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RODOTA’ COMPATTA I DELUSI DELLA SINISTRA: NASCE LA CONTRO-CONVENZIONE

Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

UN CANTIERE DELLA SINISTRA CHE VEDE COINVOLTI ANCHE PARTI DEL PD, DA CIVATI A COFFERATI… APERTURA ANCHE AI CINQUESTELLE

Nasce la Controconvenzione di Stefano Rodotà  per bloccare “eventuali sfregi alla Costituzione”: la sinistra e l’opposizione ripartono da qui, Cinque Stelle compresi (“Hanno voglia di imparare come si fa politica, non possiamo escludere nessuno”).
E da “nuovi cantieri”, quello di Sel è già  fissato a piazza Santi Apostoli l’11 maggio, per riorganizzare un’area che “con l’implosione del Pd subisce un vuoto pericoloso”.
“Una Convezione bipartisan — denuncia il giurista —, magari presieduta da Silvio Berlusconi per sfregiare la Costituzione, sarebbe un grave errore. Badate che la riforma elettorale non è già  più una priorità  del governo, quella è la cosa che il parlamento dovrebbe fare subito”.
Le parole di Stefano Rodotà , ieri all’Eliseo di Roma, hanno riunito la sinistra, “grande patrimonio storico del Paese”.
Lunga la schiera di invitati del nuovo fronte all’iniziativa organizzata dal settimanale Left: da Sergio Cofferati alla Fiom, rappresentata da Francesca Redavid, da Sandra Bonsanti di Libertà  e Giustizia all’ex pm Gherardo Colombo ad Antonio Ingroia, dallo storico Adriano Prosperi a Gennaro Migliore di Sel.
Tutti al tavolo del direttore di Left Maurizio Torrealta, davanti ad un teatro pieno di cittadini ed elettori rimasti senza punti di riferimento.
Che hanno riservato, Rodotà  escluso, l’applauso più lungo e sentito a Pippo Civati, il dissidente Pd che non ha votato la fiducia al governo Letta, uscendo dall’aula.
E hanno fischiato Vito Crimi, capogruppo al Senato dei Cinque Stelle, quando ha cercato di spiegare: “Sono felice di essere qui con persone con una forte connotazione di sinistra, nell’accezione migliore del termine. Dico questo ma voglio aggiungere che non condivido gli estremismi, non andrei a braccetto con Casa Pound, ma darei una limata da entrambe le parti: il diritto alle ideologie è sacrosanto, ma a noi interessa la buona amministrazione, diciamo no agli steccati ideologici”.
Fischi e malumori, gli applausi Crimi li recupera solo con l’aneddoto dell’incontro con un commosso Rodotà , quando lui e Roberta Lombardi gli hanno riferito della candidatura alla presidenza della Repubblica.
Lo stesso Rodotà  poco prima aveva parlato proprio delle differenze tra destra e sinistra: “Il vuoto che l’implosione del Partito democratico crea è pericoloso. Io non ho consigli da dare, ma al dirigente politico del Pd che nei giorni scorsi ha sostenuto che un dipendente delle poste di certo non sa chi è Rodotà  (Stefano Fassina, ndr), rispondo di non guardare dentro gli uffici postali, ma piuttosto alla società  italiana, perchè ci sono tanti come me che adesso stanno aprendo dei cantieri a sinistra. Dico questo essendo conscio dell’eccesso della legittimazione nei miei confronti: non ho mai mandato tanti sms come in questi giorni. Quando è morto il capo della polizia Antonio Manganelli qualcuno ha scherzato: per la successione si fanno i nomi di Rodotà  e Zagrebelsky”.
Entusiasmo e applausi, appunto, anche per Civati: “Abbiamo un governo che non deve durare troppo: deve fare la legge elettorale… perchè io, che rappresento il 3 per cento del Pd, non ho capito cosa vogliono fare, secondo me non è il caso di togliere l’Imu ai ricchi per esempio”.
Poi Civati dice di voler restare nel partito, per giocarsi la partita del Congresso, che deve essere anticipato.
La stessa cosa che chiede da giorni Sergio Cofferati: “L’abbandono silenzioso di iscritti ed elettori è preoccupante, ma dobbiamo lavorare per scongiurare scissioni”.
Il vendoliano Migliore annuncia: “Abbiamo proposto di abolire la parata militare del 2 giugno”.
E il prossimo appuntamento per questa ritrovata area di sinistra d’opposizione, che invoca cantieri e spera in un nuovo inizio, sarà  proprio durante la festa della Repubblica: “Per noi quel giorno è anche la festa della Costituzione, faremo una manifestazione — rilancia Sandra Bonsanti — con Rodotà  e Zagrebelsky, perchè bisogna ripartire dall’opposizione a riforme sciagurate”.
Quindi, parola di Rodotà , “occorre organizzare questa Controconvenzione, nella speranza che quella vera, la Convenzione di Pd e Pdl, alla fine non funzioni”.

