Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
SALTA L’ACCORDO CON IL PDL, DALLA QUARTA VOTAZIONE PD E SEL PROVERANNO A FAR ELEGGERE L’EX PREMIER
Sarà l’ex presidente della Commissione europea il candidato del Pd nell’elezione del presidente della
Repubblica.
Un nome accolto con una standing ovation dall’assemblea dei grandi elettori Pd, convocata di primo mattino al teatro Capranica per trovare una soluzione dopo il flop della candidatura di Franco Marini al Quirinale che ha spaccato il partito e la coalizione di centrosinistra.
Una candidatura archiviata dallo stesso Bersani, che ieri aveva annunciato: “E’ una fase nuova, faremo un’altra proposta”.
Il nome di Prodi compare tra l’altro nella “rosa” dei dieci candidati scelti nelle votazioni online degli iscritti del Movimento 5 Stelle, come ieri sera ha ricordato la portavoce Roberta Lombardi anche se i parlamentari di Grillo confermano il voto per Stefano Rodotà nella terza e quarta votazione.
A questo punto si fa più probabile un’elezione al quarto scrutinio, quando basterà la maggioranza semplice per l’elezione del presidente e il Pd sarebbe quasi autosufficiente nella scelta.
Ieri sera il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, arrivato a Roma per seguire da vicino le elezioni per il nuovo Presidente della Repubblica, ha provato a ottenere l’appoggio di Sel sul nome di Sergio Chiamparino ma Nichi Vendola gli ha detto no.
Quello di Prodi è un nome che potrebbe piacere anche al Movimento Cinque Stelle che tuttavia da parte sua ha assicurato che continuerà a sostenere Stefano Rodotà .
Quello che pare certo, finora, è che il Pd non ha intenzione di appoggiare il giurista nonostante le sue molte legislature da parlamentare con partiti di sinistra e all’interno dello stesso Pds.
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
“IL NOSTRO CANDIDATO RESTA MARINI, I NUMERI CI SONO”… CONTESTAZIONE A UDINE
«Si eleggano pure Prodi e allora andremo dritti al voto. Occupano tutto, vogliono portare il Paese allo scontro, protesteremo anche in piazza».
Rientrato a Roma in serata dal blitz elettorale di Udine, Silvio Berlusconi è già sul piede di guerra: intravede la tenaglia che potrebbe stringersi già dalla quarta votazione.
Il progetto del candidato condiviso appare ormai arenato.
La linea, fino alla terza di questa mattina, resterà quella concordata con Pierluigi Bersani, nel faccia a faccia avuto dal Cavaliere a ora di pranzo (quando lo spoglio era ancora in corso ma era già palese l’impallinamento di Franco Marini): scheda bianca.
«Ci sono i numeri per eleggerlo alla quarta votazione, proteggiamolo e lo riproponiamo alla quarta», è la proposta di Berlusconi.
Lì per lì, Bersani si dice disponibile.
Del resto, l’ex presidente del Senato non sembra intenzionato a fare un passo indietro, nonostante l’amarezza per il «fuoco amico».
Poi, nel corso del pomeriggio, le cose cambiano, il malessere dentro il Pd fa montare una mezza rivolta contro la riproposizione di un’intesa con Berlusconi e lo scenario viene stravolto.
Addio larghe intese per il Colle.
Il Cavaliere sale sullo scranno della presidenza e stringe la mano a Laura Boldrini e Piero Grasso.
Poi rientra a Palazzo Grazioli per un pranzo con Alfano, Verdini, Schifani, Brunetta.
Intravede le ombre all’orizzonte, li invita a tenere toni bassi, «non ci conviene rompere, bisogna fare di tutto fino all’ultimo per evitare il peggio, noi resteremo su Marini per coerenza».
Ma già si prepara al peggio: «Se si rompe, si vota, faremo opposizione durissima». Lascia Verdini, Alfano e Gianni Letta a trattare.
