rapporto pregresso tra Ovieni e la Rosy Mauro.
LAUREE IN SVIZZERA DA 120MILA EURO
Voglio precisare che noi in generale, diamo dei contributi ai vari organi e/o enti di partito, ma al tempo di Balocchi queste somme non venivano dati tutti questi soldi al SinPa (Sindacato Padano).
Nel 2011 sono stati versati circa 60.000,00 al Sinpa. Belsito mi ha poi riferito che sono stati dati altri soldi in contanti al Moscagiuro Pier, compagno della Rosy Mauro, affinchè pagasse le rate per le spese della scuola privata e conseguire il diploma e poi la laurea, credo “ottenuti” entrambi in Svizzera. Inoltre Belsito mi ha detto anche di aver pagato le rate per il diploma e poi la laurea della stessa Rosy Mauro, pagando con i soldi della Lega.
Per quanto riferitomi da Belsito i titoli di studio menzionati sono costati circa 120.000,00 euro prelevati dalla cassa della Lega. Credo che i titoli sono stati conseguiti in Svizzera.
LA LAUREA DI RENZO A LONDRA: 130MILA EURO
Inoltre anche Renzo Bossi dal 2010 sta “prendendo” una laurea ad un’università privata di Londra e so che ogni tanto ci va a frequentare e chiaramente le spese sono tutte a carico della Lega, ed anche qui credo che il costo sia sui 130.000,00.
A questo punto i pm fanno ascoltare alla Dagrada l’audio un’intercettazione del 29 gennaio.
I PAGAMENTI PER LA DIPENDENTE DEL PARTITO
Per quanto riguarda Helga Giordano ed il suo ragazzo Giordani Paolo, posso dire che 2 anni fa circa mi trovavo in Umbria e ricevetti una telefonata da parte dell’ex marito di Helga che mi chiese i rapporti della Lega con il Legnano Calcio perchè era stato pubblicato sui giornali qualcosa riferito all’assessore al bilancio di Sedriano (Milano), allora Helga Giordano e Paolo Alberto Scrabole, che cercavano di reperire finanziamenti per acquistare il Legnano Calcio unitamente al Giordani Paolo.
Io dissi che la Lega non era interessata a questa cosa.
A fine gennaio inizi di febbraio, telefonarono a via Bellerio 41 per avere un appuntamento con Bossi e precisarono che si tratta di un grave comportamento di una persona che lavorava in via Bellerio.
Anzi preciso che mi chiamò la mia collega Daniela Cantamessa, e mi disse che aveva ricevuto da poco una telefonata da parte di Nella Corrado, figliastra di Silvana Quarantotto ed amica di Helga Giordano che voleva conferire col segretario per un comportamento scorretto di una dipendente della Lega, per l’appunto la Helga Giordano.
La Daniela, la stessa sera, fissa l’appuntamento con queste persone che vengono ricevute in via Bellerio.
La questione da questi sollevata, riguardava una richiesta-truffa di 30.000,00 euro fatta da Helga ed il suo compagno Giordani Paolo per una pratica di finanziamento di 1.000.000,00 di euro, considerato che la Quarantotto Silvana era in difficoltà finanziarie con la sua società , presentandosi come la segretaria di Bossi e millantando vicinanze con lui.
Al chè noi comprendendo la difficoltà di tale situazione chiedemmo a Belsito di far analizzare la pratica da un punto di vista della solvibilità della società Corrado sas di Milano.
Cosa che Belsito fece.
Difatti dopo qualche giorno Belsito gli consegnò personalmente a Silvana Quarantotto un assegno di 140.000,00 circa per andare incontro alle ulteriori esigenze finanziarie, senza indicare contabilmente la causale.
Dopo qualche giorno la Quarantotto, nonostante il contributo, non trovando la soluzione al problema ci richiese altre somme perchè le banche non le finanziano più la sua azienda.
Al chè Belsito visto che non si trovava la soluzione mi informò di aver trovato una soluzione e cioè di fare un compromesso fittizio per l’acquisto del capannone di proprietà della Corrado, in modo giustificare contabilmente il prelievo dalla casse della Lega di altre 130.000,00 circa, richiamando nel compromesso anche le altre 145.000,00 circa già datele con l’assegno.
Tale atto giustifica così i due contributi in modo tale che eventualmente si poteva acquistare il capannone se le Quarantotto non restituiva le somme. Inoltre, proprio stamane sapevo che Belsito avrebbe consegnato alla Quarantotto un altro assegno di 40.000,00 euro consegnandolo il titolo di credito a Genova penso al “solito bar”, così come riferitomi da Belsito.
I magistrati fanno poi ascoltare alla Dagrada una telefonata tra lei e Belsito, nella quale si sente questo scambio.
(Nadia) “Però tu al capo (Bossi) precisi la cosa del discorso soldi, che Castelli vuole andare a vedere la “cassa” e quelli che sono i problemi, perchè comunque tu non è che puoi nascondere quelli che sono i “costi della famiglia”, cioè da qualche parte vengono fuori.
(Belsito) : Sì
(N) : Anche perchè o lui (ndv Umberto Bossi) ti passa come c’era una volta, tutto in nero, o altrimenti come cazzo fai tu. Mentre invece il discorso, chiedi con la presenza di lui, se è meglio Alessandri o Gibelli (che dovrebbero sostituire Castelli)
“CASTELLI VOLEVA VEDERE I CONTI”
Posso dire che sapevo che anni fa sapevo che c’era il “nero” che finanziava il partito, ma io ho assistito ad un solo episodio di 20.000 milioni di lire portati da Balocchi e prelevati dall’Ufficio di Bossi.
Difatti, in questo passo della telefonata voglio precisare che Castelli stava insistendo, anche con me, per vedere i conti del partito e quindi io consiglio a Belsito di riferire al “capo” Umberto Bossi , vista la consistenza delle spese sostenute per la famiglia Bossi — che sono quelle in parte già dette prima — di non permettere a Castelli di fare questi controlli e che quindi per poter continuare a pagare le spese della famiglia, bisognava fare ricorso al “nero”, cioè ad incassare liquidità senza registrazione contabile alcuna, così come ha fatto in passato Balocchi quando è andato nell’Ufficio di Bossi ed è uscito subito dopo con delle mazzette di soldi per 20.000 milioni di lire.
Balocchi uscì dall’Ufficio di Bossi e venne nell’ufficio da me mi consegnò i 20.000 milioni di lire dicendomi di non registrarli e di metterli in cassaforte che poi ci avrebbe pensato lui.
Ribadisco che sapevo che circolava del “nero” nella Lega, ma io ho visto personalmente solo questa operazione.
“LA VACANZA A BOSSI E FAMIGLIA A SPESE DEL PARTITO”
Voglio precisare che Belsito ha pagato al segretario Bossi ed alla sua famiglia, con i soldi della Lega, provenienti dai contributi pubblici, un soggiorno estivo nel 2011 ad Alassio (Genova).
E che è stato regolarmente pagato dalla Lega, ma non è stato fatto dai Bossi perchè proprio il segretario ebbe un infortunio al braccio qualche giorno prima.