Giampiero Calap�

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A.A.A. CERCASI NUOVO SEGRETARIO PD: E’ L’ORA DI CUPERLO

Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

DALEMIANI, GOVERNATORI E MOLTE FEDERAZIONI LOCALI CHIEDONO IL RICAMBIO… SI’ ANCHE DEI GIOVANI TURCHI A CUPERLO

In campo c’è ed è sempre più forte Gianni Cuperlo: primo incontro della giornata ore dieci, mezz’ora a quattr’occhi con Stefano Fassina che gli lascia campo libero, poi colloqui e ping pong di sms per tutto il giorno.
Molto gettonato il suo nome e anche se lui ripete che fare il segretario non è il suo mestiere, Cuperlo non intende tirarsi indietro, confida ai suoi interlocutori.
Convinto che un segretario sia forte se circondato da un gruppo dirigente forte, Cuperlo sposa la tesi degli ex Ds che bisogna dare presto al Pd una dirigenza in grado di calarsi a pieno titolo nella dialettica politica sulle azioni di governo.
A favore della sua candidatura arrivano pressioni da varie federazioni regionali di centro, nord e sud, insomma dai quadri locali ansiosi di poter avere un punto di riferimento nazionale con cui interloquire.
E tra i suoi sostenitori, anche governatori di primo piano, come Nicola Zingaretti, che si tira fuori dalla corsa alla segreteria.
Quello di Guglielmo Epifani è un nome ancora gradito a molti bersaniani, anche se troppo connotato dal suo passato in Cgil per poter essere eletto segretario con il consenso di tutte le correnti di matrice non diessina.
Quindi Cuperlo, gradito ai dalemiani che son tornati a dare le carte nel Pd, è il favorito, ma una settimana è lunga e da qui a sabato 11 aprile quando si dovrà  far votare un nome in assemblea ai mille delegati tutto può succedere.
Se non si trovasse un accordo, i renziani minacciano ancora di calare la carta di Sergio Chiamparino, che incassò ottanta voti dai grandi elettori per il Colle.
«Se si sceglie di fare un reggente che non si candidi poi al congresso, allora il prescelto potrà  essere chiunque e la partita vera si giocherà  a ottobre con le nuove regole; se invece gli ex Ds decidono di anticipare il congresso facendo eleggere un segretario sabato, a quel punto il candidato non sarà  più uno e rischiano di entrare con un cavallo e di uscirne con un asino…»: l’immagine un po’ cruda ma efficace è di uno dei dirigenti più alti in grado tra i parlamentari renziani e rende bene l’oggetto del contendere nel Pd.
Che vede schierati da una parte i fautori del «reggente superpartes» che riscriva le regole congressuali circondato da un «coordinamento collegiale» espressione di tutte le correnti, che dia ai renziani un riconoscimento del loro ruolo: soluzione preferita da lettiani, franceschiniani e renziani appunto.
Dall’altra i fautori del «segretario forte senza vincoli per il futuro», gradito a tutte le «sensibilità » che fanno capo agli ex Ds, dai «turchi» ai bersaniani di nuovo conio. Entrambe le tesi hanno una loro legittimità , basta sentire come argomenta l’opzione «segretario forte» Zingaretti: «Il Pd non può continuare ad essere un partito `sospeso’. Di fronte ad una destra che con la formazione del nuovo governo ha segnato un indiscutibile successo, il Pd sopravvive solo se è capace di stare in campo con tutta la sua forza, con la sua autonomia, con le sue idee e con un profilo riconoscibile. Io credo che non farlo, come traspare dalla proposta che sembra venire avanti di affidare il partito ad una reggenza temporanea, di un singolo o peggio di un comitato di maggiorenti, lasciar prevalere ancora una volta i giochi delle correnti, dei tatticismi, delle mediazioni al ribasso: ci condannerebbe alla paralisi per mesi e sarebbe davvero un errore imperdonabile».
Ed è nel termine «autonomia» la chiave sottintesa di questo braccio di ferro: perchè un segretario reggente di fatto sarebbe indebolito dalla clausola di non potersi candidare al congresso: di conseguenza il peso dei gruppi parlamentari salirebbe, così come anche l’influenza del governo sul partito.
Viceversa, il partito godrebbe di quella «autonomia» rivendicata da tutti gli ex Ds convinti che «un segretario forte produce un partito forte e un partito forte rafforza il governo».
E poichè nel 2009 quando si dimise Veltroni, ad eleggere Franceschini che poi si candidò segretario fu l’assemblea federale, «non si capisce perchè quello che valeva per Franceschini non debba valere per Cuperlo…», dicono gli ex Ds.
Una questione all’apparenza nominale, quella tra «reggente» e «segretario», che impegna però le residue forze di un partito allo sbando, dove si litiga anche su chi debba andare in tv a rappresentare tutti, visto che ormai non c’è più chi abbia in mano il timone. E dove i veleni abbondano, dato che molti sospettano perfino che una volta eletto un segretario forte, il congresso possa essere rinviato…

Carlo Bertini

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TUTTI PAZZI PER LETTA: IL 62% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI, MA ANCHE MONTI ALL’INIZIO AVEVA IL 71%

Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

SONDAGGIO SWG: I FAVOREVOLI AL GOVERNO PERO’ SCENDONO AL 48%… TRA I PARTITI PDL 26,8%, PD 23,8%, CINQUESTELLE 23,7%, SCELTA CIVICA 5,7%, SEL 5,1%, LEGA 4,2%, UDC 2%, FRATELLI ITALIA 1,2%

Secondo le rilevazioni effettuate da Swg per la trasmissione Agorà  di RaiTre, Enrico Letta e il suo governo sono partiti con il favore degli italiani.
Il presidente del Consiglio si piazza in cima alla classifica di fiducia degli italiani, con il 62%, battendo di misura Matteo Renzi (60%)
Forte anche il consenso di partenza, con Letta al secondo posto, battuto solo dall’avvio del governo Monti (71%).
Da notare che quasi la metà  degli italiani (48%) approva la nascita dell’esecutivo, anche se solo una percentuale minima (7%) pensa che possa durare l’intera legislatura.
La fiducia nel presidente della Repubblica Napolitano si attesta al 59%, al 35% invece quella nel segretario del Pdl Angelino Alfano.
Con un distacco di cinque punti lo segue il governatore della Puglia Nichi Vendola (30%), che supera nei sondaggi Silvio Berlusconi (28%).
A distanza di un punto (27%) c’è il leader del Movimento 5 stelle Beppe Grillo, mentre la fiducia in Mario Monti si attesta al 24%.
A essere soddisfatto del nuovo esecutivo è il 70% degli elettori di centrodestra e quasi la metà  (48%) di centrosinistra, contro il 21% dei sostenitori del Movimento 5 stelle. Ma quanto durerà  il governo?
Per il 44% almeno un anno, mentre per il 22% soltanto pochi mesi. Il 16%, infine, ritiene che l’esecutivo presieduto da Letta avrà  due-tre anni di vita.
PDL PRIMO PARTITO MA IN LIEVE CALO
Pur registrando un lieve calo rispetto alla settimana precedente (-0,2%), il Pdl si è confermato primo partito nelle intenzioni di voto con il 26,8% dei consensi.
Guadagna quasi due punti (+1,8%) il Pd, che si è attestato al 23,8% e ha superato il Movimento 5 Stelle (23,7%), che invece ne ha persi quasi due (- 1,8%).
È sceso di quasi mezzo punto (-0,4%) Scelta civica, che si è attestato al 5,7%.
Lieve calo per Sel (-0,2%), al 5,1%, mentre è salita leggermente (+0,2%) la Lega Nord, al 4,2%.
Stabile l’Udc al 2%, mentre ha perso qualcosa (-0,3%) Fratelli d’Italia, all’1,2%.
ITALIANI CONTRO L’IMU
Il 78% degli italiani condivide la scelta di sospendere il pagamento dell’Imu annunciata da Letta, ma per il 56% lo stop alla tassa sulla casa non è realmente attuabile e si tratta soltanto di una promessa.
Nel dettaglio, a essere favorevole alla sospensione del pagamento dell’Imu è quasi la totalità  dell’elettorato del Pdl (95%) e un’ampia fascia del Movimento 5 stelle (75%). La scelta riscontra un ampio consenso anche nel bacino elettorale del centrosinistra (67%).

