Maggio 4th, 2013 Riccardo Fucile
IL MARESCIALLO MASI HA PRESENTATO DENUNCIA NELLA QUALE RIVELA IL NOME DEL SUPERIORE CHE AVREBBE OSTACOLATO LE INDAGINI PER LA CATTURA DI PROVENZANO E MESSINA DENARO
«Noi non abbiamo intenzione di prendere Provenzano! Non hai capito niente allora? Ti devi
fermare!». È sbigottito il maresciallo Saverio Masi quando, dopo aver chiesto uomini e mezzi per catturare il boss, sente urlare il suo superiore.
«Hai finito di fare il finto coglione? Dicci cosa vuoi che te lo diamo. Ti serve il posto di lavoro per tua sorella?»
Allo sbigottimento segue lo sconcerto.
Nessuno nell’Arma era a conoscenza che la sorella fosse disoccupata.
È solo uno degli episodi che Masi ha descritto nella denuncia presentata alla Procura di Palermo.
A distanza di anni rivela il nome del superiore e di tutti gli altri che avrebbero ostacolato le indagini su Provenzano prima e Messina Denaro poi.
Un macigno scagliato mentre è in corso la requisitoria del Pm Nino di Matteo contro gli ex ufficiali del Ros accusati di avere favorito la latitanza di Provenzano.
Ma la testimonianza di Masi arriva anche pochi giorni prima del 27 maggio quando si aprirà il processo sulla trattativa mafia-Stato, ed è destinata a lasciare il segno.
IL CONTATORE DELL’ENEL
I fatti si svolgono tra il 2001 e il 2007. Provenzano nel frattempo è stato arrestato (nel 2006), Matteo Messina Denaro ancora no.
Masi, per uno strano intreccio di vite, oggi è il capo scorta di Di Matteo, il pm che indaga sulla trattativa.
Quando Masi nel 2001 si presenta al Nucleo Provinciale di Palermo chiede di occuparsi della cattura di Provenzano.
La caccia ai latitanti è una missione che sente cucita sulla pelle e invece lo inviano a Caltavuturo, sulle Madonie.
Non si rassegna e, di propria iniziativa, si mette sulle tracce di Provenzano.
Si sorprende quando intuisce che con pochi mezzi e consultando vecchi verbali, all’indomani dell’arresto del boss Benedetto Spera, riesce ad individuare un contatore Enel riferibile a chi gestiva la latitanza di Provenzano ben cinque anni prima della sua cattura.
Difficile immaginare la sua reazione quando i superiori gli ordinano di sospendere le indagini.
Gli appare chiaro che non c’è tanta voglia di catturare il boss di Corleone.
Forse è per questo che molti spunti d’indagine rimangono lettera morta, come quelli raccolti in una notte dell’agosto del 2001.
LA TELEFONATA CON L’ITALOAMERICANO
I carabinieri ascoltano un noto pregiudicato della zona legato a Provenzano, dall’altra parte del filo c’è un italoamericano che ha solo una preoccupazione: invitare negli Usa il premier Berlusconi l’8 ottobre alla festa del Columbus Day.
L’americano dice: «Voglio Berlusconi e ho detto a Nicola come si deve fare. Iddu è pure in buoni rapporti con Bush», e il mafioso italiano risponde: «Certo, come lo vedo, glielo dico io».
Pochi giorni dopo c’è l’attentato alle Torri, Berlusconi partecipa al Columbus Day, ma al telefono.
Chi fosse Nicola e a chi fosse intestata l’utenza Usa non si è mai saputo.
È rimasto anche il mistero di come un italoamericano e un picciotto delle contrade siciliane potessero condizionare Berlusconi.
LA MACCHINA PER SCRIVERE
Masi poi descrive il goffo tentativo di piazzare le cimici nel casolare di Provenzano, caduto nel vuoto perchè il Ros aveva dimenticato gli attrezzi per forzare la serratura. Un episodio che fa il paio con un altro avvenuto poco dopo, quando i superiori ordinano a Masi, senza spiegare il motivo, di sospendere il pedinamento di Ficano, cognato di Simone Castello, postino di Provenzano.
Masi aveva ficcato il naso nel parco autodemolizioni di proprietà di Ficano e aveva scoperto, tra pneumatici e carcasse, un casotto con dentro una macchina per scrivere. La stessa che probabilmente veniva usata per compilare i pizzini destinati a Provenzano.