“BELSITO NON HA UNA GESTIONE TRASPARENTE”
Devo precisare che da quando è iniziata la gestione Belsito le cose sono mutate rispetto alla precedente gestione Balocchi.
Le cose sono mutate, nel senso che lo stesso Belsito non aveva e non ha una gestione trasparente delle spese che vengono caricate sulla Lega, cioè lui ci diceva di effettuare pagamenti senza che io e le mie colleghe dell’amministrazione vedessimo le fatture o comunque i documenti giustificativi.
Della questione ho parlato spesso con Tiziana Vivian e l’ho persino contestato allo stesso Belsito, tant’è che ebbi con lui in una prima fase un momento di attrito, legato proprio a questa gestione opaca delle risorse delle Lega, abituata invece da Balocchi a riscontrare documentalmente le uscite risultanti dagli estratti conti.
Ricordo anche che ho accennato a Castelli le mie perplessità sul modo di gestire il denaro da parte di Belsito e su come si comportava in modo disinvolto sulla gestione dei fondi.
Alle mie perplessità ricordo che Castelli disse che avrebbe fatto in modo di verificare quanto io gli avevo riferito, manifestando anche le stesse mie preoccupazioni.
Sicuramente non so specificare i prelevamenti straordinari per contanti fatti da Belsito, autonomamente, mentre posso dire che per la nostra gestione preleviamo circa almeno 40-60.000,00 euro al mese dalla Banca Popolare di Lodi per le spese di gestione ordinaria del partito.
“BILANCIO SENZA DOCUMENTAZIONE”
Quando c’era Balocchi io avevo accesso a tutti i dati tant’è che per il bilancio del 2010, io dissi al Belsito — poichè non avevo la disponibilità della documentazione che giustificava le spese caricate sui conti del banco di Napoli e della Banca Aletti — che avevo difficoltà a redigere il bilancio poichè non avevo una visione chiara delle cose.
Tuttavia, la mancata redazione dei bilanci nei termini di legge avrebbe impedito alla Lega Nord di incassare i contributi o i rimborsi elettorali erogati dalla Camera dei Deputati, anche se la documentazione non era completa e non avevo tutte le pezze giustificative, decisi comunque di procedere alla stesura del bilancio consapevole del fatto che responsabilità non era mia, ma di Belsito che era ben consapevole di queste criticità di cui si assumeva la piena responsabilità .
A seguito della presentazione del bilancio 2010, la Lega incassò circa 18.000.000,00 di euro per il 2011.
CON BELSITO SPESE ALLE STELLE
Voglio evidenziare anche che da quando Belsito è amministratore della Lega sono anche mutate le tipologie di spese che permetteva che il partito sostenesse; mi spiegò Belsito che ha fatto comprare una Smart per Renzo Bossi che è intestata alla Lega e che ad oggi, dopo essere stata usata da Renzo per qualche mese è rientrata nella nostra disponibilità ; analoga cosa è successa per il BMW X5 in uso a Riccardo Bossi a cui abbiamo pagato il riscatto del Leasing perchè non era in grado di affrontarne gli oneri, pari a euro 12 o 21.000,00 euro. Inoltre io che svolgo attività di contabile dal 1998, ho immediatamente notato che con la gestione Belsito c’è stato un incremento sostanziale delle spese che gravano sulle casse del partito.
LA SCUOLA DELLA MOGLIE
Per quanto attiene la signora Manuela Marrone, consorte di Bossi, sono a conoscenza del fatto che sono stati versati dal conto corrente della Lega del Banco di Napoli di Roma, “contributi diversi” almeno 80-100.000,00 euro per sostenere la “scuola Bosina” di Varese, dove penso che la signora Marrone riveste il ruolo di preside.
Mi risulta che ulteriori versamenti per un ammontare di 800.000,00 euro sono stati erogati a favore della stesso istituto scolastico dal conto dei fondi della cosiddetta legge Mancia.
Ho appreso nel merito anche chiedendolo a Belsito a chi fossero stati formalmente destinati detti soldi e che lui non lo sapeva.
Al chè io l’ho invitato ad informarsi quali erano gli obblighi di legge della Legge Mancia.
Ho appreso circa un mese fa da Belsito, che nel 2010-2011 gli era stato chiesto da Marrone Manuela di accantonare, per cassa, una cifra per il sostegno della scuola Bosina, pari a circa 900.000,00 o 1 milione di euro per esigenze della scuola bosina.
Poichè lui si mostrava disponibile ad accettare questa richiesta, io gli manifestai il mio disappunto e la mia netta contrarietà perchè ritenevo e ritengo che l’accantonamento deve essere trasparente e dette operazioni devono essere regolarmente iscritto nel bilancio e che non c’era motivo di farlo in maniera nascosta come chiedeva la Marrone al Belsito.
“IL DIPLOMA DEL FIDANZATO DELLA MAURO”
Chiarendo nel merito con Belsito che questa richiesta aveva una doppia valenza, una per Belsito di avere sempre più una forte ascesa nei confronti dei Bossi e l’altra la spregiudicatezza della Marrone nel richiedere la complicità del Belsito per attingere ai fondi del partito.
Questa condotta è analoga a quelle tenute da Belsito a sostegno delle richieste dei figli di Bossi e per la Rosy Mauro che lui voleva tenere nascoste nel bilancio.
Ed io non volevo che i fondi pubblici del partito venissero utilizzate per le esigenze personali e non per i fini delle attività di partito.
Pertanto lo consigliavo di fare dei bonifici tracciabili sui versamenti a favore della ”scuola bosina”, fatti sempre dal Banco di Napoli della Lega di Roma, evitando al contrario i pagamenti a favore di persone e non per gli interessi del partito. In questa categoria rientrano ad esempio alcuni costi tra i quali: il diploma e la laurea (forse in corso) di Moscagiuro Pier, compagno e segretario particolare della Rosy Mauro; il diploma e laurea (forse in corso) per la Rosy Mauro per complessivi 130.000,00; spese per acquisto e noleggio di autovetture; spese di soggiorno per vacanze; spese per la telefonia; comodato d’uso a titolo gratuito dell’associazione umanitaria Padana; prelievo bancario dal Banco di Napoli di 29.150,00 franchi svizzeri a favore di Rosy Mauro.
“ERO CONTRO CASTELLI: TEMEVO PER IL PARTITO”
Io ero preoccupata e mi contrapponevo all’accesso ai conti della Lega da parte di Castelli, poichè ritenevo che attraverso lui, Rosy Mauro avrebbe potuto utilizzare la conoscenza dei fatti sopradetti contro gli interessi del mio segretario e contro gli interessi del mio “movimento”.
Per questi motivi ho spinto Belsito a rappresentare in colloquio riservato a tu per tu con Bossi l’esistenza di questi fatti e di questo pericolo.