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INTERVISTA A LAURA BOLDRINI: “SULLA RETE CAMPAGNE D’ODIO, E’ TEMPO DI FARE UNA LEGGE”

Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

“IO MINACCIATA DI MORTE OGNI GIORNO NON HO PAURA, MA BASTA ALL’ANARCHIA DEL WEB”… “IN ITALIA LE DONNE CONTINUANO A MORIRE, MA PER MOLTI E’ SEMPRE E SOLO UN FATALITA'”

Laura Boldrini, seduta alla sua scrivania di Presidente della Camera dei deputati, legge attentamente i messaggi che la sua giovane assistente Giovanna Pirrotta le porge.
Sono minacce di morte, di stupro, di sodomia, di tortura. Accanto al testo spesso ci sono immagini.
Fotomontaggi: il suo volto sorridente sul corpo di una donna violentata da un uomo di colore, il suo viso sul corpo di una donna sgozzata, il sangue che riempie un catino a terra.
Centinaia di pagine stampate, migliaia di messaggi. A ciascuna minaccia corrisponde un nome e un cognome, un profilo Facebook, l’indirizzo di una pagina Internet.
Le minacce – tutte a sfondo sessuale, promesse di morte violenta – si sono moltiplicate nel giro di due settimane con il tipico effetto valanga che la Rete produce: al principio erano una decina, qualche sito le ha riprese e rilanciate, i siti più grandi le hanno richiamate dai siti più piccoli con la tecnica consueta: dichiarare in premessa l’intenzione di denunciare l’aggressione col risultato, in effetti, di divulgarla ad un pubblico sempre più ampio.
In principio, quasi all’indomani della sua nomina, aveva preso a circolare una foto che a questo punto della vicenda pare addirittura innocente: una donna nuda, in spiagga, indicata come Laura Boldrini e affiancata da commenti machisti.
Poi le prime minacce, altre e altre ancora sempre più gravi fino ad arrivare alle ultime, pochi giorni fa: una donna sgozzata, uno stupro.
Siti di destra, razzisti e xenofobi, pagine Facebook, di seguito l’effetto macchia d’olio, incontrollabile.
Dunque cosa fare?, è l’intatto quesito che si ripropone ogni volta che ci si trova di fronte a messaggi, comunicati, rivendicazioni di una minoranza violenta.
Dar loro visibilità  e amplificarli, facendo il loro gioco, o tacere, subire, reagire sul piano della denuncia individuale senza offrire un più largo palcoscenico a quelle miserevoli gesta.
«Io non ho paura», mormora la presidente della Camera mentre ascolta questa discussione, i suoi collaboratori attorno a lei.
«Nel senso che certo, sì. Ho paura quando i fotografi inseguono mia figlia di 19 anni in motorino, ho paura che possa spaventarsi e avere un incidente, mi si gonfia in cuore. Ho paura quando si appostano sotto casa di mio fratello Enrico, il più piccolo dei miei fratelli, che soffre di una forma grave di autismo. Non capisco come possano farlo, e ho paura per lui. Ma non ho paura io, adesso, di aprire un fronte di battaglia, se necessario. Daremo visibilità  a un gruppo di fanatici? Sì, è vero. Ma non sono pochi, sono migliaia e migliaia, crescono ogni giorno e costituiscono una porzione del Paese che non possiamo ignorare: c’è e dobbiamo combatterla. Non posso denunciarli tutti individualmente: è un’arma spuntata, la giustizia cammina lentamente al cospetto della Rete, quando arriva la minaccia è già  altrove, moltiplicata per mille.
E poi non è una questione che riguarda solo me. Ci sono due temi di cui dobbiamo parlare a viso aperto. Il primo è che quando una donna riveste incarichi pubblici si scatena contro di lei l’aggressione sessista: che sia apparentemente innocua, semplice gossip, o violenta, assume sempre la forma di minaccia sessuale, usa un lessico che parla di umiliazioni e di sottomissioni. E questa davvero è una questione grande, diffusa, collettiva. Non bisogna più aver paura di dire che è una cultura sotterranea in qualche forma condivisa. Io dico: un’emergenza, in Italia. Perchè le donne muoiono per mano degli uomini ogni giorno, ed è in fondo considerata sempre una fatalità , un incidente, un raptus. Se questo accade è anche – non solo, ma anche – perchè chi poteva farlo non ha mai sollevato con vigore il tema al livello più alto, quello istituzionale. Dunque facciamolo, finalmente».
Sul tavolo della presidente le pagine in cui uomini con nome e cognome, dati a cui corrispondono persone reali, scrivono «ti devono linciare, puttana», «abiti a 30 chilometri da casa mia, giuro che vengo a trovarti», «ti ammanetto ti chiudo in una stanza buia e ti uso come orinatoio, morirai affogata», «gli immigrati mettiteli nel letto, troia». Accanto alla foto della donna sgozzata: «Per i Boldrini in rete ecco l’Islam in azione».
La seconda questione è se possibile ancora più delicata, riguarda i reati commessi via web. Ogni volta che si interviene a cancellare un messaggio, ad oscurare un sito – dice Roberto Natale, portavoce della Presidente – c’è una reazione fortissima della rete che invoca la libertà  e parla di censura.
Valentina Loiero, responsabile comunicazione: «Al principio abbiamo individuato un sito, di cui è titolare Antonio Mattia, che aveva diffuso la foto di una nudista spacciandola per Laura ed aveva dato il via ai commenti sessisti. Abbiamo informato la polizia postale. La reazione dell’uomo alla visita delle forze dell’ordine stata una denuncia di violazione della privacy a cui hanno fatto seguito in rete accuse di abuso di potere, subito riprese da esponenti politici della destra».
Boldrini: «Abbiamo due agenti della polizia postale, due, che lavorano alla Camera, distaccati qui a vigilare sulle moltissime violazioni di cui un luogo istituzionale come questo può essere oggetto. C’è stato il caso della parlamentare del Movimento Cinque Stelle di cui è stata violata la posta personale. C’è il caso di una deputata oggi ministra che non ha più potuto accedere ai suoi social network e teme che a suo nome si possano divulgare messaggi non suoi. Poi ci sono le minacce di morte nei miei confronti. Tutte donne, lo dico come dato di cronaca. So bene che la questione del controllo del web è delicatissima. Non per questo non dobbiamo porcela. Mi domando se sia giusto che una minaccia di morte che avviene in forma diretta, o attraverso una scritta sul muro sia considerata in modo diverso dalla stessa minaccia via web. Me lo domando, chiedo che si apra una discussione serena e seria. Se il web è vita reale, e lo è, se produce effetti reali, e li produce, allora non possiamo più considerare meno rilevante quel che accade in Rete rispetto a quel che succede per strada».
C’è in questi giorni la discussione sulla scorta. «Io ho chiesto di non essere scortata. Non ho paura di camminare per Roma, non ho paura di andare da casa in ufficio. Può accadere qualsiasi cosa in qualsiasi momento, certo, ma questo vale per chiunque. Piuttosto mi pare molto più grave, molto più pericoloso che si diffonda in rete una cultura della minaccia tollerata e giudicata tutt’al più, come certi hanno scritto, una “burla”.
Mi sento molto più vulnerabile quando penso che chiunque, aprendo un computer, anche mia figlia, anche i suoi amici, anche i ragazzi giovanissimi che vivono connessi al computer possono vedere il mio volto sovrapposto a quello di una donna sgozzata. Mi domando che effetti profondi e di lungo periodo, fra i più giovani, un’immagine così possa avere».
La campagna contro Laura Boldrini si è impennata all’indomani della sua visita alla comunità  ebraica, il 12 aprile scorso.
In quell’occasione, incontrando i dirigenti della comunità , ha parlato della necessità  di «ripristinare il rigore della legge Mancino» a proposito dell’incitamento al razzismo e all’odio razziale su web.
È infatti dell’8 aprile la sentenza di condanna dei quattro gestori di Stormfront, sito web neonazista, condannati per antisemitismo. È la prima sentenza che riconosce un’associazione a delinquere via web: a quella si richiamava Boldrini nel suo discorso alla comunità . Da quel giorno è partita la valanga.
Il sito “Tutti i crimini degli immigrati” associa il volto del presidente della Camera alle notizie di reati commessi da cittadini stranieri. “Resistenza Nazionale”, “Fronte Nazionale”, “MultiKulti” e altri indirizzi web diffondono. Poi i fotomontaggi, e le minacce.
Dal 28 aprile, dopo la sparatoria davanti a palazzo Chigi, hanno iniziato a circolare centinaia di messaggi che dicono «Dovevano sparare a te», «la prossima sei tu», «cacati sotto, a morte i politici come te».
La magistratura è avvertita, le denunce sono partite.
«Ma è come svuotare il mare con un bicchiere. Credo che ci dobbiamo tutti fermare un momento e domandarci due cose: se vogliamo dare battaglia – una battaglia culturale – alle aggressioni alle donne a sfondo sessuale. Se vogliamo cominciare a pensare alla rete come ad un luogo reale, dove persone reali spendono parole reali, esattamente come altrove. Cominciare a pensarci, discuterne quanto si deve, poi prendere delle decisioni misurate, sensate, efficaci. Senza avere paura dei tabù che sono tanti, a destra come a sinistra. La paura paralizza. La politica deve essere coraggiosa, deve agire».
Concita De Gregorio
(da “La Repubblica”)