E forse in alcuni casi l’aveva usata lo stesso boss. In quel casotto pochi minuti prima era entrato anche il suo capitano e, non rilevando nulla di anomalo, aveva deciso di non piazzare microspie.
Masi stupito chiede di fare accertamenti sulla macchina per scrivere.
Chiede di battere l’alfabeto su un foglio, per poter confrontare i caratteri con quelli dei “pizzini” già sequestrati.
Una richiesta banale, ma il capitano si rifiuta. Ne scaturisce un’animata discussione dopo la quale Masi apprende che anche nelle indagini su Gaetano Lipari, “l’infermiere di Bernardo Provenzano ”, era stato impartito lo stesso incredibile ordine: non pedinare i principali indagati.
NEL CASOLARE
La carriera di Masi s’incrocia anche con Messina Denaro, e si trova a sfogliare un copione già letto.
Come quando segue il caso delle «talpe» della Procura di Palermo.
Si mette sulle piste di Francesco Mesi, sospettato di essere uno dei favoreggiatori di Denaro.
Piazza cimici e rilevatori satellitari sull’auto e segue Mesi nei pressi di una macelleria: è di Pietro Tornatore, che consegna a Mesi una busta e gli sussurra: «da parte del compare Giammanco», considerato vicino a Provenzano.
Masi segue la sua preda nella campagna tra Bagheria e Misilmeri, fino a quando si ferma. Il maresciallo è certo di aver individuato il “corriere” di Messina Denaro. Vuole continuare le indagini con telecamere e microspie.
Per questo chiede che gli vengano revocate le ferie natalizie.
Ma il suo superiore “lo invita” ad andare in vacanza perchè ci avrebbe pensato lui.
Al ritorno dalle ferie “forzate”, Masi chiede conto dell’esito delle indagini. Il superiore risponde di non aver trovato nulla! Masi non gli crede e con un collega e a sue spese si reca in piena notte sul punto segnalato dal Gps: trova un contatore Enel e un casolare. Si avvicina, una porta si spalanca all’improvviso.
Masi intravede degli uomini intorno a un tavolo, uno di loro probabilmente è Messina Denaro. Il maresciallo si getta sotto la siepe per non essere scoperto.
Torna in caserma, litiga furiosamente con il capitano e scrive l’ennesima relazione che, come le altre, cade nel vuoto.
L’APPOSTAMENTO
L’appuntamento con il capo di Cosa Nostra è solo rinviato. Nel marzo del 2004 sulle strade di Bagheria evita per un soffio lo scontro con un’utilitaria che gli taglia la strada.
Sta per imprecare, ma riconosce alla guida Matteo Messina Denaro. Lo segue mentre si infila in una villa. Ad attenderlo c’è una donna.
Annota tutto e chiede l’autorizzazione a proseguire le indagini.
La reazione dei suoi superiori non è quella che si aspetta: gli chiedono di cancellare dalla relazione l’identità del proprietario della villa e quella della donna che aspettava il boss.
Matteo Messina Denaro poteva continuare ad essere tranquillamente un fantasma.
Masi chiede ai superiori di trasmettere comunque la relazione alla Procura. A distanza di anni non sa se l’hanno fatto. Quello che è certo è che nessuna microspia è stata piazzata sull’auto di Denaro.
L’ultima relazione Masi l’ha scritta ieri.
Ha messo in fila fatti e nomi e li ha consegnati alla Procura di Palermo. La vicenda ha un epilogo classico, come quello del capitano Bellodi protagonista del Giorno della Civetta.
Masi tra poco affronterà un processo dove è accusato di tentata truffa per aver chiesto l’annullamento di una multa contratta con l’auto privata mentre svolgeva gli appostamenti.
«Usavamo le macchine di amici – aveva spiegato nel processo Mori – perchè i mafiosi conoscevano le nostre auto di servizio». A difenderlo gli avvocati Carta e Desideri, gli stessi che ora lo assistono nella denuncia depositata pochi giorni dopo le minacce al Pm Di Matteo.
Una pagina di testo scritta al computer: “Amici romani di Matteo (Messina Denaro, ndr) hanno deciso di eliminare il pm Nino Di Matteo in questo momento di confusione istituzionale, per fermare questa deriva di ingovernabilità . Cosa Nostra ha dato il suo assenso, ma io non sono d’accordo”
È il pizzino scritto da chi si identifica come uno del commando di morte.
Quello che è certo è che è ben informato.
Conosce nei dettagli notizie riservate, spostamenti e soprattutto i punti deboli della protezione del Pm che sta indagando sulla trattativa mafia-Stato.