“TANZANIA, BELSITO FALSIFICO’ IL VERBALE”
Con l’operazione Tanzania emersa a gennaio sui media, ho scoperto poi successivamente che Belsito per poter effettuare il prelievo dei 5.700.000,00 dalla Banca Aletti di Genova e fare l’investimento con Bonet, ha utilizzato un verbale del consiglio federale della Lega — che stabiliva, ed è tutt’ora vigente, il limite di possibilità di spesa ad euro 150.000,00 con firma singola, mentre superiore a questa cifra è previsto l’avvallo del comitato amministrativo e cioè di Castelli e Stiffoni cancellando la parte in cui era riportato il limite di spesa. Verbale consegnato poi alla banca.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile
FINITA L’ERA DEI FONDATORI DEI PARTITI PERSONALI E DEL CULTO DEL CAPO, DEI FINTI CONGRESSI E DELLE ACCLAMAZIONI…PER ENTRAMBI NON SI E’ TRATTATO DI DIMISSIONI, MA DI RESA, NON LASCIANO DA VINCITORI MA DA SCONFITTI
Non è un caso che l’addio di Umberto Bossi sia arrivato appena cinque mesi dopo quello di Silvio Berlusconi.
Per quanto diversi per censo e perfino per tratti antropologici, i due erano legati fra loro assai più di quanto non siano legati due semplici alleati politici. La loro avventura era evidentemente destinata ad avere un inizio e una fine comuni, e come certi vedovi inconsolabili, l’uno non poteva sopravvivere alla fine dell’altro.
Così in soli cinque mesi la loro uscita di scena cambia di colpo, e probabilmente per sempre, il profilo della destra italiana e l’intero scenario politico nazionale.
Finisce un’era: quella dei «fondatori», dei partiti personali, del leaderismo e del culto del capo, dei finti congressi e delle acclamazioni.
Finisce anche, si spera, la stagione delle forti contrapposizioni e delle chiamate alle armi.
Pure nell’addio i due vecchi capipopolo risultano così simili da apparire inseparabili.
Per tutti e due, non s’è trattato di dimissioni: s’è trattato di una resa.
Non lasciano perchè ritengono sia giunta l’era del buen retiro, ma perchè travolti dagli avvenimenti.
Non lasciano da vincitori, ma da sconfitti.
Eppure, sono sconfitti cui va riconosciuto l’onore delle armi.
Se è vero infatti che sarà la storia a separare per entrambi il grano dal loglio, già oggi si può dire che sia Berlusconi sia Bossi sembrano migliori da vinti che da vincitori.
Uomo destinato (e non solo per colpa sua) a dividere, Berlusconi ha lasciato unendo: se oggi l’Italia tenta faticosamente di uscire dalla crisi con un governo di solidarietà nazionale, è anche perchè il Cavaliere ha saputo, all’ultimo, tenere a freno i suoi falchi.
Magari l’avrà fatto anche per interesse personale, ma l’ha fatto.
Allo stesso modo, Bossi mostra più nobiltà nel lasciare di quanta ne abbia mostrata restando – non si sa quanto consapevolmente – attaccato a un trono che era diventato la vacca da mungere da parte di una losca compagnia di giro.
La vicenda umana di Bossi è segnata, come molte, da quelle leggi implacabili che si chiamano del contrappasso e dell’eterogenesi dei fini.
Lui che tante volte ha urlato di voler usare come carta igienica la bandiera italiana, è stato di fatto il porta vessillo della versione più meschina della bandiera italiana: quella che, come diceva Longanesi, al centro ha la scritta «ho famiglia».
Lui che organizzò due finte feste di laurea, e che fece credere alla sua prima moglie di essere medico, cade per essersi scelto un tesoriere che comprava lauree e diplomi; e per dare un futuro a un figlio che qualcuno gli faceva credere già quasi laureato.
Miserie, fragilità , debolezze.
Da guardare però con misericordia nel giorno in cui il misero, il fragile e il debole cade.
Per quante responsabilità possa avere avuto, suscita pietà il vecchio capo che con orgoglio parla a un collega del figlio che – crede lui – ha fatto da interprete a Berlusconi e Hillary Clinton; e che poi apprende con sgomento che il libretto universitario del suo erede non ha dei trenta ma degli spazi bianchi.
Proprio perchè noi non ci vergogniamo a essere italiani nel bene e nel male, non ci accodiamo a chi infierisce su un padre che va in crisi per un figlio.
Così è strana la vita: il politico del «celodurismo» cade per essere stato troppo debole in famiglia; e l’uomo che dal niente aveva messo in piedi un impero, cade per mano di mediocri cortigiani.
Bossi «muore» politicamente meglio di quanto abbia vissuto anche e soprattutto perchè non fugge di fronte alle proprie responsabilità , anzi se ne fa carico e arriva a pronunciare parole inaudite nel mondo della politica: «Chi sbaglia paga, qualunque cognome porti».
Altre, e ben più gravi, sono le sue colpe.
Prima ancora che per i colpi della malattia e del cosiddetto cerchio magico, Bossi deve lasciare la scena per un fallimento politico.
È stato grande nel trasformare l’aria del Nord in un partito da dieci per cento. Ma altrettanto grande nello sfasciare tutto: prima mettendo in un angolo le intelligenze che avrebbe potuto arruolare (la migliore, Miglio, fu messa alla porta con la sprezzante etichetta di «una scoreggia nello spazio»), poi dissipando anni e anni di governo senza mai realizzare una sola delle riforme annunciate.
Se la Lega non gli sopravviverà , non sarà perchè non vi può essere un altro leader dopo di lui, ma per i vent’anni di promesse non mantenute.
Anche qui, sarà la storia a rispondere.
Per ora possiamo leggere gli avvenimenti solo con lo sguardo della cronaca, che ci fa immaginare per le elezioni del 2013 una destra e un quadro politico generali completamente diversi – e speriamo migliori – rispetto agli ultimi vent’anni.
Michele Brambilla
(da “La Stampa”)
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Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile
ARRIVANO LE PURGHE MARONIANE: A VARESE VOGLIONO BUTTARE A MARE IL PROFUGO CANTON, SEGRETARIO PROV. DEL CARROCCIO, REO DI AVER ORGANIZZATO LA MANIFESTAZIONE DI SOLIDARIETA’ A BOSSI IN VIA BELLERIO….L’ESPERTO IN RESPINGIMENTI SI TRAVESTE DA DURO E PURO
Ieri le dimissioni del Capo. Oggi le prime purghe. 
Le sezioni che si sono riunite in fretta dopo le notizie di via Bellerio hanno steso un documento chiaro e netto che nelle prossime ore verrà inoltrato alle segreterie nazionali e a quella federale, nel quale si chiede la testa dei traditori: “Chi ha rubato e tradito gli ideali del popolo Padano — si legge nel documento — deve essere immediatamente espulso e perseguito in tutte le sedi competenti oltre che obbligato a restituire il maltolto chiunque esso sia e qualunque cognome porti”.
Una pulizia rapida per dimostrare a sè stessi e all’opinione pubblica che la Lega non è fatta di divisioni e che punta ad un veloce riposizionamento sulla scala della credibilità .
Così le sezioni della provincia di Varese hanno chiesto la testa del segretario provinciale, Maurilio Canton, colpevole di essersi schierato contro Roberto Maroni, partecipando alla contestazione organizzata ieri dai bossiani in via Bellerio.