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Il commento del ns. direttore

Diverse cose ci differenziano dalle posizioni politiche di Laura Boldrini, ma una persona appartenente alla destra vera, e come tale attenta alla coerenza dei percorsi personali, non può che nutrire rispetto per questa donna che ha saputo fare scelte coraggiose.
Non so quanti fighetti “pseudo destri” abituati a sparare cazzate nei salottini dei bar avrebbero rinunciato a 19 anni a una vita agiata per partire per il Venezuela senza mezzi allo scopo di aiutare i campesinos.
Altro che inneggiare al “Che” dalle ville di lusso di certi rivoluzionari all’amatriciana, tanto per capirci…
Chi ha vissuto gli anni di piombo ed è stato “costretto a odiare” per sopravvivere, non può che provare disprezzo per coloro che hanno ridotto ideologie a macchiette da Bagaglino, magari lucrando anche poltrone in parlamento.
Il fenomeno migrazione è un problema di flussi dei poveri del mondo che già  trent’anni fa la destra più colta e intelligente aveva analizzato, auspicando di aiutare queste popolazioni nei loro Paesi di origine.
E ricordando i viaggi dei nostri immmigrati di inizio Novecento verso le Americhe o quelli del dopoguerra verso Germania e Svizzera: come è facile passare da vittime a carnefici…
A fronte di una becerodestra che cerca consenso seminando odio e istigando alla violenza, occorre contrapporre una destra sociale che chiede il rispetto dei diritti e dei doveri, ivi compresi il rispetto del diritto internazionale e delle convenzioni che l’Italia ha firmato.
Il governo italiano, con la prassi dei respingimenti in mare, non solo ha violato tali norme, subendo molteplici condanne, non solo ha fatto accordi con un assassino giustiziato dal suo popolo, ma si è reso responsabile di veri e propri assassini di profughi affogati in mare.
Sulle minacce via web alla Boldrini qualcuno si chiede “che fare”?
Sul web nessuno deve censurare opinioni, ma i reati sono definiti dal codice penale e dalla civiltà  giuridica.
Noi non metteremmo nessuno in galera: la pena va tramutata in due anni in campi di lavoro nei Paesi africani per aiutare a costruire strade, scuole, ospedali.
Frequentare persone normali e sudare dodici ore al giorno è sempre stato un ottimo viatico.
Anche contro la stupidità .