Sigfrido Ranucci
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 4th, 2013 Riccardo Fucile
POTREBBERO ESSERE AUMENTATE LE DETRAZIONI PER I FIGLI A CARICO O TENERE CONTO DEI REDDITI BASSI
Fabrizio Saccomanni ci va con i piedi di piombo.
L’Imu, come la cassa integrazione e gli esodati, è un problema urgente da affrontare, ma non potrà essere risolto in deficit.
«Useremo i margini di manovra che ci sono, e se non ci fossero decideremo dove reperire la copertura necessaria» ha detto ieri in Parlamento il ministro dell’Economia.
E dopo che il governo ha deciso la sospensione della rata Imu di giugno, si fa strada l’ipotesi di una riforma molto profonda dell’imposta, che potrebbe cambiare nome, abbracciare anche altri tributi come la Tarsu, ed essere rivista sia nella base imponibile che nelle aliquote.
L’attuale imposta sugli immobili sarebbe trasformata in Imposta di servizio dei Comuni e, tra le prime cose, assorbirebbe anche la nuova tassa sui rifiuti.
La Tares, rivista e corretta rispetto alla Tarsu e alla Tia, che dovrebbe debuttare alla fine di quest’anno e che vale circa un miliardo di euro annui.
Anche la nuova imposta, come l’Imu da quest’anno e la futura Tares, sarebbe interamente a favore dei Comuni, che potrebbero, come nel caso dell’Imu, intervenire per modificare marginalmente le aliquote.
La nuova tassa potrebbe inglobare anche una parte del gettito dell’imposta di registro, che si paga sul trasferimento degli immobili, e che tendenzialmente verrebbe alleggerita e poi, se ci saranno i margini, abolita del tutto.
Naturalmente la nuova tassa dovrà trovare forme di applicazione diverse da quelle attuali dell’Imu, per evitare che l’operazione si traduca meramente in un aumento secco delle tasse da un miliardo laddove i cittadini invece si attendono l’alleggerimento delle tasse sulla casa.
La base imponibile, che oggi è rappresentata dalla rendita catastale dell’immobile moltiplicata per un certo coefficiente di rivalutazione, potrebbe essere riconsiderata, anche in funzione di un collegamento della riforma delle imposte sugli immobili con quella del catasto.
Potrebbero essere aumentate le detrazioni per i figli a carico, in modo da alleggerire quella che sarà la futura tassa di servizio per le famiglie numerose (anche nel calcolo della futura tassa sui rifiuti si terrà conto, più che dei metri quadri dell’abitazione, del numero dei componenti del nucleo familiare).
Oppure potrebbe essere introdotta una sorta di franchigia che esenti dal pagamento dell’imposta i proprietari che hanno i redditi più bassi.
Il Pd chiedeva di esentare dall’Imu chi paga fino a 4-500 euro di imposta, il che vorrebbe dire esonerare l’80% dei contribuenti e rinunciare a quasi tre miliardi di gettito.
Il Pdl chiede la cancellazione tout court dell’imposta sulla prima casa e la restituzione di quella pagata nel 2012.
Ci vorrebbero otto miliardi subito e altri quattro l’anno dal 2014 in poi.
Un po’ troppi considerate le condizioni attuali del bilancio pubblico, anche alla luce dei possibili margini che la Ue potrebbe offrire. «Che al momento – ha precisato ieri Saccomanni – non sono neanche da prendere in considerazione».
Mario Sensini
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 4th, 2013 Riccardo Fucile
BENEFICIARIE LE ASSOCIAZIONI PIU’ DISPARATE E FONDAZIONI IN MANO AI POLITICI
Doveva essere abolita, cancellata con un rapido tratto di penna dal bilancio sparagnino della Regione
Sicilia.
E invece la Tabella H, il capitolo di bilancio simbolo di Mamma Regione che ogni anno elargisce fondi a pioggia a enti e associazioni, è rimasta saldamente al suo posto.
“L’hanno voluta i deputati, io volevo cambiare le regole” si è difeso il governatore Rosario Crocetta, che aveva annunciato la morte definitiva di quel capitolo di spesa dalle mille indiscriminate mance.
Secondo i piani del presidente le associazioni meritevoli del contributo regionale dovevano essere individuate dal governo dopo un’attenta istruttoria.
Il Parlamento però ha storto il naso.
“Onorevoli colleghi, ve la sentite voi di togliere i contributi a queste associazioni?” apostrofava l’aula Totò Cordaro del Cantiere Popolare. Nossignore.