Ignazio La Russa, ormai Fratelli d’Italia, incontra in un corridoio di Montecitorio un gruppo di socialisti Pdl, tra i quali Stefano Caldoro e Lucio Barani, e fulmina con una battuta il loro segretario. «Amici, Berlusconi ha appena dichiarato: lasciamo trattare Alfano. Siamo a posto» dice con eloquente gesto con la mano e risate dei pidiellini.
Segue precisazione dell’agenzia Dire che riporta l’episodio, ma ormai è andata.
Invano Verdini, nel cortile di Montecitorio, quando è già in corso la seconda votazione, sonda gli umori sulla possibilità di virare su Massimo D’Alema per la quinta votazione, dopo l’eventuale stop a Marini nella quarta.
Ne parla con Pier Ferdinando Casini, tra gli altri. «No, troppo rischioso cambiare cavallo, loro non reggono comunque» spiega Angelino Alfano in Transatlantico ai deputati che chiedono lumi. Anche il «sacrificio » della Lega, che alla fine ha votato compatta per Marini dopo l’iniziale rifiuto, si rivela vano.
«La spaccatura del Pd in tre correnti, cattolici, bersaniani e filo grillini, non porta a niente di buono e ci conduce alle elezioni anticipate» ragiona, numeri alla mano, il capogruppo al Senato Renato Schifani.
«Ma vi pare che trattino così Marini, uno dei fondatori del loro partito?» ancora non si dà pace la senatrice Simona Vicari
Seconda fumata nera mentre dal palco di Udine Berlusconi alza il tiro: «O facciamo subito un governo forte o andiamo a votare a giugno».
Un gruppo di contestatori non gli dà pace per l’intera ora del comizio, al fianco del candidato alla Regione Renzo Tondo.
Gli urlano «buffone» e lui ribatte: «Qui bella gente mentre voi lì con tutte quelle barbe».
Poi torna sulla sconfitta in aula. «Avremmo voluto eleggere il capo dello Stato e avevamo fatto un intesa con Monti e con il Pd: abbiamo dovuto constatare che guerre interne alla sinistra stanno paralizzando il Pd».
Poi, se la prende con i grillini e la loro candidata ideale Milena Gabanelli (con lei al Quirinale «ci sarebbero state le manette sulla bandiera italiana»).
L’affondo consueto contro i magistrati si trasforma in autogol carpiato.
Sostiene che «l’Anm è come la P2: non dice chi sono i loro associati», sorvolando sul fatto che alla P2 risultava iscritto anche lui.
In serata rientra a Roma, il Pdl è in gabinetto di «guerra» permanente.
«Restiamo coerenti, bianca alla terza e alla quarta Marini se lui non farà un passo indietro prima – spiega Maurizio Lupi – diversamente tutti avremo mani libere. Il problema è che il Pd ha bocciato il metodo della condivisione ».
Il partito di Berlusconi si prepara però alle barricate fin nelle prossime ore per impedire lo slittamento della quarta votazione di oggi pomeriggio a domattina.
Il Pd lo chiede, il sospetto è che lo faccia per tessere nel frattempo con Sel una trama col M5s. «Non è proponibile, non ha precedenti» protesta Lupi. Schifani e Brunetta daranno battaglia nella riunione dei capigruppo di stamattina.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
STRISCIONI E TENDE, ESPLODE L’OCCUPY-OD…DA TORINO A BARI SEDI INVASE E PROCESSO ALLA LINEA POLITICA DEL PARTITO
La protesta si accende lungo la dorsale appenninica, nell’Emilia bersaniana, e si estende a macchia
d’olio.
La prima votazione è ancora in corso quando i “grandi elettori” modenesi del Pd, una decina, decidono di rendere pubblico il loro dissenso: «Voteremo scheda bianca, Marini è una persona di sicuro prestigio ma non è questa la strada del cambiamento».
A fine giornata poi, tutti gli emiliani, dalla vice presidente del gruppo Paola De Micheli al giovane ex segretario modenese del Pd, Davide Baruffi al cattolico Edo Patriarca (in tutto sono 54) si riuniscono per riemergere dal «disastro Pd».
«Abbiamo le federazioni occupate… «, compulsa le notizie «che arrivano dal territorio», Matteo Orfini.