Nello stesso documento si torna sulla questione delle risorse, su quei soldi che sarebbero potuti servire per sostenere le spese delle sezioni che “durante tutto il periodo dell’anno organizzano iniziative, producono volantini e materiale informativo, spesso chiedendo agli iscritti sovvenzioni straordinarie per far fronte alle spese”, alla luce di ciò, vedere che chi era chiamato a gestire le risorse del movimento: “ha distratto i fondi verso finalità non compatibili con i nostri ideali, ci indigna e ci fa chiedere al nuovo amministratore l’immediata distribuzione dei fondi alle sezioni in modo che si possa proseguire nell’opera di diffusione degli ideali Padani con risorse adeguate allo scopo”.
L’umore che si respira oggi tra i leghisti è quello della festa triste.
Tra i maroniani c’è infatti la consapevolezza che la fine dell’odiato cerchio magico è vicina, ma nello stesso frangente manca la voglia di festeggiare. Per i leghisti la scelta presa del Capo è pesante da digerire: “Le sue dimissioni ci hanno colpito e lasciato affranti — ha spiegato da Varese Stefano Candiani, leghista vicinissimo a Roberto Maroni — mai avremmo voluto che succedesse tutto ciò”. Ora però il percorso è ancora lungo e si dovrà arrivare gradualmente all’individuazione e all’allontanamento di chi ha vissuto sulle spalle del movimento.
Oggi l’insofferenza della base nei confronti di queste persone si è aggravata. Fin dalle primissime ore dopo la diffusione della notizia, in tutto il nord tanti leghisti si sono incontrati nelle sezioni per discutere e affrontare il difficile momento di passaggio.
Giovedì pomeriggio nella prima e più rappresentativa sede del Carroccio, i militanti si sono riuniti in fretta e furia, attendendo notizie fresche da via Bellerio.
Il giovane segretario cittadino di Varese, Marco Pinti (maroniano), ha sintetizzato gli umori di tutti i tesserati varesini: “Prendiamo atto ancora una volta con orgoglio di avere con noi il più grande politico del dopoguerra: Umberto Bossi, che assumendosi delle responsabilità che non gli competevano, ha scelto di fare un passo di lato, diventando presidente della Lega per vegliare sul rinnovamento della Lega stessa. Un gesto ancora una volta per il bene del partito”.
In molti si chiedono che ne sarà ora della Lega: “Il futuro sta nel lavoro quotidiano che non si fermerà , poi abbiamo i congressi che delineeranno la nuova classe dirigente che dovrà determinare la linea politica — continua Pinti — chiaramente do per scontato che se qualcuno ha sbagliato pagherà . Chi ha fatto qualcosa di non leghista ancora prima di non legale sarà dimostrato che con la Lega non c’entra niente”.
Ora però il pensiero di tutti i militanti, cerchiomagisti o barbari sognanti, va soprattutto ad Umberto Bossi, il Capo di sempre, che se ne è andato da uomo ferito, riuscendo ancora una volta a cogliere tutti di sorpresa. I leghisti hanno deciso di salutarlo con un abbraccio collettivo, un evento organizzato per martedì prossimo a Bergamo, al PalaCreberg.
Matteo Salvini ha spiegato che la riunione è stata autoconvocata da tutte le città del Nord per abbracciare Bossi ma ancora non si sa se lui sarà presente. E poi, sulla situazione del partito ha puntualizzato: ”Ripartiamo da oggi. Io rimango all’abbraccio commosso fra Bossi e Maroni di ieri. L’unità del movimento è una priorità e non c’è spazio per pirla e furbi”.
Voci vengono raccolte anche nel terreno bossiano, è il caso del senatore Armando Valli, che al quotidiano La Provincia di Como dichiara tutta la propria amarezza per il passo indietro del Capo: “Per me è stata una pugnalata, buttano fango su di lui ma lui non c’entra nulla. Ci metto due mani sul fuoco, non ho il minimo dubbio”.
E poi continua: “Mi dispiace tanto, gliel’hanno fatta sporca. D’altra parte lui non poteva seguire tutto, anche per colpa della malattia. Bossi e la Lega sono una cosa sola, se lascia lui lascerò anch’io, finirò la legislatura e poi basta”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile
BRUNO MAFRICI FU NOMINATO CONSULENTE LEGALE DEL MINISTERO DI CUI BELSITO ERA SOTTOSEGRETARIO, MA ERA SOLO UN MEDIATORE D’AFFARI CON UN CURRICULUM MEDIOCRE…. LAUREATO IN GIURISPRUDENZA NON E’ MAI DIVENTATO AVVOCATO
Aveva la tessera della Presidenza del Consiglio dei Ministri in tasca, quando sono andati a perquisirgli lo studio e la casa.
Un documento che ha fatto saltare sulla sedia gli investigatori della Dia di Reggio Calabria, e che lui ha giustificato affermando di essere stato per oltre un anno (esattamente un anno e tre mesi) consulente legale del Ministero della Semplificazione normativa.
L’avvocato Bruno Mafrici, durante l’interrogatorio a cui è stato sottoposto dal Pm della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, ha detto che l’incarico gli era stato assegnato grazie all’allora sottosegretario Francesco Belsito.
Era stato il suo amico e tesoriere della Lega, negli anni del Ministro Roberto Calderoli, a chiamarlo a Roma, negli uffici di Piazza San Lorenzo in Lucina.
Una scelta, quella fatta a favore di Mafrici, che non convince gli inquirenti.
L’uomo, originario di Reggio Calabria, infatti risulta essere laureato in Giurisprudenza, ma non è abilitato alla professione.
Insomma non è neppure avvocato, nel senso pieno del termine.
Eppure da oltre sei anni lavora a Milano, allo studio legale “Mgim”, uno dei più in noti del capoluogo Lombardo, nella qualità di “Consulente legale, di diritto societario, societario e finanziario”.
Mafrici – ufficialmente consulente e mediatore d’affari, con un curriculum, dicono gli investigatori, “piuttosto mediocre” – tuttavia di strada ne ha fatta tanta se si considera che ha poco più di 35 anni ed è partito da Condofuri, paesello in provincia di Reggio Calabria.
A Milano Mafrici è entrato in uno studio prestigioso e nel giro di pochi anni ha creato una serie di società con le quali fattura tutte una serie di operazioni sia in Italia che all’estero.
Un giro d’affari e consulenze sulle quali la Procura calabrese sta indagando a partire dall’accusa di riciclaggio mossagli dalla Dda reggina.
L’inchiesta ricostruisce rapporti che aveva con Belsito, con l’imprenditore Stefano Bonet e con Romolo Girardelli, socio a sua volta del tesoriere del Carroccio.
Sul gruppo, con ruoli e funzioni diverse, c’è l’ombra di movimenti di denaro sospetti.
Che in qualche caso porterebbero al reimpiego di capitali del clan De Stefano in Lombardia, Liguria e in Francia.