Gli onorevoli colleghi dell’onorevole Cordaro ovviamente non se la sono sentita.
E l’onorevole mancia da 25 milioni di euro (8 in meno rispetto agli anni passati) è rimasta al suo posto.
Nel frattempo però enti come la fondazione Federico II tirano un sospiro di sollievo: alla fondazione molto cara al deputato del Pdl Francesco Cascio saranno destinati 264 mila euro per “lo svolgimento dei propri fini istituzionali”.
Quali fini istituzionali? Le visite a Palazzo dei Normanni.
Contributo confermato, ma ribassato di duecentomila euro, anche per il Coppem: il Comitato permanente per il paternariato euro mediterraneo incasserà quest’anno 470 mila euro per “promuovere la cooperazione e lo sviluppo locale”.
Quasi un regalo alla precedente maggioranza dato che sul sito web dell’ente si scopre che il presidente è ancora oggi l’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, attualmente imputato per mafia a Catania.
L’accusa di riciclaggio è finita invece in prescrizione già nel 2009 per il professor Sandro Musco, già consulente dell’ex presidente siciliano Rino Nicolosi, oggi fondatore e presidente dell’Officina di Studi Medievali, associazione a cui spetteranno 250 mila euro di soldi pubblici. Settantotto mila euro invece saranno elargiti all’associazione Lapidei Siciliani, mentre all’associazione siciliana Emigrati e Famiglie spetteranno 45mila euro.
Sessantasei mila euro garantiranno anche l’esistenza dello storico Istituto Internazionale del Papiro, mentre 84mila euro rimpingueranno invece le casse della sede palermitana dell’essenziale Società Siciliana di Storia Patria presieduta dall’onnipresente Gianni Puglisi, recordman italiano degli incarichi. Il parlamento non ha dimenticato l’importanza dell’Istituto superiore del giornalismo, finanziandolo con 343mila euro, quasi la stessa cifra devoluta all’Autodromo di Pergusa.
Trentamila euro serviranno invece per il funzionamento del centro regionale della fauna selvatica mentre ammonta a ben 415 mila euro il contributo per far sopravvivere la sagra del mandorlo in fiore, i carnevali di Sciacca, Acireale, Termini Imerese, Misterbianco, Barcellona Pozzo di Gotto, Trecastagni e Partanna Mondello, e il leggendario presepe vivente di Custonaci.
Esiguo, appena 20 mila euro, il contributo al museo delle ceramiche di Burgio, piccola cittadina di duemila abitanti in provincia di Agrigento, che ha dato i natali a Nelli Scilabra, giovane assessore alla formazione di Crocetta.
Al centro Ettore Majorana di Erice finiscono invece ben duecentomila euro: il fondatore del centro è Antonino Zichichi, l’ex assessore ai beni culturali silurato da Crocetta dopo poche settimane dalla nomina.
Il governatore avrebbe voluto sostituirlo con il mecenate Antonio Presti, che però ha rifiutato.
In compenso nella Tabella H ci sono anche 80 mila euro per l’associazione Fiumara d’Arte che fa capo proprio a Presti, padrone di casa di Crocetta, dato che il governatore ha fissato la sua residenza all’Atelier sul Mare di Tusa, l’incantevole albergo museo realizzato dal mecenate messinese.
Chiude l’elenco delle maxi mance l’Accademia dei zelanti e dei dafnici di Acireale che beneficerà di ben 96mila euro.
Qualcuno potrebbe chiedersi: a cosa serve l’Accademia?
Il presidente Giuseppe Contarino lo spiega zelantemente sul sito web. “Mette a disposizione di tutti ciò che possiede per fermare l’imbarbarimento e aiutare a crescere. L’Accademia vuole offrire a tutti solidarietà e incentivi per realizzare un nuovo umanesimo”. Chapeau.
Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 4th, 2013 Riccardo Fucile
“L’ITALIA NON E’ UN PAESE RAZZISTA, LE COSE SI POSSONO CAMBIARE SENZA URLARE”… AGLI INSULTI RISPONDE: “LA SOCIETA’ CIVILE STA REAGENDO PERCHE ESISTE UN’ALTRA ITALIA, ACCOGLIENTE”
Il silenzio prima, l’orogoglio dopo.