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INTERVISTA A MIGUEL GOTOR, IL CONSIGLIERE DI BERSANI: “VI RACCONTO LA VIA CRUCIS DI PIERLUIGI”

Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

“BERSANI NON E’ NE’ UN PAZZO NE’ UN VISIONARIO: ERA CONTRARIO ALLE LARGHE INTESE”… “ABBIAMO PUNTATO SULL’ASTENSIONE DEI GRILLINI, MA ABBIAMO SOTTOVALUTATO LE LOTTE INTERNE AL PARTITO”

Queste sono le brevi memorie di Miguel Gotor, l’intellettuale che con l’ansia del consigliere entusiasta e fidato ha vissuto la crudele debacle politica di Pierluigi Bersani.
“Mi avete chiamato spin doctor, intendendo me come lo stratega, l’esperto di comunicazione non so cos’altro. Ero invece un ufficiale di collegamento tra il gruppo che lavorava ai programmi del governo Bersani e il partito. Lo specifico perchè è giusto ridare a ciascuno il ruolo e la responsabilità  che si è assunto. Sapevo e so che il nostro mondo è fatto di fortune repentine e non ho nulla di cui dolermi. Ho fatto ogni cosa per evitare lo scenario che poi si è impadronito della realtà . Dunque non sono pentito, non ho pianto, non sono demoralizzato nè distrutto. Avevo ogni cosa ben chiara”.
Chiara, lei dice. Si vota un programma elettorale per il cambiamento, al quale immagino avrà  offerto qualche spunto originale, e ci si ritrova con il Cavaliere statista
“Riavvolgiamo il nastro. Ero tra i più pessimisti anche prima del voto: ritenevo che anche un 34 per cento e una maggioranza sia alla Camera che al Senato sarebbe stato un risultato risicato. Ci avrebbero sparato tutti addosso, e invece di cambiare il Paese saremmo potuti naufragare dopo una decina di mesi. Figurarsi dopo il voto e quel deludente 29 per cento, con l’irruzione di una terza forza e la rottura dello schema bipolare. Un movimento che raccoglie il 25 per cento non è un incidente della storia, è una presenza che resterà  negli anni. L’unica possibilità  per tenere fede al nostro impegno era un governo di minoranza. Bersani non è stato un pazzo nè un visionario, sapeva benissimo che per evitare il trauma che oggi patiamo c’era solo quella strada stretta da seguire. Lui ha sentito una tale responsabilità  su di sè, per questo non ha gettato la spugna, al punto di affrontare quei 55 giorni come una via crucis”.
Sono gli stessi giorni della prigionia di Moro anche se è imparagonabile quella tragedia a questa.
“Bersani è di una moralità  indiscutibile e non è uomo buono a ogni progetto. Per evitare la strada delle larghe intese ha scelto questa via che a lei sembra un immolarsi sulla strada della irrealtà ”.
Volevate i voti del M5S.
“Volevamo l’astensione loro. Abbiamo parlato al loro elettorato e abbiamo spiegato le nostre ragioni. E una crepa si è manifestata, una riflessione era in atto, un primo risultato raggiunto”.
Astensione al Senato significa voto contrario.
“C’era anche l’ipotesi di cambiare il regolamento in quel ramo del Parlamento. Avremmo restituito ai senatori il diritto a scegliere la neutralità  che oggi è praticamente negato”.
Era spaventato per le sorti di un solido governo di maggioranza e neanche un alito di paura per un miserello esecutivo di minoranza?
“C’era altra strada? C’era il buco nero dell’accordo con Berlusconi. Certo sarebbe stato un esecutivo da combattimento. Avremmo tentato e sfidato la sorte”.
Vagheggiavate il trono mentre i vostri compagni preparavano i pugnali.
“No, la valutazione era di realizzare nella Convenzione per le riforme il coinvolgimento di tutte le forze politiche, da Berlusconi ai Cinquestelle. Quello era il luogo propulsivo del programma. Quello che avrebbe deciso la Convenzione avrebbe fatto da stella polare per il governo. Nel terzo anello un presidente della Repubblica che riuscisse a tenere uniti i primi due. Eravamo quasi giunti in porto”.
Con Franco Marini sareste giunti in porto?
“Io dico di sì”.
Il suo era un leader così forte che non si era accorto che il partito andava per i fatti suoi.
“Vero, quello è stato un trauma. La doppia botta Marini-Prodi ha azzerato e messo al tappeto tutti noi. Io non lo credevo possibile. C’erano state due direzioni del partito che avevano confermato linea e leadership”.
Chi vi ha accecati? Come avete fatto a sottovalutare un fenomeno di rifiuto così limpido? E come potevate ritenere che la figura di Marini potesse essere simbolo di cambiamento?
“Col senno di poi ammetto il torto. Ma Marini per noi dava la garanzie di potere accompagnare questa fase in virtù della sua esperienza”.
Avete azzerato il Pd, l’avete reso un luogo indistinto, un coagulo di odi e rancori.
“Il partito va rifondato”.
Il partito? Esistono due, forse tre partiti.
“E io dico che non si dividerà ”.
Sta nascendo una grande e nuova Democrazia cristiana.
“Esiste una pressione verso l’accentramento perchè la divisione tra berlusconiani e antiberlusconiani sta svanendo, sta per essere superata. È una cosa che cambierà  la politica e anche il giornalismo, è la più grande opportunità  che ha Enrico Letta”.
Il vice di Bersani, dunque nella squadra del cambiamento, oggi è titolare dell’esecutivo della restaurazione.
“La penso diversamente”.
A ciascuno il suo pensiero, ma l’idea che sia stato fatto una grande frittata resiste oltre ogni auspicio.
“Il rifiuto delle larghe intese era più mio che di tanti altri, la paura di questa prospettiva, ci ha guidati fin dall’inizio e abbiamo fatto ogni cosa per scongiurare questa eventualità ”.
Siete parsi velleitari.
“Siamo invece stati coraggiosi. Bersani ha dovuto affrontare un periodo nel quale il leader del movimento con cui intendeva interloquire si mascherava, faceva del situazionismo, correva in spiaggia come Batman. Ricorda?”.
Ricordo, ma forse Bersani non era il candidato adatto per legare M5S a voi.
“Lui aveva avuto i voti, lui si è preso la croce”.
Il risultato, direbbe Crozza, è questo grande mappazzone.
“Non siamo riusciti ad eleggere un capo dello Stato e se avessimo fatto convergere i voti su Rodotà , Monti e Berlusconi ci avrebbe fatto eleggere la Cancellieri”.
Gotor non si pente, nè piange.
“Sono nuovo di questo mondo e so che le fortune sono repentine, fatte di alti e di bassi. Credo di essermi impegnato in questi mesi per una causa giusta accanto a un uomo di valore. Le basta?”.