(da “La Repubblica“)
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Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile
UN’ANZIANA MILITANTE L’AVEVA LASCIATA IN EREDITA’ AL PARTITO… UN’INCHIESTA DI “LIBERO” AVANZA LA TESI CHE BOSSI SI SIA TENUTO I SOLDI RICAVATI DALLA VENDITA
Certo, l’uscita di scena del vecchio guerriero padano si ingoia la cronaca; ma forse
sulle stesse dimissioni di Umberto Bossi pesa anche la vicenda inquietante denunciata da Libero.
Che fine hanno fatto quei 480mila euro ricavati dalla vendita di un appartamento milanese lasciato in eredità a “Bossi Umberto quale segretario della Lega Nord” da parte di Caterina Trufelli ottuagenaria appassionata leghista?
Avessimo ottenuto non dico un chiarimento, ma almeno un refolo di spiegazione, un brandello di scuse, finanche il solito “vaffa” condito dalla sindrome del complotto “contro l’unico movimento di popolo antipartitocratico”.
Nulla di nulla.
La notizia, pur tambureggiata via radio, tv e internet è galleggiata nell’oblio dei leghisti; i quali, ad onor del vero, in serata, con le dimissioni del Capo avevano altro a cui pensare.
Eppure la storia della Caterina Trufelli, classe ’31 di Cignogara frazione di Viadana, di terra padana che più padana non si può, merita il racconto.
L’anziana militante -che pare avesse tra i desideri più intimi l’aver le proprie ceneri cosparse nel Po- era defunta il 10 maggio 2010.
Non dopo, però, aver ottenuto il bello e ampio appartamento di sette vani al sesto piano di viale Mugello 6, zona viale Umbria che era stato al centro di una feroce disputa giudiziaria tra Caterina stessa, la sorella Annamaria Monis e la madre Iolanda per chissà diavolo quale acredine familiare.
Quell’“intero immobile” assegnatogli dal tribunale di Milano con balconcini, cantina, solaio e “rendita catastale di euro 958,03” era tutto il suo mondo.
E, non potendolo dare in lascito alla sorella Roberta scomparsa prematuramente, nè al nipote scavezzacollo con quale la donna aveva ferocemente litigato («Sono stata da lui insultata e minacciata, lo escludo totalmente dal beneficio, rinnegando la parentela se possibile»); be’, insomma, la Caterina aveva ritenuto, nella fedeltà della militanza, di redigere nuovo testamento a favore del partito nella figura di Bossi segretario, indirizzando le sue volontà all’avvocato Francesca Passerini, esecutore testamentario della signora nonchè procuratrice speciale dell’Umberto stesso. La signora Caterina lascia questo mondo il 10 maggio 2010; e lascia l’immobile a Bossi.
Il quale – senza usare avvocati e/o notaio avvezzi agli affari della Lega – accetta il lascito e lo pone in vendita.
E l’appartamento trova immediatamente un’acquirente in tale Angela Torazzi “non coniugata”, la quale lo rileva il 1 febbraio 2011.
Il prezzo concordato è di 480.000 euro, pagato con assegni non trasferibili del valore di 17.305,06, 19.126,32 , 2.741,02 e 1.445 euro, nonchè circolari di 113.568,62, 250.000 e 75.813,98 euro.
Il 25 febbraio 2011 l’Agenzia del Territorio registra contemporaneamente i due atti, l’accettazione e la compravendita.
Tale pratica, soprattutto in casi di lasciti ai partiti legalmente rappresentati dai propri segretari, è abbastanza comune.
Per dire, sia Amintore Fanfani con la vecchia Dc, sia Giorgio Almirante nell’epoca d’oro del Msi, accettavano eredità da elettori affettuosi; e le giravano immediatamente nella disponibilità del partito.
La procedura d’acquisizione e vendita richiedeva obbligatoriamente comunicazione congiunta alla Camera.
Bossi Umberto non vi ha provveduto, violando regolamenti ed etica parlamentare.
Ma il dubbio più pesante riguarda la consegna dei 480mila euro nella casse del partiti sotto forma di erogazione volontaria liberale.
Secondo fonti interne non appare ancora da nessuna parte, nonostante la scadenza dei termini di prassi (di prassi, non di legge: il bilancio ufficiale di partiti si chiuderebbe il 30 giugno, ma tempo per versare in un anno e passa ce n’era).
Dal testamento olografo della donna traspare la volontà di una fiera femmina padana: «Io sottoscritta Caterina Trufelli, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali revoco ogni mio precedente testamento e nomino erede universale l’onorevole Umberto Bossi, quale segretario della Lega Nord…».
Sarebbe doveroso sapere se ad essa sia stato dato seguito.
Francesco Specchia
(da “Libero”)
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Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile
IL SENATUR RISPOLVERA GLI ATTACCHI ALLA CAPITALE: “SIAMO SOTTO L’OCCHIO DEI MAGISTRATI CHE CI MANDANO”…”NON HO ANCORA DECISO SE RICANDIDARMI”
Umberto Bossi non sa ancora se se si ricandiderà a segretario della Lega Nord.
Il leadre del Carroccio, dimissionario da ieri dopo essere stato travolto dallo scandalo partito dall’inchiesta Belsito e nominato da ieri presidente del partito, ne ha parlato oggi con alcuni giornalisti: “Non abbiamo ancora deciso quando faremo il congresso — ha risposto a chi gli chiedeva se si ripresenterà come candidato al congresso federale — allora te lo dirò”.
Però torna subito il Bossi di sempre: la colpa è di Roma “farabutta” e dei magistrati “che ci manda”, però poi ammette che la Lega è anche sotto “l’occhio” dei militanti: “La Lega è pericolosa, perchè è sotto l’occhio non solo di Roma farabutta che ci ha dato questo tipo di magistrati — sostiene — ma anche della militanza, quindi bisogna fare le cose giuste che interessano la gente”.
Frasi che arrivano nel giorno in cui emerge che la segretaria amministrativa del partito Nadia Dagrada ha confermato ai magistrati, durante l’interrogatorio di martedì scorso, che la Lega effettivamente ha incassato soldi in nero.
Il leader della Lega, per 23 anni a capo del partito, ha lasciato la sua villa di Gemonio per raggiungere Milano dove nel pomeriggio incontrerà Roberto Maroni: “Me l’ha chiesto lui per discutere cosa dobbiamo fare”.
Nei confronti dell’ex ministro dell’Interno Bossi ha parole di comprensione: “Maroni non è Giuda e ha solo fatto una specie di corrente, i barbari sognanti, che non penso sia con me ma neppure contro di me”.
Bisogna fare “le cose giuste”, continua, per rispondere alla base leghista: “Nella Lega bisogna essere cauti con la militanza, perchè è gente che ci crede”. “Io non sono più il segretario, ma resto un sostenitore”. “Ho anche più tempo libero” ha scherzato.
Poi un consiglio al nuovo tesoriere della Lega, Stefano Stefani: “Deve rintracciare tutta una faccenda molto scura, anche l’avvento di questi che poi si scoprono legati alla mafia“.
Si tratta, ha proseguito, “degli stessi che lavorano per imprese di Stato che producono armi” per le quali servono certificati antimafia.
“Mi sa tanto di organizzato”. Infatti Bossi la vicenda giudiziaria che si è abbattuta sulla Lega Nord è “una cosa molto ambigua, è stata preparata tutta”.