Cecile Kyenge, ministro dell’Integrazione, ha di fatto ignorato gli insulti di Mario Borghezio (Lega). ”Sono nera e italo-congolese e ci tengo a sottolinearlo. Dentro di me ci sono due Paesi. Non sono di colore, sono nera, lo dico con fierezza” dichiara nella sua prima conferenza stamp, sottolineando la necessità di “cominciare ad usare le parole giuste”.
E poi: “L’Italia non è un Paese razzista, ha una cultura dell’accoglienza ben radicata, ma c’è una non conoscenza dell’altro, non si capisce la diversità è una risorsa. Da questi attacchi — ha concluso — ho imparato tante cose”.
Dopo gli attacchi ricevuti “c’è stato un sostegno da parte del premier e di tutti i componenti del Governo. Sicuramente avrebbe dovuto uscire anche un sostegno pubblico, ma sulla solidarietà rispetto a questi attacchi io mi sento abbastanza tutelata. La risposta più forte — ha aggiunto il ministro — deve darla la società civile, il Paese. E la società sta reagendo a questi attacchi, perchè esiste anche un’altra Italia, accogliente”.
“E’ chiaro che questo cambiamento doveva esserci — ha proseguito il ministro riferendosi alla sua nomina — dobbiamo affrontarlo tutti insieme, ma anche all’interno del Governo posso dire che oltre al ministro Idem anche gli altri hanno dimostrato solidarietà . Questo è un buon segno e per questo motivo non ho risposto, e non credo che sia il caso di soffermarsi su singole voci che possono parlare più forte ma che non sono la maggioranza”.
Certo bisogna dare risposte ai tanti figli di stranieri che nascono e crescono in Italia e non si sentono nè italiani nè del Paese di origine dei loro genitori” ha proseguito Kyenge, a proposito della legge sulla cittadinanza.
“Ma le cose si possono cambiare senza urlare”.
“Faccio parte di una squadra — ha precisato — nel Governo ci sono altre forze politiche diverse dalla mia come ad esempio il Pdl o Scelta Civica, dobbiamo cercare uno spazio comune e un terreno condiviso, sempre nel rispetto dell’altro, senza mai offendere”.
Sul tema dell’immigrazione il ministro non tralascia la situazione dei Cie “è un’emergenza che non dimentico e che conosco bene perchè ho condotto tante battaglie in prima linea, denunciando anche che lì molte persone non dovrebbero esserci”.
Un’emergenza sulla quale, dunque “c’è massima attenzione e sensibilità e il mio impegno personale”.
Il ministro, sottolinea che su questo fronte “non si possono promettere risultati immediati” perchè si tratta di politiche dell’immigrazione a più ampio raggio “che vanno affrontate a livello europeo, oltre le nostre frontiere, perchè a volte la risposta di una voce isolata non ha la stessa forza di una risposta collettiva”.
Di una cosa però si dice certa ‘la ministra’ (come lei stessa si definisce) “per me prima di tutto viene la persona” e su questo “mi batterò. Non so — conclude — se riuscirò a portare a casa dei risultati ma voglio porre le basi per un cambiamento”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 4th, 2013 Riccardo Fucile
“NESSUNO PUO’ RITENERSI DEPOSITARIO DELLA VERITA'”… “BERSANI E’ UNA PERSONA ONESTA, NON E’ ADATTO A FARE POLITICA OGGI, VANNO DI MODA GLI UOMINI DI SPETTACOLO”
“Quando si chiama inciucio qualunque tipo di accordo, allora tanto vale non entrarci proprio in
politica”.
E’ la critica che il cantautore Gino Paoli, ospite di “Un giorno da pecora”, su Radio Due, muove al suo amico Beppe Grillo circa il suo niet ad un’intesa col Pd.
“Penso” — continua — “che non si può entrare in politica con idee assolutamente depositarie della verità e non discutibili”.
E spiega: “La possibilità di un accordo tra il Movimento 5 Stelle e il Pd sicuramente c’era, ma io non mi metto a discutere con Grillo perchè non mi metto a discutere con i depositari della verità ”.
Paoli sottolinea che quello attuale è l’unico governo possibile e che Grillo segue uno schema ben preciso: “Ma non è assolutamente disposto a cambiare questo schema. Questo è il grosso guaio. Sostiene che ha uno statuto che gli impedisce di fare accordi. Io” — prosegue — “Don Gallo, la moglie di Crozza e tante persone abbiamo cercato di convincerlo a salvare almeno il salvabile”.