Nell’aula di Montecitorio, il voto per Franco Marini frantuma i Democratici: Laura Puppato tiene i conti («Mi sembra di essere diventata una statistica») e calcola che più della metà dei pd hanno votato contro.
«La nave democratica era a un passo dal porto – ragiona – e stiamo per farla affondare sullo scoglio dell’intesa con Berlusconi ».
Intanto a Torino, comincia l’occupazione della federazione.
Occupazione a Bari.
Una ventina di militanti di Prato si riuniscono nella federazione e espongono uno striscione: “Per un presidente di cambiamento occupy il Pd».
Il partito è nel caos. La rivolta della base, le occupazioni, le valanghe di tweet, mail e sms si saldano con il “no” dei parlamentari alla linea di Bersani, alle larghe intese con Berlusconi sul nome per il Quirinale che, nelle file democratiche, è liquidato semplicemente come «inciucio». Stefano Bonaccini, segretario del Pd dell’Emilia Romagna, bersaniano, scandisce l’alt: «Non è per Marini, ma questo metodo non va. I segretari dei circoli emiliani sono pronti a dimettersi». Attorno alla sede democratica, a Largo del Nazareno, si temono contestazioni e il partito allerta la Digos.
Il Pd ribolle.
I renziani ripetono: «Abbiamo interpretato bene il sentimento del nostro elettorato». Renzi lancia altre bordate contro il segretario, e arriva a Roma in serata. Non c’è l’incontro tra il sindaco “rottamatore” e Bersani per dare almeno l’idea che i cocci dei Democratici si possano ricomporre.
Però Enrico Letta sente Renzi: «Dopo la deflagrazione del partito a cui abbiamo assistito – gli dice – vediamo di riunire i pezzi».
La soluzione starebbe nella candidatura di Prodi, che peraltro Letta ha sempre ritenuto il possibile approdo, una volta tramontato l’abbraccio con il Pdl. In realtà , nell’assemblea dei gruppi di oggi – senza l’alleato Vendola – il match per la candidatura al Colle sarà tra Prodi e D’Alema, forse con voto segreto.
«Evitando di ripetere l’errore – spiega Francesco Verducci, uno dei “giovani turchi” – di cercare la condivisione con l’altro schieramento mentre la condivisione indispensabile deve esserci nel partito».
Stessa opinione di Stefano Fassina: «Abbiamo sottovalutato la difficoltà , il nome per il Quirinale deve tenere soprattutto insieme il partito».
Walter Verini, veltroniano, prende fiato: ora un’altra partita è possibile, la linea fin qui era «de-sintonizzata dalla base».
C’è chi come il sindaco di Bari, Michele Emiliano chiede le dimissioni di Bersani.
Ci pensano anche i renziani: «Cavallo ferito va abbattuto», mormorano. Ma nel vortice di riunioni di corrente, di incontri, il Pd è a un passo dall’implosione.
Areadem, la corrente di Dario Franceschini, è sotto stress. Franceschini è stato uno dei registi della scelta del nome condiviso e di Marini.
Beppe Fioroni, leader dei Popolari, si sfoga: «Chi ha rovesciato il tavolo delle larghe intese, adesso trovi la soluzione, perchè è chiaro che questa è un’altra linea politica organizzata ». Sospetti, stillicidio di dichiarazioni alle agenzie di stampa per prendere le distanze dalla sconfitta. Daniela Sbrollini, deputata vicentina, afferma che non ce l’ha fatta a votare come voleva Bersani e mostra gli 80 “no” che i presidenti dei circoli vicentini le hanno inviato per mail: ha votato Rodotà .
«Ora si cambia schema di gioco», è la certezza del prodiano Gozi. «L’ho detto anche a Errani: non volete bene a Pierluigi per avergli lasciato prendere questa strada», commenta Sandra Zampa.
Chiti è «preoccupato »; Bindi amareggiata.