”A mio parere mi sa tanto di organizzato” insiste.
Organizzato da chi? “Noi siamo nemici di Roma padrona e ladrona, anche dell’Italia, del centralismo italiano, uno Stato che non riuscirà mai a essere democratico”.
“E quindi — ha aggiunto — il nord deve prendere in seria considerazione di mandarli tutti a quel paese”.
“Non è un caso” che lo scandalo sia scoppiato proprio ora, dopo la rottura dell’alleanza tra Pdl e Lega: secondo lui c’è chi teme che la Lega “sequestri tutti i voti del nord” ed era necessario “agire prima”.
Bossi cerca anche gli strumenti per difendere nel merito in particolare suo figlio Renzo, che la segretaria amministrativa Nadia Dagrada indica come il destinatario di cifre di denaro delle casse della Lega per comprare un’auto o per ristrutturare un balcone della villa di Gemonio.
Bossi ha detto che con il figlio ha parlato: “Mi ha portato le prove che l’automobile è sua e l’ha pagata lui, di questo sono certo perchè l’ho visto coi miei occhi”.
Quanto alla residenza di Gemonio, il senatore ha replicato che “Quello della casa è falso”.
Bossi ha ricordato i lavori spiegando che “hanno sbagliato a rifare un balcone che perdeva acqua e abbiamo chiamato uno della Lega bergamasca che poi non ha mandato la fattura”.
Comunque sulla vicenda nel suo complesso Bossi ha ammesso che “ci sono molti lati oscuri”.
Tuttavia, nell’attesa dell’incontro di oggi in via Bellerio, se una parte del partito continua a fare scudo non solo su Bossi ma anche sull’intero partito, c’è chi dall’interno auspica un deciso cambio di direzione: “Andiamo alle amministrative senza grandi credenziali — dichiara il presidente della Regione Veneto e ex ministro Luca Zaia — Serve essere un palazzo di cristallo: trasparentissimo”.
In effetti per Zaia “se prenderemo una bastonata ce la siamo cercata” e quindi diventa una “scelta doppiamente fatta bene andare da soli alle prossime elezioni.
La Lega si deve mettere come un cristallo in piazza e così potrà misurarsi e farsi giudicare sulla pubblica via.
Il giudizio sull’inchiesta è duro: “Se fosse mai confermato ciò che si legge qualsiasi leghista non dovrebbe fare altro che rabbrividire ed indignarsi. E’ chiaro che bisognerà vedere l’esito di questa inchiesta”.
I familiari, aggiunge, devono restare fuori, altrimenti “facciamo come i baroni dell’università ”.
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Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile
“MANUELA VIVE IN UNA MANSARDA CON I LIBRI DI CARTOMANZIA”… “RICCARDO BOSSI HA SPESO 250.000 EURO IN DUE ANNI CON L’AMERICAN EXPRESS”
Dalla “magia nera” della moglie di Umberto Bossi alla “cattiveria” di Rosy Mauro. Dal
nomignolo “principe” per il figlio “trota” di Bossi al “tombolotto” che è l’ex tesoriere Francesco Belsito.
Che cos’era davvero la Lega? E che cos’era il “cerchio magico”?
Di sicuro non un’invenzione dei giornali.
C’è un’intercettazione che va pubblicata quasi integralmente, perchè ora che le carte giudiziarie si sono posate, ora che è possibile capire un bel po’ di più delle dimissioni improvvise di Bossi, è bene che anche i militanti conoscano meglio la leadership.
Stanno parlando Francesco Belsito e Nadia Degrada.
I due si occupano dei soldi della Lega e fanno asse, anche perchè “Viene fuori il pieno e andiamo tutti nella merda”.
Il pieno è arrivato oggi, ma Belsito era preveggente: “Oh, io ho una sensazione, quando mi prude il naso, sta arrivando una disgrazia, e ieri…”.
“Ma tu – lo interrompe Degrada, segretaria amministrativa della Lega in via Bellerio – sei mai stato a casa di lei, a Gemonio, no? Sei andato a vedere dove dorme lei? Tu lo sai che su c’è una mansarda?”.
“Parli della moglie (Manuela Marrone) o dell’altra?”, chiede Belsito.
L'”altra” è Rosi Mauro, soprannominata “la nera”.
Della moglie, ma “tombolotto” era rimasto al piano terra, in cucina, e la sua amica gli rivela: “Se tu vai sopra alla mansarda, c’è una brandina, ma non sto scherzando, ci sono le foto. C’è una brandina di quelle che sembrano per bambini, un comodino ed una lampada. Per terra, piena piena, che prende tutta la stanza, libri di magia nera. Cartomanzia. Astrologia. Tutti eh!… Ma ce ne saranno almeno un centinaio, tutti per terra, non su una scrivania. Niente, lei vive lì, quando è in casa è lì, con quei libri”.
“E che cazzo fa? Eh allora non ho via d’uscita, non so nè cartomante nè mago”, ride sconsolato Belsito.
E più tardi, in un’altra telefonata, dirà : “È che sono un deficiente, che mi sono preso a banconate la scuola (Bosina), capisci tutti i soldi a quella grande p… della moglie (di Bossi), che stupido che sono”.
Le carte parlano di soldi in Tanzania, affari, imbrogli, terrazzi, spese del dentista, spunta il consiglio “Tieniti le copie, metti gli originali dove non li possa rintracciare nessuno”.
Parlano persino di bar di lusso che forse sono acquistati attraverso prestanome di Bossi in piena San Babila, grazie ai soldi dei rimborsi elettorali dello Stato.
I soldi intascati, nell’era Tangentopoli, al bar Donney sono antiquariato, anche i vecchi conti della clinica svizzera non tornano: “… visto che da pagare gli hai dato tutto te ed è arrivato persino indietro l’insoluto, se ti ricordi”
Se il “cerchio magico” non è materia per i magistrati, diventa materia per i magistrati il potenziale clima di ricatto costante che circonda il fondatore della Lega.
Perchè Nadia Dagrada, quando parla con Belsito, non usa mezzi termini: “Diglielo anche a Roberto (Calderoli), vedrai la soluzione da far capire al capo (Bossi). Guarda che tu (Bossi) non hai la possibilità di rimediare a tutto quello che è stato dato a tua moglie, sia per lei sia per la scuola e sia per i tuoi figli, perchè sono troppi, troppi soldi. E c’è tutto il restante e se ci mettono le mani Castelli (Roberto, ex ministro) e Stiffoni (Piergiorgio, senatore) di turno, tu non puoi più garantire che le cose restino segrete”.
Se Roberto Maroni è “il barbaro sognante”, e su di lui c’è poco da sparlare, Castelli, bocciato alle elezioni, è l’altro nemico: “È lui il cerchio magico, lui non è più il capo della Lega, è il capo del “cerchio magico””.
Anche Castelli, però, dove può andare? “Castelli lavora tutto alle spalle, quando ha pagato di sua moglie dei cazzi e dei mazzi, io ho tutto scritto, eh”, dice Belsito.
E si svela un cerchio magico sempre più impaurito, con Renzo Bossi che traffica intorno “alla storia della casa” ristrutturata a Gemonio.