Antonello Caporale
(da “La Repubblica“)

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INTERVISTA A GHEDINI: “BERLUSCONI SENATORE A VITA? LO MERITA”

Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

“MA I PM INSISTERANNO, C’E’ ACCANIMENTO SU DI LUI DA PARTE DI UNA FRANGIA POLITICIZZATA”

Berlusconi come Andreotti. “Merita di diventare senatore a vita”, ma “la nomina non lo salverà  dalla magistratura” che, “politicamente schierata”, continuerà  “ad accanirsi su di lui” come ha fatto col Divo Giulio.
“Nonostante l’invito del capo dello Stato, inascoltato dai magistrati di Milano”.
Quando parla del “presidente”, Niccolò Ghedini è un funambolo che nasconde la corda su cui poggia, in equilibrio decisamente stabile, tesa tra il suo ruolo di legale e quello di parlamentare dell’ex premier.
Resta a metà , equidistante.
Tenta di parlare con distacco dell’uomo che ne ha fatto la fortuna.
Senza Berlusconi del resto cosa sarebbe oggi Ghedini?
E Berlusconi senza Ghedini
…
Lo difendo con molta tranquillità  da quindici anni, insieme abbiamo affrontato più di trenta processi.
Per questo lascia il testimone all’avvocato Franco Coppi. Si è stancato?
C’è stato un equivoco: io non lascio niente e Coppi non subentra a nessuno. Semplicemente ci affiancherà  in Cassazione per il processo sui diritti televisivi. Fra l’altro ancora non c’è nessuna nomina del dottor Coppi. Dato che è il migliore abbiamo pensato, io e Longo, di ‘prenotarlo’ per la Cassazione.
Certo, il processo sui diritti televisivi acquistati da Mediaset. Berlusconi rischia di vedersi con dannare nel giro di pochi mesi a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. La sentenza di primo grado, se confermata, rappresenterebbe la fine politica dell’ex premier.
In Cassazione troveremo giustizia, la partita si giocherà  tutta lì.
Intanto la Consulta deve pronunciarsi sul conflitto di attribuzione, magari anche lì arriverà  qualche invito…
Immagino si riferisca a Napolitano. L’invito che fece dopo il voto al rispetto del risultato e a lasciare lavorare Berlusconi, ahimè non è stato minimamente percepito dalla Procura di Milano. Un invito a mio avviso di grande pregio al quale i magistrati milanesi hanno risposto fissando udienze per tre giorni di fila. Diciamo che la disponibilità  è stata decisamente poca e abbiamo dovuto presentare la rimessione per poter avere finalmente un minimo di respiro.
Immagino vi sentiate spesso con Berlusconi, confida di essere nominato Senatore a vita?
Compete al capo dello Stato decidere. Io ritengo che sarebbe un riconoscimento giusto e meritato, per una persona che ha dato e continua a dare davvero moltissimo al Paese. Ma per quanto riguarda i processi non cambierebbe niente, Andreotti è stato costretto a un processo lungo 15 anni seppure fosse senatore a vita.
Come dire: Berlusconi ha dato…
E continua a essere vittima di un accanimento da parte di alcuni magistrati, una situazione anomala. In Italia abbiamo una magistratura eccellente, un livello qualitativamente molto più alto della media degli avvocati, però purtroppo, una certa magistratura, politicizzata, ci ricorda che c’è una problematica grossa: i magistrati godono ancora dei privilegi della Magna Charta del 1215 e si auto-giudicano, si assolvono fra di loro.
Dopo il lodo Alfano e il legittimo impedimento, entrambi tentativi falliti, state forse escogitando qualche nuova leggina ?
Ma va là . Il problema non è Silvio Berlusconi, ma l’attuale sistema della giustizia. Non ho mai creduto neanche alla separazione delle carriere come soluzione. Dico che al Paese serve una magistratura super partes. Credo sia necessaria una sorta di alta corte che giudichi i magistrati o altro. L’aver modificato l’articolo 68 della Costituzione (relativo all’immunità  parlamentare, ndr) lasciando immutati i poteri della magistratura lo ritengo un errore. Credo sia necessaria una riforma per il bene del Paese.
E per il bene di Berlusconi.
Se non ci fosse stato questo accanimento avremo già  affrontato la questione in modo concreto. Ma ora ci assolveranno da tutte le accuse e non ci sarà  più questo problema.
Coppi sarà  pure il migliore, ma sperare in tutte assoluzioni…
Coppi ci aiuterà  solo in Cassazione, ripeto: glielo abbiamo chiesto sei mesi fa non oggi.
Prima dell’interessamento del Colle, dunque?
Quando è arrivata la sentenza di primo grado lo abbiamo ‘prenotato’ in vista della Cassazione. Sull’invito del Colle, ripeto, l’ho ritenuto di grande pregio.

Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)

argomento: Berlusconi, Giustizia | Commenta »

SI SONO SPARTITI LE ULTIME 40 POLTRONE: CI SONO INDAGATI E TESTIMONI NEL PROCESSO RUBY

Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

NOMINATI 10 VICEMINISTRI E 30 SOTTOSEGRETARI, CI SONO DE LUCA, BUBBICO E ARCHI… UNA POLTRONA ANCHE PER IL PRODE MICCICHE’ E PER LA BORLETTI BUITONI CHE HA FINANZIATO CON 710.000 EURO LA CAMPAGNA ELETTORALE DI MONTI