Totale, invece, è l’apprezzamento accreditato dal cantante a Pierluigi Bersani: “Lo stimo moltissimo, è una brava persona, un uomo perbene e corretto. Lui dice la verità anche quando non dovrebbe dirla. Le persone oneste non sono fatte per fare la politica di oggi. Ci vogliono le persone di spettacolo“
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
“SENZA IMPOSTA SUGLI IMMOBILI I COMUNI FALLIREBBERO, ALTRO CHE RINVIARE LA RATA” DICONO I SINDACI FONTANA (LEGA) E CASTELLI (PDL)
“Questo e’ un accordo di governo: se non ci sarà la cancellazione dell’Imu a partire da giugno e se non ci sarà la restituzione di quanto pagato nel 2012 non c’è più il governo”.
Lo afferma Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl, durante un’intervista con “Radio Anch’io”, su Radio Uno, in cui rilancia la regina delle promesse di Silvio Berlusconi in campagna elettorale. “C’è un bravissimo ministro dell’Economia, c’è un presidente del Consiglio, c’è una maggioranza che ha fatto degli accordi in tal senso e le risorse verranno trovate”, aggiunge Brunetta.
Ma la questione non è così semplice, neppure dal punto di vista politico, visto che proprio oggi il sindaco leghista di Varese Attilio Fontana avverte che anche il solo rinvio del pagamento della rata di giugno getterebbe nel caos le amministrazioni locali: “Scaricare solo sui Comuni il rinvio del pagamento della prima rata dell’Imu sarebbe inaccettabile“, spiega Fontana a Repubblica.
“Quella del nuovo presidente del Consiglio credo sia stata una dichiarazione quanto meno improvvida”, continua riferendosi all’apertura di Enrico Letta di ieri da Parigi (“Subito la sospensione della rata di giugno e poi insieme ridiscutere le modalità del superamento di questa tassa”, ha affermato il neopremier).
“L’Imu è una tassa odiosa”, chiarisce il sindaco leghista, “soprattutto sulla prima casa, ma non si può pretendere di rinviare il pagamento senza dire prima come si compenseranno i comuni per il mancato gettito”.
Dello stesso avviso il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli, del Pdl, che in un’intervista alla Stampa avverte: “Senza Imu i comuni falliscono”.
Castelli è anche il responsabile della finanza locale per l’Associazione dei Comuni italiani.
“A nome dell’Anci ho scritto una lettera al ministro Saccomanni per chiedere un incontro urgente. Per noi è necessario avere certezze sulle risorse su cui dovremo confidare in luogo del gettito Imu che a giugno non ci sarà ”.
(da “la Repubblica“)
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Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
LE ASSOCIAZIONI: “E’ CONTRO I GAY, LA SUA NOMINA E’ UN INSULTO, E’ INADATTA”…E POCO FA LA DELEGA SI ESTENDE A SPORT E POLITICHE GIOVANILI
Pochi attimi dopo aver reso pubblica la formazione della squadra, sul governo targato Enrico Letta
piovono critiche.
In particolare, Michaela Biancofiore, neo sottosegretaria alle Pari opportunità , viene bersagliata dal web per due sue affermazioni fatte solo pochi mesi fa in riferimento alla crisi economica e ai matrimoni tra coppie omosessuali.
«La rete non dimentica», scrivono in tanti riportando le parole della Biancofiore: «Biancofiore disse: “Crisi? Ma se i bar sono pieni di gente! Alle 10 del mattino c’era la fila per il cappuccino, se uno ha perso il lavoro non sta al bar a prendere cappuccino e cornetto che costano 5 euro”».
E ancora: «Biancofiore sottosegretario alle pari opportunità , lei che aveva detto che “Berlusconi è normale perchè ama le donne” e “no ai matrimoni gay?”».
«Biancofiore sottosegretario? quella che davanti al Tribunale di Milano ripeteva che Ruby possibile nipote di Mubarak? Non col mio voto», cinguetta qualcun altro, mentre c’è chi difende la deputata Pdl: «Credo che chi critica Michaeela Biancofiore lo fa per un solo vero motivo: è la più determinata (spesso acritica) sostenitrice di Berlusconi».
COMUNITA’ OMOSESSUALE IN RIVOLTA
Una nomina, quella della nomina alle Pari opportunità della deputata del Pdl Michaela Biancofiore, che ha scatenato la comunità omosessuale. «Francamente ci sfugge l’idoneità della nomina a sottosegretario alle Pari opportunità di una suffragetta dell’omo-transfobia come Michaela Biancofiore – commenta il presidente di Arcigay, Flavio Romani – la berlusconiana di ferro, oltre che ferocemente contraria alle nozze gay, ha ringhiato contro le persone trans e contro i loro affetti che definisce problematici. Quelli omosessuali tutt’al più configurerebbero una natura diversa e difficile».