L’ansia di essere beccati era tanta che “sono venuti a prendere, Renzo e la fidanzata (Silvia), tutti i faldoni da via Bellerio, e li hanno portati tutti via”, confida la dirigente amministrativa al tesoriere.
“Adesso hanno parecchia caga (…) E visto che comunque lei (Manuela Marrone) di ascendente ce ne ha, devi dire che Castelli c’è da tenerlo d’occhio”.
La Lega, che si raccontava barbara, dura e pura, vista dall’interno, grazie anche alle intercettazioni telefoniche che i “padani” volevano abolire d’accordo con Silvio Berlusconi, non è che si affloscia soltanto nell’identità , come un qualsiasi partito della prima Repubblica.
Appare come un nido di vipere, si usano espressioni come “sfacelo”, “merda umana”, “è una cogliona integrale”, “fargli prendere paura”.
Rosi Mauro, oltre ad essere coinvolta gravemente nei flussi di denaro, riceve descrizioni da romanzo: “Lei ha un odio viscerale nei confronti delle persone, ma è sempre stata così, solo che adesso secondo me gli è andato alla testa il potere, sta perdendo il lume della ragione”.
La sfottono pure sui “diecimila telefonini in borsetta”.
La sua colpa? “Una puttana, sta rovinando il Capo, lo sta mettendo contro tutti”. Invece dovrebbe capire che “salta il capo, sei morta anche tu”.
Il rombo della “disgrazia” è sempre più percepibile, l’unica via d’uscita sarebbe che Belsito parlasse direttamente con Bossi.
Ma non di nomine e cariche politiche: “Gli dici: ‘Guarda capo, è meglio che sia ben chiaro, se queste persone mettano mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie dei tuoi figli, le tue, a questo punto salta la Lega’.Proprio così eh, papale papale glielo devi dire”.
E se gli altri confidano nel suo silenzio, Belsito ha un’arma, quella che negli anni Novanta fu definita “la politica del ricatto”: “Tu gli dici: “Ragazzi, forse non avete capito che se io parlo, voi finite in manette, o con i forconi appesi…”.
Domani inizia a parlarne con Roberto, (Calderoli)”. Perchè, alla fin fine, “ma a chi volete cagare il cazzo?”.
Il fiume carsico dei soldi alla “famiglia” rivela a ogni emersione un dettaglio che sconcerta: “Gli tiri fuori perfino le spese del dentista di Sirio”.
Oppure le “bollette del telefono di Renzo Bossi”, e nel taccuino c’è “l’ultima macchina del “principe”, 50 mila”. “Tanto ce l’hai la fattura, no?”, chiede Dagrada. “E certo!, esclama Belsito.
E questo “è certo!” risuona sinistro e più volte, con Riccardo Bossi, figlio del primo matrimonio, nullafacente, che sembra aver utilizzato “250 mila euro solo nel 2010 e 2011” con American express non pagata da lui.
E questo portafoglio invita a scherzare sul figlio più piccolo, che ancora non ha la patente: “A Eridanio bisogna procurargli un go kart”.
Risate o non risate, il concetto è semplice: se questa è “una patata troppo bollente, con la storia della famiglia”, se Bossi immaginasse di liquidare il tesoriere-faccendiere per salvare la sua faccia, e il suo partito, il “tombolotto” reagirà .
È in grado di aggiungere altri dettagli: “Capo, il punto è che fino a adesso, quello che è stato speso per tua moglie per tuo figlio Renzo, per tuo figlio Roberto, per la Rosi Mauro, per l’amante della Rosi Mauro, è rimasto per me. Sicuro che se mettiamo di mezzo dell’altra gente queste cose non escono?”.
Per cui niente Castelli, serve “un’altra persona di fiducia come Gibelli o se preferisci come presidente Alessandri che però è già presidente federale, quindi è da vedere”, comunque i bilanci vanno approvati, firmati, chiusi.
Non sappiamo se questo discorso sia stato fatto, o se i carabinieri comandati da “Ultimo” l’abbiano impedito arrivando prima con le indagini. Bossi, diceva ieri dopo le dimissioni, sa che in un uomo non conta la carica, contano “cuore e cervello”.
Ma allora, ictus a parte, che cosa gli è successo per aver chiuso occhi e orecchie per così tanto tempo anche in casa sua?
E il “cerchio magico”, queste anime nere cresciute dentro il partito verde, quanta responsabilità hanno nella malattia che contagia un intero movimento?
Piero Colaprico
(da “La Repubblica“)
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Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile
SPUNTANO ANCHE DEI BAR ACQUISTATI A MILANO DA BELSITO PER CONTO DI BOSSI E UN MILIONE E MEZZO DI EURO PER LA SCUOLA BOSINA
Milioni di euro usciti dalle casse della Lega Nord per le spese più varie: da un «mutuo» per la scuola della moglie, Manuela Marrone, a ”670 mila euro per il 2011” ma senza `pezze d’appoggio’ a giustificare quell’esborso e poi «perfino le fatture del dentista di Sirio», il figlio più piccolo, per non parlare dell’affitto di «una Porsche» per quello più grande, Riccardo, a cui veniva anche pagato l’affitto di casa «cash».
Sono i «benefit» della «famiglia» di Umberto Bossi, come emergono dalle carte dell’inchiesta milanese sulla gestione, secondo l’accusa «truffaldina», dell’ex tesoriere Francesco Belsito.
E mentre gli investigatori, in una lunga informativa, scrivono che pure allo stesso leader del Carroccio «Belsito ha da sempre elargito personalmente» soldi distratti dai fondi della Lega, la dirigente amministrativa della sede di via Bellerio, Nadia Dagrada, in una telefonata intercettata lo scorso febbraio arriva a dire che il `capo’ «non può dire che non sa» di quei «costi» che lo «rovineranno» se «esce fuori qualcosa».
Dalle moltissime intercettazioni, negli atti dell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Robledo e dai pm Pellicano e Filippini, esce fuori uno `spaccato’ delle recenti spese di `mantenimento’ dei Bossi («Gli devi dire, noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tuo figlio, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sei stato male», dice al telefono Dagrada a Belsito) ma anche riferimenti a presunti fondi neri più indietro negli anni. Quest’ultimo particolare viene fuori in una telefonata del 29 gennaio sempre tra la responsabile amministrativa e l’ex tesoriere.
Quell’intercettazione, come tante altre di quei giorni dopo che lo `scandalo’ degli investimenti in Tanzania è già esploso sui media, li vede parlare costantemente dell’ex ministro Roberto Castelli che vuole fare, come dicono i due, «il salvatore della patria» chiedendo che dei «revisori» controllino i bilanci del Carroccio.
Dagrada: «Però tu al capo (Bossi) precisi la cosa del discorso soldi, che Castelli vuole andare a vedere la `cassa’ e quelli che sono i problemi, perchè comunque tu non è che puoi nascondere quelli che sono i `costi della famiglia’, cioè da qualche parte vengono fuori (…) Anche perchè o lui, (Umberto Bossi, nota degli investigatori) ti passa come c’era una volta tutto in nero o altrimenti come cazzo fai tu».