Sarà  stato usato anche il manuale Cencelli per scegliere i sottosegretari del nuovo governo Letta, ma certamente non si sono spulciati gli archivi delle cronache recenti per evitare qualche improponibile. Insomma la freschezza del nuovo governo è stata solo una verniciata perchè con le nomine che completano la squadra di governo spunta la partitocrazia e anche qualche inquisito.
Diventa vice ministro degli Esteri Bruno Archi, già  diplomatico in servizio presso la presidenza del Consiglio che, il 5 ottobre 2012, aveva confermato come teste nel processo Ruby ai giudici di Milano che al pranzo istituzionale con l’allora presidente egiziano Hosni Mubarak del 2010 si parlò della giovane come parente del rais. Sottosegretario al Lavoro e Politiche Sociali va Jole Santelli, ex avvocato studio Cesare Previti, fino al 2006 si è occupata di amministrazione della giustizia e leggi ad personam per il Cavaliere.
Sottosegretario alle Politiche Agricole Forestali e Alimentari arriva Giuseppe Castiglione, coinvolto e poi prosciolto da un’accusa di associazione mafiosa e assolto da un’accusa di turbativa d’asta, e genero dell’ex senatore di Forza Italia Giuseppe Firrarello, condannato in via definitiva a due anni per corruzione e turbativa d’asta. Rocco Girlanda, sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, vicinissimo a Denis Verdini tanto che compare nelle intercettazione della Procura di Firenze che indagava sul caso del Credito Fiorentino.
Vice ministro dei Trasporti il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, indagato nell’ambito di un procedimento relativo all’inchiesta avviata sul progetto urbanistico Crescent.
Cosimo Ferri sarà  sottosegretario della Giustizia, ex leader di Magistratura Indipendente, mai indagato, ma di lui Giancarlo Innocenzi (ex Agocom) diceva come Berlusconi “aveva trovato uan chiave interessante” per bloccare i talk show sui processi di Milano del Cavaliere.
Vice ministro dell’Interno Filippo Bubbico, già  tra i saggi nominati da Napolitano, ha un processo in corso per abuso d’ufficio.
Gianfranco Miccichè, vice ministro Pubblica amministrazione e Semplicazione, uomo vicinissimo a Berlusconi, considerato un vicerè della Sicilia. Carla Anna Ilaria Borletti dell’Acqua, coniugata Buitoni, ha donato 710.000 euro a Scelta Civica. Doveva entrare nel governo Monti come ministro, ma è entrata come sottosegretario in quello Letta.
C’è anche la senatrice Simona Vicari, sottosegretario allo Sviluppo Economico, che solo qualche giorno fa ina una trasmissione aveva detto: “Berlusconi è l’uomo più perseguitato dalla giustizia. E non il più perseguitato della politica, dell’Italia o dell’Europa, ma dell’umanità ”.
Ai sottosegretari parlamentari ”non sarà  corrisposto lo stipendio aggiuntivo”.
Il consiglio dei ministri ha deciso inoltre che “gli uffici di diretta collaborazione dei viceministri saranno ridotti e uniformati a quelli dei sottosegretari, con la conseguenza che non ci sarà  alcun costo aggiuntivo collegato alla suddetta nomina”.

Presidenza del Consiglio
Giovanni Legnini (Editoria e Attuazione Programma) Sesa Amici (Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività  di Governo) Sabrina De Camillis (Rapporti con il Parlamento e coord. attività  Governo) Walter Ferrazza (Affari Regionali e Autonomie) Micaela Biancofiore (Pari Opportunità ) Gianfranco Miccichè (Pubblica Amministrazione e Semplificazione)
Interno
Filippo Bubbico (Viceministro) Domenico Manzione Giampiero Bocci
Affari Esteri
Lapo Pistelli (Viceministro) Bruno Archi (Viceministro) Marta Dassù (Viceministro) Mario Giro
Giustizia
Giuseppe Beretta Cosimo Ferri
Difesa
Roberta Pinotti Gioacchino Alfano
Economia e Finanze
Stefano Fassina (Viceministro) Luigi Casero (Viceministro) Pierpaolo Baretta Alberto Giorgetti
Sviluppo Economico
Carlo Calenda (Viceministro) Antonio Catricalà  (Viceministro) Simona Vicari Claudio De Vincenti
Infrastrutture e Trasporti
Vincenzo De Luca (Viceministro) Erasmo De Angelis Rocco Girlanda
Politiche Agricole Forestali e Alimentari
Maurizio Martina Giuseppe Castiglione
Ambiente, Tutela del territorio e del mare
Marco Flavio Cirillo
Lavoro e Politiche Sociali
Cecilia Guerra (Viceministro) Jole Santelli Carlo Dell’Aringa
Istruzione, Università  e Ricerca
Gabriele Toccafondi Marco Rossi Doria Gianluca Galletti
Beni, Attività  culturali e turismo
Simonetta Giordani Ilaria Borletti Buitoni
Salute
Paolo Fadda

La mossa compiuta da Letta è avvenuta al termine di una estenuante giornata in cui si sono susseguiti colloqui e incontri avuti, assieme al ministro per i rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, con il reggente del Pdl, Denis Verdini, e i capigruppo di maggioranza di Camera e Senato.
Gli interlocutori, specie Verdini, hanno premuto per allargare il numero dei sottosegretari, fissato a 40 (massimo 45).
Ma da almeno questo orecchio Letta non ci ha voluto sentire.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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LETTA ANTICIPA IL CONSIGLIO DEI MINISTRI A STASERA PER LA COSA PIU’ URGENTE PER L’ITALIA: LA NOMINA DEI SOTTOSEGRETARI

Maggio 2nd, 2013 Riccardo Fucile

PER EVITARE CHE LA RISSA PER UNA POLTRONA DEGENERASSE, IL PREMIER COSTRETTO AD ANTICIPARE I TEMPI DI 48 ORE… TRE SARANNO SCELTI DA LUI, TRE ANDRANNO A LISTA CIVICA E 34 SPARTITI TRA PDL E PD