Arcigay preannuncia quindi, presso l’Ufficio anti discriminazioni istituito presso lo stesso Ministero per le Pari Opportunità , una «procedura di infrazione nei suoi confronti per transfobia con la richiesta della revoca della nomina».
«INCREDULI»
Ma è tutta la comunità gay ad accusare la parlamentare di essersi sempre battuta contro i diritti civili e in particolare i diritti delle persone omosessuali.
Esprime «incredulità » il presidente di Equality Italia Aurelio Mancuso: «in questi anni, a differenza di altre sue colleghe di partito, Biancofiore si è distinta per le sue dichiarazioni di scherno e avversione nei confronti delle persone omosessuali e transessuali, oltre a propugnare visioni sulle donne fonte di imbarazzo persino dentro il Pdl».
«Che c’azzecca Michaela Biancofiore alle Pari Opportunità ?» si chiede il presidente di Gaynet, Franco Grillini, che argomenta: «l’amazzone berlusconiana è nota alle cronache per le sue dichiarazioni contro i diritti delle coppie omosessuali. Non si capisce la ratio di una nomina in un ministero che si deve occupare di diritti civili, anche delle persone omosessuali».
E infine Arcilesbica: «Non ci fa certo ben sperare la nomina a sottosegretario alle pari opportunità di Biancofiore, che a suo tempo aveva lodato la normalità di Berlusconi e dei suoi costumi sessuali, rispetto a chi chiede i matrimoni omosessuali».
«Mi sono sentita un piccolo dalmata: la sua nomina mi ha fatto infatti pensare a Crudelia De Mon messa come guardiana dell’allevamento dei cuccioli», ha rincarato Anna Paola Concia, membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico ed ex parlamentare.
Ed Enrico Oliari, presidente di GayLib: «Sarebbe come dare il premio per l’emancipazione a Khamenei o il Nobel per la Pace a Kim Jong-un».
Secondo Oliari, «per Biancofiore i diritti dei gay non sono una priorità : ma lo sa la pasionaria altoatesina che l’Italia in materia è fanalino di coda in Europa, superata persino da paesi del terzo mondo? Come si rapporta con le parole del Presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo, che ha raccomandato nuovamente alla classe politica di dare una risposta alle migliaia di coppie gay italiane, de facto senza diritti?».
LE FRASI
«Forse a Enrico Letta sono sfuggite alcune frasi pronunciate dalla Biancofiore», prosegue Oliari. Che ne elenca qualcuna: dal “no” ai matrimoni gay, “Pur rispettando l’apertura del presidente Berlusconi, sono dell’opinione che le unioni gay non siano assolutamente una priorità per gli italiani”, a “Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale”; da “Gli italiani sono tendenzialmente contrari ai matrimoni gay perchè noi restiamo un popolo profondamente cattolico”, o, ancora, “non c’è solo l’eterosessualità , ma anche una sessualità diversa, che oggi, purtroppo, è estremamente comune”.
«Tali espressioni sono la prova provata di una persona del tutto inadatta a ricoprire il ruolo affidatole».
LA DIFESA –
Lei sull’Huffington Post si difende dicendo: «Per placare gli animi la diretta interessata assicura che porterà avanti i diritti civili di tutti. Non ho nulla da controbattere a coloro che mi criticano. Le associazioni gay non mi conoscono e quindi prima vedano i fatti».
CAMBIO DI DELEGHE –
Intanto, sul sito di Palazzo Chigi, per il sottosegretario si è registrato un rapido cambio di deleghe: ieri compariva solo come sottosegretario alle Pari Opportunità .
Poco fa, invece, sul sito web del Governo, Biancofiore compare come «sottosegretario alle pari opportunità , sport e politiche giovanili», le stesse deleghe del ministro Josefa Idem.
Insomma una brutta figura a cui si è cercato di porre rimedio.
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI AUGUSTA MONTARULI DI “FRATELLI D’ITALIA”, INDAGATA PER PECULATO NELLA VICENDA DEI RIMBORSI AI GRUPPI
Sorpresina non proprio gradevole per le poche decine di studenti che ieri pomeriggio si sono ritrovati a Torino davanti alla sede del Consiglio regionale del Piemonte per protestare contro i tagli ai trasporti: il 50% di quello effettuato su gomma e il 30% di quello su rotaia.