Dagrada, si legge negli atti, «parla chiaramente del `nero’ che Bossi dava tempo fa al partito. Ovviamente il significato del `nero’ è riconducibile alla provenienza del denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti, alle corruzioni o ad altre forme di provenienza illecita e non tracciabile».
Denaro, scrivono ancora gli investigatori, «che poi veniva elargito senza lasciare `traccia’ a Bossi ed ai suoi familiari»`.
E proprio ‘`per conto di Bossi’` Belsito avrebbe – come lui stesso racconta – ‘`acquistato a Milano dei bar’`.
Tra i soldi del partito che arrivano alla famiglia, la quota piu’ significativa, dagli atti e dalle intercettazioni, sembra essere quella destinata alla scuola Bosina della moglie di Bossi: «Un mutuo da un milione e mezzo di euro fatto con la Pontidafin (Pontida fin srl società finanziaria della Lega Nord con sede in via Bellerio)».
E poi da un’intercettazione dello scorso 8 febbraio emerge che Belsito per la Bosina avrebbe dovuto sottrarre dalle casse della Lega «un milione di euro».
E poi ancora sempre riferendosi alla scuola in un’altra telefonata, Belsito: «Vogliamo parlare di quel contributo che gli diamo tutti gli anni? Tra i 150 e i 200 mila?».
A un certo punto negli atti dell’inchiesta si fa una sorta di elenco parziale di tutto quello che sarebbe stato intascato dai Bossi: i «costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega»; quelli per il «diploma» di Renzo Bossi `Il Trota’ – Dagrada con una battuta al telefono dice che il consigliere regionale «non paga di tasca sua» neanche «il caffè in Regione» – ; 670 mila euro «per il 2011» senza «giustificativi»; l’affitto della Porsche per Riccardo Bossi e sempre per lui i «costi per pagare i decreti ingiuntivi» di alcune cause e le «fatture» per l’avvocato; «una casa in affitto» a Brescia; ”300 mila euro” per la Bosina.
Dopo la `lista’, la «soluzione» che ha in mente Dagrada, anche una sorta di `consigliera’ di Belsito quando le cose si mettono male.
Lui, dice lei, dovrebbe «far capire al capo: guarda che tu non hai la possibilità di rimediare a tutto quello che è stato dato a tua moglie, sia per lei sia per la scuola e sia per i tuoi figli, perchè sono troppi, troppi soldi».
Soldi anche per la «campagna elettorale del Trota», stando a quanto spiega al telefono Belsito. E Dagrada: «Ma c’hai le carte di quello che hai pagato?».
E lui: «No, perchè gli davo a lui alla Rizzi (assessore regionale accusata a Brescia di un presunto dossieraggio ai danni di avversari interni al partito proprio per favorire Renzo Bossi, ndr) e a lei… portavo cash!».
Sul figlio del leader gli investigatori segnalano un altro elemento: «Renzo Bossi e la sua fidanzata, Baldo Silvia, (…) sono stati insieme alla sede della Lega di via Bellerio e si sono portati via i faldoni della casa (ristrutturazioni?) per timore di controlli, visto il periodo critico».
(da “Il Secolo XIX“)
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Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile
IL SENATUR IN UNA INTERVISTA A “REPUBBLICA” SCEGLIE LA LINEA DI NEGARE L’EVIDENZA: “QUESTA STORIA E’ TROPPO STRANA, BELSITO NON L’HO SCELTO IO, MIA MOGLIE E’ SOLO UN’INSEGNANTE”
Il Senatur parla al termine della giornata che l’ha visto lasciare la segreteria del partito
che ha fondato.
“Sconfitto? Proprio no. Mi sento colpito, questo sì. Ma non mi hanno sconfitto. La Lega è abituata a combattere, e lo farà anche questa volta, potete esserne sicuri”.
Sono le dieci di sera del suo giorno più lungo, e Umberto Bossi commenta al telefono con Repubblica il ciclone che lo ha investito.
Si aspettava questo scandalo?
“In realtà sto ancora cercando di capire. E quando capirò potrò difendere la Lega da queste accuse che mi sembrano assurde. Senza senso”.
Ma non si tratta di accuse generiche. Ci sono carte e intercettazioni che rivelano una serie di ruberie, e per di più di denaro pubblico, soldi dei contribuenti. Ha letto?
“Questo sì, l’ho letto. Ma è una cosa strana, difficile da credere. Condita da stupidaggini vere e proprie, da inesattezze e anche da falsità . Sa quale mi ha dato più fastidio”?
Quale?
“La storia secondo cui mia moglie avrebbe in mano la cassa della Lega, insieme con Rosi Mauro. Mia moglie, capisce? Chi la conosce sa che fa l’insegnante, e nient’altro. Di che cassa stiamo cianciando? E chi mette in giro queste panzane?”
Anche lei come Berlusconi parla di complotto? Possibile?
“Io so che questa storia puzza. Tutto qui”.
E i soldi pubblici presi dal “cerchio magico” e dai suoi figli?
“È proprio qui che nasce la puzza. Ma andiamo. Siamo l’unica vera forza di opposizione alla grande ammucchiata e a questo governo delle banche. Ci sono le elezioni. Ed ecco che proprio adesso tirano fuori questo scandalo, e chiamano in causa proprio i miei figli. Non vi sembra strano, non vi chiedete perchè”?
Perchè?
“Per colpire me, attraverso la mia famiglia. Bisogna colpire Bossi, per far fuori la Lega”.
Insomma, non sente il dovere di chiedere scusa ai suoi militanti e agli elettori, davanti a questo scandalo?
“Io sento il dovere di capire, gliel’ho detto. E lo farò. Vedo troppe cose strane”.
Ad esempio?
“Ma non le sembra strano che l’amministratore della Lega venga collegato alla ‘ndrangheta, e che nessuno ci abbia mai detto niente?”
Senta, quell’amministratore non ve lo ha imposto nessuno, lo avete scelto voi. Dunque la colpa è vostra, non le pare?
“Io non ho scelto un bel niente, quel tipo lo abbiamo ereditato dal precedente amministratore, lavoravano insieme, ci siamo fidati. E saltano fuori questi strani collegamenti all’improvviso, senza che nessuno ci avverta mai di niente?”
Tutta qui la sua difesa?
“Aggiungo una cosa. L’amministratore ha legami di lavoro con una società pubblica importante: possibile che nessuno abbia fatto un controllo? Perchè non chiedete a loro come mai non sapevano niente e lo chiedete solo a me?”
Quindi?
“Dico solo questo: la cosa puzza”.
Ma intanto lei si è dimesso. Perchè?
“Per il bene della Lega, per lasciarla più libera di difendersi”.
Pensa di aver lasciato per sempre o spera di tornare alla guida della Lega?
“Questo era il momento di lasciare, e l’ho fatto. Non se ne va mai nessuno, io sì”.
Fuori dalla politica per sempre?
“Piano. Mi sono dimesso, ma combatto. Da semplice leghista. Umberto Bossi, militante della Lega. Questo è per sempre”.
(da “La Repubblica“)
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