Il renziano Gentiloni sostiene che se si fosse eletto Marini, Bersani avrebbe messo la capsula alla pentola a pressione che il Pd oramai è, ma ora…
Molti vanno a complimentarsi con Walter Tocci, a cui si deve l’elogio del “franco tiratore”Pd, in realtà una truppa, più di 200.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
LA BASE PD IN RIVOLTA: “SIAMO STATI PRESI A SCHIFFI E UMILIATI DA QUESTA CLASSE DIRIGENTE”
Pier Luigi “mezza scoreggia”. Perchè “la scoreggia intera è Berlusconi, e Bersani — a furia di andargli dietro — puzza di …”.
Solo che l’impietoso epiteto non arriva dagli elettori a Cinque Stelle, e nemmeno dai sostenitori di Renzi.
Sono i bersaniani furenti che — raggruppati ieri davanti alla Camera — si accaniscono più di tutti contro il loro segretario. E mentre una tessera del Pd viene data alle fiamme (“perchè ho resistito a tutto: a D’Alema, a Roma consegnata ad Alemanno, alle primarie losche; ma candidare Marini accordandosi sottobanco con Silvio, questo mai, Bersani è il sicario del Pd”, dice Claudia Costa, tra i volti della protesta), la signora Giuseppina srotola uno striscione scritto a penna (“Prima solo Berlusconi mi faceva vomitare, adesso anche tu Bersani”) e i ragazzi fanno partire un coro: “Marini, D’Alema, Amato… Bersani: ma che ti sei fumato?!”.
Però sono proprio loro, i giovani del Pd, quelli in fondo più diplomatici.
Cosimo e Carlo, 30enni arrivati il primo da Barletta e il secondo da Catania solo per assistere all’elezione del capo dello Stato, ragionano sul fatto che la rottura non è più tra Bersani e Renzi, ma “tra Bersani e la sua base: che siamo noi. E noi, che l’abbiamo purtroppo votato alle primarie, non capiamo la scelta di Marini. Come gli è saltata in mente? Ci sentiamo traditi, umiliati, presi a schiaffi”.
Perchè dopo l’elezione di Laura Boldrini alla presidenza della Camera, “avevamo creduto in un Pd meno autolesionista, che potesse sposare il cambiamento e appoggiare Stefano Rodotà . Mai più Pd. La tessera 2013? Ma neanche per sogno”.
E mentre i giovani democratici cominciano a occupare le sedi del Pd in tutt’Italia, e in piazza di Montecitorio si vede qualche maschera di Anonymous, sono i tesserati più anziani, gli ex fedelissimi del Partito, a essere più spietati.
Dice la signora Paola: “Bersani perdi sempre, hai perso tutto, e non te ne vai mai. Sei ultravecchio: devi spa-ri-re” (parte l’eco: “Bersani evapora! Sei sconnesso”).
Non va meglio al mancato presidente Franco Marini, destinatario di un imprecisato numero di “vaffanculo” prestati per l’occasione dai grillini ai bersaniani. Lui che “puzza di inciucio”, un “residuo andreottiano”, l’“anticristo”, azzarda qualcuno.
Ma la rabbia delle piazza non è solo per loro. “Finocchiaro maledetta, tornatene all’Ikea”, urla un gruppo di iscritti al Pd prima di farsi distrarre dall’arrivo di Rocco Buttiglione, che incautamente cammina tra la gente. “Parassita, torna tra le mummie!”, gli gridano.
Il signor Luciano, coppola e barba bianca, protesta perchè “noi non possiamo entrare alla Camera ma lui può venire qui a rompere”.
Poi c’è Roberto Formigoni che, ignorando le suppliche delle sue guardie del corpo, si fa strada tra i manifestanti salutandoli come fa il papa. “Buffone!”, “ladro”, “porco schifoso”.
E ancora, mentre passa un camion dei rifiuti: “Raccogliete quel sacco d’immondizia prima che si metta a puzzare sotto il sole”.
E soprattutto: “Vi rendete conto che si sono accordati con quelli lì? Con quello lì?”, gridano indicando l’ex presidente della Lombardia.
Poi Marini viene bruciato, e tra gli applausi sollevati c’è chi evoca il senso civico: “L’unica cosa che si ricicla in Italia, cari onorevoli, siete voi”.
Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
L’ULTIMO GIORNO DEL SEGRETARIO: LA FOTOGRAFIA CON ANGELINO ALFANO PRIMA DEL VOTO A MARINI CHE DILANIA IL PARTITO E FA RIVOLTARE LA BASE
Quindi è giunta Marianna Madia: “Mi sono chiesta: vuoi vedere che Bersani mette in scena un
apparente suicidio per mascherare il suo vero piano? Sta seguendo un copione che ha un senso, una logica. Dici che sono molto ottimista, eh?”.
Nei giardinetti di Montecitorio, dove il Pd si ritrova esausto e sbandato siamo alla lettura giallista della politica di Pier Luigi Bersani.
Che oggi appare al suo partito come un serial killer.
In effetti nel corteo funebre che si allarga per fargli spazio, Pier Luigi si mostra insolitamente sereno, con un bel sorriso saluta l’inquietudine che lo accompagna.
I giovani turchi danno forza alle gambe e girano al largo.
I renziani si raccolgono nell’angolo di sinistra, come muta di cani in attesa di azzannare.
C’è Franceschini che segue, ed è giusto. Poi Enrico Letta, il giovane Speranza, l’anziano Zanda, la Finocchiaro vestita di bianco.
Se le sono date l’altra sera di santa ragione, e si vede. Zanda ha chiesto, come si fa al liceo, di mettere ai voti finanche la scelta di votare il nome di Marini, “la bella sorpresa” l’aveva chiamata il segretario.
Ma oggi eccolo lì Bersani, pimpante.
La giornata deve dare i suoi frutti e la sua mano fascia nell’aula la spalla di Angelino Alfano. Un flash, due tre quattro. L’icona dell’inciucio, la fotografia del governissimo è bell’e fatta.
Vendola assiste con raccapriccio, ma anche la bionda Alessandra Moretti, che fino a due sere fa comunicava in televisione le direttive dell’uomo di Bettola, sforna un colpo di tosse. Su Facebook inizia a scrivere del turbamento e dell’apprensione.
Le biondine e le carine del Pd sono quasi tutte turbate, quelle del Pdl piuttosto colpite dalla voragine che sta inghiottendo il partito dirimpettaio.
La voragine assume il senso fisico di un anello che si chiude intorno a Bersani, una zona d’interdizione e di pericolo.
Possibile che il Pd si stia suicidando in diretta? Possibile che non abbia valutato la disgrazia di un’operazione politica così opaca?
“Ci penso da ore, e non riesco a darne una spiegazione plausibile”, borbotta Nicola Latorre. Rumori di fondo provengono dalla piazza che lentamente ma inesorabilmente si avvicina al Palazzo e sembra sfiancarlo con le sue urla.
Nessuno esce dai giardinetti, nessuno si schioda dal Transatlantico. La questione si va facendo psicoanalitica. A riprova un piccolo saggio della paura che esonda nella postura . Colpisco con un lieve colpo di mano la spalla di Zingaretti, il presidente del Lazio, grande elettore: “E lei chi voterà ? Marini?”.
D’impeto allunga il passo, come per distanziare la sua persona dall’abisso.
“Non capisco: per 55 giorni abbiamo invocato il cambiamento e corteggiato Grillo. E nel momento in cui ci fornisce una prospettiva di accordo noi gli voltiamo le spalle?”, chiede Laura Puppato.
Chiede si fa per dire. Perchè ognuno si fa le domande e si risponde da solo. E ognuno ha i suoi pensieri.
Sposetti, il tesoriere bravo con la calcolatrice, è in grado di assicurare, per esempio, che la pensione di Rodotà , del probo Rodotà , non è da meno di quella di Amato, il cattivo per l’opinione di sinistra.
È chiaro che Sposetti milita nel Pd lato Verdini, sottosezione poco frequentata ma attiva. Enrico Letta, il vice segretario o vice disastro, invoca l’impossibile: “Unità , unità , unità . Serve unire il partito”.