Il premier Enrico Letta sfodera il piglio decisionista e nomina i sottosegretari del suo governo con una improvvisa convocazione del Consiglio dei ministri, dopo una giornata all’insegna delle pressioni da parte dei partiti per allargare il numero della squadra.
Per evitare che la situazione degenerasse da una ressa ad una rissa, il Presidente del Consiglio ha anticipato i tempi di 48 ore.
La decisione, poi, consentirà  di formare anche le Commissioni Parlamentari di Camera e Senato ed eleggerne i 28 presidenti martedì prossimo.
La lista dei nomi dei sottosegretari risponde al classico Manuale Cencelli per bilanciare non solo i partiti ma anche le correnti interne.
La mossa compiuta da Letta è avvenuta al termine di una estenuante giornata in cui si sono susseguiti colloqui e incontri avuti, assieme al ministro per i rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, con il reggente del Pdl, Denis Verdini, e i capigruppo di maggioranza di Camera e Senato.
Gli interlocutori, specie Verdini, hanno premuto per allargare il numero dei sottosegretari, fissato a 40 (massimo 45).
Ma da questo orecchio Letta non ci ha voluto sentire: l’attuale legge, indica con chiarezza in 63 il numero massimo dei componenti del governo, e i ministri più lo stesso Letta e il sottosegretario alla presidenza Patroni Griffi sono già  23. L’allargamento della squadra, ha sottolineato il Presidente del Consiglio, sarebbe un segnale negativo all’opinione pubblica che vuole vedere tagliati i costi della politica. Viste le insistenze e la difficoltà  ad accontentare tutti si è deciso di chiudere prima del week end, per evitare uno sfilacciamento della situazione.
Dei 40 sottosegretari, il premier Letta ha chiesto di riservare a se tre nomi, e altrettanti andranno a Scelta Civica, mentre i restanti 34 saranno divisi equamente tra Pd e Pdl. A complicare il puzzle ci si sono messe le correnti, specie quelle del Pd, la necessità  di prevedere la presenza di donne, nonchè quella di trovare in ciascun dicastero almeno un sottosegretario di un partito diverso rispetto a quello del ministro. Inoltre nei dicasteri retti da tecnici (Economia, Giustizia, Lavoro) entrambi i partiti hanno chiesto un loro sottosegretario e meglio ancora un viceministro.
Il Pdl intende privilegiare i propri esponenti che non sono entrati in Parlamento, con poche eccezioni, come Luigi Casero candidato al Tesoro.
In attesa della lista che sarà  diffusa in nottata sono circolati i nomi delle due deputate Deborah Bergamini e Annagrazia Calabria, e di ex parlamentari come Osvaldo Napoli, Maurizio Paniz, Teresa Armosino, Giuseppe Marinello, Enrico Pianetta e Maurizio Castro.
Nel Pd dal gioco delle correnti si sono autoesclusi i “lettiani” per far entrare più esponenti delle altre aree e blindare così il Governo.
I “bindiani” hanno discusso fino all’ultimo se entrare o meno, viste le riserve della stessa Bindi sul governo.
Le altre correnti dovrebbero avere circa tre sottosegretari a testa: tra i nomi che circolano quelli dei ‘renzianì, Roberto Reggi e Andrea Sarubbi, i ‘franceschinianì Sergio D’Antoni, Lapo Pistelli e Pier Paolo Baretta, gli ex popolari Gero Grassi e Giampiero Bocci, il ‘fassiniano’ Emanuele Fiano, mentre Stefano Fassina potrebbe essere viceministro del Lavoro.
Per Scelta Civica si parla di Roberto Occhiuto (Udc) e Mario Giro (vicino all’ex ministro Andrea Riccardi).

(da “il Fatto Quotidiano“)

argomento: governo | Commenta »

L’ASSESSORE VACCARO LEGHISTA HA PAURA CHE LA DE GIROLAMO FACCIA PAGARE I LADRI PADAGNI DELLE QUOTE LATTE: “IL MINISTRO E’ DEL SUD, LASCI FARE A NOI”

Maggio 2nd, 2013 Riccardo Fucile

L’ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA DELLA REGIONE LOMBARDIA SI RENDA UTILE: RIMBORSI PIUTTOSTO I 4 MILIARDI CHE I CONTRIBUENTI ITALIANI HANNO DOVUTO PAGARE AL POSTO DEI LADRONI PROTETTI DALLA LEGA

“Una giovane ragazza beneventana”, che è da sabato scorso il ministro delle Politiche agricole, non può rappresentare “al meglio” gli interessi della Lombardia in sede europea.
Specie nelle trattative sul latte.
Quindi, è più utile che la Regione negozi direttamente con la Ue.
A parlare così di Nunzia De Girolamo è Gianni Fava, assessore regionale leghista all’Agricoltura in carica da qualche settimana in più del neoministro, che si è preso le reprimende soprattutto delle parlamentari del Pdl.
In una nota ufficiale in cui la Regione racconta di una sua visita in un’azienda di Trescore Cremasco (Cremona), Fava non fa il nome dell’esponente del Pdl (partito di maggioranza nella giunta di Roberto Maroni), ma il riferimento è inequivocabile. Benchè affondato fra le righe.
“I problemi del settore e la loro specificità  – ha dichiarato l’assessore lombardo – ci spingono a intervenire direttamente nel processo di negoziazione in ambito europeo, senza più alcuna mediazione”.
Non è un mistero che la Lega punti a maggiori autonomie decisionali.
Ma dal discorso politico, che si spinge a invocare un ruolo alla pari fra Regione e Ue, l’assessore è passato nella riga successiva a quello personale sul ministro: “Non possiamo pensare che una giovane ragazza beneventana possa conoscere meglio di noi le vicende del latte e ci rappresenti al meglio a Bruxelles”.
Per Fava, che ha 44 anni ed è nato a Viadana (Mantova), la De Girolamo non è affidabile per il settore agricolo lombardo non solo perchè la giunta maroniana vuole un ruolo decisionale differente, ma anche perchè nata 37 anni fa a Benevento.
Il deputato pd Ernesto Carbone, che è stato funzionario del ministero, ha ricordato che al consiglio Ue partecipano i ministri, non gli assessori: “Non capisco – ha poi aggiunto – nella complessa esegesi leghista se sia piu ‘razzista’ la ‘giovane ragazza’ o ‘beneventana’, magari l’assessore Fava ce lo può chiarire”.
La deputata pdl Elvira Savino ha invece osservato che Fava, per la Lega, si occupava di sviluppo economico ma non di agricoltura: dunque sia “più prudente nelle sue dichiarazioni”, visto che il ministro De Girolamo “è in grado di rappresentare al meglio in ambito comunitario tutto il settore agricolo italiano”.
Per un’altra parlamentare del Pdl, Barbara Saltamartini, l’assessore è solo “un po’ spaccone” e quindi “l’ultima persona che potrebbe mediare con chicchessia”.
Nessun commento, per ora, della diretta interessata.
Fava, che ha subito postato su Twitter le agenzie che riprendevano le sue dichiarazioni, non ha voluto invece aggiungere altro.
Un altro personaggio indegno di rappresentare il nostro Paese.

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