Un piccolo sit-in che ha comunque scatenato le ire dei consiglieri che uscivano da Palazzo Lascaris.
Tra loro Augusta Montaruli che, eletta Pdl e recentemente passata con Fratelli d’Italia, che ha pensato bene di “rispondere al fuoco” mostrando il dito medio ai manifestanti.
Da ricordare tra l’altro che la Montaruli, trentenne di spicco della destra torinese è indagata dalla procura di Torino, come un’altra cinquantina di suoi colleghi, per peculato.
Sotto la lente degli inquirenti sono finiti i rimborsi che i consiglieri avrebbero chiesto ai gruppi dalle cene alle borse di Louis Vuitton.
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Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
L’INVENTRICE “DELL’AMANTIDE RELIGIOSA” FAREBBE BENE AD ANDARE A RIPETIZIONI DI ITALIANO, MAGARI DA UNA IMMIGRATA CONGOLESE CHE HA STUDIATO NEL NOSTRO PAESE
«A scuola, allora, si cominciava con le aste, centinaia di aste su quaderni a quadretti con la matita, non
ancora col pennino e l’inchiostro. Poi, si passava alle vocali; poi, alle consonanti; poi, all’assemblaggio di una consonante e di una vocale; quindi, si congiungevano le sillabe per formare parole. E si copiavano parole dal sillabario e si facevano schede d’esercizi. Esercizi che duravano dei mesi…».
Ecco, l’onorevole ripetente Michaela Biancofiore dovrebbe ricominciare da quell’ultima intervista data da Leonardo Sciascia a Le Monde prima di morire.
Riparta dalle aste.
O almeno dalle vocali: a-i-u-o-l-e.
Perchè una cosa deve mettersela in testa: deve piantarla di difendere l’italianità dell’Alto Adige commettendo strafalcioni mostruosi non solo per un deputato ma per un somaro della seconda elementare.
Si è schiantata sugli accenti («dò», «stà », «pò»), ha detto che gli avversari la vogliono «distrutta, annientata, denigrata, scanzonata» (voce dello sconosciuto verbo michaeliano «scanzonare»), ha inventato «l’amantide religiosa».
Creatura che, con l’apostrofo lì, è ignota in natura.
Insomma: un disastro.
Prendiamo la sua ultima battaglia, contro la rimozione, dalla parete del Palazzo degli Uffici finanziari di Bolzano di un altorilievo che raffigura il Duce a cavallo. Ricordate? Berlusconi fece con Durnwalder nell’autunno 2010 un accordo scellerato: la Svp s’impegnava a non votare, in quel momento delicato, la sfiducia a Bondi e in cambio Roma dava ciò che nessun esecutivo, di destra o sinistra, aveva mai concesso: lo stop ai restauri del monumento alla Vittoria, la rimozione dell’altorilievo e lo spostamento del monumento all’Alpino di Brunico.
Tre simboli dell’italianità vissuti dalla Svp come ferite.
Bene: mentre scoppiava la rivolta, la ripetente «pasionaria» pidiellina se ne restò muta: «Invito tutti alla calma. Il governo ha già abbastanza problemi».
Entrata tardi in battaglia per amore berlusconiano, la Biancofiore ha però ragione: non c’è senso a rimuovere l’altorilievo.
Come ricorda nel libro “Non siamo l’ombelico del mondo” Toni Visentini, che certo non è un italianista fanatico, «la piazza non è mai stata vissuta (ed è opportuno che non si cominci ora) come “fascista”» anche perchè «il bassorilievo – splendido – è opera di un grande scultore bolzanino di lingua tedesca, Hans Piffrader».
Cosa resterebbe se i posteri avessero distrutto tutti i ritratti di Giulio Cesare e Luigi XIV, papa Borgia o Ezzelino da Romano? Ormai è lì, ci mettano una targa che spieghi la scelta di non distruggere l’arte nonostante le infamie del Duce e fine.
Ma in nome dell’Italia, dell’italianità e della lingua italiana la Biancofiore la smetta di scrivere, come ha fatto su carta intestata spingendo Emiliano Fittipaldi a riderne su l’ Espresso , che si trattò di un accordo preso «senza sentire n’è i dirigenti del Pdl n’è verificare la sensibilità dei nostri elettori…».
Ma chi l’ha promossa in terza elementare?
Pensa di avere, come deputata, l’immunità ortografica?
Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Costume, PdL | Commenta »