Lo dice con la sincerità di un viaggiatore anonimo, turista per caso. Sbandati, impensieriti i grandi elettori vagano senza ricordo e senza meta.
“E adesso?”, mi chiede il presidente della Basilicata. Vorrebbe una parola di conforto ma ha davanti solo il grande fumo che sprigiona il sigaro dalle dimensioni delle dittature centroamericane di Pierferdinando Casini.
“È un sigaro all’altezza della bassezza dei tempi. Temo le elezioni anticipate”.
Il timore è fondato e ragionevole è la premura con la quale, si dice, abbia bussato alla porta di Berlusconi.
Un colloquio di mezz’ora per riannodare i fili e intravedere una via di speranza per il suo piccolo e oramai inerte Udc.
La chiama per votare dura tre ore, e il passeggio — iniziato alle dieci — ha termine solo per pranzo.
Il Pd appare un partito squisitamente peripatetico. Fioroni gioca con l’ipad, Bersani dice ancora “calma ragazzi” e si intuisce che è un grido d’aiuto.
Non c’è null’altro da fare che inoltrarsi alla buvette.
Arancini per tutti.
Antonello Caporale
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
MARCO ZANARDINI, ASSESSORE A ROMANO DI LOMBARDIA, E’ STATO LICENZIATO DALL’AZIENDA PER CUI LAVORAVA PER FURTO DI MATERIALE CHE POI AVREBBE RIVENDUTO
Faceva l’assessore alla Sicurezza e, secondo l’accusa, nel frattempo rubava materiale nella ditta in cui lavorava per poi rivenderlo.
A essere denunciato (oltre che licenziato) è stato Marco Zanardini, 44enne, assessore leghista della giunta di centrodestra che governa Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo.
Secondo la dirigenza della Rubini sintered srl, a Cortenuova, Zanardini e il fratello Giampietro, 46 anni, avrebbero approfittato delle loro mansioni di capireparto per commettere furti di materiale tra il 2010 e il febbraio di quest’anno.
Il materiale sarebbe stato poi rivenduto ad altre ditte.
L’avvocato di Marco e Giampietro Zanardini in un comunicato stampa annuncia che impugnerà il licenziamento davanti al tribunale del lavoro di Bergamo.
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Aprile 18th, 2013 Riccardo Fucile
STASERA INCONTRO BERSANI-RENZI… MARINI NON INTENDE RITIRARSI E RICEVE ASSICURAZIONI DAL CAVALIERE… IL TEATRO DELL’ASSURDO: IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA LO SCEGLIE IL CENTRODESTRA
Mentre alla Camera procede stancamente la seconda inutile votazione per il Quirinale, Matteo Renzi
nel tardo pomeriggio prenderà un treno per Roma.
Secondo quanto riferiscono fonti del suo staff, il sindaco in serata dovrebbe vedere il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, per trovare una soluzione sulla scelta del presidente della Repubblica.
Nel frattempo si dice che Franco Marini non avrebbe nessuna intenzione di fare al momento un passo indietro.
Nonostante al primo scrutinio per l’elezione del prossimo Capo dello Stato abbia raccolto solo 521 voti, l’ex presidente del Senato avrebbe spiegato al cerchio più ristretto dei suoi sostenitori in Parlamento di voler restare in pista.
Marini avrebbe riferito di avere avuto rassicurazioni da Silvio Berlusconi che il Pdl non appoggerà altri candidati.
Per questo non esclude ancora di potercela fare dalla quarta votazione – quando per essere eletto i voti necessari sono 504 – a meno che non sia il Pd a scegliere di cambiare strategia.
Insomma l’esponente del centrosinistra spera di essere eletto con i voti del centrodestra, non con quelli della sua coalizione.
Italia, strano Paese…
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Aprile 18th, 2013 Riccardo Fucile
TWEET, SMS E URLA IN PIAZZA PER SOSTENERE LA CANDIDATURA DI RODOTA’ E DIRE NO AD ACCORDI CON BERLUSCONI
La rabbia della base di centrosinistra esplode davanti a Montecitorio, nelle mail che intasano le caselle di posta dei giornali, sui social network.
Nel mirino c’è Bersani, si legge su un cartello, «il sicario del Pd».
E ancora: «Non fatelo, non vi votiamo più», «Rodotà senza se e senza ma», «Rodotà presidente», «Rodotà è il cambiamento, Marini il fallimento», «Com’è triste la vostra (ir)responsabilità ».
I manifestanti gridano il nome del costituzionalista (indicato da M5S) e «dateci gente onesta».
Un manifestante espone una riproduzione dell’Urlo di Munch con un buco dove mette la sua faccia, un altro la prima pagina del `manifesto’ con la foto di Rodotà e il titolo «Giusto lui».
«Bersani ha detto che Berlusconi è impresentabile e poi fa l’accordo con lui per il Quirinale»,
commenta uno dei manifestanti, Marco Quaranta, di Roma. «Mi vergogno di essere rappresentata da un parlamento che rifiuta una figura come Rodotà », aggiunge Gabriella Magnano, romana anche lei.
Su Twitter corre la dichiarazione del presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, che non vuole essere «complice di un suicidio». «È la prima volta che disobbedisco in 40 anni -scrive, e il suo messaggio rimbalza sul web -. Ma non volevo essere complice di un suicidio. Ieri ho votato contro. E chi oggi vota non può non sentire la rabbia e il dolore».
«Fermatevi», ha scritto questa mattina su Twitter il segretario dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.
Ai militanti non va giù neppure la foto di Bersani che abbraccia Alfano in aula.
Dice ad esempio Andrea Orlando, responsabile Giustizia del Pd: «La maggioranza del nostro gruppo ha molti neoparlamentari eletti dopo il vaglio delle primarie. Tra ieri sera e questa mattina ognuno di noi e’ stato bersagliato da sms e twitter perlopiù contrari all’opzione Marini. Quanti deputati li hanno fatti pesare nella loro scelta di voto?’».
(da “La Stampa“)
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Aprile 18th, 2013 Riccardo Fucile
DOPO LA CAPORETTO: PDL, PD, SCELTA CINICA E PADAGNI VOTERANNO SCHEDA BIANCA FINO AL QUARTO TURNO… DAVANTI ALLA CAMERA MILITANTI PD BRUCIANO LE TESSERE PER PROTESTA
Si ricomincia a votare e il risultato della nuova votazione dovrebbe conoscersi entro l’ora di cena.
Ma i presupposti non sono buoni.
Buona parte delle forze politiche – Pd compreso – hanno annunciato per le prossime votazioni scheda bianca in attesa che al quarto scrutinio il quorum si abbassi alla maggioranza assoluta, ovvero 504 voti.
L’ottimismo con cui dal centrodestra si guardava alla possibilità di centrare già al primo colpo l’elezione del successore di Giorgio Napolitano, che terminerà il proprio mandato il 15 maggio, si è dunque infranto sulla realtà dei numeri.
Matteo Orfini ha commentato via Twitter che «a questo punto bisogna fermarsi e trovare una soluzione diversa. Insistere sarebbe impensabile».
E dal sindaco di Bari, Michele Emiliano, arriva già l’invito alle dimissioni per il segretario Pier Luigi Bersani, considerato il vero sconfitto di questo voto.
Veltroni d’altro canto chiude la strada a Marini commentando: «Il risultato della prima votazione per il presidente è talmente chiaro che insistere su questa strada sarebbe un grave errore».
Mentre nell’aula della Camera procede la ‘chiama’ al voto per il Quirinale, in piazza Montecitorio va in scena la protesta.
Contro la crisi e contro la scelta dei democratici di convergere su Franco Marini come nuovo inquilino del Colle.
Da un lato una quindicina di sindaci che arrivano da tutta Italia in rappresentanza dell’associazione dei piccoli comuni lancia il suo appello perchè non si riesce più ad andare avanti e ad erogare servizi, dall’altra, ma senza soluzione di continuità , da un gruppetto di una cinquantina di manifestanti si levano striscioni che inneggiano a Stefano Rodotà .
E c’è anche chi ha bruciato la tessera del Pd.
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